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Koobface, virus su misura per Facebook

Koobface, virus su misura per Facebook

Virus sociali per reti sociali: Koobface

Circola già da agosto Koobface, un virus (più propriamente un worm) costruito specificamente per fare vittime fra gli utenti dei siti di social networking, come Facebook e Myspace, ma da pochi giorni è in giro una sua nuova variante che ha raggiunto una certa notorietà perché ne hanno parlato i media generalisti.

Koobface sfrutta l’ingegneria sociale (social engineering) per propagarsi. Arriva alla vittima sotto forma di un messaggio apparentemente proveniente da un amico di Facebook della vittima. Il messaggio è in inglese, e già questo dovrebbe mettere sul chi vive l’utente italofono: dice cose del tipo “sembri buffo in questo nuovo video” oppure “sei eccezionale in questo nuovo video”.

Se la vittima clicca sul link presente nel messaggio, viene portata a un sito che sembra essere Youtube e ha un nome che inizia per http://youtube, ma è in realtà un sito-trappola. Qui le viene proposto di vedere il video, ma la visualizzazione non funziona e viene proposto di installare un aggiornamento del player Flash. Se la vittima accetta, il suo computer viene infettato e a partire dal successivo riavvio tutti i dati delle sue navigazioni (siti visitati, cookie, login, password, numeri di carta di credito, messaggi personali) vengono trasmessi di nascosto ai padroni del virus.

Il virus colpisce esclusivamente gli utenti di Windows (tutte le versioni) ed è contrastabile con una sana vigilanza e con un antivirus aggiornato.

Ancora una volta, il grimaldello preferito dagli untori della Rete per scardinare le difese informatiche delle vittime è la psicologia: si crea una situazione emotivamente coinvolgente (in questo caso si fa leva su curiosità e/o imbarazzo) e si approfitta della fiducia che inevitabilmente tendiamo a porre nei messaggi che ci arrivano, almeno in apparenza, da persone che conosciamo.

Fonti: Kaspersky, Kaspersky (versione agostana), Symantec, Cnet, BBC.

Gmail, Myspace, Hotmail e altri siti bucabili via Wifi

Gmail, Myspace, Hotmail e altri siti bucabili via Wifi

Usi il Wifi in giro? Occhio agli spioni, ti rubano la posta e l’identità

Questo articolo vi arriva grazie alle gentili donazioni di “pietrom****” e “flzgrl”.

La conferenza di sicurezza informatica Defcon tenutasi pochi giorni fa a Las Vegas ha visto riuniti alcuni dei migliori smanettoni del mondo per presentare le loro scoperte. Son dolori per tutti: una delle segnalazioni più clamorose è la facilità con la quale si può non soltanto intercettare una connessione a Internet effettuata in un luogo pubblico tramite i tanti siti Wifi di alberghi, locali e Internet café, ma addirittura assumere l’identità dell’intercettato, raccogliere le sue informazioni personali, leggere la sua posta e sostituirsi a lui o lei in tutto e per tutto, senza conoscere alcuna password.

Robert Graham, della Errata Security, ha dimostrato spettacolarmente l’efficacia della propria tecnica d’intrusione prendendo il controllo di una sessione Web di Gmail e leggendo la posta della vittima durante la sua presentazione. Ha poi ripetuto la dimostrazione per i giornalisti rubando l’account di posta sacrificale di George Ou di ZDNet. Le foto sono qui.

L’attacco si basa sul fatto che la maggior parte degli accessi Wifi pubblici o a pagamento lavora senza cifratura, per semplicità, per cui il flusso di dati grezzo trasmesso via radio è intercettabile da chiunque sia dotato di un normale laptop con scheda Wifi e di un apposito programma sniffer che legge e decifra i dati che girano in chiaro nell’etere. Graham ha usato Ferret su Windows, ma ci sono moltissimi altri programmi analoghi, quasi tutti gratuiti e per tutti i principali sistemi operativi.

