Vai al contenuto

Instagram

Instagram ora permette di archiviare le foto senza cancellarle

Instagram ora permette di archiviare le foto senza cancellarle

Instagram sta avendo un boom notevole e ha raggiunto i 700 milioni di utenti attivi mensili; gli ultimi 100 milioni li ha aggiunti negli ultimi quattro mesi.

Intanto ha debuttato da poco la nuova funzione Archivia, che è una sorta di compromesso per chi ha pubblicato delle foto che non vuole più condividere ma al tempo stesso non vuole perdere per sempre, o per chi per esempio vuole ripulire temporaneamente il proprio profilo Instagram, per esempio in vista di un colloquio di lavoro.

Archivia non cancella nulla e conserva tutti i “Mi piace” e i commenti, ma rende una foto visibile solo al proprietario dell’account; inoltre questa scelta è reversibile.

Per archiviare una foto basta selezionarla, toccare l’icona dei tre puntini in alto a sinistra e poi toccare Archivia, che è la prima voce del menu.

Per recuperare una foto archiviata, basta toccare l’icona dell’omino in basso a destra, poi toccare l’icona dell’orologio che gira al contrario che si trova in alto a destra: compare l’elenco delle foto archiviate, che si possono rendere di nuovo pubbliche toccando Mostra sul profilo.


Fonte aggiuntiva: Engadget.

Criminali informatici comunicano attraverso l’account Instagram di Britney Spears

Criminali informatici comunicano attraverso l’account Instagram di Britney Spears

Fonte: ESET/The Register

Sta diventando sempre più difficile scrivere fantascienza senza essere superati dalla realtà, specialmente in informatica. The Register segnala il caso dell’organizzazione criminale informatica denominata Turla, probabilmente di matrice governativa russa, il cui malware ha una modalità decisamente insolita di gestione remota: il suo canale di comando e controllo è la zona dei commenti dell’account Instagram di Britney Spears.

La società di sicurezza informatica ESET ha infatti scoperto un’estensione di Firefox ostile “distribuita tramite il sito Web di una società di sicurezza svizzera che era stata violata” (il nome della società non viene specificato): i visitatori vengono invitati ad installarla, ma l’estensione è in realtà una backdoor che si procura l’indirizzo del proprio sito di comando e controllo cercandolo nei commenti di una specifica foto postata sull’account Instagram di Britney Spears.

Alcuni di questi commenti, infatti, sono crittografati: sembrano commenti normali, forse leggermente sgrammaticati, come quello evidenziato nella figura qui sopra, ma il malware è in grado di decodificarli convertendoli in URL abbreviati. Geniale.

Instagram attiva l'autenticazione a due fattori per tutti

Instagram attiva l’autenticazione a due fattori per tutti


Ieri Instagram ha annunciato l’attivazione per tutti dell’autenticazione a due fattori, preannunciata a gennaio di quest’anno: per adottare questa protezione importante del proprio account basta andare nell’app di Instagram, toccare l’icona dell’omino in basso a destra, toccare l’icona in alto a destra (ingranaggio su iOS, tre puntini su Android), e poi toccare la voce Autenticazione a due fattori. Maggiori dettagli sono in questo mio articolo e nella guida di Instagram.

Un’altra novità di Instagram che verrà attivata progressivamente a tutti gli utenti sarà la sfocatura delle immagini e dei video che sono stati segnalati come sensibili dagli utenti ma comunque non violano le regole di Instagram. Questo dovrebbe ridurre il rischio di trovarsi di colpo sotto gli occhi immagini scioccanti o inadatte. Instagram mette a disposizione maggiori informazioni presso  instagram-together.com e nel Centro assistenza.

Stati o Storie in WhatsApp, Instagram, SnapChat, Facebook: la moda del momento

Stati o Storie in WhatsApp, Instagram, SnapChat, Facebook: la moda del momento

Credit: Salvatore Aranzulla

Ultimo aggiornamento: 2017/02/28 16:45.

Nei social network è scoppiata la mania delle “Storie”: sequenze di immagini, video, emoji e testi che si compongono man mano nel corso della giornata e poi si cancellano automaticamente 24 ore dopo la loro creazione iniziale. SnapChat, Instagram e Facebook le offrono già da tempo: ufficialmente da oggi 24 febbraio, ma in realtà da qualche giorno, le introduce anche WhatsApp, chiamandole però Stati (Status nella versione inglese).

