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Antivirus Microsoft era sfruttabile per installare virus: aggiornatelo

Antivirus Microsoft era sfruttabile per installare virus: aggiornatelo

Ironie dell’informatica: Windows Defender, il prodotto anti-malware di Microsoft integrato nelle versioni recenti di Windows, è risultato sfruttabile per infettare un computer semplicemente mandandogli una mail o un messaggio che venga esaminato da Defender. Sui sistemi non aggiornati all’ultima versione l’attacco ha successo senza alcun intervento dell’utente.

Niente panico: dopo l’annuncio pubblico della scoperta della falla sabato scorso da parte di Tavis Ormandy (Google Project Zero), Microsoft è corsa subito ai ripari e la falla è stata turata martedì scorso a tempo di record.

Se vi interessano i dettagli tecnici, segnalo questo articolo di Ars Technica e l’avviso di Microsoft; se volete verificare se avete l’aggiornamento che risolve questa magagna decisamente grave, in Windows 10 andate a Start – Impostazioni – Aggiornamento e sicurezza – Windows Defender e controllate che alla voce Versione motore ci sia un numero non minore di 1.1.13704.0. Se non l’avete, aggiornatevi usando le consuete procedure di Windows.

MacBook Pro contro Surface Studio: le novità di Apple umiliate da quelle di Microsoft

Sembra il classico video promozionale di un prodotto Apple, fino al momento in cui compare il marchio Microsoft. Lo spot di Microsoft Surface Studio, un computer con schermo tattile immenso e un design elegantissimo, ha messo completamente in secondo piano le novità presentate pochi giorni fa da Apple per i propri portatili.

Sì, Apple ha presentato i nuovi MacBook Pro, più leggeri e compatti, con processori aggiornati, nuovi schermi, un lettore d’impronte digitali e soprattutto con la Touch Bar, una striscia OLED a colori, sensibile al tocco, che sostituisce la fila di tasti funzione e visualizza icone e funzioni differenti in base al contesto, con mille possibili applicazioni. Ma si tratta di affinamenti e gadget, non di grandi novità. Microsoft Surface Studio è un’altra storia.

È un’altra storia perché non capita spesso di associare un wow ai prodotti Microsoft, il cui design è di solito molto prudente e passa inosservato; ma un computer da tavolo con uno schermo touch da 28 pollici ultrasottile con una risoluzione di 4500×3000 pixel, che si può inclinare come un leggio, in posizione perfetta per disegnare, o disporre verticalmente in maniera più tradizionale, un wow se lo merita. Il confronto con l’iMac di punta di Apple è inevitabile: l’iMac è leggermente più piccolo (27 pollici), ha una risoluzione orizzontale maggiore (5120×2880), ma non è touch, e per chi fa grafica questo è fondamentale.

Ciliegina sulla torta, c’è anche il Surface Dial, una sorta di manopola wireless personalizzabile che consente in modo intuitivo e veloce di scegliere una tavolozza di colori, regolare il volume, ruotare un oggetto disegnato sullo schermo o far scorrere una pagina. Insieme allo stilo con 1024 livelli di sensibilità alla pressione, il nuovo Surface Studio è un sogno per qualunque artista grafico.

Certo, il design e le prestazioni implicano un costo non trascurabile (da 3000 a 4200 dollari), ma la compatibilità completa con le applicazioni per ufficio di Microsoft probabilmente consentirà a questa fuoriserie informatica di fare bella figura sulle scrivanie di tanti manager e artisti che vogliono combinare l’estetica con la funzionalità.

Aggiornamenti di sicurezza Apple e Microsoft per il weekend

Aggiornamenti di sicurezza Apple e Microsoft per il weekend

Il recente bollettino di sicurezza di Microsoft non lascia molta scelta: ci sono nove falle da turare, cinque delle quali sono classificate al grado più alto di pericolosità, ossia “critico”.

L’aggiornamento che le risolve è già disponibile, per cui è opportuno installarlo appena possibile: le falle, infatti, riguardano i browser Internet Explorer ed Edge, rendendo gli utenti vulnerabili ad attacchi effettuabili semplicemente convincendoli a visitare una pagina Web appositamente confezionata; toccano anche Office, con vulnerabilità sfruttabili se l’utente apre un documento Office contenente istruzioni nascoste, ricevuto per esempio come allegato.

Ci sono anche falle critiche nella gestione dei font da parte di Windows, che potrebbero consentire all’aggressore di prendere il controllo del computer, e nella gestione dei documenti PDF pubblicati sui siti Web.

