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Google Latitude, tracciamento di amici, nemici e dipendenti

Google Latitude, tracciamento di amici, nemici e dipendenti

Google Latitude ti aiuta a localizzare gli amici, ma anche a farti spiare

Serie notevole di novità per Google in questo periodo: il 4 febbraio scorso ha presentato Google Latitude, un servizio di localizzazione per telefonini e PC. L’idea è consentire il tracciamento e la localizzazione di amici, familiari e dipendenti e di offrire ai medesimi la possibilità di fare altrettanto con noi. Ovviamente il servizio si presta sia a usi positivi, sia a forme di sorveglianza che faranno impensierire molti.

Google Latitude funziona con qualunque dispositivo che supporti Google Maps for Mobile 3.0 (per esempio i Blackberry, buona parte dei cellulari basati su Windows Mobile 5.0 o Symbian S60. E’ prevista a breve l’aggiunta di iPhone e persino di un dispositivo non cellulare come l’iPod touch. Latitude supporta anche qualunque PC (Linux, Mac o Windows) a patto di usare il gadget Latitude di iGoogle.

Il servizio di localizzazione è in grado di funzionare anche con dispositivi privi di funzioni di localizzazione interne (GPS) usando la triangolazione basata sui servizi cellulari o wifi che vengono “visti” in un dato istante dal dispositivo. In tal caso, la precisione del servizio scende a circa 200 metri.

L’utente può scegliere con chi condividere le proprie informazioni di localizzazione, ma questa è un’opzione soltanto in termini tecnici: se un datore di lavoro, o un genitore preoccupato, chiedono di avere le informazioni, le pressioni per concederle potrebbero essere pesanti. Ma questo non è compito di Google.

Cellulari Symbian vulnerabili, SMS bloccati

Cellulari Symbian vulnerabili, SMS bloccati

Symbian e la Maledizione del Silenzio

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Sembra il nome di un romanzo d’avventura, ma è una magagna abbastanza seria per i possessori di telefonini. I cellulari che usano il sistema operativo Symbian S60 Second e Third Edition Feature Pack 1 (quasi esclusivamente modelli Nokia, ma anche qualche Sony Ericsson, Samsung, Panasonic e Lenovo) sono vulnerabili a un attacco che li rende incapaci di ricevere SMS e MMS.

L’unico rimedio (a parte l’installazione di un antivirus) è un reset profondo del telefonino, che comunque rimane in grado di fare e ricevere chiamate. L’attacco è stato chiamato pittorescamente “Curse Of Silence”, ossia “la maledizione del silenzio”.

Secondo l’advisory del Chaos Computer Club tedesco, si tratta di un denial of service (demo video qui) basato su un difetto nella gestione di un particolare tipo di SMS. All’aggressore basta creare un SMS contenente un indirizzo di e-mail lungo più di 32 caratteri seguiti da uno spazio e inviare l’SMS avvelenato specificandone il tipo come “Internet Electronic Mail”. Per tutte le versioni del sistema Symbian tranne la 3.1 basta un singolo SMS per completare l’attacco: per i cellulari con versione 3.1 è necessario un invio ripetuto varie volte. Non occorre che il destinatario legga il messaggio.

Sono immuni a questa forma di attacco i cellulari che usano Symbian S60 Third Edition Feature Pack 2, Symbian S60 Fifth Edition e Symbian OS 9.3. Per sapere se il vostro cellulare usa Symbian e una sua versione vulnerabile, consultate il manuale del telefonino.

Le probabilità di finire vittima di questa “maledizione” sono scarse e l’attacco in sé non devastante. Ma l’esistenza di questa falla è indicativa di una scarsa attenzione alla sicurezza e sottolinea efficacemente il fatto che un “semplice” messaggio ha in realtà un potenziale d’attacco inaspettato.

Fortinet e F-Secure hanno già predisposto antivirus su misura.

Arrivano i cellulari da polso?

Arrivano i cellulari da polso?

