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Videochicca: la Rai annuncia l’esplosione della navetta

Videochicca: la Rai annuncia l’esplosione della navetta

Regaliamo un dizionario d’inglese a mamma Rai?

Questo articolo vi arriva grazie alle gentili donazioni di “xtobor” e “edoart”. Credit foto Shuttle: AP via BBC.

Ora che la navetta spaziale Atlantis è rientrata a terra senza problemi, posso presentarvi senza remore scaramantiche questa perla del TG1, sintomatica dell’attenzione e della competenza con le quali le redazioni dei media tradizionali seguono le notizie scientifiche.

In un’edizione del TG1 della notte costellata di rumori in studio degni di un’emittente da sottoscala, Laura Mambelli annuncia un evento terribile: “Scusate, una notizia che è appena arrivata: la notizia della navetta Atlantis, che è esplosa con sette astronauti a bordo. Lo shuttle Atlantis è partito dal Kennedy Space Center in Florida alle 19:38 ora locale, quando erano l’1:38 in Italia. La navetta doveva raggiungere la stazione spaziale internazionale orbitante per una missione di undici giorni. Invece ora è arrivata questa notizia: la navetta è esplosa con sette astronauti a bordo”.

Qualche minuto dopo, la rettifica: la Mambelli non s’accorge a lungo di essere in onda e le urlano nell’auricolare di darsi una svegliata. “Abbiamo letto una notizia che purtroppo era sbagliata, quindi noi abbiamo dato la notizia dell’esplosione in volo dello shuttle Atlantis e invece lo Shuttle è partito regolarmente. Ci scusiamo ancora con i telespettatori, buonanotte”.

Chiaramente la Mambelli ha semplicemente letto quello che le veniva dato da leggere, ma come è stata possibile una gaffe del genere? L’ipotesi più plausibile è che la notizia del decollo sia arrivata in inglese dalle agenzie di stampa USA e che qualche genio poliglotta della redazione abbia interpretato “blast off” (termine in uso soltanto da una cinquantina d’anni per indicare la partenza di missili e simili) come sinonimo di “blast” (“esplosione”).

Complimenti alla redazione del TG1 per aver fatto prevalere ancora una volta la voglia di scoop sulla verifica delle notizie, e una menzione speciale per la competenza linguistica dimostrata.

Panico per l’antipirateria di Windows Vista

Panico per l’antipirateria di Windows Vista

Vista piratato si disattiverà da solo, dice una rivista. Panico generale, ma è una bufala che la dice lunga

La rivista informatica australiana PC World è incappata in una bufala che rivela molte verità sulla situazione della pirateria software e della diffusa dipendenza da software revocabile.

PC World ha pubblicato, insieme a Computerworld, questo articolo, che riferisce di un e-mail che sarebbe stato inviato da un rappresentante Microsoft a un grande distributore OEM di Windows Vista per avvisare che le copie pirata di Vista sarebbero diventate subito inservibili: lo schermo del PC sarebbe diventato nero.

Ecco la traduzione dell’e-mail:

Buon pomeriggio, a partire da questa settimana, la Microsoft ha attivato una funzione di Vista denominata “Reduced Functionality” [“Funzionalità ridotta”, N.d.T]. Si tratta di una funzione specifica di Vista che disattiva efficacemente le copie non originali di Windows. Pertanto, chiunque abbia una copia pirata di Vista subirà:

Una schermata nera dopo 1 ora di navigazione
Assenza di menu Start o barra delle applicazioni
Assenza di desktop

Siete pregati di comunicare quest’iniziativa antipirateria di Microsoft ai vostri rivenditori. Si noti che questa funzione è stata attivata solo da poco in Vista in tutto il mondo e che quindi qualsiasi problema con le versioni non originali inizierà a presentarsi da questo momento in poi.

Microsoft ha smentito rapidamente, per esempio alla rivista Wired, dicendo che non erano stati distribuiti aggiornamenti al sistema antipirateria di Vista. In effetti la Reduced Functionality esiste, ma non si comporta nel modo descritto dalle riviste australiane: si attiva quando le chiavi di autorizzazione di Vista non vengono accettate. Se Vista va in modalità Reduced Functionality, dice Wired, il menu Start e le icone del desktop scompaiono e lo sfondo del desktop diventa nero. Ma ci sono comunque trenta giorni di preavviso.