La buona notizia è che nessuna di queste falle è al momento sfruttata da attacchi in corso, ma di norma questi attacchi arrivano poco dopo la pubblicazione degli aggiornamenti che le risolvono e le descrivono. La pubblicazione, infatti, consente inevitabilmente ai criminali informatici di sapere dove concentrare i propri sforzi.

Apple, intanto, ha reso disponibile iOS 9.3.4, e anche in questo caso conviene aggiornarsi appena possibile, perché l’aggiornamento risolve una falla scoperta da Team Pangu, un gruppo di informatici noto soprattutto per i suoi strumenti di jailbreak. Apple, come al solito, è reticente nei dettagli e dice solo che la falla consente a un’applicazione di “eseguire codice arbitrario con privilegi di kernel”. Traduzione: è una brutta falla che permetterebbe a un’app ostile di far danni molto gravi. Correggetela installandola nella solita maniera.

UE e IE, utenti obbligati alla libertà di scelta

UE e IE, utenti obbligati alla libertà di scelta

Questo articolo vi arriva grazie alle gentili donazioni di “giulio” e “economia*********”. L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale. Ultimo aggiornamento: 2010/03/01.

Nelle prossime settimane gli utenti europei di Windows che hanno Internet Explorer come browser predefinito si troveranno con una schermata decisamente insolita: verrà chiesto loro di scegliere quale browser vogliono usare. E gli utenti di Windows 7 si vedranno sparire Internet Explorer dalla taskbar anche se decidono di continuare a usare IE.

La schermata sarà accompagnata da un testo decisamente bizzarro. Tradotto dalla versione inglese mostrata nella spiegazione di Microsoft, recita grosso modo così: “Il tuo browser è una parte di software importante sul tuo computer. È quella che usi per navigare in Internet. È la finestra intorno ai siti Web che visiti”.

Prima che cominciate a sospettare che Microsoft abbia deciso di trattare i propri utenti come rimbambiti ai quali si deve parlare con frasi corte e parole semplici, vi fermo subito. Il testo è il frutto degli accordi di Microsoft con la Commissione Europea per risolvere l’annosa disputa in materia di concorrenza derivante dal tying (vendita abbinata) di Internet Explorer e Windows. Il fatto che Internet Explorer sia preinstallato in Windows, dice in sostanza la Commissione, crea un vantaggio rispetto ai browser concorrenti, tanto che molti utenti non sanno neanche che esistono altri browser oltre a Internet Explorer. Questa schermata intende riequilibrare il mercato informando gli utenti di questa loro libertà di scelta.

Paradossalmente, la libertà di scelta è imposta dall’UE agli utenti: la schermata comparirà grazie a un aggiornamento automatico di Windows XP, Vista e 7 per tutti coloro che, in Europa, hanno Internet Explorer come browser predefinito. Più precisamente, questo succederà nei trenta paesi dello Spazio Economico Europeo, come spiegato qui; la Svizzera dovrebbe essere esclusa.

La schermata mostrerà un elenco di dodici browser, presentati in ordine casuale, con pulsanti per scaricarli e installarli: Avant, Chrome, Firefox, FlashPeak Slimbrowser, Flock, K-Meleon, GreenBrowser, Maxthon, Opera, Safari, Sleipnir e naturalmente anche Internet Explorer (video). I primi utenti a provare il brivido della libertà obbligatoria saranno quelli del Regno Unito, del Belgio e della Francia a partire dai primi giorni di marzo. Se fate assistenza informatica per lavoro, suggerisco di prepararvi con una seduta di meditazione rilassante a una pioggia di “aiuto, mi è sparita Internet!” quando l’aggiornamento rimuoverà l’icona di Internet Explorer dalla taskbar. O se siete cattivi, dite che è successo perché l’utente ha digitato “Google” in Google e ha rotto Internet.

Aggiornamento rituale di Adobe Flash, Microsoft, Android (per chi può)

Aggiornamento rituale di Adobe Flash, Microsoft, Android (per chi può)

È disponibile un nuovo aggiornamento del player di Adobe Flash, che porta Flash alla versione 21.0.0.182 sotto Windows e OS X e alla 11.2.202.577 sotto Linux.

Molti computer sono configurati per aggiornarsi automaticamente, ma se necessario il player aggiornato è scaricabile manualmente qui o qui. Google Chrome e Microsoft Edge aggiornano separatamente e automaticamente il proprio player Flash.

Questo aggiornamento risolve ben 23 falle di sicurezza, indicate nel bollettino 16-08 di Adobe. Molte di queste falle sono etichettate come “critiche” (permettono di prendere il controllo del computer della vittima).