Telefonini da polso, forse stavolta ci siamo

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Vi hanno appena regalato per Natale un telefonino super? Primitivi. Stanno per debuttare i cellulari da polso: orologi che contengono un intero telefono GSM/UMTS, un lettore MP3, uno schermo tattile, un vivavoce e una videocamera. Roba da James Bond (o da Dick Tracy, per gli intenditori). Un gadget che farà gola a molti informatici e ad altrettanti guardoni.

LG ha annunciato il modello LG-GD910 (foto qui accanto; notate la vistosa photoshoppatura del display).

E’ un telefono 3G con HSDPA (7,2 Mbps teorici). Ha uno schermo tattile LCD da 3,6 cm, una videocamera per foto e videochiamate (funzione che si presta molto allo spionaggio spicciolo), un lettore MP3, una connessione Bluetooth (comodo per l’auricolare), riconoscimento vocale e sintesi vocale (text-to-speech) e un vivavoce.

Lo spessore è di 13,6 mm: come sei Swatch Skin uno sopra l’altro, che non è poco (dite addio ai polsini delle camicie). Dovrebbe essere venduto inizialmente in Europa e Corea nel 2009, ma al momento in cui scrivo non sono state fornite date precise e non è noto il prezzo.

Se non ve la sentite di aspettare, Phenom offre subito cellulari da polso, come lo SpecialOps e l’MI5 (foto qui accanto). Sono modelli GSM anziché 3G, probabilmente per allungare l’autonomia della batteria, che sarà il vero tallone d’Achille di questi gingilli. Niente videochiamate, quindi, ma è integrata una videocamera per registrare video. Entrambi hanno un lettore micro-SD e sono in grado di riprodurre MP3 e video MPEG4; lo SpecialOps ha una tastiera fisica sul cinturino. I prezzi sono sotto i 300 dollari.

Fonti (con altre foto del modello LG): The Register, Gizmodo, Electronista, Akihabara News, Physorg, Unwired View.

Piccolo test di tracciamento

Piccolo test di tracciamento

Seguitemi per testare un software gratuito di tracciamento volontario

Questo articolo vi arriva grazie alle gentili donazioni di “papaf” e “lorenzo.r****”.

Come già accennato qualche tempo fa, sto testando Eriadne, un programma gratuito che si installa sui cellulari dotati di GPS (interno o esterno) e permette di inviare periodicamente le proprie coordinate a una pagina Web, che è condivisibile con chiunque o proteggibile tramite password.

Il primo test non è stato un grande successo a causa del consumo eccessivo di batterie derivante da un mio errore di configurazione: andando in roaming, il cellulare non ha saputo cambiare impostazioni per la trasmissione automatica dei dati e io non l’ho corretto manualmente, per cui ha tentato ossessivamente di connettersi, senza riuscirci, fino a che si sono scaricate le batterie.

Domenica è andata molto meglio e sono riuscito a tracciare un tour dal Maniero Digitale fino a Pavia e ritorno, come potete vedere qui sopra nell’immagine statica e (ancora per qualche ora) in versione interattiva direttamente sul sito di Eriadne: basta immettere il mio indirizzo di posta topone chiocciola pobox punto com senza password nella mappa in fondo alla pagina del sito di Eriadne, oppure seguire questo link diretto.

Il percorso è segnato con discreta precisione sulla mappa zoomabile di Google Maps, tranne qua e là quando ci sono dei salti improvvisi dovuti alla periodicità del rilevamento GPS, e include anche l’altimetria e i tempi progressivi. E’ un percorso di andata e ritorno, per cui non stupitevi se fra un marcatore e l’altro il minutaggio cambia in modo apparentemente anomalo.

Se vi interessa, potete seguirmi stamattina mentre vado da casa alla sede della RSI (radio svizzera di lingua italiana) e ritorno per la puntata di oggi del Disinformatico: partirò intorno alle 9.20 e aggiornerò il tracciamento ogni cinque minuti. Andate al sito di Eriadne e immettete il mio indirizzo di e-mail, senza password, poi cliccate su Show.

