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Instagram inciampa e rende pubblici i messaggi privati

Instagram inciampa e rende pubblici i messaggi privati

Viene facile pensare che i social network gestiscano in modo ben separato i messaggi privati e quelli pubblici, ma le cose stanno diversamente, come dimostra un incidente capitato a Instagram di recente: una nuova funzione della versione Android dell’app di questo social network ha reso possibile per errore leggere le notifiche dei messaggi privati.

Come spiega bene Naked Security, la nuova funzione consentiva di creare un account condiviso, da affiancare a quello privato, e di passare facilmente dall’uno all’altro. Il problema è che gli utenti si sono accorti che se condividevano un account con altri utenti, quegli utenti vedevano le notifiche dei messaggi privati dell’account privato e potevano quindi sapere con chi venivano scambiati messaggi privati, vedere la foto di copertina dell’account privato e una parte del messaggio teoricamente riservato.

Instagram ha poi corretto il problema, per cui se vedete che è disponibile un aggiornamento dell’app Android, installatelo subito. Le versioni iOS e Windows Phone dell’app non hanno questo difetto, a quanto risulta.

Cose che càpitano, certo, ma incidenti come questo sono un buon promemoria di come lavorano molti dei più grandi nomi dell’informatica: non dimentichiamo che fino a poco tempo fa il motto di Facebook, ora proprietaria di Instagram, era “Move fast and break things” (“Muoviti in fretta e rompi le cose”). Un motto che la dice lunga sul reale atteggiamento dei social network nei confronti degli utenti.

Perché Facebook e Instagram creano delle copie ASCII delle nostre immagini?

Perché Facebook e Instagram creano delle copie ASCII delle nostre immagini?

Fate un piccolo esperimento con me: provate a caricare una foto qualsiasi nel vostro profilo Facebook o Instagram. Poi scoprite il suo indirizzo diretto (per esempio in Facebook cliccate sulla foto per visualizzarla, fate clic destro su di essa, scegliete Copia indirizzo immagine o una voce analoga dal menu e incollate questo indirizzo in una scheda nuova del browser).

Ora aggiungete a questo indirizzo, dopo il suffisso jpg, un ulteriore suffisso txt oppure html. Scoprirete che il social network ha creato delle copie della vostra foto, elaborandola per mostrarla tramite caratteri ASCII monocromatici (per il suffisso txt) e colorati (per il suffisso html). Lo segnala l’utente Twitter Mathias Bynens.

Per esempio, ho postato questa foto nel mio profilo Facebook di test:

Vi ho cliccato sopra per visualizzarla:

Poi ho fatto clic destro sulla foto per ottenerne l’indirizzo diretto, che è questo:

https://fbcdn-sphotos-b-a.akamaihd.net/hphotos-ak-xpf1/t31.0-8/12697450_1020866481307852_6576532120590396572_o.jpg

Ho copiato e incollato questo indirizzo in una nuova scheda del browser e ho aggiunto, dopo il suffisso jpg, l’estensione txt, ottenendo questo indirizzo e l’immagine qui sotto, generata usando i caratteri per creare un mosaico simile alla foto di partenza:

Aggiungendo invece html si ottiene questo indirizzo, con questo risultato:

Idem su Instagram: questa foto ha queste due versioni ASCII.

Perché? Come mai due fra i più importanti e trafficati social network spendono risorse per generare copie elaborate nascoste delle immagini caricate dagli utenti? A quanto pare non lo sa nessuno. Se avete una spiegazione o una teoria, segnalatela nei commenti.

Che sorpresa: le foto “spontanee” su Instagram delle celebrità non sono affatto spontanee

Che sorpresa: le foto “spontanee” su Instagram delle celebrità non sono affatto spontanee

Molti utenti, soprattutto i più giovani, seguono i profili Instagram delle celebrità perché hanno l’impressione di poterle vedere come sono realmente, senza trucchi e senza intermediari. Ma per gente che fa soldi usando la propria immagine, l’immagine è tutto, e quindi anche le foto “spontanee” di queste persone vengono ritoccate prima di essere pubblicate su Instagram. La cosa non sorprenderà i cinici e chi si occupa di moda, ma va ricordata a chi cerca di emulare, a volte con ossessioni deleterie, una realtà fittizia.

C’è un modo molto semplice per accorgersi di uno dei tipi più diffusi di fotoritocco, quello snellente che smorza le curve ritenute (spesso assurdamente) eccessive: guardare lo sfondo dell’immagine. Spesso, infatti, la foto viene deformata localmente per alterare le forme naturali della persona, ma la deformazione ha effetto anche sugli oggetti adiacenti: se questi oggetti hanno forme familiari o linee regolari, riconoscerne la distorsione è facile. Ecco una piccola rassegna di foto “spontanee” che manifestano questo ritocco.

Beyoncé

Miranda Kerr

Ancora Miranda Kerr, ma stavolta senza evidenziazioni

Kim Kardashian e Blac [sic] Chyna (fonte)
Correzione: Instagram NON vuole vendere le vostre foto senza permesso

Correzione: Instagram NON vuole vendere le vostre foto senza permesso

L’articolo è stato aggiornato estesamente dopo la pubblicazione iniziale. Ultimo aggiornamento: 2012/12/19 00:25.