In sé questa non è una novità: da anni si sa che usare un Wifi non cifrato è un rischio. La novità è che Graham ha dimostrato che pescando dal flusso di dati i cookie (file temporanei mandati dai vari siti per gestire le sessioni), basta immettere questi cookie nel proprio browser (usando un apposito programma scritto da Graham, di nome Hamster, mostrato in azione nella foto tratta da TGdaily.com) per assumere l’identità della vittima o spiarne l’attività e la corrispondenza presso qualsiasi sito che gestisca le sessioni tramite cookie non cifrati: Gmail, Google Maps (per sapere dove abita la vittima rubandone i luoghi preferiti), Myspace, Hotmail, Facebook e tanti altri. Non occorre conoscere né nome utente, né password.

La falla, secondo Graham, sta nel fatto che le sessioni di questi siti non sono cifrate completamente: lo sono soltanto all’inizio, quando ci si collega e si immettono i propri codici d’accesso. Da quel punto in poi, le sessioni proseguono in chiaro, sfruttando i cookie come chiavi di sessione per “garantire” (si fa per dire) l’identità dell’utente.

I rimedi sono di vario genere. Chi sa usare una shell protetta (Secure Shell, SSH) o una rete privata virtuale (Virtual Private Network, VPN) è bene che la usi: evitare gli accessi Wifi non cifrati è comunque altamente consigliabile; e in ogni caso la sessione andrebbe cifrata interamente ove possibile. Per esempio, Gmail non cifra la sessione se vi si accede digitando http://mail.google.com, ma lo fa se si digita https:// al posto di http://.

Purtroppo la maggior parte degli utenti non sa neppure di essere esposta a questo genere di rischio e quindi dissemina infinite tracce della propria identità che chiunque può raccogliere. Non sapendolo, non sa neanche di dover prendere delle contromisure, e i siti hanno la loro parte di responsabilità nel non gestire di default le sessioni usando la cifratura.

Attenti a Toolsicuro.com

Attenti a Toolsicuro.com

Toolsicuro.com, l’unica cosa sicura è la fregatura

Mi sono arrivate numerose segnalazioni di un allarme per un sito e per la relativa pubblicità che compare visitando anche siti normalmente innocui, come la Webmail di Yahoo.it: si tratta di Toolsicuro.com, reclamizzato in vari banner e in messaggi pop-up dall’italiano piuttosto stentato, come questo che mi ha inviato ausnick.

Grazie ai forum di Zeus News abbiamo la conferma che si tratta di tutt’altro che un tool di sicurezza: è in realtà un programma ostile che va evitato a tutti i costi.

Il sito Toolsicuro.com, inoltre, ha tutte le caratteristiche della buggeratura: non viene indicato un indirizzo fisico o un numero di telefono, ma con molta disinvoltura vi viene chiesto di pagare per questo fantomatico “tool di sicurezza” usando la carta di credito. Non cascateci, e rivolgetevi a una persona di fiducia per i vostri problemi di sicurezza invece di fidarvi di quello che chissà chi fa comparire sul vostro schermo.

Privacy delle ricerche in Google

Privacy delle ricerche in Google

Come far “dimenticare” a Firefox o Internet Explorer i siti visitati e le parole cercate

Un ascoltatore del Disinformatico radiofonico ha chiesto, in una puntata recente, come si può evitare un fenomeno potenzialmente imbarazzante o comunque sgradevole: quando si naviga in Internet o si cerca qualche cosa, i programmi di navigazione come Internet Explorer o Firefox “ricordano” i siti visitati e le parole cercate e le propongono automaticamente quando si inizia a digitare un nuovo nome o una nuova ricerca.

Per esempio, se avete visitato di recente Playboy.com e poi digitate p nel programma di navigazione perché volete andare a vedere il sito del Parlamento italiano, il programma vi propone diligentemente Playboy.com, come mostrato nell’immagine qui sotto. Fastidioso.