Il software gratuito Eriadne è pensato per chi fa escursioni e vuole essere localizzabile in caso d’emergenza (permette anche di mandare un SMS con le coordinate correnti ai servizi di soccorso), ma si presta anche a molte altre applicazioni ed è in evoluzione, per cui le vostre impressioni e idee sono preziose; potete anche scaricarlo e usarlo per conto vostro, seguendo le apposite istruzioni, e realizzare tracciamenti pubblici o privati (per renderli privati basta usare una password e affidarla solo a chi volete comunicare i vostri spostamenti). Si tratta di software realizzato in Svizzera, ma può essere utilizzato in qualsiasi paese.

Chiaramente Eriadne richiede un GPS e l’uso dei servizi di trasmissione dati della rete cellulare, per cui è opportuno avere un contratto dati forfetario per evitare salassi e bisogna fare attenzione alle tariffe di roaming. L’elenco dei cellulari supportati è nella pagina principale del sito.

A parte i test tecnici, la parte interessante di questo genere di software è quella psicologica: che effetto fa sapere di poter tracciare o essere tracciati in tempo quasi reale, anche se si tratta di un tracciamento volontario? Per esempio, gli spericolati del volante sarebbero meno spavaldi se sapessero che i dati possono essere usati per vedere a che velocità vanno? Sareste disposti a farvi tracciare in cambio di uno sconto sull’assicurazione auto o infortuni?

E poi ci sono le applicazioni sociali. Il software potrebbe essere ampliato per creare una comunità geolocalizzata interattiva: gli utenti potrebbero scegliere di essere allertati in modo da sapere se un loro amico è inaspettatamente nelle vicinanze e potrebbero quindi raggiungerlo (o evitarlo!). Coordinare un’escursione di gruppo sarebbe molto più facile e intuitivo, avendo a disposizione la mappa di dove si trova ogni partecipante, e potrebbero nascere nuovi giochi (infatti già esiste il geocaching), e così via.

Si potrebbe creare un log con i propri spostamenti quotidiani, per esempio per calcolare le proprie percorrenze (a piedi, in auto, in bici, in barca). Un rappresentante o un autotrasportatore potrebbe essere localizzato dalla sua ditta per ottimizzarne gli spostamenti. Si potrebbe anche pensare alla validità giuridica di questo tracciamento: potrebbe contribuire a formare un alibi a un innocente o a incastrare un colpevole?

Quando pensiamo al tracciamento evochiamo subito istintivamente immagini da Grande Fratello orwelliano, ma le applicazioni alternative sono moltissime: saranno gli utenti a decidere quali emergeranno, ovviamente se gli operatori telefonici attiveranno i propri neuroni e forniranno tariffe dati sensate. L’importante è fornire strumenti neutrali e accessibili a tutti, senza barriere proprietarie, che facciano da terreno fertile per lo sviluppo di nuove idee, nuovi giochi, nuove socialità e nuove occasioni di business.

Antibufala: allarme per chat di TIM sui cellulari

Antibufala: allarme per chat di TIM sui cellulari

Love.dada.net, falso allarme a catena che fa spendere soldi veri

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Nuove frontiere delle catene di Sant’Antonio: arriva quella che vi fa indurre i vostri amici a pagare soldi se credono ai vostri consigli.

Sta circolando da qualche giorno via mail e sui telefonini, principalmente in Italia, un appello che mette in guardia contro un particolare servizio di chat, che sarebbe stato attivato da TIM senza preavviso e che costerebbe 4 euro a settimana.

L’appello invita a evitare ulteriori addebiti e a disdire subito il servizio mandando dal proprio cellulare un SMS contenente la parola STOP al numero 48405.

Ecco un esempio di testo dell’appello (grazie a Elisabetta per la segnalazione):

A nostra insaputa la Tim ci ha ativato [sic] un servizio di chat che costa 4euro a settimana. Disdici subito inviando STOP al 48405. Ti arrivera’ 1 sms di conferma della disdetta. Dillo agli altri

Si tratta di una bufala ben congegnata, probabilmente frutto di un equivoco. Infatti le segnalazioni che ho ricevuto fin qui dicono che non esiste alcun servizio di chat attivato da TIM ad insaputa dell’utente; tuttavia inviando la richiesta “STOP” al numero 48405 sulle reti cellulari italiane si riceve effettivamente un messaggio che annuncia la disattivazione di un servizio.

