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È più veloce spedire un disco rigido o trasferire dati via Internet?

È più veloce spedire un disco rigido o trasferire dati via Internet?

da Reti di calcolatori, quarta edizione,
Pearson Prentice Hall. Foto di @andreacolangelo.

L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

C’è una frase, spesso attribuita ad Andrew Tanenbaum, professore d’informatica e autore di alcuni dei più celebri libri e progetti del settore, che esprime un concetto apparentemente bislacco: “Mai sottovalutare l’ampiezza di banda di una station wagon piena di nastri lanciata a tutta velocità lungo l’autostrada”. Traduzione: a volte, quando ci sono molti dati da trasferire, si fa prima a spostarli materialmente (scrivendoli su un supporto, come per esempio un nastro magnetico, e caricandoli in auto) che a trasmetterli via Internet.

La frase, tuttavia, risale al 1981: sarà ancora valida con le connessioni ben più veloci che abbiamo oggi, visto che le velocità delle auto non sono cambiate granché? Randall Munroe, di Xkcd, ha fatto i conti usando le capienze delle tecnologie odierne, e il risultato è illuminante: sì, e resterà valida anche per il prossimo futuro. Non per nulla Google usa il trasporto di supporti fisici per trasferire internamente grandi quantità di dati.

Per esempio, il traffico di dati di tutta Internet è all’incirca 167 terabit al secondo. Per contro, la flotta aerea di un singolo corriere internazionale è capace di trasportare 14 petabit al secondo, cento volte di più, se i dati vengono scritti su memorie a stato solido. Se usassimo delle schede MicroSD, gli stessi aerei potrebbero trasportarne così tante da equivalere a circa 177 petabit al secondo, ossia mille volte l’attuale traffico di Internet.

La frase di Tanenbaum resta valida perché dal 1981 non è cambiata la velocità delle auto o degli aerei, ma in compenso è cresciuta in modo impressionante la capienza dei supporti, per cui una station wagon oggi potrebbe essere stracolma di MicroSD (un chilo di MicroSD tiene circa 160 terabyte) invece che di nastri e trasportare quindi molti più dati.

Trasportare fisicamente i dati, insomma, conviene rispetto a Internet, specialmente quando i dati sono tanti; ovviamente il prezzo da pagare è il tempo di attesa prima che i bit inizino ad arrivare a destinazione, per cui questa soluzione non è adatta allo streaming o alle attività interattive. Ma se avete da trasferire qualche terabyte di dati conviene decisamente saltare in auto e portarli materialmente a destinazione.

App spione: da Angry Birds a Facebook a...Ikea?

App spione: da Angry Birds a Facebook a…Ikea?

Preoccupati per la notizia che app di gioco popolarissime, come Angry Birds, vengono usate dall’NSA e dai servizi di sorveglianza britannici per raccogliere dati sugli utenti, dall’età alla localizzazione all’orientamento sessuale, tramite i sistemi di gestione della pubblicità delle app? Non c’è da sorprendersi. Stiamo diventando un po’ paranoici, a furia di scoprire quanto veniamo tracciati senza il nostro consenso da parte dei governi e delle grandi aziende.

In questa paranoia si è innestata la segnalazione che la nuova versione dell’app di Facebook per dispositivi Android ora è in grado di leggere anche gli SMS e MMS dell’utente (lo potete vedere in Impostazioni – Gestione applicazioni scegliendo l’app). Ma stavolta l’intento non sarebbe spionistico: come spiega su Reddit uno dei tecnici di Facebook e come descritto in una pagina apposita di assistenza del social network, l’autorizzazione a leggere gli SMS è necessaria per poter leggere gli SMS di autenticazione e di sicurezza e Android non consente un accesso più selettivo a questi messaggi, per cui è necessario consentire all’app di leggerli tutti. Sta di fatto che se installate l’app aggiornata di Facebook sul proprio dispositivo Android ora permettete a Facebook di leggere (almeno teoricamente) tutti i vostri SMS: meglio saperlo per regolarsi di conseguenza.

Il massimo della disinvoltura nella raccolta (intenzionale o meno) di dati personali da parte di app, però, arriva da una fonte decisamente inaspettata: Planner, ossia l’applicazione per la progettazione delle cucine di Ikea. Durante l’installazione compare infatti questo avviso, che informa l’utente che l’applicazione potrà accedere “a tutti i dati sul computer e sui siti web visitati”:

Secondo le indagini di The Register, l’avviso compare soltanto se si usa Google Chrome, mentre se si usa Firefox l’utente non viene informato del fatto che l’applicazione si prende questo diritto di ficcare il naso in tutto quello che abbiamo sul computer.

