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A cosa serve prenotare Windows 10?

A cosa serve prenotare Windows 10?

Un ascoltatore del Disinformatico radiofonico, Duilio, chiede lumi su un avviso che gli è comparso sul PC dotato di Windows 7 e che lo invita a prenotare Windows 10. Vale la pena? Che succede se non ci si prenota? E passando a Windows 10 ci potrebbero essere applicazioni che causano problemi?

Premesso che bisogna fare attenzione agli inviti fraudolenti che accompagnano sempre queste campagne promozionali, è vero che Microsoft ha iniziato a inviare questo genere di inviti agli utenti che hanno un PC dotato di Windows 7, Windows 8 e Windows 8.1. La prenotazione è gratuita e senza impegno: serve semplicemente per verificare se il computer ha i requisiti tecnici di compatibilità adatti per Windows 10 e per scaricare automaticamente questa nuova versione di Windows quando sarà resa disponibile, a fine luglio.

Tutti i dettagli dell’iniziativa di Microsoft, che ha un chiaro scopo promozionale per creare sin da subito un buon numero di utenti “convertiti”, sono disponibili qui sul sito dell’azienda; viene chiarito che l’offerta di Windows 10 gratuito è limitata nel tempo, per cui vale la pena prenotarsi se il computer è compatibile. Non prenotarsi non ha particolari conseguenze: semplicemente bisogna ricordarsi di provvedere manualmente se si è interessati a Windows 10.

In quanto a problemi con applicazioni, è purtroppo quasi inevitabile che ci sia qualche applicazione che funziona sotto Windows 7/8/8.1 e che non funzionerà sotto Windows 10: è tipico di tutti i sistemi operativi, anche se Microsoft farà, come consueto, di tutto per offrire la massima compatibilità. Conviene quindi fare dei test prima di migrare definitivamente, oppure confidare nella produzione di una versione aggiornata e compatibile dell’applicazione incompatibile.

Aggiornamenti per Firefox, Mac OS, iOS, Adobe

Aggiornamenti per Firefox, Mac OS, iOS, Adobe

Firefox è stato aggiornato alla versione 37.0.1 per risolvere una falla di sicurezza sull’autenticazione dei siti: se ne avete una versione precedente, scaricate quella aggiornata. Il procedimento è solitamente automatico andando alla voce di menu Informazioni su Firefox, ma potete sempre andare manualmente al sito getfirefox.com.

C’è un aggiornamento importante per i possessori di iCosi (iPhone, iPad, iPod touch): iOS passa alla versione 8.3, che oltre a includere delle iconcine emoji aggiornate (funzione di cui tutti sentivamo il bisogno pressante) elimina alcuni problemi di sicurezza e di gestione dello scaricamento delle app. Per aggiornarsi basta andare in Impostazioni – Generali – Aggiornamento software mentre si è connessi a Internet.

Apple ha aggiornato anche MacOS, che arriva così alla versione 10.10.3 risolvendo vari difetti (alcuni non banali), aggiungendo l’app Foto per la gestione delle fotografie e introducendo fra le altre cose una maniera più semplice di fare la verifica in due passaggi (app Impostazioni, voce Account), importantissima per ridurre i furti di password degli account Google. L’aggiornamento si lancia, come consueto, cliccando sulla mela in alto a sinistra e poi su Informazioni su questo Mac – Aggiornamenti.


Come se non bastasse, Adobe ha aggiornato anche Reader, la propria popolarissima app di lettura di documenti in formato PDF: adesso si chiama Acrobat Reader DC

Fonti aggiuntive: Naked Security, Macitynet.it, Adobe.

Disponibile LibreOffice 4.4.2

Disponibile LibreOffice 4.4.2

Oggi The Document Foundation ha annunciato la disponibilità di LibreOffice 4.4.2, con una cinquantina di patch rispetto alle versioni 4.4.0 e 4.4.1. I dettagli delle novità introdotte sono nel change log qui e qui.