Questo messaggio sembra confermare l’autenticità dell’appello, ma in realtà lo stesso messaggio che parla di disattivazione arriva anche a chi manda la richiesta ma non si è mai iscritto al servizio.

Il servizio, insomma, non distingue fra iscritti e non iscritti: se gli mandate la richiesta di disattivazione, non dice “Guarda che non eri iscritto neanche prima”. E così gli utenti ci cascano, e pagano per essersi fidati del consiglio della catena di sant’Antonio, inoltrata come al solito senza verificarla.

E’ infatti sufficiente immettere in Google “stop tim 48405” per avere le prime informazioni di smentita di quest’appello.

Si trova, per esempio, questa pagina di Dada.net, che spiega che il numero 48405 è associato a Love.dada.net, “un servizio in abbonamento, il cui costo è di 4,2 Euro la settimana” e serve “per fare nuove conoscenze e entrare in contatto con tantissime persone”. Sarà. Sta di fatto che la pagina di Dada.net dice che per abbonarsi al servizio bisogna mandare una richiesta d’iscrizione via Web o SMS. Niente attivazione ad insaputa: anche se qualcuno dovesse mandare la richiesta via Web a vostro nome, dovreste inviare un SMS di conferma dal vostro cellulare.

Anche la disattivazione di Love.dada.net può avvenire via Web oppure tramite SMS (“inviando LOVE OFF al 48405”, dice la pagina informativa); se si invia un SMS con scritto “STOP DADANET” al 48405 oppure al 48282, si disattivano “il servizio Dada.net in abbonamento a pagamento e tutte le offerte eventualmente attivate (love.Dada.net, mobi.Dada.net)”.

Al momento non è chiaro quanto costi l’invio della disdetta inutile: la pagina informativa presenta una giungla di prezzi per SMS inviati e ricevuti che varia a seconda dell’operatore telefonico e del tipo di messaggio. Un labirinto che sembra fatto apposta per stordire l’utente. Secondo alcune segnalazioni, si paga sia l’SMS di disattivazione, sia l’SMS ricevuto che “conferma” la “disattivazione”.

Quello che è certo è che l’appello è un falso allarme che ingrassa gli operatori cellulari, che incassano non solo ogni volta che qualcuno invia la disdetta inutilmente, ma anche ogni volta che qualcuno inoltra la catena di sant’Antonio.

Queste sono le prime informazioni, sufficienti a dire che non è opportuno far circolare l’appello: ho comunque contattato il servizio clienti di Dada.net per avere dettagli.

Aggiornamento (2008/01/17)


Ieri mi ha contattato l’ufficio relazioni esterne di Dada.net, mandandomi chiarimenti e il testo del messaggio (effettivamente ingannevole) ricevuto dagli utenti non iscritti. Il testo è stato cambiato e reso più chiaro. Maggiori dettagli in questa mia nota.

Quanto costa davvero un SMS?

SMS, 465 euro al megabyte

Questo articolo vi arriva grazie alle gentili donazioni di “br1tad” e “bernardo”. L’articolo è stato corretto dopo la pubblicazione iniziale.

Belli, gli SMS. Comodi e discreti. Una nuova forma di comunicazione, adorata dalle giovani generazioni che sembrano avere pollici geneticamente modificati. Ma una miniera d’oro per gli operatori telefonici, alcuni dei quali ne ricavano utili fino al 90%. Gli SMS, da soli, costituiscono il 20% del loro fatturato. A pochi centesimi a messaggio, ci sembra di spendere poco. Ma forse stiamo pagando troppo.

Facciamo due conti. Secondo l’analisi di Gthing.net, un SMS contiene un massimo di 140 byte (1120 bit) di dati. I 160 caratteri massimi di un SMS ci stanno in 140 byte perché gli SMS usano una codifica a 7 bit.

