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In cerca di Ashley Flores [UPD 2010/04/27]

In cerca di Ashley Flores [UPD 2010/04/27]

Sta circolando un appello, di solito sotto forma di file Microsoft Word di nome disparitionIT.doc, che chiede aiuto per ritrovare una ragazza di 13 anni, Ashley Flores, “scomparsa da due settimane”. L’appello è spesso accompagnato dalla foto che vedete qui accanto. Questo è il testo dell’appello:

Questo messaggio arriva dalla Francia. Fate circolare in tutto il mondo. Non si sa mai…

Per favore guardate la foto qui sotto, leggete il messaggio della madre e fate circolare a tutte le persone di vostra conoscenza…

Mia figlia di 13 anni, Ashley Flores, est scomparsa da due settimane.

Può succedere che se tutti fanno girare questo messaggio, qualcuno vedrà questa bambina.

Così facendo una bambina scomparsa di Steven Point è stata ritrovata anche facendo circolare la sua foto alla televisione.

Internet circola anche oltre-mare, in Sud America, Canada ecc.

Per favore fate inoltrate questo messaggio a tutte le persone della vostra rubrica.

Grazie a Dio e a tutto ciò che di spirituale esiste, questa bambina sarà ritrovata.

Chiedo a tutti, supplico tutti, per favore, di far girare il più possibile questa immagine.

Non è ancora troppo tardi.

PER FAVORE AIUTATECI

Chiunque sia in grado di dare delle informazioni al riguardo, per favore mi contatti : HelpfindAshleyFlores@yahoo.com

Includo la foto di mia figlia. Tutte le vostre preghiere saranno preziose !!!

Sono sufficienti 2 minuti per far circolare il messaggio.

Se si trattasse di vostro figlio farete l’impossibile per ottenere dell’aiuto !!!

La realtà è che non esiste alcuna ragazza scomparsa di nome Ashley Flores: si tratta d uno scherzo di cattivo gusto, risalente al 2006 e partito dagli Stati Uniti, che si è trasformato man mano. L’appello non va inoltrato ed è opportuno avvisare chi ve lo manda che si tratta di una bufala.

Perché è una bufala

Il primo sintomo è l’assenza di datazione reale. Certo, la ragazza è scomparsa “due settimane fa”: ma scritta in questo modo, l’appello risalirà sempre a “due settimane fa” anche fra dieci anni. Usare questo genere di datazione apparente, che rimane sempre attuale, è un classico espediente degli appelli fasulli.

Il secondo sintomo è la completa assenza di riferimenti. Dove è scomparsa Ashley Flores? Sì, l’appello dice di provenire dalla Francia, ma da dove di preciso? Non è strano che non ci siano indicazioni di segni particolari della ragazza o di dove o in che circostanze sia scomparsa la ragazza?

Inoltre l’appello parla di fare “l’impossibile per ottenere dell’aiuto”, eppure fornisce soltanto un indirizzo di e-mail per fornire informazioni. Se vostra figlia scomparisse, vi limitereste a offrire un indirizzo di e-mail come unica via di contatto? Come mai non c’è almeno un numero di telefono dei familiari o della polizia locale da contattare?

Oltre a questi sintomi c’è anche una serie di conferme: come riferisce Snopes.com nella sua indagine, l’appello originale risale addirittura a maggio del 2006 (altro che “due settimane fa”) e inizialmente indicava che Ashley Flores era scomparsa a Philadelphia, negli Stati Uniti, non in Francia. Ma anche in questo caso, l’appello è risultato fasullo: non c’è nessuna Ashley Flores negli elenchi delle persone scomparse. Il dipartimento di polizia di Rolla, nel Missouri, dal quale quest’appello fu a quanto pare inoltrato da un dipendente imprudente, ha pubblicato una smentita che chiarisce che neppure l’FBI ne sa nulla.

Secondo l’indagine della sezione Urban Legends (leggende metropolitane) di About.com, anche il Dipartimento di Polizia di Philadelphia ha smentito la storia di Ashley Flores.

About.com nota inoltre che probabilmente l’appello è frutto di una burla pensata male: seguendo dei link presenti in una versione pubblicata su Myspace, è saltata fuori su Photobucket.com, in una galleria di foto, un’immagine (ora scomparsa) che corrispondeva esattamente a quella dell’appello. L’utente che le aveva pubblicate, tale Vixter609, è stata contattata da About.com e ha ricevuto una smentita molto chiara che diceva che era stato “semplicemente uno scherzo che era sfuggito completamente di mano”.

Purtroppo, se non si ferma questa catena che fa leva sull’altruismo e sulla poca fatica che si fa a cliccare sul pulsante di inoltro a tutti, l’appello per Ashley Flores continuerà a circolare per anni, causando confusione e diluendo la credibilità dei veri appelli per le persone realmente scomparse.

2010/04/27

L’appello ha ripreso a circolare in una versione nella quale la fotografia è identica ma la ragazzina è identificata con il nome di Cassandra Huet. I dettagli sono in questo articolo.

Polli cinesi, rischio di rimetterci le penne [UPD 2010/01/27]

Polli cinesi, rischio di rimetterci le penne [UPD 2010/01/27]

Questo articolo vi arriva grazie alle gentili donazioni di “luca.cat****” e “laura.baran****”. L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Sta circolando in questi giorni un appello che offre una serie d’immagini allarmanti, come quella qui accanto, accompagnate dal testo riportato qui sotto. L’appello mette in guardia contro il pericolo sanitario dovuto alle pessime condizioni igieniche nelle quali sarebbero confezionate le carni di pollo provenienti dalla Cina.

IMPORTANTE
Fate attenzione nel mangiare polli arrostiti o comunque aromatizzati se non sapete la provenienza…quello che vedrete potrebbe essere un problema anche per noi mangiando carne importata dalla Cina!!! Pensate che i cinesi sono in grado di fornire tutte le settimane migliaia di tonnellate di polli.

