Pochi giorni fa è stato messo in circolazione il primo ransomware per computer Apple: ignoti sono entrati nei server del sito che ospita Transmission, una popolare app per scaricare file con il protocollo Bittorrent, e vi hanno collocato una versione infetta dell’app. Chi la scaricava e installava sul proprio Mac rischiava di trovarsi tre giorni dopo con tutti i dati bloccati da una password che veniva concessa soltanto dietro pagamento di un riscatto pari a un bitcoin (circa 400 dollari).
La vicenda è interessante perché si tratta del primo ransomware che colpisce gli utenti Mac, molti dei quali si sono improvvisamente resi conto di non essere invulnerabili come proclama una diffusa mitologia, e perché i criminali hanno preso il controllo di un sito normalmente affidabile e l’hanno usato per diffondere la loro app infettante, che è stata battezzata KeRanger. Hanno inoltre firmato digitalmente l’app con un certificato di sviluppo valido, cosa insolita che ha consentito all’app di superare le normali protezioni dei Mac (che solitamente accettano di installare soltanto app che hanno questa certificazione di autenticità).
Un attacco sofisticato, insomma. Ma quanti danni ha fatto? Secondo le prime analisi degli esperti, pochi. L’app infetta è stata rimossa dal sito quasi subito e sostituita con una versione pulita. Si stima che la versione infetta sia stata scaricata circa 6500 volte, per cui non siamo di fronte a un’infezione su vasta scala. Chi non ha scaricato Transmission il 4 o 5 marzo scorso non corre alcun rischio da KeRanger.
Inoltre Apple ha revocato prontamente il certificato di sviluppo usato per firmare l’app infetta e ha aggiornato automaticamente il sistema antimalware dei Mac affinché rilevi KeRanger. Di conseguenza, oggi un utente per infettarsi dovrebbe:
– andare a cercare in qualche sito di software pirata una copia di Transmission (cosa priva di senso, visto che Trasmission è liberamente scaricabile dal sito originale)
– scaricare una copia di Transmission che è infetta
– disattivare tutte le principali protezioni del Mac per installarla.
Questo non vuol dire che il pericolo è passato definitivamente, perché la stessa tecnica potrebbe essere usata in futuro su scala più vasta e con effetti molto più estesi. Stavolta è andata bene, ma è meglio cogliere l’occasione per imparare che l’invulnerabilità in informatica è soltanto un mito diffuso dal marketing. Anche per gli utenti Mac.
Questo articolo vi arriva grazie alle gentili donazioni di “mariquita.sol” e “r.dacampo”. L’articolo è stato aggiornato dopo la sua pubblicazione iniziale.
La versione alpha (sperimentale ma usabile) di NeoOffice 2.0, l’adattamento della più recente versione di OpenOffice.org, confezionato per i Mac basati su processore Power PC, sarà scaricabile gratuitamente dal 23 maggio prossimo dal sito di NeoOffice. Chi la vuole avere prima può offrire una donazione ai programmatori, Patrick Luby ed Edward Peterlin.
È un passo importante per gli utenti Mac di OpenOffice.org, che si sono trovati finora sempre indietro di varie versioni rispetto agli utenti Linux e Windows di questa suite libera e gratuita, a meno di ricorrere alle versioni X11 per Mac, non proprio facili da installare e soprattutto scomode perché poco integrate nell’interfaccia di Mac OS X.
Adesso, invece, anche chi usa il Mac (quello “vecchio”, non quello nuovo basato su processori Intel) può usare la versione più recente di OpenOffice.org, che rispetto alle precedenti ha delle evoluzioni profonde: è più leggero e meglio organizzato, ha molte funzioni in più e una migliorata compatibilità con i documenti Microsoft, ma soprattutto usa il formato pubblico e libero OpenDocument, che sta per diventare uno standard, è leggibile e scrivibile da vari programmi ed è in corso di rapida adozione in varie organizzazioni (una per tutte, IBM).
Grazie anche alle vostre donazioni, l’ho provato in anteprima per voi: ecco com’è andata.
