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Un litro d’olio vegetale inquina un milione di litri d’acqua?

Non buttate l’olio vegetale nel lavandino!

Sta circolando un appello a sfondo ecologico che sta suscitando curiosità e perplessità: siamo davvero tutti colpevoli di inquinare un milione di litri d’acqua ogni volta che buttiamo via l’olio della frittura?

Ecco il testo dell’appello:

URGENTE E’ BENE SAPERLO PER LA TUA SALUTE E LA SALUTE DEL TUO MONDO

Sapete dove buttare l’olio della padella dopo una frittura fatta in casa?

Sebbene non si facciano molte fritture, quando le facciamo, buttiamo l’olio usato nel lavandino della cucina o in qualche scarico, vero? Questo è uno dei maggiori errori che possiamo commettere. Perchè lo facciamo? Semplicemente perchè non c’è nessuno che ci spieghi come farlo in forma adeguata.

Il meglio che possiamo fare è ASPETTARE CHE SI RAFFREDDI e collocare l’olio usato in alcune di queste bottiglie di plastica, o barattoli di vetro,chiuderli e metterli nella spazzatura.

UN LITRO DI OLIO CONTAMINA CIRCA UN MILIONE DI LITRI D’ACQUA, quantità sufficiente per il consumo di acqua di una persona per 14 anni.

Se tu scegli di inviare questo ai tuoi amici, l’ambiente ti sarà molto riconoscente.

Una volta tanto, un appello circolante in Rete ha un fondamento di verità: purtroppo il fatto che sia condito da informazioni di contorno fasulle lo può rendere poco credibile, ma comunque il suo messaggio di fondo è valido.

E’ infatti falso che un litro d’olio vegetale inquina un milione di litri d’acqua, ma lo rende non potabile, per una questione di gusto, e può formare una pellicola che ostacola l’ossigenazione dell’acqua nei fiumi e nei laghi; ma e lo fa soltanto se arriva direttamente in falda, senza passare da alcun depuratore, come segnala per esempio questa società specializzata nello smaltimento di rifiuti.

E’ però vero che l’olio va smaltito senza versarlo nel lavandino: intasa infatti le tubature e causa problemi anche ai depuratori più sofisticati. Il metodo corretto di smaltimento è collocarlo in un contenitore e portarlo allo smaltimento differenziato oppure, a seconda dei paesi, riporlo nella spazzatura tradizionale.

Va ricordato, inoltre, che l’olio vegetale può essere riciclato per creare sapone e biodiesel.

Antibufala: “8 Incredibili Buchi”

Antibufala: “8 Incredibili Buchi”

Foto incredibili di buchi inquietanti

Sta circolando via e-mail una serie di fotografie, intitolata “8 incredibili buchi”, che ritrae appunto vari buchi molto particolari. Niente paura: nonostante il titolo allusivo, non c’è nulla di osé, anche se uno dei buchi in questione è davvero inquietante e toglie il sonno a molti dei lettori del Disinformatico. C’è chi ha pensato che alcune delle foto siano trucchi digitali, ma in realtà sono tutte autentiche: soltanto i dati che le accompagnano sono esagerati o sbagliati.

Ecco il testo dell’e-mail con le relative foto e i dettagli reali dei vari “buchi”.

8 Incredibili Buchi!

Questi buchi non sono solo incredibili ma, alcuni sono veramente terrificanti, specialmente il numero 8.

1. Kimberley Big Hole – South Africa


Apparentemente il più grande buco mai scavato sulla terra. Profondo 1.097 metri questa miniera ha dato alla luce più di 3 tonnellate di diamanti prima della sua chiusura avvenuta nel 1914.

Furono rimosse più di 22.500.000 di tonnellate di terra.

I fatti: il Kimberley Big Hole, in Sud Africa, è profondo 215 m, non 1097 (misura che si riferisce invece alla profondità massima raggiunta dalla miniera sotterranea, non a cielo aperto, di Kimberley), e ha prodotto 2722 kg di diamanti, secondo Showcaves.com. Secondo la medesima fonte, non si tratta del “più grande buco mai scavato sulla terra”, perché vi sono miniere a cielo aperto ben più grandi, come la Jagersfontein. Il suo sito ufficiale è qui.

2. Glory Hole – Diga di Monticello, California

Il Glory Hole viene usato quando il livello della diga raggiunge il punto critico e bisogna far scorrere l’acqua fuori dall’invaso.




La sua grandezza gli consente di drenare 14.400 metri cubi di acqua al secondo.

Nella foto sopra, si può ammirare il buco, a sinistra, visto dall’alto. Se vi venisse in mente di saltarci dentro,il vostro corpo verrebbe letteralmente sputato fuori come si può vedere nella foto sotto.

I fatti: il Glory Hole si trova realmente presso la diga di Monticello, in California, ed è uno scarico utilizzato quando il livello dell’acqua a monte della diga diventa eccessivo. E’ visibile in Google Maps qui. Trovate alcune immagini della sua costruzione e attività qui. Misura 22 metri di diametro e, contrariamente a quanto indicato dall’appello, non ha una portata di 14.400 metri cubi al secondo (che sarebbero 14.400 tonnellate d’acqua, un’enormità), ma di 1370 metri cubi al secondo (dati US Bureau of Reclamation).

