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Se Apple decide cosa si può pubblicare: perché l'iPad è una polpetta avvelenata per gli editori

Se Apple decide cosa si può pubblicare: perché l’iPad è una polpetta avvelenata per gli editori

Questo articolo vi arriva grazie alle gentili donazioni di “roami” e “dea selene”. L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale. Ultimo aggiornamento ore 21:15.

Tantissimi editori si stanno buttando a capofitto sull’iPad, investendo nella produzione di applicazioni apposite e di versioni su misura dei propri giornali e delle proprie riviste. Vedono l’iPad come un’ancora di salvezza per contrastare il declino delle loro vendite cartacee. La voglia di trovare un messia che li salvi è talmente forte che sono, a quanto pare, ciechi alle conseguenze delle loro scelte come una sedicenne che s’infila nel letto di una meteora del pop.

Il problema di dedicare i propri sforzi online esclusivamente alle piattaforme Apple è che in questo modo l’editore perde il controllo. Mette la propria rotativa in outsourcing, per così dire, a un’azienda che ha per contratto il diritto di decidere cosa viene o non viene stampato e pubblicato. E che decide con criteri talmente arbitrari e puritani da spingersi ben oltre l’indignazione per arrivare al ridicolo.

Esempio numero uno: TheBigMoney.com segnala che un adattamento a fumetti dell’Ulisse di Joyce, intitolato Ulysses Seen, è stato inizialmente respinto dall’App Store perché conteneva immagini di nudo inaccettabili. Ecco una delle immagini in questione:

E questa è un’altra:

Sì, queste sono le immagini respinte dall’App Store di Apple. Da notare che l’Ulisse originale di Joyce, con le sue descrizioni di attività sessuali esplicite, è invece in vendita su iBooks di Apple. Dopo che i creatori di Ulysses Seen hanno modificato i disegni, la società della mela morsicata ha accettato il fumetto nell’App Store (non ho ancora visto le versioni modificate; se qualcuno le trova, me lo faccia sapere); poi ha detto di aver commesso “un errore” e ha chiesto agli autori di sottoporre di nuovo i disegni originali. Però intanto censura con tanto di quadrettoni il fumetto di un bacio fra due uomini svestiti, ma non quello di una scena di sesso fra un uomo e una donna altrettanto svestiti. Un bel messaggio di tolleranza, non c’è che dire (aggiornamento: Apple ha fatto dietrofront anche in questo caso, secondo il Washington Post).

Come scrive lucidamente Kevin Kelleher sempre su The Big Money, è vero che il fumetto originale è disponibile altrove sul Web e quindi l’edizione per l’App Store è paragonabile a una versione di un film tagliata per mandarla in onda in prima serata, ma l’atteggiamento di Apple “obbliga gli artisti a scendere a compromessi sull’integrità della loro visione e punisce coloro che rifiutano il compromesso. Questo è particolarmente pericoloso quando il nudo non è osceno – come nel caso di Ulysses Seen – ma rinforza l’opera complessiva. Secondariamente, e in modo più pernicioso, può indurre gli artisti a tentare di interpretare anticipatamente la propria integrità censurando i contenuti ancor prima che Apple gliel’abbia chiesto… Joyce non scese a compromessi, neanche creando una seconda versione ripulita dell’Ulisse.”

Editori di giornali, provate a sostituire artisti con giornalisti. E come potrete parlare obiettivamente dei prodotti Apple, sapendo che l’edizione online del vostro giornale o della vostra rivista dipende, per i propri introiti, dal placet di Apple? Gli editori tedeschi hanno dimostrato di aver capito il problema.

Se i criteri dell’App Store vi sembrano dettati da un puritanesimo al limite dell’assurdo, considerate il secondo esempio: The Sun. Sì, il giornale britannico noto più per le grazie dei suoi topless a pagina 3 che per la forbita sagacia dei suoi reporter. The Sun ha un’App nell’App Store che consente di leggere il giornale (a pagamento). Leggerlo, s’intende, compresa la suddetta pagina 3, che come documenta The Register offre in fotografia, ad alta risoluzione, il seno che disegnato a fumetti è invece inaccettabile per Apple. Riproduco qui le grazie di Chloe a bassa risoluzione per permettere la lettura di questo articolo senza causare disagi sul posto di lavoro: la versione più nitida, per gli interessati, è appunto su The Register.