Qui trovate un’animazione che mostra il desktop nero e che alcuni hanno interpretato come una conferma dell’appello.

Si tratta insomma di un falso allarme, la cui plausibilità e accettazione anche da parte di chi dell’informatica fa il proprio pane quotidiano rivelano una situazione di fondo molto interessante.

Nonostante la tolleranza della pirateria software sia notoriamente uno dei mezzi preferiti dalle società di software per conquistare nuovi mercati (Cina, per esempio), a nessuno desta dubbi o sorpresa l’idea che una società di software possa decidere di disattivare da remoto le versioni pirata del proprio software. Sarebbe un suicidio commerciale, ma sembra quasi che non si voglia ammettere questo segreto di Pulcinella.

Un altro aspetto interessante è che nessuno sembra obiettare all’idea di una disattivazione arbitraria delle copie che un sistema automatico ritiene illegali, ma che non è detto che lo siano, date le segnalazioni di “falsi positivi” che accompagnano spesso i sistemi antipirateria.

Che cosa succede se per un disguido tecnico le copie del software usato da un’azienda vengono classificate come pirata? E che si fa se il software non è in grado di collegarsi via Internet al sistema di autenticazione? Chi paga il disagio e il lavoro perduto? Indovinate un po’. Per questo, qualsiasi software che “chiami casa” continuamente per essere autorizzato costituisce un rischio in più per la produttività.

Repubblica folgorata dalla bufala del laptop

Repubblica folgorata dalla bufala del laptop

Informatica, ennesimo inciampo di Repubblica

Perché la stampa generalista perde tempo a parlare d’informatica? Tanto ormai è chiaro che gli articoli su questo tema vengono quasi sempre affidati a degli incompetenti.

L’ultima perla (e ringrazio i tanti lettori che me l’hanno segnalata) arriva da Repubblica, che titola: “Pc in regalo a una scuola nigeriana. Ma non c’è elettricità”. Notizia in perfetta sintonia con il luogo comune dei progetti tecnologici ambiziosi che inciampano sistematicamente nelle banalità più sciocche che non erano state previste. Com’è bello e consolatorio vedere che i geni della tecnologia sono fallibili come e peggio degli esseri umani normali.

Ecco una cattura della schermata di Repubblica, presa prima che l’imbarazzo (si spera) la obliteri:

Dice la didascalia: “Trecento computer portatili low-cost, tutti colorati e pensati apposta per i più piccoli, sono stati donati da un’associazione americana a una scuola nigeriana di Abuja. Peccato che lì non arrivi l’elettricità. L’Olpc, fondata da Nicholas Negroponte, porta avanti infatti un programma per favorire l’informatizzazione nei paesi in via di sviluppo, donando pc portatili da 100 dollari. Che, per ora, alla scuola Galadima non potranno essere usati.”

L’articolista, ovviamente, non s’è chiesto cosa potesse essere quella curiosa manovella gialla che sporge dal laptop in questione. Un temperamatite, forse? Una leva come quella delle vecchie calcolatrici meccaniche? La leva del ritorno carrello delle macchine per scrivere? Una sofisticata antenna Wifi? Un talismano per allontanare il malocchio?

Come sa chiunque segua realmente l’informatica, quello non è un laptop qualsiasi. E’ XO, lo speciale computer portatile realizzato appositamente per i bambini dei paesi in via di sviluppo dal progetto One Laptop Per Child. I progettisti, che non sono scemi come li dipinge l’articolo, sanno benissimo che in molti paesi in via di sviluppo non c’è l’elettricità, per cui hanno realizzato un laptop Linux a bassissimo consumo, alimentato da batterie ricaricabili anche a mano. Usando, per esempio, l’apposita manovella gialla.

Se Repubblica si fosse presa la briga di controllare prima di sparare l’ennesima bufala (cito giusto un paio di precedenti mirabili), avrebbe scoperto che questo fatto è scritto chiaramente nel sito dell’OLPC: “XO can be recharged by human power”.

