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[IxT] Windows 98 ritirato dal mercato entro 90 giorni? (21 novembre 1998)

Prendetela con le pinze. La notizia è autentica al di là
di ogni ragionevole dubbio, visto che ne parlano CNN e Reuters (e non
solo), ma la botta è così grossa che è meglio
aspettare e vedere che succede.

In sostanza, Windows 98 potrebbe essere ritirato dal mercato entro
90 giorni per ordine di un giudice federale USA.

Trovate i dettagli in inglese presso ad esempio

http://www.techweb.com/wire/story/reuters/REU19981117S0007

Il giudice distrettuale federale statunitense Ronald Whyte ha
intimato a Microsoft di rimuovere ogni funzione Java nonstandard da
Windows 98 entro 90 giorni o di toglierlo dal mercato.

Si tratta di una “preliminary injunction” il cui valore
finale è tutto da vedere (io non sono un esperto in legge
USA), ma è comunque chiaro che Microsoft ha modificato Java in
modo da renderlo compatibile soltanto con Windows (esattamente il
contrario dello scopo di Java, che consiste nel consentire di creare
programmi universali che funzionino in _qualsiasi_ sistema
operativo). Le funzioni Java sono integrate in elementi vitali di
Windows 98 come Internet Explorer 4.0.

Questa intimazione non fa parte del ben più pubblicizzato
processo antitrust contro Microsoft ma di una causa molto tecnica fra
Sun e Microsoft. Esiste un accordo fra Sun e Microsoft, siglato nel
1996, che consente a Microsoft di usare il linguaggio Java inventato da Sun a condizione di non introdurre varianti o
strumenti di sviluppo non conformi ai test di compatibilità di
Sun.

Un portavoce di Microsoft, Jim Cullinan, ha dichiarato che
Microsoft era delusa dalla decisione del giudice ma che avrebbe
“compiuto i passi necessari per adeguarsi alla decisione”.

Cosa cambia per noi utenti? Per ora niente: chi ha Windows 98 se lo tiene e può continuare legalmente a usarlo. In
ogni caso la decisione del giudice USA ha efficacia, direi, soltanto
in USA.

Ma la cosa interessante è che finalmente qualcuno è
riuscito a fermare la strategia di Microsoft, che sarà
improntata finché si vuole alle dure leggi della concorrenza,
ma che sta danneggiando sempre più l’utente finale.

Java è il Sacro Graal dell’informatica: un linguaggio che
funziona su qualsiasi computer semplicemente usando un
microinterprete al posto del sistema operativo (addio, quindi,
Windows e soci).

Invece di avere programmi per Mac, programmi per Windows, per Unix
e quant’altro, ci sono solo programmi.

E’ comprensibile che a Microsoft non piaccia Java, ma agli utenti
invece piace tantissimo (libertà di scelta, maggiore
standardizzazione, minori costi hardware e software).

Qui si tratta di decidere quali sono gli interessi che devono
prevalere.

 

Questo articolo è una ripubblicazione della newsletter Internet per tutti che gestivo via mail all’epoca. L’orario di questa ripubblicazione non corrisponde necessariamente a quello di invio della newsletter originale. Molti link saranno probabilmente obsoleti.

[IxT] Sciopero anti-TUT: aggiornamento (12 novembre 1998)

Il 20 ottobre c’e’ stato uno “sciopero” organizzato dal
movimento “Notut” che propone di abolire la tariffa urbana
a tempo per facilitare la diffusione di Internet in Italia.

Gli aderenti, secondo i dati fornitimi dal movimento in una
comunicazione personale (come tutti gli altri che cito qui), sono
stimati in 5.000.

Non credo che una partecipazione di questo livello possa
considerarsi un “successo”. Sui circa 2 milioni di utenti
italiani, significa un’adesione dello 0,25%. Ha aderito un utente su
400.

A proposito del mio sospetto di sfruttamento commerciale del
clamore intorno alla manifestazione, dovuto alla presenza dei banner
pubblicitari di Microsoft sul sito Notut, gli organizzatori
dichiarano che servono soltanto per rientrare delle “spese”.

Quali sono le “spese” per un’iniziativa del genere, se
avviata con intenti amatoriali? Le pagine Web sono gratuite. Non vedo
la necessità di avere sponsor (anche per una questione di
stile).

Il movimento conferma di _non_ avere in programma per ora
iniziative a favore dei “veri sfigati” di Internet in
Italia, che non sono certo quelli che si collegano a tariffa urbana
(e che invece sarebbero agevolati ulteriormente se fossero accettate
le proposte anti-TUT), ma sono coloro che si devono collegare in
interurbana.