Per evitare quest’inconveniente, impostate il vostro programma di navigazione in modo che non ricordi automaticamente i siti visitati e le parole cercate:

  • In Firefox, scegliete StrumentiOpzioni (o, se usate il Mac, Preferenze), la scheda Privacy, e disattivate le caselle Salva le informazioni inserite nei moduli e nella barra di ricerca e Ricorda le pagine visitate, e attivate la casella Elimina sempre i dati personali alla chiusura di Firefox. Poi cliccate su Svuota adesso, attivate tutte le caselle e cliccate su Elimina i dati personali adesso.
  • In Internet Explorer 7, scegliete Strumenti – Opzioni Internet, la scheda Avanzate, e assicuratevi che sia disattivata la casella Usa completamento automatico. Poi, sempre nelle Opzioni Internet, scegliete Elimina cronologia esplorazioni e cliccate su Elimina tutto e poi confermate.

Se vi capita di navigare usando un computer altrui, potete purgare le tracce delle vostre esplorazioni in modo molto semplice con Firefox scegliendo Strumenti e poi Elimina i dati personali, attivando tutte le caselle di spunta (in IE7, scegliete Strumenti – Elimina cronologia esplorazioni).

Questo è praticamente obbligatorio se si usa un Internet café, per non lasciare in giro tracce, password e altre chicche golose a chi arriva dopo di voi. Ma attenzione: così facendo annullate anche tutte le informazioni di navigazione del proprietario del computer.

Basta un LED per accecare le telecamere di sorveglianza?

Basta un LED per accecare le telecamere di sorveglianza?

Telecamere di sorveglianza, occhio alle fregature

Questo articolo vi arriva grazie alle gentili donazioni di “miecchi” e “superbotolo”.

Si parla sempre più spesso di installare telecamere di sorveglianza lungo le vie pubbliche, e in banche e supermercati le telecamere sono da tempo una dotazione standard. Ma quando si tratta di fare investimenti per dotarsi di queste telecamere, giusto o sbagliato che sia, è meglio sincerarsi che funzionino a dovere e che non basti un aggeggio facilmente reperibile per ingannarle completamente, altrimenti saranno soldi buttati via.

Questo è infatti lo scenario proposto da un gruppo di artisti smanettoni denominato Oberwelt.de: nel loro sito spiegano (in tedesco) come sarebbe possibile, con un semplice LED a infrarossi, accecare le telecamere in modo invisibile.

Le telecamere, infatti, sono sensibili alla luce infrarossa (quella emessa dei telecomandi, per esempio) molto più di quanto lo sia l’occhio umano. Di conseguenza, un LED a infrarossi non è rilevabile a occhio nudo, ma emette un bagliore fortissimo per l’obiettivo della telecamera di sorveglianza. Il risultato, dicono quelli di Oberwelt, è quello mostrato nella foto: al posto del volto del sorvegliato compare un punto luminoso. Una sorta di censura automatica portatile.

E’ ovvio che lo stesso effetto si potrebbe ottenere mettendosi in testa una lampada potente, ma la differenza importante è che il sistema a LED non dà nell’occhio (lo si può nascondere in una fascia per capelli o in un cappellino). Se tentaste di entrare in una banca indossando una lampada da minatore, probabilmente avreste delle complicazioni; mentre con un cappellino in testa, nessuno avrebbe da obiettare e nessuno sospetterebbe che state cancellando la vostra immagine dalle registrazioni delle telecamere.

E’ importante sapere quanto sia facile ingannare questi sistemi di sorveglianza anche per evitare che l’illusione della sicurezza faccia commettere errori dolorosi. Una regola che purtroppo viene seguita raramente: si preferisce spendere in gadget rassicuranti senza chiedersi mai quale sia la loro vera efficacia.

Volete darmi una mano a verificare se lo scenario di Oberwelt è plausibile? Se siete smanettoni, fabbricate un illuminatore a LED infrarossi portatile, come quello mostrato nel sito di Oberwelt; se avete un sistema di telecamere di sorveglianza, mettetelo a disposizione del Disinformatico per una prova.