La versione 4.4.2 è disponibile per lo scaricamento gratuito multipiattaforma e multilingue qui.

LibreOffice è software libero, usa standard aperti ed è sostenuto dalle donazioni di chi lo adopera e di chi sostiene l’importanza di avere software liberamente ispezionabile e utilizzabile, in modo che i documenti che creiamo siano veramente nostri e non siano vincolati all’uso di un software di cui qualcuno può decidere arbitrariamente il destino.

Squadra di basket tedesca retrocessa da un aggiornamento di Windows

Squadra di basket tedesca retrocessa da un aggiornamento di Windows

L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Lo so, lo so: dico sempre che gli aggiornamenti software vanno fatti il più presto possibile, perché i criminali informatici confezionano in fretta attacchi su misura per chi non si aggiorna. Aggiornarsi prontamente è la cosa giusta da fare, ma non durante una partita di basket. Specialmente se l’aggiornamento riguarda il computer che deve segnare il punteggio ufficiale.

Il fattaccio, racconta la Frankfurter Allgemeine, è successo il 13 marzo scorso, un’ora e mezza prima della partita fra Niners Chemnitz e Paderborn Baskets, quando la squadra ospitante (il Paderborn Baskets) ha collegato il proprio computer al tabellone segnapunti. Un’oretta più tardi il computer è andato in crash ed è stato necessario riavviarlo, ma a quel punto ha iniziato a scaricare automaticamente gli aggiornamenti e non c’è stato verso d’interromperlo.

Lo scaricamento e l’installazione degli aggiornamenti sono andati avanti per ben 17 minuti, col risultato che è stato necessario ritardare di 25 minuti l’inizio della partita. L’incontro si è concluso con la vittoria della squadra di Paderborn, ma quella di Chemnitz ha fatto notare che il ritardo (superiore ai 15 minuti consentiti dal regolamento tedesco) comportava una penalità di classifica per la squadra ospitante, per cui il Paderborn Baskets è stato retrocesso dalla Zweite Bundesliga al campionato ProB. Il manager della squadra retrocessa, Patrick Seidel, ha dichiarato che si appellerà contro la decisione della Bundesliga. Tutto per colpa di un aggiornamento di Windows.

Correzione (10:30): La versione iniziale di questo articolo attribuiva a Seidel l’intenzione di sostituire il laptop Windows della squadra con un portatile della Apple, ma si trattava di un errore nella traduzione di Ars Technica, che ho maldestramente omesso di verificare.

La falla FREAK è risolta, gli aggiornamenti sono pronti: installateli

La falla FREAK è risolta, gli aggiornamenti sono pronti: installateli

Buone notizie sul fronte della sicurezza: è stata chiusa la falla FREAK, segnalata la settimana scorsa, che permetteva agli aggressori di sabotare uno dei meccanismi di base della sicurezza su Internet, ossia la cifratura HTTPS.

In pratica, la regola d’oro “lucchetto chiuso, questo sito lo uso” veniva scavalcata e un sito fraudolento poteva imitare perfettamente un sito autentico, compreso appunto il lucchetto chiuso che normalmente garantisce l’autenticità e la sicurezza del sito.

Apple ha aggiornato OS X per risolvere FREAK: sono coperte le ultime tre versioni del sistema operativo per computer (Mountain Lion, Mavericks e Yosemite). Per iPhone, iPad e iPod touch, invece, iOS è stato aggiornato alla versione 8.2, e anche l’Apple TV ha a disposizione un aggiornamento, che lo porta alla versione 7.1.

Microsoft ha rilasciato gli aggiornamenti MS15-031, che risolvono la falla per tutte le versioni di Windows per le quali viene ancora offerto il supporto tecnico. Se siete ancora fermi a Windows XP, niente da fare: vi serve almeno Windows 7 o Vista.

Tutti gli aggiornamenti dovrebbero attivarsi automaticamente, facendo comparire un invito a scaricarli. Seguite quest’invito senza indugio e poi controllate se siete ancora vulnerabili visitando il sito Freakattack.com.