Per metterla in altre parole: il movimento Notut mira
esplicitamente a favorire gli utenti già favoriti e ignora
quelli più danneggiati.

Un utente Internet in rete urbana paga al massimo 2500 lire l’ora,
un utente in interurbana fino a _25.000_.

Inoltre il movimento Notut, che sostiene di avere delle spese per
la propria campagna, evidentemente spende male i propri fondi, dato
che piglia delle cantonate mica male.

[OK, anch’io le prendo, per mia stessa ammissione, ma la mia
mailing list è _gratuita_. Il tempo che dedico alla mailing
list “Internet per tutti” è tempo che tolgo al
lavoro e alla famiglia. Non sono pagato per quello che faccio; loro
sì. Mi pare una differenza fondamentale]

Infatti in un messaggio pubblico del 9 novembre della mailing list
Notut leggo:

[begin quote]

Ma l’aumento del 22% è stato fatto o no? alcuni di voi mi
hanno posto questa domanda, cui rispondo qui perché credo sia
una questione di interesse generale. al 90% la risposta è
negativa, perché telefonando, ad esempio, al 1400 della
Telecom (il servizio di informazioni automatico) il costo dello
scatto è ancora dato a 127 lire IVA esclusa. Tuttavia non mi
sento di dare un’assicurazione totale in merito, perché visto
che si tratta di Telecom sarebbe un suicidio.

[end quote]

Ma scusate, fate una campagna (sponsorizzata e remunerata) contro
la TUT e poi chiedete informazioni ai lettori su una cosa
fondamentale come il costo dello scatto? Mi sembra quanto meno
dilettantesco.

Peggio ancora, nel resto del messaggio si insinua che Telecom
possa aver introdotto “di nascosto” l’aumento del costo
dello scatto. Questo è terrorismo giornalistico.

Privatizzazione o meno, le tariffe Telecom sono ancora decise dal
governo. Se non vengono pubblicate in Gazzetta Ufficiale, non possono
essere adottate. Questo lo sa chiunque si occupi seriamente di
telefonia.

In ogni caso basta fare un giro in Rete e sfogliare i giornali: il
Sole 24 Ore (30/10 13:45) dice che il parere sull’aumento proposto da
Telecom per le chiamate urbane verrà dato dall’autorità
per le telecomunicazioni “entro il 20 novembre”. Solo dopo
questo parere, ammesso che sia favorevole, si può pensare alla
pubblicazione in Gazzetta, e solo dopo la pubblicazione in GU si può
applicare la tariffa.

Punto e basta.

Inoltre Repubblica, presso

http://www.repubblica.it/online/tecnologie/interurb/cheli/cheli.html

l’11 novembre 1998 dice:

Ferme le telefonate urbane; sconto su interurbane e
internazionali. La manovra tariffaria dell’Authority per le
comunicazioni sarà all’insegna del buonismo nei confronti
degli utenti. La prima tappa del ribilanciamento – che scatterà
a fine mese ma entrerà in vigore all’inizio del 1999 – vedrà
quindi scendere un piatto della bilancia (il prezzo delle chiamate di
lunga distanza) senza per ora far salire l’altro piatto (quello con
le chiamate locali). Il rincaro delle urbane è però
soltanto rimandato: nelle prossime due tappe del ribilanciamento, a
febbraio e a luglio del 1999, infatti, l’Authority avrà a
disposizione maggiori elementi per decidere di quanto far lievitare
le urbane, che rappresentano i tre quarti del traffico totale di
Telecom.

Chiaro, non vi pare?

Seconda cantonata: sempre il 9 novembre e sempre nella mailing
list Notut, il movimento si scusa perché nel testo del
messaggio da mandare al “ministero delle Telecomunicazioni”
c’e’ il nome di Maccanico, che tutti sanno non essere più
ministro.

Il nuovo ministro si chiama Cardinale. Basterebbe leggere i
giornali per evitare questi semplici errori. Mi sembra ancora più
dilettantesco.

Insomma, per finirla con la storia della Notut: come tante cose in
Italia, un concetto nobile (ridurre i costi di accesso a Internet per
facilitarne la diffusione e mettere l’Italia su un piano competitivo
rispetto agli altri paesi europei) viene gestito maldestramente,
traviato e distorto.