WhatsApp in apparenza è l’ultimo arrivato in questo campo, ma in realtà
lo Stato esiste in WhatsApp sin dal 2009 e anzi era la sua unica
funzione, dato che l’app a quei tempi era concepita per far sapere a tutti come si
stava. Era solo testo, senza immagini, ma c’era. Oggi lo Stato compare in una veste decisamente più moderna, visiva e adatta ai tempi. È un modo comodo e non invadente per tenere aggiornati gli amici su come sta andando la nostra giornata.

Per procurarsi questa novità occorre avere la versione più recente dell’app di WhatsApp, disponibile per Android, iOS e Windows Phone: la nuova voce Stato si trova in basso a sinistra, accanto a Chiamate, Fotocamera, Chat e Impostazioni.

Creare uno Stato in WhatsApp è semplicissimo: si tocca l’icona Stato e si scatta una foto o si registra un video (oppure li si prende già fatti dalla propria galleria). Per aggiungere una foto o un video a uno Stato già iniziato, si tocca Stato e si poi tocca l’icona di aggiornamento in alto a destra. Esaminando il proprio Stato si può vedere un contatore di quanti lo hanno già visto: toccando l’occhio accanto al contatore si può sapere esattamente chi ha visto lo Stato e si può anche cancellarlo.

Per vedere invece lo Stato di qualcun altro (se lo ha reso visibile a voi) vi basta toccare la voce Stato e poi scegliere il suo nome dall’elenco.

Anche gli Stati di WhatsApp, come tutte le comunicazioni effettuate con questa app, sono protetti dalla cosiddetta “crittografia end-to-end”, per cui in sostanza sono difficili da intercettare; è inoltre possibile scegliere a chi renderli visibili (per esempio a tutti i contatti della rubrica, a tutti tranne alcuni, oppure ancora soltanto a contatti selezionati). Mi raccomando, scegliete bene a chi decidete di rendere visibili i vostri Stati: per esempio, siete sicuri di volerli condividere tutti con i vostri colleghi di lavoro?

Quest’improvvisa passione di tutti i social network per gli Stati o le Storie non è casuale: le Storie sono infatti un punto di forza di SnapChat, concorrente di Instagram e di WhatsApp, per cui sembra proprio che Facebook (che possiede sia Instagram, sia WhatsApp) abbia deciso di stroncare Snapchat copiando la funzione prediletta di questo social network e offrendola ai propri utenti, che sono quasi 2 miliardi e si combinano con quelli di WhatsApp (1,2 miliardi mensili) e con quelli di Instagram, dove 150 milioni di persone pubblicano una Storia ogni giorno.

Riusciranno a reggere a quest’assalto massiccio i 156 milioni di utenti giornalieri di SnapChat? È proprio il caso di dire che è una… Storia tutta da scoprire.




Fonti: Ars Technica, Vincos.it, TechCrunch, Mashable, Salvatore Aranzulla. 

Social network usati per tracciare e arrestare manifestanti: succede anche nei paesi democratici

“Ma io non ho niente da nascondere, che mi traccino pure”: quante volte avete sentito questa frase? I social network contano proprio su quest’indifferenza per fare soldi vendendo le informazioni degli utenti. In realtà non bisognerebbe parlare di nascondere, ma di proteggere. Perché i dati non vengono venduti solo agli inserzionisti pubblicitari.

A volte si tratta di proteggere dati che potrebbero facilitare un abuso o una molestia, come l’indirizzo di casa o del posto di lavoro o della scuola dove mandiamo i nostri figli. A volte, invece, si tratta di proteggere i diritti civili, persino in paesi che normalmente consideriamo democratici.

È emerso pochi giorni fa che i dati di Twitter, Facebook e Instagram sono stati usati per monitorare attivisti e manifestanti, identificarli e arrestarli: non in qualche regime dittatoriale, ma negli Stati Uniti. Questi social network, infatti, inviavano dati a una società esterna, Geofeedia, che a sua volta passava i dati alla polizia per creare mappe in tempo reale delle attività sui social media delle zone in cui si svolgevano proteste, allo scopo di identificare i manifestanti man mano che pubblicavano i propri post.