All’alba inizia la raccolta dei polli morti

cercando dappertutto polli morti

molti lavorano per raccogliere i polli morti

un pollo morto costa 1 RMB ed è rivenduto a 9 RMB dopo il trattamento.

inserimento dei polli nei sacchi

le carcasse sono gettate un pò dappertutto

anche a terra…..

gli addetti iniziano a togliere le penne dopo aver dato uno scotto in acqua bollente contenuta in un recipiente arrugginito

sopportando un odore così nauseabondo che qualche volta è talmente forte da impedire anche ai veterani di preseguire con il lavoro.

gli addetti tolgono poi le piume

e vengono aggiunti dei prodotti chimici per decontaminare i polli

sono aggiunti dei coloranti…

per rendere i polli teneri e molto appetibili allo sguardo

così presentati, sono pronti per la spedizione in Europa

Per preservare la vostra salute, fate attenzione ai prodotti alimentari importati dalla Cina…

Consumate soprattutto prodotti locali più sicuri

Come sapere se un prodotto arriva dalla Cina ?

Le prime 3 cifre del codice a barre di un prodotto indicano il codice del paese d’origine del prodotto.

Esempio Tutti i codici che iniziano per :
690, 691, 692 fino a 695 sono tutti della Cina.

il codice 471 indica un prodotto fatto a Taiwan.

E’ un nostro diritto essere informati !

Ecco tutti i codici-barra utilizzati :
00 fino a 13 : Etats-Unis et Canada
30 fino a 37 : France
40 fino a 44 : Allemagne
49 : Japon
50 : Grande-Bretagne
57 ~ : Danemark
64 ~ : Finlande
76 ~ : Suisse et Liechtenstein
628 ~ : Arabie Saoudite
629 ~ : Émirats Arabes Unis
740 fino a 745 : Amérique Centrale
480 fino a 489 : Philippines

Informate i vostri familiari ed amici !.

Origine

L’italiano traballante del documento, che circola  solitamente in formato PDF o Word, e i nomi degli stati nella parte finale dell’appello indicano che si tratta di una traduzione dal francese. La versione PDF del documento che ho esaminato ha come autore “Salimata” e ha come titolo interno, nei metadati, “l’aube c’est la course pour la collecte des poulets morts”. La data di creazione indicata è il 13 gennaio 2010. La versione Word ha gli stessi metadati, più Boomscud come nome dell’azienda, ha la data di creazione del 15 luglio 2009 ed è stata salvata l’ultima volta da un utente di nome “UE00397”.

Le fotografie puntano al sito cinese di notizie News.163.com. Un lettore, ValterVB, dopo la pubblicazione iniziale di quest’articolo ha scovato questo articolo di News.163.com (immagine qui accanto), datata 10 agosto 2005, che mostra la stessa serie di fotografie, distribuite su più pagine.

Il testo cinese che accompagna queste fotografie, stando almeno alla grossolana traduzione automatica di Google in inglese e in italiano (chi sa il cinese dia una mano!), parla di denunce di cittadini a proposito della raccolta illegale di polli malati o morti per trasformarli in polli arrosto per il consumo umano nella città di Shenyang e presenta le foto come un reportage giornalistico realizzato di nascosto, che documenta il traffico illecito. La raccolta disinvolta dei polli non sarebbe, quindi, una prassi approvata dalla popolazione o dalle autorità.

Un altro lettore, Niulai, segnala inoltre che la sequenza completa di foto è pubblicata anche in un altro sito in cinese, Info.china.alibaba.com, e che secondo il traduttore di Google è accompagnata da didascalie il cui significato è uguale a quello dell’appello.

ValterVB segnala anche che il sito antibufala Snopes.com cita quest’appello anche in versione inglese, con le medesime immagini, sin da agosto 2007. Hoaxbuster.com ne segnala una possibile origine datata febbraio 2006 e alcune delle foto risalgono al 2005 nell’articolo di News.163.com. Quale che sia la datazione esatta, è abbastanza chiaro che non si tratta di una notizia nuova; semplicemente è arrivata in italiano con almeno due anni e mezzo, e forse cinque, di ritardo.

Autenticità

Finora non sono emersi dati che permettano di confermare o smentire le accuse gravi contenute nell’appello, e anche il formidabile Snopes ha lasciato in sospeso l’indagine: se qualcuno riesce a scoprire qualcosa di più, mi contatti.

I codici a barre citati, secondo lo standard UPC, sembrano essere in parte esatti rispetto alla lista ufficiale, ma sono comunque ingannevoli: le loro cifre iniziali riguardanti i paesi, infatti, non indicano il paese d’origine delle materie prime, che possono provenire da qualunque parte del mondo: “GS1 Prefixes do not provide identification of country of origin for a given product. They simply provide number capacity to different countries for assignment from that location to companies who apply. Those companies in turn may manufacture products anywhere in the world”, sottolinea la pagina dei codici UPC.

Il prefisso di questi codici indicano semplicemente il paese dell’ente che ha assegnato il codice a un prodotto. In questo senso, quindi, l’appello è sicuramente ingannevole. Maggiori dettagli sulla struttura dei codici a barre sono disponibili qui.

I consumatori che vogliono sapere il paese d’origine delle materie prime di un prodotto, secondo Snopes.com, possono guardare l’indicazione “Made in”, che indica la provenienza della parte prevalente del prodotto. In Europa, inoltre, esiste un tracciamento piuttosto dettagliato dell’origine delle carni vendute in negozi e supermercati. Il consiglio di basarsi sul codice a barre, insomma, è molto fuorviante.

Antibufala: occhio ai cellulari esplosivi

Antibufala: occhio ai cellulari esplosivi

Usare il cellulare mentre si ricarica è pericoloso?

Questo articolo vi arriva grazie alle gentili donazioni di “whmfan” e “valentino.gar****”.