Donazione e download
NeoOffice è software libero, sotto licenza GPL, ma questo non vieta ai suoi creatori di chiedere sostegno economico per il proprio lavoro di adattamento. Nasce così la formula della donazione per avere in anteprima ciò che sarà gratuito in seguito.
Con una donazione di 25 dollari (poco più di 20 euro) si può avere adesso NeoOffice 2.0 alpha invece di aspettare fine maggio. Visto che io lo uso tutto il santo giorno per i miei libri e lavori (i miei clienti chiedono il formato di NeoOffice/OpenOffice.org) e mi sembra cosa buona e giusta aiutare dei programmatori che fanno un gran bel lavoro e mi fanno risparmiare i soldi di una licenza di Microsoft Office per Mac, ho fatto la donazione tramite Paypal. Dopo il 9 maggio, fra l’altro, la donazione richiesta scende a 10 dollari.
In pochi minuti mi è arrivato un codice che mi ha permesso di scaricare i 113 megabyte di NeoOffice 2.0 (15 mega in meno della versione precedente). L’interfaccia è soltanto in inglese in questa versione alpha, mentre le versioni precedenti di NeoOffice permettono di scegliere la lingua dell’interfaccia (e anzi adottano automaticamente la lingua che usate per Mac OS X): presumo quindi si tratti di una lacuna temporanea, anche perché il menu di configurazione di NeoOffice 2.0 include già una voce per consentire questa scelta.
Nonostante l’interfaccia soltanto inglese, NeoOffice 2.0 include già i dizionari per il controllo ortografico italiano, oltre a quelli per inglese, tedesco, olandese, ungherese, swahili e thai.
Installazione
L’installazione non comporta grandi stranezze per chi usa il Mac: il solito doppio clic sul file *.dmg scaricato, per montarlo come volume nel Finder, un altro doppio clic sul file NeoOffice.pkg presente nel volume, e parte l’installazione guidata (in italiano, se usate Mac OS X in questa lingua).
NeoOffice 2.0 occupa 300 megabyte su disco. Se avete già installato una versione precedente di NeoOffice sul vostro Mac, viene sostituita e ne vengono ereditate le impostazioni durante il primo avvio dell’applicazione (questa parte della procedura è in inglese).
Prime impressioni
A parte l’evidente lifting fatto all’interfaccia e alle icone di NeoOffice, identiche a quelle dell’attuale versione Windows e Linux più recente, noto un certo miglioramento della reattività del programma, notoriamente un po’ lento.
Ovviamente la più grande novità è la possibilità di usare il nuovo formato standard OpenDocument anche in scrittura (prima gli utenti di NeoOffice potevano soltanto leggere questo formato). È interessante notare che il formato OpenDocument a volte scrive file più grandi rispetto al formato OpenOffice: per esempio, uno spreadsheet di 108 K nel vecchio formato cresce a 368 K in OpenDocument, mentre il mio Acchiappavirus rimane invariato a 200 K in entrambi i formati. In cambio, però, il salvataggio in OpenDocument è notevolmente più veloce.
La stabilità lascia invece un po’ a desiderare: NeoOffice 2.0 alpha si pianta con una certa facilità. Questo, però, non deve sorprendere, visto che dopotutto si tratta appunto di software alpha e la cosa è chiaramente indicata nelle avvertenze. In ogni caso, nei vari crash che mi sono capitati, NeoOffice ha sempre salvato tutti i dati prima di piantarsi. È già disponibile una patch che corregge alcune magagne.
Vi saprò dire di più nei prossimi giorni, man mano che lo uso per lavoro. Nel frattempo, apprezzo alcune piccole cose: la disponibilità dell’opzione che rimuove i metadati personali dai documenti, e l’arrivo del conteggio delle parole nei blocchi di testo, carenza finora imbarazzante di NeoOffice.
