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A volte sembra che l’esplorazione spaziale sia un po’ ferma, probabilmente perché dal 1972 le missioni umane, di grande impatto sul pubblico, sono limitate all’orbita terrestre, con distanze da Terra misurate in centinaia di chilometri anziché in centinaia di migliaia, ma in realtà l’avventura nello spazio è attiva come non mai, grazie alle missioni robotiche. Abbiamo sonde spaziali al lavoro un po’ dappertutto nel sistema solare.
Da Marte è arrivata ieri la notizia del superamento di un record spaziale che era imbattuto dagli anni Settanta: quello per la massima distanza percorsa sulla superficie di un altro corpo celeste.
Il veicolo Opportunity della NASA, atterrato su Marte nel 2004, ha totalizzato quaranta chilometri di percorrenza sulle proprie ruotine, togliendo il primato al Lunokhod russo, che lo deteneva dal 1973 per aver percorso sulla Luna 39 chilometri. Al terzo posto c’è ora il rover di Apollo 17, che coprì quasi 36 chilometri sulla Luna nel 1972 ma si merita una menzione speciale perché aveva a bordo due astronauti.
Abbiamo costruito un robot che ha fatto quaranta chilometri su Marte ed è riuscito a durare dieci anni in un ambiente ostile senza riparazioni. Mica male. Di fronte a massacri, tragedie e continue dimostrazioni dell’idiozia umana, ogni tanto è bene ricordarsi di cosa siamo capaci quando smettiamo di litigare.
Questa è una mappa della strada fatta fin qui da Opportunity:
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Credit: NASA/JPL-Caltech/Malin Space Science Systems
Cinque giorni fa, il 21 settembre scorso, Curiosity ha scattato questa foto di Phobos, una delle lune di Marte, dalla superficie del pianeta rosso, durante il giorno locale. L’originale è qui.
Quando vedo foto come questa non riesco a trattenere la mia meraviglia di fronte al lavoro e al talento che c’è dietro quest’immagine un po’ sgranata ma magica. La stessa specie umana che passa gran parte del proprio tempo a massacrarsi con morboso entusiasmo è capace di mandare su Marte un robot e calcolare esattamente a che ora e in che direzione fargli puntare la fotocamera per catturare la fioca immagine di un asteroide butterato che solca il cielo di un altro mondo. Affascinante.
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Che meraviglia. Pochi minuti fa ho potuto seguire in diretta via Internet il lancio della missione spaziale Expedition 35 su un vettore Soyuz, che porterà tre astronauti (Chris Cassidy, Pavel Vinogradov e Alexander Misurkin, un americano e due russi) alla Stazione Spaziale Internazionale nel tempo record di sei ore invece dei soliti due giorni. Considerato quanto è stretta la capsula Soyuz, la differenza è notevole.
Magari per chi non ha i miei anni sulle spalle questo può sembrare banale e scontato, ma pensateci un attimo. Russi e americani, acerrimi nemici pochi decenni fa, ora volano nello spazio insieme; i russi, che vivevano le proprie missioni spaziali nel segreto più assoluto, oggi le trasmettono in diretta; e grazie a Internet non dobbiamo dipendere dagli umori di qualche direttore di rete televisiva, ma possiamo seguire queste imprese, riceverne immediatamente le foto (come quella qui sopra) e addirittura vedere gli astronauti in diretta dentro la capsula. Ne abbiamo fatta di strada.
Prossimamente ci saranno, a bordo dello stesso tipo di veicolo, Luca Parmitano e poi Samantha Cristoforetti. Speriamo che per quelle occasioni qualcuno nei media tradizionali si dia una svegliata.
In aggiunta a queste belle dimostrazioni di come Internet ha cambiato le cose, c’è questa panoramica incredibile in gigapixel di Andrew Bodrov che ci arriva da Marte: questo è quello che vede la sonda Curiosity. Guardatela a tutto schermo e poi zoomate e notate che risoluzione riusciamo ad avere da un altro pianeta. Sembra di essere lì.
A proposito: se volete parlare di persona, dal vivo, con uno dei piloti di Curiosity, l’italiano Paolo Bellutta, sarà in Italia dai primi di aprile. Queste sono le date annunciate:
2013-03-29 3:00. Il comandante della Stazione Spaziale Internazionale, Chris Hadfield, è riuscito a scattare una foto eccezionale del bagliore notturno della Soyuz mentre si arrampica per raggiungere l’avamposto orbitante. Il lancio è stato effettuato di notte, proprio mentre la Stazione sorvolava la zona di decollo. Spettacolare.
