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medicina

Hacker buono salva malati di apnea ostruttiva nel sonno

Hacker buono salva malati di apnea ostruttiva nel sonno

Chi soffre di apnea ostruttiva nel sonno dipende da speciali macchine, denominate CPAP (Continuous Positive Airway Pressure), che vanno regolate con precisione per non causare danni.

Secondo quanto riferisce Motherboard, una delle aziende che fabbrica queste macchine e le vende in tutto il mondo si chiama Resmed. L’azienda cifra i dati generati dalle proprie macchine e si aspetta che i pazienti portino questi dati a mano ai propri medici su schedine di memoria SD e che i medici leggano questi dati per calibrare le macchine usando un programma speciale, ResScan, che i pazienti non possono acquistare: un procedimento assurdamente lento e complicato, che anche i medici hanno pochissimo tempo di eseguire.

Ma Mark Watkins, uno sviluppatore australiano affetto da quest’apnea, ha scritto un software, Sleepyhead, che decodifica i dati cifrati e permette ai pazienti di fornirli ai propri medici oppure di interpretarli ed effettuare piccole regolazioni degli apparecchi senza doversi sottoporre a queste trafile.

Piccolo problema: distribuire Sleepyhead è probabilmente illegale in molti paesi, perché le macchine di CPAP della Resmed usano una cifratura anticopia (DRM, Digital Rights Management) per proteggere l’accesso al proprio funzionamento, come tanti altri dispositivi per uso medico, e disseminare strumenti che scavalchino queste protezioni è spesso una violazione delle leggi sulla pirateria informatica. Usare questi strumenti è legale, ma diffonderli non lo è. Un amico che ne fornisce una copia a un malato commette un reato.

Ovviamente questo fai-da-te è rischioso anche dal punto di vista medico oltre che da quello legale, ma per molti pazienti l’alternativa è aspettare mesi per una regolazione professionale che consenta loro di dormire adeguatamente, e quest’attesa può essere devastante per la salute, per i rapporti sociali e per il lavoro.

Non è l’unico caso di hacking da parte di utenti per riprendere il controllo dei propri dispositivi, perché usare il copyright e i meccanismi anticopia per controllare l’uso delle macchine o degli elettrodomestici acquistati dagli utenti è una prassi diffusissima. Ci sono agricoltori che lo fanno per poter riparare i propri trattori della John Deere. Esistono persino macchine per il caffé della Keurig che usano la legge e i sistemi antipirateria per vietare agli utenti di adoperare cialde di altri produttori. Se non siamo padroni dei nostri dispositivi, non siamo utenti: siamo schiavi digitali.

Vaccini e autismo: nessuna correlazione anche secondo la Procura di Trani

Vaccini e autismo: nessuna correlazione anche secondo la Procura di Trani

Questo articolo vi arriva gratuitamente e senza pubblicità grazie alle donazioni dei lettori. Se vi piace, potete incoraggiarmi a scrivere ancora (anche con un microabbonamento). Ultimo aggiornamento: 2016/06/02 16:50.

La magistratura è stata spesso criticata per le sue ingerenze in una questione schiettamente scientifica come il presunto (e smentitissimo) legame fra vaccini e autismo, rivelatosi poi una truffa. Molti genitori, comprensibilmente preoccupati, hanno considerato alcune sentenze come prove inoppugnabili di questo legame, dimenticando che i criteri giuridici di assegnazione di una pena o di un risarcimento sono molto diversi da quelli dei risultati scientifici. In particolare è stato dato peso alla sentenza del Tribunale di Rimini del 2012, poi ribaltata in appello.

Ora arriva la notizia che la Procura di Trani ha concluso che “non sussiste alcuna relazione tra vaccinazione e insorgenza della malattia” nell’ambito di un’indagine partita in seguito alla denuncia di una coppia di genitori, secondo i quali l’autismo che ha colpito i loro due figli sarebbe stato causato dalla vaccinazione trivalente contro morbillo, parotite e rosolia.