Il risultato è che il concetto finisce per essere
considerato ridicolo dall’opinione pubblica perché è
ridicolo il comportamento di chi lo promuove.

A proposito di facilitare Internet: la TIN ora offre l’accesso a
tariffa urbana su tutto il territorio nazionale grazie ai numeri
147-8 (lo stesso può fare, se lo vuole, qualsiasi altro
provider). Quindi parte delle mie proposte, citate nel mio precedente
articolo sull’argomento, è già realtà.

Maggiori informazioni presso http://pop.tin.it.

 

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[IxT] Ora legale: il seguito (28 ottobre 1998)

A proposito della funzione automatica di aggiornamento dell’ora
legale di Windows 95/98, ecco un breve aggiornamento inviatomi da un
lettore.

[I contributi dei lettori vengono “anonimizzati” salvo
richiesta contraria in ossequio alla Netiquette. Insomma, se volete
essere citati con nome, cognome e/o indirizzo Internet, _ditelo_!]

Se il vostro Windows sbaglia e cambia l’ora legale in una data
diversa da quella giusta, un lettore mi segnala che c’e’ un
programmino della Microsoft chiamato Time Zone Editor che consente di
impostare le caratteristiche dei fusi orari, fra cui le date di
passaggio tra ora legale e solare.

Si trova presso

http://www.microsoft.com/italy/support/windows95/file&patch/download.htm

Il programmino dovrebbe servire soltanto per Windows 95 prima
versione, dato che la seconda versione lo include già. Windows
98 italiano cambia già correttamente l’ora nel giorno giusto.
Vale comunque la mia raccomandazione originale, che è quella
di disattivare questo automatismo e passare al fuso invariabile di
Greenwich.

 

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[IxT] MP3: ho preso una cantonata (10 novembre 1998)

In tutta sincerità: mi sono fidato troppo e ho preso una
cantonata.

Ho alcune attenuanti, ma devo rettificare un mio articolo
precedente.

Mi scuso e spero che la mia esperienza negativa possa esservi
utile.

Mi riferisco all’articolo sull’MPEG4 che ho pubblicato di recente.
In sostanza avevo attinto a due fonti: una che ritenevo senza dubbio
autorevole (il Sole 24 Ore) e una pescata nel mare di Internet
(www.raum.com), che però aveva tutti i crismi della serietà
e completezza. Ciononostante ho pubblicato delle informazioni
sbagliate.

Ho detto che esiste uno standard MPEG3, ma in realtà questa
è una denominazione errata, anche se parecchio diffusa. I file
audio MP3 sono in realtà scritti secondo lo standard MPEG1
Audio Layer 3.

Di questa inesattezza ho colpa solo io.

Per quanto riguarda le prestazioni promesse da MPEG4, quello che
ho scritto è tutto da ridimensionare. Sono stato contattato da
un lettore molto competente che mi ha segnalato che ero stato tratto
in inganno dalle mie fonti e mi ha consigliato fonti più
affidabili, che vi giro volentieri:

http://www.cselt.it/mpeg 

http://www.mpeg.org/ 

http://garuda.imag.fr/MPEG4/

Anche la data di pubblicazione dello standard è da
aggiornare: si parla di febbraio 1999 anziché novembre di
quest’anno.

Il codice sorgente di cui parlavo, inoltre, è disponibile
soltanto agli addetti ai lavori. Peccato.

In sintesi: MPEG4 sarà un’evoluzione nei sistemi di
compressione audio-video, ma non offrirà quel salto di qualità
che traspariva dal mio articolo. Salvo sorprese!

Come si prende una cantonata

Proprio io che vado raccomandando tutti il motto fondamentale di
Internet (“Don’t believe everything you read on the Net”,
non credere a tutto quello che leggi in Rete) abbocco a una bufala?

Sì. A parte il fatto che la mia qualifica ufficiale in Rete
è “massimo inesperto di Internet”, mica “so
tutto io”, quando raccolgo informazioni per un libro o per un
articolo, è mia abitudine avere almeno due fonti indipendenti
per ogni concetto. Anche stavolta ho seguito questa norma
fondamentale, attingendo al Sole 24 Ore (che ha pubblicato un
articolo che mi ha ispirato a compiere le mie ricerche
sull’argomento) e cercando conferme in Rete.

Il sito http://www.raum.com, che è una biblioteca di software per
MP3, mi è sembrato, per presentazione e contenuti, completo e
affidabile. Purtroppo contenenva un miscuglio di informazioni vere e
di stupidaggini clamorose. Non essendo un superesperto del settore,
mi sono fidato.

