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Il tablet di Microsoft va in crash durante una demo

Il tablet di Microsoft va in crash durante una demo

Aprile 1998: Chris Capossela, sotto l’occhio vigile del proprio capo, Bill
Gates, presenta al pubblico la nuova versione di Windows, denominata Windows 98.
Durante la presentazione (tenuta al COMDEX), Windows 98 va in crash,
sullo schermo gigante della sala compare il mitico Schermo Blu della Morte, fra
le incontenibili risate della platea. Gates salva la situazione con una battuta:
“È per questo che non lo stiamo ancora distribuendo?”

Capossela:
Let’s plug it in… It’s gonna say ‘Hey, I see you’ve plugged in a new
device’, and it’s gonna load in the appropriate drivers. You’ll notice that
this scanner, Bill, WHOA

[incomprensibile] [risate del pubblico] Moving right along…
Gates:
That must be…. That must be why we’re not shipping Windows 98 then.
Capossela: Absolutely. Absolutely.

Giugno 2012: Microsoft annuncia Surface, il suo tablet, fatto su misura per il
suo nuovo sistema operativo, Windows 8. Durante la presentazione alla stampa, il
tablet crasha. Stavolta non c’è Bill Gates a sdrammatizzare. Epico.

Per carità, anche gli iPad crashano, ma almeno hanno il buon gusto di non farlo
durante la demo, e se Microsoft vuole presentate Surface come un “iPad killer” o
come un’alternativa ai netbook o ultrabook, questo non è il tipo di prestazione
che può ispirare l’utente ad aprire il portafogli.

Questo articolo vi arriva grazie alla gentile
donazione di
“magdasalv*” ed è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Microsoft vince contro nove milioni di zombi

Microsoft vince contro nove milioni di zombi

Nove milioni di zombi si aggirano su Internet. No, non sono gli utenti rintronati dei social network che diffondono a pappagallo qualunque bufala: sono computer zombi.

Microsoft ha annunciato di aver partecipato alla disattivazione di una delle reti di computer zombi più grandi del pianeta: una botnet denominata Necurs.

Necurs esisteva dal 2012 e il suo malware, secondo le stime di Microsoft, aveva colpito oltre nove milioni di computer, principalmente in India ma anche in quasi tutti gli altri paesi del mondo ad eccezione della Russia. Non è un caso: il malware era programmato per non infettare un computer sul quale rilevava la presenza di una tastiera russa.

Fra le malefatte di Necurs si può citare il ransomware Locky, che bloccava i computer chiedendo un riscatto per sbloccarli, trojan per rubare da conti bancari, truffe sentimentali, furti di password, una quantità straordinaria di spam e una truffa borsistica del tipo pump and dump (in cui i truffatori promuovono un titolo di cui hanno azioni per convincere le vittime a comperarlo e farne salire artificiosamente la quotazione, e poi guadagnano vendendo quel titolo).

Ci sono voluti ben otto anni per tracciare e pianificare la disattivazione di Necurs. Microsoft e i suoi partner d’indagine hanno decifrato le tecniche usate dai criminali e hanno potuto così giocare d’anticipo bloccandoli nella creazione automatica di domini usati per inviare comandi ai computer infettati.

Ora resta il compito di ripulire i computer infettati, che non hanno più un coordinatore nascosto ma continuano a ospitare il malware. Per questo esistono gli antivirus, che riconoscono le tracce di Necurs e le eliminano.

Usate ancora Internet Explorer? Meglio smettere

Usate ancora Internet Explorer? Meglio smettere

Lo so che sembra il classico annuncio-bufala che gira nelle catene di Sant’Antonio, ma stavolta è vero che Microsoft ha pubblicato un avviso che segnala un difetto importante nella sicurezza di Internet Explorer (CVE-2020-0674), che permette a un aggressore di prendere il controllo del computer della vittima, per esempio installando programmi, leggendo i dati oppure cambiandoli o cancellandoli.