Non voglio assolutamente mettere in secondo piano la sofferenza della famiglia o mettere in dubbio la sua buona fede: capisco benissimo che di fronte a una situazione drammatica, circondati da un bombardamento mediatico disinformante, dei genitori possano volere una spiegazione e cercare un colpevole.

Ma questa ricerca di una giustificazione e di un colpevole sta causando danni seri. Il rifiuto delle vaccinazioni, istigato da dicerie che non hanno alcuna prova oggettiva, sta facendo riemergere malattie quasi dimenticate e sta causando sofferenze e morti. Sì, morti: se non ci si vaccina, di morbillo si può morire: ci sono stati 114.900 morti nel mondo nel 2014, secondo i dati dell’OMS. Prima delle vaccinazioni di massa erano due milioni e seicentomila l’anno.

Che cosa è successo alla Procura di Trani? Molto semplicemente, la Procura ha incaricato degli esperti (un neurologo, un medico legale, un pediatra, un cardiologo e il direttore del dipartimento di malattie infettive, parassitarie e immunomediate dell’Istituto Superiore di Sanità) e li ha ascoltati.  Quello che in teoria dovrebbe succedere sempre. Questi esperti hanno portato una montagna di prove: in positivo, ricordando che il legame vaccini-autismo è una truffa architettata da un ex medico britannico, Andrew Wakefield: e in negativo, presentando gli studi scientifici che hanno cercato in mille modi qualche traccia di correlazione e non l’hanno trovata.

L’autismo, insomma, ha altre cause: quali siano non si sa ancora, ma è ora di piantarla di sprecare tempo e soldi cercandole dove sappiamo benissimo che non ci sono. Ed è ora che chi dissemina la balla del legame vaccini-autismo si renda conto che sta aiutando un truffatore, Wakefield, che s’è intascato mezzo milione di euro fregandosene delle vite dei bambini che metteva a rischio ed è ancora in giro a far danni. Io non sono un medico, ma conosco le truffe. Ed è ora di dire chiaro e tondo che chi fa antivaccinismo spalleggia un truffatore.


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Per quanto riguarda le critiche degli esperti della Procura di Trani alle linee guida dell’OMS sulle vaccinazioni e la loro proposta di “eseguire alcuni esami ematochimici nei soggetti a rischio e, in particolare, nei bambini piccoli” per “avere qualche elemento in più per capire se sono nella condizione di sopportare lo stress immunitario delle vaccinazioni senza rischi gravi per la salute”, va sottolineato che le linee guida sono calibrate sulle condizioni sanitarie di tutti i paesi del mondo. Ci dimentichiamo spesso che gran parte dell’umanità non ha acqua potabile, ha disperato bisogno dei vaccini per evitare decine di migliaia di morti l’anno e non può permettersi il nostro lusso di chiedere esami su esami nella remota ipotesi che ci sia un eccessivo stress immunitario. Questi sono atteggiamenti da primo mondo.

In questo senso sono chiare le parole di Alberto Villani, vicepresidente della Società italiana di Pediatria: “Le linee guida dell’Oms sui vaccini sono elaborate per tutto il mondo, e vanno poi adattate ai singoli paesi… tengono conto della situazione di tutti, poi sta al singolo stato adattarsi”. Sullo “stress immunitario” la sua risposta è altrettanto chiara: “Un banale raffreddore determina in un organismo una risposta anticorpale equivalente ad eseguire più di mille vaccinazioni”. Quindi l’idea che la vaccinazione trivalente causi uno stress eccessivo è una bufala. E il presidente dell’Istituto Superiore di Sanità, Walter Ricciardi, ha rincarato la dose: “Non c’è alcun test del sangue da fare prima delle vaccinazioni per indicare il rischio di eventuali effetti collaterali… sarebbe inaccettabile, sia dal punto di vista etico che scientifico, sottoporre bambini piccolissimi a test invasivi, inutili e costosi”.

Infine va chiarito, giusto per scrupolo, che questi ipotetici “esami ematochimici” non avrebbero assolutamente lo scopo di rivelare eventuali sintomi di autismo.

