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“OK Google” origlia un po’ troppo. Sapete come sistemarlo?

“OK Google” origlia un po’ troppo. Sapete come sistemarlo?

Chiedo aiuto ai Disinformatici: come si può bloccare davvero l’attivazione automatica dell’Assistente di Google su uno smartphone Android? Ho seguito le istruzioni classiche: Impostazioni – Google Servizi e preferenze – Ricerca, assistente e funzioni vocali – Voce – Voice Match – Accedi con Voice Match – tutto spento.

Ho seguito anche istruzioni alternative: App Google – Altro – Impostazioni – Assistente Google/Impostazioni – Assistente – Dispositivi assistente/Telefono – Assistente Google – spento.

L’Assistente Google è ufficialmente disattivato: se tengo premuto a lungo il tasto Home, compare l’invito ad attivarlo.

Eppure ogni tanto, mentre sto parlando, OK Google si attiva lo stesso e lo fa anche se non dico “OK Google”. E registra pezzi a caso delle mie conversazioni, che quindi finiscono sui server di Google, con tutte le implicazioni di privacy e di tutela della riservatezza altrui che questo può comportare. Uno smartphone Android in uno studio di un avvocato o di un medico, per esempio, rischia di diventare una spia.

Se andate a myactivity.google.com dal vostro account Google e selezionate la casella Vocale e audio, potreste trovare campioni della vostra voce, con la trascrizione corrispondente. Questi sono alcuni dei miei: brani di conferenze, conversazioni in casa, dettature. Tutto riascoltabile cliccando su Riproduci.

Intendiamoci: l’Assistente di Google è utilissimo per dettare una mail o per comunicare un indirizzo a Maps mentre si è in auto. Ma sapere che questo microfono aperto non si può disabilitare mi sta facendo seriamente ricredere sull’uso di uno smartphone.

Mi resta un’ultima opzione, quella nucleare: disabilitare totalmente l’app Google a livelli di permessi (Impostazioni – App e notifiche – Autorizzazioni app – Microfono – Google – Nega comunque). Ma se lo faccio, riattivare tutto ogni volta che mi serve (e quando mi serve è perché ho fretta e/o non posso digitare manualmente) sarà un incubo.

Avete idee?

Gli assistenti vocali danno i numeri

Gli assistenti vocali danno i numeri

Un utente ha chiesto ad un’Alexa statunitense quanto fa 10308: è interessante notare che la sintesi vocale varia la pronuncia della parola “oh” invece di essere sempre monocorde.

Questo è quello che succede se si chiede la stessa cosa ad un’Alexa britannica, che risponde con toni leggermente languidi:

Siri, a quanto pare, è un po’ meno robotica: dice che 10308 è un numero di 309 cifre che inizia con 1, 0, 0, 0 e poi propone il numero per esteso sullo schermo, attingendo al motore di ricerca matematico Wolfram Alpha.

Google Assistant, invece, risponde pigramente “1.0 x 10^308”:

Mah.

Ingannare Siri, Alexa, Google Assistant con comandi vocali nascosti

Ingannare Siri, Alexa, Google Assistant con comandi vocali nascosti

I dispositivi digitali dotati di riconoscimento vocale hanno una caratteristica che per molti utenti è inaspettata: “sentono” e “capiscono” in maniera molto differente da come lo facciamo noi. Di conseguenza, suoni che per noi non hanno senso, o non sono neanche udibili, possono essere usati per mandare a questi dispositivi dei comandi nascosti.

Un gruppo di studenti universitari statunitensi ha ampliato le ricerche iniziate nel 2016 e ora ha dimostrato di essere in grado di nascondere comandi vocali all’interno del rumore bianco, un particolare tipo di fruscio, simile a quello che si capta sintonizzando una radio su una frequenza dove non c’è una stazione che trasmette. L’orecchio umano sente solo fruscio, appunto, ma i sistemi di riconoscimento vocale captano i comandi e li eseguono. Nel video, un iPhone bloccato viene indotto a comporre un numero telefonico usando questa tecnica.

