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[IxT] #2003-038 (12/5/2003). Antibufala: cercasi interprete Klingon

Siccome molti di voi sanno che sono un devoto fan di Star Trek, sto ricevendo
caterve di segnalazioni di articoli, pubblicati dai più blasonati media
mondiali, secondo i quali un istituto psichiatrico statunitense sta cercando
un interprete che parli Klingon (la lingua inventata — ma con un regolare
vocabolario e tanto di grammatica — parlata da una razza aliena nel
telefilm).

La notizia è divertente, specialmente per i Trekker, ma è una bufala. Come
raccontato presso

http://www.kuro5hin.org/story/2003/5/11/7032/18347

tutto inizia con questo articolo dell’Oregonian

http://www.oregonlive.com/news/oregonian/index.ssf?/base/news/105256813916000.xml

che in modo effettivamente molto ambiguo racconta di come i funzionari
governativi della contea di Multnomah, nell’Oregon, si sono trovati alle prese
con una delle tante stravaganti incombenze burocratiche di qualsiasi
amministrazione: redigere un elenco ufficiale delle lingue per le quali
l’amministrazione è disposta a pagare un interprete.

Nel caso specifico, il Dipartimento della Salute della contea, che assiste
sessantamila pazienti con problemi psicologici e psichiatrici, ha un obbligo
di legge: trattare ogni paziente nella propria lingua. Se arriva un francese,
la contea deve avere già un iter burocratico pronto per pagare l’interprete di
francese, e così via, e quindi occorre un elenco delle lingue riconosciute e
pagabili dall’amministrazione.

I funzionari si sono concessi una botta di umorismo nello svolgere
quest’ingrato compito, e così oltre a lingue ovvie come il russo e il
vietnamita e lingue improbabili come il tongano (la lingua che si parla
nell’isola di Tonga) hanno infilato anche il Klingon. Non hanno tutti i torti:
le probabilità di avere un paziente che parli tongano nel mezzo dell’Oregon
sono grosso modo le stesse di trovarsi con un paziente che parla Klingon.

Una spiritosata e niente più, dunque: nessuna richiesta di personale, nessun
“cercasi interprete”. Semplicemente una riga in più in un noiosissimo elenco,
quindi una ventata di umorismo a costo zero per l’amministrazione (i
funzionari lo dicono chiaramente nell’articolo originale: “che diamine,
mettiamocelo [il Klingon], tanto non ci costa un soldo”), con il beneficio
aggiuntivo che se per caso dovesse capitare qualche svitato che parla soltanto
Klingon, l’amministrazione avrebbe già la procedura burocratica bell’e pronta.

Ma l’Associated Press ha accuratamente evitato di sottolineare l’aspetto
scherzoso e ha titolato “cercasi interprete che parli correntemente Klingon”
(“Position Available: Interpreter, must be fluent in Klingon”) in articoli
come questo:

http://story.news.yahoo.com/news?tmpl=story&cid=541&ncid=757&e=10&u=/ap/20030510/ap_on_he_me/klingon_interpreter

e ovviamente tutti gli altri media hanno bevuto la storia senza soffermarsi a
riflettere se fosse plausibile. A loro discolpa, devo dire che persone che
parlano Klingon correntemente ce ne sono, e c’è anche una versione di Google
in Klingon

http://www.google.com/intl/xx-klingon

e quindi la storia avrebbe una discreta plausibilità; ma non vi sono scusanti,
soprattutto per una agenzia che ha una reputazione solida come la Associated
Pres, per aver volutamente travisato i fatti, trasformando una burla innocua
in una offerta di lavoro. Una travisazione che sicuramente i nemici
dell’amministrazione oregoniana sfrutteranno per dire “ecco come sprecano i
soldi dei contribuenti”. Paese che vai, Panerai che trovi, insomma.

(Se non sapete chi è il mitico Panerai:
http://www.zeusnews.it/index.php3?ar=old&numero=297)

Per ora nessuno dei fan di Star Trek che parlano correntemente Klingon ha
sviluppato turbe mentali (a parte seguire Star Trek e travestirsi mettendosi
una tartaruga sulla fronte), ma se dovesse capitare, propongo di mandarlo
nell’Oregon. A proposito, il 22-25 maggio si tiene a Bellaria la convention
annuale dei fan italiani della serie. Io ci sarò, sia pure senza tartaruga in
testa. I dettagli sono presso

http://www.stic.it/sticcon_main.html

Ci vediamo? Qapla’!!

 

Questo articolo è una ripubblicazione della newsletter Internet per
tutti
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Molti link saranno probabilmente obsoleti.

[IxT] #2003-037 (7/5/2003). Programmi di posta “sicuri”

— Programmi di posta “sicuri”

— Venticinque anni di spam

— XP consuma il 100% di risorse. Senza fare niente

Programmi di posta “sicuri”

Comprensibilmente, l’idea che basti una riga di codice HTML per mandare
in crash Internet Explorer, Frontpage e soprattutto Outlook, come
accennavo nella newsletter precedente (2003-36), non è piaciuta molto,
per cui sono arrivate varie richieste di sapere quali programmi di
posta alternativi si possono usare per evitare questo problema, e se vi
sono programmi che visualizzano la posta HTML senza interpretarla e
senza caricare eventuali “web bug” (microimmagini nascoste usate per
tracciarvi).