Ma ancora una volta, la voglia di scoop e di soddisfare un preconcetto hanno prevalso. Complimenti a tutti gli interessati per la grande lezione di giornalismo informatico.

Nota tecnica: fra l’altro, le foto inizialmente pubblicate da Repubblica sono obsolete e si riferiscono a un prototipo. Come nota Wikipedia, la manovella non è più presente nei modelli attuali ed è stata sostituita da un generatore manuale esterno.

Aggiornamento (2007/06/29, 22:50)

Repubblica ha “corretto” l’articolo cambiando le foto e il testo, ma ancora non ha capito l’errore. Ecco la versione attuale: il testo è riportato nel commento di Michele qui sotto (grazie, Michele, per la segnalazione).

Far scrivere gli articoli d’informatica a qualcuno che d’informatica ci capisce sarebbe troppo banale, vero?

Repubblica inciampa ancora (*aggiornamento*)

Repubblica inciampa ancora (*aggiornamento*)

Perle del giornalismo estivo: fotomontaggio spacciato per foto vera

Questo articolo vi arriva grazie alle gentili donazioni di “federicabis****” e “emcigi”. Ringrazio “jiiink” e “a_lounge_lizard” per la segnalazione. L’articolo è stato aggiornato massicciamente dopo la pubblicazione iniziale.

Redattori seri tutti in ferie? Attacco improvviso di bufalite con ricaduta cronicizzante? Non lo so. Fatto sta che Repubblica, non paga della magra figura in informatica di pochi giorni fa, ora inciampa anche nella religione, pubblicando un fotomontaggio senza controllarne la fonte e spacciandolo per una foto vera delle “‘battute’ delle Chiese per attirare i fedeli” negli Stati Uniti.

Dice Repubblica a commento di questa carrellata di foto: “Alla ferrea legge del marketing non sfuggono neppure le chiese, che negli Stati Uniti, fanno a gara di battute per accaparrarsi i fedeli. “Gesù dice che devo mettere su casa con te” recita la First Baptist Church”.

Repubblica illustra questo “marketing” usando, fra le altre, questa foto:

La frase ha un evidente doppio senso che già la dovrebbe rendere sospetta e poco plausibile: “La posizione di maggior potere è quella in ginocchio”. Non solo: quella dicitura “Noland Road Baptist Church” ha l’aria di essere frutto di fotoritocco, perché la sua prospettiva è sbagliata rispetto a quella delle altre scritte.

Un altro indizio importante è che la foto ricorda moltissimo un’immagine mostrata presso ChurchSignGenerator.com, un sito notissimo come generatore di scritte personalizzate che sembrano vere:

Repubblica ha infatti pescato a piene mani dall’archivio di ChurchSignGenerator.com, senza però indicare la fonte. Si può notare osservando attentamente l’immagine mostrata qui sotto, che è un’altra di quelle pubblicate da Repubblica: nell’immagine, in basso a destra (cliccate per ingrandire), c’è proprio scritto ChurchSignGenerator.com.

Quasi tutte le immagini pubblicate da Repubblica provengono insomma da ChurchSignGenerator.com, e specificamente dalla sua sezione che raccoglie immagini di cartelli ritenuti autentici.

Saccheggiare così un sito, senza neanche spendere due righe per citarlo, è squallido, ma Repubblica ha fatto di peggio. Infatti nel suo pescare dalla Rete non ha controllato le fonti e quindi ha pubblicato un falso, ignorando i segnali che lo rivelavano come tale.

La foto della “posizione di maggior potere” è indicata da ChurchSignGenerator.com fra quelle reali, ma con la precisazione di averla trovata sul Web, quindi senza garanzie di autenticità. Non ne viene indicata né la fonte né la località. Un occhio anche soltanto mediocremente allenato, come per esempio il mio, nota i segni sospetti di fotomontaggio. La frase, poi, è talmente allusiva che è difficile immaginare che un religioso la scriva sui propri cartelli, persino come battuta. Ma fa niente: Repubblica non s’è posta il dubbio.