3. Bingham Canyon Mine, Utah

Un altro dei più grandi buchi scavato nella terra. L’estrazione mineraria iniziò nel 1863 e continua ancora oggi. Il buco aumenta costantemente la sua larghezza e profondità. Allo stato attuale, misura quasi due chilometri ed è profondo quasi cinque.


I fatti: il sito ufficiale di questa miniera di rame è qui. La miniera non è né larga “quasi due chilometri” né profonda “quasi cinque”: è larga 4 km e profonda 1,2 km.

4. Great Blue Hole , Belize

Questo incredibile fenomeno geografico conosciuto come il Buco Blu è situato a 60 miglia M da Belize, in America Centrale. Ci sono numerosi buchi blu nel mondo ma, nessuno così grande e stupefacente.


La misura alla superficie, perfettamente circolare, è di ¼ di miglio mentre la sua profondità raggiunge i 145 metri. Naturalmente il buco è considerato il paradiso dei sub.

I fatti: le misure e l’ubicazione sono esatte. Maggiori informazioni sono qui e la sua posizione in Google Maps è questa. Varie fonti indicano che non si tratta di un “paradiso dei sub”, nel senso che in realtà le immersioni sono molto difficili e rischiose.

5. Mirny Diamond Mine , Serbia

Sicuramente la miniera di diamanti numero uno per larghezza. Profonda 525 metri, con un diametro alla superficie di 1.200 metri, è fatto espressamente divieto di volo sopra di esso per il pericolo, per gli elicotteri, di rimanevi letteralmente succhiati dentro.

La freccia rossa a destra, punta un grosso camion per il trasporto terra.



I fatti: la miniera non è in Serbia, ma in Siberia, alle coordinate 62°31’44″N 113°59’34″E; le misure sono sostanzialmente esatte (fonte: BBC). Un’immagine satellitare è disponibile qui.

6. Sinkhole in Guatemala

Creato semplicemente dal risucchio dell’acqua piovana causato dal collasso della superficie terrestre.

Questo buco, creatosi in Guatemala ha letteralmente inghiottito almeno un dozzina di case, abitanti inclusi.



I fatti: il disastro è avvenuto il 23 febbraio 2007 e ha causato almeno tre vittime e uno squarcio profondo circa 110; la colpa non è il “risucchio dell’acqua piovana”, ma la rottura di una condotta fognaria utilizzata anche per lo scolo delle acque piovane (fonti: National Geographic e MSNBC). Un link a Google Earth, con sovrapposta la foto dello squarcio, è qui.

7. Diavik Mine , Canada

Questa incredibile miniera si trova a 300km a nord-est di Yellowknife in Canada.

Spettacolo magnifico anche con il ghiaccio che circonda questa miniera di diamanti.


I fatti: la miniera di diamanti Diavik si trova effettivamente nel luogo indicato nell’appello, come conferma il sito ufficiale. Le sue coordinate in Google Maps sono queste.

#8 Il buco più terrificante di tutti? Si trova in Italia.

Eccolo:

Buco poco profondo ma, nonostante ciò, riesce ad inghiottire, ed a far scomparire, MILIONI di EURO ogni giorno. Il buco più terrificante costruito dall’uomo. Un record tutto italiano. Non esiste niente di simile in tutto il mondo.

I fatti: sono ben noti a qualsiasi contribuente italiano.

Popcorn e cellulari, spot virale che rivela l’analfabetismo tecnologico

Popcorn e cellulari, spot virale che rivela l’analfabetismo tecnologico

Il telefonino non cuoce il popcorn, ma rivela quanta gente cotta c’è in giro

L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Ne avevo già parlato nella puntata del Disinformatico radiofonico del 10 giugno scorso, ipotizzando che si trattasse di una campagna di marketing virale, e sono stato facile profeta: i vari video comparsi recentemente su Youtube che mostrano come produrre popcorn facendo squillare quattro cellulari intorno a dei chicchi di mais sono infatti una bufala.

Più precisamente, sono falsi realizzati per una campagna pubblicitaria di una marca di auricolari, come mostra attualmente la pagina apposita del sito della marca in questione.

La pagina in questione precisa che “il contenuto di questi video è costituito da illusioni ottiche fittizie e umoristiche concepite come intrattenimento. Nulla in questi video è inteso a suggerire che i telefoni cellulari possano produrre popcorn e la Cardo Systems, Inc. (“Cardo”) nega specificamente che questi video contengano una rappresentazione di fatti o commenti riguardanti la sicurezza. Cardo si solleva da qualunque responsabilità per le informazioni presenti in questi video”.

Legalese a parte, si è trattato insomma semplicemente di una finzione a scopo pubblicitario, uno spot sotto mentite spoglie, secondo una tattica sempre più diffusa in Rete. Una tattica che funziona, visto che i vari video sono stati visti oltre 11 milioni di volte (almeno così dice chi li ha prodotti) e hanno generato infiniti contro-video di sbufalamento e di presa in giro, come quello che genera il popcorn usando tre banane o quello che fa il popcorn dentro un iPhone. L’importante è far parlare di sé.