FREAK: da dieci anni c’è una falla nella sicurezza HTTPS di Windows, Android, Apple. Aggiornatevi appena possibile

FREAK: da dieci anni c’è una falla nella sicurezza HTTPS di Windows, Android, Apple. Aggiornatevi appena possibile

Aggiornamenti obbligatori per tutti: pochi giorni fa è stata annunciata una falla di sicurezza importante su un aspetto essenziale come la protezione HTTPS del traffico di Internet. Il bello (si fa per dire) è che la falla è aperta da circa dieci anni.

La falla, denominata FREAK (acronimo un po’ forzato di Factoring Attack on RSA-EXPORT Keys), sta nel fatto che un aggressore può forzare un dispositivo o software vulnerabile ad abbassare il proprio livello di cifratura, riducendolo a una chiave di 512 bit. Il traffico cifrato con questa chiave debole viene poi analizzato usando servizi online di calcolo, come quelli di Amazon, e rivela la chiave privata di cifratura del sito visitato: a questo punto l’aggressore può spacciarsi perfettamente per il sito vero, imitandone anche la protezione HTTPS (il famoso lucchetto chiuso), e può rubare o modificare i dati riservati scambiati da tutti i visitatori con il sito in questione: password, transazioni bancarie, messaggi, tutto. La decifrazione della chiave di un singolo sito costa soltanto un centinaio di dollari su servizi di calcolo distribuito come quelli offerti da Amazon.

Inizialmente sembrava che la falla riguardasse soltanto i dispositivi Android, gli iPhone, i computer della Apple e gli smartphone di Blackberry, ma poi Microsoft ha annunciato che anche tutte le versioni correnti di Windows sono vulnerabili. Gli esperti hanno inoltre rilevato che al momento circa il 36% dei siti Web è affetto da questa falla. Fra i nomi di spicco ci sono AmericanExpress.com, Groupon.com e Bloomberg.com. Google e Facebook non sono vulnerabili.

Per correggere questa falla è indispensabile aggiornarsi: Google ha già reso disponibile la versione aggiornata di Chrome per Mac e Firefox non è vulnerabile; gli aggiornamenti per OS X e iOS e per Windows verranno distribuiti prossimamente.

Per sapere se i vostri browser sono vulnerabili, usateli per visitare il sito Freakattack.com (se compare un avviso su sfondo rosso, siete vunerabili); per sapere se un sito è attaccabile, basta immetterne il nome in questa pagina di Keycdn.com. Un elenco aggiornato dei principali siti che risultano affetti da questa falla è presso https://freakattack.com/#alexa; l’elenco completo include centinaia di siti svizzeri e italiani.

Ironicamente, questa falla è stata resa possibile dalle richieste governative (in questo caso statunitensi) di indebolire volutamente la cifratura vendibile all’estero, allo scopo di impedire ai paesi rivali, ai terroristi e ai malviventi di comunicare in modo non intercettabile. Visto che richieste analoghe vengono fatte tuttora da alcuni governi, come quello britannico, si spera che questa notizia serva da lezione per non ripetere gli errori del passato.

Raffica di aggiornamenti: Firefox, Java, Flash

Raffica di aggiornamenti: Firefox, Java, Flash

Sono già in corso attacchi che sfruttano le vulnerabilità corrette dagli ultimi aggiornamenti di Firefox (arrivato alla versione 35), Flash e Java, per cui non è il caso di perdere tempo: controllate se avete la versione più recente (qui il test per Flash; qui quello per Java) e se necessario aggiornatevi subito scaricando Flash e Java aggiornati (se ne avete bisogno).