Sotto Linux, ci sono programmi come Kmail che permettono di disattivare
l’interpretazione dei codici HTML, e ci sono tutti i programmi
“classici” per l’e-mail, come pine, elm e compagnia bella in modalità
non grafica. I più esperti potranno anche installare filtri a monte che
rimuovono tutto l’HTML dai messaggi, lasciando soltanto il testo puro e
semplice. Ma non tutti possono permettersi di passare a Linux, per cui
sarebbe gradita qualche soluzione anche per gli utenti Windows.

Sono sicuro che ci sono molti programmi di posta per Windows che
permettono di disabilitare HTML e immagini, ma non li conosco
abbastanza da poterli consigliare con sicurezza, a parte l’impagabile e
robustissimo PopCorn (http://www.ultrafunk.com/products/popcorn), che
non visualizza immagini e non esegue codici HTML. Mi parlano tutti
molto bene di Pegasus (http://www.pmail.com).

Un programma che invece uso da tempo immemorabile e che quindi posso
raccomandare in fatto di sicurezza è Eudora (http://www.eudora.com),
che è gratuito e senza pubblicità nella versione “light”. Ho usato per
anni la 3.0.6, e recentemente ho installato la 5.2, che offre parecchie
funzioni comode in più.

(Nota personale: se vi state chiedendo come mai io, “apostolo di Linux”
come mi hanno definito, uso tuttora Eudora, che è un programma per
Windows, la risposta è semplice: sulle mie macchine convivono Linux e
Windows e uso l’uno o l’altro secondo convenienza. Ho un archivio di
anni di posta preziosa gestito con Eudora, e non ho ancora trovato un
programma Linux che mi garantisca di poter importare affidabilmente
quest’archivio. Per cui resto fedele a Eudora per la posta. Questo non
vuol dire che debba per forza usare Windows: grazie a Wine e CrossOver,
Eudora può girare anche sotto Linux).

Eudora 3.0.6 è freeware e ancora facilmente reperibile in Rete, e per
sua natura è immune alle trappole dell’HTML. E’ abbastanza furbo da
ignorare i codici HTML presenti nei messaggi e visualizzarne soltanto
il testo. Non è capace di visualizzare immagini, per cui non c’è
pericolo di finire vittima di web bug. Usare un programma così vecchio
è paradossalmente una nota tecnica di sicurezza: si chiama “security
through obsolescence”, ossia “sicurezza tramite obsolescenza”, o se
preferite una traduzione più schietta, “quello che non c’è non si può
rompere”.

Se invece volete una versione di Eudora un po’ più moderna, la 5.2
richiede alcune modifiche per renderla sicura. La prima è disattivare
l’uso di Internet Explorer per visualizzare i messaggi HTML (Tools >
Options > Viewing Mail e disattivare “Use Microsoft’s Viewer”). In
questo modo Eudora usa un proprio visualizzatore per mostrare i
messaggi HTML e non interpella Internet Explorer, tenendovi al riparo
dalle sue vulnerabilità. Nella stessa finestra, disattivate anche
“Allow executables in HTML content”, in modo che Eudora non esegua
eventuali istruzioni Javascript o ActiveX annidate nei messaggi, che
sono un’altra nota fonte di infezione e di attacco.

Per i Web bug, invece, basta assicurarsi che sotto Tools > Options
> Display sia disattivato “Automatically download HTML graphics”:
questo dice a Eudora di non scaricare dalla Rete eventuali immagini
linkate (non direttamente annidate) nei messaggi.

Un altro metodo anti-web bug suggerito da alcuni lettori consiste
nello scaricare la posta e scollegarsi da Internet prima di leggerla:
in questo modo, il programma di posta non può materialmente accedere a
Internet per ricevere la microimmagine e quindi confermare allo spammer
la vostra esistenza. E’ un consiglio molto pratico per chi si collega
via modem, ma non per chi ha connessioni permanenti (ADSL, Fastweb e
simili): staccare e riattaccare in continuazione il cavo di rete non è
salutare e oltretutto in certe configurazioni interrompe anche
l’accesso alla rete locale oltre che a Internet.

Venticinque anni di spam

Chi l’avrebbe mai detto: lo spam è nato ben venticinque anni fa. Se vi
interessa un po’ di cronologia, l’indirizzo del Museo dello Spam
(quello da mangiare) e le ultime novità in fatto di tecniche e leggi
antispam, date un’occhiata a questo mio articolo:

http://www.apogeonline.com/webzine/2003/05/07/01/200305070101

XP consuma il 100% di risorse. Senza fare niente

Se avete a disposizione una copia di Windows XP, provate a fare questo
piccolo esperimento (mi scuso se uso i nomi inglesi delle funzioni di
Windows, ma qui ho solo XP inglese). Premete Control-Alt-Canc per far
comparire il Task Manager e visualizzare la scheda Performance (quella
con l’indicazione del consumo delle risorse). Noterete che se non state
facendo nulla di speciale sul PC, l’utilizzo del processore è stabile
intorno al 10-20%, ed è normale che sia così.

Ora andate nel file manager (Esplora Risorse o come diavolo si chiama
in XP italiano, che io non ho) e cliccate con il pulsante destro su un
file qualsiasi. Compare un menu: lasciatelo lì e guardate l’utilizzo
del processore. Schizza al 100% e vi rimane indefinitamente, anche se
non state facendo nulla.