I ricercatori dicono di essere stati in grado di attivare Google Now per mettere il telefono in modalità aereo e di manipolare il sistema di navigazione di un’auto della Audi, di indurre uno smartphone a visitare un sito pericoloso, a fare una foto o inviare un messaggio.

Altri studiosi hanno dimostrato di poter creare frasi che al nostro orecchio sembrano dire una cosa ma che vengono interpretate in tutt’altro modo da questi dispositivi (un esempio semplice: cocaine noodles viene interpretato come OK Google), oppure canzoni che contengono messaggi “subliminali” (stavolta sul serio, non come nella leggenda metropolitana).

Questo genere di attacco è prevenibile evitando di tenere costantemente aperto il microfono dei dispositivi, cosa peraltro consigliabile anche per altre ragioni.

Intelligenza artificiale e robotica: demo impressionanti

Google ha presentato pochi giorni fa una demo di una conversazione telefonica nella quale un assistente digitale prenota un appuntamento dal parrucchiere in modo assolutamente naturale, dialogando con la persona che risponde alla chiamata e inserendo anche degli umanissimi ”uhm” e “mm-mmh” qua e là.

La reazione alla demo è stata fortissima e molto emotiva: molti utenti si sono sentiti ingannati da questo uso della tecnologia perché vorrebbero sapere se stanno parlando con una persona reale o con una segreteria telefonica particolarmente sofisticata. Google si è affrettata a precisare che Google Duplex (si chiama così questa nuova, imminente versione dell’assistente digitale dell’azienda) si identificherà chiaramente quando verrà messo a disposizione degli utenti.

Intanto la robotica umanoide fa grandi passi (perdonatemi il gioco di parole): se nove anni fa era ancora al livello di prototipi ingombranti, goffi e legati a un’imbracatura e a un’alimentazione esterna…

…oggi Boston Dynamics presenta un robot che cammina da solo su terreno accidentato e supera gli ostacoli saltando, senza un’alimentazione esterna:

Certo, bisogna tenere presente che queste sono dimostrazioni ottenute in ambienti controllati e selezionando soltanto i risultati migliori, per cui vanno prese con un pizzico di prudenza, ma il progresso è davvero notevole.

Tenere attivo “OK Google” significa mandare pezzi di conversazioni a Google

Tenere attivo “OK Google” significa mandare pezzi di conversazioni a Google

Ultimo aggiornamento: 2018/05/03 8:20.

La funzione OK Google o Assistente Google degli smartphone Android è comoda, per carità: permette di usare queste parole per attivare il telefono e dargli dei comandi a voce. In teoria il telefono dovrebbe attivarsi soltanto quando viene pronunciato “OK Google”, ma la realtà è diversa. Oggi l’ho tenuto acceso per prova e i risultati sono stati piuttosto comici.

L’Assistente Google si è messo in testa che io gli abbia detto “OK Google” e poi gli abbia chiesto “lo fai quando scopi”. Cortesemente mi ha risposto proponendomi un link intitolato “Come fare l’amore la prima volta: com’è? Fa male?”. Grazie, ma non è un’informazione che mi serve in questo momento. Poi ha capito (erroneamente) che gli ho detto “Milan” e ha risposto dandomi il risultato del Milan contro il Benevento Calcio (se ci tenete a saperlo, Google dice che il Milan ha perso 1 a 0).

In realtà ha captato frammenti di una mia dettatura in inglese, nella quale non ho assolutamente pronunciato “OK Google”. Sono andato nella cronologia dell’attività vocale (sotto myactivity.google.com) e ho trovato le registrazioni degli spezzoni di voce che hanno attivato per errore la funzione OK Google: stavo dettando dei numeri e della punteggiatura. Nulla che somigliasse, neanche vagamente, alle parole capite dall’Assistente Google.

