Vai al contenuto
iOS 10 è arrivato, ma con qualche problema e un imbarazzo

iOS 10 è arrivato, ma con qualche problema e un imbarazzo

iOS, o non iOS 10, questo è il dilemma:
se sia più nobile nell’iPhone soffrire
i colpi di fionda e i dardi dell’oltraggiosa installazione
o prendere le armi contro un mare di bug
e, contrastandoli, aggiornare lo smartphone?

Solitamente consiglio di installare appena possibile le versioni aggiornate di software, perché contengono migliorie e correzioni di falle di sicurezza, ma stavolta devo fare un’eccezione per iOS 10. La nuova versione di iOS ha moltissime novità ma sta dando problemi a numerosi utenti, tanto che negli Stati Uniti l’operatore cellulare T-Mobile ha esplicitamente invitato i clienti a non installarla almeno per un paio di giorni. Alcuni utenti lamentano una durata minore della batteria, problemi di connessione dati e addirittura paralisi del telefonino o del tablet.

I problemi vengono risolti in parte installando iOS 10 passando tramite un computer con iTunes invece di scaricarlo direttamente con l’iPhone, iPad o iPod touch oppure scaricando la versione 10.0.1. Apple ha pubblicato delle istruzioni (anche in italiano) per chi si trovasse con il dispositivo bloccato.

iOS 10.0.1 è compatibile con gli iPhone dal 5 in su, con gli iPad mini dal 2 in su, con gli iPad dalla quarta generazione in poi, con tutti gli iPad Air e Pro, e con gli iPod touch di sesta generazione. Se decidete di aggiornare, preparatevi a restare senza iCoso per una ventina di minuti, fate prima una copia dei dati presenti sul dispositivo e assicuratevi di avere almeno un 1GB di memoria libera. Poi andate in Impostazioni – Generali – Aggiornamento software, scaricate e installate. Vi servirà la vostra password di iTunes. Buona fortuna.

Se tutto va bene, potrete cimentarvi anche voi con il passatempo scoperto con imbarazzo da alcuni utenti: nelle app di messaggistica c’è l’opzione che consente di inserire immagini GIF animate nei messaggi digitando una parola chiave. Tutto funziona abbastanza bene se la parola chiave è per esempio gattini, ma in alcuni casi se immettete parolacce Apple propone immagini decisamente inadatte a palati sensibili (probabilmente attinge imprudentemente a qualche collezione pubblica). Anche parole teoricamente innocue hanno risultati a rischio: alcuni utenti hanno segnalato che digitare huge (“enorme”) fa emergere immagini animate piuttosto discutibili che potrebbero dare complessi d’inferiorità a molti maschietti. Altre cose di questo genere spuntano digitando bounce (“ballonzolare”). In altri casi sono comparsi spogliarelli di MiniPony e altre cose di cui magari non avevate nemmeno immaginato l’esistenza nei vostri incubi peggiori.

Apple sta correggendo questa funzione man mano che vengono scoperte altre parole chiave inadatte, ma nel frattempo le risate (o le smorfie d’imbarazzo) sono garantite.

Nota: contrariamente a quanto sta girando in Rete ad opera di alcuni burloni, aggiornare il telefonino ad iOS 10 non fa scomparire la presa per le cuffie. L’allarme che sta circolando è una battuta. Ridete.

Fonti aggiuntive: Ars Technica, Gizmodo, Intego.

Aggiornate subito iPhone e iPad: scoperte tre falle gravissime, già sfruttate dai mercenari informatici

Aggiornate subito iPhone e iPad: scoperte tre falle gravissime, già sfruttate dai mercenari informatici

L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale. Ultimo aggiornamento: 2016/09/02 21:00.

Se avete un iPhone o un iPad, aggiornate subito il suo iOS in modo da portarlo alla versione 9.3.5. Apple ha infatti distribuito ieri un aggiornamento d’emergenza che risolve ben tre falle gravissime, che sono già sfruttate da anni da operatori senza scrupoli.

Le falle, denominate Trident dagli esperti, consentono di prendere il controllo completo di un dispositivo iOS semplicemente mandandogli un SMS che contiene un link. Se la vittima tocca il link per visitarlo, il dispositivo viene silenziosamente infettato, per cui l’aggressore può intercettare tutte le comunicazioni: messaggi WhatsApp, Viber, Gmail, Facebook, Skype, FaceTime, Calendar, WeChat e altro ancora. Anche telecamera e microfono possono essere accesi da remoto. Se un dispositivo è infettato, l’infezione persiste anche se lo si aggiorna.