Usate Instagram? Allora leggete con attenzione le condizioni di utilizzo: stanno per cambiare, e nella nuova versione Instagram si prenderà il diritto di vendere le vostre foto senza chiedervi il permesso e senza pagarvi (aggiornamento: o almeno così è sembrato a mezzo mondo, me compreso, fino a quando è stata diffusa la smentita da parte di Instagram; dettagli più sotto).

Infatti secondo le nuove norme, che entreranno in vigore dal 16 gennaio prossimo, “you agree that a business or other entity may pay us to display your username, likeness, photos (along with any associated metadata), and/or actions you take, in connection with paid or sponsored content or promotions, without any compensation to you.”

In altre parole, dopo la metà di gennaio darete automaticamente il vostro consenso affinché Instagram (che da aprile fa parte di Facebook) prenda soldi “per mostrare il vostro nome utente, la vostra immagine, le vostre foto (insieme ad eventuali metadati associati) e/o le azioni che effettuate, in relazione a promozioni o contenuti pagati o sponsorizzati, senza alcun compenso a voi.”

In teoria, inoltre, questo significa che se avete pubblicato su Instagram qualche foto in cui sono ritratti i vostri amici, quando entreranno in vigore le nuove regole le immagini di quegli amici potranno essere usate nelle pubblicità in giro per la Rete, per qualunque prodotto, anche se loro non fanno parte di Instagram. Per dirla breve, li avrete venduti.

Quando si dice che nei social network e nei servizi gratuiti non siamo clienti ma siamo il prodotto in vendita, questo è esattamente quello che si intende. Buon divertimento.

Aggiornamento (2012/12/19 00:25): la BBC ha segnalato poco fa la correzione di Instagram, secondo la quale le nuove regole sono state fraintese: “è colpa nostra se questo linguaggio causa confusione”, ha scritto Kevin Systrom, cofondatore del sito. “Per essere chiari: non è nostra intenzione vendere le vostre foto. Stiamo lavorando a un linguaggio aggiornato nelle condizioni per assicurarci che questo sia chiaro.” La dichiarazione di Systrom descrive poi, per la verità non molto chiaramente, il reale significato delle frasi contestate:

To provide context, we envision a future where both users and brands alike may promote their photos & accounts to increase engagement and to build a more meaningful following. Let’s say a business wanted to promote their account to gain more followers and Instagram was able to feature them in some way. In order to help make a more relevant and useful promotion, it would be helpful to see which of the people you follow also follow this business. In this way, some of the data you produce — like the actions you take (eg, following the account) and your profile photo — might show up if you are following this business.
The language we proposed also raised question about whether your photos can be part of an advertisement. We do not have plans for anything like this and because of that we’re going to remove the language that raised the question. Our main goal is to avoid things like advertising banners you see in other apps that would hurt the Instagram user experience. Instead, we want to create meaningful ways to help you discover new and interesting accounts and content while building a self-sustaining business at the same time.
Ownership Rights Instagram users own their content and Instagram does not claim any ownership rights over your photos. Nothing about this has changed. We respect that there are creative artists and hobbyists alike that pour their heart into creating beautiful photos, and we respect that your photos are your photos. Period.

Ho preso una cantonata? Forse. O forse erano le parole di Instagram a essere ingannevoli, tanto da confondere praticamente tutti, dalla BBC a Time a National Geographic a Wil Wheaton, con l’eccezione di The Verge. Lascio a voi valutare.

Fonti: BBC, Punto Informatico, Wired, Gawker.

Tempo di riepiloghi di fine anno per Facebook e Twitter; Instagram supera Twitter

Si avvicina la fine dell’anno e quindi scatta il rituale del riepilogo celebrativo degli eventi che hanno definito il 2014. A questo passaggio obbligato non si sottrae Facebook, con un video e una serie di pagine che notano, per esempio, che il campionato mondiale di calcio tenutosi in Brasile è stato l’evento di cui si è parlato di più su Facebook dalla sua nascita, ma ricordano anche la lotta al virus Ebola, la scomparsa di Robin Williams, l’Ice Bucket Challenge (17 milioni di video per richiamare l’attenzione sulla SLA) e molti altri eventi positivi e negativi. Facebook attinge anche ai suoi immensi database per elencare i temi e luoghi più citati dell’anno per ciascun’area linguistica.

Anche Twitter rispetta questa tradizione qui, giocando prevedibilmente con gli hashtag più popolari ripartiti per mese e per lingua (italiano qui; altre lingue) e aggiungendo i “5 momenti top” di vari personaggi ritenuti significativi per il loro impatto via Twitter. Un momento significativo, però, manca nella classifica di Twitter: quello del suo superamento da parte di Instagram, che dichiara di aver raddoppiato il numero dei propri iscritti nel giro di un anno. Ora sono 300 milioni e pubblicano oltre 70 milioni di foto e video ogni giorno, lasciandosi dietro gli iscritti a Twitter, che sono 284 milioni. Un’immagine vale più di mille parole e un selfie sgranato vale più di 140 caratteri.

