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[IxT] JFAX sbarca in Italia: come ricevere i fax via Internet (8 dicembre 1998)

Ho già parlato del servizio JFAX in un articolo sulla
Gazzetta Sportiva: è un convertitore da fax a email. In
sostanza, consente di acquistare un numero telefonico in qualsiasi
paese d’Europa e negli USA e ricevere, su quel numero, fax e messaggi
vocali che vengono poi ritrasmessi gratuitamente alla vostra casella
di posta elettronica, ovunque nel mondo.

Ritorno sull’argomento per un motivo fondamentale: il servizio Jfax è finalmente disponibile anche in Italia, con numeri a
Roma e Milano.

Il grandissimo vantaggio di questo servizio è che vi
consente di avere a basso costo (12 dollari e mezzo al mese) una
linea fax, senza dare soldi alla Telecom per l’installazione e il
canone di una seconda linea e senza comperare un fax o tenere
permanentemente acceso il PC da usare come fax.

Ancora più importante è il fatto che i fax inviati
al vostro numero telefonico Jfax vengono inviati alla vostra casella
di e-mail senza ulteriori costi. Questo vi consente, ad esempio, di
ricevere in Italia e farveli ritrasmettere gratuitamente in un altro
paese (come capita spesso a me), oppure di aprire un recapito
“virtuale” in un altro paese e ricevere i fax in Italia. In generale, Jfax elimina le spese telefoniche di
trasmissione per i fax internazionali. Due società possono
scambiarsi fax internazionali spendendo la tariffa urbana se ciascuna
apre un numero Jfax nella città dell’altra.

C’e’ forte convenienza anche a livello nazionale. Io, ad esempio,
ho molti contatti di lavoro a Milano. Invece di farmi spedire i fax
in interurbana a massima distanza (e conseguente massima tariffa), ho
aperto un numero Jfax a Milano. Così i miei clienti mi mandano
i fax a tariffa urbana (2600 lire l’ora contro 13.800 nella fascia
oraria in cui sono aperti gli uffici) e risparmiano.

Il servizio Jfax fa anche da segreteria vocale: la voce di chi vi
chiama viene trasmessa sotto forma di allegato e-mail come file
audio.

Jfax fornisce gratuitamente tutto il software necessario e le
spese di attivazione sono modeste (meno di venti dollari una tantum).
Il servizio è abilitato entro mezz’ora dalla richiesta.

Unico neo: Jfax parla soltanto inglese. L’assistenza tecnica (a volte necessaria quando si fa l’ordine via Web) parla americano
stretto e non mi risulta ci siano disponibili altre lingue.

A parte questo, Jfax è ottimo, affidabile e una delle
migliori idee per l’uso pratico di Internet al posto della telefonia
tradizionale. I fax arrivano in forma digitale e si possono stampare
e archiviare con grande facilità. Come utente di due linee
Jfax non posso che dirmi soddisfatto del servizio.

Mi resta solo da indicarvi l’indirizzo Internet: http://jfax.com.

 

Questo articolo è una ripubblicazione della newsletter Internet per tutti che gestivo via mail all’epoca. L’orario di questa ripubblicazione non corrisponde necessariamente a quello di invio della newsletter originale. Molti link saranno probabilmente obsoleti.

[IxT] Una buona idea per tutelare i minori in Rete (3 dicembre 1998)

A me l’idea che ogni singolo utente debba dotarsi di un programma
per proteggersi (o proteggere i propri figli) dalla pornografia,
dalle idee devianti e dalle altre stravaganze presenti in Rete non è mai andata giù. E’ inefficiente.

Per queste cose ci vuole una competenza informatica che la maggior
parte dei genitori non ha (e non è giusto che sia tenuto ad
averla) e che invece la maggior parte dei giovani ha o sa come
procurarsi. Insomma, programmi come CyberSitter o NetNanny sono difficili da manutenere (richiedono di prelevare
periodicamente i file di aggiornamento con la lista dei siti da
“censurare”) e facili da scavalcare.