Bizzarro e divertente, certo, ma bisogna anche tenere presente che il riconoscimento vocale dell’Assistente Google implica quasi sempre l’invio a Google degli spezzoni di voce. Quindi se tenete attiva l’opzione di pronunciare OK Google, lo smartphone manderà a Google non solo le cose che dite dopo aver detto “OK Google” (e quindi quando sapete di avere Google in ascolto), ma anche quelle che dite quando lo smartphone crede che abbiate detto “OK Google”.

Un altro aspetto curioso di questa funzione è che è dannatamente difficile da disabilitare, perlomeno in Android 8.1.0 aggiornato sui miei due Nexus 5X. La dicitura “Pronuncia ‘Ok Google’” continua ad essere presente nel widget di ricerca di Google nonostante i miei vari tentativi di disabilitarla.

Ho provato a seguire le istruzioni della guida di Google: ho richiamato l’Assistente tenendo premuto a lungo il tasto Home, ho toccato l’icona blu in alto a destra, ho toccato i tre puntini in alto a destra, ho toccato Impostazioni, sono andato nella sezione Dispositivi, ho toccato la voce Telefono e ho disattivato la voce Assistente Google. Niente da fare.

Sono andato nell’app di Google (la G colorata su sfondo bianco), ho toccato le tre righe orizzontali in alto a sinistra, ho scelto Impostazioni, ho toccato l’opzione Voce, ho scelto Voice Match e poi ho disabilitato Dì “Ok Google” in qualsiasi momento e Durante la guida. Ho anche eliminato il modello vocale. Macché.

Posso ancora disabilitare l’accesso al microfono dell’app di Google (Impostazioni – App e notifiche – Google – Autorizzazioni – Microfono: la dicitura “Pronuncia ‘Ok Google’” rimane visibile nel widget, ma se dico “OK Google” il telefono non reagisce. Per contro, non funziona più neanche l’attivazione del microfono toccando la sua icona nel widget. Scomodo.

Fra l’altro, il widget di Google è diventato inamovibile. Non c’è modo di rimuoverlo. E non sono il solo a notare problemi di questo genere. Questa difficoltà nell’impedire la raccolta di dati da parte di Google è ben descritta da The Register come la sua tendenza, lentamente ma inesorabilmente crescente, a usare gli smartphone come dispositivi di data slurping. Del resto, raccogliere dati è il core business di Google, a differenza per esempio di Apple.

Altra particolarità: ho riacceso oggi un vecchio WileyFox che ha su Android 7.1.2 e l’app di Google versione 7.19.20.21 e ho trovato attivo l’Assistente Google. Eppure non ho mai attivato l’Assistente su quel telefono. Però qui sono andato nell’app di Google, ho toccato le tre righe orizzontali (che qui sono in basso a destra) – Impostazioni – Impostazioni – Telefono, ho disabilitato Assistente Google e ora non risponde più ai comandi vocali. Inoltre il widget di ricerca in Google è inamovibile.

Per i miei Nexus 5X, l’unica soluzione che ho trovato e verificato è installare un launcher come Apex; questo disabilita il riconoscimento di “OK Google” e permette, se si vuole, di rimuovere il widget di Google dalla schermata Home del dispositivo.

Avete qualche soluzione migliore?

2018/05/03 8:20

Ho tenuto sotto osservazione la mia cronologia delle registrazioni vocali e non ho trovato attivazioni non intenzionali da quando ho installato il launcher alternativo. Direi che la soluzione non è perfetta ma funziona.

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Intelligenze artificiali per creare cartoni animati o isolare voci

Intelligenze artificiali per creare cartoni animati o isolare voci

Ultimamente si fa un gran parlare di intelligenza artificiale: sembra quasi che qualunque progetto informatico o tecnologico che non includa queste parole magiche sia da cavernicoli, e molti fra i non addetti ai lavori immaginano chissà quali computer superintelligenti o robot assassini pronti a dominare il mondo e renderci schiavi.

