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Nuova falla in XP, è già usata dai criminali online

Nuova falla in XP, è già usata dai criminali online

Dipendente di Google in Svizzera rivela falla in Windows XP; criminali la sfruttano subito

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Tavis Ormandy, uno degli esperti di sicurezza informatica di Google che lavora in Svizzera, ha scoperto una falla molto grave in Windows XP e ha dato a Microsoft solo cinque giorni di tempo per realizzare e distribuire il rattoppo prima di annunciarne pubblicamente i dettagli nella lista Full Disclosure.

La falla, classificata con il codice CVE 2010-1885, riguarda il Centro assistenza di Windows (l’Help and Support Center) e consente all’aggressore di eseguire comandi a proprio piacimento sul computer della vittima semplicemente inducendo la vittima stessa a visitare un sito Web appositamente confezionato o a cliccare su un link in un messaggio di posta. L’attacco funziona con tutti i principali browser, compreso Internet Explorer 8 e quelli alternativi come Firefox o Chrome, ed è ancora più semplice da realizzare se il computer bersaglio ha installato Windows Media Player (che è installato automaticamente in tutte le versioni principali di Windows). Brutto affare.

La cosa non è piaciuta ad altri ricercatori di sicurezza (Graham Cluley di Sophos, Robert Hansen di SecTheory e Andrew Storms di nCircle Security, sentiti da Computerworld), che hanno ritenuto poco prudente la divulgazione dei dettagli della vulnerabilità: solitamente in questi casi si contatta Microsoft informandola con discrezione della falla scoperta, eventualmente si collabora alla sua correzione, e solo allora – quando gli utenti sono protetti – si divulgano i dettagli. Secondo Ormandy, invece, l’annuncio della falla dopo soli cinque giorni è stato necessario proprio a causa della sua gravità e perché Microsoft, a suo dire, avrebbe ignorato l’avviso se non fosse stato accompagnato da una dimostrazione funzionante.

Alcuni di questi ricercatori pensano che si tratti di una schermaglia nella guerra in corso fra Microsoft e Google: una sorta di “Vedete? Ve l’avevo detto” per giustificare la criticata scelta di Google, segnalata a fine maggio dal Financial Times, di eliminare Windows dai computer dei propri dipendenti e sostituirlo con Linux o Mac OS X, adducendo problemi di sicurezza. Non va dimenticato che Google presenterà ufficialmente il proprio sistema operativo, concorrente di Windows, entro la fine di quest’anno.

Il risultato di tutto questo è che è già stato segnalato il primo sito innocente nel quale è stata inserita dai criminali una forma di attacco che sfrutta la vulnerabilità divulgata da Ormandy per depositare un cavallo di Troia nei computer delle vittime. Il sito attaccato è stato ripulito e nel frattempo Microsoft ha pubblicato uno strumento di correzione che risolve temporaneamente la falla in attesa di un rattoppo formale e definitivo. Questo strumento va usato dagli utenti di Windows Server 2003 e Windows XP; chi usa Windows Vista, Windows Server 2008, Windows 2000 e Windows 7 non è a rischio. Un rischio che forse si poteva gestire un po’ meno avventatamente.

Maggiori informazioni sulla falla sono disponibili nel blog di sicurezza di Microsoft Technet.com e nell’avviso di sicurezza 2219475 della stessa Microsoft.

Come segnalare un molestatore a Google

Come segnalare un molestatore a Google

Funziona l’Abuse di Google? Vediamo

Non ne posso più. Pazienza per i messaggi del Divino Otelma, che per qualche strana ragione mi manda i suoi esilaranti comunicati stampa. Ma certa gente supera il limite della tolleranza con i suoi continui invii di deliri chilometrici. E li manda a tutto il mondo, governi e papi compresi, convinta di avere chissà quali profonde verità che l’universo deve assolutamente sentire.

Ce n’è uno, tale Inenascio Padidio (inenascio@gmail.com), che oggi mi ha rotto l’anima per l’ennesima volta. Gli ho già chiesto più volte, educatamente, di smettere di inviarmi le sue mail. Oggi ha mandato il seguente sproloquio a presidenza.repubblica@quirinale.it, redazione.web@governo.it, segreteria.presidente@governo.it, programma@governo.it, callcenter@giustizia.it, dt.gruppo.info@tesoro.it, ccost@cortecostituzionale.it, infopoint@senato.it, urpdfp@funzionepubblica.it, cassazione@giustizia.it, webmaster@cosmag.it e altri trecentoottanta destinatari.