Per quale motivo un’applicazione che serve per pianificare la disposizione dei mobili di cucina ha bisogno questo genere di accesso? Probabilmente si tratta soltanto di un errore di programmazione della società 2020.net che ha sviluppato l’applicazione per conto di Ikea: è normale, durante lo sviluppo di un’app, darle i permessi più ampi e poi ridurli quando è pronta per la diffusione al pubblico. Ma l’errore è sintomatico della leggerezza con la quale troppo spesso chi sviluppa software si prende libertà non necessarie e chi installa software concede permessi intrusivi senza pensarci o addirittura senza sapere di farlo.

Rubate in massa le password di Yahoo

Rubate in massa le password di Yahoo

Avete presente quelle mail che vi avvisano che la vostra password deve essere reimpostata e bisogna cliccare su un link? Solitamente sono tentativi di rubare password, ma stavolta potreste riceverne una autentica.

Infatti ieri Yahoo ha annunciato che dovrà reimpostare le password delle caselle di mail di un numero imprecisato di suoi utenti perché ha rilevato “un tentativo coordinato di violare account” usando nomi utente e password di Yahoo presumibilmente ottenuti violando il database di una società esterna che non è stata identificata.

Il problema, come consueto, è che molti utenti usano la stessa password per proteggere account differenti, per cui questa violazione di account Yahoo può consentire ai criminali di accedere anche ad altri servizi utilizzati dagli utenti colpiti. Lo scopo del furto, inoltre, sembra essere la raccolta di “nomi e indirizzi di mail tratti dai messaggi più recenti degli account interessati”. Usando questi dati, i truffatori possono creare messaggi-esca più credibili perché fanno riferimento a persone conosciute dal singolo utente colpito.

Yahoo dice che gli utenti ai quali è stata sottratta la password riceveranno un invito a cambiarla e in alcuni casi anche un SMS di avviso. Se avete un account Yahoo e non volete cascare in eventuali trappole di truffatori che potrebbero confezionare falsi avvisi spacciandosi per Yahoo, non cliccate sui link nelle mail d’invito ma accedete manualmente al sito di Yahoo e fate login.

Podcast del Disinformatico radiofonico, puntate mancanti recuperate

Dopo qualche settimana di funzionamento a singhiozzo sono di nuovo disponibili i podcast delle puntate del Disinformatico radiofonico che conduco ogni venerdì sulla Rete Tre della Radiotelevisione Svizzera. Ecco i link alle puntate di gennaio 2014:

Altre puntate sono disponibili presso www.rsi.ch.

Per tutti quelli che mi stanno segnalando che gli articoli associati ai podcast non sono più accessibili sul sito di Rete Tre, lo so: con la RSI sto lavorando a una soluzione. Dateci tempo. Nel frattempo sto pubblicando in questo blog gli articoli man mano che qualcuno me li richiede.

Pulizie di fine anno: impostazioni di Facebook

2014/01/30: Questo articolo era stato scritto originariamente per il sito della Rete Tre della Radiotelevisione Svizzera, ma è ora inaccessibile, per cui lo ripubblico qui.

In questi
giorni spesso si coglie l’occasione per un riordino di casa e per
buttar via le cose vecchie: magari è un buon momento per fare
pulizia anche nel computer. Se siete utenti di Facebook e volete dare
una rassettata alle impostazioni del vostro account, ho preparato una
lista rapida delle scelte consigliate per le tante opzioni di questo
social network. Accedete a queste impostazioni via Web, cliccando
sull’ingranaggio nella barra blu superiore di Facebook, poi su
Impostazioni account
e infine sulle voci della colonna di sinistra della schermata di
Facebook. Buon lavoro.


Generale.
Il nome e il nome utente dovrebbero essere preferibilmente differenti
da quello reale; usate magari il vostro nomignolo, per essere
reperibili dagli amici ma non dagli scocciatori. Usate se possibile
un indirizzo di e-mail diverso da quello che usate comunemente: rende
più difficile rubarvi l’account. La casella
Consenti
agli amici di includere…

va disattivata.

