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Antibufala: i cellulari sono pericolosissimi, cuociono persino le uova!

Questo articolo vi arriva grazie alla donazione straordinaria di “trucchis” ed è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Grazie alla risonanza di siti come Disinformazione.it e la corazzata Beppegrillo.it, sta circolando di nuovo vivacemente una bufala secondo la quale due cellulari accesi sono in grado di cuocere un uovo. Figuriamoci, quindi, cosa sarebbero in grado di fare al vostro cervello.

La storia è raccontata qui da Disinformazione.it (un nome, un programma) e qui da Beppegrillo.it (grazie a alearr per la segnalazione):

” Alcuni ricercatori hanno messo un uovo in un portauovo di porcellana tra due cellulari. Quindi li hanno messi in comunicazione tenendoli accesi. Nei primi 15 minuti non è cambiato nulla. Dopo 25 minuti il guscio dell’uovo ha cominciato a scaldarsi. Dopo 40 minuti la parte bianca dell’uovo era solida. Dopo 65 minuti l’uovo era ben cotto.” (da Beppegrillo.it)

Il fatto che sia Beppegrillo.it, sia Disinformazione.it parlino vagamente di “alcuni ricercatori”, senza indicare una fonte precisa, dovrebbe mettere la pulce nell’orecchio (o nell’auricolare, per i telefoninomani). Infatti si tratta di una bufala messa in giro di recente dal sito russo Komsomolskaya Pravda in questo articolo (in russo) del 2006, che però a sua volta si ispira a una pagina-burla datata 2000 e scritta dall’inglese Charlie Ivermee.

Caso mai non fosse chiaro che l’articolo originale di Ivermee era humour britannico (una satira dell’incapacità culinaria delle nuove generazioni, viziati come sono dal preconfezionato dei supermercati, e della loro ossessione per i telefonini), c’è chi ha fatto due conti e dimostrato che neppure tutta l’energia delle batterie di due cellulari è sufficiente a cuocere un uovo, persino nel caso (assolutamente ipotetico) in cui tutta l’energia venisse convertita in onde radio (in realtà parte dell’energia si disperde sotto forma di calore) e tutte le onde radio si concentrassero sull’uovo invece di disperdersi in tutte le direzioni.

Come capita spesso, quando si è innamorati di un proprio preconcetto, si perde il senso dell’umorismo e si diventa facile preda di qualsiasi baggianata che sembra confermare quel preconcetto.

Complimenti vivissimi per il rigore giornalistico, dunque, a Beppegrillo.it e Disinformazione.it e a tutti gli altri siti che hanno fatto circolare questa bufala senza prendersi la briga di controllarla.

E poi c’è chi se la prende con me perché la meno sempre con la richiesta delle fonti delle notizie: questi sono i mirabili risultati che si ottengono quando si pensa che le fonti siano superflue. Grillo dixit, dunque dev’essere vero, non c’è bisogno di controllare le fonti, giusto?

Sia ben chiaro che questo non vuol dire che i telefonini sono assolutamente innocui: vuol dire semplicemente che non è possibile usarli per cuocere un uovo e che quindi diffondere questa storia falsa come “dimostrazione” della pericolosità dei cellulari rischia di gettare nel ridicolo anche le preoccupazioni legittime basate su dati meno spettacolari.

Aggiornamento (2006/07/04)

Numerosi commenti qui sotto sostengono che l’articolo di Grillo sia ironico e che la notizia sia chiaramente presentata come una burla. I commenti allarmati e indignati dei lettori di Grillo sembrano indicare che l’ironia, se c’era, non è stata colta da molti.

I commenti di insulto gratuito verranno cancellati. Se avete critiche da fare, articolatele pure; ma il semplice insulto, per favore, lasciatelo dentro la tastiera.

Aggiornamento (2007/01/21)

Il 18/1/2007 ho avuto occasione di parlare direttamente con Beppe Grillo di questa storia durante una trasmissione radiofonica su Radio Città del Capo. La registrazione è linkata qui. Grillo ha ribadito che a suo parere la storia è autentica e non è stata presentata come burla.

