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Snapchat, occhio alla geolocalizzazione disinvolta

Snapchat, occhio alla geolocalizzazione disinvolta

Pochi giorni fa Snapchat ha aggiunto una nuova funzione, Snap Map, che è meglio conoscere per decidere come impostarla. Se impostata o usata male, infatti, può esporre al rischio di essere pedinati e trovati da stalker e bulli digitali, come racconta Graham Cluley su We Live Security.

Il video promozionale di Snap Map, nota Cluley, fa sembrare che Snapchat condivida la vostra geolocalizzazione soltanto quando taggate la vostra posizione nelle foto che postate nelle Storie, ma in realtà questa condivisione è sempre attiva per tutto il tempo per il quale usate o tenete aperta l’app.

Ci sono comunque delle salvaguardie: se decidete di condividere la vostra posizione con gli amici, Snapchat ve lo ricorda periodicamente, e se non avete mai usato Snap Map la geolocalizzazione non viene condivisa con nessuno. Ma può capitare di attivare Snap Map senza rendersene conto, per esempio dopo aver guardato la presentazione di Snap Map nell’app.

In pratica, se attivate Snap Map chiunque sia nel vostro elenco di amici di Snapchat può sapere continuamente dove siete. E se il vostro account Snapchat è pubblico, lo può sapere chiunque, anche uno sconosciuto.

Si possono anche vedere i post degli altri utenti con account pubblici geolocalizzati, anche se non vi hanno concesso l’amicizia, digitando il nome di una località nella casella Cerca di Snap Map.

Conviene quindi correggere quest’impostazione: andate nelle impostazioni di Snapchat, trovate Mostra la mia posizione e attivate la Modalità fantasma. Potete anche essere più drastici, disattivando l’accesso di Snapchat alla geolocalizzazione nelle impostazioni dello smartphone:

— in iOS, Impostazioni – Privacy – Localizzazione – Snapchat – Mai.

— in Android, Impostazioni – App – Snapchat – Autorizzazioni – Posizione (da disattivare)

Già che ci siete, prendete l’abitudine di non dare l’amicizia digitale a chiunque ve la chieda, non solo in Snapchat, ma in tutte le altre app social.

Fonti aggiuntive: Sophos.

Le fabbriche dei “mi piace” falsi

Le fabbriche dei “mi piace” falsi

Ultimo aggiornamento: 2017/06/16 17:35. 

Si sa da tempo che esistono le “like farm”, le fabbriche di “mi piace”: ma ne avete mai vista una? Vi siete mai chiesti come funzionano? Dalla Thailandia arriva la notizia della scoperta di una di queste fabbriche clandestine, che falsano le classifiche e pompano il gradimento di app truffaldine per incoraggiare gli utenti a scaricarle.

La polizia locale ha infatti arrestato tre persone che avevano a disposizione circa 500 iPhone e alcune migliaia di carte SIM, che usavano per cliccare “mi piace” su commissione o dare cinque stelle alle recensioni delle app usando appositi software e computer di controllo.

La loro attività veniva pagata circa 4500 dollari al mese da un’azienda cinese, non identificata, per promuovere i suoi prodotti in Cina. La banda veniva assoldata anche per creare gradimenti e condivisioni artificiali sulla piattaforma social WeChat.

Il sito thailandese Thairath mostra un video che documenta questa like farm: rastrelliere ordinatamente ricolme di telefonini accesi e attivi e cataste di carte SIM. Impressionante.

Qualche tempo fa, a maggio di quest’anno, circolava un video riferito a un’altra like farm:

Avevo chiesto chiarimenti a EnglishRussia, che sembrava essere la fonte del video, e consiglio di leggere la conversazione via Twitter che ne è scaturita, perché fornisce parecchi dettagli tecnici interessanti.

Fonti aggiuntive: The Register, StickboyBangkok. Ringrazio @sakato42 per la segnalazione dell’articolo su Thairath.

Twitter, come difendersi dal monitoraggio pubblicitario e dalla localizzazione

Twitter, come difendersi dal monitoraggio pubblicitario e dalla localizzazione

Molti utenti sanno che i social network ci offrono gratuitamente i loro servizi perché li paghiamo permettendo che raccolgano dati sui nostri legami affettivi, sui nostri gusti personali, sui nostri spostamenti e sulle nostre abitudini, da rivendere ai pubblicitari. È per questo che quando cercate su Internet informazioni per esempio su ristoranti, viaggi o scarpe subito dopo vi compaiono ovunque, e specialmente nei social network, proprio le pubblicità di ristoranti, viaggi e scarpe.