Oggetto: 2 Giugno: Festa della Repubblica Italiana – Messaggio Universale di ausilio al messaggio augurale del Presidente GIORGIO NAPOLITANO.

Gmail di GOOGLE (il gigante buono), indirizzata a tutto il mio amabilissimo prossimo del Pianeta Terra.

In questo fausto giorno festivo in ITALIA:

mi rivolgo all’Uomo più potente al mondo, seguito dal gotha dell’intellighenzia scientifica mondiale, indicate nelle seguenti 50 Personalità prelevate dal sito dell’Amico YouTube JAMES RANDI:http://www.randi.org/site/ :

1) BARACK OBAMA, 2) JAMES RANDI, 3) RICHARD DAWKINS, 4) PHIL PLAIT, 5) JENNIFER MICHAEL HECHT, 6) MICHAEL SHERMER, 7) PAUL KURTZ, 8) PENN & TELLER, 9) ADAM SAVAGE, 10) RACHAEL DUNLOP, 11) STEVEN NOVELLA, 12) CAROL TAVRIS, 13) D.J. GROTHE, 14) SIMON SINGH, 15) MARTIN GARDNER, 16) DEBBIE GODDARD, 17) JAMY LAN SWISS, 18) BANACHEK, 19) MASSIMO PIGLIUCCI, 20) KAREN STOLZNOW, 21) JOE NICKELL, 22) REBECCA WATSON, 23) BOB NOVELLA, 24) JAY NOVELLA, 25) EVAN BERNSTEIN, 26) DONALD R. PROTHERO, 27) SEAN FAIRCLOTH, 28) JAMES MCGAHA, 29) RAY HYMAN, 30) RICHARD SAUNDERS, 31) K.O. MYERS, 32) MARIA WALTERS, 33) TRAVIS ROY, 34) HARMET HALL, 35) JEFF WAGG, 36) ALISON SMITH, 37) MAGGIE MCFEE, 38) KEN FRAZIER, 39) MICHAEL GOUDEAU, 40) MICHAEL WEBER, 41) ROY ZIMMERMAN, 42) BARRY KARR, 43) GINGER CAMPBELL, 44) STEVE CRAIG, 45) MAC KING, 46) DANIEL LOXTON, 47) MIKE JONES, 48) HAL BIDLACK, 49) DAVID H. GORSKI, 50) JOHN SNYDER;

— mi rivolgo alla mente teologica tra le più eminenti esistenti, nell’augusta persona del mio ex maestro di teologia: JOSEPH RATZINGER;

— mi rivolgo alla mente filosofica tra le più acute d’Italia, nella persona del mio ex maestro di filosofia: EMANUELE SEVERINO;

— mi rivolgo, infine, a tutto l’amato prossimo credente (in tutte le fedi esistenti), atei o non-credenti dell’UAAR, agnostici e scettici del CICAP italiano e del CSI americano (ex CSICOP).

A tutti questi Signori, in rappresentanza dell’amato prossimo mio del Pianeta Terra, affinché prendano atto che il sottoscritto deve essere riconosciuto come il neutrino o “particella di DIO”, tanto studiato e agognato di conoscere profondamente al CERN di Ginevra e al Super-K in Giappone.
Quand’anche questi valorosissimi scienziati dell’odierna affascinante fisica quantistica raggiungessero il traguardo, al neutrino scoperto mancherebbe il PENSIERO intellettivo per SALVARE il MONDO dal caos irreversibile in cui è precipitato che, invece, si trova nella mia “zucchina” di formichina.
PENSIERO intellettivo quasi smemorato e azzerato nella mia dimensione di vita psichica NATURALE, comune a tutti i miei simili; PENSIERO intellettivo sempre più divaricante nella mia dimensione di vita psichica SOPRANNATURALE, mai emersa al mondo, per risolvere brillantemente ogni crisi umana e ambientale e, soprattutto, come saggiamente ammonisceLESTER R. BROWN, per SALVARE la CIVILTÀ.

In Italia mi conoscono bene (in privato) oltre 333 massime Personalità istituzionali e costituzionali, fisiche e giuridiche, con le quali mi sono relazionato dal 1994 al 2006 (12 anni). Devono sciogliere finalmente la riserva del comprensibile silenzio sulla mia persona.