A prima vista possono sembrare superflui i contro-video di quelli che hanno ritenuto necessario addirittura fare la verifica sperimentale, come questo della redazione di Le Post, ma questa campagna pubblicitaria ha messo in luce un fenomeno sconsolante: c’è tanta gente che ci ha creduto, nonostante il fenomeno sia manifestamente impossibile, come può capire chiunque abbia un minimo di conoscenza tecnica.

Infatti un cellulare genera al massimo 2 watt di segnale, per cui mettendone insieme quattro si arriva al più a 8 watt; un forno a microonde genera 1500 watt o più, e lo fa in un ambiente chiuso che concentra le microonde, eppure ci mette un buon minuto a fare i popcorn. Pensare che ci possano riuscire quattro cellulari significa non solo non capire un’acca di tecnologia, cosa preoccupante in un mondo in cui la tecnologia è alla base della nostra vita, ma anche non avere capacità critica: se davvero fosse possibile cuocere il popcorn con quattro cellulari, le vostre orecchie dovrebbero bollire ogni volta che usate il telefonino.

Uno degli esempi più patetici di quest’analfabetismo tecnologico mi è arrivato oggi. Lo pubblico anonimizzato per obbligo professionale, ma gente di questo tipo, che mette in allarme amici e colleghi per niente, andrebbe secondo me messa alla gogna.

I: Caro amico salviamo il salvabile , A E MANDA QUESTA MAIL ATUTTI GLI AMICI A CUI VUOI BENE

A: [lista di destinatari, ovviamente rigorosamente in chiaro]

I pop corn si cucinano con le radiazioni del cellulare ,, e il nostro
cervello ?, prova a casa tua.

se apri questo smetterai di telefonare ?

http://it.youtube.com/watch?v=AcLS2WJERQ0

E’ importante leggi tutto .
Sono anni ormai che usiamo il cellulare e ci han detto che non fa male ..
Scienziati amici e giornalisti ,dicono il contrario ,
l ‘industria paga giornalisti e scienziati per non allarmare.
Mentre molti miei amici hanno malattie sconosciute all’udito e non solo
..
Vorrei pregarti di usare il mio cellulare con parsimonia
1) aL CELLULARE sii telegrafico
2) SE RIESCI è MEGLIO UN SMS
3) MEGLIO CHIAMARMI AL MIO FISSO DI UFFICIO [omissis] (9-18)
O DI CASA 06 [omissis]

ECCO PERCHE’ VEDITI UNO DI QUESTI FILMATI E TI CONVINCERAI

http://it.youtube.com/watch?v=AcLS2WJERQ0

http://it.youtube.com/watch?v=lg_dyD0Nsjw

LE RADIAZIONI FANNO MALISSIMO
E GLI INTERESSI DELLE INDUSTRIE E DELLE COMPAGNIE TELEFONICHE
SONO PIU GRAND DELLA NOSTRA SALUTE,
CIAO H[omissis] G[omissis]

Attenzione ai bambini , non dormire vicino a cellulari, i bambini
subiscono
danni maggiori degli adulti.
Il telefono fisso è gratuito , riscopriamolo

Non ho parole. Ditemi che è una burla.

Gli autori spiegano in dettaglio il trucco

A metà luglio 2008, gli autori dello spot sono stati intervistati dalla CNN per spiegare come è stata realizzata la serie di video: molti hanno pensato alle tecnologie fisiche pù ardite, ma come in ogni buon trucco, la semplicità è l’ingrediente vincente. I dettagli sono in questo mio articolo di aggiornamento.

Attenti ai vigilantes armati che vi staccano l’acqua!

Attenti ai vigilantes armati che vi staccano l’acqua!

Antibufala: allarme per la privatizzazione dell’acqua pubblica

Questo articolo vi arriva grazie alle gentili donazioni di “cricarn****” e “amass74”.

Sta circolando da almeno metà ottobre un e-mail che segnala, tramite una scansione allegata, un articolo inquietante, secondo il quale in Italia, per via di un recente decreto legge, “l’acqua non sarà più un bene pubblico, ma una merce e, dunque, sarà gestita da multinazionali internazionali”.

L’articolo (ne vedete un’immagine qui sotto) aggiunge che “a Latina la Veolia (multinazionale che gestisce l’acqua locale) ha deciso di aumentare le bollette del 300%”. Un dato decisamente preoccupante. Ma c’è di più.

Secondo l’articolo, infatti, “ai consumatori che protestano, Veolia manda le sue squadre di vigilantes armati e carabinieri per staccare i contatori”.

Il tono lievemente allarmista prosegue preannunciando che “la privatizzazione dell’acqua che sta avvenendo a livello mondiale provocherà, nei prossimi anni, milioni di morti per sete nei paesi più poveri”.