Paidcontent spiega che Apple ha accettato il popputo ebdomadario britannico perché per scaricarlo sull’iPad è necessario confermare di avere più di diciassette anni. A quanto pare, la visione di un seno prima di quest’età può causare traumi indicibili. E come si fornisce la conferma, presentando un documento d’identità? No: molto più pilatescamente, cliccando su un pulsante e dichiarando di avere più dell’età mammocompatibile. Perché naturalmente nessun minorenne ormonalmente stimolato sarà così disonesto da mentire.

Sia chiaro: il problema non è dell’iPad, ma del modello commerciale scelto da Apple per l’iPad (e per l’iPhone), che esige il controllo totale e l’ultima parola sui contenuti. Si porrebbe per qualunque altra società che imponesse quello stesso modello monopolista su qualunque dispositivo.

Volete davvero che tutte le rotative siano gestite da un’unica società, con potere assoluto su cosa possono o non possono vedere e leggere i vostri lettori? Pensateci, editori, prima di mettervi a danzare con un elefante talebano.

Controlli parentali, terza parte: iPhone, iPad, iPod

Controlli parentali, terza parte: iPhone, iPad, iPod


Se avete affidato ai figli un dispositivo iOS (iPhone, iPad o iPod) ma volete mettere dei limiti al suo uso, il software preinstallato offre parecchie opzioni. Per prima cosa occorre andare in Impostazioni – Generali – Restrizioni – Abilita restrizioni e impostare un PIN di quattro cifre che protegga le vostre scelte di restrizione.

Fatto questo, potete selezionare quali applicazioni limitare: per esempio, potete bloccare l’accesso a Safari, alla fotocamera, a Siri, al negozio di iTunes. Avete anche la possibilità di vietare l’installazione e disinstallazione di app e gli acquisti in-app. Potete impostare i tipi di contenuti, per esempio limitando la visione dei film, dei programmi TV e altro ancora in base all’età consigliata (la restrizione si applica soltanto ai contenuti legalmente acquistati che supportano questa funzione).

Nella sezione Siti Web potete bloccare l’accesso a tutti i siti, limitare i contenuti per adulti (non è un sistema perfetto, ma ci prova) oppure bloccare l’accesso a siti specifici. In Foto potete regolare l’accesso delle app alle foto memorizzate sul dispositivo e in Localizzazione potete decidere se consentire al minore di attivarla o disattivarla e quali app possono accedere a quest’informazione.

Infine, Partite multigiocatore consente di vietare (appunto) i giochi con più giocatori (per evitare incontri con bulli e molestatori) e Utilizzo dati cellulare permette di vietare l’uso della trasmissione dati per accedere a Internet.

C’è molto altro, descritto in questa pagina di aiuto di Apple in italiano, e il tutto è appunto protetto dal PIN, per cui assicuratevi di tenerlo ben segreto, cambiatelo periodicamente e segnatevelo: se lo dimenticate dovrete azzerare (inizializzare) il dispositivo, col rischio di perdere tutti i dati non salvati altrove.

Se però volete porre limiti di tempo o di orario, vi serve un’applicazione supplementare, come per esempio Curbi. L’app è in prova gratuita per due settimane ma l’uso mensile si paga (6,99 euro / 7 franchi) e bisogna destreggiarsi con l’inglese (non c’è una traduzione in italiano). Se superate questi ostacoli, però, avete la possibilità di impostare appunto orari e tempi di utilizzo, ricevere via mail un rapporto settimanale dettagliato di utilizzo del dispositivo e gestire il dispositivo direttamente dal vostro iPhone, iPad o computer, filtrare la navigazione, sapere quali app sono installate, consentire o meno l’accesso a Internet e altro ancora.

Curbi ha delle particolarità che è meglio conoscere: per esempio, per motivi tecnici sovrastima di una decina di minuti i tempi di utilizzo delle app e segnala app che non conoscete e non avete installato (si tratta del software che visualizza le pubblicità nelle app normali). Inoltre non blocca l’uso di app o giochi che non richiedono l’accesso a Internet, e può essere rimossa (però la si può combinare con le Restrizioni preinstallate per risolvere questi problemi).

Naturalmente tutto questo non vale se l’adorabile creatura ha craccato o fatto il jailbreak del dispositivo: ma in questo caso la soluzione non è tecnologica e ci vuole una sana chiacchierata a tu per tu. I rischi del crack o jailbreak saranno l’argomento della prossima puntata.

Tastiera hardware su un iPad, come impostare il layout svizzero

Questo articolo vi arriva gratuitamente e senza pubblicità grazie alle donazioni dei lettori. Se vi piace, potete incoraggiarmi a scrivere ancora (anche con un microabbonamento).