La scoperta non è mia, ma nasce da una segnalazione di The Inquirer
(http://www.theinquirer.net/default.aspx?article=9169), che a sua volta
cita un articolo di Neohapsis
(http://archives.neohapsis.com/archives/ntbugtraq/2003-q2/0028.html) di
Mark Luczkowski, che pare esserne il vero scopritore. Non è chiaro, a
dire il vero, se il consumo di CPU sia reale o meno: può darsi che si
tratti di un errore di indicazione del Task Manager, dato che a quanto
pare le altre applicazioni non subiscono rallentamenti o paralisi.

La cosa simpatica è che Mark riferisce di aver contattato Microsoft in
proposito e che Microsoft gli ha risposto che non sistemerà il difetto
perché “provocherebbe troppi cambiamenti in parti di codice troppo
vitali” e suggerisce di dare una cliccata col pulsante sinistro sul
file prima di cliccarvi sopra con il pulsante destro. Il che,
ovviamente, rende inservibile l’opzione “clicca una sola volta per
lanciare” (in stile Linux), che permette di aprire un file con una
cliccata sola invece che con un doppio clic.

In sè è una chicca e niente più, specialmente se il consumo di CPU è
soltanto apparente, ma il fatto che un difetto così apparentemente
superficiale vada a toccare “parti di codice vitali” la dice lunga
sulla caoticità e sull’ingarbugliamento dello sviluppo del software
Microsoft. Certo, adesso Microsoft permette a utenti altamente
selezionati di vedere il codice sorgente di Windows. Ma figuriamoci
cosa si può capire guardando codice così spaghettiforme. Siamo sicuri
che almeno loro, quelli di Microsoft intendo, ci capiscono?

Ciao da Paolo.

 

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[IxT] #2003-036 (4/5/2003). Pipì e soldati, spam, Eurorest, crash di Internet Explorer

— Pipì e soldati

— Quando apri uno spam, lo spammer lo sa

— Antibufala: il ritorno di Eurorest

— Antibufala: orrore dalla Palestina

— Come crashare Internet Explorer con una riga di codice

Pipì e soldati

Da un lettore (jpupe) ricevo questo commento alla foto del bimbo che fa
pipì sul soldato
(http://www.attivissimo.net/antibufala/best_war_photo_ever.html):

“Come dici giustamente il soldato non
è uno di quelli indicati. La divisa si vede poco, ma il mitra è
abbastanza chiaro. Non è un M16 (arma americana), né un Enfield (mitra
britannico) o un Kalashnikov […]. Direi che si tratta di una variante
del Heckler & Kock G3, arma tedesca, in dotazione al locale
esercito. Potrebbe essere anche un Galil israeliano a dire il vero, ma
sono molto simili. E la divisa verde l’hanno sia i soldati tedeschi che
quelli israeliani. Ma l’elmetto non è israeliano, per cui direi che è
tedesco (o comunque europeo). La loro divisa è una delle poche a
portare la bandiera nazionale sulla spalla, e nella foto si vede
qualcosa di simile. Okay, non si distingue la bandiera tedesca, ma
forse è stata ritoccata. L’elmetto è un po’ troppo generico. Anche in
Italia si cominciano ad usare elmetti simili, per cui non è facile
giudicare. E’ comunque senza il telo mimetico, da cui parrebbe di
capire che sia stata scattata durante una normale esercitazione. Anche
perché gli stivali sono troppo lucidi per una guerra vera :-)”.

Un altro lettore (Selvaggio79) chiarisce ulteriormente la faccenda: “Il
soldato è un finlandese, identificabile dal fucile, un valmet usato
solo dall’esercito finlandese, e dalla tipologia della mimetica. Spero
di aver soddisfatto la curiosità.”

In effetti una ricerca nel Web trova varie foto di Valmet in dotazione a militari finlandesi, come questa:


http://www.moneypit.net/~bhinton/Valmet/Valmet_Finnish_Trooper_E.jpg

che sembrano confermare la segnalazione del lettore.

Sembra dunque improbabile che la foto ritragga un bimbo
iracheno che “dà il benvenuto ai suoi liberatori”, a meno che ci
fossero dei soldati finlandesi infiltratisi di soppiatto in Iraq.

Quando apri uno spam, lo spammer lo sa

Sono
anni che si argomenta che il modo migliore per porre fine all’invasione
di virus (worm) disseminati tramite e-mail sarebbe abolire l’e-mail
“ricca”, quella in formato HTML, quella che ha tutti gli effettini
carini, le immagini e gli sfondi, e tornare all’e-mail “dura e pura”,
quella degli esordi della Rete: testo puro e semplice, senza orpelli ma
soprattutto incapace di veicolare virus ad esecuzione automatica come
quelli tanto cari agli utenti di Outlook.

Ora c’è un motivo in più per farlo: lo spam. Uno dei problemi
fondamentali della putrida esistenza di uno spammer è verificare che
gli indirizzi ai quali manda la sua spazzatura pubblicitaria siano
autentici e soprattutto siano utilizzati e consultati. Come descritto
presso

http://commons.somewhere.com/buzz/2000/Security.web.bugs.email..html

l’e-mail in formato HTML mette a sua disposizione uno strumento molto
efficace, il cosiddetto “web bug”, già noto per altri usi antiprivacy
nelle pagine Web.