Fonti aggiuntive: Wired, ANSA.

Uomo paralizzato riprende a camminare? Andiamoci cauti con l’entusiasmo

L’articolo è stato aggiornato estesamente dopo la pubblicazione iniziale.

La notizia di questi giorni secondo la quale un uomo paralizzato, Darek Fidyka, avrebbe ripreso a camminare dopo un trapianto di cellule dai bulbi olfattivi del cervello non ha le caratteristiche tipiche di una bufala, ma mi sembra presentata da varie testate generaliste in modo ingannevole. Provo a fare un po’ di chiarezza e vi chiedo di darmi una mano attraverso i commenti.

A favore della credibilità c’è il fatto che la sperimentazione, svolta da un gruppo di medici principalmente polacchi, è stata pubblicata da una rivista scientifica (Cell Transplantation) ed è il traguardo di un lungo e cauto percorso ben documentato. L’articolo è intitolato Functional regeneration of supraspinal connections in a patient with transected spinal cord following transplantation of bulbar olfactory ensheathing cells with peripheral nerve bridging ed è reperibile qui.

C’è anche la relativa limitatezza dei risultati raggiunti fin qui: non è vero che l’uomo ha ripreso a camminare in modo del tutto autonomo, come possono dare a intendere alcuni titoli di notizie: ha ampio bisogno di supporti e di un tutore. Non si tratta di un recupero miracoloso. Tuttavia le sue condizioni sembrano nettamente migliori rispetto a uno stato di paralisi totale e quindi i risultati, se confermati, sarebbero importantissimi per chiunque sia colpito da paralisi traumatica: secondo l’abstract della pubblicazione, il paziente ha beneficiato di un “parziale recupero dei movimenti volontari degli arti inferiori… e di un parziale recupero della sensazione superficiale e profonda”.

Un altro aspetto che distingue questa procedura da quelle dei ciarlatani è che i medici non hanno invocato segreti da custodire o altre scuse: hanno pubblicato tutti i dettagli della sperimentazione.

Aggiungo, infine, che la BBC sta seguendo e documentando il caso e di solito la BBC lavora con molto rigore. Non è Raidue con la redazione di Voyager, per intenderci. L’emittente britannica ha trasmesso un’inchiesta la sera del 21 ottobre nel programma Panorama.

Cauto ottimismo, quindi: bisogna attendere che l’operazione venga ripetuta su altri pazienti per verificare che la ripresa parziale della sensibilità e della parziale capacità di camminare non sia dovuta a guarigione spontanea e sia realmente un effetto ripetibile dell’operazione.

Maggiori dettagli sono su Ars Technica; le immagini del paziente e un’analisi approfondita sono sul sito della BBC qui.

Bad Pharma: il libro che documenta il grande inganno delle case farmaceutiche

Bad Pharma: il libro che documenta il grande inganno delle case farmaceutiche

Questo articolo vi arriva grazie alla gentile donazione di “robertotom*”.

Le case farmaceutiche truccano i risultati dei test dei propri farmaci, usando metodi paradossalmente legali per farli sembrare ben più efficaci e necessari di quel che sono in realtà. No, non avete sbagliato blog. Non siete finiti per errore su Luogocomune o qualche altra bettola di complottisti.

L’accusa non è un delirio campato per aria, ma è il documentatissimo risultato dell’indagine di uno dei più popolari debunker britannici, Ben Goldacre, che dopo aver messo in luce con Bad Science gli inganni usati dai ciarlatani e dai giornalisti cialtroni per sdoganare le pseudoscienze si è ora dedicato, con gli stessi strumenti inesorabili, a chiarire come funziona la ricerca farmaceutica moderna. Risultato: funziona male, inganna i medici e danneggia i pazienti.

Goldacre ha scritto un libro, Bad Pharma, che invito tutti a leggere (spero ne esca presto una buona traduzione in italiano), specialmente i complottisti, per capire come si fa a fare e presentare la vera ricerca e come si distingue una tesi di complotto farlocca da un’accusa seria. La differenza sta in una singola parola: fatti.