L’attacco richiede soltanto che la vittima venga indotta a visitare un sito Web appositamente confezionato.

Il difetto al momento non ha un rimedio sotto forma di aggiornamento correttivo, ma Microsoft dice che ci sta lavorando. L’azienda precisa inoltre di aver già rilevato casi di attacco mirato che sfruttano questa falla.

La soluzione, per il momento, è semplice: non usare Internet Explorer per accedere a siti Internet e sostituirlo con qualunque altro browser, come Firefox, Google Chrome, Opera o Edge della stessa Microsoft.

Addio, Windows Phone, è stato bello

Addio, Windows Phone, è stato bello

Il 10 dicembre scorso è terminato ufficialmente il supporto per Windows 10 Mobile, come annunciato sul sito di Microsoft.

Non ci saranno più aggiornamenti o patch del sistema operativo. Le singole app verranno aggiornate dai rispettivi produttori se lo vorranno. Microsoft consiglia esplicitamente ai clienti di passare a un dispositivo Android o iOS supportato.

I telefonini Windows Phone continueranno a funzionare, ma tutte le loro operazioni che dipendono da servizi online Microsoft cesseranno gradualmente. Il supporto per Office cesserà a gennaio 2021.

È una fine annunciata da tempo ma comunque piuttosto ingloriosa per questo tentativo di Microsoft di farsi strada nella telefonia, iniziato nel 2010 con Windows Phone 7, pensato come sostituto di Windows CE e Windows Mobile.

Windows Phone aveva un’interfaccia molto particolare e immediatamente riconoscibile, con i suoi pratici quadrettoni al posto delle icone di Android e iOS, che richiamavano la grafica di Windows per PC e tablet. Al debutto, oltretutto, faceva cose che l’iPhone non era in grado di fare, come sincronizzare la musica e le foto via Wi-Fi. E negli anni successivi si dimostrò spesso meno vulnerabile di Android e iOS.

Samsung, HTC, Nokia e altre marche sfornarono telefonini Windows Phone, ma il mercato rimase dominato dai sistemi concorrenti, e gli sviluppatori esterni a Microsoft non si fecero entusiasmare e raramente crearono versioni Windows Phone delle loro app. Mancando le app, gli utenti evitarono Windows Phone, in un circuito vizioso che poteva concludersi solo in un modo, e così è stato.

Mi tengo ancora stretto il mio Lumia 1020 giallo, ricevuto al Premio Macchianera 2013, con la sua straordinaria fotocamera con sensore da 41 megapixel.

Fonte aggiuntiva: The Register.

Anche Microsoft ascolta: stavolta tocca alle conversazioni Skype tradotte

Anche Microsoft ascolta: stavolta tocca alle conversazioni Skype tradotte

Ultimo aggiornamento: 2019/08/16 1:40.

Dopo Siri, Google Assistant e Amazon Echo, ora tocca a Microsoft: secondo Motherboard, le conversazioni fatte via Skype usando la sua funzione di traduzione possono essere ascoltate da dipendenti e subappaltatori di Microsoft.

Per migliorare la qualità della funzione, infatti, degli spezzoni di conversazione vengono messi a disposizione di questo personale per verificare la bontà della traduzione o correggerla. Secondo Microsoft, questi spezzoni vengono resi anonimi, ma non c’è nulla che impedisca a un utente di dire qualcosa che lo identifichi (il nome e cognome o un indirizzo).

Questo comportamento non è segreto, ma di certo è poco noto agli utenti: è indicato un po‘ vagamente nelle FAQ di privacy di Skype Translator (tradotte in italiano da un software di traduzione automatica, ironicamente, e tradotte pure maluccio) (copia su Archive.org):

Quando utilizza la traduzione su Skype, contenuti personali conversazione raccolte e come viene utilizzato?