Disfida dei sistemi operativi: il Mac è il primo a cadere

Disfida dei sistemi operativi: il Mac è il primo a cadere

Qual è il sistema operativo più bucabile? Mac OS X. Ooops 😉

Tipping Point segnala che la disfida fra sistemi operativi che ho citato pochi giorni fa, in corso al CanSecWest, ha il suo primo sconfitto: Mac OS X, tramite il browser Safari.

Charlie Miller (in primo piano, nella foto, mentre “buca” un MacBook Air), Jake Honoroff e Mark Daniel dela Independent Security Evaluators si sono aggiudicati così l’Air e 10.000 dollari.

La falla sfruttata è nuova ed è stata comunicata in modo riservato ad Apple. ItWorld nota che l’impresa è riuscita soltanto il secondo giorno, quando le regole d’ingaggio sono state allentate fino a includere la visita a un sito Web specifico o l’apertura di e-mail: questo significa che la falla è sfruttabile soltanto se l’aggressore riesce a convincere l’utente a visitare un sito-trappola specifico (cosa peraltro abbastanza facile da ottenere, se l’utente non è educato alla prudenza).

Nel corso del primo giorno, nessuno dei tre sistemi operativi (Vista, Ubuntu e OS X completamente patchati) è stato bucato.

Firefox, 8 milioni di download col buco

Firefox, 8 milioni di download col buco

Download Day per Firefox, con chicche nascoste e falle

L’iniziativa di Mozilla per promuovere il browser alternativo Firefox nella sua nuova versione, la numero 3, con uno scaricamento collettivo da record il 17 giugno scorso, ha avuto un discreto successo, con 8,3 milioni di download nell’arco delle 24 ore. Secondo la pagina ufficiale del tentativo, il record è ancora in attesa di omologazione; nel frattempo il contatore degli scaricamenti va avanti ed è ormai a quota 18 milioni e passa.

Il tentativo ha avuto i suoi alti e bassi, come descritto nella mia disavventura personale e dalla BBC: i server sono risultati inizialmente sovraccarichi a causa dei 9000 download al minuto che si sono trovati a gestire e scaricare Firefox 3 è stata un’impresa. La festa è stata guastata anche dall’annuncio di una falla in Firefox 3 e nelle versioni precedenti che si può attivare visitando un sito infetto oppure cliccando su un link in un e-mail. Per ora non sono stati resi noti altri dettagli, in attesa che Mozilla pubblichi la correzione di questa falla.

Nel frattempo, godetevi alcune chicche nascoste in Firefox: digitate about:robots nella barra degli indirizzi e guardate quante allusioni alla fantascienza riuscite a riconoscere. Non dimenticate di guardare anche il codice sorgente della pagina che compare. Poi date un’occhiata a cosa succede digitando about:config.

2008/07/15

Ecco le chicche spiegate:

  • Il “Please do not press this button again” che compare cliccando su “Try again” è tratto dalla Guida Galattica per Autostoppisti di Douglas Adams.
  • “And they have a plan” è tratto dalla nuova serie Battlestar Galactica.
  • “Gort! Klaatu barada nikto” è tratto da Ultimatum alla Terra.
  • I “posteriori metallici lucidi” sono un’allusione alla battuta di Bender in Futurama.
  • “Welcome Humans!” è da La Fuga di Logan.
  • La prima frase è una citazione delle Tre Leggi della Robotica di Asimov.
  • “Robots have seen things you people wouldn’t believe” è un riferimento alla celeberrima frase “Ho visto cose che voi umani…” di Blade Runner.
  • “Robots are Your Plastic Pal Who’s Fun To Be With” è la descrizione dei robot fornita dalla Sirius Cybernetics Corporation nella già citata Guida Galattica.
La password del missile nucleare è... ehm... ZZZZZ....

La password del missile nucleare è… ehm… ZZZZZ….