In questo caso, lo spammer include nella propria posta pubblicitaria un
web bug, sotto forma di un rimando HTML (link) a una piccola immagine
trasparente, grande quanto un pixel e quindi invisibile. L’immagine non
viaggia insieme al messaggio, ma risiede sul server dello spammer, e ha
un nome univoco per ogni utente spammato (che so, un web bug mirato al
sottoscritto potrebbe chiarmarsi “topone_at_pobox_puntocom.gif”). Così
facendo, quando la vittima apre il messaggio, il suo programma di posta
esegue automaticamente l’HTML del messaggio stesso e quindi tenta di
caricare l’immagine nascosta: siccome l’immagine risiede sul server,
tenta in altre parole di contattare lo spammer, e da lui chiede un file
di immagine ben preciso.

Lo spammer non deve fare altro che guardare quali dei vari file di
immagine sono stati richiesti per sapere quali degli indirizzi spammati
esistono e quali no, e soprattutto quali caselle di posta vengono
consultate e quali no.

Con questo sistema, il semplice fatto di leggere uno spam conferma
allo spammer la validità dell’indirizzo spammato. Bella fregatura.

La soluzione è una sola: usare un programma di posta che non interpreti
l’HTML e non tenti automaticamente di caricare eventuali immagini
annidate nei messaggi.

Antibufala: il ritorno di Eurorest

Qualcuno ricorderà una mia indagine antibufala di dicembre 2002, a
proposito di un invito, distribuito via e-mail, a beneficiare di “14
pernottamenti gratuiti in uno dei 900 alberghi in Italia, Spagna,
Svizzera, Croazia, Slovenia, Austria, Polonia, Ungheria, Repubblica
Ceca o Slovacchia”, per il quale è sufficiente inviare il medesimo
invito “a 7 amici, e poi spedisci la copia dei messaggi inviati a
partecipazione@eurorest.net”. L’indagine è qui:

http://www.attivissimo.net/antibufala/pernottamenti_gratis.htm

Alcuni lettori mi segnalano che a maggio 2003 la campagna promozionale
di Eurorest ha rifatto capolino tramite Excite.it (prima la veicolava
Tiscali). Sul sito Eurorest, intanto, continuano a non esserci alberghi
disponibili in Svizzera, contrariamente a quanto reclamizzato: eppure
nella loro lettera di protesta del 10 gennaio 2003 a Zeus News per il
mio articolo in proposito (http://www.zeusnews.it/news.php?cod=1806), quelli di Eurorest avevano detto che “per quanto riguarda la Svizzera, é stata inserita nel messaggio
perché gli alberghi saranno disponibili e presenti nell’offerta estiva. Adesso, per cause tecniche, le pagine con gli alberghi in Svizzera sono fuori servizio.”

Dopo quattro mesi, le pagine con gli alberghi svizzeri continuano a
essere “fuori servizio”. E la capitale della Svizzera continua a essere
indicata nel sito come “Berno”. Caveat emptor.

Antibufala: orrore dalla Palestina

Circola da tempo un appello che mostra foto agghiaccianti
dell’uccisione di un palestinese ad opera di forze israeliane. Me ne
sono occupato qui:


http://www.attivissimo.net/antibufala/orrore_palestina.htm

Grazie a un lettore (m.jacob), ho dei dettagli in più sui fatti
terribili raccontati nelle immagini (che sul mio sito ho scelto di non
pubblicare, ma che trovate facilmente in Rete). Secondo la BBC del 12
marzo 2002

http://news.bbc.co.uk/1/hi/world/middle_east/1867726.stm

gli eventi descritti dall’appello si sono svolti a Gerusalemme Est, e
le foto fanno parte di una sequenza più ampia, costituita da “undici
foto scattate da un fotoamatore dalla propria finestra” e sono state
pubblicate dall’agenzia AFP.

Secondo un articolo del sito The Electronic Intifada (http://electronicintifada.net/features/articles/020312beithanina.shtml)
dello stesso giorno (12 marzo 2002), la persona uccisa è Mahmoud Salah,
un militante dei Martiri di Al-Aqsa a detta dei testimoni palestinesi,
e i suoi uccisori sono membri della polizia di frontiera israeliana. Le
foto sono state scattate l’8 marzo 2002 a Beit Hanina, Gerusalemme, e
pubblicate il 12 dal giornale Al-Hayat Al-Jadeeda, diffuse da Agence
France Press.

Il sito The Electronic Intifada è difficilmente considerabile “super
partes”, ma è comunque lodevole perché mostra le foto scansionate dal
giornale e ne presenta la serie completa, insieme ad articoli e
dichiarazioni della stampa palestinese e della polizia israeliana (in
inglese).

Viste le contraddizioni fra i vari resoconti della vicenda, l’unica
cosa chiara è che basandosi esclusivamente sulle foto mostrate
nell’appello non c’è modo di determinare quello che è successo
veramente, né io ho la pretesa di divinarlo standomene qui al computer.
Posso solo invitare alla cautela nel diffondere quelle che sembrano
foto scelte ad arte per presentare solo un lato di questa follia
collettiva.

Come crashare Internet Explorer con una riga di codice

Dunque, dunque. E’ passato un annetto da quando zio Bill ha lanciato
con grande enfasi il mese della sicurezza informatica. E cosa abbiamo
avuto in cambio di cotanto sforzo? Un Internet Explorer 6, quello nuovo
nuovo, il più bello e il più evoluto, che va in crash con una singola,
miserrima riga di codice. Questa:


[html][form][input type crash][/form][/html]

Per vostra sicurezza, ho sostituito le parentesi angolari con parentesi quadre.