2013-03-29 16:00. Aggiungo questo fermo immagine dalla diretta TV dell’arrivo a bordo per mostrare i baffi finti sfoggiati da Chris Cassidy (a 7:55) e segnalo l’audio dell’attracco registrato dall’interno della ISS da Chris Hadfield.
Trovate il monitor più grande che avete, cliccate sul video qui sotto, portatelo a tutto schermo e brindate alla salute di Andrei Bodrov, che ha creato questa meraviglia che vi permette di guardarvi intorno come se foste su Marte.
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Queste sono due foto autentiche scattate su Marte dal veicolo robotico Opportunity a distanza di 12 giorni marziani l’una dall’altra, alla fine di dicembre 2013 e ai primi di gennaio di quest’anno.
Credit: NASA/JPL-Caltech
Come potete notare, è comparso un oggetto al centro dell’inquadratura. La scoperta è stata annunciata dalla NASA giovedì scorso. Le immagini originali, molto più ampie, sono disponibili presso Marsrover.nasa.gov scegliendo la Panoramic Camera e i sol (giorni marziani) 3528 e 3540.
Non è il caso di farsi prendere dall’idea che si tratti di una bitorzoluta forma di vita marziana che è passata davanti alle telecamere del robot Opportunity: esistono spiegazioni ben più banali. Per esempio, può trattarsi di un frammento di roccia scagliato dalla caduta di un piccolo meteorite nelle vicinanze (fenomeno piuttosto frequente su Marte, a causa dell’atmosfera molto tenue che non blocca e disintegra le meteore). Un’altra possibilità è che si tratti di un sasso spostato dal trascinamento di una delle ruote di Opportunity, che ha lo sterzo bloccato e quindi tende a spostare bruscamente i sassolini circostanti.
Le dimensioni stimate della roccia sono paragonabili a quelle di un krapfen (o bombolone che dir si voglia), secondo le parole metrologicamente bislacche di Steve Squyres, capo del team scientifico che si occupa del veicolo.
Sia come sia, la roccia ora è capovolta rispetto alla sua giacitura normale, secondo Squyres, ed è quindi un colpo di fortuna, perché permette di studiare un lato che probabilmente non è stato a contatto dell’atmosfera marziana per un tempo lunghissimo.
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La sonda robotica Curiosity ha usato per la prima volta un trapano su Marte, scavando un foro di prova profondo un paio di centimetri e largo un centimetro e mezzo in una roccia per estrarne l’interno ed esaminarlo. I dettagli tecnici della prova e le ragioni della scelta di questa roccia specifica sono qui su Nasa.gov.
Una visuale più ampia della roccia presa di mira è disponibile in questa foto:
Potete riconoscere la zona trapanata in basso a sinistra in questo autoritratto, disponibile anche come panoramica ad altissima risoluzione:
Se volete sapere come fa Curiosity a farsi questi autoscatti senza includere il braccio che regge la fotocamera, c’è un video esplicativo delle manovre necessarie e un bell’articolo con le singole foto prima dell’elaborazione per combinarle in una panoramica.
Tutto questo, non dimentichiamolo, sta succedendo adesso su Marte. Su un mondo alieno a 345 milioni di chilometri dalla Terra c’è un robot che
oggi ha iniziato a trapanare le rocce alla ricerca di tracce di vita. Ce
lo abbiamo messo noi umani. E possiamo vedere le immagini del suo
lavoro, scattate poche ore fa su un altro pianeta, senza aspettare che
qualche emittente televisiva decida se siano più degne d’attenzione
dell’ennesima stronzata detta dall’ennesima starlette o dall’ennesimo politico
megalomane.
Ciliegina sulla torta, questo è Curiosity visto dallo spazio, in un’inquadratura che include il punto di atterraggio (la chiazza chiara circondata da un alone scuro, in basso) e le tracce delle ruote del robot. Se neanche questo v’incanta, mi arrendo!
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Ultimamente le notizie dallo spazio sono davvero frequentissime. Oggi Opportunity, il piccolo robot teleguidato o rover della NASA, ha completato nove anni di esplorazione di Marte come apripista per il fratello minore (ma più massiccio) Curiosity.