Antibufala: occhio ai cellulari esplosivi

Antibufala: occhio ai cellulari esplosivi

Usare il cellulare mentre si ricarica è pericoloso?

Questo articolo vi arriva grazie alle gentili donazioni di “whmfan” e “valentino.gar****”.

Sta impazzando nelle caselle di posta una presentazione PowerPoint, intitolata “MAI mentre si ricarica!!!.pps”, che mette in guardia contro i presunti pericoli dell’uso di un telefonino mentre è sotto carica. Ecco il testo e le immagini.

X FAVORE, FAI CIRCOLARE!
ATTENZIONE: è risaputo che le batterie dei telefonini cellulari possono talvolta esplodere, quello che non si sapeva, è che il rischio di esplosione aumenta considerevolmente se il cellulare viene usato mentre è sotto carica!
NON USATE MAI DICO MAI E RIPETO MAI IL TELEFONINO MENTRE RICARICATE LA BATTERIA, NEANCHE PER GLI SMS. Quando lo ricaricate SPEGNETE completamente il cellulare.

BATTERIA ESPLOSA MENTRE ERA SOTTO CARICA E CELLULARE USATO A LETTO…

(PENSA A COME PUò ESSER RIDOTTA LA TESTA DELL’UTENTE…)

QUESTO STAVA USANDO IL CELL SOLO PER GLI SMS, MA ERA SOTTO CARICA…

SONO EFFETTI DEVASTANTI DI CUI NESSUNO CI AVEVA AVVISATO…

QUINDI, RIPETO, PER FAVORE:

NON USARE MAI MA PROPRIO MAI IL TELEFONINO MENTRE RICARICHI LA BATTERIA, NEANCHE PER GLI SMS.
Quando lo ricarichi SPEGNI completamente il cellulare.

Secondo il sito antibufala Snopes.com, la serie di foto (di origine ignota) è stata aggiunta a novembre 2007 a un appello che circola già dal 2004. In sintesi, è falso che usare il cellulare mentre è sotto carica sia particolarmente pericoloso; ma è vero che vi sono stati dei casi di batterie non originali che sono esplose mentre erano sotto carica.

In particolare, nel 2003 vi fu una raffica di incidenti riguardanti telefonini Nokia (una quarantina di casi in tutto il mondo, su circa 400 milioni di utenti cellulari). Secondo le indagini di Nokia, le batterie erano tutte non originali e avevano in molti casi subito una caduta che le aveva danneggiate.

Esiste un mercato della falsificazione delle batterie, e chi fabbrica i falsi gioca al risparmio omettendo le funzioni di sicurezza che servono proprio a impedire surriscaldamenti e rischi d’incendio o esplosione, come per esempio il fusibile che apre il circuito in caso di temperatura troppo alta.

Le foto che accompagnano l’appello sono invece un buon promemoria del fatto che un cellulare, come qualsiasi apparecchio a batterie ricaricabili, si scalda parecchio durante la ricarica e ha quindi bisogno di ventilazione: metterlo sotto carica appoggiandolo su un cuscino o una coperta non è un’idea intelligente, e lo stesso vale ancor di più per i computer portatili.

Assicuratevi sempre di lasciare una ventilazione sufficiente intorno agli elettrodomestici sotto carica, e usate batterie originali. E magari leggete il manuale del fabbricante, invece di fidarvi di una presentazione Powerpoint scritta da chissà chi.

Cellulare Android con backdoor incorporata

Telefonino Android con backdoor segreta già a bordo

Credit: Phonedog.com.

L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Mikko Hypponen segnala su Twitter che sui cellulari ZTE Score M, che usano Android 2.3.4 e sono venduti negli Stati Uniti, c’è un’applicazione il cui unico scopo è “fornire una backdoor a una shell di root sul dispositivo”. È sufficiente digitare la password, che è ztex1609523, come spiegato qui su Pastebin.

L’applicazione non ha un nome autoesplicativo (è sync_agent) e non è documentata ufficialmente. Non fa parte della normale dotazione di Android ed è stata presumibilmente installata da ZTE.