Goldacre esamina anche il caso Tamiflu, emblematico di un modo di procedere in cui i test vengono svolti dalle case farmaceutiche, che poi pubblicano soltanto quelli favorevoli e insabbiano gli altri. È lo stesso metodo dei cartomanti e dei sensitivi: mettere in evidenza i successi e seppellire i fallimenti, per sembrare straordinari. Non è il solo trucchetto che viene usato, ma il resto va letto nel libro.

A differenza di tante tesi di complotto che lanciano accuse generiche, qui ci sono nomi e cognomi e ci sono anche soluzioni, come per esempio rendere obbligatoria la pubblicazione di tutti i metodi e risultati di tutti i test. La campagna di Goldacre sta già ottenendo risultati: la pressione dell’opinione pubblica ha già convinto GSK (GlaxoSmithKline) a promettere la pubblicazione integrale dei test, e la petizione su Alltrials.net (traduzione italiana qui) sta già riscuotendo successo in termini di pubblico e di politica.

Se vi interessa saperne di più, il CICAP ha pubblicato una serie di articoli su Bad Pharma. Sì, il CICAP, quello accusato di essere al soldo delle case farmaceutiche, va contro le case farmaceutiche. Perché i fatti e il metodo d’indagine scientifico non guardano in faccia nessuno.

Intervista a Ben Goldacre

Le aziende farmaceutiche britanniche contro Goldacre

Bad Pharma: quando la medicina è malata

Sia ben chiaro: tutto questo non vuol dire che la medicina e i farmaci non funzionano e che è meglio tornare agli stregoni o alla pranoterapia o ai sassolini magici. I rimedi alternativi non funzionano per niente (salvo un congruo effetto placebo): le medicine, invece, di solito funzionano. Ma per farle funzionare meglio e non farsi imbrogliare bisogna controllare e sorvegliare chi le fa e chi le vende. Senza eccezioni.

Rigenerare gli arti, primi passi concreti

Rigenerare gli arti, primi passi concreti

Far ricrescere falangi e muscoli non è più fantascienza

Recentemente Discover Magazine ha pubblicato un articolo affascinante sulla rigenerazione dei tessuti umani che sembra attingere a piene mani alla fantascienza di Doctor Who pur essendo molto reale (anche se alcuni aspetti sono controversi). Ho chiesto a Elena Albertini, whoviana DOC, di raccontarlo per il Disinformatico. L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale. Per favore, leggete l’intero articolo e gli aggiornamenti prima di giudicare.

Si sa che del maiale non si butta via niente, ma da qui a pensare che ci potrebbe trasformare tutti in novelli Jack Harkness o Dottori di Doctor Who ce ne passa. Eppure il maiale è fondamentale per una nuova tecnica di rigenerazione dei tessuti che permetterebbe di ricostruire parti mancanti complesse, come un dito o addirittura un arto completo.

Non si tratta quindi di rigenerare solo un tipo di tessuto, per esempio il tessuto muscolare asportato per un incidente o per un tumore, ma anche ossa, cartilagine e quant’altro. Fantascienza?

Nel 2007 Discovery Channel trasmise un documentario nel quale narrava la storia di un veterano di guerra, Lee Spievack, che aveva perso una porzione della prima falange di un dito, recisagli da una pala di un modellino di aeroplano. Il fratello di Spievack, chirurgo a Boston, gli aveva inviato una polvere “magica”, dicendogli di spargerla sulla ferita, avvolgere la mano con della plastica e applicare la polvere un giorno sì e uno no fino a quando non avesse terminato la quantità che gli aveva mandato. Dopo quattro mesi la falange di Lee si era rigenerata: unghia, osso, muscolo… tutto quanto, come si vede qui accanto. Evito di mostrarvi immagini della falange prima della rigenerazione; le trovate in Rete.