Sta impazzando nelle caselle di posta una presentazione PowerPoint, intitolata “MAI mentre si ricarica!!!.pps”, che mette in guardia contro i presunti pericoli dell’uso di un telefonino mentre è sotto carica. Ecco il testo e le immagini.

X FAVORE, FAI CIRCOLARE!
ATTENZIONE: è risaputo che le batterie dei telefonini cellulari possono talvolta esplodere, quello che non si sapeva, è che il rischio di esplosione aumenta considerevolmente se il cellulare viene usato mentre è sotto carica!
NON USATE MAI DICO MAI E RIPETO MAI IL TELEFONINO MENTRE RICARICATE LA BATTERIA, NEANCHE PER GLI SMS. Quando lo ricaricate SPEGNETE completamente il cellulare.

BATTERIA ESPLOSA MENTRE ERA SOTTO CARICA E CELLULARE USATO A LETTO…

(PENSA A COME PUò ESSER RIDOTTA LA TESTA DELL’UTENTE…)

QUESTO STAVA USANDO IL CELL SOLO PER GLI SMS, MA ERA SOTTO CARICA…

SONO EFFETTI DEVASTANTI DI CUI NESSUNO CI AVEVA AVVISATO…

QUINDI, RIPETO, PER FAVORE:

NON USARE MAI MA PROPRIO MAI IL TELEFONINO MENTRE RICARICHI LA BATTERIA, NEANCHE PER GLI SMS.
Quando lo ricarichi SPEGNI completamente il cellulare.

Secondo il sito antibufala Snopes.com, la serie di foto (di origine ignota) è stata aggiunta a novembre 2007 a un appello che circola già dal 2004. In sintesi, è falso che usare il cellulare mentre è sotto carica sia particolarmente pericoloso; ma è vero che vi sono stati dei casi di batterie non originali che sono esplose mentre erano sotto carica.

In particolare, nel 2003 vi fu una raffica di incidenti riguardanti telefonini Nokia (una quarantina di casi in tutto il mondo, su circa 400 milioni di utenti cellulari). Secondo le indagini di Nokia, le batterie erano tutte non originali e avevano in molti casi subito una caduta che le aveva danneggiate.

Esiste un mercato della falsificazione delle batterie, e chi fabbrica i falsi gioca al risparmio omettendo le funzioni di sicurezza che servono proprio a impedire surriscaldamenti e rischi d’incendio o esplosione, come per esempio il fusibile che apre il circuito in caso di temperatura troppo alta.

Le foto che accompagnano l’appello sono invece un buon promemoria del fatto che un cellulare, come qualsiasi apparecchio a batterie ricaricabili, si scalda parecchio durante la ricarica e ha quindi bisogno di ventilazione: metterlo sotto carica appoggiandolo su un cuscino o una coperta non è un’idea intelligente, e lo stesso vale ancor di più per i computer portatili.

Assicuratevi sempre di lasciare una ventilazione sufficiente intorno agli elettrodomestici sotto carica, e usate batterie originali. E magari leggete il manuale del fabbricante, invece di fidarvi di una presentazione Powerpoint scritta da chissà chi.

Antibufala: per ridurre le statistiche sui crimini è vietato denunciare i borseggi

Questo articolo vi arriva grazie alle gentili donazioni di “barbara.sci****” e “smancosu”.
Indagine iniziale: 22 febbraio 2004. Ultimo aggiornamento: 4 gennaio 2009.

Nota: questo articolo è stato pubblicato inizialmente qui presso Attivissimo.net e migrato sul Disinformatico il 4 gennaio 2009; la data di pubblicazione indicata a fine articolo è fittizia e serve puramente per ragioni di catalogazione cronologica.

Dai primi di febbraio 2004 circola (con qualche variante) questo testo, secondo il quale i borseggi non sarebbero più denunciabili se non si sa chi è lo scippatore. La giustificazione, stando all’appello, è che il cambiamento nella legge serve al governo a creare un apparente calo nella criminalità. Le evidenziazioni nell’appello sono mie.

Mi sento presa in giro…Questo il pretesto per la mia riflessione. Venerdi’ al mio amico G. viene rubato il portafogli alla stazione di Roma. Se ne rende conto solo quando, arrivato a casa a Milano, deve pagare il taxi.

A questo punto, dopo aver regolato i conti col tassista, decide di andare a denunciare lo scippo subito, come chiunque nei suoi panni avrebbe fatto.

In questura pero’ gli viene precisato che da quest’anno la legge cambia, per cui un borseggio compiuto da ignoti non si puo’ piu’ denunciare (e quindi registrare) come reato di borseggio, ma come semplice smarrimento.

La denuncia di borseggio si puo’ fare solo se il borseggiatore e’ colto in flagrante, altrimenti sei solo un cretino che si e’ perso il portafogli.

E ci manca solo che il funzionario ti dica anche “Fesso!”.

Insomma, in teoria se vi rubano la borsa o il portafogli dovete acciuffare il borseggiatore o almeno saperne nome e cognome, da quanto ho capito io.

Mi sembra una cosa nella maggior parte dei casi difficile da fare. Immaginate una vecchina scippata della pensione che si trasforma in Wonder Woman, si lancia all’inseguimento del delinquente giu’ per i vicoli, l’atterra e dopo averlo legato saldamente col lazzo magico che obbligaa non mentire lo porta in questura e lo denuncia per borseggio!

A questo punto la riflessione sorge spontanea: ma perche’ mai un cittadino scippato non puo’ denunciare lo scippo, ma deve passare per il fesso che s’e’ perso i soldi da solo?

POI MI E’ TORNATO IN MENTE IL CONTRATTO CON GLI ITALIANI

(http://www.forza-italia.it/cover/piano_governo/il_contratto_con_gli_italiani.html)

che l’attuale Presidente del Consiglio stipulo’ con ogni cittadino italiano quasi tre anni fa.