Quando si utilizzano funzionalità di conversione del Skype, Skype raccoglie e utilizza la conversazione che consentono di migliorare i prodotti e servizi Microsoft. Per agevolare la conversione e la tecnologia di riconoscimento vocale apprendimento e crescita, frasi e le trascrizioni automatiche vengono analizzate e le correzioni vengono immessi nel sistema, per creare ulteriori servizi ad alte prestazioni. Per proteggere la privacy degli utenti, le conversazioni che vengono utilizzate per analisi utilizzo software del prodotto vengono indicizzate con gli identificatori alfanumerici che identifica i partecipanti alla conversazione.

L’originale:

When I use translation on Skype, is my conversation content collected and how is it used?

When you use Skype’s translation features, Skype collects and uses your conversation to help improve Microsoft products and services. To help the translation and speech recognition technology learn and grow, sentences and automatic transcripts are analyzed and any corrections are entered into our system, to build more performant services. To help protect your privacy, the conversations that are used for product improvement are indexed with alphanumeric identifiers that do not identify participants to the conversation.

Microsoft non dice esplicitamente* che questo lavoro di raccolta e utilizzo delle conversazioni viene svolto da esseri umani e anzi dà l’impressione che sia Skype, un software, a farlo. E il fatto che qualcuno sia stato in grado di far arrivare questi spezzoni di parlato ai giornalisti non è un indicatore molto rassicurante sul livello di protezione di questi dati personali.

* 2019/08/16 1:40: Reuters segnala che Microsoft ha aggiornato la propria privacy policy per informare i clienti che ha raccolto dati vocali dei propri utenti usando dipendenti e subappaltatori.

È meglio mettere in conto una regola molto semplice: se il fornitore di un servizio vocale dice che raccoglie alcuni campioni di parlato per migliorare il servizio, conviene presumere che questa raccolta faccia finire quelle conversazioni nelle mani e nelle orecchie di qualcuno, non di una macchina. Che quindi sarà tentato di origliare. Indovinate cosa dice la privacy policy di Cortana, l’assistente vocale di Microsoft:

Quando usi la voce per chiedere o dire qualcosa a Cortana o per richiamare Skills, Microsoft usa i dati sulla tua voce per rendere più efficiente l’interpretazione del modo in cui parli, al fine di continuare a migliorare il riconoscimento e le risposte di Cortana, nonché degli altri prodotti e servizi Microsoft che usano il riconoscimento vocale e la comprensione delle intenzioni dell’utente.

Se volete ripulire la cronologia delle cose che avete detto a Cortana, andate a account.microsoft.com/privacy.

Microsoft spegne i server DRM dei suoi libri digitali, che diventano illeggibili

Microsoft spegne i server DRM dei suoi libri digitali, che diventano illeggibili

Questo articolo è il testo, leggermente ampliato, del mio podcast settimanale La Rete in tre minuti su @RadioInblu, in onda ogni martedì alle 9:03 e alle 17:03. 

I libri cesseranno di funzionare. No, non è il titolo di un film distopico o una previsione di qualche catastrofista: è la sintesi di un annuncio fatto da Microsoft per comunicare ai clienti dei propri libri digitali che da questo mese tutti i libri acquistati dagli utenti nell’apposito negozio online di Microsoft non saranno più leggibili.

Questi libri, infatti, sono protetti da un sistema anticopia, il cosiddetto Digital Rights Management o DRM, per cui per poterli leggere è necessario che Microsoft mantenga attivi i siti che gestiscono questo sistema. Ma l’azienda ha deciso invece di disattivarli e di rimborsare gli utenti per le loro spese.

Per fare un paragone, è come se una libreria chiudesse e il libraio irrompesse in casa vostra, senza il vostro consenso, e vi portasse via tutti i libri che vi ha venduto, lasciandovi i soldi equivalenti sul comodino. Ed è tutto legale.

I libri digitali protetti dai sistemi anticopia, infatti, vengono solo concessi in licenza all’utente, non venduti a tutti gli effetti, anche se i negozi Internet che offrono questi libri solitamente usano il verbo “comprare”. Questa licenza è revocabile, e in questo caso è stata revocata.