Ma non tutti sanno quanto sia profonda e invasiva questa raccolta di dati, perché i social network non la pubblicizzano granché e ne cambiano spesso le regole. Vediamo come rivelare i dettagli e la portata della raccolta di dati fatta da Twitter, che di recente ha appunto diffuso agli utenti un avviso di cambiamento degli annunci pubblicitari.

Se volete sapere quanti sono e chi sono i pubblicitari che vi pedinano su Twitter, preparatevi a una sorpresa. Andate nell’app di Twitter e scegliete Impostazioni – Privacy e sicurezza – Personalizzazione e dati, attivate la personalizzazione (se per caso la trovate spenta) e scegliete Vedi i tuoi dati di Twitter. Qui scegliete la scheda I tuoi dati e cercate la voce Tailored audience (che stranamente resta in inglese anche nella versione italiana).

Troverete dei numeri impressionanti: io, nei miei account, ho scoperto di far parte di ben 1523 pubblici (nel senso di plurale di “pubblico”) e di essere seguito da 628 inserzionisti. Anche un altro mio account ha rivelato numeri analoghi pur non essendo particolarmente attivo o seguito.

Fatto questo, potete chiedere di sapere chi sono questi inserzionisti toccando la voce Richiedi lista inserzionisti: l’elenco vi arriverà successivamente (con molta calma).

Sempre nella scheda I tuoi dati, sfogliate la sezione Interessi: troverete un elenco dei temi che vi interessano secondo Twitter, dedotti partendo dai contenuti dei vostri tweet. Non è una raccolta molto precisa: io sarei particolarmente interessato agli accessori da donna e ai viaggi di lusso e sarei un fan delle celebrità e del gossip. Ma anche no.

E a proposito di pedinamento pubblicitario, date un’occhiata anche alla sezione Luoghi in cui sei stato. Toccando Modifica scoprirete che Twitter registra silenziosamente i nomi dei luoghi che visitate, a disposizione di chiunque metta le mani sul vostro telefonino.

Se volete bloccare questo genere di sorveglianza pubblicitaria, scegliete Impostazioni – Privacy e sicurezza – Personalizzazione e dati e disabilitate tutto. Poi andate in Vedi i tuoi dati di Twitter, scegliete la scheda I tuoi dati e disabilitate tutte le voci negli elenchi Interessato a e Noto per.

Infine potete negare il permesso a Twitter di accedere alla vostra geolocalizzazione: su Android andate nell’app di Twitter e scegliete Impostazioni – Posizione e proxy; su iPhone andate nelle impostazioni di iOS e scegliete Privacy – Localizzazione e spegnete selettivamente la geolocalizzazione di Twitter.

Sfuggire all’occhio insonne dei pubblicitari social, come vedete, non è facile.

Fonti aggiuntive: The Verge.

Quelle fantastiche immagini in diretta dallo spazio su Facebook? Non sono in diretta

Quelle fantastiche immagini in diretta dallo spazio su Facebook? Non sono in diretta

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Speravo che l’equivoco si esaurisse da solo dopo qualche giorno, ma mi sono illuso: le bufale non muoiono mai. Le bellissime immagini televisive dallo spazio postate su Facebook da Unilad e Viral USA (ora rimosso) con la dicitura “LIVE” (in diretta) non sono affatto in diretta. Sono video reali, ma registrati tempo fa a bordo della Stazione Spaziale Internazionale e ripubblicati sui social a fine ottobre.

Specificamente, uno dei video è composto da riprese mai trasmesse in diretta e risalenti a una passeggiata spaziale del 2013 di Oleg Kotov e Sergei Ryazanski. L’altro è una ripresa di una passeggiata spaziale statunitense effettuata a febbraio del 2015, secondo le indagini di Mashable e BBC.

Sicuramente non si tratta di attività in corso in questo momento: quando l’equipaggio della Stazione deve recarsi all’esterno, l’avvenimento viene preannunciato dalla NASA con grande anticipo e segnalato sul suo sito, e l’uscita viene trasmessa in streaming sulla pagina social ufficiale della NASA o su quella della Stazione, non sulle pagine di marketing virale di Facebook. Unilad ha detto alla BBC di aver pubblicato il video per provare la capacità della funzione di streaming in diretta di Facebook. Viral USA, per quel che ne so, non ha dato spiegazioni ma ha rimosso il video.