Dato che alcuni di questi attacchi funzionano semplicemente convincendo gli utenti di computer vulnerabili a visualizzare una pagina Web appositamente confezionata, è buona cosa impostare Flash in modo che si attivi soltanto sulle pagine di buona reputazione: in Firefox, per esempio, andate in Strumenti – Componenti aggiuntivi (Add-on) – Plugin e impostate Shockwave Flash e Java a “Chiedi prima di attivare”, mentre in Chrome andate in Impostazioni – Mostra impostazioni avanzate – Privacy – Impostazioni contenuti – Plugin – Blocca per impostazione predefinita. Conviene inoltre usare soluzioni come Adblock per bloccare le pubblicità basate su Flash, che possono veicolare alcuni attacchi in corso non ancora bloccati dagli aggiornamenti.

ShellShock, Apple rilascia gli aggiornamenti correttivi

ShellShock, Apple rilascia gli aggiornamenti correttivi

Sono disponibili gli aggiornamenti per Mac OS X Mavericks, Mountain Lion e Lion che risolvono il difetto di sicurezza di Bash per queste versioni del sistema operativo per computer di Apple.

Maggiori dettagli su Ars Technica, 9to5Mac.

L’immagine della T-shirt con la dicitura Breaking Bash è tratta da qui.

iOS 8, aggiornamento difettoso rilasciato, ritirato, corretto e ripubblicato

L’aggiornamento di iOS 8 distribuito pochi giorni fa, che portava il sistema operativo di iPod touch, iPhone e iPad alla versione 8.0.1, è stato ritirato a causa di un problema non da poco: in un numero non trascurabile di iPhone 6 e 6 Plus (circa 40.000 i casi segnalati) rendeva impossibili le telefonate e l’uso del sensore d’impronta Touch ID. In pratica, trasformava questi dispositivi in grossi iPod.

L’aggiornamento è stato ritirato e da ieri è disponibile la sua versione corretta, la 8.0.2. Stavolta, stando alle prime segnalazioni, funziona tutto come dovrebbe, ma se aspettate qualche giorno lascerete che siano gli altri a fare da cavie.

Dieci anni di Martedì delle Pezze: il “Patch Tuesday”

Questo articolo era stato pubblicato inizialmente il 4/10/2013 sul sito della Rete Tre della Radiotelevisione Svizzera, dove attualmente non è più disponibile. Viene ripubblicato qui per mantenerlo a disposizione per la consultazione.


Martedì prossimo (8 ottobre) Microsoft rilascerà otto aggiornamenti di sicurezza, che riguardano Windows, Internet Explorer, .NET, Office, SharePoint e Silverlight. Almeno una di queste falle viene già sfruttata attivamente su Internet dai criminali informatici, per cui non è il caso di tentennare sull’aggiornamento.

Il rilascio degli aggiornamenti coinciderà con il decimo anniversario del cosiddetto “patch Tuesday”, letteralmente il “martedì delle pezze (o delle patch)”: questo è il nome che Microsoft usa per indicare il secondo martedì di ogni mese, che è il giorno scelto dall’azienda per rilasciare in blocco gli aggiornamenti di sicurezza che Microsoft ha preparato e accumulato nel corso del mese. Questa tecnica di rilascio fu introdotta a ottobre del 2003 per dare agli amministratori di sistema una data certa e regolare per la quale prepararsi agli aggiornamenti. Le eccezioni alla regola del secondo martedì vengono riservate soltanto per le vulnerabilità più gravi attivamente sfruttate per attacchi informatici.

Oltre al “patch Tuesday” esiste anche l’“exploit Wednesday”, ossia (traducendo un po’ liberamente) il “mercoledì dello sfruttamento del mancato rattoppo”: i criminali informatici analizzano infatti gli aggiornamenti, li confrontano con le versioni precedenti del software e osservano le differenze. Questo permette loro di scoprire i punti vulnerabili dei vari software e di creare attacchi che li prendono di mira, contando sul fatto che molti utenti sono pigri o riluttanti ad installare gli aggiornamenti (oppure non possono farlo a causa di politiche aziendali) e quindi restano vulnerabili. Non rendete la vita facile ai criminali digitali: aggiornate sempre e subito il vostro software.