La realtà, per fortuna, è molto diversa: quella che oggi viene chiamata “intelligenza artificiale” non è un’intelligenza generalista ma è una tecnologia che risolve un singolo problema ben specifico ma non è capace di fare altro. Però quello che fa, lo fa con una capacità sorprendente.

Prendete per esempio il progetto presentato di recente dall’Allen Institute for Artificial Intelligence di Seattle, negli Stati Uniti: è un software superspecializzato, chiamato Craft, che è capace di creare un cartone animato dei Flintstones tutto da solo, partendo soltanto da una descrizione scritta delle situazioni da animare. Craft è stato addestrato dandogli in pasto circa 25.000 spezzoni di questi popolarissimi cartoni classici, ciascuno dotato di una descrizione testuale, ed è capace di decodificare queste istruzioni e cucire insieme gli elementi contenuti negli spezzoni per creare un cartone nuovo.

I risultati non sono da premio Oscar, ma sono un’anteprima dimostrativa di quello che potrebbe accadere fra qualche anno: invece di spendere mesi e milioni per creare un cartone animato, gran parte del lavoro ripetitivo, tipico di questa forma d’arte, che richiede dieci o più disegni per ogni secondo di durata, potrebbe essere delegato a un’intelligenza artificiale specializzata, lasciando agli artisti gli aspetti creativi e permettendo quindi a chiunque di portare sullo schermo storie che prima sarebbero state impossibilmente costose e laboriose da animare.

Un altro esempio di queste intelligenze artificiali dedicate a un singolo compito arriva da Google, che ha presentato una dimostrazione di un sistema che riesce a isolare una singola voce da un gruppo di persone che parlano contemporaneamente: una cosa che noi umani sappiamo fare molto bene ma che i computer normalmente fanno malissimo. La tecnica usata da questo sistema è molto umana: l’intelligenza artificiale si addestra guardando i volti delle persone mentre parlano singolarmente e impara a riconoscere i suoni corrispondenti alla forma della loro bocca. A quel punto è capace di scartare tutti i suoni estranei.

I risultati sono impressionanti e le applicazioni sono molto promettenti: questo sistema di Google sarebbe utilizzabile per esempio per rendere più comprensibile la voce di una persona che fa una videochiamata in una stanza affollata e rumorosa oppure per creare apparecchi acustici che fanno sentire bene solo la voce della persona che ci sta davanti e smorzano tutte le altre, per esempio in un locale pieno di persone che chiacchierano.

Naturalmente questo tipo di ascolto selettivo, che Google sta già valutando di includere in alcuni dei propri prodotti, sarebbe utilizzabile anche in modi più controversi. Per esempio, sarebbe perfetto per le intercettazioni o per spiare una conversazione in un ambiente rumoroso. Ma di certo il settore dell’intelligenza artificiale, che sta compiendo progressi rapidissimi, non è pronto per dominarci tutti, ma è solo un utile servo. Almeno per ora.

Questo articolo è basato sul testo preparato per il mio servizio La Rete in 3 minuti per Radio Inblu del 16 aprile 2018. Fonte aggiuntiva: Engadget,

Blinkx: se il motore di ricerca ti ascolta e ti guarda

Blinkx: se il motore di ricerca ti ascolta e ti guarda

Questo articolo vi arriva grazie alle gentili donazioni di “lbottur” e “giuseppec****”. L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Lo spettacolare successo di Google deriva in gran parte da una formula estremamente semplice: inserire nelle pagine Web pubblicità pertinente al contesto, in modo che la pubblicità non sia vista come un’intrusione, ma quasi come un’estensione del testo della pagina.

La formula funziona egregiamente, a parte qualche incidente divertente come la réclame della mozzarella di bufala che spesso compare in questo blog (Google Adsense evidentemente nota la frequenza con la quale uso la parola bufala e la considera importante, ma ne sbaglia l’accezione); ne vedete un esempio fresco fresco qui sopra, cliccabile per ingrandirlo. Il problema è che la formula contestuale funziona con il testo, ma non con le immagini o con i filmati, per la semplice ragione che è relativamente facile estrarre automaticamente le parole chiave da una pagina di testo, mentre è tutt’altra sfida estrarle da una foto o da un filmato.