Chissà se altri telefonini hanno funzioni analoghe. Con una shell di root si ha accesso profondo a tutto il contenuto del dispositivo. Hmmm…

Antibufala: cose da (non) fare col telefonino

“Telefonino da sapere”, tormentone in Powerpoint

Questo articolo vi arriva grazie alle gentili donazioni di “paola74_52” e “stefano_mo****” ed è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Sta circolando via e-mail una presentazione Powerpoint di nome “telefonino da sapere.pps” che promette di rivelare grandi segreti sull’uso del cellulare. Per fortuna pesa soltanto 56 kilobyte, per cui non intasa troppo le caselle di posta, ma è comunque un appello che va per la maggiore e quindi va verificato.

Salta fuori che è una miscela un po’ insolita di verità e fandonie che la dicono lunga sull’impreparazione tecnica dei tanti che insistono a farla circolare senza verificarla. Eccone il testo commentato:

Cose che il tuo telefonino può fare (e che tu non sai)

Il numero d’ emergenza in tutto il mondo è: 112. Questo è il numero che puoi digitare anche se il telefono è bloccato. Provalo!

A parte il fatto che non si deve chiamare il numero d’emergenza per prova, perché si causa un falso allarme, l’informazione dell’appello è vera soltanto in parte: sì, il numero 112 è effettivamente componibile su quasi tutti i telefonini (a parte l’iPhone, per esempio) anche quando l’apparecchio ha la tastiera bloccata. Ma il numero 112 è valido soltanto in Europa, non in Nord America, Asia e Africa.

È vero, come nota Hoax Slayer, che se il telefonino è un GSM, digitando il 112 si viene comunque connessi al servizio d’emergenza anche se il numero d’emergenza è differente, ma questa conversione automatica del numero non vale per altri sistemi cellulari (per esempio il CDMA), per cui non è vero che il 112 è il numero d’emergenza “in tutto il mondo”.

Nel caso dell’iPhone, secondo la documentazione Apple è necessaria una manovra piuttosto complicata che potrebbe renderlo pericolosamente inutilizzabile in caso d’emergenza se chi cerca di adoperarlo (magari una persona diversa dal proprietario) non sa come procedere: bisogna far scorrere il cursore disegnato sullo schermo, toccare Phone e poi selezionare la tastiera numerica, oppure, se l’iPhone è bloccato da una password, toccare Emergency Call e poi comporre il numero.

Ma andiamo avanti con l’appello.

Hai lasciato le chiavi dentro la tua auto? Sei lontano da casa e hai il controllo remoto per aprirlo? Bene, la soluzione è di chiamare a casa e che qualcuno prenda il comando dell’apetura delle porte (o chiave elettronica) e lo metta vicino al telefono e tu il tuo a circa 20 cm di distanzia della porta dell’auto. Schiaccia e … Voilá, le porte si aprono! Funziona anche con il Baule! Puoi fare la prova!

Questa è semplicemente una scempiaggine. Il segnale dei telecomandi non è trasmissibile attraverso il cellulare. Il cellulare capta i suoni e li trasmette via radio, ma i telecomandi per auto non emettono suoni. Se vedete qualcuno che tenta di eseguire questa procedura, non affidategli incarichi intellettualmente impegnativi.

L’appello prosegue con un’altra informazione apparentemente preziosa:

Batteria del telefono scarica? Tutti i telefonini hanno una riserva di carica nella batteria, devi digitare *3370# e automaticmente si attiva dandoti una carica supplementare fino al 50%. Quando ricarichi di nuovo il tuo telefonino, si ricaricherà anche la riserva e sarà pronta per un’altra occasione

Il codice *3370# non attiva affatto una “riserva” di energia. Anzi, su alcuni modelli Nokia attiva una funzione di miglioramento dell’audio, l’Enhanced Full Rate Codec (EFR), che aumenta il consumo di energia del 5% circa, per cui la batteria dura addirittura di meno. Sui medesimi modelli Nokia si può però attivare un Half Rate Codec (codice *#4720#), che peggiora la qualità dell’audio ma allunga del 30% circa la durata della batteria, secondo Programmerworld.net. Non è comunque una “riserva” in senso stretto.