Opportunity è infatti atterrato sul pianeta il 24 gennaio 2004, con una vita operativa prevista di soli tre mesi, ma ha superato questo limite di ben trentasei volte, percorrendo in totale circa 35 chilometri sulle proprie sei ruote, una delle quali è ora parzialmente guasta, costringendolo a spostarsi principalmente in retromarcia. Anche il suo braccio robotico, dopo nove anni di intemperie marziane, comincia ad avere un’articolazione difettosa.
Anche il suo gemello, Spirit, ha resistito ben oltre le previsioni iniziali, ma è rimasto incagliato a maggio del 2009 e non dà più segni di attività da marzo del 2010.
La ricorrenza di Opportunity è una bella occasione per citare questa tenerissima vignetta di Xkcd, dedicata appunto al gemello che non ce l’ha fatta.
Giorno 1 di 90 – “Ancora 89 giorni!”
Giorno 88 di 90 – “Ancora due giorni, poi torno a casa!”
Giorno 91 di 90 – “?”
Giorno 103 di 90 – “Forse non ho lavorato abbastanza bene.”
Giorno 127 di 90 – “Forse se lavoro bene mi permetteranno di tornare a casa.”
Giorno 857 di 90 – “Pensavo di aver analizzato quella roccia proprio bene. Va be’, la prossima la analizzerò meglio.”
Giorno 1328 di 90 – “Tempesta di sabbia. Sto esaurendo l’energia. Ma un bravo rover terrebbe duro. Un rover bravo, come lo volevano loro.”
Giorno 1944 di 90 – “Oh, no. Mi sono incagliato.”
“Ho fatto un buon lavoro? Mi merito di tornare a casa?”
L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.
La fotina che vedete qui accanto è arrivata poco fa da Marte (faccio ancora fatica a scriverlo senza un brivido d’incredula meraviglia): è la prima immagine del braccio robotico di Curiosity estratto dalla sua posizione ripiegata di viaggio. Poi ne sono arrivate altre. Ma nei giorni scorsi ci sono state moltissime novità; cerco di segnalare qui tutte quelle più interessanti.
Il sito della NASA che pubblica tutte le immagini grezze man mano che arrivano è stato rinnovato e migliorato per facilitare l’accesso alla quantità crescente di foto. È stata assemblata una bella panoramica quasi completa a colori, esplorabile in Gigapan. Zoomate e stupitevi. Anche questa è notevole; idem questa, pubblicata su Time. Rikyunreal ne ha creata un’altra su Forumastronautico.it. E poi c’è un’altra panoramica a 360° che include il monte Sharp. E c’è anche questa, da 29000 pixel di larghezza.
Brian Lynch ha assemblato un video usando le immagini della discesa di Curiosity e sincronizzandole con la cronologia e l’audio del Controllo Missione:
C’è anche un’animazione delle foto scattate durante la discesa, che includono anche lo sbuffo dell’impatto dello scudo termico. Anche questa versione è notevole. La versione migliore che ho trovato finora è questa:
Intanto il laser di bordo (realizzato in collaborazione con l’agenzia spaziale francese) ha già sparato un milione di watt per cinque miliardesimi di secondo: questa roccia, chiamata Coronation e grande come una mano, è stata il suo primo bersaglio di prova. Un’immagine del risultato è qui.
E dall’orbita intorno a Marte il Mars Reconnaissance Orbiter ha mandato questa foto in falso colore del sito di atterraggio:
Curiosity è il puntino al centro; si vedono le tracce dei getti dei motori della gru volante. I colori sono esaltati rispetto alla realtà, ma la foto mette in evidenza un fatto curioso: Marte è rosso solo perché è coperto di polvere ricca di ossido di ferro, ma in realtà sotto la polvere è blu-grigio come la roccia basaltica che ne costituisce la maggior parte della superficie. Il vento (o in questo caso, i potenti getti dei razzi) ogni tanto portano alla luce il vero colore di Marte.
Poi c’è quest’immagine, segnalata da Phil Plait, che mostra (sempre in colori esaltati) un cratere d’impatto recentissimo: grazie al fatto che abbiamo sonde orbitanti intorno a Marte da anni, possiamo vedere le differenze e l’evoluzione della superficie del pianeta e scoprire chicche come il fatto che il cratere fino al 2009 non c’era.