Al punto 2 del contratto si legge: *Attuazione del “Piano per la difesa dei cittadini e la prevenzione dei crimini” che prevede tra l’altro l’introduzione dell’istituto del ” poliziotto o carabiniere o vigile di quartiere” nelle citta’, con il risultato di una forte riduzione del numero di reati rispetto agli attuali 3 milioni.*

Allora ho pensato, ma se il reato di borseggio si puo’ denunciare solo in flagranza altrimenti e’ smarrimento, a questo punto dal 2004 in poi gran parte delle denunce (e quindi del conteggio dei reati) sparira’ dalle statistiche?

Incuriosita dalla scoperta, sono andata a cercare sul sito del Censis quanti sono stati i borseggi nell’ultimo anno. I conteggi del 2003 non sono ancora disponibili, ma pare che nel 2002 siano stati denunciati 154.000 borseggi.

Certo in qualche caso il borseggiatore sara’ stato colto in flagranza dal cittadino-Superman del momento, ma se i reati in Italia nel 2001 erano 3 milioni, cio’ significa che con la scaltra mossa della nuova legge sulle denunce, in un batter d’occhio e senza potenziare la sicurezza i reati sono gia’ diminuiti del 5% circa!

Che il contratto con gli italiani

(http://www.forza-italia.it/cover/piano_governo/il_contratto_con_gli_italiani.html)

fosse una cialtronata populistica, un’operazione di marketing politico, l’avevamo gia’ capito tutti tre anni fa, ma a questo punto io mi sento presa in giro e piu’ di me dovrebbero sentirsi presi in giro tutti coloro che hanno votato per il Cavaliere Soci.E’ come quella del milione e mezzo di posti di lavoro.

Lo credo che ci sono piu’ posti, con la nuova legge sull’occupazione!

Solo che coi nuovi contratti dopo 2 mesi sei di nuovo un disoccupato, anche se le statistiche dicono che gli impieghi aumentano.

Fate girare questo messaggio.

Copiate, incollate, postate o spedite.

Perche’ e’ giusto che lo sappia piu’ gente possibile della nuova norma sulle denunce e della conseguente presa per il sedere, non solo i probabili 154.000 futuri non-piu’-scippati.

Perché è una bufala

La legge sulle denunce non è affatto cambiata. È sufficiente una telefonata a qualsiasi Questura per appurarlo, come hanno fatto alcuni lettori. Il fatto è confermato anche da altri lettori, che di recente hanno subìto un borseggio e hanno potuto sporgere regolare denuncia senza trascinarsi appresso il borseggiatore.

L’appello nasce probabilmente da un equivoco di fondo. “Cogliere in flagrante” non significa, come interpreta l’appello, “acciuffare il borseggiatore o almeno saperne nome e cognome”, ma semplicemente accorgersi del borseggio ed essere sicuri che non si tratti di smarrimento. Tutto qui.

La vicenda raccontata dall’appello descrive chiaramente un caso in cui la persona che non ha più il portafogli ha solo il sospetto di essere stata borseggiata (“Se ne rende conto solo quando, arrivato a casa a Milano, deve pagare il taxi”) e non può escludere il semplice smarrimento. Pertanto è corretto che la denuncia sia di smarrimento e non di borseggio.

Per fare denuncia di borseggio, insomma, non è affatto necessario acciuffare o riconoscere il borseggiatore: è sufficiente essere sicuri che non si tratti di smarrimento.

Origini

L’originale di questo appello, privo dell’invito a diffonderlo, è comparso il primo febbraio 2004 nel blog “angelicagrant” [aggiornamento: non più disponibile nel 2009]. L’autrice ha successivamente pubblicato, il 23/2/2004, una nota di chiarimento nel medesimo blog:

“Chiedo scusa per l’eventuale uso “improprio” del mio messaggio, ma, va da sè, è fuori dal mio controllo… Tenendo presente che il blog non è un organo di informazione tipo giornale, io ho solo voluto raccontare un fatto così come mi è stato esposto e trarne alcune conclusioni. Poi mi è sembrato naturale informarne le persone che conosco (così come avrei fatto a voce) e dire loro di parlarne ad altri. In futuro starò più attenta. Davvero non avevo cognizione delle possibilità del web (sono mostruose, giganti). E’ davvero una cassa di risonanza potentissima ed ora sto imparando che ogni parola messa sul web da un comune nessuno, come me, ha davvero molto più peso ed è amplificata a dismisura, rispetto ad una parola detta a voce.”

Ringraziamenti

Grazie a franchetti, giovanni.carb*** e paolo, che hanno scovato il blog dal quale è partito involontariamente l’appello. Grazie anche a dag1962 e pichin per le smentite ottenute dalle proprie Questure.

No, ieri non era il giorno futuro di “Ritorno al Futuro”

Burla sulla data di Ritorno al Futuro

Back to the Future FakeIeri molti hanno ricevuto e inoltrato l’immagine qui accanto, presa dal display della DeLorean di Ritorno al Futuro, che indicava come data di destinazione del viaggio nel tempo il 27 giugno 2012. Ma è un fake, e non è neanche il primo.

La data che si vede nella trilogia è infatti il 21 ottobre 2015 (video) e un fotoritocco analogo era già stato diffuso con riferimento al 5 luglio 2010 e al 6 luglio dello stesso anno.

Antibufala: Autovelox nel guardrail?

Antibufala: Autovelox nel guardrail?

Antibufala: l’Autovelox nascosto nel guardrail, andiamo a caccia d’indizi caso risolto a tempo di record dai lettori

Questo articolo vi arriva grazie alle gentili donazioni di “sruga***” e “g.franco (quello del badile)”. L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Numerosi lettori mi hanno inviato due foto misteriose che, secondo un appello che sta circolando in questi giorni, mostrerebbero un Autovelox nascosto in un guardrail. Le vedete qui sotto.

autovelox1.jpg

autovelox2.jpg

L’oggetto è davvero un Autovelox? Si tratta di una strada italiana? Non si sa. Il caso si preannuncia sin da subito impegnativo per via della scarsità di indizi, per cui chiedo subito il vostro aiuto nel tirar fuori da queste foto tutto quello che si può. Comincio con le informazioni e considerazioni che ho fatto fin qui.