Non prendetemi per bacchettone: il materiale che credo sia meglio
non presentare ai bambini non è una banale questione di donne
nude, contro le quali non ho nulla da obiettare, eccetto che tutta la
perfezione plastica che si vede in fotografia rischia di preparare
una gran delusione quando si iniziano le esperienze reali.

Però ci sono idee molto estreme, in Rete, che richiedono
una mente matura per essere affrontate e sopportate con serenità.
ammetto che dopo aver visto alcune delle cose che ho visto in Rete,
come le teorie sulla superiorità della razza di turno e i
manuali per l’automutilazione genitale corredati di fotografie, la
mia opinione sul genere umano è scesa paurosamente (non era
molto alta in partenza, OK, ma questa è un’altra storia).

Il buon senso suggerirebbe che a proteggere i minori in Rete debba
essere il loro provider, creando abbonamenti con accesso sorvegliato
per i minori e abbonamenti senza limitazioni per gli utenti adulti.
E’ relativamente facile mettere sui server un filtro di questo tipo.
Non sarà a prova di bomba, ma è senz’altro più
semplice da usare per l’utente (la manutenzione della lista dei siti
censurati la fa il provider).

Il provider Split! di Genova (http://www.split.it) ha usato
appunto il buon senso e ora offre una formula, chiamata Kid’s Line, dedicata ai minori. Collegandosi a Split con un
abbonamento assegnato a un minore, i siti pericolosi risultano
semplicemente inesistenti. Collegandosi con un abbonamento normale,
invece, si può vedere tutto quel che si vuole. Semplice,
pratico e facile.

I server di Split si appoggiano alla “lista nera” di
pagine Web giudicate inadatte che viene compilata e aggiornata
continuamente dalla RSAC (Recreational Software Advisory Council),
che ha un’ottima reputazione in questo campo.

[fonte: Corriere Multimedia, 23/11/1998, pag. 16]

 

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[IxT] MP3: IBM, Sony, Warner offrono musica via Internet (2 dicembre 1998)

Se non puoi batterti, unisciti a loro, dice il proverbio. Vale
nella vita reale come su Internet.

Visto il dilagare della pirateria musicale via Internet, grazie al
formato MP3, a programmi come Audiograbber e ai masterizzatori che
consentono di duplicare interi CD e diffonderli in rete in forma
compressa, e visto che non esiste alcun metodo pratico per frenare il
fenomeno, IBM ha costituito un’alleanza con le maggiori case
discografiche per distribuire musica via Internet in modo legale.

Il Madison Project, questo il nome dell’associazione, è
stato costituito in forma definitiva a fine novembre 1998 da IBM
insieme con Sony, Warner, Emi, Universal e altre case discografiche
più piccole.

Il punto forte di quest’iniziativa è che IBM ha messo a
punto un sistema di distribuzione, catalogazione e fatturazione che
consentirà di ordinare e ricevere via PC un qualsiasi brano
presente negli archivi o addirittura di riceverlo a casa su CD.

Le case discografiche sono interessatissime perché Internet
consentirebbe loro di scavalcare tutti gli intermediari (cui va gran
parte di quelle 35-40.000 lire che sono il prezzo di vendita al
pubblico di un CD recente) e raggiungere mercati altrimenti
inaccessibili (ad esempio, quanti italiani in America non hanno
accesso alla musica italiana? Tower Records a New York vende
qualcosina di Eros Ramazzotti e Sanremo, ma il resto è
nebbia).

Il primo esperimento pilota avverrà all’inizio dell’anno
prossimo, e staremo a vedere: io personalmente ho qualche riserva,
perché non vedo come si possa impedire a qualcuno di comperare
un brano musicale e poi farne tante belle copie digitali per amici,
parenti e utenti della Rete.

[alcune informazioni tratte dal Sole 24 Ore del 27/11/98, pagina
34]

 

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[IxT] Sciopero anti-TUT: le cifre (1 dicembre 1998)

Si è fatto un gran parlare, e soprattutto un gran
passaparola nelle signature degli utenti via e-mail e nei newsgroup,
della protesta contro la TUT.