L’inganno ha fatto 17 milioni di vittime nel caso di Unilad e 26 milioni in quello di Viral USA, secondo Gizmodo. Non è necessariamente un male, però: milioni di persone sono evidentemente rimaste affascinate da queste immagini e hanno scoperto con meraviglia che esistono riprese così belle e nitide (anche se non in diretta) dallo spazio. Cosa che noi appassionati sappiamo da una vita, ma fa niente: ben vengano le persone che ancora sanno apprezzare la bellezza dei prodotti dell’ingegno e dell’esplorazione umana. Non sono mancati i complottisti che hanno gridato al falso, perdendo una magnifica occasione per stare zitti e non fare la figura degli imbecilli, ma fa niente.

In realtà ci sono soltanto tre fonti di immagini televisive continue in diretta dallo spazio (alle quali si aggiungono, sporadicamente, quelle cinesi e quelle statunitensi su NASA TV): Urthecast, Live ISS Stream su Ustream e ISS HDEV Payload su Ustream. Diffidate di tutte le altre.

Ecco perché su Internet non bisogna mai fare battute senza dire che sono battute

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L’ho visto succedere tante volte agli altri ma ho avuto l’arroganza di pensare di esserne immune, e di  questo chiedo scusa. Mi devo arrendere: è proprio vero che su Internet, e specialmente nei social network, non bisogna mai, mai, mai fare umorismo senza specificare chiaramente e nello stesso testo che si tratta di umorismo. È come se ci fosse una forza misteriosa che sopprime il senso dell’umorismo non appena viene a contatto con uno schermo.

Ieri ho postato questo tweet:

Subito dopo ho postato il riferimento all’autore della battuta e alla fonte della foto (un guasto avvenuto ieri e risoltosi senza problemi). Ho scritto esplicitamente che si trattava di una battuta umoristica, caso mai non fossero bastate le virgolette e un briciolo di riflessione.

Poi ho postato una correzione (avevo sbagliato il nome dell’autore), nella quale ho ribadito che si trattava di una battuta.

Inutile: questa è una selezione dei tweet che mi sono arrivati. Alcuni hanno capito che si trattava di umorismo. Ma molte no, o hanno avuto il dubbio. Sono stato persino accusato di terrorismo mediatico.

Tzara_1981
@disinformatico di cosa si tratta? Sembra un danno meccanico. Com’è potuto accadere per un’interferenza con un telefonino?
27/08/16 21:05
Riccancer
@disinformatico è solo una battuta o una storia? Nel secondo caso, maggiori info?
27/08/16 21:04
carlogubi
@disinformatico ma veramente basta un cellulare a sabotare un volo? Non basterebbe isolare gli apparati con una qualunque gabbia di Faraday?
27/08/16 22:29
robbienico
@disinformatico scusa non capisco. Cosa è successo?
27/08/16 22:42
t3kn1c0
@disinformatico terrorismo mediatico un Cell non può fare danni di quel tipo, interferisce ( in rari casi) su apparecchiature
28/08/16 00:28

Ho i brividi a pensare a chi ha visto solo i retweet del mio primo post.

Morale della storia: quando si fa umorismo online, indicare sempre, esplicitamente e subito che è umorismo, anche quando sembra assolutamente evidente che lo sia, e mettere l’indicazione nella battuta stessa; metterla altrove non serve a nulla.

Come rubare un profilo Facebook senza essere esperti informatici

Come rubare un profilo Facebook senza essere esperti informatici

L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale. Ultimo aggiornamento: 2016/07/05 14:25.

Di solito mi capita di raccontare attacchi informatici basati su vulnerabilità del software usato dagli utenti o su difetti nella sicurezza tecnica dei social network, ma stavolta ho da raccontare un altro approccio, che serve come chiaro promemoria di una cosa fondamentale: siccome noi utenti per i social network siamo soltanto mucche da mungere, a loro della nostra sicurezza non importa praticamente nulla.

Se i nostri post intimi, che abbiamo impostato come privati perché sono appunto privati, finiscono per diventare pubblici per errore, rovinando un’amicizia o un amore o una carriera, il problema è soltanto nostro, non loro. Quindi pensateci bene prima di affidare a un social network qualunque informazione personale, perché per rubarla non ci vuole nemmeno una gran competenza informatica. Basta chiedere educatamente.

Lo sa bene Aaron Thompson, un ventitreenne che vive nel Michigan. Il 26 giugno scorso si è accorto che non poteva più accedere al proprio account Facebook e che l’indirizzo di mail e i numeri di telefono associati all’account erano stati cambiati.