  • Le foto mi sono arrivate con i nomi autovelox1.jpg e autovelox2.jpg. Non contengono dati EXIF che diano indizi sulla loro datazione o provenienza. Il testo dell’appello è semplicemente “occhio”.
  • La presenza di una clessidra di Windows in una delle foto suggerisce che si tratti di catture da schermo.
  • La strada sembra essere un’autostrada a due corsie.
  • L’oggetto è situato su un lato solo del guardrail e si affaccia su una sola carreggiata. Il guardrail opposto, infatti, non reca un oggetto corrispondente.
  • La strada è situata nelle vicinanze di una linea ferroviaria (si vedono i binari e gli impianti aerei nella foto 1). Forse la forma e la natura degli impianti di alimentazione della ferrovia possono dare qualche suggerimento sul paese dal quale provengono le immagini.
  • Non essendoci automobili nelle foto, non si può determinare la direzione di marcia dell’autostrada (un indizio utile, per esempio, per capire se si può trattare o meno di foto provenienti dall’Inghilterra).
  • Le foto non sono mosse: questo suggerisce che non siano state prese da un’auto in movimento.
  • C’è uno strano chiarore verde su alcune facce dell’alloggiamento nel guard-rail. Non è chiaro se si tratti di un artefatto di cattura o di una colorazione effettivamente presente nell’oggetto e dovuta per esempio a un riflesso.
  • Ho trovato copie di queste foto anche in siti esteri, come Fugly.com (che ne ha una sola e la chiama guardrail_built_in_radar.jpg) e Radardetector.net (che le localizza, non so con quanta autorevolezza, in Belgio, vicino ad Anversa), per cui è molto improbabile che si tratti di Autovelox italiani.

Questo è quello che sono riuscito a scoprire fin qui. Volete cimentarvi? I commenti sono a vostra disposizione per pubblicare le vostre scoperte e analisi.

Aggiornamento (74 minuti dopo)

Siete incredibili. Avete già trovato la soluzione: si tratta di un Autovelox situato non in Italia, ma in Svizzera, nel canton Vaud, e specificamente sull’autostrada vicino a Morges. La documentazione fotografica è fornita qui (PDF). Complimenti a galbandrea, lo scopritore: ci spiegherai come hai scovato quest’informazione?

Credo di aver localizzato la zona in Google Earth: 46°31’25.35 N, 6°31’13.55 E.

Olocausto tolto dalle scuole in Gran Bretagna? [UPD 2010/02/02]

Olocausto tolto dalle scuole in Gran Bretagna? [UPD 2010/02/02]

Appello per non dimenticare l’Olocausto

L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Sta circolando da qualche settimana una terribile presentazione Powerpoint, di nome Olocausto.pps, che rievoca gli orrori dello sterminio nazista con immagini terribili: quella qui accanto, per quanto agghiacciante, è una delle meno atroci.

Ne cito soltanto il testo, perché contiene almeno un errore importante, quello che ho evidenziato in grassetto, che ne annacqua l’importanza:

Sembra impossibile

Il generale Dwight D. Eisenhower aveva ragione quando ordinò che fossero scattate foto e realizzati documenti filmati. Esattamente, come è stato previsto circa 60 anni fa…Esattamente, come è stato previsto circa 60 anni fa…

È una necessità storica ricordarsi che, quando il comandante supremo delle forze alleate, generale Dwight D. Eisenhower, vide le vittime dei campi di concentramento, ordinò che fosse scattato il maggior numero di fotografie e che fossero fatti venire gli abitanti tedeschi delle vicine città per vedere la realtà dei fatti e che fossero costretti a sotterrare i corpi dei morti.

Il motivo, lui spiegò: “Che si abbia il massimo della documentazione possibile – che si realizzino registrazioni filmate – testimonianze – perché arriverà un giorno in cui qualche idiota si alzerà e dirà che tutto questo non è mai successo”

“Tutto ciò che è necessario per il trionfo del male, è che gli uomini buoni non facciano niente” (Edmund Burke)

Recentemente, il Regno Unito, ha rimosso l’Olocausto dai suoi programmi scolastici perché “offensivo” nei confronti della popolazione mussulmana che afferma che l’Olocausto non è esistito…

Questo è un presagio spaventoso sulla paura che sta attanagliando il mondo, e quanto facilmente ciascuna nazione si stia adattando

Sono passati più di 60 anni dalla fine della Seconda Guerra Mondiale.

Questa mail sta facendo il giro del mondo come una “catena”, in memoria dei 6 milioni di Ebrei, 20 milioni di Russi, 10 milioni di Cristiani e 1900 preti cattolici che sono stati assassinati, massacrati, violentati, bruciati e umiliati, quando Gran Bretagna e Russia guardavano in altre direzioni.

Adesso come non mai, con l’Iran (tra gli altri) che sostiene che l’Olocausto è un mito, diventa imperativo fare in modo che il mondo non dimentichi.

L’intenzione è inviare questa mail e che sai letta dal maggior numero di persone in tutto il mondo.

Aiuta a inviare questa mail, diventa un anello di questa catena, traducila in altre lingue se necessario

Non cestinarla. Ci vorrà solo un minuto del tuo tempo per inoltrarla.

Una volta tanto, questa è una catena utile a ricordare uno dei momenti più oscuri dell’umanità; uno di quelli che molti vorrebbero non fosse mai esistito e che anche per questo, oltre che per motivi ancora più patetici, negano sia esistito.

Ma è importante correggerne gli errori, perché diffondere una verità frammista a bugie è inaccettabile e rischia di rendere meno credibile l’intero messaggio. Non è affatto vero che il Regno Unito “ha rimosso l’Olocausto dai suoi programmi scolastici perché “offensivo” nei confronti della popolazione mussulmana che afferma che l’Olocausto non è esistito”.