Ancora una volta viene dimostrata la leggerezza con la quale i giornalisti prendono le foto da chissà dove su Internet e le ripubblicano (Repubblicano?) senza controllarne affatto la provenienza o l’autenticità, senza citarne la fonte e ignorando anche gli indizi di probabile falso (se sono tratte da un sito che si chiama “generatore di cartelli per chiese”, verrà pure il dubbio, no?), specialmente quando le foto soddisfano la voglia di scoop e si adattano ai preconcetti dell’articolista.

Non so voi, ma se fossi un lettore pagante di Repubblica, a questo punto mi sentirei preso per il culto.

Aggiornamento (2006/07/03)

Come potete leggere nei commenti qui sotto, alcuni lettori hanno ipotizzato che la foto della Noland Road Baptist Church potesse essere effettivamente autentica, dato che ChurchSignGenerator.com comunque la pubblica (con precisazioni sull’origine) fra quelle di cartelli religiosi reali. In tal caso Repubblica sarebbe responsabile di saccheggio ma non di pubblicazione di un falso.

Ho contattato la chiesa in questione via e-mail e ho ricevuto da Robert Ernsting, Associate Pastor della Noland Road Baptist Church, situata al 4505 di South Nolan Road, a Independence, nel Missouri, questa risposta lapidaria: “It has been faked!” (“La foto è stata falsificata!”). Siccome la mia domanda si riferiva specificamente alla scritta, non al nome della chiesa, presumo che Ernsting intenda che la scritta della “posizione di maggior potere” è la parte falsificata.

Per i più curiosi, la chiesa in questione è visibile in Google Earth alle coordinate 39°02’20.30″ N 94°24’53.64″ W oppure digitando 4505 S Nolan Rd, Independence, MO 64055. La risoluzione della zona non è brillante (ci vorrebbe Google Street View), ma si scorge un rettangolino bianco che potrebbe essere il cartello della chiesa. Non sembra somigliare granché a quello mostrato nella foto da Repubblica: osservando la versione pubblicata da ChurchSignGenerator.com, che ha un’inquadratura più ampia, si nota che la posizione delle piante e degli edifici sullo sfondo non è compatibile.

Repubblica e cartelli di chiese, NON mi sono sbagliato (*aggiornamento*)

Ho preso un granchio?

Grazie ai controlli incrociati di alcuni lettori, è emerso che stavolta potrei essere stato troppo cattivo nel criticare Repubblica. La verifica è in corso: nel frattempo ho aggiornato l’articolo per tenere conto dei nuovi dati.

Appena ci saranno novità, ne parlerò nel blog.

Aggiornamento (2007/07/03 21:40): Ricevo adesso la conferma lapidaria via e-mail da Robert Ernsting, Associate Pastor della Noland Road Baptist Church: “It has been faked!”. Quindi nessun granchio: Repubblica ha effettivamente pubblicato una foto falsa.

Repubblica, non c’è due senza tre

Repubblica, non c’è due senza tre

86 metri di balena bufala a mollo su Repubblica

Segnalo questa, poi mi fermo per un po’, altrimenti sembra che ce l’abbia con Repubblica.

86 metri? Sarebbe l’animale più grande della storia, lungo quasi come un campo di calcio. Ma nessuno in redazione s’è posto il minimo dubbio?

Fra l’altro, quello sembra essere un capodoglio, non una balena. Ma in inglese capodoglio si dice sperm whale, ed evidentemente qualcuno a Repubblica pensa di sapere l’inglese tanto da non doversi degnare d’usare il dizionario: sperm whale? Sarà una balena superdotata. Qui c’è la notiziola riportata dalla BBC.

“Don’t know much about history / Don’t know much biology
Don’t know much about a science book / Don’t know much of the English I took …”

(con tante scuse a Sam Cooke)

Grazie a Massimo D. per la segnalazione!

Aggiornamento (2007/07/05 16:00)

Repubblica ha corretto la didascalia. Ora dice 8,6 metri.

Foto falsa sulla Stampa?

Foto falsa sulla Stampa?