La scoperta è stata fatta e annunciata da Citizen Lab e Lookout su segnalazione di Ahmed Mansoor, un difensore dei diritti umani riconosciuto a livello internazionale che risiede negli Emirati Arabi Uniti. Il 10 agosto scorso ha ricevuto degli SMS che gli promettevano segreti importanti sulla tortura dei detenuti nelle carceri degli Emirati se cliccava sui link inclusi nei messaggi. Mansoor ha fiutato la trappola e li ha mandati agli esperti di sicurezza, che hanno ricostruito il funzionamento e l’origine dell’attacco.

La fonte indicata dagli esperti non è la solita banda criminale: questo è un attacco di gran lunga troppo sofisticato. Gli indizi tecnici puntano a NSO Group, una società israeliana e statunitense che crea spyware per governi senza farsi alcuno scrupolo etico e si fa pagare anche un milione di dollari per ogni malware (o 650.000 dollari, più 500.000 dollari di attivazione, per dieci telefonini da sorvegliare, secondo il New York Times). Questo è il genere di mercenari con i quali rischia di dover lavorare chi pensa di usare malware di stato, e questo è il genere di cifre che occorre far pagare ai contribuenti. Il mandante dell’attacco contro Mansoor, presumibilmente, è il governo degli Emirati.

Probabilmente non avete governi nemici che vi stanno attaccando, ma ora che le falle negli iPhone e iPad sono state annunciate e documentate pubblicamente per consentire di risolverle, i criminali informatici di piccolo calibro si daranno da fare per creare attacchi basati su queste stesse falle. Di solito riescono a farlo nel giro di 24-48 ore, per cui non è il caso di rinviare l’aggiornamento.

L’aggiornamento si installa in pochi minuti nella maniera solita: Impostazioni – Generali – Aggiornamento software. Sono aggiornabili tutti i dispositivi Apple recenti: dall’iPhone 4S in su, dall’iPad 2 in su, tutti gli iPad Mini e Pro, e gli iPod touch di quinta e sesta generazione. Chi non può aggiornarsi perché ha un iPhone o iPad molto vecchio resta gravemente vulnerabile se usa il dispositivo collegandolo a Internet e/o alla rete cellulare.

Fonti aggiuntive: Ars Technica, Motherboard.

Aggiornamenti di sicurezza Apple e Microsoft per il weekend

Aggiornamenti di sicurezza Apple e Microsoft per il weekend

Il recente bollettino di sicurezza di Microsoft non lascia molta scelta: ci sono nove falle da turare, cinque delle quali sono classificate al grado più alto di pericolosità, ossia “critico”.

L’aggiornamento che le risolve è già disponibile, per cui è opportuno installarlo appena possibile: le falle, infatti, riguardano i browser Internet Explorer ed Edge, rendendo gli utenti vulnerabili ad attacchi effettuabili semplicemente convincendoli a visitare una pagina Web appositamente confezionata; toccano anche Office, con vulnerabilità sfruttabili se l’utente apre un documento Office contenente istruzioni nascoste, ricevuto per esempio come allegato.

Ci sono anche falle critiche nella gestione dei font da parte di Windows, che potrebbero consentire all’aggressore di prendere il controllo del computer, e nella gestione dei documenti PDF pubblicati sui siti Web.

La buona notizia è che nessuna di queste falle è al momento sfruttata da attacchi in corso, ma di norma questi attacchi arrivano poco dopo la pubblicazione degli aggiornamenti che le risolvono e le descrivono. La pubblicazione, infatti, consente inevitabilmente ai criminali informatici di sapere dove concentrare i propri sforzi.

Apple, intanto, ha reso disponibile iOS 9.3.4, e anche in questo caso conviene aggiornarsi appena possibile, perché l’aggiornamento risolve una falla scoperta da Team Pangu, un gruppo di informatici noto soprattutto per i suoi strumenti di jailbreak. Apple, come al solito, è reticente nei dettagli e dice solo che la falla consente a un’applicazione di “eseguire codice arbitrario con privilegi di kernel”. Traduzione: è una brutta falla che permetterebbe a un’app ostile di far danni molto gravi. Correggetela installandola nella solita maniera.