Come racconta con dovizia di dettagli l’impagabile Snopes.com, la storia gira almeno da metà aprile 2007 in inglese, e ne esiste anche una versione che la attribuisce all’Università del Kentucky perché qualcuno ha confuso la sigla UK di United Kingdom con quella della University of Kentucky. L’università ha dovuto pubblicare una smentita.

Aggiornamento: una lettrice del Disinformatico, Catia, segnala nei commenti qui sotto che esistono tracce di questa notizia errata risalenti al 2005 qui.

La versione riguardante il Regno Unito è fasulla perché in realtà l’Olocausto fa parte eccome dei programmi scolastici britannici. L’equivoco è nato probabilmente perché qualcuno ha interpretato male la segnalazione sul Guardian che un singolo dipartimento di storia di una singola scuola aveva tolto l’Olocausto dal proprio programma. Ma l’insegnamento dell’Olocausto è e rimane obbligatorio nel Key Stage 3 (studenti da 11 a 14 anni) nell’Inghilterra propriamente detta; nei programmi scolastici scozzesi, gallesi e nord irlandesi, invece, è facoltativo.

Maggiori dettagli sulla vicenda sono pubblicati in due articoli della BBC: Schools ‘avoid Holocaust lessons’ (2 aprile 2007) e Holocaust ‘ban’ e-mail confusion (17 aprile 2007). Il secondo articolo si occupa specificamente dell’appello in circolazione.

Allarme dunque infondato, ma l’appello fa bene a ricordare che il rischio di voler cancellare le verità scomode o troppo dolorose è sempre alto.

2010/01/21

L’appello ora sta circolando sotto forma di documento Word, denominato Olocausto.doc, e con una variante: la rimozione dai piani di studio scolastici sarebbe avvenuta “questa settimana”.

2010/01/27

Urbanlegends ha un articolo sulla versione inglese dell’appello e ne sottolinea altre falsità e distorsioni ingannevoli: i “20 milioni di Russi” e i “10 milioni di Cristiani” citati dall’appello non sono attribuibili direttamente all’Olocausto.

L’Olocausto propriamente detto, infatti, è lo sterminio di circa sei milioni di ebrei durante la Seconda Guerra Mondiale. E’ vero che lo stesso programma di sterminio organizzato dalla Germania nazista uccise anche milioni di polacchi, iugoslavi, Rom, civili e prigionieri di guerra russi, disabili, omosessuali, massoni, Testimoni di Geova e attivisti politici; ma non uccise “20 milioni di Russi”. Le stime parlano di un bilancio comunque terribile (dai due ai tre milioni di russi), che non ha alcun bisogno di essere ingigantito falsamente.

Lo stesso vale per i “10 milioni di Cristiani”: non è chiaro chi si intenda indicare con questo dato, né da dove siano stati presi questi numeri.

Che bisogno c’è di inventare cifre, quando bastano i numeri veri di questa atrocità?

Antibufala: attenzione ai negozi dei cinesi

Come fanno i negozi cinesi ad avere prezzi così bassi? Semplice: espiantano e rivendono gli organi delle clienti

Ricevo moltissime segnalazioni del ritorno di questo allarme, che in realtà è una classica leggenda metropolitana:

ATTENZIONE AI NEGOZI DEI CINESI…

Non scrivo per ‘sentito dire’ o letto sul giornale.. la cosa è capitata ad un’amica di famiglia alcuni giorni fa :

va col marito a vedere negozi, entra da sola in un negozio di cinesi (il marito stava finendo la sigaretta di fuori), quando il marito entra pochissimi minuti dopo gli dicono “non è entrata nessuna ragazza qui dentro” glielo richiede e continuano a negare, chiama immediatamente il 113 che trovandosi in un paese di fuori Roma sono arrivati subito, rientrato coi militari hanno ancora negato, quando i carabinieri perquisiscono il negozio entrano nel piano di sotto (con entrata non visibile ovviamente) hanno trovato questa giovane donna coi capelli già rasati e narcotizzata in stato di incoscienza; l’avrebbero portata via di lì a poco. (c’è stato l’arresto di questi esseri immondi ovviamente).

ATTENZIONE quindi, i prezzi così bassi nascondono in realtà riciclaggio e SOPRATTUTTO come in questo caso TRAFFICO D’ORGANI quindi a maggior rischio persone giovani, penso che anche coi bambini non si facciano scrupoli..
BOICOTTIAMOLI

diffondete questa storia è assolutamente vera e riscontrabile dai verbali dell’Arma.

Ho saputo di questo accaduto ieri e lo dirò a chiunque conosco.

Chi segue il Servizio Antibufala da qualche tempo avrà già notato i segni classici della leggenda metropolitana: nessun riferimento di datazione ma soltanto parole come “ieri” o “alcuni giorni fa” che restano valide in eterno e rendono sempre fresco l’allarme; nessun riferimento specifico a luoghi (“un paese fuori Roma”), né nomi di persone.

La conferma che si tratti di una leggenda arriva non solo dalla poca plausibilità della vicenda, ma anche dal fatto che storie analoghe vengono raccontate da anni con riferimento a varie città italiane (Leggendemetropolitane.net ne parla a proposito di un panico scatenato nel catanese, finito persino sui giornali, e di un altro caso a Bari): questo implicherebbe sparizioni di massa, che non passerebbero certo inosservate, eppure non c’è nessun allarme da parte delle forze dell’ordine.

Ma allora, se è così ovvio che si tratta di una bufala (risalente alla seconda metà degli anni Ottanta, secondo lo studioso Paolo Toselli), perché viene propagata? Perché come ogni bufala di successo, fa leva sulle nostre paure inconfessabili del diverso e dello straniero: così radicate e istintive da scavalcare il raziocinio e il buon senso. Non sembra un caso che l’appello si concluda non con un “denunciamoli”, ma con un ben più blando “boicottiamoli”.