E questi dovrebbero scrivere il software del Trustworthy Computing, “l’informatica di cui fidarsi”?

Ho rispolverato per l’occasione il mio vecchio Browser Challenge e ho aggiunto questa magagna come nuovo test (è il numero 9):


http://www.attivissimo.net/bc/pagina01.htm

Con un po’ di abilità, scoprirete che è possibile usare questa
vulnerabilità anche per confezionare un e-mail che manda in tilt
Outlook. Sono vulnerabili anche altri programmi Microsoft, come Frontpage e tutti quelli che usano la libreria shlwapi.dll.

Grazie a dario@di****vico.it, che mi ha segnalato questo baco,
riportandolo da un forum di HTML.it
(http://forum.html.it/forum/showthread.php?s=5f416ec844259a2d19020d9972963068&threadid=445351),
dove era stato segnalato da Stefano (spessina). I dettagli del baco sono disponibili anche in questa discussione di Slashdot.org:

http://slashdot.org/articles/03/05/02/1845241.shtml?tid=126&tid=95&tid=128&tid=113

e presso il sito di Secunia

http://www.secunia.com/advisories/8642

Buon divertimento!

Ciao da Paolo.

 

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[IxT] #2003-035 (1/5/2003). Madonna, che parolacce negli MP3!

[IxT] #2003-035 (1/5/2003). Madonna, che parolacce negli MP3!

Questa newsletter viene distribuita gratuitamente e senza pubblicità grazie a Peacelink.it.

— Madonna, che parolacce negli MP3!

— Antibufala: il bimbo che fa pipì sul soldato

— Antibufala: manda questo e-mail a 11 amici, comparirà un filmato

— Quel benedetto portatile rotto

— A proposito dei cellulari sugli aerei:

Madonna, che parolacce negli MP3!

Nuova strategia
antipirateria: intasare i circuiti di scambio con file musicali
taroccati, dove al posto della musica c’è Madonna che smoccola.
Successo strepitoso: il file audio viene subito campionato da altri
artisti e incluso nei loro dischi. Nel frattempo, chi smoccola e non
guadagna non è Madonna, ma l’utente onesto italiano, grazie alla tassa
“multiamo un po’ tutti per non far torto a nessuno” sui CD registrabili.

Il mio articolo per Apogeonline: http://www.apogeonline.com/webzine/2003/04/30/01/200304300101

La notizia CNN di come i DJ stanno sfruttando le parolacce di Madonna:
http://edition.cnn.com/2003/TECH/internet/04/28/hackers.madonna.reut/index.html

Lezione di fondo: non puoi controllare Internet. O la assecondi, o prenderai un sacco di legnate.

Antibufala: il bimbo che fa pipì sul soldato

Più che di un testo, si tratta di una foto, accompagnata dalla didascalia “La migliore foto della guerra” o dal suo equivalente inglese “Best War Photo Ever” o da varianti come “Basra kids welcoming their liberators” (“i bambini di Bassora danno il benvenuto ai loro liberatori”). La foto ha iniziato a circolare ai primi di aprile 2003; ne trovate una copia nella pagina antibufala dedicata a questo caso:

http://www.attivissimo.net/antibufala/best_war_photo_ever.html

L’immagine può essere forse divertente per il suo messaggio, ma è un fotomontaggio. Il
getto di pipì mostra infatti tutti i segni di essere stato disegnato
con un programma di grafica (e c’è anche qualche dubbio sull’anatomia
del suo “rubinetto”). Il casco del soldato stranamente non mostra segni
di colatura, né soprattutto il soldato manifesta di accorgersi
dell'”attacco chimico” che sta subendo.

La foto ha iniziato a circolare durante il conflitto in Iraq che ha
condotto allo spodestamento di Saddam Hussein, ma il soldato non
indossa un’uniforme irachena, inglese o americana. Non sono in grado di identificarla: se qualcuno ne sa più di me, mi scriva!

Antibufala: manda questo e-mail a 11 amici, comparirà un filmato

Con le solite varianti delle catene di sant’Antonio, il testo è grosso modo questo: “Assolutamente
geniale…. SE INVII QUESTA MAIL A 11 PERSONE (MA BISOGNA CHE SIANO
ASSOLUTAMENTE 11) CI SARA UNA FINESTRA CHE SI APRIRA E AVRAI UN PICCOLO
FILMATO DA VEDERE…


BUONA VISIONE…. E’ ASSOLUTAMENTE GENIALE… NON SO COME MA E’ COSI’…..”
.

E’ molto facile dimostrare che si tratta di una bufala: infatti non funziona. Se non ci credete, provateci, ma dite alle vostre undici vittime che si tratta di una prova e che non devono diffondere il messaggiofinché non avete verificato i risultati della prova. Se poi vi prendono
a bastonate perché hanno già ricevuto questa catena di sant’Antonio da
centosettanta altri san Tommaso, non prendetevela con me.

Ma si potrebbe confezionare un e-mail che si comporta nel modo
descritto? La risposta tecnica, e mi si perdoni la prolissità e i
paroloni, è no, no e no.