Dato che il Sole 24 Ore ha pubblicato informazioni sostanzialmente
simili alle mie e quelle di http://www.raum.com, si direbbe che il Sole 24
Ore abbia preso la mia stessa cantonata.

Il che mi consola non poco, visto che almeno ho un dignitoso
compagno di sventura.

Per concludere: mi dispiace di aver contribuito al mare di
inesattezze, incompetenze, bugie e stupidaggini che girano in Rete
(non pensate che i giornali ne siano immuni, comunque — ricordate il
Batman erotico?) e non me ne vogliano i lettori che hanno diffuso il
mio articolo ai newsgroup di settore.

Beh, l’articolo era firmato da me e la figuraccia la faccio io e
soltanto io. Sorry!

 

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[IxT] Accidenti all’ora legale (25 ottobre 1998)

E ci risiamo. Il solito coro di lamentele a proposito dell’ora
legale parte, si smorza e poi si acquieta. Fino alla prossima volta.

Che c’entra con l’informatica? Beh, una delle principali
scocciature del cambio d’ora, a parte il fatto che i miei gatti hanno
fame un’ora prima e le mie bambine adesso si svegliano all’alba, è
dover mettere a posto tutti gli orologi di casa.

Fra questi orologi ci sono, ovviamente, quelli dei computer.
Almeno quest’incombenza, però, si può evitare.

Basta regolare l’orologio dei PC una volta per tutte su un’ora
standard. Io, ad esempio, uso l’ora di Greenwich (GMT), e non la
cambio mai su tutti i miei PC.

A parte evitare la modesta scocciatura dell’ora legale, questo
trucchetto ha altri vantaggi: evita che gli automatismi di Windows 95
sbaglino a cambiare l’ora. Non lo sanno in molti, ma Windows 95/98
passa automaticamente dall’ora solare a quella legale e viceversa. Ma
può prevedere i cambiamenti della data in cui avviene il
passaggio?

Insomma, c’e’ il rischio di trovarsi con l’orologio doppiamente
sballato (la funzione è disattivabile, come “spiegato”
nel manuale di Windows).

Inoltre per chi viaggia da un fuso orario all’altro questo
riferimento temporale è preziosissimo. Consente, ad esempio,
di prendere appuntamenti con la certezza di non sbagliare l’ora a
causa dei fusi orari o dell’avvio dell’ora legale.

Sincronizzare due computer in luoghi diversi del mondo è
più semplice se entrambi usano sempre il GMT.

Ciliegina sulla torta: il GMT è identico all’UTC, ossia il
tempo universale degli astronomi. Se come me siete appassionati e vi
state preparando per la pioggia di meteore delle Leonidi (17
novembre), avrete notato che tutti gli eventi astronomici sono
indicati specificando l’ora alla quale avvengono nel formato UTC.
Basta mettere il PC sull’ora di Greenwich e i programmi di astronomia
come Skyglobe visualizzeranno la situazione esatta del cielo in tempo
reale.

 

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[IxT] MP3 fuorilegge (sottotitolo: ecchissenefrega, tanto c’e’ MP4) (25 ottobre 1998)

Vi ho già fatto una testa così con i file audio in
formato MP3, che consentono di registrare 200 canzoni su un unico CD
e di farsi un juke-box personale sul disco rigido del computer. Avevo
promesso di non parlarne ancora, ma ci sono novità importanti.

Un lettore mi segnalato che l’algoritmo di compressione alla base
del formato MP3 (o Mpeg-3) è tutelato da un brevetto del
Fraunhofer Institut tedesco. Una ricerca in Rete mi ha confermato la
segnalazione. cosa peggiore, il suddetto Institut ha deciso che vuole
farsi pagare le royalty da tutti quelli che hanno scritto programmi
che utilizzano il loro brevetto.

Quindi addio ai magnifici programmi shareware a basso costo che
permettevano di creare file MP3. Ora sono tutti fuorilegge. Chi ce li
ha, ovviamente, credo che se li terrà stretti lo stesso.
Comunque non temete: la vostra collezione di musica in formato MP3
non è improvvisamente diventata illegale (a patto che
l’abbiate tratta dai _vostri_ CD).

Al Fraunhofer Institut, però, qualcuno dovrà fare un
corso accelerato su come si vive in Internet. Infatti la loro
rivendicazione di soldi, moralmente fondata o meno che sia, è
sostanzialmente inapplicabile. Il loro algoritmo è ormai
diffuso in milioni di copie in tutta Internet, nei computer degli
utenti e in infiniti altri posti.