Se un SMS costa 10 centesimi di franco ed è sfruttato integralmente (composto da 160 caratteri), un bit viene a costare 10/1120 = 0,0089 centesimi. A questi prezzi, trasmettere un megabyte di dati (1.048.576 byte di 8 bit), ossia grosso modo un minuto di canzone MP3 o un libro, verrebbe a costare circa 750 franchi. Avete letto bene: settecentocinquanta. Lo stesso ragionamento vale anche con gli euro al posto dei franchi, ovviamente.

Nota: nella prima stesura di questo articolo avevo sbagliato i calcoli, e anche parecchio. Sono come i vecchi processori Pentium: ho la tendenza a randomizzare le cifre decimali e parcheggiare in doppia file il punto decimale. Chiedo scusa, prometto di non fare più calcoli dopo l’una del mattino e ringrazio Matteo per avermi corretto.

Anche acquistando pacchetti di SMS a un prezzo apparentemente vantaggioso (per esempio 1000 SMS per 19 franchi), il costo per SMS scende a 1,9 centesimi, ma un megabyte, o un minuto di MP3, costerebbe comunque ben 142 franchi e spiccioli.

Eppure le offerte di trasmissione dati dei medesimi operatori consentono di trasmettere 50 di quegli stessi megabyte per meno di dieci franchi, e si può scendere ancora con gli abbonamenti dedicati, che offrono trasmissione illimitata per pochi franchi al giorno. Le offerte sul mercato italiano sono strutturate allo stesso modo. Chiaramente qualcosa non va. Perché lo stesso bit trasmesso in un modo costa 300 volte di più che in un altro?

Facciamo un altro confronto. La trasmissione della voce sulla rete GSM è anch’essa una trasmissione di dati, che utilizza normalmente un codec a 9,6 kilobit al secondo (esistono anche l’Half Rate a 5,6 kb/s e il Full Rate a 13 kb/s, ma lo standard è 9,6 kb/s). In altre parole, un minuto di conversazione trasmette 576.000 bit, pari a 514 SMS. Quindi se la voce seguisse le tariffe degli SMS, un minuto di telefonata cellulare ci costerebbe 51 franchi e spiccioli.

La disparità diventa ancora più evidente se si considera che quel minuto di telefonata (che costa pochi centesimi) deve essere recapitato a destinazione immediatamente, mentre un SMS può arrivare anche con comodo. Paghiamo un bit pigro di un SMS centinaia di volte di più di quel che paghiamo i bit velocissimi delle telefonate. Non sorprende, allora, che secondo dati di Forrester Research citati dall’International Herald Tribune ci siano appunto margini di utile del 90% da parte degli operatori.

E’ eccessivo? L’Unione Europea si sta muovendo per far ridurre i costi della trasmissione dati e degli SMS in roaming, come riferisce Reuters, entro luglio, perché i ricarichi praticati in roaming sono in conflitto con il concetto di mercato unico dell’UE. Ma l’iniziativa mira soltanto ad equiparare i costi degli SMS inviati in roaming con quelli inviati sulla propria rete cellulare: i costi degli SMS in sé restano stratosferici in termini di prezzo al bit.

C’è chi propone soluzioni per arrangiarsi, come Skebby, Cellity o JackSMS, che usano i contratti forfetari di trasmissione dati per collegarsi ai servizi di invio SMS oppure creano una sorta di messaggistica istantanea, ma non è un servizio universale come lo è l’SMS. In Svizzera c’è anche l’originale smartphone Ogo, che permette di avere la chat di MSN sempre in tasca a canone fisso mensile, ma permette di chattare soltanto con altri utenti MSN (senza allegati): anche qui gli SMS si pagano a parte. Sembra proprio che nessuno voglia mollare la gallina dalle uova d’oro.

Le Iene e cellulari, NON riproviamo stasera

Niente cellulari in volo stasera

Questa sera dovrebbe andare in onda il servizio de Le Iene dedicato alla pericolosità dei cellulari in aereo. Visto il rinvio, è stato girato del materiale aggiuntivo che dovrebbe essere molto interessante. A stasera!