Un effetto simile si potrebbe ottenere non tanto usando un e-mail, ma alterando il programma che
gestisce l’e-mail in modo che contenga un’istruzione “se l’utente manda
11 copie di un messaggio contenente queste parole, fai comparire un
filmato”. Tuttavia non mi risulta che esistano programmi di posta dotati
di questa discutibile funzione, anche se in linea di principio non è
possibile escludere che vi siano istruzioni nascoste in qualsiasi
programma di cui non è disponibile il codice sorgente. E’ uno dei
vantaggi del sistema open source di cui Linux è l’esponente più noto:
non ci puoi nascondere dentro nulla.

Un altro metodo potrebbe essere quello di includere nell’e-mail un
programma che viene eseguito automaticamente dal computer del
destinatario, sorveglia la posta mandata e visualizza un filmato non
appena si accorge che l’utente ha mandato undici copie dell’appello.
Tuttavia l’appello che circola non contiene programmi di questo genere
(è semplice testo). In ogni caso, se il vostro computer è così
colabrodo da eseguire automaticamente un programma ricevuto via e-mail,
vedere o meno un filmato dovrebbe essere l’ultima delle vostre
preoccupazioni.

Molti utenti un po’ più sgamati si chiedono come possa far presa
sull’utenza una burla così banale. Purtroppo per molti utenti il
computer (o meglio, il sistema operativo) sta diventando sempre
più un oggetto misterioso e pieno di sorprese, apparentemente capace di
qualsiasi miracolo. Del resto, se consideriamo che in molti programmi
popolari sono nascoste istruzioni a sorpresa di ogni sorta (basti pensare ai
videogiochi nascosti in Excel e StarOffice o alla parola-chiave rand() di Word), l’appello acquisisce un minimo di plausibilità: quanto basta per crederci, appunto.

 L’indagine antibufala è qui: http://www.attivissimo.net/antibufala/11_msg_video.html

Quel benedetto portatile rotto

Visto che ve l’avevo promessa, eccovi la foto di quello che è successo
al mio portatile dopo una rovinosa caduta. Uno dei motivi per cui mi
sono fatto vivo poco e rispondo pochissimo alla posta è proprio questo
“system disaster”, che mi ha costretto ad acquistare al volo un altro
laptop e reinstallare tutto da capo. Eccolo qua, in tutto il suo
splendore da quadro astratto (100 K):

http://www.attivissimo.net/nl/nl2003/200305_laptop_scassato.jpg

foto laptop scassato

A proposito dei cellulari sugli aerei

Qualche settimana fa ho scritto un articolo per Apogeonline sui miei
dubbi a proposito della vera necessità di vietare l’uso dei cellulari e
di molti altri dispositivi elettronici a bordo degli aerei, e sulla
effettiva pericolosità dei vari PDA e laptop dotati di connessioni
wireless integrate, che spesso restano accesi semplicemente perchè
l’utente non sa come spegnerli. Eppure gli aerei non precipitano, e c’è
anche chi con suprema freddezza fa notare che i passeggeri dei voli
dirottati l’11 settembre hanno usato i propri cellulari senza che
questo facesse perdere il controllo dei velivoli. L’articolo è qui:

 http://www.apogeonline.com/webzine/2003/04/16/01/200304160101

Leggo oggi su The Register che
non solo la mia ipotesi non era poi troppo peregrina, ma anzi si
prevede a breve l’abolizione del divieto, almeno per i dispositivi
wireless. Il motivo? Le compagnie aeree vogliono guadagnare sul
traffico dati durante i voli, che fa gola a tante persone che viaggiano
per affari (me compreso), e siccome dotare ogni poltrona di una porta
Ethernet costerebbe l’iradiddio, stanno pensando di installare un
piccolo ripetitore wireless a bordo dei velivoli. In questo modo ognuno
potrà usare il proprio laptop o palmtop per andare online (e, con
l’inevitabile soluzione Voice Over IP, anche telefonare) dall’aereo.

La notizia di The Register è qui: http://www.theregister.co.uk/content/69/30482.html

In sostanza, la compagnia aerea Britannia sta per dotare il personale
di cabina (hostess e steward) dei propri aerei di un PDA Cassiopeia per
la gestione degli acquisti al duty-free in volo. Non appena arriva
l’autorizzazione della Civil Aviation Authority, responsabile per le
norme di sicurezza dei voli civili, i PDA saranno collegati alla rete
wireless dell’aereo. Lo scopo è consentire la gestione in tempo reale
dell’inventario del duty-free di bordo, in modo da evitare perdite di
tempo a terra e contenere i costi. Si parla anche di una connessione
Internet via satellite, che consentirebbe di trasmettere i dati di
inventario direttamente a terra, in modo da far trovare il rifornimento
già pronto all’arrivo. Cosa più importante, questa connessione
permetterebbe di eliminare il limite di credito di circa 400 euro
attualmente imposto a chi paga a bordo con carta di credito: diverrebbe
così possibile contattare in tempo reale la società emettitrice per
verificare il credito disponibile dell’acquirente e quindi si
potrebbero vendere di più a bordo.

E se autorizzano i dispositivi wireless, quanto manca prima che autorizzino anche i cellulari?

Ciao da Paolo.

Questo articolo è una ripubblicazione della newsletter Internet per tutti che gestivo via mail all’epoca. L’orario di questa ripubblicazione non corrisponde necessariamente a quello di invio della newsletter originale. Molti link saranno probabilmente obsoleti.