Inutile chiudere il recinto dopo che i buoi (digitali) sono
scappati.

Qualcuno di voi ricorderà un caso analogo: le immagini in
formato GIF. Fu il primo formato compresso, che consentì
un’immensa diffusione delle foto via Internet (potete immaginare
quale era il soggetto principale di queste prime immagini). Poi si
svegliò la società detentrice del brevetto e chiese
cifre indecenti a chi usava il loro formato. La reazione dell’allora
nascente comunità digitale fu pronta e immediata: cambiarono
formato in favore dell’attuale JPEG, che è gratuito. Chi troppo vuole nulla stringe.

La stessa cosa sta fortunatamente per avvenire con il formato MP3.

Infatti il formato MPEG-4 Audio diverrà formalmente uno
standard internazionale questo novembre (1998) e soppianterà
presto l’MP3.

Ma per noi utenti, in concreto, cosa cambia? Tutto e ancora di
più.

Tenetevi forte.

Immaginate un CD-ROM (non un DVD, un normale CD) in grado di
contenere un intero film in alta qualità (Lo standard MPEG4
gestisce anche i video).

Immaginate di poter finalmente fare videoconferenza (direttamente
o via Internet) su una _normale_ linea telefonica, con immagini
nitide, a tutto schermo e non sgranate e a scatti come quelle
attuali.

Immaginate di poter ricevere un film o un programma TV via
telefono, senza costosi cablaggi speciali. Immaginate un numero tipo
144 per vedere i film di prima visione a pagamento.

Immaginate di poter vedere Star Trek e Voyager in originale
direttamente dalla televisione inglese con una semplice telefonata.

Immaginate di poter mettere _mille_ brani musicali su un solo CD-ROM.

Immaginate di poter telefonare via Internet in modo affidabile
anche quando la rete è intasata.

Interessati? Allora sorbitevi queste informazioni, che traggo in
forma riassunta da http://www.raum.com/mpeg/.

Ci sono già adesso due implementazioni del “codec”,
cioe’ del programma di compressione e decompressione, in formato
MPEG4 per il video. Una, scritta in C, è fornita dal progetto
europeo ACTS-MOMUSYS; l’altra è scritta in C++ ed è
fornita da Microsoft.

Il codice sorgente è liberamente prelevabile (almeno per i
membri del gruppo MPEG) presso il sito FTP del Motion Picture Experts Group (di cui però non ho l’indirizzo). Vale
comunque il normale copyright, ma non si parla di royalty (insomma,
niente soldi da pagare).

Mpeg4, rispetto all’Mpeg3, offre fondamentalmente una compressione
molto più spinta senza alcuna perdita percepibile di qualità.

Un brano musicale in qualità CD, che ora occupa circa 5
mega, ne occupa circa 1 in Mpeg4.

Questa maggiore compressione rende di nuovo interessanti i lettori
autonomi di musica MPx, che con l’MP3 erano limitati a un’ora di
musica. Ora ne possono memorizzare cinque (a patto di cambiare il
chip di decodifica).

Oltre al pregio fondamentale di offrire maggiore compressione (impressionante: 50 mega di CD audio normale diventano 1 mega). il
formato Mpeg-4 consente il controllo della velocità di
esecuzione (utilissimo per mixare i brani in discoteca…), la regolazione
del “pitch” (tonalità) e la correzione degli errori.

La potenza di questo standard è tale da consentire di
trasmettere un parlato comprensibile (telefonico) con soltanto 2 kbps (attualmente il minimo è 4,8). Questo consente di
usare Internet Phone e soci anche quando il flusso di dati via
Internet è molto lento (cioe’ quasi sempre).

Se le compagnie telefoniche si danno da fare, l’uso di MP4
consentirà di convogliare un maggior numero di conversazioni
lungo lo stesso cavo. Questo, almeno in teoria, farà crollare
il prezzo delle comunicazioni telefoniche a voce nazionali e
(soprattutto) internazionali.

Fra l’altro, l’Italia è in prima linea in questa nuova
tecnologia: molto del lavoro di sviluppo dell’MP4 è stato
svolto presso il cSELT di Torino.

Ne volete sapere di più? Ecco qualche indirizzo.

http://www.philips.com/sv/newtech/mpeg/ 

http://www.mpeg-empowered.com 

http://www.iis.fhg.de/audio/ 

ftp://ftp.fhg.de/pub/layer3/

Non mi piace parlare delle cose che non hanno ancora un uso
pratico e concreto, ma stavolta faccio un’eccezione (anche perché
novembre è vicino e ho comprato una Webcam, prossimamente sui
vostri schermi).