Antibufala: foto sospetta sulla Stampa

Questo articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

C’era una volta un tempo in cui la deontologia professionale imponeva di indicare quando una fotografia era ritoccata o frutto di un fotomontaggio. Non indicarlo, si diceva, era equivalente a mentire al lettore.

Quel tempo è finito, a quanto pare, e adesso sembra che qualcuno si sia sentito di prendere per i fondelli il lettore pubblicando foto falsificate talmente male che sembrano il parto di un bambino distratto alle prese con Microsoft Paint. Questa è, perlomeno, l’impressione che si ha dalla fotografia che accompagna quest’articolo sulla cattura di due presunti membri delle BR:

Ma ci sono degli sviluppi importanti: leggete gli aggiornamenti qui sotto.

Il guaio della disinvoltura nel pubblicare foto apparentemente false (senza neppure indicare che si tratta di una “rappresentazione ideale” o qualche scusa del genere) è che svilisce la notizia e mina la fiducia nei media.

Grazie a Riccardo M. per la segnalazione.

Aggiornamento (2007/07/06 14:00)

Sono in contatto con la redazione della Stampa, che mi ha fornito dettagli sulla fotografia. Con il permesso della redazione, pubblico le seguenti informazioni.

La foto risale al 28 febbraio 2003 (“decisamente di archivio”, osservano) e proviene dall’agenzia LaPresse. L’autore è Roberto Gimmi. La redazione precisa che l’originale “era piu’ scuro, quasi cupo e quindi e’ stata schiarita e forse ha generato questo strano artefatto”.

La foto nell’articolo è stata sostituita nel frattempo con una versione più scura e ora è accompagnata da una didascalia che specifica correttamente che si tratta di una foto d’archivio.

Osservando la versione a maggiore risoluzione che mi è stata fornita, i colori effettivamente sono meno saturi e sospetti, ma la vernice non sembra seguire le rientranze del muro (le fughe fra gli elementi del rivestimento), e il colore sembra troppo brillante e uniforme per essere stato applicato a una superficie irregolare e porosa. Qui sotto mostro un dettaglio della foto originale:

Non c’è neppure un’ondulazione nelle linee di vernice che attraversano diagonalmente le fughe, e questo sarebbe un effetto molto difficile da ottenere nella realtà. Nelle lettere della scritta “PCC”, invece, l’ondulazione c’è, ma non corrisponde alla forma delle fughe.

L’autenticità dell’immagine rimane quindi dubbia, ma quello che è certo è che la foto ha subìto ritocchi sia visivi (è stata schiarita) sia cronologici (risale a quattro anni fa, ma questo inizialmente non ci veniva detto). Sono peccadillos rispetto a un ipotetico lavoro di Paint, ma sintomatici delle frequenti manipolazioni alle quali sono soggette le immagini nei media.

Se ce lo dicessero, non ci sarebbe problema. Il guaio è che non ce lo dicono.

Ringrazio la redazione della Stampa per la disponibilità e trasparenza dimostrata, ben diversa da quella di altre testate.

Ipod e temporali, attenti a non farsi fulminare dalla bufala

Ipod e temporali, attenti a non farsi fulminare dalla bufala

L’iPod attira i fulmini? Di sicuro attira l’attenzione dei media

Questo articolo vi arriva grazie alle gentili donazioni di “webmaster” e “studiocqc”. L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

In inglese si chiama attention whoring. In italiano manca, credo, un termine analogo e altrettanto colorito ed efficace (ma accetto suggerimenti) per indicare chi ricorre a mezzucci pur di far parlare di sé. E’ una tentazione alla quale non resistono neppure i ricercatori medici e i giornalisti, che nonostante tutto sono anch’essi soggetti alle emozioni umane.

E’ così che ora rischia di spargersi la diceria che l’iPod attira i fulmini. La notizia reale è che tutti i lettori MP3, quelli di CD, i walkman a cassette e persino le radio tascabili, oltre che i telefoni cellulari e i monili metallici, possono avere gravi conseguenze per l’utente se un fulmine cade nelle immediate vicinanze, specialmente se questi oggetti vengono indossati all’aperto durante un temporale da una persona che suda. Ma la notizia, guarda caso, diventa degna di pubblicazione e richiama l’attenzione soltanto se si parla di iPod.