Ho già scritto qui la mia modesta opinione, cioe’ che
protestare per una cosa che costa 23 lire al minuto a tariffa ridotta
e 42 in quella di punta (costi entrambi dimezzati con gli sconti per
Internet) è quanto meno un comportamento da bambini viziati,
soprattutto considerato che gli utenti in interurbana pagano cifre
enormemente superiori e che per loro non si fa niente (a parte
l’offerta di accesso a tariffa urbana di TIN tramite numeri 147).

Sinceramente non capisco perché usare Internet sia
considerato un “diritto”, tanto da esigere che tutti vi
abbiano accesso gratis. In cosa si differenzia Internet dagli altri
servizi come acqua, telefono, luce?

Vogliamo allora lanciare una campagna “no-ENEL”, perché
tutti abbiamo il “diritto” di avere gratis la luce
elettrica in casa? O una campagna “anti-acquedotti”, perché
il diritto a bere è insindacabile?

chiudo l’argomento con le cifre dell’ultimo “sciopero”,
più precisamente un “netstrike” (il tentativo di
intasare un server, in particolare quello di TIN), comunicate dalla
mailing list Notut (http://www.egroups.com/list/notut/), in
particolare da Maurizio Marrocco (ondudtq@tin.it) in un messaggio
pubblico.

–begin quote—-

E’ giusto rendere pubblici i dati del netstrike tenutosi il 27-11:
hanno partecipato fra le 500 e le 700 persone, su un totale di
2300…

–end quote—

Detto questo, possiamo ora dedicarci a cose più
costruttive?

 

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[IxT] Diritti digitali (21 novembre 1998)

Come si difende il diritto d’autore nell’era di Internet, quando
immagini, suoni, testi sono duplicabili in modo incredibilmente
facile?

Quanto varrebbe la Gioconda se ne esistesse un milione di copie
identiche, tutte indistiguibili dall’originale anche all’occhio più
esperto?

La Cisac (confederazione internazionale delle società di
gestione dei diritti d’autore) ha pubblicato un documento in cui si
affronta a livello pratico la difesa del diritto d’autore.

Il documento propone una soluzione tecnologica chiamata Common
Information System che consente di identificare e catalogare in modo
non modificabile (questa è tutta da vedere) testi, suoni,
immagini, filmati) in modo che ogni copia sia contrassegnata dai dati
dell’autore, facilitando la riscossione delle royalty.

A me sembra una teoria un po’ campata per aria (e’ impensabile far
causa singolarmente a ogni persona che detiene una copia pirata), ma
siccome pare che sia gente seria e competente, vi propongo il loro
indirizzo. Il documento è in inglese.

http://www.doi.org/workshop/minutes/CISoverview/index.htm

Fonte: il Sole 24 Ore, 13/11/1998, pagina 38.

 

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[IxT] Internet è un covo di pedofili? Cifre e commenti (19 novembre 1998)

I giornali e i telegiornali si sono accaniti contro Internet come
covo di pedofili. Ogni volta che si parla di Internet in TV, è
perché è stato scoperto un ennesimo immenso giro di
pedofili che si scambiano immagini e indirizzi “utili” via
Internet.

La legge 269 del 3/8/98 (Norme contro lo sfruttamento della
prostituzione, della pornografia, del turismo sessuale in danno ai
minori, quali nuove forme di riduzione in schiavitù”) è
nata principalmente con l’obiettivo di reagire al presunto dilagare
della pedofilia telematica.

Come avrete probabilmente già intuito se state leggendo
queste righe in Rete, le cose non stanno proprio così. Io, ad
esempio, non sono un pedofilo anche se frequento Internet.
Presumibilmente non lo siete neanche voi, e quindi siamo almeno in
due.

Ho alcune cifre, tratte da un’indagine del Censis (citata
dall’inserto comunicazione del Sole 24 Ore dell’1/11/98, pagina 38),
che possono esservi utili se vi capita di discutere dell’argomento.

I risultati sono sorprendenti.