Ha guardato la propria mail e vi ha trovato uno scambio di messaggi fra l’assistenza clienti di Facebook e l’intruso che aveva preso possesso del suo account. L’intruso, per evitare la verifica in due passaggi (autenticazione a due fattori), aveva mandato una richiesta di aiuto all’assistenza clienti di Facebook, dicendo che aveva perso l’accesso al proprio numero di telefonino e chiedendo di disattivare l’approvazione degli accessi e il generatore di codici. La richiesta dell’intruso non proveniva dall’account di posta di Thompson (“the hacker didn’t have access to my email or password, they just said they no longer had access to my phone number or email, and facebook allowed them to choose the email to lodge the support ticket from.”).

La risposta automatica dell’assistenza clienti era stata molto semplice: l’interlocutore doveva dimostrare di essere il vero Aaron Thompson mandando una scansione di un documento d’identità.

L’intruso aveva risposto mandando questa immagine (alcuni dati sono oscurati nell’immagine qui sotto, ma non lo erano nell’originale inviato a Facebook):

Nessuno dei dati sul passaporto era esatto, a parte il nome, eppure questo è bastato a Facebook per “verificare” l’identità e disattivare tutte le protezioni sull’account di Thompson, cedendone il controllo all’intruso. Facebook poteva confrontare le informazioni nell’account con quelle nel finto passaporto, ma non ha fatto neanche quello.

La motivazione del furto dell’account era probabilmente economica: Thompson ha una serie di pagine Facebook che hanno vari milioni di “Mi piace”, altamente monetizzabili per esempio per uno spammer. Ma l’intruso si è limitato a inviare alcune foto oscene e qualche insulto.

Per riavere il controllo del proprio account su Facebook, Thompson ha dovuto raccontare pubblicamente la propria disavventura su Reddit. La notizia che basta un documento falso per convincere Facebook a disabilitare la verifica in due passaggi, cambiare la mail associata all’account e cambiare la password si è diffusa rapidamente.

Facebook è intervenuta, come racconta Motherboard, e ha ripristinato la situazione, dicendo che “aver accettato questo documento d’identità è stato un errore che ha violato le nostre prassi interne”. Sì, però nel frattempo è successo. Ricordatevelo. E ricordate che è per motivi come questo che non si devono mai dare a sconosciuti scansioni dei propri documenti.

Antibufala: il ritorno dell’“avviso salvaprivacy” per Facebook

Antibufala: il ritorno dell’“avviso salvaprivacy” per Facebook

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Ha ripreso a circolare intensamente su Facebook un avviso che per il semplice fatto di essere postato dovrebbe magicamente negare a Facebook il diritto di usare i contenuti pubblicati sul social network dall’utente.

Il messaggio è falso, ma ha comunque una grandissima utilità pubblica: vi permette di riconoscere al volo gli incapaci. Chi lo posta, infatti, non solo massacra l’italiano, ma dimostra anche una totale ignoranza di come funzionano le leggi e i social network.

Come avevo già raccontato quattro anni fa, nel 2012, durante l’epidemia precedente di questa cretinata, chi si iscrive a Facebook sottoscrive un contratto vincolante, che non può essere alterato unilateralmente, né da Facebook, né dall’utente iscritto, senza il consenso di entrambi. Quindi non esiste nessuna formula magica unilaterale. E questa non è una peculiarità di Internet: è una regola di base di tutti i rapporti contrattuali anche nel mondo fisico. Se qualcuno pensa che il mondo funzioni come descritto nell’avviso è meglio saperlo, in modo da non affidargli neanche la gestione degli incarti usati delle caramelle.

Queste condizioni di contratto prevedono che l’utente concede a Facebook “una licenza non esclusiva, trasferibile, che può essere concessa come sottolicenza, libera da royalty e valida in tutto il mondo, che consente l’utilizzo dei Contenuti PI pubblicati su Facebook o in connessione con Facebook (“Licenza PI”). La Licenza PI termina nel momento in cui l’utente elimina il suo account o i Contenuti PI presenti sul suo account, a meno che tali contenuti non siano stati condivisi con terzi e che questi non li abbiano eliminati.”