Non è il primo episodio del suo genere: anche Amazon e Apple, in passato, hanno revocato licenze e tolto ai clienti le copie delle canzoni, dei libri o dei film lucchettati dal DRM. Ora è il turno di un altro grande nome del mondo digitale, e come in passato ci si scandalizza brevemente e poi tutto torna come prima.

Il risultato di questa indifferenza dei consumatori e dei legislatori è che sono sempre più numerosi non solo i libri e i brani musicali digitali vincolati dal DRM, ma anche i dispositivi soggetti a questa stessa revocabilità. Jibo, per esempio, è un simpatico robottino da 900 dollari che ora è inservibile perché il sito che lo gestisce è stato chiuso dai produttori. Se avete un altoparlante smart Alexa di Amazon o quello di Google, tenete presente che il suo funzionamento dipende dalla disponibilità dei server appositi di queste aziende, senza i quali è praticamente inutile. E se pensate che sia improbabile che nomi grandi come Amazon o Google possano chiudere, o decidere di revocare questi servizi, tenete presente che è lo stesso ragionamento che hanno fatto i clienti dei libri digitali di Microsoft. Che adesso si trovano con una catasta di bit illeggibili.

Certo, esistono dei programmi che tolgono questi lucchetti digitali ai libri, ai film e alle canzoni, ma sono quasi sempre illegali, pochi sanno come usarli, e comunque ricostruire un libro alla volta una biblioteca accuratamente selezionata è impraticabile. Anche se il DRM viene proposto come sistema antipirateria, insomma, ancora una volta si ritorce contro il consumatore onesto, mentre i pirati continuano ad operare indisturbati.

Prima di fare acquisti, insomma, a noi utenti conviene leggere attentamente le avvertenze, o chiedere il consulto di un esperto, per capire se quello che compriamo è veramente nostro oppure è in realtà concesso soltanto in licenza revocabile. Altrimenti rischiamo di lasciare ai nostri figli il nulla digitale.

Fonti aggiuntive: BoingBoing, The Register, Wired.com.

Bing permette di filtrare i video osé

Bing permette di filtrare i video osé

Bing, il nuovo motore di ricerca di Microsoft, è partito bene, ma come accennato di recente ha incontrato alcune resistenze (insieme a molto interesse da parte di una certa fetta di utenti) perché consentiva di scavalcare i filtri antiporno aziendali e di vedere video decisamente scollacciati.

Microsoft ha rimediato alla magagna assegnando a questi video un dominio separato, explicit.bing.net, e includendo nella stringa di ricerca l’indirizzo del sito dal quale provengono i video, in modo da consentire agli amministratori dei filtri di bloccare selettivamente questi contenuti ma lasciare intatto il funzionamento del motore di ricerca. Tutti i dettagli sono nel blog di Bing.

Il nuovo motore di ricerca di Microsoft scavalca i filtri e offre accesso a video osé. Successo garantito

Il nuovo motore di ricerca di Microsoft scavalca i filtri e offre accesso a video osé. Successo garantito

Ha debuttato da poco Bing, la versione drasticamente aggiornata di Live Search di Microsoft che mira a competere con il gigante Google offrendo funzionalità nuove che il rivale non propone: Bing è molto veloce e mirato se vi serve avere una recensione di un prodotto, per esempio, grazie alla sezione Shopping.

Un’altra funzione utile è l’anteprima delle pagine corrispondenti alle parole cercate. La ricerca per immagini ha addirittura una sezione Wallpaper che riconosce la risoluzione del vostro monitor e propone soltanto immagini che hanno quella risoluzione. Ci sono ricerche a livello locale, ricerche mirate ai viaggi, alle celebrità e alle medicine: le cose più ricercate in Internet. Astuto.