Instagram, account rubabili usando Wi-Fi pubblici

Questo articolo vi arriva grazie alla gentile donazione di “stefano@gr*”.

C’è una falla in Instagram che permette di rubare gli account di chi lo usa su una rete Wi-Fi pubblica: la correzione è stata promessa, ma non è ancora attiva, per cui fino a quel momento è meglio usare Instagram soltanto su reti Wi-Fi private (o che non possano ospitare aggressori) oppure tramite la trasmissione dati della rete cellulare.

Stando alla descrizione di questa falla, rubare un account Instagram via Wi-Fi è davvero semplice a causa di una scelta tecnica ottusa da parte di Facebook, a riprova dell’idea che noi utenti, per i gestori dei social network, siamo carne da cannone: della nostra sicurezza e della nostra privacy, a loro, non frega assolutamente nulla.

Il problema è stato segnalato a Facebook da uno sviluppatore londinese, Stevie Graham, che però si è sentito dire che non verrà ricompensato per la sua segnalazione responsabile, come invece è avvenuto in altri casi, perché la falla è già nota a Facebook. Per cui ha deciso di rendere pubblica la vulnerabilità, in modo da spingere finalmente Facebook (proprietaria di Instagram) a sistemarla invece di ignorarla.

La falla sta nel fatto che l’app di Instagram usa l’HTTP per buona parte del proprio scambio di dati: il nome dell’account e il relativo numero vengono scambiati senza cifratura, per esempio, e c’è un cookie che può essere intercettato per accedere a Instagram spacciandosi per l’utente senza doversi riautenticare, potendo quindi leggere i messaggi dell’utente e postare a suo nome.

La tecnica è questa: l’aggressore si collega alla stessa rete Wi-Fi usata dalla vittima. Non importa se la rete è cifrata (Graham specifica WEP) o aperta. Poi l’aggressore mette la propria interfaccia di rete in modalità promiscua, ascoltando tutto il traffico della rete Wi-Fi, e lo filtra alla ricerca di riferimenti a i.instagram.com. Quando la vittima si collega a Instagram su quella rete Wi-Fi, l’aggressore cattura il cookie che viene trasmesso e lo usa per sostituirsi alla vittima e controllare il suo account. Tutto qui.

I dettagli sono descritti in questo post di Graham: nei miei test fatti di corsa, tuttavia, non sono riuscito a replicare l’attacco sui miei account Instagram usando dispositivi iOS e Android su una mia rete Wi-Fi senza cifratura. Se qualcuno riesce a fare di meglio, lo segnali nei commenti.

L’attacco è molto simile al Firesheep di qualche anno fa, tanto che Graham l’ha battezzato Instasheep. Un attacco praticamente identico è descritto qui da Mazin Ahmed, che consiglia di evitare l’app e di usare invece il sito Web per accedere a Instagram da dispositivi mobili.

Resta valida la raccomandazione di sempre: qualunque cosa postiate su un social network, date per scontato che sia pubblica e intercettabile.

Togliere la geolocalizzazione da una foto su Instagram

Togliere la geolocalizzazione da una foto su Instagram

Supponiamo che abbiate scattato e pubblicato una foto usando l’app di Instagram e vi siate pentiti di aver incluso i dati di geolocalizzazione (perché le foto pubblicate su Instagram sono geolocalizzate per impostazione predefinita): vorreste lasciare online la foto, ma vorreste eliminare l’indicazione precisa di dove l’avete scattata. Ecco come procedere nella app di Instagram.

Andate alla galleria delle vostre foto e toccate l’icona della geolocalizzazione (quella indicata dalla freccia):

Compare una mappa del mondo: toccate il pulsante in basso a sinistra (quello con la griglia, indicato qui sotto dalla freccia).

Questo fa comparire la galleria delle foto geolocalizzate: toccate il pulsante in alto a destra (quello con i tre puntini allineati verticalmente) e toccate la parola Modifica che compare.

Accanto a ciascuna foto viene mostrato un pallino verde.

Toccate la (o le) foto che volete de-geolocalizzare: quelle senza pallino verde (per esempio, la prima in alto nell’immagine qui sotto) perderanno i dati geografici.

Toccate Fine e poi Conferma.

La foto scompare dalle mappe, ma è ancora disponibile su Instagram: semplicemente non è più geolocalizzata.

Disponibile il podcast del Disinformatico radio di venerdì

Disponibile il podcast del Disinformatico radio di venerdì

Questo è il link al podcast di venerdì scorso del Disinformatico che ho condotto per la Radiotelevisione Svizzera: ho parlato di Instagram Direct e della geolocalizzazione su questo social network (incluse le istruzioni per disattivarla) e su Google (come già accennato in questo blog), e ho raccontato uno strano caso di attacco informatico mirato che ha coinvolto un giocatore di poker. Buon ascolto.