Aggiornamento


Come non detto: la redazione mi ha appena avvisato che il pezzo non andrà in onda stasera. Sigh.

Antibufala: si può telefonare a scrocco dagli aerei?

La leggenda del cellulare volante

Questo articolo vi arriva grazie alle gentili donazioni di “marzio.fatu****” e “clodem”.

Non voglio anticipare tutto il dossier che ho preparato per Le Iene prima che mandino in onda il servizio sulla pericolosità dei cellulari in aereo, ma visto che si tratta di parecchio materiale, comincio a pubblicarne alcuni stralci, anche perché è importante stroncare uno dei miti che possono indurre a violare la sicurezza dei voli.

Il mito in questione è che sia proibito usare i cellulari a bordo soltanto perché telefonare ad alta quota manderebbe in tilt il sistema di gestione degli addebiti e quindi si potrebbe telefonare gratis, e gli operatori telefonici non vogliono scrocconi.

I dati tecnici sbufalano drasticamente questo mito: avrebbero forse potuto funzionare i cellulari analogici (ormai in disuso), almeno a quote basse. Ne abbiamo un esempio tragico negli eventi dell’11 settembre: a bordo del Volo 93, quello caduto in Pennsylvania, un passeggero (Edward Felt) e una hostess (CeeCee Lyles) riuscirono a usare brevemente i loro cellulari per due chiamate quando l’aereo era a meno di 1800 metri di quota.

Ma per quanto riguarda i cellulari digitali, ci sono dei limiti intrinseci del sistema che rendono sostanzialmente impossibile telefonare in quota. Lo standard GSM ha un limite pratico di 35 chilometri fra cellulare e stazione radio base (estendibile se si interviene sul parametro del timing advance). Non è un limite di portata del segnale radio: è un limite dettato dall’esigenza di sincronizzare più telefonate in modo che condividano la stessa frequenza senza disturbarsi a vicenda. Quindi niente telefonate sull’oceano, ma almeno in termini di distanza sarebbe possibile agganciarsi a un’antenna anche in quota (a 10 km o più).

Lo stesso motivo di sincronizzazione pone però un limite (dettato a livello di specifica) di 250 km/h di velocità relativa fra telefono e stazione radio base, anche se i test sui treni ad alta velocità indicano che il GSM 900 può funzionicchiare fino a 500 km/h (Application of GSM in high speed trains: measurements and simulations, IEEE, 1995); ma il GSM 1800 ha un limite ancora inferiore (circa 125 km/h). Considerato che gli aerei volano mediamente a oltre 800 km/h, la sincronizzazione risulta impossibile.

In altre parole, usare il cellulare in volo è non solo pericoloso e stupido: è inutile.

Antibufala: allarme SMS, corretto il messaggio

Dada.net aiuta a bloccare il falso allarme via SMS

Questo articolo vi arriva grazie alle gentili donazioni di “stegiordy” e “piada”.

Ho un aggiornamento sull’allarme fasullo per una chat da 4 euro a settimana che sarebbe stata attivata di nascosto da TIM e che, sempre secondo l’appello-bufala che gira, andrebbe bloccato mandando un SMS con la parola STOP al numero 48405.

Mi ha contattato l’ufficio relazioni esterne di Dada.net, che ha spiegato che per motivi ancora da accertare, effettivamente anche gli utenti che non erano iscritti alla chat presa di mira dall’appello ricevevano il seguente messaggio gratuito quando mandavano STOP al 48405:

“Ti sei cancellato da Love.dada.net. Non rinunciare all’ occasione di conoscere tantissimi amici! Ricordati che puoi tornare nella community inviando SI al 48405.”

E’ quindi comprensibile che molti abbiano interpretato la risposta come una conferma dell’autenticità dell’appello. Dada.net ha modificato il messaggio, che ora recita molto più chiaramente:

“Messaggio di errore gratuito: non risulti iscritto al servizio”.