Gli ingredienti di un allarme-bufala classico ci sono praticamente tutti. Il classico riferimento alle multinazionali assassine; il complotto per privarci di un bene essenziale; la minaccia della violenza tramite addirittura vigilantes armati e carabinieri assoldati per staccare i contatori; e la paventata strage ad opera, naturalmente, delle solite multinazionali, che nelle leggende metropolitane e nelle bufale occupano il posto che hanno i nazisti nei film di Indiana Jones: un nemico buon per tutte le occasioni, al quale si può attribuire qualunque sconcezza senza urtare la sensibilità di nessuno.

Ci sono anche altri due sintomi classici: un autore (in questo caso un’autrice) che non sembra avere particolari titoli di competenza nell’argomento trattato (Rosaria Ruffini è indicata nella scansione che accompagna l’appello come “Docente di teatro allo Iuav”) e la mancanza dell’indicazione della fonte e della datazione.

Ma i sintomi non sono fatti, e non bastano per etichettare come bufala o meno un appello (anche se possono indurre al dubbio): per cui provo a fare un po’ di chiarezza raccogliendo qualche fatto su cui ragionare. Ecco i risultati della mia indagine preliminare.

La Veolia gestisce effettivamente l’acqua a Latina, come risulta dal sito della sua Srl italiana, Veolia Acqua, con sede a Milano. Ma lo fa sin dal 2001, come indicato dal medesimo sito: “In 2001 following an international call for tender Veolia Acqua was chosen by Ambito Territoriale Ottimale (ATO) de Latina to manage for 30 years the outsourced water and wastewater services for the public authority.” In altre parole, non sarebbe corretto parlare di “dato il via alla privatizzazione dell’acqua pubblica”, perché in una forma o in un’altra questa privatizzazione già esiste da almeno sette anni nel caso di Latina.

Inoltre in questa gestione la Veolia ha come socio maggioritario i comuni dell’area: la società Acqualatina è infatti una “società mista a prevalente capitale pubblico (il 51% del capitale è detenuto dai Comuni dell’ ATO 4 in proporzione alla popolazione residente)”.

Anche Report si è occupato del caso due anni fa: la trascrizione è qui.

Il “decreto legge 112” citato dall’articolo dovrebbe essere quello del 2008, anche se l’articolo non lo specifica: in tal caso, il testo della legge 6 agosto 2008, n. 133, che converte in legge il DL 112/2008, è questo. L’articolo 23bis in effetti regolamenta la gestione dell’acqua.

Non è chiaro da dove provenga l’articolo. La sua impostazione fa pensare che provenga dalla carta stampata, ma finora non sono riuscito a trovarne la fonte. Il suo testo integrale è riportato da vari siti (per esempio Liberacittadinanza.it, Jacopo Fo), senza però indicarne la provenienza originale: moltissimi siti ritengono che provenga da Liberacittadinanza.it. Alcune fonti suggeriscono che la Ruffini scriva per ePolis, e in effetti la grafica di ePolis corrisponde a quella mostrata nell’appello, come si può vedere scaricando un PDF per esempio dal sito dell’edizione romana. Ho quindi contattato la redazione di ePolis via e-mail e sono in attesa di risposta.

Ho inoltre inviato oggi alla Veolia una richiesta di informazioni tramite l’apposito modulo online del suo sito. Appena avrò notizie, le pubblicherò nel proseguimento di quest’indagine.

Questi sono i fatti che ho raccolto fin qui. Se ne avete altri, segnalateli nei commenti qui sotto.

Allarme virus per Peteivan e Invito

Allarme virus per Peteivan e Invito

Quiz: se l’allerta virus è diffuso dalla Federazione Italiana Teatro Amatoriale, ci devo credere?

Questo articolo vi arriva grazie alle gentili donazioni di “remo.iann****” e “luigi.mi***”. Immagine tratta da Thefacepalm.org.

Da qualche giorno ricevo segnalazioni a badilate di questo nuovo allarme virale (il testo a volte cambia leggermente, il senso no):

abbiamo ricevuto dalla segreteria della FITA ( federazione italiana teatro amatoriale) il messaggio urgente che di seguito riportiamo ,ritenendolo,per la serietà della fonte di importanza primaria.Per questo ci permettiamo di scrivere oltre le nostre normali informazioni.
grazie della collaborazione

IMPORTANTE

Dì a tutti i contatti della tua lista, di non accettare nè il contatto peteivan@hotmail.com nè un video di Bush. In realtà si tratta di un hacker, che formatta il computer, ti cancella i contatti e ti toglie la password alla posta elettronica.

ATTENZIONE, se i tuoi contatti lo accettano, pure tu lo prenderai, così invia il messaggio urgentemente a tutti, questo è di molta importanza, semplicemente FAI “copia e incolla”.

URGENTISSIMO! PER FAVORE, INVIA QUESTO AVVISO A TUTTI I TUOI
CONTATTI!!!

Nei prossimi giorni devi stare attent@: Non aprire nessun messaggio con un allegato chiamato:Invito, indipendentemente da chi te lo invia. E’ un virus che BRUCIA tutto l’hard disk del computer. Questo virus verrà da una persona conosciuta che ti aveva nei contatti. E’ per questo che devi inviare questo messaggio ai tuoi contatti.. E’ preferibile ricevere questo messaggio 25 volte che ricevere il virus e aprirlo.