Pubblico un appunto veloce, visto che mi sono imbattuto in questo problema e non ho trovato fonti che dessero istruzioni precise e aggiornate e magari la stessa situazione capita a qualcun altro: se dovete configurare un iPad con una tastiera hardware (nel mio caso, un Air con tastiera Logitech Type+) e vi serve che l’iPad abbia l’interfaccia in italiano ma il layout di tastiera svizzero, si procede così:

Impostazioni – Generali – Tastiera – Tastiere (non hardware) – Aggiungi nuova tastiera – Francese (Svizzera). Toccare Modifica per eliminare le altre tastiere eventualmente già impostate.


Impostazioni – Generali – Tastiera – Tastiera hardware – Francese (Svizzera).


Non occorre riavviare. L’impostazione non è affatto intuitiva, con buona pace della presunta semplicità dei prodotti Apple, perché viene logico pensare che il layout di una tastiera hardware sia da impostare andando apppunto nella sezione Tastiera hardware. Solo che se ci si va senza aver prima scelto la tastiera software corrispondente a quella hardware desiderata, il layout desiderato (quello svizzero francese) non viene nemmeno elencato. Geniale.

Non impostate la data del vostro iPhone all’1/1/1970

Non impostate la data del vostro iPhone all’1/1/1970

L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale. Ultimo aggiornamento: 2016/02/19 8:15.

Durante la puntata precedente del Disinformatico radiofonico su ReteTre è arrivata in diretta la segnalazione di un ascoltatore, Benat, che diceva che stava circolando un messaggio che invitava i proprietari di iPhone a impostare la data dell’1/1/1970 e riavviarlo per ricevere un “uovo di Pasqua” ma era in realtà un inganno piuttosto pesante: chi seguiva quest’invito si trovava con lo smartphone completamente bloccato e impossibile da riavviare o ripristinare. L’unico rimedio era riportarlo a un negozio per l’assistenza tecnica. Durante la diretta non c’è stato tempo di verificare la segnalazione, per cui ho promesso di parlarne nella puntata successiva e di scriverne qui.

L’inganno è reale, quindi non impostate il vostro iPhone al primo gennaio 1970: se è un modello 5s o superiore, dopo un riavvio si bloccherà completamente. La stessa avvertenza vale per gli iPad Air e iPad Mini 2 e per gli iPod touch di sesta generazione. Apple raccomanda di non impostare date di maggio 1970 o precedenti e dice che un aggiornamento software imminente permetterà di prevenire il problema.

L’unico modo noto finora per sbloccare un dispositivo bloccato in questa maniera è lasciare che la sua batteria si scarichi completamente, oppure aprirlo (cosa non facile) e scollegare la batteria.

Lo scherzo è nato presso 4chan, famoso (o famigerato) luogo online di raduno di internauti che hanno una propensione per le provocazioni, le trasgressioni e gli scherzi di dubbio gusto.

Ma perché gli iCosi hanno questo strano comportamento? E come mai ce l’hanno soltanto certi modelli? La spiegazione esatta è per ora ignota, ma è presumibilmente legata a due fatti indiscussi: il primo è che tutti i dispositivi colpiti hanno processori a 64 bit e il secondo è che l’1/1/1970 non è una data a caso ma è il giorno d’inizio della cosiddetta epoca Unix, ossia è la data dalla quale i sistemi operativi basati su Unix (come appunto iOS) iniziano per convenzione a contare il tempo, rappresentandolo come il numero di secondi trascorso da allora (per la precisione dalle 0:00:00 dell’1/1/1970).

In attesa di eventuali chiarimenti da Apple, la teoria prevalente sul problema di data degli iCosi è quindi che le loro versioni a 64 bit sbagliano a gestire i calcoli del tempo quando la data è vicina allo zero dell’epoca Unix. Tom Scott ipotizza che ci sia di mezzo un integer underflow: una sorta di millennium bug legato alla gestione delle date in Unix. Comunque stiano le cose, lasciate stare la data del vostro dispositivo: il tempo è una cosa seria.

Fonti aggiuntive: Gizmodo, Catb.org, Apple, Ars Technica.

Arriva iOS 9, meglio aggiornarsi presto, ma non troppo

Arriva iOS 9, meglio aggiornarsi presto, ma non troppo

L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale. Ultimo aggiornamento: 2015/09/24 3:05.

Apple ha rilasciato la versione 9 di iOS: è gratuita e risolve parecchie magagne di sicurezza della versione precedente.