[IxT] Internet via satellite in Italia (22 dicembre 1998)

Giusto una dritta veloce se siete in vena di esperimenti: presso
http://www.saturno.it potete trovare un kit per collegarsi a Internet via
satellite. I dati da inviare alla rete viaggiano come al solito sulla
linea telefonica, ma i dati di ritorno (di solito molto più
abbondanti) arrivano via satellite.

Il kit costa circa un milione e si paga il traffico ricevuto, a
tariffe che variano fra 950 e 1450 lire al megabyte.

[Fonte: Commercio Online, Sole 24 Ore, pag. 265]

 

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[IxT] 100 link al mese (15 dicembre 1998)

Vi segnalo un’ottima mailing list, intitolata “100 Links al
mese”, creata e gestita da Davide Ruda.

E’ una semplice ma accurata lista commentata di siti dedicati di
volta in volta a un tema specifico. Trovate i dettagli di come
iscrivervi (gratuitamente) presso

http://www.100links.com/

oppure mandando un e-mail a Davide Ruda presso davide@100links.com

Emulatori di telecomandi cercansi

Un recente articolo di Cnet (www.cnet.com) conferma quello che
sospettavo: è effettivamente possibile emulare qualsiasi
telecomando a infrarossi usando la porta a infrarossi di cui sono
dotati molti PC e organizer come il PalmPilot e Cassiopea.

Ci sono usi legali e meno legali di questa tecnologia. Ad esempio
un mio amico ha aperto una Renault 5 semplicemente intercettando il
codice emesso dal telecomando. Per fortuna la Renault 5 era la mia
(che da allora ho cambiato!) e da allora i costruttori di automobili
si sono fatti un po’ più furbi.

Su un versante meno ladresco e più pratico, il PC può
diventare il telecomando di riserva per gli elettrodomestici di casa.

Ora che anche gli impianti stereo hanno il telecomando, quando si
guasta o si perde uno di questi aggeggi è una tragedia.

Certo, ci sono i telecomandi universali, ma sono macchinosi e in
più se si scaricano le batterie avete perso tutto.

Faccio il mio caso di collezione di telecomandi:

— lo stereo

— due televisori

— due videoregistratori

— due ricevitori TV satellitari

Insomma, sette telecomandi, molti dei quali non reperibili sul
mercato (apparecchi vecchi o introvabili). Procurarsi un telecomando
universale per ciascuno di questi aggeggi mi costerebbe una cifra e
programmare ogni singola funzione richiederebbe una vita.

Allora domando e dico: qualcuno conosce un sito Internet dove
trovare un buon programma di emulazione di telecomandi? L’ideale
sarebbe un programma che memorizza e salva su disco le varie funzioni
di un telecomando.

Fra l’altro, creare un database con i comandi di tutte le marche
non dovrebbe essere un problema per un ambiente collaborativo come
Internet. Pensate alla comodità di avere tutti i comandi già
memorizzati e prelevabili da Internet….

Inoltre un programma di questo genere potrebbe espandere le
funzioni dell’elettrodomestico. Si potrebbero creare macro di comandi
(accenditi, sintonizzati su Italia Uno, registra Aldo, Giovanni e Giacomo, poi alle 24.00 accendi il satellitare,
sintonizzalo sulla BBC, accendi il videoregistratore e commutalo
sulla Scart 2; intanto accendi il microonde, scalda l’abitacolo della
macchina e spegni l’antifurto in casa…).

Se qualcuno ha informazioni in merito, le girerò volentieri
agli altri lettori.

 

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[IxT] Tourbus – Shopping telematico: motori di confronto (9 dicembre 1998)

Dall’Internet Tourbus di Patrick Douglas Crispen e Bob Rankin
traggo, traduco e riassumo (con l’autorizzazione degli autori).

E’ una stagione di boom per gli acquisti via Internet [soprattutto
negli USA]. Si evitano la ressa e le code, si sta al calduccio in
casa propria e spesso i negozi offrono sconti per gli acquisti
effettuati via Internet.

Ma c’e’ di meglio: la possibilità di confrontare prezzi fra
negozi diversi. Ad esempio, i prezzi per un lettore DVD Sony variano
da 389 a 596 dollari, secondo i risultati di una ricerca che potete
effettuare tramite MySimon (http://www.MySimon.com).

E’ solo uno di una vasta serie di motori di confronto o “agenti
intelligenti”, che scandagliano i listini prezzi dei negozi
online e, in tempo reale, trovano l’offerta migliore.

Un altro esempio è il Product Finder di Excite, presso
http://www.excite.com/shopping.

Ma è sicuro lo shopping telematico? Anche se la maggior
parte dei browser offre da tempo funzioni per la gestione delle
transazioni commerciali sicure, ci sono molti utenti della Rete che
tuttora esitano a usare online la propria carta di credito.

Temono che il rivenditore sia disonesto o che qualche hacker si
impossessi del loro numero di carta di credito.

Per certi versi si tratta di timori giusti e sensati, ma potete
fare acquisti via Internet a mente serena se tenete presente le
seguenti raccomandazioni.

— Prima di includere il vostro numero di carta di credito in un
e-mail, pensateci due volte. L’e-mail è sicura quanto una
cartolina postale ed è quindi facile per un dipendente di un
provider Internet (non necessariamente il vostro ma uno qualsiasi di
quelli che veicolano il messaggio) sbirciarne il contenuto.

— Fate acquisti solo presso siti Web “sicuri”. Potete
sapere se un sito è sicuro guardando il lucchetto nella zona
inferiore della finestra del vostro browser: se è chiuso,
siete ben protetti.