Tutto nasce da una lettera dei medici Eric J. Heffernan, Peter L. Munk e Luck J. Louis del Vancouver General Hospital, in Canada, pubblicata nel New England Journal of Medicine. Come riferisce la BBC, la lettera descrive le ustioni e i danni all’udito subìti da un paziente colpito di striscio da un fulmine mentre usava l’iPod durante una sessione di jogging fatta sotto un temporale.

Il sudore del paziente, combinato con le parti metalliche delle cuffiette, ha convogliato la corrente del fulmine caduto su un albero nelle vicinanze. Nonostante il titolo della lettera parli esplicitamente di iPod, va chiarito che il pericolo di folgorazione non è un problema specifico del lettore Apple, ma di qualsiasi dispositivo elettronico analogo nelle medesime condizioni, e la lettera lo precisa. Il paziente folgorato si è trovato con la mascella rotta (probabilmente a causa delle contrazioni muscolari indotte) e i timpani dilaniati dall’onda di pressione generatasi per via dell’espansione dell’aria presente nelle sue orecchie, riscaldata dalla corrente elettrica del fulmine. I fili del lettore hanno condotto il fulmine, causando ustioni fino al petto e alla gamba sinistra.

La lettera spiega che l’elevata resistenza elettrica della pelle fa sì che quando una persona viene colpita di striscio da un fulmine abbattutosi nelle vicinanze, la corrente venga condotta lungo l’esterno del corpo. Il sudore e gli oggetti metallici a contatto con la pelle possono deviare questa conduzione esterna e produrre un flusso di corrente verso l’interno del corpo: in questo caso, attraverso la testa del paziente. Il problema, quindi, vale non soltanto per gli apparecchi elettrici, ma per qualsiasi oggetto metallico. Va da sé che la cosa migliore da fare è evitare di andare in giro, con o senza iPod o altri lettori o roba metallica addosso, nel bel mezzo di un temporale.

Radio: niente pesci d’aprile, prometto!

Radio: niente pesci d’aprile, prometto!

Quiz: sapreste riconoscere un pesce d’aprile?

Oggi è giornata di pesci d’aprile, ma il Disinformatico radiofonico si astiene da questo rito: in compenso, insieme a qualche consiglio su alcune burle informatiche che potete combinare ai vostri colleghi, vi propongo un esercizio adatto alla giornata: cinque notizie, tutte tratte da Internet, tutte apparentemente improbabili. Sapreste riconoscere il pesce?

Le regole del gioco sono semplici:

  1. Leggete attentamente le descrizioni.
  2. Non si vince niente, se non la gratificazione di aver dimostrato a se stessi di essere astuti.
  3. I commenti sono disabilitati fino alla fine della trasmissione per evitare che qualcuno sveli in anticipo la soluzione o segnali indizi.
  4. Usare Internet per indagare sulle notizie è sleale, vile, codardo e disonesto, ma tanto non vi controlla nessuno, a parte la vostra coscienza: saprete resistere alla tentazione di una Googlata chiarificatrice?
  5. Quando avete deciso, votate nel sondaggio. Ricordatevi cosa avete votato: anche qui, barare è facoltativo.
  6. Alla fine del programma verrà data la soluzione.
  7. Non c’è una regola numero 7.

1. L’elefante che disegna se stesso

Guardate questo video: un elefante che disegna e dipinge, e anche con un certo stile e buon gusto. Il soggetto è un po’ autoreferenziale, ma è il principio che conta. Si fa strada l’ipotesi che i graffiti preistorici siano stati fatti dagli elefanti anziché dagli uomini primitivi. Scherzi a parte, secondo voi il video è truccato?

2. Attacco informatico causa danni fisici

E’ stato scoperto un modo per produrre danni fisici alle persone via computer. Nei soggetti predisposti, una particolare forma di attacco informatico è in grado di indurre dolori intensi, paralisi e perdita temporanea della parola. L’attacco funziona a prescindere dal tipo di sistema operativo utilizzato dalla vittima. E’ possibile far del male fisico a una persona via Internet?