All’Estero possono cominciare a conoscermi da quanto pubblicato in SPLINDER, BLOGGER e YouTube.

Si cominci a leggere e ascoltare quanto ho postato venerdì 28 maggio 2010, «per SALVARE l’ ITALIA e TUTTE le Nazioni del mondo globalizzato».

Serena giornata a chiunque legge!
Viva l’ ITALIA, l’AMERICA e tutte le NAZIONI! Per capovolgere il destino della meravigliosa Terra e dell’intero affascinante Universo.
Cordialmente

I. P.


SENECA: “Chi curerà l’intera umanità dei normali che sono malati?” Curerà e guarirà l’anormale innamorato “pazzo/stolto/debole” di DIO, alias
Inenascio Padidio

Degna dei migliori momenti del Mago Gabriel, non vi pare? Se volete contemplare gli altri scritti del luminare Padidio, li trovate nel suo blog eascioblog.blogspot.com (non lo linko intenzionalmente). Non perdetevi la “Prova PRATICA dell’Esistenza di DIO”.

Siccome Padidio ha ignorato le mie ripetute richieste di non ricevere più le sue perle di saggezza, stamattina ho contattato l’Abuse di Gmail. O meglio, sono andato a caccia del modo per segnalare un molestatore a Gmail. Visto che è un po’ nascosto e può essere utile ad altri, lo segnalo qui: c’è una pagina per segnalare come spam una mail inviata da un indirizzo Gmail.

La pagina, stranamente, non offre un campo nel quale indicare le ragioni per le quali il messaggio è ritenuto spam: semplicemente chiede l’indirizzo dal quale è arrivato lo spam, l’intestazione del messaggio (serve quella completa, dall’ultimo Delivered-To all’ultimo Message-ID, destinatari esclusi) e il contenuto del messaggio (non è chiaro se basti il copiaincolla del testo semplice o se serva il contenuto grezzo, che include eventuali link).

Funzionerà? Staremo a vedere.

Facebook supera Google? Non proprio

Facebook supera Google? Non proprio

No, Facebook non ha superato Google

L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

M’è caduto l’occhio stamattina su un titolo del Corriere: “USA: Facebook supera Google”. Siamo alle solite: mai lasciare che i fatti guastino un titolo ad effetto. Infatti già nel testo del trafiletto diventa chiaro che la settimana scorsa Facebook è stato il sito più visitato di Internet negli Stati Uniti, dimenticando quell’altra cosuccia chiamata “resto del mondo”.

Un’occhiata al Financial Times, che non resiste allo stesso titolo sensazionale ma perlomeno pubblica dati un po’ meno striminziti, rivela che il “sorpasso” si riferisce soltanto al confronto fra il numero di visite [non “visitatori” come avevo scritto inizialmente] alle home page di Facebook e a quella di Google.

Seriamente: quanti di noi vanno alla home page di questi siti? Da come è formulata la descrizione dei dati di Hitwise, sembra che tutti quelli che digitano direttamente nella casella del proprio browser le parole da ricercare in Google non vengano conteggiati e che lo stesso avvenga per gli utenti Facebook che accedono direttamente al proprio profilo.

L’articolo del Financial Times cita inoltre qualche dato che chiarisce meglio la natura del presunto sorpasso. Nel dato di Google non sono inclusi i servizi come Gmail, Youtube e Google Maps e non sono incluse, appunto, le ricerche effettuate in una casella della barra strumenti di un browser. Se si includono questi servizi, il sorpasso non c’è: “Prendendo in considerazione tutte le proprietà di Google, la società ha rappresentato l’11,03% delle visite statunitensi la settimana scorsa, rispetto al 10,98% delle proprietà di Yahoo e al 7,07% di Facebook”.

Poi c’è quell’altro piccolo dettaglio chiamato “fare soldi”, che di solito è un buon criterio per valutare un sorpasso di un’azienda rispetto a un’altra. È inutile che mi venga in negozio un sacco di gente se poi non compra nessuno. Le stime degli introiti (FT parla di revenue) per Facebook indicano non più di 1,5 miliardi di dollari, mentre per Google ammontano a 23,7 miliardi.

Indubbiamente Facebook è in crescita: il raddoppio degli utenti (da 200 milioni in aprile 2009 a 400 milioni in febbraio) non è un risultato trascurabile. Ma se questo si chiama “superare”, ho bisogno di un dizionario nuovo.