Se ricevi il messaggio chiamato: Invito, anche se è inviato da un amico, non aprirlo e spegni subito il computer. E’ il peggior virus annunciato dalla CNN.. ‘Un nuovo virus è stato scoperto recentemente ed è stato classificato da Microsoft come il virus più distruttivo che sia MAI esistito. Questo virus è stato scoperto ieri pomeriggio dalla Mc Afee e non c’è rimedio contro questa classe di virus.

Questo virus distrugge semplicemente il Settore Zero dell’Hard Disk, dove le informazioni vitali della sua funzione vengono conservate.

INVIA QUESTA E-MAIL A CHI CONOSCI. COPIA QUESTO TESTO E INVIALO A
TUTTI I TUOI AMICI. RICORDA: SE LO INVII A LORO, CI BENEFICI TUTTI.
E’ URGENTISSIMO !!!

E’ una bufala: si tratta semplicemente dell’ibridazione contro natura di alcuni vecchi appelli fasulli della categoria Bufalovirus mittensis e Bufalovirus subjectii, già documentati in questo articolo del 2006. L’allerta per Peteivan risale a novembre 2008; quello per “Invito” o “Invitation” risale a gennaio 2006 (e il virus era stato scoperto “ieri pomeriggio” anche allora).

Oggi come allora, il nome di un messaggio o di un mittente non è un criterio serio per gestire la propria sicurezza. Esattamente come non lo è affidarsi a un appello che non cita fonti serie e precise ma propone come garante un’organizzazione del mondo dello spettacolo (oppure, come ho visto in un caso “RAGAZZI ME LO HA INVIATO UN MIO AMICO INGENIERE CHE LA SUA DITTA E’ STATA FREGATA CON QUESTO ECCO PERCHE’ VE LO GIRO, CREDO SIA MOLTO IMPORTANTE E DI LUI MI FIDO…. CIAO”. Con tutto il rispetto per la FITA e per gli ingenieri, non credo che li si possa chiamare fonti serie quando si tratta d’informatica. Ma qualcuno evidentemente pensa di sì.

A questo punto dovrei concludere con il solito suggerimento di cancellare questi appelli inutili senza inoltrarli, magari avvisando il mittente che è incappato in una bufala. Ma dopo tutti questi anni di caccia inutile ai bufalovirus, che tuttora mietono vittime così facilmente, mi viene voglia di offrire un suggerimento differente: rispondete a chi vi ha mandato l’appello con un messaggio intitolato “Invito”. Così magari seguirà il consiglio dell’appello e spegnerà il computer. Per sempre, se possibile.

Perché è vergognoso che a distanza di tutti questi anni, e con la facilità con la quale oggi basta immettere in Google “peteivan@hotmail.it” per trovare la risposta, ci sia ancora in giro gente che inoltra qualunque scemenza ricevuta da chissà chi, senza prendersi la briga di riflettere un microsecondo.

Bufalovirus su Facebook

Bufalovirus su Facebook

Ilenia Visca e Paolo Monasterolo, nuovi untori bufala su Facebook

Ricevo numerose segnalazioni di quest’avviso circolante su Facebook:

Non accettare l’amicizia di una certa “Ilenia Visca” e ” Paolo Monasterolo” sono hackers. Ditelo a tutti sul vostro elenco perchè,se qualcuno li aggiunge,ottengono l’elenco contatti e ID del computer e indirizzo. Quindi copiare e incollare questo testo nella vostra bacheca non siate pigri… fatelo! Per quel che costa..

Niente panico, non contorcetevi davanti al vostro computer! E’ semplicemente l’ennesima variante di Bufalovirus mittensis: un falso allarme. Le ragioni e la storia ormai decennale di questi appelli sono raccontate in questo articolo.

Nota: la graziosa damigella mostrata nella foto non è Ilenia Visca.

Antibufala: Regala anche tu una mammografia!

Antibufala: Regala anche tu una mammografia!

Sì, le mammografie si regalano, ma a che prezzo?

Sta circolando di nuovo questo appello classico:

Vi chiedo un favore, ci vuole solo un minuto. Il sito on-line della ricerca contro il cancro al seno e’ in difficolta’ perche’ non ci sono abbastanza persone che accedono al sito ogni giorno per raggiungere un numero di accessi che permetta loro di ottenere, dagli sponsor, una donazione per almeno una mammografia gratis per donne che non se la possono permettere. Ci vuole meno di un minuto per andare sul sito e cliccare sul bottone ‘donating a mammogram’ SENZA NESSUNA SPESA. (E’ il bottone rosa nel mezzo della pagina) Non vi costa nulla. Gli sponsor che sostengono il sito usano il numero di accessi giornalieri per donare una mammografia in cambio della pubblicita’ che appare sul sito. Questo e’ il sito. Fate girare tra la gente che conoscete.

http://www.thebreastcancersite.com/

Il sito Thebreastcancersite.com esiste e per quel che mi risulta è onesto, nel senso che fa davvero quello che dice. Non contiene software strano o altri trucchi per spillarvi soldi dal conto in banca o dalla carta di credito: si basa esclusivamente sulle sponsorizzazioni pubblicitarie.