Ricopio qui sotto il testo della nuova versione in modo che sia facilmente cercabile da chi non ha la triste abitudine di fare copia-incolla-inoltra-a-tutti di qualunque scemenza ricevuta su Facebook:

Scadenza domani!!!
Tutto quello che avete postato diventa pubblico da domani. Anche i messaggi che sono stati eliminati o le foto non autorizzate. Non costa nulla per un semplice copia e incolla, meglio prevenire che curare. Canale 13 ha parlato del cambiamento nella normativa sulla privacy di Facebook.
Io non do facebook o qualsiasi entità associata a facebook il permesso di usare le mie immagini, informazioni, i messaggi o i post, passato e futuro. Con questa dichiarazione, do avviso a Facebook che è severamente vietato divulgare, copiare, distribuire, trasmettere o prendere qualsiasi altra azione contro di me sulla base di questo profilo e/o il suo contenuto. Il contenuto di questo profilo è privato e le informazioni riservate. La violazione della privacy può essere punita dalla legge (UCC 1-308-1 1 308-103 e lo statuto di Roma). Nota: Facebook è ora un’entità pubblica. Tutti i membri devono pubblicare una nota come questa. Se preferisci, puoi copiare e incollare questa versione. Se non pubblichi una dichiarazione almeno una volta, Sarà tatticamente permettendo l’uso delle tue foto, così come le informazioni contenute negli aggiornamenti di stato di profilo. Non condivido. Copia e incolla per stare sul sicuro.

Consiglio alternativo: per stare sul sicuro, cestinate questo avviso. E per stare ancora più sul sicuro, cestinate anche chi ve l’ha mandato.

Informatico viola la sicurezza di Facebook, scopre di essere in compagnia

Informatico viola la sicurezza di Facebook, scopre di essere in compagnia

Ultimo aggiornamento: 2016/05/09 1:50.

Un informatico della società di sicurezza informatica Devcore che si fa chiamare Orange Tsai ha pubblicato un singolare racconto di come è riuscito a penetrare in Facebook e vi ha trovato una sorpresa inaspettata.

In sintesi, Orange ha iniziato con una ricognizione del bersaglio, come si fa spesso in questi casi, scoprendo che Facebook era intestataria di un nome di dominio piuttosto insolito, ossia vpn.tfbnw.net. Da lì ha scoperto che esisteva anche files.fb.com, che era un server dedicato alla collaborazione all’interno dell’azienda.

Il server aveva alcuni difetti di sicurezza, per cui Orange Tsai è riuscito a creare una web shell, ossia è stato in grado di eseguire da remoto comandi sul server come se fosse stato uno dei suoi gestori interni.

Qui è arrivata la sorpresa: si è accorto che sul server di Facebook c’erano molti file che non appartenevano a Facebook ma erano chiaramente avanzi lasciati da un intruso che era arrivato prima di lui. Uno dei file era un log che conteneva delle credenziali di login di Facebook non cifrate: nomi utente e password di dipendenti di Facebook, si presume.

Quando Orange Tsai ha informato Facebook della vulnerabilità, è stato ricompensato con 10.000 dollari di premio, ma Facebook non si è detta particolarmente preoccupata per quello che Orange aveva trovato: gli ha spiegato che l’intruso precedente era una persona che partecipa alla caccia ai difetti di sicurezza promossa da Facebook. Come faccia Facebook a saperlo resta un mistero.

Fonte aggiuntiva: Naked Security.

Come eliminare il proprio account su Snapchat

Come eliminare il proprio account su Snapchat

Mi sono arrivate molte richieste di istruzioni su come uscire da Snapchat, magari per eliminare un account che contiene foto imbarazzanti e crearsene uno nuovo. Molti utenti che adoperano principalmente lo smartphone e poco il computer non riescono infatti a trovare nell’app di Snapchat l’opzione per eliminare un account. Non la trovano per una buona ragione: perché nell’app non c’è.

Bisogna infatti usare un browser, per esempio Safari su un iPhone o iPad, e visitare questo link:

In questa pagina si immette il proprio nome utente e poi la propria password, si clicca sulla casella Non sono un robot per confermare di essere una persona reale e non un programma automatico, si clicca su Accedi e si digita il codice di sicurezza che è arrivato nel frattempo sul telefonino.

A questo punto compare la richiesta di conferma dell’eliminazione dell’account: si reimmette il nome utente seguito dalla password e si clicca Continua. Snapchat dice che l’account verrà dapprima disattivato, ossia reso inaccessibile agli altri utenti, e che verranno cancellate eventuali chat non salvate e le foto non aperte. Dopo trenta giorni l’account verrà eliminato definitivamente: se cambiate idea durante questo periodo, sarà sufficiente rientrare nell’account (su computer o su smartphone) e l’account verrà riattivato.