Ma è davvero possibile infettare un computer o un telefonino con un’immagine? Sì

Ma è davvero possibile infettare un computer o un telefonino con un’immagine? Sì

Ultimo aggiornamento: 2016/07/22 15:10.

Una delle raccomandazioni classiche della sicurezza informatica è che qualunque dato ricevuto può trasportare un attacco e quindi non ci si può fidare di nessun tipo di file: la cosa è abbastanza intuitiva per i programmi o le app, che eseguono delle istruzioni e quindi prendono il controllo del dispositivo sul quale sono installati, ma è molto meno ovvia per altri tipi di file.

Per esempio, molti utenti sono increduli quando sentono dire che si può infettare un computer, un tablet o uno smartphone usando semplicemente un’immagine. Come è possibile? Un’immagine, viene da pensare, è una cosa che viene soltanto visualizzata: non viene eseguita. L’idea che un’immagine possa infettare un dispositivo digitale sembra assurda quanto l’idea che guardare un certo telefilm possa guastare il televisore.

Eppure è così: era successo l’anno scorso con Stagefright, un difetto dei dispositivi Android che consentiva di attaccarli semplicemente visualizzando o ricevendo via MMS un’immagine appositamente confezionata, ed è successo ancora.

La dimostrazione più recente di questo fatto apparentemente assurdo tocca stavolta gli iPhone, gli iPad e i computer della Apple, che hanno una serie di difetti nel modo in cui creano le anteprime (thumbnail) delle immagini. Se l’immagine ha le caratteristiche giuste, non viene elaborata correttamente e una sua parte viene erroneamente interpretata come se fosse una serie di comandi da eseguire. Questo consente di attaccare un dispositivo di una vittima inviandole un’immagine, per esempio via MMS o via mail, oppure convincendola a visitare una pagina Web contenente l’immagine ostile.

Niente panico: il difetto è già stato corretto con gli aggiornamenti usciti di recente, che portano iOS alla versione 9.3.3 e Mac OS X alla versione 10.11.6. Se non li avete ancora scaricati e installati, fatelo appena possibile.

Fonti: Talos Intel, Welivesecurity. Correzione: nella stesura iniziale avevo scritto che la versione di OS X era la 10.11.16; è invece la 10.11.6. Grazie a @lordgordon per la segnalazione.

Controlli parentali, terza parte: iPhone, iPad, iPod

Controlli parentali, terza parte: iPhone, iPad, iPod


Se avete affidato ai figli un dispositivo iOS (iPhone, iPad o iPod) ma volete mettere dei limiti al suo uso, il software preinstallato offre parecchie opzioni. Per prima cosa occorre andare in Impostazioni – Generali – Restrizioni – Abilita restrizioni e impostare un PIN di quattro cifre che protegga le vostre scelte di restrizione.

Fatto questo, potete selezionare quali applicazioni limitare: per esempio, potete bloccare l’accesso a Safari, alla fotocamera, a Siri, al negozio di iTunes. Avete anche la possibilità di vietare l’installazione e disinstallazione di app e gli acquisti in-app. Potete impostare i tipi di contenuti, per esempio limitando la visione dei film, dei programmi TV e altro ancora in base all’età consigliata (la restrizione si applica soltanto ai contenuti legalmente acquistati che supportano questa funzione).

Nella sezione Siti Web potete bloccare l’accesso a tutti i siti, limitare i contenuti per adulti (non è un sistema perfetto, ma ci prova) oppure bloccare l’accesso a siti specifici. In Foto potete regolare l’accesso delle app alle foto memorizzate sul dispositivo e in Localizzazione potete decidere se consentire al minore di attivarla o disattivarla e quali app possono accedere a quest’informazione.

Infine, Partite multigiocatore consente di vietare (appunto) i giochi con più giocatori (per evitare incontri con bulli e molestatori) e Utilizzo dati cellulare permette di vietare l’uso della trasmissione dati per accedere a Internet.

C’è molto altro, descritto in questa pagina di aiuto di Apple in italiano, e il tutto è appunto protetto dal PIN, per cui assicuratevi di tenerlo ben segreto, cambiatelo periodicamente e segnatevelo: se lo dimenticate dovrete azzerare (inizializzare) il dispositivo, col rischio di perdere tutti i dati non salvati altrove.

