Vai al contenuto
Boston Dynamics presenta i robot che fanno parkour, ma c’è il trucco; Tesla annuncia il robot umanoide “ammansito”

Boston Dynamics presenta i robot che fanno parkour, ma c’è il trucco; Tesla annuncia il robot umanoide “ammansito”

Ultimo aggiornamento: 2021/08/21 15:55.

Boston Dynamics ha pubblicato un altro video di robot umanoidi che compiono
movimenti sempre più sofisticati, in questo caso facendo addirittura parkour
con precisione sovrumana.

Parecchie persone mi hanno scritto chiedendo se si trattasse di un video fake;
non lo è in senso stretto, ma il trucco c’è lo stesso. Non è stata usata
grafica digitale: i robot hanno davvero effettuato questa acrobatica
sequenza di movimenti. Ma questo video mostra soltanto il ciak riuscito,
quello dove non ci sono stati errori. 

Il video dietro le quinte, disponibile
qui sotto, mostra infatti quanti mesi di lavoro e quanti tentativi sono stati
necessari per ottenere quella singola ripresa riuscita. In altre parole, i
robot di Boston Dynamics non sono capaci di affrontare
qualsiasi percorso a ostacoli con questa scioltezza, ma vengono addestrati lungamente a
superarne uno specifico. Un minimo cambiamento ed è tutto da rifare.

E va detto che anche il video dietro le quinte mostra soltanto quello che
Boston Dynamics vuole farci vedere, quindi non è comunque una rappresentazione
obiettiva totalmente fedele della realtà.

Il video in questo tweet riassume alcuni dei tentativi falliti:

Intanto Elon Musk ha annunciato il suo robot umanoide. Lo ha fatto a sorpresa
poche ore fa, alla fine di una conferenza molto tecnica sull’intelligenza
artificiale (a 2:05 nel video qui sotto):

L’annuncio è stato decisamente semiserio, con tanto di mimo vestito da robot
che ha fatto un balletto fingendo di essere un androide, ma il
Tesla Bot, secondo Musk, è uno dei prossimi prodotti ai quali Tesla
intende dedicare le proprie enormi risorse tecniche e informatiche di
intelligenza artificiale, descritte approfonditamente nella conferenza. 

Il boss di Tesla sostiene che un’auto autonoma è sostanzialmente un robot su ruote, capace di riconoscere gli oggetti e interagire con il mondo, per cui tanto vale applicare la stessa IA a un robot umanoide.

A suo dire, Tesla Bot sarà in grado di interagire in modo naturale con il mondo, per cui sarà capace di comprendere ed eseguire istruzioni semplici come “prendi quel dado e montalo qui usando questa chiave inglese”. È pensato per compiti fisici leggeri, tediosi, ripetitivi e non intellettuali, come portare i sacchetti della spesa o andare in luoghi troppo pericolosi per gli esseri umani.

Musk ha precisato che il suo robot, molto più mingherlino (56 kg di peso) ed elegante di quelli di
Boston Dynamics, sarà progettato con alcune caratteristiche fondamentali di
sicurezza: la prima sarà l’incapacità di camminare a più di 8 km/h, in modo che si possa sempre
scappare da un Tesla Bot impazzito semplicemente dandosela a gambe. Inoltre la sua forza fisica sarà volutamente ridotta (20 kg di capacità di carico, 68 kg di stacco da terra, 4,5 kg di sollevamento a braccio esteso).

Sul palco della conferenza è stato presentato anche un simulacro fisico del Tesla Bot, ma si tratta soltanto di un mock-up tridimensionale non funzionante. Secondo Elon Musk i primi esemplari di prova saranno pronti l’anno prossimo. Staremo a vedere. Intanto ho finalmente trovato il cosplay perfetto per il mio fisico.

Visita guidata alla Starbase di SpaceX. La guida è Elon Musk. Idee e chicche a profusione (UPD 2021/08/11 17:10)

Visita guidata alla Starbase di SpaceX. La guida è Elon Musk. Idee e chicche a profusione (UPD 2021/08/11 17:10)

Ultimo aggiornamento: 2021/08/11 17:10.