Da questo problema nasce il mancato successo commerciale (dal punto di vista dei gestori) dei servizi di pubblicazione e condivisione di filmati, come Youtube o Google Video: gli utenti sono contenti di averli gratuitamente, ma chi gestisce i servizi non sa come farli fruttare. Le pubblicità contestuali, infatti, finora si sono basate soltanto sulle parole-chiave immesse a mano dagli utenti per definire i propri filmati, e sono separate dal filmato: questo le rende poco fruite e poco pertinenti.

Blinkx.com promette di cambiare questo stato di cose: dichiara di aver realizzato un sistema che è in grado di analizzare l’audio e le immagini presenti nei filmati e di estrarne le parole-chiave, da usare per inserire nei filmati delle pubblicità pertinenti.

Funzionerà? Il riconoscimento automatico della voce e delle immagini ha fatto grandi passi negli ultimi anni, ma ho qualche dubbio che sia all’altezza di un compito del genere. Staremo a vedere: l’idea è comunque interessante. Nel frattempo, Blinkx.com è un buon motore di ricerca per i filmati, dato che consente di ricercare contemporaneamente in molti siti differenti dedicati ai videoclip.

Google Home Mini: mettersi un microfono aperto in casa non è mai una buona idea

Google Home Mini: mettersi un microfono aperto in casa non è mai una buona idea

Il nuovo Home Mini di Google è un piccolo altoparlante “smart” che si collega a Internet e da lì ai servizi del grande motore di ricerca, consentendo di ascoltare musica, comandare dispositivi domotici, fare chiamate e chiedere informazioni tramite il suo microfono incorporato, che consente di dargli comandi vocali.

Un gingillo accattivante, ma come tutti gli oggetti dell’Internet delle Cose ha qualche problemino di privacy: il giornalista Artem Russakovskii ne ha ricevuto un esemplare da recensire e si è accorto che si attivava anche se non gli veniva chiesto di farlo, come il giornalista ha documentato in un video.

Esaminando i log del dispositivo si è accorto che per due giorni il Mini aveva registrato tutti i suoni che aveva rilevato, invece di limitarsi a registrare quelli pronunciati dal giornalista dopo la frase di attivazione “OK Google”.

In pratica, il Mini aveva ascoltato, registrato e trasmesso a Google tutto quello che era successo in casa.

Il giornalista ha contattato Google chiedendo chiarimenti e l‘azienda ha risposto che si era trattato di un malfunzionamento dovuto a un difetto fisico del pannello sensibile al tatto, quello che consente gli utenti di attivare la registrazione manualmente in alternativa alla pronuncia della frase di attivazione. Il difetto riguarda solo gli esemplari di prova per le recensioni e Google ha disattivato l’opzione di attivazione tramite il pannello tattile difettoso.

Ma il problema di fondo rimane: questo dispositivo di Google, come tutti gli altri del suo genere che rispondono ai comandi vocali (per esempio Echo di Amazon, certe “smart TV” e Siri), deve per forza avere un microfono costantemente attivo e in ascolto, in modo da poter reagire quando l‘utente pronuncia la frase di attivazione. Quando questo avviene, i suoni successivi devono essere registrati e inviati ai server della casa produttrice (in questo caso a quelli di Google), perché è lì che vengono analizzati, decifrati, eseguiti e custoditi: non viene effettuata alcuna elaborazione locale. In questo caso il difetto di fabbricazione ha fatto in modo che a Google arrivasse per errore tutto quello che veniva detto nell’abitazione.

Non so voi, ma l’idea di mettermi in casa, a spese mie, un microfono connesso a Internet che ascolta tutto quello che dico e capta anche i rumori delle altre attività che avvengono tra le mura domestiche continua a sembrarmi spettacolarmente stupida. Specialmente se si considera che tutto questo viene fatto semplicemente per evitare all’utente di dover premere un semplice pulsante di attivazione del microfono.