Militari si appisolano alla postazione di lancio nucleare. Ma tanto avevano le password sbagliate

Se vi preoccupate per le vostre difficoltà nel gestire le tante password che ci accompagnano nella vita su Internet, pensate come si sentono i tre militari in servizio presso la base di lancio di missili nucleari Minot, nel North Dakota, che si sono appisolati sul posto di lavoro con in mano i codici di lancio, riferiscono KansasCity.com e CNN. Si sono fatti una pennichella di due o tre ore.

Ma niente paura: è soltanto un errore procedurale. Fortunatamente, si fa per dire, avevano i codici di lancio sbagliati, perché erano quelli vecchi. In altre parole, se ci fosse stato davvero bisogno di lanciare i missili, non avrebbero potuto farlo.

Wow, che deterrente solido e convincente.

Come se non bastasse, la base di Minot è la stessa che recentemente ha caricato per errore un bombardiere B-52 con non una, non due, ma sei bombe atomiche e gli ha fatto sorvolare mezza America senza che l’equipaggio a bordo sapesse cosa stava trasportando.

Consolatevi: i vostri problemi di sicurezza sono poca cosa in confronto a questi.

Il Disinformatico messo in lista nera da McAfee

Il Disinformatico messo in lista nera da McAfee

McAfee SiteAdvisor segnala pericoli nel Disinformatico!

Numerosi lettori mi hanno segnalato con allarme la presenza di “adware, spyware o programmi non desiderati” in questo blog. Almeno così dice il servizio SiteAdvisor di McAfee, come potete vedere nella schermata qui sotto, mandatami da Guidotha:

Niente panico! Non ho venduto l’anima ai demoni dello spam e dello spyware, né sono stato infettato. Si tratta semplicemente di un eccesso di zelo di McAfee, combinato con una certa lentezza del servizio SiteAdvisor nell’aggiornare i propri risultati.

Tutta la faccenda è dovuta al fatto che in un articolo di aprile 2006 avevo incluso un link all’eseguibile del programma Eurobarre, che McAfee considera un “generic trojan” nonché adware o spyware. Ho tolto il link da diversi giorni (il 3 luglio scorso), ma McAfee insiste a classificare il Disinformatico come sito pericoloso.

Fra l’altro, vedo che non sono il solo a essere finito per errore nell’elenco dei cattivi: The Register segnala che il sito di recensioni software Tech-pro.net ha avuto lo stesso problema per ben due settimane.

Se volete darmi una mano a convincere McAfee a darsi una svegliata e togliermi dalla lista nera, andate alla pagina apposita di McAfee e segnalate l’errore (dovete essere utenti registrati di SiteAdvisor), come hanno già fatto alcuni amici. Forse il fatto che le segnalazioni siano state immesse in italiano sta rallentando l’aggiornamento: provate con “This site has been updated and no longer links to the reported threat”. Grazie!

AVG fallato devasta Windows

AVG fallato devasta Windows

Attenti ad AVG, l’antivirus che ammazza Windows

Questo articolo vi arriva grazie alla donazione straordinaria di “piero.fas****”.

Ho sempre consigliato AVG come un buon antivirus gratuito, ma stavolta il consiglio è risultato nefasto.

Un recente aggiornamento di AVG 7.5 e 8.0 uscito nel corso di questo fine settimana, infatti, s’è messo in testa di segnalare che il file user32.dll è un trojan horse, ossia è infetto (schermata di allerta), e di consigliarne dunque la cancellazione. Soltanto che user32.dll è uno dei file vitali di Windows, per cui chi si è fidato del consiglio s’è trovato con Windows inutilizzabile, morto, kaputt.

Questo è indubbiamente un metodo efficacissimo per evitare che Windows s’infetti, ma ad alcuni potrà sembrare forse un po’ drastico. I produttori di AVG hanno corretto l’errore e pubblicato una spiegazione di come rimediare e istruzioni per ripristinare il file di Windows disintegrato. I successivi aggiornamenti di AVG (270.9.0/1778 in poi) rimediano inoltre alla falsa diagnosi. Ma la figuraccia è ormai fatta e il danno agli utenti non verrà dimenticato facilmente.

Punto Informatico fornisce dettagli e spiegazioni sul pasticcio.