Se però volete porre limiti di tempo o di orario, vi serve un’applicazione supplementare, come per esempio Curbi. L’app è in prova gratuita per due settimane ma l’uso mensile si paga (6,99 euro / 7 franchi) e bisogna destreggiarsi con l’inglese (non c’è una traduzione in italiano). Se superate questi ostacoli, però, avete la possibilità di impostare appunto orari e tempi di utilizzo, ricevere via mail un rapporto settimanale dettagliato di utilizzo del dispositivo e gestire il dispositivo direttamente dal vostro iPhone, iPad o computer, filtrare la navigazione, sapere quali app sono installate, consentire o meno l’accesso a Internet e altro ancora.

Curbi ha delle particolarità che è meglio conoscere: per esempio, per motivi tecnici sovrastima di una decina di minuti i tempi di utilizzo delle app e segnala app che non conoscete e non avete installato (si tratta del software che visualizza le pubblicità nelle app normali). Inoltre non blocca l’uso di app o giochi che non richiedono l’accesso a Internet, e può essere rimossa (però la si può combinare con le Restrizioni preinstallate per risolvere questi problemi).

Naturalmente tutto questo non vale se l’adorabile creatura ha craccato o fatto il jailbreak del dispositivo: ma in questo caso la soluzione non è tecnologica e ci vuole una sana chiacchierata a tu per tu. I rischi del crack o jailbreak saranno l’argomento della prossima puntata.

Android troppo insicuro? Colpa dei mancati aggiornamenti

Android troppo insicuro? Colpa dei mancati aggiornamenti

L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale. Ultimo aggiornamento: 2015/11/07 15:15.

È più sicuro Android o iOS? Capita spesso di sentire domande apparentemente semplici come questa, ma la risposta non è altrettanto semplice. In parte la sicurezza dipende dalle abitudini degli utenti, ma va detto che nel caso di Android c’è una grossa responsabilità dei produttori di telefonini, che non mettono a disposizione degli utenti gli aggiornamenti di sicurezza o lo fanno con ritardi enormi, rendendo vulnerabili anche gli utenti Android più diligenti e dotati di dispositivi recenti. La mancanza di aggiornamenti colpisce in particolare i dispositivi Android di fascia economica. Apple, invece, aggiorna sistematicamente tutti gli iPhone e gli altri dispositivi iOS ragionevolmente recenti.

Secondo una ricerca pubblicata da Skycure.com, un dispositivo Android su tre ha una versione di Android obsoleta e non aggiornabile, mentre nel mondo iOS i dispositivi non aggiornati sono circa uno su quattro (il 26%). Questa situazione porta gli utenti Android ad essere più facilmente infettabili: secondo i dati di Skycure, circa il 3% dei dispositivi Android è infetto con app ostili di pericolosità media o alta.

Inoltre più di un dispositivo Android su quattro (27%) ha attiva l’opzione di installare app di provenienza diversa da Google Play e oltre il 15% ha abilitato il debugging USB, che facilita il trasferimento delle app di malware dal dispositivo al computer collegato. Queste sono opzioni che l’utente deve scegliere di attivare (sono normalmente spente), per cui la riduzione di sicurezza che ne deriva è colpa dell’utente. Fra l’altro, la maggior parte degli utenti di telefonini (il 52%) non mette una password sull’accesso al dispositivo.

Per chi vuole usare Android e vuole la certezza di avere sempre aggiornamenti di sicurezza prontamente disponibili le opzioni sono poche: la più rapida è quella di acquistare un Nexus, il telefonino Android venduto e aggiornato direttamente da Google.

L’FBI è entrata nell’iPhone del terrorista. Quello nel quale giurava di non poter entrare

L’FBI è entrata nell’iPhone del terrorista. Quello nel quale giurava di non poter entrare

Questo articolo vi arriva gratuitamente e senza pubblicità grazie alle donazioni dei lettori. Se vi piace, potete incoraggiarmi a scrivere ancora (anche con un microabbonamento). Ultimo aggiornamento: 2016/03/29 11:35.