Infine la presentazione Powerpoint offre un trucchetto antifurto:

Come disattivare un telefonino che ti hanno rubato? Primo, devi sapere il numero di serie (IMEI), per recuperarlo è necessario digitare: *#06#, nel fare questo ti appaiono 15 cifre, questo è il numero di serie del tuo telefonino, scrivilo e archivialo in un posto sicuro. Se lo perdi o te lo rubano, chiama la tua compagnia per cancellare o annulare il telefonino. Quando gli dai questo numero, nessuno potrá più usarlo perché si disattiva del tutto e anche se cambiano la SIM non funzionerá.

È vero che il codice *#06# visualizza il codice IMEI, che è un numero di serie che identifica univocamente un esemplare di telefonino. Se ne prendiamo nota prima che ce lo rubino, possiamo comunicare questo codice all’operatore telefonico, che provvederà a bloccare l’uso di quel telefono sulla sua rete e (si spera, ma non sempre) sulle reti degli altri operatori in giro per il mondo.

Puoi condividere questa informazione con i tuoi amici. Fa piacere ricerverla…

No, non fa piacere, fa soltanto confusione, perché mischia cose false con cose vere, e chi si accorge della falsità piuttosto evidente di alcuni di questi “consigli” è portato a credere che siano falsi anche quelli autentici. Su quattro “cose da fare”, una sola è pienamente autentica, una è vera a metà e le altre due sono panzane. Non solo: le due informazioni non fasulle sono riportate nel manuale di ogni telefonino. Quello che nessuno legge mai.

Aggiornamenti

2011/11/15. Nel 2011 ha iniziato a circolare una variante di quest’appello, dotata di un’aggiunta secondo la quale si può digitare in senso inverso il PIN del Bancomat per allertare silenziosamente la polizia in caso di rapina durante un prelevamento allo sportello automatico. Si tratta anche in questo caso di una bufala: i dettagli sono in questo mio articolo.

Cellulari esplosivi in ricarica

Allarme per i cellulari che esplodono sotto carica

Da alcuni giorni sta impazzando una presentazione Powerpoint che segnala il presunto pericolo dell’uso dei cellulari mentre sono sotto carica. Alcune delle foto a corredo della presentazione sono piuttosto impressionanti.

Tratterò in dettaglio l’argomento nella puntata di domattina del Disinformatico radiofonico, ma nel frattempo posso anticipare che si tratta di una mezza bufala. L’uso durante la ricarica di per sé non comporta rischi di esplosione: le cause dei fenomeni descritti nell’appello sono altre, per cui è inutile e disinformante diffondere la presentazione. I dettagli saranno qui domattina.

Lego + telefonino vs cubo di Rubik (UPD20100515)

Robot di Lego pilotato da telefonino risolve cubo di Rubik

Sì, lo so, è marketing virale, ma quando è fatto così è irresistibile. Un robot creato dalla ARM usando il Lego Mindstorms e comandato da un cellulare Motorola Droid analizza (usando la fotocamera e un software apposito) e manipola un cubo di Rubik fino a risolverlo. In 25 secondi.

Avrei preferito una ripresa unica ininterrotta al posto del montaggio convulso, anche per sincerarmi che non ci siano stati trucchi o ritocchi, ma vale la pena lo stesso.

Aggiornamento: il video è stato rimosso dall’utente e non so dove recuperarne altre versioni. Nei commenti, però, trovate link ad altri video simili.

Popcorn e cellulari, spot virale che rivela l’analfabetismo tecnologico

Popcorn e cellulari, spot virale che rivela l’analfabetismo tecnologico

Il telefonino non cuoce il popcorn, ma rivela quanta gente cotta c’è in giro

L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Ne avevo già parlato nella puntata del Disinformatico radiofonico del 10 giugno scorso, ipotizzando che si trattasse di una campagna di marketing virale, e sono stato facile profeta: i vari video comparsi recentemente su Youtube che mostrano come produrre popcorn facendo squillare quattro cellulari intorno a dei chicchi di mais sono infatti una bufala.

