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Safari in tilt anche senza visitare Crashsafari? Ecco come rimediare

Safari in tilt anche senza visitare Crashsafari? Ecco come rimediare


Non è stata una settimana positiva per Apple: oltre a subire la burla pesante di Crashsafari.com, che manda in crisi il browser Safari, molti utenti sono stati afflitti da dei crash occasionali di questo browser visitando altri siti, sia sotto iOS, sia sotto OS X. Il problema è legato ai suggerimenti di Safari: quando si inizia a digitare il nome di un sito, quello che è stato digitato viene inviato ad Apple, che lo usa per proporre un completamento automatico del nome del sito.

Apple ha annunciato poche ore fa di aver risolto il problema del suo servizio, ma se vi capita ancora di avere crash casuali di Safari, potete provare i seguenti rimedi.

Sui dispositivi iOS, andate in Impostazioni – Safari e disattivate Suggerimenti di Safari. Se questo non basta, mettete il dispositivo in modalità aereo e poi rimettetelo in modalità normale: questo svuota la cache DNS che altrimenti può conservare traccia del problema.

Sui computer Apple, invece, andate in Safari, scegliete Preferenze e poi Cerca e infine disattivate Includi suggerimenti Safari.

Un’altra soluzione è usare la navigazione privata: sui dispositivi iOS, si va in Safari, si tocca l’icona in basso a destra (i due quadrati sovrapposti), si tocca Privata e poi Fine; sui Mac, si va in Safari, si sceglie il menu File e poi la voce Nuova finestra privata.



Fonti: 9to5mac, Ars Technica, The Inquirer.

Crashsafari.com manda in tilt Mac e iPhone

Crashsafari.com manda in tilt Mac e iPhone


Scherzo informatico pesante per gli utenti dei prodotti Apple: i suoi smartphone e computer vanno in crisi semplicemente visitando con il browser Safari un sito, Crashsafari.com, e così molti burloni dispettosi hanno pubblicato sui social network il link a questo sito, spesso mascherandolo con gli abbreviatori di indirizzi come Bit.ly o Tinyurl.com, e poi hanno convinto gli utenti a cliccare sul link con un pretesto (per esempio una foto provocante o divertente).

Su un iPhone con iOS 9.2.1, ossia la versione più recente del sistema operativo per i tablet, iPod touch e smartphone di Apple, la visita al sito produce il blocco del dispositivo, che poi si riavvia come se fosse stato spento; su un Mac aggiornato (con OS X 10.11.3 e Safari 9.0.3), la stessa visita paralizza Safari e poco dopo blocca completamente il computer, obbligando a un riavvio che comporta la perdita di tutti i dati non salvati. Lo scherzo, insomma, può causare danni e perdite di tempo.

Il funzionamento di Crashsafari.com è spiegato da Sophos qui: in sostanza si tratta di una piccola serie di istruzioni in Javascript, presenti sul sito, che Safari esegue ripetutamente fino a esaurire la memoria disponibile.

In attesa che Apple aggiorni Safari per correggere questa falla, conviene evitare di cliccare sui link abbreviati; in alternativa si può navigare con un browser alternativo, come Firefox, che annaspa un po’ ma alla fine resiste a questo trabocchetto (Chrome, invece, va in crash). Inoltre alcuni programmi di sicurezza, come per esempio SAFE di F-Secure, bloccano l’accesso a Crashsafari.com. E se sono i vostri amici a mandarvi link mascherati per farvi uno scherzo pensando che sia divertente farvi perdere tempo e lavoro, cambiate amici.

Aggiornate il vostro iOS per non farvi rubare gli account tramite Wi-Fi

Aggiornate il vostro iOS per non farvi rubare gli account tramite Wi-Fi

Pochi giorni fa è uscito un aggiornamento per iOS che chiude una falla particolarmente grave, che consente a un accesso Wi-Fi di prendere il controllo degli account delle vittime. Come se non bastasse, la falla esiste da anni: è stata segnalata ad Apple dagli esperti di sicurezza di Skycure a giugno del 2013 ed è stata risolta soltanto ora.

La falla sta nel modo in cui iOS gestisce i cosiddetti captive portal, ossia quelle finestre che compaiono automaticamente sullo schermo quando un utente di iPhone, iPad o iPod touch si collega a un Wi-Fi pubblico. Queste finestre consentono di navigare nelle pagine Web locali (per esempio quelle dell’albergo o aeroporto in cui si trova l’utente) o di dare le proprie credenziali per connettersi a Internet.

Fino all’aggiornamento alla versione 9.2.1 di iOS appena uscito, questa finestra veniva gestita in modo promiscuo: aveva accesso ai cookie di Safari, col risultato che l’aggressore che creava un accesso Wi-Fi ostile poteva rubare questi cookie e usarli per spacciarsi per l’utente per esempio in un social network, prendendo temporaneamente il controllo dei suoi account. Il fatto che la finestra del captive portal si apre automaticamente facilita notevolmente il lavoro del truffatore.

Dalla versione 9.2.1 in poi questa falla non è più sfruttabile perché i cookie non vengono più condivisi. Aggiornarsi, insomma, non è un optional. Complimenti a Skycure, fra l’altro, per aver saputo mantenere il segreto per più di due anni in attesa che Apple sistemasse il problema.