Il dato fondamentale: il 90% degi casi di abuso verso minori
avviene all’interno della famiglia. Un altro 8% avviene nell’ambiente
extrafamigliare ad opera di persone _conosciute_ dal minore.

Soltanto il 2% restante degli abusi è causato da persone
che il minore non conosceva prima dell’abuso. Ed è in questo
2% che si collocano le presunte “colpe” di Internet.

Insomma, se ci si scaglia contro Internet perché facilita
il triste “lavoro” dei pedofili, ci si dovrebbe scagliare
ben più violentemente contro la famiglia, che più di
ogni altra è l’istituzione che facilita (omertosamente) la
pedofilia.

Consiglio a tutti, se volete documentarvi, il documento “Pedofilia
e Internet: vecchie ossessioni e nuove crociate”, reperibile
presso http://www.agora.it/pedofilia-internet/. Ne emerge chiaramente
che Internet è soltanto un canale per un fenomeno che
purtroppo esiste da sempre e che si limita a sfruttare ogni canale
che riesce a trovare. Quello che molti non sanno è che
Internet _facilita_ l’identificazione dei pedofili, perché
ogni comunicazione è registrata ed è facile risalire al
suo autore.

E’ un po’ come prendersela con i cavalcavia perché qualcuno
ci butta le pietre, con le poste perché altri spediscono
pacchi bomba, o con i marciapiedi perché li usano le
prostitute e i viados.

La cosa allarmante della legge italiana, per chi in Internet ci
lavora, è che assegna responsabilità penalmente
perseguibili anche ai provider, il cui mestiere è fornire
accesso a Internet e non certo sorvegliare cosa fanno i suoi
abbonati.

E’ come se la Telecom fosse penalmente perseguibile perché
consente ai maniaci ansimanti di telefonare alle loro vittime.

 

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[IxT] Ma allora quanti siamo _davvero_ in Italia? (17 novembre 1998)

[modesty mode OFF]

Si confermano sempre più azzeccate le mie parole di qualche
tempo fa a proposito del numero di utenti Internet in Italia: Di
preciso non lo sa nessuno. Anzi, neanche “di preciso”…

[modesty mode ON]

Beh, io vi propongo le cifre “ufficiali”, ma sono così
diverse l’una dall’altra che lascio a voi giudicare se siano
attendibili o meno.

Databank Consulting è la fonte citata dal Sole 24 Ore del
13/11/98, pagina II dell’inserto Informatica e Telecomunicazioni.
Questa fonte ha intervistato i primi 15 provider Internet italiani e,
in base alle loro dichiarazioni, segnala che a fine 1998 vi sono
506.000 abbonati residenziali, senza partita IVA (presumo voglia dire
“privati”) e 223.380 abbonati di natura aziendale (comprese
le microimprese e i professionisti).

Totale: 729.380 utenti.

Ma se questi signori sono così bravi nel fare queste
ricerche, perché i loro dati non corrispondo a quelli fatti da
altri signori che presumo siano altrettanto bravi?

Considerate infatti questi altri dati:

Secondo l’osservatorio statistico Alchera, già a settembre
1997 gli utenti erano 2.348.000. Una notevole differenza. Si sono
dis-abbonati tutti in massa? Dati di Telecom dello stesso periodo
indicano invece un totale di 400.000 utenti privati, più
125.000 utenti aziendali, per un totale di 625.000 utenti. Questo è
già un dato più vicino a quello di Databank Consulting.

Pare insomma di poter concludere che gli internettisti in Italia
sono meno di un milione. Siamo, insomma, marginali.

E per questo possiamo considerarci pionieri.

 

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[IxT] Cosa regalarmi per Natale (14 novembre 1998)

Sto redigendo la lista dei regali per Babbo Natale e leggendo
Fortune (9/11/98, pag. 67) mi è caduta l’occhio su questa
notizia, che spero sia della serie “ti cambia la vita”.
Cito (traducendo):

Nei prossimi sei mesi, due aziende, la Replay Networks di Palo
Alto e la TiVo a Sunnyvale (California), commercializzeranno un
videoregistratore digitale. Costituito da poco più che qualche
circuito integrato, un alimentatore e un enorme disco rigido da molti
gigabyte, il videoregistratore digitale renderà obsoleto
quello a cassette.