Inoltre l’indirizzo deve iniziare con HTTPS al posto di HTTP: in
questo modo viene utilizzata una tecnologia di crittografia chiamata
SSL (Secure Sockets Layer) la cui efficacia è stata dimostrata
ampiamente. Spesso si dice che lo shopping online tramite SSL è
sicuro come affidare la propria carta di credito al cameriere del
ristorante dove avete mangiato.

— Non comperate mai nulla da uno “spammer” (quelli che
pensano di farsi pubblicità mandandovi messaggi via e-mail o
intromettendosi nei newsgroup). La gente che abusa di Internet e
scoccia milioni di utenti deve ricevere il vostro disprezzo, non il
vostro denaro.

Se questa gente ignora disinvoltamente le regole di comportamento
di Internet, è assai probabile che siano altrettanto
disinvolti con le leggi del mondo reale.

 

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[IxT] Ancora musica MP3 legale (14 dicembre 1998)

In genere la tecnologia di compressione MP3 (MPEG Audio Layer 3)
viene utilizzata per creare copie pirata di brani musicali. Ma non è
sempre così. Servirà a cambiare il modo di comperare
musica e darà calci nelle parti molli alle grandi case
discografiche.

Il sito MP3.com, ad esempio offre musica in formato MP3 con una
formula che la rende legale e consente di rispettare le leggi sul
diritto d’autore. Michael Robertson, il gestore del sito, sta
diventando una figura di rilievo nel mondo musicale perché
combatte il monopolio di fatto delle sei principali case
discografiche nel campo della distribuzione planetaria della musica.

Il suo caso mostra con quale velocità le nuove tecnologie e
Internet possono scuotere le fondamenta delle attività
imprenditoriali apparentemente più solide e radicate.

Credo che troverete condivisibili le parole di Robertson: “i
fan sono stufi di pagare 15 dollari [da noi 32.000 lire e passa] per
un CD che contiene una sola canzone decente. Gli interpreti sono
stufi di firmare contratti capestro che li legano a vita e li
lasciano pieni di debiti”.

Chi visita il sito mp3.com può prelevare (e comperare)
campioni di nuovi brani offerti da oltre 400 interpreti indipendenti,
che hanno firmato per la casa discografica “virtuale” di
Robertson, la Digital Automatic Music label.

Digital Automatic Music offre circa il doppio di royalty rispetto
alle grandi case discografiche, però non ha i loro fondi per
il marketing e la promozione. Anche Dionne Warwick ha aderito alla
DAM.

Staremo a vedere come finirà questa battaglia sui diritti e
contro i monopoli musicali. Nel frattempo tutto il putiferio nato
intorno all’MP3 porta a una considerazione di base (che non è
mia ma non so chi me l’ha passata): l’album è morto.

La nuova generazione di consumatori di musica, abituata all’MP3 e
a scegliersi solo le canzoni che gli piacciono, tollera poco un album
con un paio di canzoni carine seguite da fuffa. Si crea la propria
compilation e butta via il resto.

Questo è completamente contro il modello economico delle
grandi case discografiche, basato sulla vendita di un album
contenente 12 o più brani, da prendere in blocco o lasciare.

Quindi o un artista impara a sfornare un intero album di belle
canzoni, o si vedrà relegato a comprimario di una compilation.

 

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[IxT] Il mouse compie 30 anni (9 dicembre 1998)

Secondo CNN, il mouse ha compiuto 30 anni il 9 dicembre 1998. Fu
presentato nel 1968 ad una conferenza d’informatica, anche se entrò
a far parte del corredo comune dei personal computer soltanto verso
la metà degli anni 80.

Dettagli in inglese presso

http://cnn.com/cnn/TECH/computing/9812/09/mouse.turns30.ap/index.html

 

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[IxT] Come sarà Internet dopo Natale? Intasata! (15 dicembre 1998)

Chi usa Internet per lavoro si era già posto il dubbio: con
tutte queste martellanti campagne pubblicitarie per rifilare Internet a chiunque, non è che poi ci saranno troppi utenti
rispetto alle risorse di rete di Telecom e soci? Riusciremo ancora a
navigare dopo l’arrivo della nuova orda di utenti?

La risposta e’, come avrete intuito, che ci sarà un
massiccio rallentamento di Internet dopo Natale. Il servizio clienti
TIN sarà sovraccarico — e ben gli sta, così imparano a
pubblicizzare l’accesso a Internet come “facile”.

Sto menando gramo? Beh, è una congettura basata sul buon
senso e sull’esperienza. Vedremo se ho visto giusto. E poi sono
confortato nelle mie previsioni da uno studio pubblicato nei giorni
scorsi da Price Waterhouse Coopers LLP [fonte: CNN] e intitolato
“Technology Forecast: 1999”. al ritmo attuale di crescita
di Internet, al quale il traffico _raddoppia_ ogni 100 giorni
(pazzesco), il volume del traffico dati supererà quello del
traffico voce entro due anni.

Questa non è la solita previsione sull’imminente morte di
Internet, perché lo studio riguarda anche le strutture delle
società di televisione via cavo e quelle di telecomunicazione.
Sono tutte prossime alla saturazione e trovo difficile immaginare che
nuove tecniche di compressione riescano a gestire un ritmo di
crescita come quello indicato.

Buon divertimento!

 

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