Quando Facebook, Instagram e Twitter sono stati allertati della situazione da una segnalazione della American Civil Liberties Union (ACLU), hanno interrotto la cessione di dati a Geofeedia, che si vantava del fatto che il suo prodotto veniva usato “con grande successo” per sorvegliare proteste razziali come quelle seguite all’uccisione del diciottenne di colore Michael Brown da parte della polizia a Ferguson, in Missouri.

In occasione di un’altra uccisione, quella di Freddie Gray, sempre ad opera delle forze dell’ordine a Baltimora, i social network sono stati usati per tracciare i manifestanti di una scuola che avevano deciso di unirsi alla protesta prendendo i mezzi pubblici. Va detto che la polizia ha trovato che nei loro zaini c’erano “sassi, bottiglie e paletti”, ma il potere di sorveglianza capillare dimostrato è davvero impressionante e fa riflettere.

Kim Kardashian, sequestro e megarapina agevolati dal suo uso dei social network?

Kim Kardashian, sequestro e megarapina agevolati dal suo uso dei social network?

Pochi giorni fa Kim Kardashian è stata aggredita, legata e imbavagliata in un albergo di Parigi da cinque uomini armati, travestiti da poliziotti, che hanno ordinato al concierge di aprire la porta della suite della celebrità.

I criminali si sono poi allontanati con un bottino di circa dieci milioni di dollari di gioielli appartenenti alla donna o datile in prestito per la sfilata di moda alla quale doveva presenziare.

Ma come hanno fatto i malviventi a sapere esattamente dove trovare Kim Kardashian? L’albergo dove risiedeva è noto per la sua massima discrezione, eppure gli aggressori sapevano precisamente in quale suite di lusso si trovava la donna.

Alcuni esperti informatici si sono quindi chiesti se l’uso intensivo dei social network da parte della Kardashian e del suo staff abbia contribuito al suo tracciamento e alla sua localizzazione così precisa. Kim Kardashian, va notato, è una superstar sui social (su Instagram ha quasi 85 milioni di seguaci) e pubblica foto in continuazione per promuovere la propria immagine di celebrità dei reality e quella dei propri sponsor.

Il sito Gizmodo, per esempio, ha compilato tutte le informazioni pubblicate sui social dalla Kardashian, notando che nei giorni precedenti l’aggressione e la sera stessa aveva pubblicato su Facebook e su Instagram foto e video dei propri preparativi nella residenza all’Hotel de Pourtalès, che è riconoscibile dalle finestre molto caratteristiche sullo sfondo. Gli esterni e gli interni della residenza erano stati illustrati in dettaglio su Internet dall’architetto che li aveva progettati, per cui i malviventi potevano avere accesso via Internet a una mappa dettagliata degli ambienti in cui avrebbero agito.

Inoltre una delle ultime immagini della sera dell’aggressione era stata inviata alle 2:30 del mattino (ora locale), grosso modo l’ora alla quale hanno agito i criminali. In altre parole, se i malviventi avevano fatto un po’ di ricerca e seguivano la Kardashian sui social avevano la conferma in tempo reale che la donna era dove si aspettavano che fosse.

I post della Kardashian, va detto, non includevano dati di geolocalizzazione espliciti, ma per identificare i luoghi mostrati nelle foto bastava guardarne i dettagli e seguire la cronaca delle pubblicazioni di gossip e moda. La guardia del corpo della Kardashian, Pascal Duvier, era assente al momento dell’aggressione: stava scortando le sorelle della celebrità, anche loro molto attive sui social con tante immagini nelle quali inevitabilmente compariva Duvier, per cui era facile sapere se la guardia del corpo era nella suite o con le sorelle quella sera.

Anche se non siete famosi come le Kardashian, vale la pena di riflettere su quanto possano essere sfruttate per scopi ostili le informazioni che pubblicate sui social network, per esempio per pianificare un furto in casa mentre siete in vacanza. Questo non vuol dire che i social network non vanno usati: semmai vanno impostati in modo da non condividere questo genere di informazioni al di fuori della cerchia degli amici. Amici, s’intende, reali, non nell’accezione falsa inventata da Facebook, e soprattutto amici di cui avete verificato personalmente le identità che usano online. Un’imprudenza digitale può costare cara nel mondo reale.