Google Zeitgeist, le parole più cercate dell’anno

Google Zeitgeist, le parole più cercate dell’anno

Lo spirito dei tempi fotografato da Google

Come consueto alla fine di ogni anno, Google ha pubblicato i dati riassuntivi di Zeitgeist: le parole o frasi più cercate nel corso del 2008 e quelle in maggiore ascesa rispetto all’anno precedente.

In Italia, al primo posto fra le ricerche più gettonate c’è Youtube, seguito da Roma, lavoro, casa, Sardegna, uomini e donne, iPhone, istruzione, elezioni e dieta. Il balzo in avanti maggiore lo fanno (abbastanza prevedibilmente) pechino 2008, facebook, obama, ecopass, la talpa, finanziaria 2008, saviano, wiki, mutui, e cinquecento. Termini che rispecchiano abbastanza chiaramente gli interessi e soprattutto le preoccupazioni del paese.

In Svizzera, invece, le dieci parole più cercate sono un mix decisamente curioso e meno ansioso: youtube, google, video, wikipedia, netlog, facebook, wetter, swiss, sbb e meteo. Quelle più in ascesa sono, nell’ordine, facebook, iphone, netlog, anibis, youtube, wiki, maps, homegate, ubs e radio.

Si sprecheranno le pagine di interpretazione di questi dati: sono davvero utilizzabili per trarre delle conclusioni sullo stato d’animo di un paese? Difficile a dirsi: è facile prendere queste parole e assegnare loro i significati psico-socio-fumo-culturali più disparati, e bisogna tenere presente la percentuale molto differente di utenti Internet di ciascun paese rispetto alla popolazione complessiva. Un gioco decisamente più intrigante è vedere quanti di questi termini sapete riconoscere senza appunto Googlarli, per sapere se siete siete in contatto con lo “spirito dei tempi”: lo Zeitgeist, appunto.

Se a livello nazionale la cosa dovrebbe essere abbastanza facile, confesso che la classifica delle parole o frasi in ascesa a livello mondiale mi lascia decisamente sconnesso: sarah palin, beijing 2008, facebook login, tuenti, heath ledger, obama, nasza klasa, wer kennt wen, euro 2008, jonas brothers. Fa riflettere il fatto che quattro termini su dieci riguardano il social networking.

Radio: Attenti al DHMO, ICE nei telefonini, Google Docs, pezza antivirus Microsoft

Disinformatico radio: i temi di oggi

La puntata di stamattina del Disinformatico radiofonico (Rete Tre della Radio svizzera di lingua italiana, con diretta alle 11 in streaming e in podcast) tornerà su alcune storie toccate la settimana scorsa e ne presenterà altre nuove:

  • zio Bill ha sistemato la magagna del suo antivirus che si mangiava tutta la posta di Outlook;
  • tutti i dettagli sull’appello che propone di memorizzare sotto la sigla ICE nel telefonino i numeri che i soccorritori dovranno chiamare in caso di emergenza;
  • i fatti alla base dell’allarme per il grave pericolo rappresentato dal DHMO o diidrogeno monossido: una sostanza utilizzata nei processi industriali che viene impiegata dagli atleti per potenziare le proprie prestazioni ed è da tempo presente praticamente in tutti gli alimenti, nell’aria delle città e trovata persino nei neonati;
  • prova su strada di Google Docs and Spreadsheets, il sistema che permette di scrivere testi e fogli di calcolo senza installare alcun programma apposito;
  • un promemoria riguardante l’appello a donare sangue del gruppo B+ per un bambino leucemico che sta impazzando via SMS;
  • Bush junior è il presidente USA meno intelligente della storia: lo scrive il Corriere, ma quello a corto d’intelligenza, stavolta, non è l’attuale inquilino della Casa Bianca.

Per quanto riguarda i podcast, purtroppo la loro preparazione e pubblicazione non dipende da me: se volete sollecitarla (la puntata della settimana scorsa non c’è ancora, lo so), non scrivete a me, ma a retetre chiocciola rtsi.ch.

Prova: Google Docs and Spreadsheets

Prova: Google Docs and Spreadsheets

Google permette di scrivere documenti e fogli di calcolo senza installare nulla

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Google ha da poco presentato la nuova versione di Google Docs and Spreadsheets, o Google Documenti e Fogli Lavoro, disponibile sia in forma gratuita, sia in edizione a pagamento (Premier Edition).