Quando i vostri figli daranno per scontato il fatto di
videotelefonare allo/a spasimato/a di turno, ricordate chi ve ne ha
parlato per primo…

 

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[IxT] Allarme cessato per ICQ (21 ottobre 1998)

Sulla Gazzetta Sportiva di domenica 20/10 è comparso il mio
allarme a proposito della falla nella verifica delle password per
l’uso di ICQ.

Un lettore mi segnala tempestivamente che la notizia non è
più valida.

Nel tempo trascorso fra quando ho scritto l’articolo e quando la
Gazzetta l’ha pubblicato, http://www.mirabilis.com, che gestisce il servizio
ICQ, ha corretto la falla nella sua procedura di verifica delle
password.

La falla consentiva a un client ICQ scritto in maniera imperfetta
(e facilmente reperibile in Rete) di scavalcare il controllo delle
password.

Quindi state tranquilli con ICQ! Rimane comunque valido il
consiglio di non usare ICQ per scambiare informazioni _riservate_.

 

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[IxT] E’ morto Jon Postel, dio di Internet (18 ottobre 1998)

Jon Postel, un pioniere dell’informatica che ha influito
immensamente sulo sviluppo degli aspetti tecnici di Internet, è
morto il 17 ottobre in seguito a complicanze dopo un intervento
chirurgico al cuore. Aveva 55 anni.

Poco conosciuto al di fuori dell’ambiente, Postel era direttore
dell’Internet Assigned Numbers Authority. Per dire quanto contava
Postel, l’IANA è l’agenzia che coordina gli indirizzi numerici
di Internet con quelli letterali. Se non fosse per l’IANA, al posto
di http://www.playboy.com digiteremmo 224.321.113.12 (faccio per dire). E
lui era il capo dell’IANA.

Nel primo semestre di quest’anno, Postel aveva dimostrato la
fragilità e al tempo stesso la flessibilità di
Internet, oltre che il proprio potere personale (tanto che
l’Economist lo aveva soprannominato “dio” di Internet)
dirottando al proprio computer metà del traffico dei dodici
computer che gestiscono la corrispondenza fra indirizzi letterali e
indirizzi numerici, causando il caos totale nella Rete a livello
planetario.

E’ come se qualcuno avesse il potere di scambiare fra loro tutti i
numeri di telefono di tutti gli abbonati del mondo. Immaginatevi il
disastro. Eppure Internet poggia tuttora su fondamenta così
fragili.

La Rete funziona lo stesso, in assenza di comitati di controllo,
semplicemente perché la gente che la fa funzionare è
gente seria ed eticamente irreprensibile. Se non ci fosse
quest’autodisciplina, servirebbero comitati di controllo, commissioni
di sorveglianza, e un sacco di burocrazia per poi combinare comunque
poco o nulla. a quest’ora, se tutto dipendesse dai comitati, staremmo
ancora aspettando nelle nostre caverne per sapere se fare le ruote
rotonde o quadrate.

I governi di tutto il mondo (Italia in particolare) potrebbero
trarre una lezione dal metodo di “governo” della Rete, ma
credo siano troppo impegnati a battibeccare e intascare mazzette per
farlo. Bah.

 

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[IxT] Lo sciopero anti-TUT (20 ottobre 1998)

E così ieri c’e’ stato lo “sciopero anti-TUT”.
Per chi non fosse stato già informato dal passaparola, è
in corso un tentativo di indurre la Telecom ad abolire la Tariffa
Urbana a Tempo (TUT, appunto) per consentire a tutti di navigare in
rete senza i costi delle telefonate.

Il tentativo consiste in una serie di iniziative che coinvolgono i
singoli utenti, come ad esempio l’astensione dal collegamento a
Internet nella giornata di ieri. I dettagli sono disponibili presso
http://notut.ml.org.

Per motivi che stento non poco a capire, dicono che la mia
opinione conta su queste cose e sono in molti ad avermela chiesta.
Sicché ve la rifilo. Però lo faccio a sciopero
avvenuto, per non essere poi accusato di averne influenzato l’esito
(ammesso che io sia così influente, cosa di cui dubito
fortemente).