Protezione.
Navigazione protetta,
Notifiche di accesso, Approvazione degli accessi e
Generatore di codici
vanno attivati. La
Password per le applicazioni
non è indispensabile. Meglio attivare e impostare i
Contatti
fidati
. Per i Dispositivi
riconosciuti
, verificate
periodicamente che non contengano dispositivi che non usate più;
nelle
Sessioni attive,
controllate periodicamente che non ci siano sessioni diverse da
quelle che usate abitualmente. Se ci sono, scegliete
Termina
attività
per ciascuna
sessione non vostra.

Privacy.
In
Chi può vedere le mie cose?,
scegliete
Amici di amici
(ma ricordatevi che tanto la privacy offerta da Facebook è
scavalcabile); attivate l’opzione
Limita i post
passati
va preferibilmente
attivata scegliendo
Solo vecchi post.
In
Chi può contattarmi?,
scegliete
Amici di amici
per entrambi i parametri. In
Chi può cercarmi?,
scegliete
Amici
per le prime due opzioni,
No
per la terza.

Diario e
aggiunta di tag.

In
Chi può aggiungere cose sul mio diario?,
scegliete
Solo io
e
Sì. Per
Chi può vedere le cose che sono sul mio diario?,
impostate
Amici
e
Solo io.
Alle opzioni della domanda
Come faccio a gestire i
tag aggiunti dalle persone e i suggerimenti di tag?
,
rispondete selezionando rispettivamente
Sì, Solo io
e Amici
(obbligatorio per
minorenni) oppure
Nessuno.

Notifiche.
Modalità di ricezione delle notifiche:
disattivate
Emetti un suono alla ricezione di ogni
notifica
; in E-mail,
attivate
Solo le notifiche sul tuo account, su
sicurezza e privacy
. Nelle
Notifiche push,
scegliete
Sì
per
Attività che ti riguardano;
Mai o Su
Facebook
per Attività
degli amici più stretti
;
Post degli amici
oppure
No
per
Attività nei gruppi;
tutto attivo per
Richieste e attività delle
applicazioni
.

Per
cellulare.
Facoltativamente,
immettere un numero di telefonino da usare con Facebook. L’ideale
sarebbe usarne uno apposito e riservato, specialmente se si tratta di
un account di lavoro.

Seguaci.
Se non si tratta
di un account di lavoro, scegliete
Amici.

Applicazioni.
In
Applicazioni che usi,
per
Vuoi usare applicazioni
scegliete
Sì.
Esaminate periodicamente l’elenco delle applicazioni ed eliminate
quelle indesiderate o non più usate oppure regolate per ciascuna
applicazione i permessi e la visibilità. Evitate applicazioni
inutili. In
Applicazioni usate dagli altri,
tenete tutto disattivato. Nella
Personalizzazione
istantanea
, scegliete No.
Per le
Versioni più vecchie,
scegliete
Solo io.

Inserzioni.
In
Siti di terzi
e
Inserzioni e amici,
scegliete
Nessuno.
Per
Pubblico personalizzato,
scegliete
Disattivato.

Pagamenti.
Nei
Metodi di pagamento,
non salvatene nessuno.

Nelle app di
Facebook conviene inoltre disattivare la geolocalizzazione
(disattivando i
Servizi sulla posizione di
Messenger
), disattivare la
Sincronizzazione foto,
scegliere
Sì
per
Riproduci automaticamente video solo su Wi-Fi
e disattivare
Notifiche
ed
SMS.
Le peggiori password del 2013: la prima è 123456

Le peggiori password del 2013: la prima è 123456

L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Secondo i rilevamenti di Splashdata, una società specializzata nel settore delle applicazioni per la gestione delle password, la password più comune al mondo è ora 123456, che ha preso il posto della parola password.

Il resto della classifica è altrettanto sconfortante: password assolutamente banali e ovvie, che saranno le prime a essere tentate dagli intrusi proprio perché le probabilità di azzeccarle sono molto elevate.

Come fa Splashdata a sapere quali password vengono usate maggiormente dagli utenti? Semplice: attinge agli archivi di password che spesso vengono rubati e messi in circolazione in Rete. Per esempio, i rilevamenti del 2013 si basano in parte sul grande numero di password sottratte ad Adobe e pubblicate in Rete.

Ecco i primi 25 piazzamenti della classifica (la versione pubblicata qui e citata inizialmente in questo articolo è errata perché elenca due volte la password sunshine):

  1. 123456
  2. password
  3. 12345678
  4. qwerty
  5. abc123
  6. 123456789
  7. 111111
  8. 1234567
  9. iloveyou
  10. adobe123
  11. 123123
  12. admin
  13. 1234567890
  14. letmein
  15. photoshop
  16. 1234
  17. monkey
  18. shadow
  19. sunshine
  20. 12345
  21. password1
  22. princess
  23. azerty
  24. trustno1
  25. 000000
Aiuto, c’è un virus informatico nel mio... frigorifero?