Wired ha raccolto una bella serie di foto e di info poco conosciute su Curiosity: le dimensioni davvero notevoli delle ruote, che scrivono “JPL” in codice Morse nella sabbia marziana, i codici per la realtà aumentata, il chip con oltre un milione e duecentomila nomi di persone che hanno aderito all’idea di portare su Marte il proprio nome, e la meridiana di bordo (che è in realtà principalmente un riferimento per la taratura di colore delle fotocamere, come descritto qui; grazie a Skure per la correzione). C’è anche una moneta da un centesimo di dollaro del 1909, usata come riferimento dimensionale intuitivo.
La NASA ha una spiegazione dettagliata delle ragioni della scelta di un sistema di atterraggio così complesso e una foto che mostra il confronto delle dimensioni di Curiosity rispetto ai rover precedenti:
Intanto, su un fronte molto più frivolo, segnalo che il modello in Lego di Curiosity ora ha anche la gru volante e ha raggiunto l’obiettivo dei 10.000 sostenitori. E che in onore del primo uso di un laser distruttivo su un altro pianeta, c’è già la T-shirtCuriosity ha sparato per prima.
19:00
Emily Lakdawalla segnala questo fantastico video nel quale l’inquadratura resta centrata sullo scudo termico in caduta. Sbaglio o alla fine si vede la nuvoletta alla Vil Coyote dell’impatto dello scudo?
È stato pubblicato il primo grafico delle condizioni meteo al sito di atterraggio (le situazioni meteo aggiornate saranno pubblicate qui) ed è stata provata la funzionalità dello sterzo delle ruote. Tutto è pronto per il primo spostamento di prova, previsto per domani. Maggiori info e immagini sono qui.
2012/08/22
Il team di atterraggio di Curiosity è andato sul set di Big Bang Theory, per cui mi sa che li vedremo prossimamente in una puntata (foto).
Questo articolo vi arriva grazie alla gentile donazione di “bondoni.g”.
Le foto da Marte trasmesse da Curiosity continuano a migliorare. Questa è una panoramica a 1773×1026 pixel, composta unendo due immagini dalle fotocamere montate sulla “testa” del robot.
Credit: NASA / JPL / Michael Howard
C’è anche una versione 3D con un’inquadratura più stretta, se avete gli appositi occhialini con i filtri blu e rossi: i rilievi e le pendenze, praticamente impercettibili nella versione 2D, qui spiccano fortemente e rendono chiare le asperità del terreno e la profondità della scena. Un’altra versione è stata preparata da @rikyUnreal ed è su Astronautinews.it.
Credit: NASA / JPL / Michael Howard
Giusto per ricordare quant’è straordinaria quest’immagine, non solo è stata scattata poche ore fa su Marte (e scusate se è poco), ma quelle montagne, situate a 20 chilometri di distanza, sono in realtà il bordo di un cratere gigantesco. Quello in cui si trova Curiosity: il cratere Gale, che ha un diametro di 154 chilometri. Immaginate quale impatto colossale può aver prodotto un cratere così grande. E al centro di questo cratere c’è una montagna alta oltre cinque chilometri, l’Aeolis Mons. Questa:
Credit: NASA/JPL-Caltech
È proprio lì che andremo con Curiosity. Questa zona di Marte è drasticamente diversa dalle pianure nelle quali sono atterrate le missioni precedenti e che erano state scelte perché non richiedevano una precisione d’atterraggio estrema come quella ottenuta da questa missione.
A proposito di atterraggio, questo è il primo fotogramma ad alta risoluzione scattato durante la discesa dalla fotocamera MARDI installata su Curiosity: si vede lo scudo termico che precipita dopo essere stato sganciato.
C’è gente che non si emoziona di fronte a queste dimostrazioni dell’ingegno umano e fa sempre le solite critiche: andare nello spazio non serve a niente, costa un sacco di soldi, e bla bla bla (per inciso, Curiosity costa ai cittadini americanimeno di otto dollari a testa). Le stesse critiche alle quali rispondeva elegantemente oltre quarant’anni fa Ernst Stuhlinger, all’epoca fra i direttori scientifici della NASA. L’originale è su Letters of Note; Il Post l’ha tradotta in italiano. Leggetela: nonostante siano passati quattro decenni, sembra scritta ieri.
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