Esco da Facebook. Ecco come si fa

Esco da Facebook. Ecco come si fa

Questo articolo vi arriva grazie alla gentile donazione di “liuk970” ed è stato ampiamente aggiornato con i suggerimenti dei lettori. Ultimo aggiornamento: 2016/03/31 11:40.

Lascio Facebook per una lunga serie di ragioni: la fondamentale è che il rapporto segnale/rumore era già fastidioso in passato e ora ha superato la mia soglia personale di tolleranza, che ultimamente s’è ridotta a causa dei problemi di salute che ho avuto nei giorni scorsi – ancora non ci vedo bene come prima e lavorare al computer mi affatica.

Ne ho abbastanza di perdere tempo a dis-iscrivermi a gruppi Facebook ai quali sono stato iscritto senza che me ne venisse chiesto il permesso; a ricevere e cancellare notifiche irrilevanti, nonostante un eroico sforzo di selezione degli amici; a respingere o selezionare richieste di amicizia di perfetti sconosciuti; a essere taggato nelle foto in cui non ci sono perché così chi mi ha taggato attira la mia attenzione sulla sua conversazione; a ricevere messaggi di chi mi scrive via Facebook invece di mandarmi più semplicemente e privatamente una mail. E comunque non ho tempo di perdermi in mille rivoli di conversazione; niente di personale, per carità, ma semplicemente ho poco tempo e devo scegliere con attenzione come spenderlo. Per cui oggi chiudo il mio account pubblico (Paolo Sgomberonte); manterrò quelli segreti che uso per i test.

Non interpretate questa mia uscita da Facebook come una chiamata all’esodo o come un modello da seguire; è una mia scelta personale basata su criteri assolutamente soggettivi. In ogni caso, ecco come ho proceduto, caso mai voleste fare altrettanto.

Dato che l’eliminazione di un account non è istantanea ma richiede fino a due settimane, e dato che qualunque mio rientro o accesso a Facebook verrà interpretato come una rinuncia all’eliminazione, devo assicurarmi di non rientrare in Facebook in nessun modo per 14 giorni. La cosa non è semplice come potrebbe sembrare:

  • devo rimuovere la password di Facebook dalle password immesse automaticamente dal mio browser sui miei vari computer;
  • devo disattivare tutti i widget e tutte le app che hanno il permesso di postare su Facebook a nome mio (per esempio Twitter, che risolvo andando nelle impostazioni del mio account Twitter);
  • devo andare nel mio account Facebook e disabilitare le eventuali app che ho autorizzato;
  • devo disinstallare dai tablet e dai telefonini le app di Facebook; se non sono disinstallabili, devo cambiare la password mettendone una fasulla, in modo che non possano accedere al mio account Facebook e quindi essere scambiate da Facebook per una rinuncia a uscire dal social network.

Un trucco, suggerito dai lettori, è cambiare la password di Facebook appena prima di eliminare l’account: in questo modo le app e i salvapassword non sapranno qual è la password aggiornata e quindi non riusciranno a fare login.

Sono poi andato alla pagina di richiesta di cancellazione permanente (accessibile anche tramite https://www.facebook.com/help/delete_account) e ho cliccato su Elimina il mio account.

Ho immesso la mia password e risolto il captcha:

Facebook mi ha avvisato che il mio account verrà eliminato permanentemente entro 14 giorni, a meno che io vi rientri.

Ho accettato cliccando su OK e sono stato buttato fuori automaticamente dal mio account:

Tutto qui. Il 12 luglio, passati i 14 giorni, farò il punto della situazione.

2013/09/26

Mi sono distratto un po’ e le settimane sono volate ben oltre la scadenza prevista. Il mio account Facebook non è più accessibile al suo indirizzo originale (https://www.facebook.com/paolo.attivissimo). Anche link diretti a foto (come questo) non rispondono più e non trovo nessun contenuto che abbia il mio ID (643461254). Questo non vuol dire necessariamente che Facebook abbia cancellato ogni sua copia dei miei dati; vuol dire semplicemente che i miei dati non sono più accessibili all’utente comune. Sono, agli effetti pratici, uscito da Facebook.

2016/03/31

Qualche tempo fa un simpatico burlone ha cominciato a far casini tentando di aprire account Facebook usando la mia mail principale, per cui ho ricreato da zero la pagina https://www.facebook.com/paolo.attivissimo. L’account quindi ora esiste di nuovo (come pagina, non come profilo standard), ma non ha nessuno dei contenuti che aveva inizialmente e lo tengo puramente come segnaposto per evitare imposture: non accetto amicizie.