Aiuto, c’è un virus informatico nel mio… frigorifero?

Si parla molto del 2014 come l’anno dell’Internet delle Cose, ossia dell’anno che vedrà connettersi alla Rete un gran numero di dispositivi non strettamente informatici: lavatrici, sensori domestici, antifurto, televisori, fornelli da cucina, media center, frigoriferi, automobili e via dicendo. Staremo a vedere, ma è indubbio che se si corre verso l’interconnessione senza pensare alla sicurezza c’è il rischio molto concreto di combinare disastri.

Non ci vuole molta competenza tecnica, infatti, per rendersi conto che un attacco informatico a un fornello da cucina o a un impianto di riscaldamento potrebbe causare danni fisici irreparabili. E sabotare via Bluetooth o Wifi i freni di un’auto è un attacco che non ha bisogno di spiegazioni. Il problema, oltretutto, è che molte delle aziende che promuovono questi prodotti interconnessi non hanno grande esperienza di sicurezza informatica e quindi non sanno introdurre le protezioni necessarie (vedi i disastri dimostrativi delle TV Samsung o LG, delle telecamere di sorveglianza Trendnet o di certe auto).

In questo senso ha generato molto clamore la notizia di un recente attacco informatico basato su mail di phishing e spam inviate non soltanto da computer ma anche da dispositivi “smart”, frigoriferi compresi: un quarto dei circa 750.000 messaggi di mail inviati nel corso di questo attacco ha usato l’Internet delle Cose. In particolare, l’accenno ai frigoriferi ha acceso l’attenzione dei media (per esempio Fox, BBC, Zeus News, La Stampa).

Ma leggendo con attenzione la notizia, diffusa in un comunicato stampa da una società specializzata in sicurezza informatica, emerge che i “frigoriferi” (al plurale) sono, nel testo originale del comunicato, ben… “almeno uno”. Non è quel che si dice un attacco di massa. Del quale, fra l’altro, non viene specificata la marca o il modello, in modo da consentire agli utenti di identificarlo e scollegarlo. Viene insomma ad alcuni il dubbio che il riferimento al frigorifero sia stato inserito nel comunicato stampa per suscitare clamore e che usare un frigorifero “smart” come fulcro di un attacco sia poco efficiente (probabilmente si è trattato di un mero esperimento o proof of concept).

Non è il caso di farsi prendere dal panico e temere che il vostro frigidaire stia spammando o disseminando virus (perlomeno virus informatici), insomma, ma resta valido il principio che ogni oggetto collegato alla Rete è un punto di vulnerabilità in più, per cui è il caso di valutare attentamente se è davvero utile o necessario collegare a Internet un elettrodomestico come un frigorifero o un tostapane.

Antibufala: studio scientifico “dimostra” che Facebook morirà entro il 2017

Si sta parlando molto, in Rete e nei media tradizionali, di un articolo scientifico (Epidemiological modeling of online social network dynamics) pubblicato da due ricercatori dell’Università di Princeton, John Cannarella e Joshua A. Spechler, che predice che Facebook perderà l’80% dei propri utenti entro il 2017.

La profezia è basata su un’analogia fra l’adozione di Facebook e la proliferazione delle malattie infettive: secondo i ricercatori, l’adozione dei social network si evolverebbe in modo simile a un’infezione e l’abbandono sarebbe simile alla guarigione. Un paragone non proprio lusinghiero, non c’è che dire.

Ma quali sono le basi di questa ricerca? Fondamentalmente una sola: il numero di volte che la parola Facebook è stata digitata in Google nel corso del tempo. Questa ricerca ha raggiunto il picco di popolarità a dicembre 2012 e da allora è in lento declino. Immettendo questa tendenza in un modello di diffusione delle malattie infettive emerge, secondo i ricercatori, la previsione della fine di Facebook.

Ma come si dice spesso nel mondo del debunking e della verifica scientifica, correlation is not causation: una correlazione non comporta necessariamente un legame di causa ed effetto. E il legame di causa ed effetto fra ricerca della parola Facebook in Google e popolarità di Facebook sembra decisamente tenue. Magari gli utenti cercano meno la parola Facebook (metodo diffuso fra gli utenti meno competenti per accedere a Facebook invece di digitare Facebook.com nella casella dell’indirizzo di un browser) semplicemente perché sempre più spesso accedono a Facebook da dispositivi mobili, sui quali c’è l’app apposita e quindi non serve digitare nulla.