Le differenze più vistose sono il cambio di font (un San Francisco, come sull’Apple Watch, invece del solito Helvetica) e l’introduzione del minuscolo sulla tastiera: ora le lettere disegnate sui tasti virtuali diventano minuscole quando si scrive in minuscolo e maiuscole quando si scrive in maiuscolo, mentre prima erano sempre maiuscole, creando una certa confusione (la novità è disabilitabile andando in Impostazioni – Generali – Accessibilità – Tastiera – Mostra tasti in minuscolo).

Un po’ più dietro le quinte, migliorano Siri, il multitasking, le Note e arriva una modalità a basso consumo di batteria che consente ancora un paio d’ore di attività (sia pure ridotta) quando l’indicatore della batteria segna rosso.

Sul versante sicurezza, arrivano i PIN a sei cifre (facoltativi), che portano da 10.000 a un milione le combinazioni possibili, e una migliore autenticazione a due fattori, ma soprattutto viene corretto un numero notevole di falle di sicurezza piuttosto pesanti. Interessante ma controversa l’opzione di blocco delle pubblicità (adblocker) in Safari, che ostacola gli attacchi veicolati a volte dagli spot delle principali reti pubblicitarie ma lascia indisturbate le pubblicità sulle quali Apple guadagna. E naturalmente c’è chi ha già craccato iOS 9 per fare jailbreak.

Se avete un dispositivo iOS compatibile, aggiornatelo presto; non per le nuove funzioni, ma per le correzioni di sicurezza. Lasciate passare un paio di giorni per vedere se per caso ci sono problemi diffusi di aggiornamento. E già che ci siete, cogliete l’occasione per controllare che le vostre impostazioni principali non siano state modificate dall’aggiornamento, con attenzione particolare per la geolocalizzazione e il salvataggio automatico dei dati e delle foto in iCloud.

2015/09/24

È uscita oggi la versione 9.0.1 di iOS, che risolve alcun problemi della versione precedente. Nulla di grave, ma vale la pena installarla subito.

Basta un Wi-Fi ostile per mandare in tilt un iPhone o iPad

Basta un Wi-Fi ostile per mandare in tilt un iPhone o iPad

Parrebbe impossibile che un semplice segnale Wi-Fi possa mandare in crash uno smartphone, ma è così: i ricercatori della società di sicurezza Skycure hanno presentato pochi giorni fa la dimostrazione di come si può rendere inservibile qualunque dispositivo iOS recente (tipicamente iPhone e iPad) che usi iOS 8, semplicemente facendolo finire nel raggio d’azione di un’antenna Wi-Fi. Il telefonino o tablet entra in un ciclo di avvio e spegnimento continuo dal quale non c’è modo di uscire (a parte allontanarsi dall’antenna del Wi-Fi).

La trappola consiste in un certificato SSL alterato, inviato via Wi-Fi ai dispositivi iOS, che induce le app e iOS stesso ad andare in crisi. La difesa, a prima vista, sembra ovvia: basta non collegarsi ai Wi-Fi sconosciuti. Ma c’è un problema: i dispositivi iOS sono programmati in modo da connettersi automaticamente alle reti Wi-Fi che hanno certi nomi (per esempio attwifi per chi compra un abbonamento della società telefonica statunitense ATT).

Basta usare uno di questi nomi per la rete Wi-Fi ostile e i dispositivi vi si connetteranno automaticamente, andando in crash e riavviandosi talmente in fretta che non ci sarà modo di accedervi e spegnere il Wi-Fi. Immaginate cosa potrebbe fare un attacco del genere per esempio a Wall Street o in un centro commerciale o un ristorante: zittirebbe tutti gli iPhone, ma probabilmente farebbe imprecare rumorosamente i loro proprietari.

L’attacco è selettivo per i dispositivi iOS; gli Android e Windows Phone ne sono immuni. Skycure sta già collaborando con Apple per risolvere il difetto, ma nel frattempo è prudente tenere spento il Wi-Fi del proprio telefonino quando non si è vicini alla propria rete Wi-Fi fidata.

Microsoft Office è ora disponibile su iPhone, iPad e dispositivi Android. Gratis

Microsoft Office è ora disponibile su iPhone, iPad e dispositivi Android. Gratis

Microsoft ha annunciato ieri che la versione base di Office è disponibile in 29 lingue anche sull’iPhone (Word, Excel, PowerPoint), a complemento della versione per iPad già in circolazione (che viene aggiornata) ed è ora gratuita.