So di farmi un bel pacco-dono di nemici dicendolo, ma la campagna
anti-TUT è un tentativo sciocco e futile. Ecco, l’ho detto:
mandatemi pure insulti e mailbomb presso topone@pobox.com.

Mi spiego. Chi mi segue dai tempi della mia (ahime’ defunta)
mailing list sulla telefonia italiana e del libro “Il
telefonino”, sa benissimo che Telecom non mi stia affatto
simpatica. Ciononostante non mi sento di appoggiare una campagna
anti-TUT. Perlomeno non una come questa, dove ho anche un sospetto
che ci sia di mezzo uno sfruttamento commerciale della buona fede
degli utenti.

Internet costa già poco adesso

Un’ora di Internet in rete urbana costa _al massimo_ 2500 lire.
Con gli sconti Telecom per Internet e navigando in fascia oraria
economica, il costo scende a 700 lire.

OK, chi si collega in interurbana paga molto di più. Ma se
si abolisse la TUT, le interurbane non verrebbero toccate. La
campagna quindi non aiuta proprio chi ne ha più bisogno.

Dire che bisogna abolire la TUT perché questo favorirebbe
lo sviluppo di Internet in Italia è una sciocchezza bella e
buona. Chi vuole Internet ha problemi di spesa ben superiori.

Un computer, ad esempio, grazie alle astuzie di Microsoft
_continua_ a costare due milioni nonostante i prezzi scendano dell’1%
al mese (i prezzi scendono, ma le prestazioni necessarie per Windows
aumentano).

Ma non vedo in giro campagne anti-Microsoft. Forse perché
tanti praticano l’autoriduzione (tanto cara ai sessantottini)
piratando Windows, mentre non lo possono fare cogli scatti
telefonici?

[Sapete benissimo che anche Microsoft non mi sta simpatica e che
trovo indecenti i prezzi di Windows 98. Ma esistono modi _legali_ per
avere Windows a costo zero e quindi lagnarsi è superfluo]

In ogni caso, le tariffe telefoniche all’estero, almeno in Europa,
sono più alte di quelle italiane, ma questo non impedisce a
chi vuole di usare Internet. Parlo per esperienza personale (ho
account in tre paesi europei). Le tariffe urbane di British Telecom,
ad esempio, sono ben più salate di quelle agevolate per
Internet di Telecom Italia, ma questo non ha impedito che in Inghilterra (con un
numero di abitanti grosso modo pari all’Italia) ci siano _sei milioni_ di abbonati a Internet. Contro 1,7 milioni di
italiani.

Ma vale la pena fare tanto casino per 2500 lire l’ora? Quanto
costa una Marlboro, e quanto dura? Una pizza e una birra quanto
costano? Andare in città in macchina quanto costa in benzina e
parcheggi?

Ma per favore… Vedo gente che si lamenta piagnucolando che Internet è cara quando va in giro con una GT Turbo a
benzina super, scuce cinquantamila senza fiatare per andare in
discoteca e usa il telefonino per i motivi più futili.

Niente TUT, niente piccoli provider

Ma ammettiamo che si abolisse la TUT, almeno per le chiamate per
collegarsi a Internet. Pensate veramente che questo condurrebbe a un
miglioramento del servizio? Ripensateci.

Se non ci fosse la TUT, gli utenti potrebbero collegarsi per tutto
il giorno senza spendere. Questo avviene già negli USA in
molte zone, e sapete qual è il risultato? Che i modem dei
provider sono permanentemente intasati dagli utenti che per non
tribolare lasciano il PC costantemente collegato, impegnando la linea
telefonica e i modem del provider per niente.

In sostanza, un ambiente senza TUT significa un maggior costo per
i provider, che devono dotarsi di un maggior numero di linee e di un
_enorme_ numero di modem per fronteggiare il fatto che ce ne vuole
quasi uno per ogni utente, mentre adesso la TUT incentiva gli utenti
a collegarsi solo quando serve, consentendo di utilizzare lo stesso
modem per più utenti e contenere i costi di gestione.

Questo significa mettere in ginocchio i piccoli provider, che già
annaspano. Un modem V.90 professionale costa mezzo milione.

Pensate che le vostre 200.000 lire l’anno di abbonamento possano
coprire questa spesa?

E sapete a chi devono rivolgersi i piccoli provider per
approvvigionarsi di linee telefoniche supplementari? a Telecom,
ovviamente.

TIN, invece, non avrebbe questo problemino. Abolire la TUT, quindi
favorirebbe la posizione già dominante di Telecom. Altro che
favorire “il diritto alla cultura”.