In pratica, il sito ha trovato degli sponsor che, secondo una prassi molto diffusa in Rete, pagano al sito un tot per ogni volta che qualcuno vede la loro insegna pubblicitaria (banner) visitando il sito. Questi tot vengono devoluti, detratte le spese di gestione, a una fondazione che li adopera per fornire mammografie gratuite alle donne indigenti negli Stati Uniti. Tutto qui.

In sé la cosa è legale. L’unico problema è che per donare una mammografia ci vogliono circa quarantamila cliccate, come si vede dalle statistiche del sito mostrate anche qui sotto, e per regolamento un singolo utente non può cliccare più di una volta al giorno. In altre parole, è un sistema paurosamente inefficiente per fare beneficenza.

Indagini antibufala consultate dal 2003:
stats count
Antibufala: militari cinesi falsi monaci violenti

Antibufala: militari cinesi falsi monaci violenti

Agenti cinesi fotografati prima di travestirsi da monaci tibetani?

Sta circolando almeno dai primi di aprile una fotografia (mostrata qui sotto) accompagnata da un testo che ne descrive il contenuto in maniera inquietante.

Il testo dell’appello

Vi invito a guardare la foto sottostante! !!
(via satellite, from:Britain’ s GCHQ, the government communications agency) scattata prima degli scontri e la rivolta di Lhasa.

Subject: Ecco i monaci che hanno causato le violenze a Lhasa!!!

Per favore, fate girare il più possibile questa foto, per far in modo che arrivi anche a giornalisti di TV pubbliche e private, giornali ecc affinchè possano pubblicarla.

Pechino orchestrava la rivolta nel Tibet’
Canada Free Press [Venerdi, 21 Marzo, 2008 10:20] spie britanniche confermano la denuncia del Dalai Lama sulle violenze inscenate

di Gordon Thomas

Londra, 20 Marzo – Britain’s GCHQ, l’agenzia governativa delle comunicazioni che controlla elettronicamente mezzo mondo dallo spazio, ha confermato la rivendicazione del Dalai Lama che agenti dell’Esercito Popolare di Liberazione, l’EPL, travestiti da monaci, hanno innescato le rivolte che hanno lasciato dietro di sé centinaia di morti e feriti tibetani.

Gli analisti della GCHQ ritengono che la decisione fosse deliberatamente calcolata dalla leadership di Pechino per fornire una scusa per schiacciare il malcontento che ribolliva nella regione, che sta già attirando la sgradita attenzione del mondo proprio durante la corsa alle Olimpiadi di questa estate.

Per settimane c’è stato un crescente astio a Lhasa, la capitale del Tibet, contro azioni minori compiute dalle autorità cinesi.

I monaci hanno guidato sempre più azioni di disobbedienza civile, chiedendo il diritto di compiere il tradizionale rito d’incensi bruciati. Alle loro richieste si unisce il grido per il ritorno del Dalai Lama, il 14esimo a tenere la massima carica spirituale.

Impegnato ad insegnare i punti fermi della sua autorità morale–pace e compassione- -il Dalai Lama aveva 14 anni quando l’Esercito Popolare di Liberazione invase il Tibet nel 1950 e fu costretto a fuggire in India da dove ha condotto senza sosta una campagna contro la durezza del dominio Cinese.

Ma i critici hanno obiettato sulla sua attrazione per le star dei film. Il magnete dei giornali Rupert Murdoch l’ha definito: ‘un monaco molto politico con scarpe Gucci’

Scoprendo che i suoi sostenitori dentro il Tibet e la Cina sarebbero divenuti ancora più attivi nei mesi precedenti le Olimpiadi di quest’estate, I funzionari della British Intelligence a Pechino hanno compreso che il regime avrebbe cercato una scusa per muoversi e schiacciare l’attuale malcontento.

Questo timore è stato pubblicamente espresso dal Dalai Lama. I satelliti del GCHQ, geo-posizionati nello spazio, erano incaricati di monitorare da vicino la situazione.

Il complesso a forma di ciambella, vicino all’ippodromo di Celtenham, è situato nel piacevole Cotswords ad ovest dell’Inghilterra. Con 700 dipendenti, include i più grandi esperti elettronici e analisti del mondo. Tra di loro si parla più di 150 lingue. A loro disposizione ci sono 10.000 computers, molti dei quali sono stati appositamente costruiti per il loro lavoro.

L’immagine che hanno scaricato dai satelliti ha fornito la conferma che i Cinesi hanno usato agenti provocatori per iniziare le rivolte, cosa che ha dato all’EPL la scusa per muovere su Lhasa e uccidere e ferire durante l’ultima settimana.

Ciò che il regime di Pechino non si aspettava era che le rivolte si sarebbero diffuse, non solo attraverso il Tibet, ma anche nelle province del Sichuan, Quighai e Gansu, trasformando una larga parte della Cina occidentale in una zona di battaglia.

Il Dalai Lama lo ha chiamato ‘genocidio culturale’ e si è offerto di dare le dimissioni come capo delle proteste contro il governo cinese al fine di portare la pace. L’attuale agitazione è cominciata il 10 Marzo, segnando l’anniversario della rivolta del 1959 contro il regime cinese.