Inoltre ci si può prenotare per l’anteprima della versione Android per tablet, che verrà offerta al pubblico all’inizio del 2015. Gli utenti Android devono usare un tablet di dimensioni comprese fra 7 e 10,1 pollici e devono usare la versione 4.4 (Kitkat) di Android.

La versione gratuita fa da traino per la versione a pagamento per dispositivi iOS, che è offerta in abbonamento e contiene un numero maggiore di funzioni, compreso un terabyte di spazio online per i documenti su OneDrive, e per la versione per computer tradizionali, che continua ad essere a pagamento. Le differenze fra Office per iOS gratuito e a pagamento sono elencate qui in italiano: in estrema sintesi, la versione gratuita di Office è sufficiente per la creazione e modifica di buona parte dei documenti abituali. La vera sfida è comporre un documento di qualunque genere su uno schermo piccolo e con un’interfaccia tattile: in emergenza è meglio di niente, ma una tastiera vera e un mouse vero fanno una differenza enorme, specialmente se lavorate molto di copia e incolla (una funzione facilissima con mouse e tastiera ma atroce nelle interfacce touch di qualunque produttore).

L’offerta gratuita di una suite Office è un cambiamento notevole per Microsoft rispetto al passato, ma non è una politica suicida come può sembrare a prima vista: bisogna fare infatti attenzione al vendor lock-in, ossia al fatto che se si comincia a usare uno specifico formato proprietario di scrittura per generare tanti documenti è poi molto difficile abbandonarlo e quindi ci si trova a dover sottoscrivere abbonamenti per continuare ad avere accesso ai propri dati.

iOS 8, qualche impostazione di privacy da valutare

iOS 8, qualche impostazione di privacy da valutare

Se decidete di passare ad iOS 8, ci sono alcune novità sul fronte della privacy che è meglio affrontare: per esempio, la geolocalizzazione ora può essere impostata in modo da dare accesso alla propria posizione alle singole app sempre (anche quando l’app è in background), mai oppure solo quando l’app è in uso (prima era soltanto sempre o mai). Se non volete farvi tracciare da Facebook, Instagram, Google, Twitter e altre app, andate in Impostazioni – Privacy e controllate che la localizzazione per le singole app sia impostata a Mai. Potete anche disattivare tutta la localizzazione selezionando appunto Localizzazione, ma può essere una scelta troppo drastica se usate le mappe o la funzione Trova il mio iPhone/iPad.

Già che siete qui, se non volete condividere con altri la vostra posizione, andate in Localizzazione e disattivate Condividi la mia posizione. Andate anche in Localizzazione – Servizi di sistema e disattivate i servizi che non desiderate (tipicamente iAd da posizione e Condividi la mia posizione), attivate l’icona di avviso di uso della localizzazione (Icona barra di stato) e disattivate Posizioni frequenti.

Sempre in Impostazioni – Privacy, scegliete Contatti e disattivate le app alle quali non volete affidare l’elenco dei vostri contatti.

In Impostazioni – iCloud, scegliete Trova il mio iPhone/iPad  e attivatelo (se non lo è già), in modo da poter tentare di localizzare il dispositivo in caso di furto o smarrimento. In particolare, attivate l’opzione Invia ultima posizione, che manda automaticamente ad Apple la posizione del dispositivo quando la batteria è quasi completamente scarica.

Fate scadere i messaggi di iMessage, che ora contengono anche voce e video: per evitare che si accumulino sul dispositivo e ne riempiano la memoria, andate in Impostazioni – Messaggi e scegliete Conserva i messaggi, portando la durata di conservazione dei messaggi da Sempre a 30 giorni. I messaggi audio e video dovrebbero già scadere dopo due minuti, ma controllate anche quest’impostazione, che è sempre sotto Messaggi.

In Impostazioni – Safari, controllate che sia attivato Non rilevare, in modo da ridurre il tracciamento da parte delle agenzie pubblicitarie quando sfogliate il Web, e valutate se bloccare i cookie.

Per finire, evitate che vi compaiano sullo schermo messaggi privati o potenzialmente imbarazzanti quando lo schermo è bloccato: andate in Impostazioni – Notifiche e scegliete, per tutte le app elencate, di disattivare Vedi in Blocco schermo, di attivare Nessuno e di disattivare Mostra anteprime.

Arriva iOS 8, che fare?

Arriva iOS 8, che fare?