La cosa dovrebbe quindi ridimensionarsi: nel frattempo, Dada.net e TIM hanno i centralini e le caselle di posta sotto pressione per via delle numerosissime richieste di chiarimenti generate dal messaggio ingannevole e dall’appello-bufala. Anche Telecom Italia e altre aziende hanno dovuto diramare comunicati interni per frenare il dilagare di questa storia che sta costando soldi a tutti coloro che ci cascano. Invece di fare un favore agli amici, li stanno inducendo a buttar via del denaro.

Questi, ahinoi, sono i danni causati da chi non controlla prima di inoltrare a tutti.

Confermato: Google entra nella telefonia mobile

Linux e Google nei cellulari del prossimo futuro, i colossi tremano

La BBC ha annunciato poco fa che Google ha presentato oggi, come si vociferava da qualche tempo, del software che ambisce a diventare il sistema operativo universale per i cellulari.

Lo scopo del software (a parte generare soldi per Google tramite la pubblicità mirata) è facilitare l’uso di Internet sul telefono. I primi cellulari Googlizzati saranno disponibili nella seconda metà del 2008.

Secondo USA Today, dietro l’iniziativa di Google c’è una coalizione che include l’operatore statunitense Sprint, i fabbricanti Motorola e Samsung, e l’operatore giapponese NTT DoCoMo. La base del sistema operativo sarà Linux con Java.

Considerato che, come nota News.com, ci sono nel mondo un miliardo di telefonini, se l’idea di Google prende piede, Linux potrebbe diventare di colpo il sistema operativo più diffuso del pianeta.

News.com nota che la piattaforma cellulare di Google si chiama Android e aggiunge alla coalizione, denominata Open Handset Alliance, l’operatore giapponese KDDI, Qualcomm, Broadcom, HTC, Intel e Texas Instruments. Non è previsto un vero e proprio telefonino marchiato Google: il software sarà semplicemente installato dai vari fabbricanti di cellulari. Android sarà sotto licenza Apache versione 2.0, sempre secondo News.com.

L’entrata del colosso Google nel mercato della telefonia mobile promette di cambiare radicalmente la situazione attuale, nella quale gli operatori fanno a gara a castrare le potenzialità dei loro cellulari imponendo il modello del “giardino cintato” (walled garden): invece di lasciare che siano gli utenti a inventarsi i servizi andando liberamente su Internet, cercano di spingerli verso i propri servizi proprietari, con risultati frustranti per gli utenti e negativi per gli operatori. Staremo a vedere se Google saprà vincere la sfida non banale di ficcare pubblicità sugli schermi già minuscoli dei cellulari senza far inviperire gli utenti.

Un altro scopo del progetto che potrebbe essere di beneficio a noi consumatori è la standardizzazione: usando una piattaforma gratuita, si risparmiano i costi di licenza (sì, il sistema operativo del telefono si paga, proprio come per i computer; lo pagano i fabbricanti e lo ricaricano sul prezzo di listino) e non c’è bisogno di reinventare la ruota per ogni telefonino che esce, per cui si riducono i costi di sviluppo.

Aggiornamento

Ricevo adesso da Google Italia il comunicato stampa (in formato Word, con buona pace del software aperto). Confermati i primi telefoni entro la seconda metà del 2008 e il nome della piattaforma, Android. La licenza sarà quella di Apache, “una della licenze open source maggiormente dinamiche e gradite agli sviluppatori”. Il software sarà gratuito. Ci sarà dalla prossima settimana “un kit di accesso anticipato per ingegneri, per fornire agli sviluppatori gli strumenti necessari per creare applicazioni innovative per la piattaforma.”

I membri della coalizione Open Handset Alliance indicati ufficialmente includono Broadcom, China Mobile, eBay, Intel, KDDI, LG, Motorola, NTT DoCoMo, Nuance, Nvidia, Qualcomm, Samsung, Sprint Nextel, Telecom Italia, Telefónica, Texas Instruments, T-Mobile e Wind River.

No, zio Bill non c’è. E non c’è neanche zio Steve. Troppo presi a giocare nei loro giardini cintati, immagino.