Attenti alla truffa della carta di credito!

Attenti alla truffa della carta di credito!

Allarme per nuova truffa con carta di credito, “garantisce” la Banca d’Italia

L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Sta circolando da qualche tempo via e-mail una nuova segnalazione di pericolo riguardante le carte di credito, apparentemente garantita dalla Banca d’Italia e dalla Royal Bank of Canada: una volta tanto, non c’entra il loro uso su Internet, già attorniato da tali e tante paure da aver soffocato il commercio elettronico, ma una forma di truffa puramente telefonica.

L’appello ha un fondo di verità: il pericolo descritto è reale, ma i suoi garanti sono fasulli o involontari.

Ecco qui sotto un esempio dell’e-mail di allerta che sta circolando: le evidenziazioni e omissioni sono mie.

Sent: Tuesday, August 19, 2008 9:55 AM
Subject: Fw: NUOVA TRUFFA CON CARTE DI CREDITO

INOLTRIAMOLA A QUANTE PIU’ PERSONE CONOSCIAMO, NE VA DELLA SICUREZZA DI TUTTI!

Da:

Una delle più importanti banche del Canada (più precisamente la Royal Bank of Canada) sta allertando tutti i propri clienti circa una nuova truffa ai danni di possessori di carte di credito (VISA, Mastercard, etc.) che si sta allargando a tutto il continente americano ed è molto prevedibile che prestissimo raggiungerà l’Europa…
OCCHIO, RAGAZZI !!!

La truffa si sta diffondendo dal Canada con velocità impressionante.
In particolare si tratta di un modo piuttosto furbo per truffare i possessori di carte di credito, poiché questi bastardi hanno già i numeri di serie della carte e quindi NON VI CHIEDONO IL NUMERO DI SERIE DELLA VOSTRA.

Questa mail potrà essere molto utile in quanto una volta capito come funziona la truffa sarete preparati e protetti dal pericolo.

Funziona cosí.

La persona vi chiamerà al telefono dicendo:
“Buongiorno, mi chiamo (Nome e Cognome) e La sto chiamando dall’ufficio antifrodi della VISA (oppure Mastercard, American Express, ecc.).
La mia matricola di funzionario VISA è la 12460.
Le telefono perché la Sua carta è stata segnalata dal nostro sistema di sicurezza per aver fatto un acquisto insolito e io sono qui per verificare insieme a Lei se si tratta di qualcosa di illegale oppure no.
Guardi, si tratta della Sua carta di credito VISA emessa dalla Banca………
( vi dirà il nome della Vostra Banca)
Lei ha per caso acquistato recentemente dei biglietti aerei (o qualsiasi altra cosa) per 497.99 dollari (oppure Euro) da una società via Internet che ha sede in ……. ?”

Mentre voi risponderete di no, il falso funzionario continuerà dicendo:

“Guardi, Le spiego brevemente, si tratta di una società che stiamo tenendo d’occhio poiché effettua degli addebiti tra 297 e 497 dollari (Euro) per volta e restando sotto i 500 dollari non è facilmente controllabile, dato il gran numero di transazioni che effettua ogni giorno in tutto il mondo.
Ad ogni modo, se Lei mi conferma di non aver effettuato con la sua carta nessun acquisto Internet per biglietti aerei di questo importo, con il suo aiuto abbiamo potuto appurare che si tratta di un tentativo di frode e così questa somma Lei la vedrà addebitata sull’estratto conto del mese ma le verrà contemporaneamente eseguito lo storno per lo stesso importo non dovuto, così alla fine il saldo sarà pari.
L’estratto conto verrà inviato come al solito al Suo indirizzo che ci risulta essere Via………, è corretto ?”

E voi direte ovviamente di sì…

Allora lui/lei continuerà dicendo:

“Ok, a questo punto apro una pratica interna antifrode. Se Lei avesse qualsiasi domanda o chiarimento da chiederci, chiami il nostro numero verde 800 …….. e chieda dell’ufficio antifrodi Internet: quando un mio collega le risponderà, abbia cura di dargli il codice di questa pratica che è il ………….. (vi darà un numero a sei cifre) così che potrà rispondere a tutte le sue domande. Ha annotato il codice della pratica? Vuole che glielo ripeta?”

A questo punto inizia la parte IMPORTANTE della truffa.

il falso funzionario vi dirà:
“un’ultima cosa ancora. Avrei bisogno di verificare se lei è davvero in possesso della sua carta: ce l’ha in mano in questo momento ?
Ok, allora dia uno sguardo ai numeri che trova sul retro: se guarda bene vedrà due numeri, uno di quattro cifre che è una parte del numero di serie della carta e l’altro di tre cifre (Codice di Sicurezza) che dimostra che Lei è in possesso della carta.
Queste ultime tre cifre sono quelle che vengono normalmente utilizzate per gli acquisti via Internet, poiché sono la prova che Lei possiede fisicamente la carta.
Me li può leggere per favore ?

Una volta che glieli avrete letti, lui dirà:
“Ok, codice corretto. Avevo solo bisogno della prova che la carta non fosse stata persa o rubata e che ne eravate ancora fisicamente in possesso.
Ha qualche altra domanda da farmi ?”
Dopo che voi avete risposto di no, lui risponderà:
“Molto bene, La ringrazio della collaborazione.
In ogni caso non esiti a contattarci per qualsiasi necessità: buongiorno.”
E metterà giù il telefono.

Da parte vostra vi sentirete sollevati… hanno tentato di truffarvi, ma il solerte servizio antifrodi della VISA vi ha salvati in tempo.
In fondo non gli avete detto quasi niente di importante e lui non vi ha mai chiesto il numero della carta…

INVECE HA GIA’ INCASSATO I VOSTRI SOLDI !

Già, perché gli avete letto i tre numeri del codice di sicurezza e CERTAMENTE li ha già usati per addebitare la vostra carta.