L’FBI ha depositato una dichiarazione legale (altra copia qui) nella quale afferma di essere riuscita ad entrare nell’iPhone del terrorista Syed Farook (vicenda discussa in questi articoli) e quindi rinuncia all’ordine del Dipartimento di Giustizia che imponeva ad Apple di assistere nello scardinamento delle sicurezze del telefonino (e, di conseguenza, di tutti gli iPhone dello stesso tipo al mondo).

Va notato che l’FBI aveva rilasciato una dichiarazione giurata nella quale asseriva invece ripetutamente che la collaborazione di Apple era l’unico modo possibile per accedere ai dati presenti nel telefonino (per esempio: “Apple has the exclusive technical means which would assist the government”, p. 3; “the FBI cannot do so without Apple’s assistance”, p. 5; “the assistance sought can only be provided by Apple”, p. 7; “there may be relevant, critical communications and data… that… cannot be accessed by any other means known to either the government or Apple”, p. 19).

Non possono essere vere entrambe le dichiarazioni, e questo pone un problemino di credibilità per le prossime volte che l’FBI o il governo statunitense farà affermazioni non supportate da prove.

Edward Snowden ha appunto un commento lapidario: “Giornalisti: per favore
ricordate che il governo ha asserito per mesi che questo era
impossibile, nonostante il consenso degli esperti.”

Non si sa ancora se il telefonino in questione contiene dati significativi per le indagini. Sarebbe assai ironico se, dopo tutto questo can can e dopo aver detto (in sostanza) che accedere a quel telefonino era così importante da giustificare la compromissione della sicurezza di tutti gli iPhone, l’FBI dovesse ammettere che nell’iPhone di Farook non c’è nulla di utile: cosa assai probabile, visto che Farook prese la precauzione di distruggere due altri suoi telefonini ma non questo.

Comunque sia, se l’FBI dispone di un metodo per entrare negli iPhone, conosce una loro vulnerabilità: la rivelerà ad Apple in modo che possa essere risolta, in modo che i criminali non la possano usare e in modo da proteggere i dati dei cittadini onesti e innocenti? In teoria dovrebbe farlo, visto che proprio gli esperti scelti dalla Casa Bianca hanno dichiarato che qualunque decisione di non rivelare una vulnerabilità per scopi di intelligence o di polizia espone gli utenti comuni al rischio che altri usino quella stessa falla e visto che esiste, almeno sulla carta, i Vulnerabilities Equity Process, un processo formale che consente (o impone) la rivelazione di falle di sicurezza informatica scoperte da enti governativi statunitensi. Staremo a vedere.

Molti utenti di iPhone avranno ora il timore di trovarsi con un telefonino vulnerabile, che ha una falla che potrebbe essere usata dai criminali per fare danni, ma occorre tenere presente che il modello di iPhone scardinato dall’FBI è un iPhone 5c, quindi non la versione più recente, che ha un hardware di sicurezza potenziato, e che nei mesi trascorsi dai fatti di sangue di San Bernardino causati da Farook Apple ha rilasciato parecchi aggiornamenti del proprio software rispetto all’iOS 9 dell’iPhone in oggetto.

Si vocifera che sia coinvolta la società di sicurezza Cellebrite, ma non ci sono prove, ed è possibile che si tratti semplicemente di una diceria (partita dalla stampa israeliana) autopromozionale. Non ci sono dettagli certi sulla tecnica hardware o software utilizzata.

Apple ne esce molto bene, schierandosi dalla parte dei propri clienti e dalla parte dei diritti dei cittadini, che una volta tanto coincidono con gli interessi commerciali. Cosa più importante, Apple (insieme ad altri grandi nomi dell’informatica, alleatisi con lei) è riuscita a evitare che si stabilisse un precedente legale pericolosissimo che l’avrebbe costretta fondamentalmente a scrivere malware per violare gli iPhone dei propri clienti.

Ma la vera questione di fondo è che questa vicenda dimostra che non era affatto necessario indebolire la sicurezza di tutti in nome dell’antiterrorismo, come invece affermavano le autorità statunitensi andando contro il parere unanime degli esperti, e che quindi siamo di fronte all’ennesima puntata del teatrino della sicurezza. Complimenti all’FBI per lo sfoggio d’incompetenza tecnica e per aver minato ulteriormente la fiducia nelle autorità.