Comunque, I suoi seguaci non stanno ascoltando il suo ‘messaggio di compassone’.

Molti di loro sono giovani, disoccupati ed espropriati di ogni diritto e rifiutano la sua filosofia della non-violenza, credendo che la sola speranza per un cambiamento sia l’azione radicale che stanno portando avanti.

Per Pechino, l’urgente bisogno di trovare una soluzione alla rivolta sta diventando un crescente imbarazzo.

Tra 2 settimane, le celebrazioni nazionali per i Giochi Olimpici inizieranno con la tradizionale accensione della torcia. E’ previsto che i teodofori passiono per il Tibet. Ma la torcia potrebbe ritrovarsi ad essere portata dai corridori in mezzo a palazzi e templi in fiamme.

Un segno di questa urgenza è che il primo ministro Cinese ha ora affermato che è pronto ad aprire un dialogo col Dalai Lama. Poco prima di questo annuncio, il primo ministro britannico Gordon Brown ha dichiarato che avrebbe incontrato il Dalai lama durante la sua visita a Londra il prossimo mese. Questa è la prima volta che entrambi I leaders hanno proposto di incontrare il Dalai Lama.

Pechino 2008: Un mondo, Un sogno – Tibet libero

Lhadon Tethong

Non entro nel merito delle accuse fatte dal Dalai Lama e riportate da alcune testate (Repubblica, che cita Asianews), in merito all’asserita presenza di agenti cinesi travestiti da monaci per fomentare sommosse: ma posso dire che la foto e parte del testo dell’appello che l’accompagna sono bufale.

Innanzi tutto la foto non proviene da alcun satellite: l’angolazione e la prospettiva sono totalmente sbagliate e incompatibili con una ripresa dall’alto da una quota orbitale.

In secondo luogo, pare molto, molto strano che il GCHQ (il ramo britannico di Echelon), non certo noto per la sua passione per la condivisione delle informazioni, sia così generoso da dare in esclusiva a un illustre sconosciuto come Gordon Thomas e alla Canada Free Press una foto così straordinaria, senza darla a nessun’altra testata.

C’è poi da chiedersi come mai degli agenti che vogliono spacciarsi per monaci si dovrebbero cambiare d’abito segretissimamente sulla pubblica via, sotto gli occhi dei passanti.

Inoltre non c’è nessun articolo come quello attribuito a Gordon Thomas presso la Canada Free Press. Quello che sembra essere l’originale dell’articolo è invece presso Epoch Times, e non è accompagnato dalla fotografia in questione.

La spiegazione che viene presentata da Thinkpossible è che l’articolo fu in effetti pubblicato brevemente presso Canada Free Press ma poi ritirato su richiesta dell’autore per una questione di diritti. L’articolo proveniva da G2 Bulletin, che è un servizio a pagamento. Thinkpossible afferma inoltre che Thomas ha legami con il Ku Klux Klan, David Duke e Willis Carto (due mie vecchie conoscenze per via delle mie indagini sulle teorie antisemite riguardanti l’11/9).

La medesima fonte segnala che gli è stato riferito che la foto proviene dalla quarta di copertina di un documento intitolato “2003 TCHRD Annual report” del Tibetan Centre for Human Rights and Democracy, ma che il PDF del documento non contiene la foto. Il TCHRD, contattato da Thinkpossible, ha risposto che la foto era presente nella versione cartacea del documento e non mostra le recenti sommosse a Lhasa (ovviamente, visto che era già presente in un documento di cinque anni fa); si tratterebbe delle comparse di un film.

Il sito della campagna internazionale pro-Tibet, SaveTibet.org, ha dichiarato di non ritenere credibile la foto e che più probabilmente l’immagine provenga da un set cinematografico nel quale dei soldati si sono vestiti da monaci per fare da comparse, cosa che avviene abbastanza spesso. Il sito ha dichiarato di disporre di altre foto analoghe risalenti al 2001.

In conclusione, è umanamente comprensibile essere tentati di usare l’efficacia comunicativa di una foto anche se è falsa, per avvalorare un messaggio drammaticamente vero come quello della condizione del Tibet, ma quando la falsificazione viene scoperta, anche il messaggio vero finisce per essere sporcato e screditato. Per cui non è il caso di distribuire la foto-bufala.

Antibufala: il memo volgare della Advicorp

Antibufala: il memo volgare della Advicorp

Manager italiani troppo scurrili, una circolare aziendale fa un elenco a luci rosse di cosa dicono

Circola da qualche tempo su Internet l’immagine o la versione PDF di un documento scritto sulla carta intestata di una società britannica, la Advicorp, che elenca in modo esilarante le espressioni scurrili utilizzate a piene mani dallo staff della filiale romana della società, vietandone l’uso “poco professionale e offensivo sia per i visitatori, sia per il personale”.

Dato che questo è un blog per famiglie, ho sostituito le parolacce con asterischi, ma credo che nessuno avrà difficoltà a dedurre cosa c’era scritto in originale (chi non ce la dovesse fare può ingrandire l’immagine a inizio articolo).