Si tratta di un’area del sito di Google che si comporta come una versione semplificata di una suite di applicazioni d’ufficio: un “programma” di scrittura, uno per la generazione di spreadsheet (fogli di calcolo), un calendario e un “programma” per la gestione della posta (Gmail) che include una funzione di chat.

A queste “applicazioni” di base si affiancano una gestione delle foto e un editor di pagine Web, tutti accessibili da qualsiasi browser compatibile (Internet Explorer 6 e successivi, Firefox, Mozilla, Netscape), senza dover installare assolutamente nulla sul proprio computer. In pratica, si fa a meno di Microsoft Office o OpenOffice.org, perlomeno per la realizzazione dei documenti più semplici.

Questo è un bonus non indifferente per chi lavora in ambienti nei quali è vietato installare software (come per esempio alla RTSI, dove mi trovo a fare ogni martedì un programma sull’informatica usando computer sui quali non posso installare nulla, per cui le prove le faccio sui miei computer personali) e per chi si sposta frequentemente da un computer a un altro.

I documenti creati con GD&S, infatti, vengono conservati sui computer di Google in aree protette da password e sono accessibili da qualsiasi computer collegato a Internet. E’ possibile comunque salvarli localmente (per esempio sul proprio computer), esportandoli nei formati più comuni (Word, OpenDocument, PDF, RTF, HTML per i testi; CSV, OpenDocument, PDF e XLS per i fogli di calcolo). Viceversa, i documenti creati localmente sul proprio computer possono essere inviati a GD&S: i formati supportati sono OpenDocument, XLS e CSV per gli spreadsheet; Word, RTF, OpenDocument e OpenOffice/Staroffice per i testi.

L’accesso via Web ai documenti ha un’altra funzione estremamente comoda: la collaborazione. GD&S permette infatti a più utenti di scrivere e modificare contemporaneamente lo stesso documento. Questo è estremamente comodo per i gruppi di lavoro situati in luoghi geograficamente distinti che devono condividere e collaborare alla stesura di documenti e si scontrano sempre con il problema della gestione delle modifiche coordinate.

Le applicazioni, disponibili anche in versione italiana, sono spartane ma sufficienti per l’uso comune e non risentono di particolari lentezze, salvo nel caricamento iniziale. Per contro, c’è l’ovvio limite di qualsiasi soluzione gestita via Internet: se non c’è collegamento alla Rete, non c’è alcun modo di accedere ai propri dati (a parte le copie locali, che è comunque saggio fare periodicamente).

Una delle critiche più frequenti a GD&S e ad altre applicazioni via Web, che fanno parte delle nuove tendenze del software, è la relativa mancanza di sicurezza. Per prima cosa, l’accesso ai dati è sì protetto da password, ma la password è quella dell’account Google, e normalmente l’utente ha sempre l’account già aperto: di conseguenza, chiunque abbia accesso fisico al computer dell’utente può approfittarne per fare danni, perché si trova tutto già spalancato.

L’accesso ai dati, inoltre, avviene tramite una connessione non cifrata (anche se si può usare HTTPS per i documenti di testo), e questo espone al rischio d’intercettazione.

C’è poi un’altra considerazione di sicurezza: i dati sono in mano a Google. E man mano che Google estende la gamma dei propri servizi, accumula sempre più dati. Gli affidiamo la posta, i documenti, magari il calendario degli appuntamenti… una messe di dati che farebbe gola a qualsiasi governo animato da ambizioni di sorveglianza non proprio legittime. In molti casi, le normative sulla sicurezza posso addirittura vietare la conservazione dei documenti elettronici presso terzi. Queste sono obiezioni che potrebbero essere risolte da una versione “locale” di GD&S: un server o una appliance da acquistare e sul quale conservare tutti i dati, accessibili da qualsiasi computer della rete locale.

Le differenze fra la versione gratuita e quella a pagamento non sono molte in termini di funzioni software: per 50 dollari l’anno per ciascun account, gli utenti di GD&S Premier Edition hanno diritto a 10 GB di spazio per i documenti contro i 2 GB della versione gratuita, e hanno inoltre le API per interfacciarsi con i sistemi informatici aziendali e il diritto all’assistenza tecnica.