Tim Dodd, del canale YouTube
Everyday Astronaut, ha passato parecchie ore a visitare Starbase, la fabbrica all’aperto di
SpaceX dove si assemblano i razzi giganti Starship e
Super Heavy. La visita è stata condotta da Elon Musk, che ha parlato
decisamente a ruota libera, rivelando (o spiegando per bene) tantissimi
dettagli di questi vettori e soprattutto dei concetti ingegneristici e di
progettazione che stanno alla base del loro sviluppo incredibilmente rapido.

Se volete farvi un’idea non troppo filtrata di chi sia realmente Elon Musk e
quali siano i suoi processi mentali, questa è una buona occasione.

Non so neanche da che parte cominciare a citare tutte le chicche tecniche che
saltano fuori in questi video (disponibili purtroppo soltanto in inglese), ma
credo che ci siano spunti per imparare non solo per chi progetta veicoli
spaziali ma per chiunque abbia da gestire un progetto o almeno voglia capire
quanta enorme complessità c’è dietro ogni realizzazione tecnica.  

Meritano attenzione, in particolare, i cinque passi della filosofia di
sviluppo proposti da Musk:

  1. Rendi meno stupide le specifiche tecniche e associale a una persona, non a
    un reparto (cita l’esempio di uno strato di materiale flessibile delle
    batterie delle Model 3 che ha causato forti rallentamenti alla produzione,
    per poi scoprire che il reparto insonorizzazione era convinto che servisse
    come protezione antincendio e il reparto sicurezza era convinto che servisse
    come insonorizzazione; lo strato è stato eliminato);
  2. Elimina un componente o un processo;
  3. Semplifica oppure ottimizza, ma soltanto dopo aver compiuto i passi
    precedenti (è inutile e costoso ottimizzare un componente o un processo che
    poi viene eliminato);
  4. Accelera il tempo di ciclo;
  5. Automatizza.

Le prime tre puntate sono già state pubblicate: aggiungerò qui le altre man
mano che verranno rese disponibili, insieme a qualche appunto sulle chicche
che ho trovato più interessanti.

 

 

  • Le grid fin del Super Heavy sono enormi e non sono ripiegabili
    come sul Falcon 9, perché si è capito che il peso supplementare del
    meccanismo di ripiegamento (che dovrebbe essere robustissimo, vista la massa
    a sbalzo e i carichi enormi che dovrebbe gestire e trasmettere) avrebbe
    comportato una penalità di consumo di propellente superiore al
    vantaggio aerodinamico offerto dal ripiegamento. Una conclusione davvero
    poco intuitiva. Quello che non c’è non pesa e non si può rompere.
  • Il meccanismo di distacco della Starship dal vettore
    Super Heavy non sarà pirotecnico o basato su razzi dedicati o su
    meccanismi a molla come fatto finora (una sfida enorme, visto che
    Starship avrà a quel punto una massa di circa 1300 tonnellate che
    andrebbero spinte): non ci sarà proprio. Verrà invece sfruttata
    l’orientabilità (gimbaling) dei motori del Super Heavy per
    creare un impulso di rotazione che produrrà la separazione (in maniera
    simile al rilascio dei satelliti Starlink, che non hanno meccanismi di
    espulsione dal vettore ma si disperdono spontaneamente grazie alla rotazione
    impartita allo stadio).
  • Tornando alle grid fin, il meccanismo di rotazione sull’asse (per
    dirigere il veicolo durante la discesa) è azionato da motori e batterie
    prese di peso dalle auto Tesla.
  • E ancora sulle grid fin: mentre sul Falcon 9 sono disposte a
    croce (a intervalli di 90°), qui sono collocate a coppie (a croce di
    Sant’Andrea). Sembra un dettaglio banale, ma fa una grande differenza: si è
    capito che il rientro richiede maggiore authority (potenza di
    controllo) su due assi e meno sul terzo, per cui questa disposizione
    consente di concentrare l’efficacia delle grid fin sui due assi che
    servono.

 

Fonte aggiuntiva:
Teslarati. Questo articolo vi arriva gratuitamente e senza pubblicità grazie alle
donazioni dei lettori. Se vi è piaciuto, potete incoraggiarmi a scrivere
ancora facendo una donazione anche voi, tramite Paypal (paypal.me/disinformatico) o
altri metodi.

Archeoinformatica: Blastar, un videogioco del 1984 un po’ speciale

Archeoinformatica: Blastar, un videogioco del 1984 un po’ speciale

Blastar è un videogioco tipico degli anni Ottanta: un miscuglio semplificato di Space Invaders e Asteroid, con le astronavi degli alieni nemici che si spostano lateralmente sullo schermo e vanno colpite con i proiettili sparati dall’astronave del giocatore.