Prezzo stimato: intorno ai 1000 dollari.

Il fatto è che i videoregistratori a cassette sono troppo
macchinosi da usare e programmare, per cui finisce che pochi li usano
per registrare i programmi e vederli “in differita”, cosa
che invece molti vorrebbero fare.

[E’ il mio caso, ad esempio, per Paperissima. Non sopporto
Columbro e la Cuccarini — niente di personale, sono i loro sketch da
decerebrati che non mi vanno giù — ma i filmati mi piacciono.
Così registro il programma e lo rivedo la sera stessa in
venticinque minuti, saltando pubblicità e scempiaggini. Ma mi
piacerebbe farlo anche per UFO, trasmesso alle TRE del mattino dalla
Rai. Carogne.]

Un videoregistratore digitale, invece, si occupa di tutto il
processo di autoprogrammazione. Ditegli che siete fan di [inserire
attore/attrice preferito/a] e registrerà automaticamente tutti
i programmi e film che interpreta. Dopo un po’ che “osserva”
i vostri gusti, il videoregistratore digitale comincerà a
consigliarvi programmi che potrebbero piacervi e non conoscevate.

Può anche registrare più programmi simultaneamente.

[La tecnologia è relativamente semplice. Ci sono database
online, almeno negli USA, dedicati alla programmazione televisiva.
Una sorta di Sorrisi e Canzoni in forma elettronica non dovrebbe
essere impossibile in Italia.

Qualcuno si offre?

Dal punto di vista hardware, queste cose si possono già
fare, con qualche limitazione facilmente superabile con un po’ di
buon software, con un buon PC dotato di scheda TV e di un disco
rigido _molto_ capiente (un’ora di TV occupa circa 600 MB), tipo i 14
GB che vedo in vendita sotto il milione di lire].

Le implicazioni sono affascinanti. La televisione diverrà
sempre più simile al Web (una biblioteca di pagine dalle quali
scaricare, anziché immagini o suoni, un intero film o un
programma).

Il concetto stesso di “canale” televisivo è
quindi sostanzialmente obsoleto. Addio televisione “sincrona”,
in cui tutti guardano lo stesso programma alla stessa ora dello
stesso giorno (a parte gli eventi sportivi o le dirette). Il futuro è
oggi, e oggi è un giorno interessante da vivere.

 

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[IxT] I piani futuri di Bill Gates (16 novembre 1998)

Stufi di dover imparare versioni sempre nuove dei vostri
programmi?

Volete sapere quanto tempo dureranno le vostre nozioni
faticosamente apprese a proposito di Windows 98? Allora leggetevi le
prossime righe, che riassumo dal Sole 24 Ore del 13/11/98, pagina V
dell’inserto Informatica e Telecomunicazioni.

Windows 98 sarà abbandonato entro il 2000. L’intera offerta
della Microsoft ruoterà intorno a versioni più o meno
complesse di Windows NT, che però all’epoca non si chiamerà
più NT 5.0 ma Windows 2000.

Sui singoli PC girerà una versione “semplificata”
chiamata Windows 2000 Professional, che sarà in sostanza
Windows NT 5.0 Workstation con una nuova etichetta.

Sui piccoli server delle mini-reti aziendali girerà Windows
2000 Server, in grado di gestire i sistemi biprocessore.

Per i server delle reti più grandi ci sarà Windows
2000 Advanced Server, su misura per macchine quadriprocessore,
gestione di fino a 64 gigabyte di memoria centrale.

Per le grandissime applicazioni, infine, ci sarà Windows
2000 Datacenter Server, in grado di gestire una macchina con fino a
16 processori.

Windows CE, la versione per gli organizer e i computer palmari,
resterà invece sostanzialmente immutata almeno fino al 2000.

Fine del riassunto. Permettetemi due considerazioni.