Come consueto, potete verificare quale versione di Flash avete visitando questa pagina di Adobe con ciascuno dei browser che avete installato. Potete anche impostare Flash in modo che vi chieda il consenso per attivarsi sito per sito. Se invece preferite rimuovere Flash del tutto, le istruzioni in italiano sono qui per Windows e qui per Mac.

Microsoft, invece, ha rilasciato tredici aggiornamenti che coprono falle di sicurezza in Internet Explorer, Edge, Office e varie versioni di Windows. Sono particolarmente interessanti le correzioni che risolvono difetti che consentono di prendere il controllo del computer semplicemente convincendo la vittima a visitare una pagina contenente un video oppure inserendo una chiavetta USB appositamente alterata.

Anche Android ha degli aggiornamenti: diciannove in tutto, di cui sette a coprire falle critiche che consentono di prendere il controllo del dispositivo via mail, via Web o via MMS. Nessuna delle falle è sfruttata da criminali, al momento, ma probabilmente è solo questione di tempo.

Aggiornarsi prontamente è infatti importante, come sempre, perché dopo l’uscita di un aggiornamento i criminali informatici creano e rilasciano rapidamente nuove versioni dei propri malware che sfruttano le vulnerabilità descritte dai bollettini di aggiornamento e hanno effetto su chi non si è aggiornato. Purtroppo nel caso di Android molti produttori di telefonini non rilasceranno mai l’aggiornamento, specialmente per i modelli non recenti, per cui gli utenti resteranno vulnerabili salvo acrobazie al di fuori della portata del consumatore medio. Se potete, insomma, aggiornatevi. Buon lavoro.

Fonti aggiuntive: The Register.

Aiuto, Windows 10 si installa a forza sul computer!

Aiuto, Windows 10 si installa a forza sul computer!

Vedo molte segnalazioni di utenti Windows 7 e 8.1 che dicono di essersi trovati obbligati da Microsoft a installare Windows 10: in sostanza, segnalano che cliccare sulla X nella finestra di invito ad aggiornarsi (per ora, e fino a luglio, gratuitamente) a Windows 10 non rifiuta l’aggiornamento, come sarebbe normale, ma lo consente. Altri utenti segnalano che la X che consente di chiudere la finestra stessa è scomparsa e ora hanno soltanto la possibilità di scegliere quando installare Windows 10, ma non di rifiutarsi di farlo.

Ci sono ottime ragioni per non volere Windows 10: applicazioni o componenti incompatibili, per esempio (addirittura Samsung lo ha sconsigliato, ma poi ha cambiato idea). Anche chi vuole migrare a Windows 10 magari vuole avere la libertà di scegliere quando farlo e non trovarsi con il computer bloccato da un aggiornamento nel momento meno opportuno. Che fare?

Alcuni esperti consigliano di installare Never 10 di Steve Gibson, che disabilita reversibilmente l’aggiornamento automatico a Windows 10. Un’altra soluzione è non accettare la licenza (EULA) di Windows 10. In alternativa si può fare entro 31 giorni un rollback andando nelle impostazioni, scegliendo la sezione degli aggiornamenti e chiedendo di ripristinare e di disinstallare Windows 10.

Esistono anche altri metodi, ma richiedono interventi piuttosto delicati che non sono alla portata di tutti gli utenti. Una cosa da non fare, invece, è disabilitare gli aggiornamenti di Windows 7 e 8.1: è vero che questo blocca l’aggiornamento a Windows 10, ma blocca anche gli aggiornamenti di sicurezza e lascia il computer vulnerabile agli attacchi.

Microsoft si allea con Apple sull’iPhone del terrorista

Microsoft si allea con Apple sull’iPhone del terrorista

Credit: Wikipedia.

Nella questione della richiesta dell’FBI ad Apple di sbloccare il telefonino appartenuto a uno dei terroristi della strage di San Bernardino, in California, è entrato un altro nome che conta: Microsoft. Cosa più unica che rara, Microsoft si è schierata con Apple e contro l’FBI, e lo ha fatto con le parole di Brad Smith, President e Chief Legal Officer dell’azienda, che annunciano il deposito di una memoria legale in favore di Apple.

La memoria è sottoscritta non solo da Microsoft ma anche da molti altri nomi importantissimi dell’economia digitale: Amazon, Box, Cisco, Dropbox, Evernote, Facebook, Google, Mozilla, Nest Labs, Pinterest, Slack, Snapchat, WhatsApp e Yahoo. Tutti contrari alla richiesta dell’FBI.