Aggiornamento (2006/05/15)
Le prime due settimane di utilizzo intensivo non hanno rivelato magagne significative. L’unica stranezza degna di rilievo è la lentezza del controllo ortografico: si vede letteralmente il cursore che scandisce le singole lettere del testo. In quanto a stabilità, nessun problema dopo i primi crash avvenuti durante una modifica a un grafico integrato in uno spreadsheet.
Questo articolo è stato pubblicato inizialmente presso Disinformatico.info, dove trovate l’originale con i commenti dei lettori. L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale. Ultimo aggiornamento: 2026/02/24.
Come probabilmente sapete, faccio parecchie conferenze, nelle quali uso un Mac e il software Keynote per gestire le presentazioni. Visto che strada facendo ho imparato un po’ di trucchi del mestiere (anche dagli errori miei e di altri relatori), ho pensato di condividerli qui. Magari vi possono essere utili anche se non usate un Mac. Se avete altri suggerimenti da aggiungere, segnalateli nei commenti.
Colgo l’occasione per chiedere agli altri utenti di Keynote: anche a voi la versione 6 tende a piantarsi in modo random quando mostrate una slide nella quale appaiono in sequenza molti oggetti? A me lo fa con le presentazioni importate dalla versione 5. Non lo fa in quelle create ex novo in Keynote 6.
Aggiornamento: i commentatori ripescano e segnalano anche questo mio articolo e questo sullo stesso tema.
Preliminari
Portate dei vostri cavi VGA/HDMI/DVI, meglio se lunghi: spesso quelli già disponibili sono troppo corti e a volte proprio non funzionano.
Aggiornamento (2026/02/24): Oggigiorno è raro che i laptop abbiano porte VGA o HDMI integrate: di solito hanno porte USB-C tuttofare. In questo caso dovete portare un vostro adattatore; magari anche più di uno, perché a volte i proiettori non riconoscono uno specifico modello di adattatore. Questo vale particolarmente per i cavi HDMI.
Aggiornamento (2026/02/24): Oggi ci sono dei trasmettitori/ricevitori video che costano poco e funzionano benissimo. I cavi VGA o HDMI molto lunghi danno spesso problemi: in questo caso conviene sostituirli con uno di questi trasmettitori/ricevitori. Il trasmettitore si collega all’uscita video del vostro computer e il ricevitore si collega all’ingresso video del proiettore. Attenzione che a volte questi dispositivi richiedono un’alimentazione esterna e può capitare che non ci sia una presa elettrica nelle vicinanze: in questo caso io risolvo il problema usando un powerbank.
Portate anche una presa elettrica multipla per collegare eventuali accessori e soprattutto una piccola lampada per illuminare eventuali appunti cartacei: ricordate che quando farete la presentazione la sala sarà probabilmente molto buia. Io porto con me una lampada a stelo flessibile alimentata dalle porte USB o una lampada a batteria.
Abbiate sempre un piano B: fate una copia della presentazione su un altro supporto e in formato PDF, che nel peggiore dei casi potrete mostrare usando un computer altrui.
Usate il vostro computer
Salvo emergenze disperate (tipo il vostro laptop rubato, intriso di caffè o incendiato), non accettate mai di riprodurre la presentazione su un computer differente da quello che avete usato per crearla: insistete per usare il vostro computer, naturalmente fornendo eventuali adattatori per il cavo video. La compatibilità è un mito: la versione di Keynote/PowerPoint/Impress che avete voi sarà quasi inevitabilmente differente da quella presente su un computer ospite; mancherà quasi sicuramente qualche font che avete usato; e una presentazione importata da un altro software (per esempio un PowerPoint importato in Keynote o un Keynote esportato in PowerPoint) non funzionerà mai come l’originale. Troncamenti, animazioni sballate e frecce fuori posto sono praticamente garantiti.
Aggiornamento (2026/02/24): Se proprio non è possibile usare il vostro computer, insistete per vedere in anticipo come funziona la vostra presentazione sull’impianto che dovrete usare. Usate font molto comuni. Se volete andare sul sicuro, usate un file PDF.