3. Aereo vola senza ali: fotomontaggio o realtà?

La leggenda vuole che durante la Guerra del Vietnam, alcuni piloti decollarono per errore con le ali ripiegate e atterrarono interi: un trucchetto possibile grazie anche alla potenza del motore, come dimostra questa foto. E’ un fotomontaggio?

4. Il riavvolgitore per DVD

Molte videoteche, soprattutto negli Stati Uniti, fanno pagare una piccola sanzione per chi non riconsegna riavvolti i video che ha noleggiato.

Ma la tecnologia avanza, e le videocassette sono state sostituite dai DVD. Per venire incontro a una facile dimenticanza, è nato così il riavvolgitore per DVD. E’ un oggetto reale o un fotomontaggio?

5. Virus per Mac attacca lo schermo

Un virus per Mac è una rarità, ma dopo le notizie della scorsa settimana sulla gara di resistenza alle intrusioni fra Windows, Linux e Mac OS X, persa dal sistema operativo Apple, gli occhi sono puntati tutti sulla sicurezza del Mac. In questo scenario sta circolando un virus di nome Newton, che infetta un Mac semplicemente inserendo una chiave USB infetta, prende il controllo dello schermo e fa “cadere” le icone sul fondo dello schermo. Quando si sposta il computer, le icone rotolano come se fossero animate dalla reale forza di gravità, sfruttando il sensore di movimento (sudden motion sensor) installato nei Mac recenti.

Il quiz

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“Striscia” abbocca a videobufala

“Striscia” abbocca a videobufala

Striscia la notizia trasmette come vero il video-bufala dell’aereo che perde un’ala

L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Striscia la Notizia ha presentato stasera, dandolo per buono, il falso video dell’aereo acrobatico che perde un’ala e atterra intatto, di cui ho pubblicato l’indagine antibufala qualche giorno fa (prima parte; seconda parte). Grazie a tutti i lettori che me l’hanno segnalato.

Il video, che in realtà è uno spot pubblicitario di una marca di vestiario, è stato trasmesso da Striscia nella rubrica Fatto Matto, piazzandolo addirittura al primo posto, come vedete nel fotogramma qui accanto e sul sito della trasmissione.

A Striscia non leggono il Disinformatico? Più seriamente, non fanno alcun controllo prima di trasmettere qualcosa di vistosamente taroccato? A nessuno della redazione è venuto il dubbio di trasmettere un falso?

Santo cielo, si sono ridotti a mandare in onda quello che pescano su Youtube. Cosa piuttosto ironica, visto che Mediaset ha avviato una causa megamilionaria con Youtube perché Youtube pubblica i video di Mediaset.

Adesso che fanno, si autoconsegnano il Tapiro, o glielo portiamo noi?

E soprattutto, glielo spiegate voi, che a me vien da ridere?

Con tanti saluti a quelli che dicono che i blog sono inaffidabili e che soltanto il giornalismo delle grandi testate ha dignità. L’unica grande testata, qui, è quella da dare contro il monitor.

2008/11/19

Concordo con chi ha sottolineato, nei commenti qui sotto, che la rubrica Fatto matto pubblica video di ogni sorta, senza alcun esplicito imprimatur di autenticità, per cui la trasmissione di questo falso video da parte di Striscia è un peccadillo; che probabilmente causerà meno danni rispetto alla trasmissione di un servizio-bufala da parte di un TG. Non ne sto facendo un dramma, per carità.

Al tempo stesso, visto che comunque ciò che passa in TV viene ritenuto (a torto o a ragione) vero se non diversamente specificato, sarebbe stato corretto, e non sarebbe costato nulla, indicare che si trattava di un falso, per evitare ogni effetto diseducativo. Sarebbe bastato aggiungere due parole di precisazione al commento audio di Greggio: “Uno spericolato pilota acrobatico… Accidenti, ha perso un’ala!… Precipita!… Ora sarà impossibile atterrare…. E’ atterrato! Un vero miracolo. Non siamo certo a Fiumicino. Lì il miracolo è decollare.”

Anzi, rivelando alla fine che si trattava di un falso ci sarebbe stato un effetto sorpresa e forse la gag sarebbe stata più divertente.