Più precisamente, sono falsi realizzati per una campagna pubblicitaria di una marca di auricolari, come mostra attualmente la pagina apposita del sito della marca in questione.

La pagina in questione precisa che “il contenuto di questi video è costituito da illusioni ottiche fittizie e umoristiche concepite come intrattenimento. Nulla in questi video è inteso a suggerire che i telefoni cellulari possano produrre popcorn e la Cardo Systems, Inc. (“Cardo”) nega specificamente che questi video contengano una rappresentazione di fatti o commenti riguardanti la sicurezza. Cardo si solleva da qualunque responsabilità per le informazioni presenti in questi video”.

Legalese a parte, si è trattato insomma semplicemente di una finzione a scopo pubblicitario, uno spot sotto mentite spoglie, secondo una tattica sempre più diffusa in Rete. Una tattica che funziona, visto che i vari video sono stati visti oltre 11 milioni di volte (almeno così dice chi li ha prodotti) e hanno generato infiniti contro-video di sbufalamento e di presa in giro, come quello che genera il popcorn usando tre banane o quello che fa il popcorn dentro un iPhone. L’importante è far parlare di sé.

A prima vista possono sembrare superflui i contro-video di quelli che hanno ritenuto necessario addirittura fare la verifica sperimentale, come questo della redazione di Le Post, ma questa campagna pubblicitaria ha messo in luce un fenomeno sconsolante: c’è tanta gente che ci ha creduto, nonostante il fenomeno sia manifestamente impossibile, come può capire chiunque abbia un minimo di conoscenza tecnica.

Infatti un cellulare genera al massimo 2 watt di segnale, per cui mettendone insieme quattro si arriva al più a 8 watt; un forno a microonde genera 1500 watt o più, e lo fa in un ambiente chiuso che concentra le microonde, eppure ci mette un buon minuto a fare i popcorn. Pensare che ci possano riuscire quattro cellulari significa non solo non capire un’acca di tecnologia, cosa preoccupante in un mondo in cui la tecnologia è alla base della nostra vita, ma anche non avere capacità critica: se davvero fosse possibile cuocere il popcorn con quattro cellulari, le vostre orecchie dovrebbero bollire ogni volta che usate il telefonino.

Uno degli esempi più patetici di quest’analfabetismo tecnologico mi è arrivato oggi. Lo pubblico anonimizzato per obbligo professionale, ma gente di questo tipo, che mette in allarme amici e colleghi per niente, andrebbe secondo me messa alla gogna.

I: Caro amico salviamo il salvabile , A E MANDA QUESTA MAIL ATUTTI GLI AMICI A CUI VUOI BENE

A: [lista di destinatari, ovviamente rigorosamente in chiaro]

I pop corn si cucinano con le radiazioni del cellulare ,, e il nostro
cervello ?, prova a casa tua.

se apri questo smetterai di telefonare ?

http://it.youtube.com/watch?v=AcLS2WJERQ0

E’ importante leggi tutto .
Sono anni ormai che usiamo il cellulare e ci han detto che non fa male ..
Scienziati amici e giornalisti ,dicono il contrario ,
l ‘industria paga giornalisti e scienziati per non allarmare.
Mentre molti miei amici hanno malattie sconosciute all’udito e non solo
..
Vorrei pregarti di usare il mio cellulare con parsimonia
1) aL CELLULARE sii telegrafico
2) SE RIESCI è MEGLIO UN SMS
3) MEGLIO CHIAMARMI AL MIO FISSO DI UFFICIO [omissis] (9-18)
O DI CASA 06 [omissis]

ECCO PERCHE’ VEDITI UNO DI QUESTI FILMATI E TI CONVINCERAI

http://it.youtube.com/watch?v=AcLS2WJERQ0

http://it.youtube.com/watch?v=lg_dyD0Nsjw

LE RADIAZIONI FANNO MALISSIMO
E GLI INTERESSI DELLE INDUSTRIE E DELLE COMPAGNIE TELEFONICHE
SONO PIU GRAND DELLA NOSTRA SALUTE,
CIAO H[omissis] G[omissis]

Attenzione ai bambini , non dormire vicino a cellulari, i bambini
subiscono
danni maggiori degli adulti.
Il telefono fisso è gratuito , riscopriamolo

Non ho parole. Ditemi che è una burla.