Ecco il testo (opportunamente ripulito):

MEMO to all the Staff:

It has been brought to our attention by several officials visiting our establishment in Rome that offensive language is commonly used by our Italian speaking staff. Such behaviour, in addition to violating our policy, is highly unprofessional and offensive to both visitors and staff. All personnel will immediately adhere to the following rules:

1. Words like c***o, porca p***ana or mi sono rotto il c***o and other such expressions will not be tolerated or used for emphasis or dramatic effect, no matter how heated a discussion may become.

2. You will not say ha fatto una caz***a when someone makes a mistake, or se lo stanno inc***ndo if you see someone being reprimended, or che stro***ta when a major mistake has been made. All forms and derivations of the verb ca*are are utterly inappropriate and unacceptable in our environment.

3. No project manager, section head or administrator under any circumstances will be referred as figlio di pu****a, cogli***, testa di c***o.

4. Lack of determination will not be referred to as mancanza di pa**e nor will persons who lack initiative be referred to as bradipo or cag*ne.

5. Unusual or creative ideas offered by the management are not to be referred as ca**te mentali or idee del c***o.

6. Do not say come rompe le pa**e nor ha rotto i cogli*** if a person is persistent; do not add gli fa ancora male il c**o if a colleague is going through a difficult situation. Furthermore, you must not say siamo nella me**a (refer to item # 2) nor ci hanno aperti when a matter becomes excessively complicated.

7. When asking a someone to leave you alone,you must not say vattene affan***o nor should you ever substitute May I help you? With che c***o vuoi?

8. Under no circumstances should you ever call your elderly industrial partners vecchi str***i.

9. Do not say me ne sbatto when a relevant project is presented to you, nor should you ever answer ciucciami il c***o when your assistance is required.

10. You should never call partners as fro**o or mign***a; the sexual behavior of our staff is not to be discussed in terms such as cula***ne or baga***a.

11. Last but not least, after reading a note please don’t say mi ci pulisco il c**o. Just keep it clean and dispose of it properly.

Thank you.
Regards,

La cosa curiosa di questo memo è che non solo la Advicorp esiste (questo il suo sito), ma la versione PDF del memo contiene anche il nome dell’autore, che non è Marco Elser (il nome indicato nell’intestazione), ma quello di uno dei fondatori della società, Andrea Mandel-Mantello. Non si tratterebbe quindi di un’ammonizione dei britannici ai colleghi italiani, ma di una sorta di auto-ammonizione (Elser, infatti, appartiene all’organigramma della filiale di Roma).

Secondo una fonte, si tratterebbe di un memo scherzoso, non ufficiale, distribuito per uso esclusivamente interno ma poi sfuggito di mano, che risalirebbe ai primi del 2007 (ma alcuni siti lo citano già nel 2005).

Ma è ancora più curioso è il fatto che su Internet se ne trovano versioni con il testo di base praticamente identico, sempre in inglese, ma con parolacce in varie altre lingue e attribuite al personale di altre aziende: quella in spagnolo, attribuita a una multinazionale statunitense in Colombia; quella in ceco (credo), attribuita alla Asus; quella in rumeno, attribuita a una società canadese; e quella in polacco.

Ho comunque contattato la Advicorp e sono in attesa di chiarimenti per capire come stanno le cose.

UFO alle Torri Gemelle

UFO alle Torri Gemelle

Un filmato ufologico classico insegna un’altra trappola dei video

Esaminate attentamente questo video, che mostra un UFO ripreso da un elicottero vicino alle Torri Gemelle di New York:

Sorprendente, vero? Molti pensano che si tratti di un vero filmato che mostra un veicolo volante dalle caratteristiche impossibili per la tecnologia umana e quindi di sicura origine aliena. La realtà è un po’ differente: si tratta di un filmato realizzato una decina d’anni fa come pubblicità per un canale televisivo statunitense dedicato alla fantascienza, il SciFi Channel. Il problema è che il passaparola incompleto ne ha fatto perdere le origini, per cui ormai lo si tramanda come se fosse un filmato ufologico autentico. Un fenomeno molto frequente in questo settore e contro il quale bisogna stare sempre in guardia: la separazione di un documento, di una foto o di un filmato dalla sua fonte, e quindi dal suo contesto, è un problema tipico dell’informazione diffusa via Internet.

Le origini di questo filmato sono state rintracciate nel 2003 dal sito Rense.com, che non è certo propenso alla smentita delle teorie cosmiche più fantasiose: ecco alcuni fotogrammi tratti dall’originale del filmato.

Una chicca svelata da Rense.com: la “Barbara Sicuranza” il cui nome si vede in questa serie di fotogrammi è quello dell’attrice pagata da SciFi Channel per recitare la parte dell’avvistatrice a bordo dell’elicottero: in realtà indicava il cielo e l’UFO è stato inserito in seguito digitalmente. Il suo curriculum, infatti, include questo spot sotto il nome di SCI-FI Promo (The Blimp). La chicca è che Barbara Sicuranza è la moglie di Chris Stein, chitarrista cofondatore del celeberrimo gruppo musicale Blondie.

Il filmato integrale, comprese la testa e la coda promozionale di SciFi.com, è qui sotto e linkato qui.