Una modesta proposta

Avrei due suggerimenti più pratici e concreti.

Primo: rendere gratuiti i primi (diciamo) cinque minuti delle
telefonate urbane e poi passare alla TUT. In questo modo vengono
premiate le telefonate brevi e scoraggiate quelle lunghe.

Questo consentirebbe di prelevare la posta quante volte si vuole (cinque minuti bastano e avanzano per scaricare e spedire la
posta).

L’e-mail diverrebbe una forma di comunicazione praticamente
immediata anziché fortemente differita come lo è
adesso.

Un altro vantaggio è che i tanti scatti che attualmente
vengono pagati inutilmente quando ci si collega e cade subito la
linea non graverebbero sulla bolletta.

I furbi, che si collegherebbero per 4:59″ per poi sganciare e
ricominciare, sarebbero scoraggiati su due livelli. Il primo, molto
pratico, è che dopo un po’ ci si stufa di fare queste cose. Il
secondo è che con l’implementazione del CLI (identificazione
del chiamante) è facile impedire a un utente di richiamare un
determinato numero in continuazione (questo già avviene in
molti paesi).

Secondo: introdurre numeri a tariffa urbana a prescindere dalla
distanza. In Inghilterra, ad esempio, molti provider hanno il
prefisso 0345, che ha costi urbani indipendentemente dal luogo dal
quale lo si chiama. Questo significa che il provider non ha bisogno
di avere apparecchiature sparse su tutto il territorio nazionale: le
tiene tutte in un unico sito, con risparmi colossali. Così
anche i piccoli possono permettersi la copertura nazionale e non
esistono zone penalizzate del paese.

Questo, a quanto mi risulta, è già allo studio da
parte del Ministero delle Comunicazioni e di Telecom.

Un piccolo sospetto

Per finire, non trovo giusto che la campagna anti-TUT sia
sponsorizzata, fra l’altro, da Microsoft. Infatti visitando il sito
anti-TUT, alla pagina

http://notut.ml.org/netstrike.htm

mi sono trovato un bel banner di pubblicità a Hotmail, che
come saprete è ora di proprietà Microsoft. Ci sono
altri banner in tutto il sito.

Ora mi domando: quanti soldi ricevono quelli della campagna
anti-TUT per queste pubblicità? Servono solo a coprire le
spese, o c’e’ qualcuno che ci lucra?

Lo so che è sgradevole dirlo, ma la sponsorizzazione
commerciale mi fa sospettare che la campagna anti-TUT venga usata
(anche) per attirare traffico sul sito anti-TUT e lucrare sulla buona
fede degli utenti. Spero di sbagliarmi.

Sia come sia, fare i ribelli contro il monopolio Telecom per poi
farsi sponsorizzare da un altro monopolio come Microsoft mi sembra perlomeno una caduta di stile.

Basta, non vi affliggo più con la storia anti-TUT.

Se ci saranno sviluppi seri, tornerò sull’argomento.

 

Questo articolo è una ripubblicazione della newsletter Internet per tutti che gestivo via mail all’epoca. L’orario di questa ripubblicazione non corrisponde necessariamente a quello di invio della newsletter originale. Molti link saranno probabilmente obsoleti.

[IxT] “Internettiamo” chiude (18 ottobre 1998)

Nel mio libro “Internet per tutti” ho accennato
all’ottimo servizio “Internettiamo” di Gianfranco Gallotti,
offerto gratuitamente via e-mail, che presentava settimanalmente un
elenco di siti Internet interessanti per un tema specifico. L’elenco era
collegato ai suoi articoli sul Giornale, ma la sua mailing list era
utilizzabile anche autonomamente (l’e-mail settimanale spediva agli
iscritti tutti gli indirizzi Internet citati nell’articolo, evitando
di doverli digitare e scavalcando i frequenti refusi che affliggono
anche i miei articoli sulla Gazzetta).

Purtroppo il Giornale ha deciso di sospendere il servizio. Se
volete segnalare al Giornale che vi piacerebbe se il servizio
proseguisse, scrivete a Gianfranco Gallotti presso gigal@pobox.com.

Non so se servirà a qualcosa, ma male non fa, e di certo
Gianfranco sarà consolato dai vostri messaggi!

 

Questo articolo è una ripubblicazione della newsletter Internet per tutti che gestivo via mail all’epoca. L’orario di questa ripubblicazione non corrisponde necessariamente a quello di invio della newsletter originale. Molti link saranno probabilmente obsoleti.