Le Storie di Instagram non sono come in SnapChat: sono visibili a tutti

Le Storie di Instagram non sono come in SnapChat: sono visibili a tutti

La funzione Storie di Instagram, lanciata di recente, è una copia piuttosto spudorata delle Storie di SnapChat: una collezione di foto o un breve video che dura 24 ore e poi sparisce. Ma attenzione: a differenza di quelle di SnapChat, le Storie di Instagram sono completamente pubbliche. Le possono vedere tutti, amici e non amici. Attenzione a non commettere gaffe.

Ripassino veloce di come funziona un Storia di Instagram: per crearla, o per aggiungere una foto o un video alla Storia già esistente, si tocca la crocetta in alto a sinistra nella home page di Instagram. Si scatta la foto oppure si fa un video tenendo premuto il pulsante di scatto. Si può prendere un video o una foto già esistente, se risale alle ultime 24 ore. Si può scrivere sulla foto o filtrarla scorrendo un dito da destra a sinistra. Un tocco sulla freccia in basso e la foto viene aggiunta alla Storia del giorno. Maggiori dettagli sono in questo articolo di Wired in italiano.

Quello che è importante sapere è mentre le Storie di SnapChat vengono riservate automaticamente agli amici, quelle di Instagram sono visibili a chiunque conosca un semplice trucco: le persone che hanno pubblicato una Storia sono indicate da un cerchio colorato intorno alla loro immagine del profilo (quelle che seguiamo ci vengono proposte direttamente nella nostra home page): basta toccare la loro immagine per vedere la loro Storia.

È insomma sufficiente guardare il profilo di una persona per vedere la sua Storia: non occorre seguirla o farsi seguire da lei. Una pacchia per i ficcanaso e i curiosoni. Non c’è modo di disattivare questa visibilità predefinita: si può andare nelle Impostazioni (l’icona dell’omino in basso a destra), scegliere Account e Impostazioni della storia per nascondere una Storia a uno o più follower specifici, ma l’unico modo di rendere privata una Storia è impostare tutto il proprio account Instagram come privato.

In compenso è possibile sapere chi ha guardato la nostra Storia: dalla home page si tocca La tua storia e si fa scorrere un dito dal basso in alto per vedere l’elenco dei curiosi.

Quanto guadagna una celebrità da una foto su Instagram o Twitter? Tanto

Se vi siete mai chiesti come mai le celebrità passano così tanto tempo sui social network, il New York Times ha la risposta: non è solo questione di autopromozione, ma c’è un mercato pubblicitario davvero notevole intorno a una foto su Instagram, un video su Youtube o un messaggio su Twitter.

Secondo i dati raccolti dall’agenzia Captiv8, chi ha da tre a sette milioni di seguaci può percepire circa 187.000 dollari per un video su Youtube, 75.000 dollari per un post su Instagram o Snapchat e 30.000 dollari per un tweet. Chi ha da 50.000 a 500.000 follower può aspettarsi offerte di 400 dollari per un tweet, 1000 dollari per un post su Instagram o Snapchat e 2500 dollari per un video su Youtube.

Cifre notevoli, ma secondo il NYT sono nulla rispetto a quello che guadagnano celebrità che hanno decine di milioni di seguaci, come Kim Kardashian. Niente di male, per carità, ma le autorità statunitensi, in particolare la Federal Trade Commission, obiettano che i consumatori dovrebbero essere avvisati chiaramente quando una celebrità parla bene di un prodotto perché viene pagata per farlo e non perché lo ritiene davvero degno di essere segnalato. Finché non ci saranno avvisi che permettano di distinguere fra spot e opinioni sincere (per esempio l’uso di un hashtag come #ad), sarà meglio presumere che ogni prodotto citato da una persona con tanti seguaci possa essere fortemente sponsorizzato.

Controlli parentali, seconda parte: Instagram

Controlli parentali, seconda parte: Instagram

Instagram ha da poco superato il traguardo dei 500 milioni di utenti ed è sempre più popolare fra gli internauti più giovani, per cui è il caso di ripassare le regole fondamentali di sana impostazione, consigliate da Sophos, magari per far bella figura con i figli e offrire loro delle opzioni che difendano la privacy senza essere troppo limitanti.