Gli autori spiegano in dettaglio il trucco

A metà luglio 2008, gli autori dello spot sono stati intervistati dalla CNN per spiegare come è stata realizzata la serie di video: molti hanno pensato alle tecnologie fisiche pù ardite, ma come in ogni buon trucco, la semplicità è l’ingrediente vincente. I dettagli sono in questo mio articolo di aggiornamento.

Scarica una puntata di telefilm in vacanza: bolletta da 40˙000 euro

Scarica una puntata di telefilm in vacanza: bolletta da 40˙000 euro

Attenti alle vacanze in roaming

A furia di bollette pesanti, molti proprietari di telefonino stanno cominciando a capire che usare il cellulare in roaming, ossia fuori dalla propria rete nazionale, ha dei costi molto alti, sia per le chiamate ricevute, sia per quelle uscenti.

Un aspetto che non ha ancora raggiunto una soglia di consapevolezza diffusa è invece il costo della trasmissione dati quando si è in roaming. In queste circostanze, cadono tutte le convenzioni e agevolazioni forfetarie che si hanno sulla propria rete cellulare nazionale e si va incontro a bollette stratosferiche.

Giunge infatti dal Regno Unito, precisamente dal Manchester Evening News, il racconto della disavventura capitata al trentaquattrenne Iayn Dobson, che durante un viaggio in Portogallo ha usato il proprio cellulare per scaricare una puntata della sua serie TV preferita, Prison Break, e alcune canzoni.

Al suo ritorno a casa ha ricevuto dal proprio operatore telefonico una bolletta di 31.500 sterline, pari a circa 40.000 euro o 64.000 franchi svizzeri.

Ci son voluti mesi di trattativa con l’operatore cellulare e l’intervento non certo gratuito di un avvocato per ottenere un ricalcolo della bolletta, che è stata poi ridotta a 229 sterline (290 euro, 465 franchi).

Chi sta pensando di usare l’iPhone, con le sue esigenze di trasmissione dati continua, farà dunque bene a stare attento quando va all’estero, o almeno a leggersi il manuale per sapere come disattivare queste funzioni all’occorrenza.

La stessa raccomandazione vale anche per qualsiasi altro cellulare dotato di GPS: spesso questa funzione include il servizio A-GPS, che usa la trasmissione dati GPRS per migliorare il rilevamento della posizione: come mi segnala Lorenzo, l’autore del programma gratuito di localizzazione Eriadne, “è quindi fortemente consigliabile di cercare questa impostazione e disattivarla per i viaggi all’estero in quanto il traffico dati roaming è tassato fino a 10 volte di più che nel proprio paese.”

BlackBerry spione

BlackBerry spione

PhoneSnoop, software per trasformare in “cimice” un BlackBerry

Il CERT (Computer Emergency Response Team) statunitense, uno dei più stimati enti di sicurezza informatica, ha segnalato la disponibilità di PhoneSnoop, un programma che, installato sul telefonino BlackBerry della vittima, permette all’aggressore di chiamare il cellulare della vittima e attivarne il microfono per ascoltare a distanza quello che succede in prossimità dell’apparecchio.

Il CERT si limita laconicamente a consigliare agli utenti di scaricare applicazioni per BlackBerry soltanto da fonti fidate e di attivare la protezione con password del telefonino.

L’autore del programma, Sheran A. Gunasekera, è un po’ più loquace e spiega che una volta installato PhoneSnoop sul cellulare della vittima (sottraendoglielo temporaneamente oppure usando le solite tecniche creative di ingegneria sociale), il programma attende una chiamata da un numero di telefono specifico: quello dell’aggressore. Quando la riceve, risponde automaticamente e mette il BlackBerry in modalità vivavoce, così l’aggressore può ascoltare conversazioni o altre attività rumorose in corso nelle vicinanze del telefono.