Giusto per capirci: considerate che Russakovskii aveva installato il suo Google Home Mini in bagno.



Fonte: Naked Security.

Video pubblicitario tenta di attivare Google nelle case e sui telefoni degli spettatori

Video pubblicitario tenta di attivare Google nelle case e sui telefoni degli spettatori

Certi pubblicitari non si fermano davanti a nulla. La nota marca di hamburger Burger King ha pubblicato su YouTube e trasmesso in TV un video pubblicitario nel quale il narratore dice specificamente che quindici secondi non gli bastano per dire tutte le qualità di questo panino e quindi si rivolge direttamente agli smartphone e ai dispositivi Google Home nelle case degli spettatori, dicendo “OK Google, che cos’è il Whopper Burger?”.

Dato che molti utenti hanno il riconoscimento vocale sempre in ascolto sui propri smartphone e sui propri dispositivi domestici Google Home, e attivato dicendo “OK Google”, l’intento dello spot era quello di prendere il controllo di questi dispositivi e indurli a leggere la pagina di Wikipedia dedicata al panino.

Google è intervenuta in breve tempo (circa tre ore) bloccando questa funzione sui dispositivi Google Home, che accettano comandi vocali da chiunque (mentre gli smartphone Android si addestrano sulla voce del singolo utente), e la catena di fast food ha risposto con una nuova versione dello spot che eludeva il blocco attivato da Google, ma l’ira degli internauti per questo abuso dei propri dispositivi non si è fatta attendere: hanno modificato la pagina di Wikipedia richiamata dallo spot in modo che dichiarasse che l’hamburger era composto “al 100% di ratti e di pezzetti tagliati di unghie dei piedi” o che era cancerogeno o conteneva cianuro. Terminata la campagna, la pagina di Wikipedia è tornata al contenuto normale.

L’azienda alimentare si proclama contentissima della bravata, dichiarando che la “conversazione social” sul suo prodotto è aumentata del 300%. In altre parole, saremo nell’era digitale, ma alcuni pubblicitari ragionano ancora secondo le vecchie regole: non importa se se ne parla bene o male, l’importante è che se ne parli.

Fonti: Washington Post, The Register, The Register.

Come scavalcare il PIN di blocco di un iPhone usando Siri

Come scavalcare il PIN di blocco di un iPhone usando Siri

Se avete Siri attivato sulla schermata di blocco del vostro iPhone, un aggressore può accedere alle vostre foto anche senza conoscere il vostro PIN o usare la vostra impronta digitale: lo segnala Bitdefender, che spiega in dettaglio la tecnica usata.

L’aggressore deve avere accesso fisico al vostro iPhone (non può agire via Internet) e deve conoscere il vostro numero di telefono (cosa piuttosto facile: basta chiederlo a Siri). Fatto questo, l’aggressore chiama il vostro numero, seleziona sul vostro iPhone un messaggio per rispondere alla chiamata e ordina a Siri di attivare la funzione VoiceOver (che usa una voce sintetica per leggere il contenuto dello schermo per chi ha problemi di vista).

Dopo alcuni altri passaggi che richiedono soltanto un po’ di rapidità e tempismo, diventa possibile accedere all’album delle foto usando l’espediente di aggiungere un nuovo contatto fittizio. Anche i messaggi sono accessibili.

Il difetto di sicurezza vale per iPhone e iPad (usando il nome FaceTime della vittima al posto del suo numero di telefono) e per tutte le versioni di iOS dalla 8.3 in poi fino alla versione più recente, la 10.2 beta. Una dimostrazione in video è qui.

È prevedibile che Apple rilascerà un aggiornamento che correggerà questa falla, ma gli iPhone meno recenti (per esempio l’iPhone 4S), che Apple non aggiorna, resteranno permanentemente vulnerabili.

Per rimediare a questa falla è possibile andare in Impostazioni – Touch ID e codice e poi disattivare la voce Siri in Consenti accesso se bloccato.