Infatti quello che i truffatori vogliono è proprio il codice di sicurezza a tre cifre sul retro della carta: gli altri dati se li erano già procurati, compreso il titolare, la data di emissione, di scadenza, il numero di serie della carta e persino il vostro indirizzo….
Mancava solo il codice di sicurezza !

Se vi dovessero chiamare con le modalità appena descritte, non date nessun riferimento e ditegli che chiamerete direttamente la VISA (oppure Mastercard, ecc.) per la verifica della conversazione:
le società che emettono le carte di credito NON VI CHIEDERANNO MAI DEI CODICI:LORO LI CONOSCONO PRIMA DI VOI !!!

Per favore, diffondete queste informazioni ai vostri familiari ed amici.

Manuela Russo

Banca d’Italia
Servizio Informazioni Sistema Creditizio
Largo Guido Carli, 1
00044 Vermicino – Frascati (Roma)

tel. +39.06.[omissis]
fax +39.06.[omissis]
[e-mail omesso]

I consigli dati dall’e-mail sono in sé validi: è indubbiamente pericolosissimo rivelare i codici sul retro della carta a sconosciuti che ci chiamano al telefono. Ma come farebbe un truffatore ad avere il numero di telefono del titolare della carta?

Procurarsi un numero di carta di credito non è difficile: basta sbirciare la carta di qualcuno al supermercato o in un negozio oppure usare un generatore di numeri di carta di credito (esistono programmi gratuiti che lo fanno). Anche il nome e cognome associati a quel numero sono abbastanza facili da ottenere, sempre sbirciando la carta o la sua ricevuta, nel caso di quelle a carta carbone che ancora si trovano in giro.

Ma da lì ad arrivare al numero di telefono, se il nome del titolare non è particolarmente raro (ehm), è piuttosto improbabile. In che città? In che stato?

In effetti esiste almeno un modo per ottenere tutte queste informazioni, e l’ho sperimentato personalmente, ma mi pare improbabile che si possa usarlo per truffe su vasta scala.

Ricordo infatti di essermi seduto nell’atrio di un bell’albergo in Inghilterra, qualche anno fa, dove un gentilissimo signore riceveva per telefono le prenotazioni e i relativi pagamenti. Per assicurarsi di avere i dati giusti (nome, cognome, carta di credito), li ripeteva al cliente. Ad alta voce. Naturalmente presi nota, puramente a titolo dimostrativo, e verificai che i dati erano validi. E lì mi fermai, prima che vi vengano idee strane.

Presso il sito della Royal Bank of Canada non ho trovato alcuna indicazione di quest’allarme, e il numero della Banca d’Italia citato come “garante” dell’allarme sembra valido. Ho contattato l’ufficio stampa della Banca d’Italia per avere maggiori dettagli e sono in attesa di risposta.

2010/02/13

Riprendo in mano quest’indagine perché a distanza di due anni l’appello continua a circolare. La Banca d’Italia non ha mai risposto. Tuttavia attraverso canali informali ho ricevuto conferma che nel 2008 esisteva realmente una Manuela Russo presso il Servizio Informazioni Sistema Creditizio ma non si occupava professionalmente di truffe tramite carte di credito. L’indirizzo postale mi è stato confermato come corretto.

Alcuni lettori mi hanno segnalato di aver contattato via mail la Russo, ottenendo una risposta che avvisa che l’appello in questione sta girando con i suoi riferimenti “in maniera del tutto arbitraria”. La Russo ha dichiarato di non aver “mai scritto né diffuso questa mail”. Un altro lettore segnala di aver scambiato mail con la Russo, che ha detto di aver ricevuto l’appello da “un [suo] amico poliziotto” e di averlo girato “all’interno dell’istituto” commettendo lo sbaglio di “dimenticare di togliere la firma che appare in automatico”.

Sulla base di questi dati un po’ contraddittori, sospetto che si tratti di un semplice garante involontario: una persona che ha ricevuto l’appello e l’ha inoltrato ad amici e colleghi per poi magari dimenticarsene, senza rendersi conto che gli estremi del proprio posto di lavoro, riportati in calce all’appello inoltrato, sono pertinenti all’argomento dell’appello e quindi sembrano essere una sua autenticazione autorevole.

Un altro esempio di garante involontario è la versione di quest’appello che circola “firmata” con gli estremi di un luogotenente del Nucleo Polizia Tributaria di Ferrara e diffusa da un mittente che risulta associato alla Guardia di Finanza.

Questo genere di invio di catene di sant’Antonio dall’indirizzo di mail del posto di lavoro causa spesso imbarazzi al datore di lavoro e guai alla persona citata come mittente. Di conseguenza è da evitare la loro diffusione, per non perpetuare il disagio delle organizzazioni e persone coinvolte. Questo non toglie che in questo specifico caso la sostanza dell’appello sia valida.

Terremoto a Roma l’11 maggio? Ci potete scommettere

A proposito del terremoto devastante a Roma del prossimo 11 maggio

Versione breve: è una bufala messa in giro da un imbecille.

Versione lunga: primo, i terremoti oggi non si possono prevedere. Secondo, Raffaele Bendandi, colui che avrebbe fatto la previsione, usava un metodo completamente insensato. Terzo, Bendandi non ha mai fatto quella previsione.

Fine della storia.

Se volete saperne di più, su Le Scienze di questo mese c’è un mio articolo in proposito e su Query ci sono due articoli (uno; due) molto chiari. Se qualcuno è convinto che ho torto, sono pronto a scommettere che l’11 maggio non ci sarà nessun terremoto devastante a Roma. La scommessa è questa: se qualcuno mi paga il viaggio, sono disposto a venire a Roma l’11 ad aspettare il terremoto che non ci sarà e a vedere la faccia delusa dei creduloni. Se ho torto, mi beccherò il terremoto.

Volo Lugano-Fiumicino, andata e (naturalmente) ritorno, per me e mia moglie, grazie!