In sintesi, spiega la memoria, secondo queste aziende “l’ordine del governo ad Apple supera i limiti delle leggi esistenti e, se applicato più estesamente, sarà dannoso per la sicurezza degli americani a lungo termine”. Questi grandi nomi collaborano regolarmente con le forze dell’ordine e molti “hanno squadre di dipendenti a tempo pieno… dedicate a rispondere alle richieste di dati dei clienti da parte delle forze di polizia”. Nessun desiderio di fiancheggiare criminali o terroristi: non c’è alcun “interesse a proteggere coloro che violano la legge. Ma [queste aziende] respingono l’affermazione infondata del governo secondo la quale la legge consentirebbe al governo stesso di requisire e comandare i tecnici di un’azienda per minare le funzioni di sicurezza dei loro prodotti”.

Spiega Brad Smith nell’annuncio: “L’ordine del tribunale a sostegno della richiesta dell’FBI cita l’All Writs Act, che è entrato in vigore nel 1789 ed è stato emendato in modo significativo per l’ultima volta nel 1911. Riteniamo che le questioni sollevate dal caso Apple siano troppo importanti per affidarle a una normativa ristretta risalente a un’altra era tecnologica per colmare quella che il governo ritiene sia una lacuna delle leggi attuali. Dovremmo invece rivolgerci al Congresso per trovare l’equilibrio necessario per la tecnologia del ventunesimo secolo… Se vogliamo proteggere la privacy personale e mantenere la sicurezza delle persone, la tecnologia del ventunesimo secolo va governata con leggi del ventunesimo secolo”.

Dopo aver citato il rispetto per il lavoro delle forze dell’ordine e le collaborazioni di Microsoft con gli inquirenti, Smith esprime un altro concetto fondamentale: “la gente non userà tecnologie di cui non si fida”. In altre parole, obbligare Apple (e poi, inevitabilmente, Microsoft e gli altri) a indebolire la sicurezza del proprio software non aiuterà gli inquirenti: i criminali e i terroristi non faranno altro che rivolgersi ad altri fornitori di hardware e software meno insicuri. Inoltre: “…la cifratura forte ha un ruolo vitale nel creare fiducia. Aiuta a proteggere le informazioni personali e i dati proprietari aziendali sensibili contro hacker, ladri e criminali, e non dovremmo creare delle backdoor tecnologiche che minino queste protezioni. Farlo ci esporrebbe tutti a rischi maggiori…. prendendo le difese di Apple, prendiamo le difese dei clienti che contano su di noi per tenere sicure e protette le proprie informazioni più private.”

Più chiaro di così non si può. Ma la vicenda ha anche un altro aspetto profondamente interessante: le crescenti richieste governative di accesso ai dati digitali dei sospettati custoditi dalle aziende nei cloud stanno trasformando il modo in cui queste aziende vedono i dati dei clienti. Se finora hanno pensato che questi dati potessero essere una miniera d’oro da analizzare e rivendere (Google e Facebook basano su questo i propri imperi economici), ora stanno cominciando a rendersi conto che avere accesso alle informazioni private dei clienti non è una risorsa, ma un onere. Un onere che espone colossi come Apple a richieste governative che possono devastarne il modello commerciale.

Nella questione è entrato anche Edward Snowden, con la sua solita brillante e concisa analisi su Twitter: “Se oltre all’utente c’è qualcun altro che può entrare, non è sicuro. L’accessibilità da parte del fabbricante è una vulnerabilità.” Per fare un paragone con situazioni più familiari, lo scenario che il governo americano sta cercando di far accettare è l’equivalente di una legge che obbliga i costruttori di case a custodire una copia delle chiavi d’ingresso di ogni casa che costruiscono. Il risultato è che i dipendenti infedeli dei costruttori possono abusare di queste chiavi e quelli fedeli sono soggetti all’interesse di criminali che, di fronte alla possibilità di razziare le case impunemente, non esiterebbero a ricorrere a corruzione e ricatti di quei dipendenti.

Ed è per questo che Apple e altri grandi nomi dell’informatica si stanno evolvendo verso una custodia dei dati dei clienti nella quale soltanto il cliente è in grado di decifrare i propri dati. Non per proteggere i criminali, ma per proteggere gli onesti.