Agli appassionati di fantascienza non può che venire in mente il caro dottor McCoy che con due semplici pastiglie fa ricrescere un rene a una paziente in attesa della dialisi nel film Star Trek IV, oppure la mano amputata al Dottore e rigenerata in pochi minuti nel episodio The Christmas Invasion di Doctor Who, appunto. Eppure non si tratta di fantascienza, ma scienza vera e propria.

Questa “polvere magica” è composta da una parte della vescica di maiale conosciuta come matrice extracellulare o MEC, una sostanza fibrosa che occupa gli spazi tra le cellule. Un tempo si pensava fosse semplicemente materiale che teneva insieme le cellule; ora invece si sa che contiene proteine molto interessanti (laminina, collagene e fibronectina) che possono risvegliare le capacità latenti del corpo di rigenerare i tessuti.

Un altro caso è quello del caporale americano Isais Hernandez. In un’esplosione aveva perduto il 70% del muscolo della coscia destra ed era stato sottoposto a un intervento nel quale una parte di un muscolo della schiena gli era stato trapiantato nella coscia. Il risultato non era affatto soddisfacente, ma era l’unica alternativa all’amputazione.

Sfortunatamente, se buona parte del muscolo di un arto viene rimosso è molto facile perdere completamente la funzionalità dell’arto e le probabilità di rigenerazione del muscolo sono molto remote. Il corpo, infatti, entra in modalità di sopravvivenza e cerca di chiudere la ferita il più in fretta possibile per evitare infezioni, utilizzando tessuto cicatriziale, che però indebolisce l’arto, lasciandolo storpio.

Dopo tre anni di fisioterapia faticosa e dolorosissima, la gamba di Hernandez non presentava miglioramenti di sorta. Si rivolse quindi al dottor Wolf, che inserì nella gamba uno strato sottile della stessa sostanza usata per la “polvere magica”. I risultati furono sorprendenti: il muscolo ricominciò a crescere e dopo sei mesi la forza nella gamba era aumentata dell’80%. Oggi Hernandez ha ritrovato la completa funzionalità della gamba destra.

Adesso la sfida è riprodurre il successo di Hernandez in altri pazienti. Una squadra di scienziati all’Università di Pittsburgh, nel McGowan Institute for Regenerative Medicine, ha iniziato una sperimentazione su ottanta pazienti sottoposti al trattamento con MEC in cinque diversi istituti. Gli scienziati cercheranno di usare il materiale per rigenerare i muscoli di pazienti che hanno perso almeno il 40% della massa muscolare, cosa che solitamente spinge i medici a effettuare amputazioni.

Per molti medici, l’idea di usare parti di maiale per rigenerare tessuti umani è considerato alquanto bizzarra, per usare un eufemismo. Per questo Stephen Badylak, il dottore che scoprì questa tecnica negli anni ’80, fu riluttante a parlarne apertamente per anni. Neanche lui, ammette, credeva ai propri risultati: ora è a capo della sperimentazione al McGowan Insitute.

Già il fatto che tessuti provenienti da un’altra specie non provochino una forte risposta immunitaria nel corpo umano sembra impossibile, ma non basta: questo materiale può trasformarsi in pochi mesi in qualsiasi tipo di tessuto che sia stato danneggiato. Muscolo, pelle o vaso sanguigno.

Quando Badylak pubblicò per la prima volta le proprie scoperte nel 1989, il campo della medicina rigenerativa era inesistente. Oggi gli sforzi più conosciuti in questo settore si concentrano sulla crescita di tessuti al di fuori del corpo umano dentro speciali “bioreattori”. Le tecniche di Badylak, invece, stimolano l’esercito di cellule staminali presenti nel corpo per guarire senza l’uso di strutture esterne.

La scoperta che ha portato a questo approccio inconsueto è nata quasi per caso. Tutto è iniziato con un’idea balzana e un bastardino di nome Rocky. Badylak era rimasto affascinato dalla tecnica sperimentale della cardiomioplastica, che prevede di avvolgere un muscolo, solitamente preso dal dorso del paziente, intorno al cuore e di farlo contrarre attraverso un pacemaker per aiutare il cuore a pompare sangue. Uno dei problemi di questa tecnica è che per sostituire l’aorta viene usato un tubo sintetico che spesso causa infiammazioni ed emboli.