L’articolo, insomma, poggia su basi piuttosto fragili, e Facebook non ha esitato a mettere in chiaro come stanno le cose.

Sostituzione dei volti in tempo reale sulla webcam

Sostituzione dei volti in tempo reale sulla webcam

La faccia inquietante che vedete qui accanto è la mia, combinata digitalmente in tempo reale con quella di Sean Connery. Il bello (si fa per dire) è che quando giro o sposto la testa, muovo la bocca o cambio espressione, il volto sintetico si adatta istantaneamente seguendo i miei movimenti. Un sistema comodissimo per realizzare video anonimizzati o per presentarsi sempre in ordine nelle videochiamate.

È l’effetto di Face substitution, una pagina Web che usa Javascript per analizzare il contenuto dell’immagine della vostra webcam, riconoscendo i lineamenti del volto originale e deformando al volo quelli del volto digitale per adattarli all’immagine.

Per provare quest’effetto basta un browser (preferibilmente Chrome), nel quale date il consenso all’acceso alla vostra webcam. Attendete qualche secondo e poi premete Start e scegliete il volto che volete usare: fra le scelte possibili segnalo il Terminator, George Clooney, Justin Bieber, Bill Murray, Sean Connery, Nicolas Cage, Barack Obama, Chuck Norris e un terrificante Scream che vi fa assumere sembianze rettiliane. Fra i volti femminili cito Rihanna, Monna Lisa, la Regina Elisabetta e Audrey Hepburn.

La sostituzione del volto non è perfetta e ogni tanto sbava o si stacca dal volto reale, ma se si può ottenere questo livello di risultati semplicemente con del Javascript e un browser, viene da chiedersi cosa si possa fare con sistemi di programmazione più convenzionali e magari un piccolo accessorio hardware dedicato. Fra l’altro, tutto il codice è liberamente scaricabile e modificabile.

Aggiornamenti di sicurezza importanti per tutti: Microsoft, Adobe, Java. Fateli subito

Aggiornamenti di sicurezza importanti per tutti: Microsoft, Adobe, Java. Fateli subito

Un FALSO aggiornamento di Flash Player

Il rituale aggiornamento mensile di sicurezza targato Microsoft tura falle importanti in Microsoft Office 2003, 2007, 2010 e 2013 e in altri prodotti Microsoft che permettono di attaccare i computer che usano questo software semplicemente convincendo l’utente ad aprire un file Word appositamente confezionato (bollettino MS14-001).

Ci sono aggiornamenti importanti anche per gli utenti di Windows XP, Windows 7, Windows Server 2003 e 2008 R2 (bollettini MS14-002 e MS14-003). Visto che i criminali informatici tipicamente lanciano attacchi che sfruttano le falle segnalate dai bollettini di sicurezza, chi non si aggiorna prontamente rischia di essere preso di mira. Dunque aggiornate subito, se potete: il procedimento dovrebbe essere automatico.

Un aggiornamento vero di Flash Player
alla versione 12 per Mac.

Se usate i prodotti Adobe Reader e Adobe Acrobat per leggere o generare documenti PDF, Adobe AIR o Adobe Flash per vedere le animazioni interattive dei siti Web (e di molti giochi su Facebook), aggiornate subito anche questi software, dato che sono stati rilasciati aggiornamenti per Windows, OS X e Linux che turano falle critiche che permettono a un aggressore di eseguire programmi (presumibilmente ostili) sul computer dell’aggredito. I bollettini sono rispettivamente qui per Flash e qui per Reader e Acrobat. Per sapere se avete la versione più recente di Flash c’è il test ufficiale; l’aggiornamento è scaricabile qui. Attenzione, fra l’altro, ai falsi aggiornamenti di Flash che sono in circolazione su vari siti infettati e sono stati segnalati da F-Secure. Per Reader, invece, la versione più recente è scaricabile da questa pagina del sito di Adobe.

Anche Java è uno dei tanti prodotti Oracle che hanno bisogno un aggiornamento rapido; quello di Java che corregge ben 36 vulnerabilità. Fate il test per sapere se avete già installato l’ultima versione o se vi serve scaricarla e installarla manualmente.