Microsoft Edge, successore di Internet Explorer, ha la navigazione privata... poco privata

Microsoft Edge, successore di Internet Explorer, ha la navigazione privata… poco privata

La navigazione privata è molto utile: permette per esempio di cercare online un regalo per il proprio partner senza che rimanga memoria dei siti visitati e permette di usare il computer altrui per leggere la propria mail o il proprio profilo su un social network senza lasciare tracce dei propri dati personali. Naturalmente permette di fare anche altri generi di navigazione solitaria, ma lasciamo stare: quello che conta è che si può sfogliare Internet senza che ne rimanga traccia locale (il fornitore di accesso a Internet, invece, sa esattamente quali siti sono stati visitati).

Gli utenti si fidano della navigazione privata, insomma, per tutelare aspetti molto personali della propria attività informatica: ma nel caso di Edge, il nuovo browser di Microsoft che mira a sostituire Internet Explorer, questa fiducia non è ben riposta, secondo il ricercatore di sicurezza Ashish Singh di Forensic Focus, che spiega che Edge in modalità di navigazione privata conserva memoria dei siti visitati. In altre parole, la navigazione privata non è affatto privata.

I nomi dei siti visitati in modalità privata, infatti, vengono scritti nel file \Users\user_name\AppData\Local\Microsoft\Windows\WebCache, dal quale sono quindi facilmente recuperabili; anzi, sono etichettati chiaramente come siti visitati durante la navigazione privata.

Microsoft dice di essere al corrente della segnalazione del problema e si è impegnata a risolvere la magagna il più presto possibile. In attesa di questa risoluzione è opportuno evitare di fidarsi della navigazione privata con Edge e usare quella di browser alternativi.

Che succede quando il controllore acquista il controllato? Microsoft Antispyware e Claria… ossia GATOR!!

L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale. Ultimo aggiornamento: 2005/07/23.

The Register presenta un articolo che analizza il caso Claria: a quanto pare, Microsoft sta davvero pensando di acquistare, per 500 milioni di dollari, una delle società che maggiormente appesta i computer con adware e spyware. Infatti Claria era, fino al 2003, nota come Gator.

In sintesi, il programma Microsoft Antispyware è considerato un ottimo programma antispyware. O meglio, lo era finché Microsoft non ha riclassificato nel programma lo spyware di Claria, definendolo “da ignorare” anziché “da rimuovere”, come accennavo alcuni giorni fa.

Microsoft Antispyware è qui.

L’articolo di The Register linka, come fonte per la notizia del probabile acquisto di Claria, il New York Times e il Wall Street Journal.

Il sito di Claria è http://www.claria.com/. Le info su Claria-Gator della Wikipedia sono qui.

Gator, per intenderci, è quel programmino che veniva installato di nascosto (o in maniera assai poco visibile) quando si installava Kazaa.

La seconda parte dell’articolo di The Register mostra l’attuale comportamento di Microsoft Antispyware nei confronti di Claria e si chiede giustamente: “Come può un’azienda che afferma di basare il proprio software e la propria politica sul ‘Trustworthy Computing’ [‘informatica degna di fiducia’] anche soltanto pensare di acquisire una delle peggiori società di spyware attiva in Rete?”.

Attendiamo con curiosità la risposta di Microsoft, se ce ne sarà una.

Aggiornamento 23/7/2005

Come segnalato dai lettori nei commenti qui sotto, Microsoft ha terminato le trattative con Claria, forse influenzata anche dal clamore che si è fatto in Rete a proposito della vicenda.

Aggiornamenti di sicurezza per Microsoft e Adobe Acrobat

Questo articolo vi arriva gratuitamente e senza pubblicità grazie alle donazioni dei lettori. Se vi piace, potete incoraggiarmi a scrivere ancora (anche con un microabbonamento). Ultimo aggiornamento: 2016/01/13 12:00.

È disponibile il bollettino di sicurezza di gennaio di Microsoft, che segnala falle critiche in Silverlight, Windows (varie versioni), Office, Internet Explorer, Edge e altri prodotti software. Almeno due di queste falle sono sfruttabili dagli aggressori semplicemente convincendo gli utenti a visitare una specifica pagina Web. Gli aggiornamenti correttivi sono disponibili secondo la consueta procedura di Windows Update.

Inoltre Adobe ha pubblicato il proprio bollettino di sicurezza di gennaio, che allo stesso modo segnala falle critiche in Acrobat che vanno corrette subito installando gli appositi aggiornamenti come descritto nel bollettino.

Considerato che moltissimi attacchi basati su Cryptolocker e simili sfruttano dei PDF infetti che colpiscono gli utenti sfruttando falle di Acrobat, non è il caso di aspettare ad aggiornarsi.