Va detto che PhoneSnoop non fa nulla per nascondersi: è software dimostrativo. E’ visibile nell’elenco delle applicazioni del telefonino infettato e durante l’ascolto remoto lo schermo indica chiaramente che c’è una chiamata in corso.

In sé la disponibilità di software che trasforma il cellulare in cimice non è una novità: quello che però non ci si aspetterebbe è che siano gli operatori telefonici a iniettare questo software-spia. E’ quello che è successo ai primi di luglio del 2009 a circa 100.000 utenti BlackBerry dell’operatore Etisalat degli Emirati Arabi, che si sono visti proporre dall’operatore stesso un aggiornamento che è risultato essere poi uno spyware diffuso intenzionalmente, che si nascondeva nel telefonino e inviava al suo gestore copie delle mail degli utenti. Gli utenti si sono accorti dell’alterazione perché i BlackBerry esaurivano la propria batteria molto più rapidamente del normale.

Gunasekera propone alcuni metodi per evitare questo genere di trappole, ma è veramente triste dover includere fra le fonti non fidate persino certi operatori cellulari. Ed è presumibilmente questo il genere di preoccupazioni che aveva causato tanta riluttanza nei servizi di sicurezza statunitensi quando Obama ha insistito per tenersi il proprio BlackBerry.

SMS, perché proprio 160 caratteri?

SMS, perché proprio 160 caratteri?

Perché 160 caratteri per un SMS?

L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Vi siete mai chiesti da dove deriva il limite di 160 caratteri per un SMS? Perché proprio 160 e non 150, 200 oppure 256? Il Los Angeles Times spiega la curiosa origine di questo limite intervistando uno degli inventori dei messaggini, Friedhelm Hillebrand.

Nel 1985, Hillebrand era presidente del comitato servizi extra-fonia del Groupe Spécial Mobile, il gruppo creato dall’associazione degli operatori di posta e telecomunicazioni europei (CEPT) che all’epoca stava definendo gli standard tecnici della rete cellulare digitale che poi prese appunto il nome di GSM. L’acronimo fu poi riformulato per rappresentare le parole Global System for Mobile communications.

Uno dei compiti di Hillebrand era appunto definire, insieme ai colleghi, le caratteristiche del servizio di brevi messaggi di testo (Short Message Service, da cui SMS) previsto dallo standard della nuova generazione di telefonini (che all’epoca erano poco “ini”: erano più che altro radiomobili da installare in auto o valigette da viaggio; i palmari erano più fantasia che realtà).
Fece un primo esperimento alla buona: si mise alla macchina per scrivere e batté frasi e domande a caso su un foglio, contando poi le battute di ciascuna. Erano quasi sempre meno di 160.
Era un dato importante, perché il sistema di messaggistica doveva sfruttare un canale radio secondario della rete cellulare, nel quale di solito non avviene nulla a parte qualche breve scambio di pochi bit per la gestione del traffico telefonico, e lo spazio a disposizione era sì gratuito, ma limitato, per cui la brevità era essenziale. Hillebrand e colleghi riuscirono inizialmente a far stare 128 caratteri nei formati predefiniti di questo spazio, ma 128 sembravano troppo pochi, così optarono per 160 caratteri di sette bit.
L’esperimento informale di Hillebrand fu poi confermato da un’analisi della lunghezza media dei messaggi mandati via Telex e tramite cartoline: si scoprì che nonostante in questi mezzi di comunicazione non vi fossero limitazioni tecniche di lunghezza, gli utenti tendevano comunque a comporre messaggi di meno di 160 caratteri.
Quello che non era previsto era il successo che avrebbero avuto gli SMS, pensati inizialmente come una funzione di nicchia supplementare della rete cellulare, una sorta di cercapersone evoluto per pochi professionisti, tanto che dovevano inizialmente essere gratuiti, visto che erano difficili da comporre sulla tastiera. Poi qualcuno si rese conto che far pagare per un servizio che non costa nulla è un ottimo modo per fare soldi, e il resto è storia.