Aggiornamento (2026/02/24): Soprattutto per chi usa PowerPoint, incorporate i video nel file della presentazione; non usate link esterni da attivare durante la presentazione. Assicuratevi che siano incorporati tutti i video che avete incluso. Fate una prova trasferendo la presentazione a un computer diverso da quello che avete usato per crearla. Ho visto troppi bravi relatori soccombere con imbarazzo perché non riescono a mostrare nessuno dei loro video a causa di questo errore frequentissimo.
So che i PC Windows spesso hanno problemi a riconoscere il monitor esterno/videoproiettore senza un riavvio dopo averlo collegato e che quindi chiedere di collegare il vostro computer può essere una scocciatura e una perdita di tempo per i tecnici di sala, ma i Mac non hanno questo problema. Per questo li uso per le presentazioni: riconoscono quasi sempre il monitor esterno senza aver bisogno di riavviare.
Account separato
Create sul computer un account utente separato da quello che usate per qualunque altra cosa (lavoro, gioco, altro) e adoperatelo esclusivamente per le presentazioni. Questo permette di configurarlo su misura per questo scopo e avere un ambiente azzerabile standard.
Inoltre impedisce che le personalizzazioni o le attività extra-presentazione possano fare capolino in modo fastidioso o imbarazzante, per esempio tramite la cronologia che contiene siti indelicati (che emergono allegramente nell’autocompletamento, come quando digitate you per visitare Youtube e viene proposto automaticamente Youporn). Può capitare anche che uno screensaver attinga alla cartella delle foto e cominci a mostrare al pubblico le foto delle vostre vacanze o peggio.
Per condividere i dati fra l’account per le presentazioni e quello di lavoro usate Dropbox o simili oppure, meglio ancora, un disco esterno o una penna USB. Sul mio Air uso una scheda SD “troncata” che non sporge (la sporgenza sarebbe pericolosa quando si ripone il computer) e fa da secondo disco interno (PNY StorEdge).
Configurazione dell’account per le presentazioni
Sfondo. Scegliete uno sfondo che sia visivamente ben diverso da quello che usate per gli altri account, così farà da promemoria visivo del fatto che state usando l’account giusto. Non usate uno sfondo nero o monocromatico: spaventa i tecnici perché fa sembrare che il videoproiettore non stia ricevendo alcun segnale. Tenete presente che questo sfondo potrebbe comparire prima o dopo la presentazione.
Screen saver. Disabilitate qualunque salvaschermo (sul Mac, Preferenze di Sistema – Scrivania e Salvaschermo – Salvaschermo – Avvia dopo: Mai).
Niente barra menu nel secondo monitor. Per evitare che prima della presentazione compaia sullo schermo pubblico la barra menu, andate in Preferenze di Sistema – Mission Control e disattivate I monitor hanno spazi separati. È necessario riavviare per rendere attiva questa modifica, che è particolarmente ben nascosta nelle opzioni del Mac.
Notifiche disabilitate. Non c’è niente di più fastidioso di un bel fumetto di notifica che compare sullo schermo pubblico nel bel mezzo di una presentazione e avvisa che c’è un aggiornamento del sistema operativo pronto da installare oppure che è stato trovato un virus. Disabilitate tutte le notifiche: in Preferenze di Sistema – Notifiche, disattivate Mostra notifiche sullo schermo bloccato e Mostra in Centro Notifiche per ciascuna app presente nell’elenco In Centro Notifiche. Per maggiore sicurezza, già che siete nella configurazione delle notifiche, attivate anche Non disturbare: impostatelo dalle 00:01 alle 23:59 (cioè sempre), quando il monitor è in stop e anche durante la duplicazione su TV o proiettori.
Pairing del telecomando. Se usate il telecomando standard Apple, controllate che sia attivato il pairing e che non venga accettato qualunque telecomando dello stesso tipo: questo è uno scherzo classico da fare ai conferenzieri noiosi.
Doppio monitor con note
Questa è una scelta che vedo adottare da pochissimi relatori, eppure è stupendamente efficace: impostate Keynote in modo che mostri sullo schermo del vostro computer l’interfaccia di gestione e le note intanto che sullo schermo pubblico viene mostrata la presentazione (Keynote – Preferenze – Presentazione – Abilita “Visualizzazione presentatore”).
