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Chi ha paura di Momo? Come il giornalismo crea le psicosi

Chi ha paura di Momo? Come il giornalismo crea le psicosi

Ultimo aggiornamento: 2018/08/05 9:10.

Niente paura: quella nella foto è solo una scultura moderna. Non ha poteri magici: è una bufala. Se la ricevete sullo smartphone, cestinatela pure.

C’è una catena di Sant’Antonio che circola principalmente su WhatsApp e che sta scatenando paura in molti utenti, soprattutto giovanissimi: si basa sulla foto che vedete qui accanto e dice di chiamarsi Momo.

Secondo quello che afferma la catena, chi la riceve deve rispondere mandando immagini horror, altrimenti continuerà a essere bersagliato da quest’immagine impressionante.

Ma niente panico! Non ci sono virus o molestatori dietro questa storia. Momo è semplicemente il nomignolo dato a una scultura creata da una società giapponese di effetti speciali, la Link Factory.

L’origine della catena, spiega Know Your Meme, è un utente Instagram, nanaakooo, che il 25 agosto 2016 aveva postato una versione più ampia della foto: è esplosa quando il 10 luglio scorso è stata pubblicata su Reddit (/r/creepy) una versione tagliata della foto della scultura, che ha ricevuto moltissimi voti positivi e commenti, e da lì è partita inarrestabile grazie agli utenti che credono a qualunque cosa vedano.

Questa è la scultura completa:

Altre info sulle origini della scultura sono su Delucats (in cinese).

2018/08/05 9:10 – Momo rischia di diventare il nuovo Blue Whale grazie ai giornalisti affamati di clic

Il giornalismo irresponsabile che vive pensando soltanto a quanti clic farà un articolo e se ne strafrega di concetti come “verità”, “verifica” o “fatti” sta gonfiando il meme di Momo per cercare di farlo diventare il successore della psicosi per il Blue Whale Challenge. Non aiutatelo: non diffondete Momo e le stupidaggini che lo circondano. Cestinatelo e basta.

Dagospia offre un perfetto esempio di questo giornalismo spazzatura: “LA PAURA CORRE SU WHATSAPP – UNA NUOVA PREOCCUPANTE SFIDA IN STILE “BLUE WHALE” DILAGA TRA I GIOVANI”, dice nel tweet, scritto tutto in maiuscolo così è più drammatico. Ma nell’articolo (link intenzionalmente alterato) salta fuori che il “dilagare” è in realtà un singolo caso non confermato: “si ipotizza che possa essere collegata al suicidio di una ragazzina in Argentina che si sarebbe tolta la vita”.

Anche l’emittente TV statunitense CBS47 ne parla, citando un articolo basato sul vuoto pneumatico.

Ne parla anche Il Giornale (link intenzionalmente alterato, grazie a @martacagnola per la segnalazione), basandosi esclusivamente sull’“articolo” di Dagospia.

Stessa fame disperata di psicosi su Il Messaggero (link intenzionalmente alterato), basata sempre sulla stessa singola storia non confermata.

Tranquilli: Momo è e resta una bufala. Ditelo agli amici e ai figli e liquidate questi tentativi giornalistici di creare psicosi. Rideteci sopra insieme per neutralizzare Momo e i suoi sciacalli.

L’appuntamento online più imbarazzante della storia?

L’appuntamento online più imbarazzante della storia?

No, vi garantisco: questa non è una leggenda metropolitana. È un caso reale e verificato (c’è la conferma dei vigili del fuoco di Bristol), anche se somiglia moltissimo a un paio di classiche leggende di Internet.

Liam Smyth è uno studente di Bristol: incontra una ragazza su Tinder, escono insieme, si trovano bene e passano il resto della serata da lui a guardare la TV e condividere una bottiglia di vino. A un certo punto lei chiede di andare alla toilette e ne esce imbarazzatissima. Quello che ha lasciato nel water non se ne voleva andare, spiega lei, per cui ha avvolto il prodotto dei suoi sforzi intestinali nella carta igienica, lo ha estratto dal water e l’ha buttato fuori dalla finestra del bagno. Ma si è accorta troppo tardi che la finestra si affaccia su un’intercapedine strettissima, per cui il malloppo resta in bella vista alla base della finestra.

Lui dice di non preoccuparsi e che smonterà la finestra. Lei, fiduciosa del suo talento di ginnasta, si offre invece di arrampicarsi, scivolare a testa in giù oltre la finestra (che si apre in alto a vasistas) e recuperare l’oggetto imbarazzante. Ce la fa, ma poi rimane incastrata e non riesce più a rientrare.

Liam, preoccupato per la situazione, chiama i vigili del fuoco, che una volta passata la comprensibile voglia di ridere salvano la ragazza demolendo la finestra. Tutto è bene quel che finisce bene, ma a questo punto c’è una finestra da ripagare, e così lo squattrinato Liam organizza una colletta su Gofundme, raccontando la storia e illustrandola con foto esilaranti della ragazza a testa in giù e dei soccorsi.

La vicenda è talmente ridicola che diventa un fenomeno mondiale, venendo ripresa anche dalla compassata BBC, e la colletta va benissimo: oltre 2600 sterline rispetto alle 300 necessarie per sostituire la finestra, per cui l’eccedenza andrà a un ente che aiuta a installare sanitari nei paesi dove questi servizi di base scarseggiano e ai vigili del fuoco. Ma soprattutto va bene anche il seguito: Liam e la ragazza, avendo ormai superato spettacolarmente ogni pudore, decidono di continuare a frequentarsi.

Se volete vedere le foto e leggere il racconto, fate in fretta: Liam lo toglierà questo sabato.