Innanzi tutto, _nessuno_ di questi sistemi operativi sarà
in grado, per stessa ammissione di Microsoft nel medesimo articolo,
di gestire i processori Merced di Intel, la cui uscita è
prevista per il 2000. Si tratta di processori a 64 bit, mentre tutti
i Windows 2000 saranno inizialmente a 32 bit come quelli attuali.

Potreste sospettare che in questo modo Windows venderà
prima un Windows 2000 a 32 bit per poi chiedere altri soldi per la
“nuova” versione dello stesso Windows a 64 bit, nell’ambito
di una bieca strategia commerciale.

E farà bene. Se la gente è gonza e abbocca alle
“novità” proposte dal venditore di turno, è
giusto che aziende come Microsoft ne approfittino. Nonostante gli
ammonimenti che venivano da tutte le fonti autorevoli ed esperte, la
gente ha fatto a cazzotti davanti ai negozi per _comperare_ Windows
98 (pur sapendo che l’avrebbero trovato gratis nel loro prossimo PC).
Ben gli sta.

Seconda considerazione. Windows non rappresenta l’intero universo
dell’informatica. A parte i sistemi Apple, c’e’ un concorrente
agguerrito che si sta facendo strada. Il suo pregio fondamentale per
l’utente competente è che è stabile, affidabile,
modificabile e adatto sin d’ora per _qualsiasi_ computer a 32 o 64
bit.

Il suo pregio fondamentale per l’utente meno competente è
che è gratis. Giuro. Non costa una lira.

Lo usano molti provider Internet per far girare le loro macchine,
che _devono_ funzionare 24 ore su 24 e non possono permettersi i
reset continui e frequenti di Windows 95/98/NT.

La Cisco, la società che produce i più diffusi
router (i centralini di smistamento di Internet), lo usa al posto di
Windows NT per la gestione di buona parte dei suoi servizi “mission
critical”, cioe’ vitali per la sopravvivenza dell’azienda.

E’ l’unico altro sistema operativo, oltre a Windows, ad essere
numericamente in crescita. A ottobre 1998 è stato trafugato e
diffuso un documento interno Microsoft, il cosiddetto rapporto
“Halloween”, che è stato riconosciuto autentico da
Microsoft e che delinea le strategie che Microsoft sta considerando
per eliminare la grave minaccia posta da questo sistema operativo
concorrente.

Molti di voi avranno già capito che sto parlando di Linux.

I dettagli? Prossimamente sui vostri schermi….

 

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[IxT] Euro e IMac (13 novembre 1998)

In un articolo che dovrebbe uscire tra breve sulla Gazzetta
Sportiva (versione domenicale della Gazzetta dello Sport) parlo di
come aggiungere il tasto Euro a Windows 95 e all’ambiente Macintosh.
Con l’occasione ho accennato al verde-blu trasparente dell’iMac, che
sicuramente vi sta affliggendo in questi giorni con i suoi spot
pubblicitari diffusissimi.

Beh, giusto per dirvi quanto sono eccentrici quelli della Apple,
riporto un paio di informazioni che ho tratto dalla stessa fonte
dalla quale ho prelevato quella stravagante citata nell’articolo
(cioè che l’iMac non ha un drive per floppy).

La fonte è Fortune magazine del 9/11/98, pagina 29.

Il design dell’iMac è opera di Jonathan Ive, ex progettista
e designer di vasche da bagno (giuro). Ive ha consultato fabbricanti
di caramelle trasparenti per trovare l’esatta semitrasparenza che
desiderava. Siccome anche il mouse è semitrasparente, la
pallina è blu e bianca perche così ci si può
divertire a guardarla rotolare. Il colore verde-blu si chiama
ufficialmente “Bondi blue” e prende nome da un paradiso dei
surfisti in Australia.

Spero solo che abbiano trovato anche il tempo di metterci dentro,
oltre a queste stravaganze estetiche, anche un po’ di tecnologia che
funziona (tuttava le prime recensioni dicono che l’iMac non è
malvagio, ma neppure niente di eccezionale come prestazioni).

 

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