Fonti: EFF, The Intercept, Ars Technica.

Perché Apple va contro l’FBI sull’antiterrorismo?

Perché Apple va contro l’FBI sull’antiterrorismo?

L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale. Ultimo aggiornamento: 2016/02/19 18:20.

Non capita spesso che una multinazionale difenda i diritti dei cittadini dalle ingerenze del loro governo; di solito è il contrario. Eppure è questo il senso della lettera aperta che Tim Cook, boss di Apple, ha pubblicato in risposta alla richiesta dell’FBI, appoggiata dall’ordine del giudice, di sbloccare un iPhone 5c appartenuto a Syed Farook, che insieme alla moglie Tashfeen Malik ha ucciso 14 persone a dicembre 2015 a San Bernardino, in California. I due sono periti poco dopo in un conflitto a fuoco con la polizia e ora l’FBI vuole accedere all’iPhone di Farook nell’ambito delle proprie indagini, ma non ha la password del dispositivo. Non ce l’ha neanche Apple: l’unico ad averla era Farook.

L’FBI non può tentare tutte le password possibili: ci vorrebbe troppo tempo, perché l’iPhone 5c impone una pausa lunghissima fra i tentativi e c’è il rischio che lo smartphone sia stato impostato in modo da cancellare i dati dopo dieci tentativi sbagliati. Inoltre i dati sul telefonino, in particolare foto e messaggi, sono cifrati e serve un codice di decifrazione.

Gli inquirenti vogliono che Apple scriva una versione su misura di iOS che tolga a quello specifico telefonino le pause obbligate e la cancellazione dei dati, in modo che possano tentare rapidamente tutte le password possibili e alla fine trovare quella giusta.

Come spiega bene The Register, Apple si rifiuta di collaborare per non stabilire un precedente legale pericoloso e preoccupante (lo hanno sottolineato anche Sundar Pichal, CEO di Google, in una serie di tweet; e il consiglio di redazione del New York Times in un editoriale), ma anche perché la protezione della privacy e della sicurezza dei propri clienti è uno dei punti fondamentali della propria immagine commerciale per distinguersi dai concorrenti: in sostanza, acconsentire alla richiesta dell’FBI dimostrerebbe che i suoi telefonini non sono così sicuri come sembrano.

Va detto, a questo proposito, che l’iPhone in questione è un 5c, che non ha le ulteriori protezioni (per esempio la Secure Enclave) introdotte nei modelli successivi. Le autorità federali statunitensi stanno chiedendo ad Apple di dimostrare che è in grado di creare versioni insicure del proprio sistema operativo, minando così alla base la fiducia dei suoi clienti, che si chiederebbero se gli aggiornamenti di iOS contengono falle intenzionali di sicurezza su richiesta governativa.

C’è poi la questione che se Apple accetta la richiesta del governo statunitense rischia di trovarsi di fronte a richieste analoghe di altri governi, che magari hanno una visione molto particolare del concetto di terrorismo e potrebbero citare questo precedente per forzare la mano ad Apple.

Fra l’altro, l’FBI sta chiedendo ad Apple di sabotare la sicurezza generale dei clienti iPhone in cambio di una manciata di dati di utilità discutibile per le indagini: gli inquirenti hanno già ricevuto da Apple i backup del telefonino in questione fino al 19 ottobre, per cui mancano soltanto i dati delle ultime settimane prima dell’attentato, e il telefonino è quello dato a Farook dal Dipartimento per la Salute di San Bernardino per lavoro; i suoi due telefonini privati li ha distrutti preventivamente. Sembra poco plausibile che Farook usasse il telefonino di lavoro per contattare dei terroristi invece di usare i suoi telefonini privati. Questo fa pensare che i dati realmente importanti fossero sui cellulari distrutti e che quello sopravvissuto contenga informazioni poco significative.

Aggiornamenti massicci per Apple, ma con qualche problema su iOS

Aggiornamenti massicci per Apple, ma con qualche problema su iOS

Ultimo aggiornamento: 2016/03/25 16:55.

Apple ha rilasciato degli aggiornamenti molto importanti per Mac, iPhone e iPad che risolvono una falla di sicurezza che consentiva di decifrare i messaggi di iMessage e le immagini e i video custoditi in iCloud; una falla analoga era presente anche in OS X, per cui anche i computer Apple vanno aggiornati.