Badylak era convinto che se avesse trovato un sostituto per il vaso sanguigno all’interno del corpo del paziente avrebbe impedito l’insorgere di infiammazioni. Così un pomeriggio, dopo aver sedato un cagnolino di nome Rocky, Badylak procedette ad asportargli l’aorta e a sostituirla con un pezzo del suo intestino tenue. Non pensava che l’animale avrebbe superato la notte, ma perlomeno, se non fosse morto dissanguato, avrebbe dimostrato che l’intestino era abbastanza resistente da farvi scorrere il sangue, cosa che avrebbe permesso ulteriori studi.

Per chi, come me, sta sentendo un brivido gelido dietro la schiena, dico subito che il cagnolino è sopravvissuto e il giorno dopo era in piedi, scodinzolante, in attesa della colazione. Non solo, ma ha vissuto per altri otto anni.

Badylak ripeté la procedura su altri quattordici cani con successo. Sei mesi più tardi operò uno di questi cani per capire come mai erano sopravvissuti. Ed è qui che le cose incominciarono a diventare ancora più strane: Badylak non riuscì a trovare l’intestino trapiantato.

Dopo aver controllato e ricontrollato che fosse l’animale giusto, prelevò un pezzo di tessuto della zona del trapianto e la osservò al microscopio. Rimase allibito. “Stavo guardando qualcosa che non sarebbe dovuto succedere” dice Badylak. “Andava contro tutto quello che mi era stato insegnato.” Poteva vedere i segni delle suture, ma il tessuto intestinale era sparito e al suo posto era ricresciuta l’aorta.

Nessuno confonderebbe mai un intestino con un’aorta; sono tessuti completamente diversi. Dopo aver controllato anche gli altri cani e aver riscontrato gli stessi risultati, incominciò a sospettare che l’intestino fosse in grado di sopprimere le infiammazioni e allo stesso tempo promuovere la rigenerazione dei tessuti.

Si ricordò di una scoperta bizzarra a proposito del fegato: se si ingerisce del veleno che distrugge tutte le cellule del fegato, l’organo si può rigenerare se lo scaffold di supporto, la sua “impalcatura”, rimane intatto. Forse lo scaffold era la chiave.

Il passo successivo fu quindi di togliere gli strati dell’intestino fino ad arrivare a un sottile strato di tessuto connettivo chiamato appunto matrice extracellulare: la magica MEC. Con questo “nuovo” materiale Badylak eseguì altri trapianti con successo. Provò allora a utilizzare la MEC proveniente dall’intestino di un gatto e trapiantarlo in un cane, certo che quest’ultimo lo avrebbe rigettato, non certo solo per la nota antipatia tra le due razze. E invece, ancora una volta, con sua grande sorpresa, non ci fu alcun rigetto.

Rendendosi conto che avrebbe dovuto utilizzare un bel po’ di intestino tenue per i suoi esperimenti, decise di rivolgersi a uno dei tanti macelli di maiali presenti in Indiana. Oltre all’intestino tenue incominciò a usare anche la vescica, che offriva le stesse caratteristiche. I suoi esperimenti continuarono, passando dalle arterie principali alle vene e alle arterie secondarie fino alla rigenerazione del tendine d’Achille. Grazie a quest’ultima scoperta, la società DePuy di Warsaw, in Indiana, sovvenzionò ulteriori ricerche nel campo ortopedico; con il suo aiuto, nel 1999 la FDA (Agenzia per gli alimenti e i medicinali degli Stati Uniti) ne approvò l’utilizzo sugli esseri umani.

I chirurghi incominciarono quindi a utilizzare la MEC per riparare la cuffia dei rotatori della spalla, le ernie addominali e i danni da reflusso esofageo e per la ricrescita delle meningi del cervello. Ma fu solo grazie al chirurgo John Itamura che Badylak scoprì finalmente il vero punto di forza della MEC.