Uno dei bonus di queste applicazioni via Web è l’eliminazione di due grandi problemi di chi usa i computer, specialmente nelle piccole e medie imprese: la necessità di aggiornare periodicamente il parco macchine per supportare l’ennesima versione elefantiaca del sistema operativo e della suite per ufficio prediletta e il backup sistematico e sicuro (in luogo geograficamente distinto) dei documenti generati.

Considerata la scarsissima attenzione rivolta dalla maggior parte degli utenti al problema del backup dei dati, è probabile che i documenti siano molto più al sicuro nelle mani di Google che in quelle degli utenti.

Gmail paper: Google reinventa il servizio postale **AGGIORNAMENTO**

Gmail paper: Google reinventa il servizio postale **AGGIORNAMENTO**

Google va verso il monopolio? Gmail Paper invade il settore del servizio postale

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Dopo il recente debutto di Google Docs and Spreadsheets, la suite di applicazioni Web, Google si appresta a invadere nuovi mercati con il suo consueto piglio rivoluzionario ed essenziale. Tuttavia, l’espansione tentacolare dei suoi servizi comincia francamente, a questo punto, a produrre una certa inquietudine, mista ad ammirazione per la genialità delle soluzioni proposte.

L’ultima novità di Google si chiama Gmail Paper: in sostanza, viene sovvertito completamente il modello commerciale dei servizi postali, perché sparisce il costo dell’affrancatura. La corrispondenza cartacea viene generata online (è necessario avere un account Gmail) e poi recapitata a destinazione gratuitamente: i costi sono sostenuti da Google, grazie alla presenza di inserzioni pubblicitarie stampate sul retro dei fogli stampati e recapitati. In pratica, nell’account Gmail viene aggiunto un pulsante che consente di ordinare a Google di stampare e recapitare fisicamente un e-mail. Semplice ed efficace, nel consueto stile di Google.

Le inserzioni sono correlate all’argomento della corrispondenza e quindi difficilmente vengono percepite come fastidio; oltretutto, grazie alla considerazione ovvia che un foglio ha due facce ma viene solitamente stampato su una sola faccia e che il retro è libero e rivolto verso altre persone, ogni foglio stampato diventano un’occasione per veicolare pubblicità.

Crollano quindi i costi di comunicazione anche nel mondo tradizionale, come già avviene da tempo nel mondo virtuale dell’e-mail. Quest’innovazione avrà sicuramente dei grandi benefici per chi è ancora refrattario all’informatica o vive in zone nelle quali l’accesso a Internet è tuttora scarso o precario.

Per contro, viene il dubbio che lo spam possa diventare un problema fisicamente tangibile (il servizio Gmail Paper è completamente gratuito e almeno per ora illimitato) e che ci possano essere seri problemi di privacy se le pubblicità contestuali si dovessero dimostrare troppo rivelatrici. Se per esempio riceviamo via Gmail Paper una lettera d’amore, sul retro verranno stampati annunci pubblicitari imbarazzanti?

Tutti i dettagli su Gmail Paper sono sul sito di Google.

Aggiornamento (2007/04/02): Sì, era un pesce d’aprile.

Radio: EMI vende MP3 senza lucchetti; Google Maps fa il matto; pesci d’aprile e falle IE

Disinformatico radio: EMI rinuncia (in parte) al DRM, Google colpito dalla Maledizione di Haugesund, pesci d’aprile informatici, cursore assassino per Internet Explorer

Come ogni martedì, l’edizione radio del Disinformatico va in onda in diretta sulla Rete Tre della Radio Svizzera di lingua italiana, ricevibile anche in streaming in tempo reale (Real Audio) e in differita come podcast. Ecco i temi della puntata di oggi:

  • La clamorosa scelta di EMI di vendere musica online di qualità superiore e senza lucchetti anticopia (DRM). Come reagiranno i consumatori? L’eliminazione degli odiati lucchetti aumenterà le vendite di questi brani più fruibili o incrementerà la pirateria?
  • I migliori pesci d’aprile storici del mondo informatico, e una menzione speciale per un pesce d’aprile vintage che riguarda da vicino il Canton Ticino.
  • Google Maps colpito dalla Maledizione di Haugesund come Microsoft: le indicazioni stradali sono, in alcuni casi, decisamente eccentriche, come quando vi viene chiesto di attraversare a nuoto l’Atlantico.
  • Falla di sicurezza in Internet Explorer: un cursore animato appesta la Rete così tanto da spingere Microsoft a preparare un aggiornamento di sicurezza straordinario. Come difendersi e come accorgersi di eventuali infezioni virali.
Google e la Maledizione di Haugesund

Google e la Maledizione di Haugesund

Anche Google colpito dalla magagna delle mappe come Microsoft

Questo articolo vi arriva grazie alle gentili donazioni di “shishii” e “info.giuseppe”.