Quello che vede il pubblico.
Quello che vedo io.
Questo permette di evitare l’effetto gruccia: troppo spesso vedo presentazioni il cui testo è semplicemente un elenco di punti che servono da promemoria per il relatore, che li visualizza e poi li spiega. È molto più efficace descrivere un concetto, attingendo come promemoria alle note (nel riquadro bianco in basso dello screenshot qui sopra), e poi far comparire un’immagine o una frase che lo ribadisca e riassuma: tutto resta maggiormente impresso nella memoria dello spettatore.
La Visualizzazione Presentatore, che c’è anche in Powerpoint e in Impress ma non viene quasi mai usata, nel Mac mostra la slide corrente sulla sinistra e quella successiva sulla destra e permette anche di saltare rapidamente da una slide all’altra in modo fluido (dal punto di vista del pubblico) se si fa comparire la colonna di sinistra, come mostrato qui sopra. C’è anche un comodo timer e/o orologio per non sforare troppo rispetto ai tempi previsti.
Schermata di test e slide vuota in fondo
Predisponete una slide che contenga soltanto lo sfondo standard e mettetela a fine presentazione: così non comparirà l’avviso di fine presentazione e non lascerete sullo schermo pubblico un singolo concetto che distrae. Se volete, mettete in questa slide le coordinate per contattarvi o il logo aziendale/professionale.
Dopo questa slide, predisponete un’altra slide con un’immagine che consenta la verifica dei colori, della messa a fuoco e della completezza dell’inquadratura (tipo quella qui accanto, alla quale aggiungete una cornice chiara che segua il perimetro della slide). Vedersi un’intera presentazione con il bordo destro o sinistro troncato è esasperante, e scoprire a metà presentazione che il cavo VGA ha un pin rotto per cui i colori sono tutti falsati è un bel modo di rovinare la vostra fatica.
Perché consiglio di mettere la slide di test in fondo e non all’inizio? Perché se la si mette all’inizio, quando la mostrate parte il timer della presentazione e vi falsa il conteggio del tempo effettivo di presentazione.
Prima di cominciare
Il giorno della presentazione, fate un riavvio del computer. So che molti utenti Apple e Linux (quelli Windows un po’ meno) tengono i computer accesi o in standby per giorni, perché sono abituati a sistemi operativi stabili, ma un crash durante una presentazione è imbarazzante e capita meno facilmente se il computer è stato riavviato di recente. Il reboot non serve per fargli riconoscere correttamente il videoproiettore (quello avviene automaticamente), ma per togliere dalla memoria eventuale fuffa accumulata.
Controllate di nuovo le impostazioni delle Notifiche, specialmente se avete installato o aggiornato del software.
Se non vi serve Internet, scollegatevi dalla Rete, per evitare partenze di aggiornamenti software e di notifiche.
Se vi serve Internet, assicuratevi che la connessione offerta dalla sala non sia filtrata (capita spesso nei locali pubblici e nelle scuole). Se lo è, bypassatela con una VPN o simile, oppure usate una vostra connessione cellulare (da provare prima).
Se non usate il Bluetooth, disattivatelo. Eviterete che qualche burlone vi mandi un file porno nel mezzo della presentazione.
Vuotate la cache e la cronologia del browser: i siti che vi servono vanno messi nei Preferiti.
Controllate il volume dell’audio.
Controllate le batterie del vostro telecomando e tenetene pronta una serie di riserva. Controllate che il telecomando funzioni, e che continui a funzionare anche quando vi allontanate dal computer.
Provate la vostra schermata di test e controllate che i colori siano corretti, il cerchio sia rotondo e l’inquadratura sia completa.