Gli aggiornamenti portano iOS alla versione 9.3 e OS X alla versione 10.11.4; quelli per iOS aggiungono anche funzioni riposavista, variando la regolazione dei colori dello schermo verso tinte più calde la sera allo scopo di facilitare il sonno, introducono una modalità multitente per gli iPad (molto utile per le scuole) e proteggono le Note con una password o un’impronta digitale.

Ci sono anche novità per le app di gestione della salute, e anche gli Apple TV e gli Apple Watch hanno degli aggiornamenti, rispettivamente con tvOS 9.2 e WatchOS 2.2.

Purtroppo, però, molti utenti segnalano problemi nell’aggiornamento di iPhone 4S, 5, 5C e 5S e di iPad 2, iPad Retina di terza e quarta generazione e iPad Air, che si paralizzano a metà dell’opera e non si sbloccano se l’utente non ricorda correttamente la password del proprio Apple ID. Apple ha quindi ritirato l’aggiornamento per questi dispositivi e ha pubblicato delle istruzioni in italiano per aiutare chi si trova con il tablet o smartphone inservibile.

Prima di avviare gli aggiornamenti, insomma, segnatevi bene la password e fate, come sempre, una copia di scorta dei vostri dati.

Fonti: ZDNet, Ars Technica, The Register.

Non impostate la data del vostro iPhone all’1/1/1970

Non impostate la data del vostro iPhone all’1/1/1970

L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale. Ultimo aggiornamento: 2016/02/19 8:15.

Durante la puntata precedente del Disinformatico radiofonico su ReteTre è arrivata in diretta la segnalazione di un ascoltatore, Benat, che diceva che stava circolando un messaggio che invitava i proprietari di iPhone a impostare la data dell’1/1/1970 e riavviarlo per ricevere un “uovo di Pasqua” ma era in realtà un inganno piuttosto pesante: chi seguiva quest’invito si trovava con lo smartphone completamente bloccato e impossibile da riavviare o ripristinare. L’unico rimedio era riportarlo a un negozio per l’assistenza tecnica. Durante la diretta non c’è stato tempo di verificare la segnalazione, per cui ho promesso di parlarne nella puntata successiva e di scriverne qui.

L’inganno è reale, quindi non impostate il vostro iPhone al primo gennaio 1970: se è un modello 5s o superiore, dopo un riavvio si bloccherà completamente. La stessa avvertenza vale per gli iPad Air e iPad Mini 2 e per gli iPod touch di sesta generazione. Apple raccomanda di non impostare date di maggio 1970 o precedenti e dice che un aggiornamento software imminente permetterà di prevenire il problema.

L’unico modo noto finora per sbloccare un dispositivo bloccato in questa maniera è lasciare che la sua batteria si scarichi completamente, oppure aprirlo (cosa non facile) e scollegare la batteria.

Lo scherzo è nato presso 4chan, famoso (o famigerato) luogo online di raduno di internauti che hanno una propensione per le provocazioni, le trasgressioni e gli scherzi di dubbio gusto.

Ma perché gli iCosi hanno questo strano comportamento? E come mai ce l’hanno soltanto certi modelli? La spiegazione esatta è per ora ignota, ma è presumibilmente legata a due fatti indiscussi: il primo è che tutti i dispositivi colpiti hanno processori a 64 bit e il secondo è che l’1/1/1970 non è una data a caso ma è il giorno d’inizio della cosiddetta epoca Unix, ossia è la data dalla quale i sistemi operativi basati su Unix (come appunto iOS) iniziano per convenzione a contare il tempo, rappresentandolo come il numero di secondi trascorso da allora (per la precisione dalle 0:00:00 dell’1/1/1970).

In attesa di eventuali chiarimenti da Apple, la teoria prevalente sul problema di data degli iCosi è quindi che le loro versioni a 64 bit sbagliano a gestire i calcoli del tempo quando la data è vicina allo zero dell’epoca Unix. Tom Scott ipotizza che ci sia di mezzo un integer underflow: una sorta di millennium bug legato alla gestione delle date in Unix. Comunque stiano le cose, lasciate stare la data del vostro dispositivo: il tempo è una cosa seria.

Fonti aggiuntive: Gizmodo, Catb.org, Apple, Ars Technica.