Fin qui niente di speciale; anzi, il gioco è primitivo anche per gli standard molto modesti di quell’epoca e non va confuso con il quasi omonimo Blaster per Atari. Ma se guardiamo l’età del suo creatore cominciano le sorprese: si trattava di un ragazzo di dodici anni che viveva in Sudafrica e che aveva imparato a programmare da solo leggendo un libro.

I suoi sforzi gli valsero 500 dollari, pagatigli dalla rivista PC and Office Technology che pubblicò il listato (la sequenza delle istruzioni di programmazione) affinché altri utenti potessero trascriverlo e caricarlo nei propri computer, come si usava allora: Internet era embrionale, non era aperta al pubblico e comunque nessuno aveva il modem per collegarvisi e i dischetti erano costosissimi, per cui ci si arrangiava trascrivendo i programmi a mano.

La sorpresa più grossa, però, arriva guardando il nome del ragazzino, stampato sulla rivista: Elon Musk.

L’immagine qui sopra è tratta dal libro di Ashlee Vance Elon Musk: Tesla, SpaceX, and the Quest for A Fantastic Future (2015), una cui edizione si può sfogliare qui su Issuu.com.

Che fine ha fatto quel gioco? È ancora disponibile: un ingegnere del software di Google di nome Tomas Lloret Llinares ha convertito il programma di Elon Musk in HTML5, creando una pagina Web nella quale potete giocare a Blastar con qualunque browser moderno.



Fonti aggiuntive: The Verge, Business Insider, Fortune, Wait But Why, Popular Mechanics.

Truffe e sciacallaggi intorno alla vicenda dei ragazzi intrappolati nella caverna thailandese

Truffe e sciacallaggi intorno alla vicenda dei ragazzi intrappolati nella caverna thailandese

Gli sciacalli della Rete non sanno trattenersi di fronte a nulla: hanno saputo approfittare persino del dramma del gruppo di ragazzi rimasti intrappolati in una caverna in Thailandia che ha tenuto l’attenzione del mondo nei giorni scorsi.

Quando Elon Musk ha offerto una possibile soluzione tecnica (pagata di tasca propria) per portarli in salvo, dei truffatori hanno creato dei falsi account Twitter con la stessa icona e con nomi molto simili a quello di Musk e si sono inseriti nella conversazione online spacciandosi per lui e annunciando una svendita speciale di criptovalute: bastava mandargli da 0,1 a 5 bitcoin per avere in cambio, rispettivamente, da 1 a 50 bitcoin.

Altri truffatori hanno creato dei falsi tweet apparentemente inviati da Elon Musk nei quali offrivano un’auto elettrica Tesla a chiunque mandasse 3 bitcoin o 30 Ethereum.

Si tratta, naturalmente, di raggiri: nessuno regala niente per niente, e chi manda criptovalute in risposta a questi annunci li sta in realtà mandando direttamente nei portafogli digitali dei truffatori. Ma nella massa dei milioni di seguaci di una celebrità ci sono sempre persone ingenue o vulnerabili che non si accorgono che i tweet sono falsi e credono ciecamente a qualunque dichiarazione apparentemente fatta dai propri personaggi preferiti, come racconta l’esperto di sicurezza Graham Cluley, che ne mostra altri esempi.

Un’altra forma di sciacallaggio riguarda la ricerca di visibilità sui social network. Il collega debunker David Puente segnala una pagina Facebook che ha pubblicato un falso video delle operazioni di soccorso dei ragazzi intrappolati e ha ottenuto “in appena 5 ore oltre 100 mila visualizzazioni e quasi 4 mila condivisioni”. In realtà il video si riferisce a un’esercitazione avvvenuta nel 2010 in Francia. A quanto pare i quattromila utenti che hanno condiviso il video non si sono chiesti come mai in Thailandia si parlassero tutti in francese.

Consiglio pratico: non usate le funzioni dei social network per condividere questi annunci e questi video, neanche per segnalarli con indignazione ad amici o colleghi, perché fate il gioco di questi sciacalli. Se volete mettere in guardia contro queste truffe, usate uno screenshot o descrivetele senza linkarle o incorporarle, in modo da non regalare loro maggiore visibilità e importanza nelle statistiche dei social network.