Volete sapere come andare da un luogo a un altro e non avete il navigatore satellitare? Potete usare il servizio apposito di Google Maps. Ma attenzione a quali luoghi scegliete. Lugano-New York, per esempio, non solo vi fa fare un giro assurdo attraverso il nord della Francia, ma a un certo punto, quando arrivate alla costa settentrionale francese, Google vi dice serenamente “Attraversa a nuoto l’Oceano Atlantico”. La cosa curiosa è che altre tratte, come per esempio Lugano-Cairo o Lugano-Sydney, non hanno questo comportamento anomalo: Google Maps si rifiuta semplicemente di fornire indicazioni stradali.

Il fenomeno non è certo circoscritto a Lugano: divertitevi a scoprire e segnalare nei commenti le altre stravaganze di Google Maps.

L’espressione “maledizione di Haugesund” usata per indicare i comportamenti insensati dei programmi di navigazione (navigatori satellitari compresi) deriva da un’analoga magagna che colpì Microsoft e che, come qualcuno ricorderà, descrissi in un mio articolo: Microsoft Mappoint, infatti, dava i numeri in vari percorsi e in particolare nella tratta Haugesund-Trondheim, suggerendo al malcapitato utente di girarsi mezza Europa. Ma soltanto in un senso di marcia.

Pesci d’aprile informatici

Internet e pesci d’aprile classici

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E’ appena passata la rituale scadenza del primo d’aprile, quando molti siti d’informazione passano la giornata a pubblicare notizie fasulle calibrate in modo da sembrare autentiche. E’ un gioco che dimostra molto efficacemente il principio di autorità che è un pilastro delle psicologia delle bufale: se vediamo un testo scritto in modo formale, magari anche impaginato nello stile di una testata giornalistica o addirittura pubblicata da una di queste testate, il nostro senso critico va a farsi benedire.

C’è inoltre qualcosa, nella comunicazione elettronica, che la rende stranamente più autorevole rispetto alla comunicazione orale: sarà la poca familiarità con il mezzo, sarà l’uso della forma scritta con caratteri che richiamano quelli della stampa giornalistica, sarà quello che volete, ma funziona. Il pesce d’aprile ben fatto è un’occasione per riflettere su questi meccanismi psicologici.

Grazie al Museum of Hoaxes, il museo delle burle, posso raccontarvi una delle burle d’aprile più classiche che hanno coinvolto Internet.

Correva l’anno 1984: erano gli albori di Internet, ambiente riservato a pochi fortunati (principalmente università e istituti di ricerca). Andava forte Usenet, che era un servizio che offriva i newsgroup (quelli che oggi siamo abituati a consultare tramite Google Groups), dei forum di discussione. Se volete farvi un’idea di com’era Usenet, sfogliate la versione online di Internet per tutti versione 1994 (questo capitolo in particolare).

Il primo d’aprile 1984 arrivò su Usenet un messaggio che annunciava che l’allora impenetrabile, isolatissima Unione Sovietica si sarebbe aggregata a Usenet. Fu per molti uno shock, perché si pensava che la paranoica predilezione per il segreto, il controllo dell’informazione e la sicurezza che caratterizzavano l’URSS avrebbero impedito un’apertura del genere. Il messaggio asseriva di provenire da Konstantin Chernenko (specificamente dall’indirizzo chernenko@kremvax.UUCP), all’epoca leader dell’Unione Sovietica, e spiegava che lo stato sovietico voleva “creare un modo per aprire una discussione aperta con i popoli americani ed europei”.

Il messaggio scatenò ovviamente un putiferio di reazioni, ma due settimane più tardi il suo vero autore, un europeo di nome Piet Beertema, rivelò la burla, che a quanto pare fu il primo pesce d’aprile online. Sei anni più tardi, quando l’Unione Sovietica si collegò davvero a Internet, adottò il nome di dominio kremvax in onore di questa burla.