Ci sono però alcuni problemini con un’altra funzione molto pratica di Bing: l’anteprima dei video. Se si sceglie una parola chiave nella sezione Video, i risultati mostrano i primi secondi del video sul quale ci si sofferma un istante con il mouse. Il problema è che se disattivate l’opzione SafeSearch, questa funzione scavalca completamente i filtri standard (i video provengono dai server Microsoft) e permette quindi di accedere a contenuti osé e di altro genere che normalmente verrebbero bloccati dai filtri aziendali e parentali. Microsoft ha proposto una soluzione temporanea e troppo complicata per l’utente comune, ma adatta alle esigenze aziendali.

Sicuramente le intenzioni di Microsoft erano caste e pure, ma una pubblicità involontaria del genere è impagabile: tutti vorranno provare questa “funzione”. Bing!

Antibufala: no, Skype non ha una falla gravissima e Microsoft “non vuole rimediare”

Lo so, insisto spesso sul concetto che gli aggiornamenti del software sono importanti e vanno fatti perché risolvono falle di sicurezza che mettono a rischio gli utenti. Ma tanta, troppa gente insiste a non ascoltare queste raccomandazioni (che non sono solo mie, ovviamente) e continua a usare dispositivi dotati di software non solo non aggiornato ma spesso anche totalmente obsoleto. E ogni tanto arriva una lezioncina che spiega meglio di me perché aggiornarsi è bene.

Nei giorni scorsi sono uscite notizie da panico a proposito di falle gravissime in Skype, che oltretutto Microsoft avrebbe deciso di non correggere perché sarebbe stato troppo difficile farlo: La falla in Skype che Microsoft non correggerà (Zeus News), Falla Skype, codice sorgente tutto da riscrivere (Fastweb.it), Skype non è sicuro, falla nel sistema: Microsoft non vuole rimediare, troppo difficile (Investire oggi), Skype: grave bug mette in pericolo la piattaforma ma il fix richiede ”troppo” lavoro (HWupgrade.it), eccetera eccetera.

La falla (un DLL hijacking che permetteva di prendere il controllo del PC) era stata scoperta da un ricercatore, Stefan Kanthak, ma a detta di questi articoli risolverla avrebbe comportato la riscrittura quasi totale di Skype e quindi Microsoft avrebbe lasciato perdere. Non è così. Kanthak ha frainteso la risposta datagli da Microsoft, ossia che sarebbe stato necessario un riesame approfondito del software (vero), e ne ha dedotto erroneamente che questo riesame non fosse stato fatto.

In realtà, nota The Register, la vulnerabilità è presente in Skype per Windows solo fino alla versione 7.40. Nella versione 8, rilasciata a ottobre scorso, la falla non c’è più, come ha spiegato Microsoft.

In altre parole, basta aggiornarsi e il problema sparisce. Niente panico.

Microsoft dichiara guerra alle app di “ottimizzazione” allarmiste e coercitive

Microsoft dichiara guerra alle app di “ottimizzazione” allarmiste e coercitive

Un “ottimizzatore”. Credit: Ars Technica.

Uno dei problemi più frequenti che incontro nelle segnalazioni dei lettori e degli ascoltatori riguarda il fatto che il loro computer è diventato lento e che hanno installato un’app di ottimizzazione per tentare di risolvere il rallentamento. Di solito l’app è stata installata seguendo un invito comparso sullo schermo durante la navigazione in Rete.

Questi inviti sono quasi sempre delle trappole pubblicitarie e gli “ottimizzatori” o “pulitori di Registro” che reclamizzano sono inefficaci nel migliore dei casi e spesso sono dannosi e infettanti. Come regola generale, non bisognerebbe mai installare nulla seguendo un invito pubblicitario.

A partire da marzo Microsoft interverrà attivamente per rimuovere dai computer degli utenti queste false app di ottimizzazione. Lo farà tramite Windows Defender, l’anti-malware integrato in Windows. In generale, Defender agirà rimuovendo qualunque app che segnali errori in maniera esagerata senza fornire dettagli e richieda un pagamento, la partecipazione a un sondaggio, lo scaricamento di un file o simili. In sostanza, qualunque software che abbia un tono coercitivo verrà considerato software indesiderato secondo questi nuovi criteri.

Era ora.