Due giorni fa Apple ha reso disponibile la versione 8 del sistema operativo iOS usato dai suoi telefonini, tablet e lettori musicali. Ecco una miniguida su cosa fare per evitare problemi nell’installare questo aggiornamento, che è gratuito, offre varie migliorie ed è importante anche sul versante della sicurezza.

Prima di tutto controllate che il vostro iDispositivo sia compatibile: iOS 8 funziona sui modelli di iPhone a partire dal 4S incluso, sugli iPad dalla versione 2, su tutti gli iPad Mini e sugli iPod Touch di quinta generazione. Tuttavia può essere un po’ lento e pesante sui modelli meno recenti fra quelli che ho elencato.

Dovreste ricevere automaticamente un avviso che l’aggiornamento è disponibile, ma se volete potete andare a Impostazioni – Generali – Aggiornamento software. Se il vostro dispositivo è compatibile con iOS 8, vedrete l’opzione per scaricarlo. In alternativa potete provare l’aggiornamento usando iTunes su un computer.

In ogni caso, fate una copia di sicurezza dei dati che avete sul vostro dispositivo (e nel cloud di Apple, se ne avete), collegatevi a una rete Wi-Fi fidata (non usate la connessione dati cellulare) e inoltre liberate parecchio spazio: l’aggiornamento è massiccio (quasi un gigabyte) e ha bisogno di almeno 5 gigabyte liberi per espandersi e installarsi. Tenete presente, inoltre, che se avete fatto il jailbreak, dopo l’installazione il jailbreak verrà eliminato (almeno fino a quando non ne viene scoperto uno nuovo).

Infine, se usate iCloud Drive per condividere file con un Mac o con altri iDispositivi che non sono aggiornabili a iOS 8, disattivate per ora quest’opzione all’inizio dell’installazione, altrimenti la condivisione non funzionerà sui Mac (almeno fino all’uscita della prossima versione di Mac OS, denominata Yosemite) e funzionerà soltanto sugli iDispositivi che usano iOS 8.

Fra l’altro, se avete trovato nella vostra collezione di musica il nuovo album degli U2 Songs of Innocence regalato da Apple a tutti gli utenti dei suoi dispositivi e del suo software iTunes e non desiderate averlo, visitate itunes.com/sol-remove da un computer per accedere a uno strumento di rimozione semplificata. Tenete presente che dopo il 13 di ottobre, se non scaricate nuovamente l’album, dovrete pagarlo.

“Oleg Pliss” blocca iPhone, iPod e iPad, poi chiede riscatto per sbloccarli

“Oleg Pliss” blocca iPhone, iPod e iPad, poi chiede riscatto per sbloccarli

Numerosi utenti, principalmente in Australia e negli Stati Uniti, si sono trovati con gli iPhone, iPad e iPod touch bloccati da un messaggio che chiede un riscatto di cinquanta o cento dollari o euro per sbloccarli. La richiesta è accompagnata dall’avviso “Device hacked by Oleg Pliss”. Il riscatto va inviato, stando alle istruzioni, a un indirizzo di mail di Hotmail, usando un codice di sistemi di pagamento online come Moneypack, Ukash o PaySafeCard; in altri casi va inviato a un account PayPal, che però risulta inesistente.

Il trucco usato in questo caso è particolarmente crudele: il fantomatico Oleg Pliss, infatti, utilizza alla rovescia la funzione Trova il mio iPhone (o iPad o iPod) offerta da Apple. Normalmente questa funzione viene usata quando il dispositivo viene smarrito o rubato e il proprietario vuole bloccarlo in modo da renderlo inservibile o perlomeno bloccare l’accesso ai dati contenuti nel dispositivo stesso. Oleg Pliss, invece, ha trovato il modo di attivare quest’antifurto (probabilmente violando gli account iCloud degli utenti) e di bloccare il dispositivo con un codice di sblocco che solo lui conosce, potendo così chiedere un riscatto per rivelare al legittimo proprietario il codice in questione.

Se vi capita un attacco di questo tipo, potete provare a cambiare i dati dell’Apple ID associato al dispositivo. Un’altra strada è fare un azzeramento del dispositivo, con conseguente perdita dei dati se non ne avete una copia di scorta.

La prevenzione, invece, richiede l’uso di password lunghe e uniche sugli account iCloud e l’attivazione della verifica in due passaggi (o autenticazione a due fattori, che impedisce a un aggressore di cambiare le impostazioni se viola un account): due precauzioni che è comunque saggio adottare a prescindere da questo attacco specifico.


Fonti: Sophos, Ars Technica.