Assicuratevi che il computer sia collegato all’alimentazione di rete: non volete che vi si interrompa la presentazione con un imbarazzante avviso di batteria esaurita oppure che il computer si spenga di colpo sul più bello per esaurimento delle batterie. Controllate che l’alimentatore stia davvero alimentando e non sia inserito male nel computer o nella presa. Controllate anche che la presa sia alimentata e non sia comandata dall’interruttore delle luci di sala, per cui smette di alimentare quando vengono spente le luci per iniziare la presentazione (capita anche questo).
Provate il microfono e scoprite a che distanza e con che angolazione va tenuto per evitare rumori fastidiosissimi.
Spegnete il vostro telefonino oppure mettetelo in vibrazione e affidatelo a una persona di fiducia, così non squillerà e non causerà disturbi nei microfoni.
Tenete a portata di mano un bicchiere d’acqua, preferibilmente non gassata (altrimenti il ruttino da sopprimere vi assillerà per tutta la presentazione). Se vi portano una bottiglietta, apritela prima di cominciare.
Dai commenti arriva anche il suggerimento di fare pipì appena prima dell’inizio. Aggiungo la Regola di Alec Guinness: prima di andare in palcoscenico, soffiati il naso e controllati la patta dei pantaloni.
Durante la diretta di stamattina del Disinformatico, un ascoltatore, Manuel, ha chiesto siti dai quali reperire software per il suo Mac SE. Queste sono le risorse che ho trovato: se ne conoscete altre, segnalatele nei commenti, grazie!
Ne parlerò in dettaglio nella puntata di domani del Disinformatico radiofonico sulla Rete Tre della Radio Svizzera, ma mi sembra opportuno allertare subito che è stata resa pubblica una dimostrazione della possibilità di disabilitare la spia delle webcam anche nei Macbook, macchine che si pensava fossero intrinsecamente immuni (per via del modo in cui sono costruite) da questo genere di trappola. Ne parlano il Washington Post e c’è un paper tecnico. Il software di difesa è qui.
Il test si riferisce a Macbook del 2007 e 2008, quindi non recenti; non è chiaro se ci sia la stessa vulnerabilità anche nei modelli attuali. Ma il paper nota che “Apple’s most recent FaceTime cameras in its 2013 MacBook Air model eschews USB 2.0. Instead, the camera is connected to the host computer over PCIe [33]. Vulnerabilities in the camera would potentially enable an attacker to have DMA access to the host system. This is a significantly stronger capability than USB access.”
Ho già da tempo un pezzo di nastro adesivo sopra la mia webcam.
Questo articolo vi arriva grazie alla gentile donazione di “c.bocc*” ed è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.
Disco pieno. Su un MacBook Air, che ha un disco a stato solido da 128 GB, può capitare. Quello che non mi aspettavo è l’origine del riempimento: la cache di Dropbox, che aveva assunto la ragguardevole dimensione di 40 gigabyte. In una cartella nascosta, oltretutto, per cui non avrei mai scoperto la causa dell’intasamento se non avessi usato Disk Inventory (utility gratuita sostenuta dalle donazioni).
Una cache gigantesca del genere mi è capitata probabilmente perché ho un Dropbox da 100 gigabyte, che però non sono tutti occupati e non sono neanche tutti condivisi sull’Air, quindi magari a voi non capiterà mai. Ma vi segnalo comunque l’episodio, caso mai dovesse capitarvi o semplicemente se volete dare un’occhiata alle dimensioni della vostra cache Dropbox su un Mac: andate nel Finder e (con il menu Go) scegliete di andare alla cartella ~/Dropbox/.dropbox.cache. Visualizzatela, cancellatene il contenuto e sarete a posto, come descritto nell’help di Dropbox (solo in inglese).
L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.
È stato rilasciato qualche giorno fa (ma il mio Mac me l’ha notificato solo ieri) l’aggiornamento di OS X che porta il sistema operativo dei computer Apple alla versione 10.8.4. L’ho installato sul mio Air e sembra funzionare tutto regolarmente. L’elenco delle novità è qui e le questioni di sicurezza sono descritte qui, ma non ve le infliggo; qui vorrei soltanto segnalare un dettaglio che magari può interessare ad altri utenti Mac.