Itamura aveva impiantato uno scaffold di MEC nella spalla di un paziente, che otto settimane più tardi era tornato per un’altra operazione che non aveva alcun collegamento con quella precedente. Questo permise al dottore di ottenere un raro campione umano prelevato dalla zona d’intervento alla spalla. La biopsia mostrò che lo scaffold era sparito, come ci si aspettava, ma c’era una sorpresa: al microscopio si poteva vedere che la zona dell’operazione pullulava di attività. Non si trattava di una reazione infiammatoria anche se vi assomigliava molto. In realtà, con la scomparsa dello scaffold erano state rilasciate delle molecole chiamate peptidi criptici, che potrebbero spiegare il fenomeno particolare della MEC.

Queste molecole hanno un ruolo di reclutamento delle cellule, e ben presto Badylak capì che a essere reclutate erano le cellule staminali, quelle che possono trasformarsi in qualsiasi tipo di tessuto.

Siamo quindi a una svolta che ha dell’incredibile: poter rigenerare i tessuti danneggiati o distrutti. Ma la ricerca non si ferma qui. Lo staff di Badylak adesso sta lavorando alla possibilità di far ricrescere gli arti di un mammifero, come se fosse una salamandra, in una sorta di manica con una riserva di liquido che avviluppa un dito amputato di un topo e permette ai ricercatori di controllare l’ambiente di guarigione. Aggiungendo fattori di crescita come acqua e fluido amniotico e variando la corrente elettrica si ricreano le condizioni che esistono in un embrione umano: un ambiente perfetto per aiutare la trasformazione delle cellule staminali nei vari tessuti che compongono un corpo.

L’idea di ricreare un ambiente embrionale alla fine di un arto di un mammifero per farlo ricrescere è considerata troppo fantascientifica da molti critici. Il progetto è ancora senza fondi, ma Badylak non si dà certo per vinto.

Ancora una volta la scienza raggiunge la fantascienza, e se in un prossimo futuro oltre a far ricrescere i muscoli in braccia e gambe per evitare l’amputazione sarà anche possibile rigenerare l’arto completo allora potremmo avvicinarci sempre di più al sogno dell’eterna giovinezza e forse anche dell’immortalità. Ma proprio Torchwood, in Miracle Day, insegna che l’immortalità generalizzata sarebbe una catastrofe sociale più che una benedizione.

Aggiornamenti

Ben Goldacre, medico e noto debunker, è molto scettico sulla storia della falange ricresciuta. La sua indagine su questo aspetto, pubblicata dal Guardian nel 2008, si concentra principalmente sulle esagerazioni pubblicate dai media, secondo i quali sarebbe ricresciuto l’intero dito di Lee Spievack. In realtà la parte mozzata misurerebbe circa un centimetro e il letto dell’unghia sarebbe rimasto intatto, e a volte lesioni di questo genere si riparano bene anche da sole. Goldacre ne parla anche qui su Badscience.net; i commenti contengono moltissime considerazioni e link interessanti.

Ho trovato varie pubblicazioni scientifiche di Badylak sull’argomento: The extracellular matrix as a scaffold for tissue reconstruction (2002), Vascular Endothelial Growth Factor in Porcine-Derived Extracellular Matrix (2001); molti altri si trovano tramite Google Scholar cercando il nome dell’autore insieme alle parole “porcine” ed “extracellular matrix”. Il suo esperimento sui cani sembra essere quello descritto in Small intestinal submucosa as a large diameter vascular graft in the dog (1988). L’articolo di Discover Magazine cita anche una pubblicazione di Badylak del 2011 nella quale si descrive la rigenerazione di parti dell’esofago.

A prescindere dal singolo caso, il concetto di rigenerazione come terapia non è fantascienza: un rapporto stilato dall’NIH statunitense nel 2006 fa il punto sull’argomento; Scientific American ha dedicato un intero numero allo stato dell’arte. Ma come sempre, asserzioni straordinarie richiedono prove straordinarie. –– Paolo