1. Non aggiungete il vostro numero di telefonino al profilo. Il numero è privato, ma viene usato da Instagram per consentire ad altri di cercarvi. Chi conosce il vostro numero, insomma, può approfittarne per trovarvi su Instagram anche se siete sotto pseudonimo.

2. Disattivate la localizzazione. Instagram vi invita a indicare in ogni foto il luogo nel quale vi trovate, ma questi dati possono essere visti anche dagli sconosciuti (se avete un account pubblico) per esempio tramite Picodash (ex Gramfeed). Meglio quindi spegnere la geolocalizzazione per Instagram:

– Android: Impostazioni – App – Instagram – Autorizzazioni – Posizione (disattivare). Nell’app, fate una foto: quando Instagram chiede di avere accesso alla posizione, scegliere Non chiedere più e poi Nega.

– iOS: Impostazioni – Instagram – Posizione – Mai.

Fra l’altro, Instagram ha un’opzione che consente di de-geolocalizzare tutte le foto in un sol colpo: nell’app, toccate l’icona del vostro profilo, toccate l’icona di geolocalizzazione (la terza da sinistra sopra l’elenco delle foto), toccate i tre puntini (Android) o la parola Modifica (iOS) in alto a destra, scegliete Modifica e poi Deseleziona tutti e infine toccate il segno di spunta (o la parola Fine) in alto a destra: alla richiesta Rimuovere geotag? rispondete Conferma.

3. Occhio agli account collegati. Se avete collegato l’account Instagram a quello Facebook o Twitter, controllate che le impostazioni di privacy siano allineate: magari i post di Facebook sono riservati agli amici e non vi accorgete che invece le foto che postate sono pubbliche su Instagram.

4. Rendete privato il vostro account. Non condividete tutto con gli sconosciuti: prendete il controllo e scegliete con chi condividere le vostre foto. Nell’app di Instagram, toccate l’icona dell’omino e attivate l’opzione Account privato. A differenza di Facebook, su Instagram non si può impostare selettivamente la privacy dei singoli post: o tutto o niente. Ricordate, comunque, che niente di quello che mettete in un social network è realmente privato.

5. Attenzione ai link. Come tutti i social network, anche su Instagram non mancano i ficcanaso, gli spammer e gli intrusi informatici che includono nei propri commenti dei link a siti che promettono qualcosa di allettante (per esempio tanti seguaci). Non fidatevi e non cliccateli.

Bambino di 10 anni segnala una falla di Instagram, riceve 10˙000 dollari

Bambino di 10 anni segnala una falla di Instagram, riceve 10˙000 dollari

Fonte: Iltalehti.

Guadagnare diecimila dollari capita abbastanza facilmente a chi lavora bene nel settore della sicurezza informatica. Capita molto meno facilmente se l’addetto ai lavori in questione è un bambino di dieci anni, eppure è quello che è successo di recente in Finlandia, stando ad ANSA e al sito finlandese Iltalehti: un ragazzino di nome Jani, studente delle scuole elementari di Helsinki, ha scoperto una falla importante in Instagram, che gli consentiva di cancellare i commenti di qualunque account.

“Avrei potuto eliminare i commenti di chiunque, per esempio Justin Bieber”, ha dichiarato Jani.

Il giovanissimo informatico ha segnalato via mail a Instagram la falla e un paio di giorni dopo ha ricevuto la risposta: la segnalazione era valida, la falla era stata corretta e come ricompensa gli sarebbero arrivati 10.000 dollari.

Jani è diventato il più giovane beneficiario di un premio di questo genere, ma non è il solo talento giovanile nel settore: a marzo un quindicenne in Pakistan ha ricevuto un compenso dalla HackerOne per aver risolto delle falle di sicurezza per conto dell’azienda.

Jani ha imparato la sicurezza informatica guardando i tutorial su Youtube insieme al fratello gemello. Per il momento intende spendere parte del suo premio comperando una bicicletta e un pallone da calcio, ma sta già pensando di fare l’informatico a tempo pieno quando sarà grande.

Anche se il talento di Jani è ammirevole, resta il fatto che questo episodio dimostra che la sicurezza di Instagram, come degli altri social network di casa Zuckerberg (Facebook, WhatsApp), non è un granché se riesce a bucarla un bambino di dieci anni. Ricordiamocene prima di affidare a questi social network informazioni personali sperando che restino private.