Il primo cambiamento significativo che ho notato è la scomparsa (apparente) di una utility integrata molto comoda per la gestione delle reti Wifi, ossia Wifi Diagnostics (documentata qui).
Niente panico: per riattivarla (oggi si chiama Wireless Diagnostics in inglese) si preme il tasto Opzione, si clicca sull’icona del WiFi e si sceglie Apri Diagnosi Wireless. Compare già qui una serie di info diagnostiche interessanti, ma andando avanti (e dando la password di amministratore) si può scegliere dal menu Finestra la voce Utility, che fornisce vari strumenti di analisi della connessione senza fili.
Apple e Java, ulteriore aggiornamento di sicurezza
Apple ha rilasciato un nuovo aggiornamento di Java. Secondo Intego, Java per OS X 2012-002, forse Apple ha trovato qualche errore minore nel primo aggiornamento e questa è una nuova release che corregge il problema. La documentazione linkata da Apple è HT5055 (per Lion), HT5056 (per Snow Leopard) e HT1222 per entrambi).
L’aggiornamento è disponibile almeno per Lion e Snow Leopard (ho verificato sui miei Mac) e viene segnalata automaticamente da Aggiornamento Software.
Se usate Java, è indispensabile scaricare e installare questo aggiornamento. Fatto questo, ricordate di chiudere e riavviare il Mac per attivare l’aggiornamento.
Sapete tutti cos’è successo a Londra; alcuni lettori hanno inaspettatamente temuto che il mio silenzio di questi giorni fosse dovuto a un mio coinvolgimento di qualche genere, visto che molti pensano che io abiti da quelle parti.
In realtà ho abitato in Inghilterra fino a poco tempo fa, ma a York, a qualche centinaio di chilometri da Londra, e il mio silenzio è dovuto a tutt’altre ragioni puramente personali (a proposito, grazie a tutti coloro che mi hanno scritto a proposito di Biru, siete stati gentilissimi). Volevo soltanto tranquillizzare e ringraziare chi si è preoccupato per me.
Per evitare che Londra sia associata nella vostra memoria soltanto ai recenti attentati, vorrei segnalarvi che America Online permette di scaricare legalmente l’intera serie di concerti.
Le prossime parti verranno pubblicate sempre su Zeus News nei prossimi giorni.
I video sono di ottima qualità, con audio stereo, e per questo piuttosto pesanti (dai 50 megabyte in su), quindi è opportuno dotarsi di una connessione veloce o di moltissima pazienza.
Se trovate errori nei link, segnalatemeli scrivendo come al solito a topone@pobox.com
Terrorismo, fa più danni la paura
Alcuni giorni prima degli attentati di Londra ho scritto un pezzo sui danni che la paura e l’incompetenza causano quando c’è di mezzo il terrorismo: http://www.zeusnews.it/news.php?cod=4223
Cinema digitale
Se non avete ancora visto un film proiettato in un cinema digitale, vi consiglio di provarci con Episodio III: il film in sè può piacere o meno, e forse delude molti fan della saga di Guerre Stellari, ma non c’è migliore dimostrazione del salto qualitativo offerto dalla proiezione digitale.
Cominciano a trapelare i primi dati sul tipo di hardware che costituirà i futuri Mac basati su processore Intel. Sarà davvero possibile far girare Mac OS X su un PC qualsiasi? Improbabile ma non impossibile: http://www.zeusnews.it/news.php?cod=4212
Telefonini sugli aerei: SMS OK, telefonate no, dicono i passeggeri
Sta per cadere il divieto d’uso dei cellulari, ma gli utenti non gradiscono l’idea di trovarsi inchiodati accanto al chiacchierone di turno: http://www.zeusnews.it/news.php?cod=4208
Falla Javascript mette a rischio quasi tutti i browser
Secunia ha trovato una falla che permette a un sito ostile di far comparire nella finestra di un sito sicuro una finestra-trappola. L’articolo contiene anche un rimando alla dimostrazione (innocua) di questa tecnica di aggressione informatica: http://www.zeusnews.it/news.php?cod=4205