Gioca a Jurassic World sull’iPad e spende oltre 5000 euro

Gioca a Jurassic World sull’iPad e spende oltre 5000 euro

Giocare a un giochino gratuito e trovarsi in bolletta 4000 sterline (circa 5780 franchi, 5290 euro) è una di quelle esperienze che cementa per sempre il rapporto padre-figlio. È quello che è successo in Inghilterra a Mohamed Shugaa, che vive nel West Sussex, che ha scoperto che suo figlio Faisall, di sette anni, aveva memorizzato le sue password dell’iPad e del suo Apple ID e li aveva usati per giocare a Jurassic World, facendo in tutto 65 acquisti all’interno del gioco gratuito nel corso di cinque giorni a dicembre scorso, senza rendersi conto che i Dino Bucks, i soldi virtuali usati nel gioco, vengono poi convertiti in soldi veri, per un totale appunto di 4000 sterline.

Il padre sapeva che il figlio era in grado di accedere al suo iPad, ma non era consapevole che Faisall sapesse anche la sua password di Apple ID e soprattutto si chiede come faccia Apple a pensare che qualcuno possa consapevolmente spendere migliaia di sterline per acquistare dinosauri virtuali e aggiornare un giochino, e non mandi all’utente un avviso o ponga un limite di spesa.

Più in generale, la Federal Trade Commission statunitense ha pubblicato un’infografica (immagine qui accanto) che mette in guardia i genitori su quello che possono fare le app: raccogliere nomi e indirizzi dei bambini, far spendere soldi veri anche se l’app è gratuita, includere pubblicità discutibili, collegarsi ai social network e altro ancora. Non sono, insomma, semplici giochini da scegliere e affidare ai bambini senza pensarci troppo.

Per prevenire queste situazioni conviene prendere alcune precauzioni, come per esempio attivare il sensore d’impronta del dispositivo, se presente; creare un account iTunes separato per il figlio, senza associarlo a una carta di credito e usando invece una tessera prepagata; non mostrare le proprie password a nessuno, neanche ai familiari; e naturalmente tenere d’occhio l’estratto conto della propria carta di credito.

Per fortuna la disavventura della famiglia Shugaa è finita bene: è riuscito a convincere l’assistenza clienti di Apple ad annullare la fattura, visto il suo importo davvero elevato. Ma non è detto che vada sempre bene, specialmente se la cifra in gioco è meno elevata.



Fonti: Sophos.

Apple, aggiornamenti per OS X e iOS

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Segnalo brevemente che sono usciti gli aggiornamenti Apple che portano OS X alla versione 10.11.3 (risolvendo alcuni problemi di funzionamento e di sicurezza) e iOS alla versione 9.2.1 (risolvendo anche qui varie magagne). Almeno una delle falle turate consente di prendere il controllo del dispositivo Apple semplicemente facendogli visitare un sito appositamente confezionato.

Raffica di aggiornamenti software per Apple: computer, smartphone, smartwatch

Raffica di aggiornamenti software per Apple: computer, smartphone, smartwatch

C’è parecchio lavoro di aggiornamento software, particolarmente per gli utenti Apple: è stato rilasciato iOS 9.1 per iPhone, iPad e iPod; per i computer Apple è uscita la versione 10.11.1 di OS X El Capitan; e per gli Apple Watch è disponibile l’aggiornamento alla versione 2.0.1 di WatchOS.

L’aggiornamento per computer risolve, fra l’altro, i problemi riscontrati con Mail e Microsoft Office 2016 oltre a 60 falle di sicurezza; quello per Apple Watch promette di allungare la durata della batteria, migliorare la sicurezza turando 14 falle (eh già, adesso bisogna pensare alla sicurezza informatica anche per gli orologi, se ne usate uno smart), offrire un assistente vocale più efficiente e aggiungere oltre 150 nuovi emoji (c’è di tutto, dall’unicorno al dito medio alzato).

Per i dispositivi mobili che usano iOS, l’aggiornamento alla versione 9.1 (disponibile per iPhone 4s, iPod touch di quinta generazione, iPad 2 e modelli successivi) risolve una cinquantina di problemi di sicurezza, ma a molti interesserà in particolare perché offre Siri sempre attiva (basta dire “Ehi Siri” per invocarla se il dispositivo è sotto carica; l’opzione è sotto Impostazioni – Generali – Siri – Consenti “Ehi Siri”) e gli emoji aggiornati; tenete presente che se usate questi nuovi simboli verranno visti soltanto dagli utenti che si sono aggiornati a iOS 9.1 e sistemi operativi compatibili.

Fra l’altro, Facebook segnala l’importanza di aggiornare anche la propria app per iOS a causa di un errore che produce un consumo eccessivo di batteria, mentre mi arrivano segnalazioni di un difetto analogo nella funzione Chiamate Wi-Fi che riguarda gli utenti di alcuni operatori cellulari svizzeri: anche qui il telefonino si scalda molto e la batteria si scarica troppo in fretta. Conviene quindi lasciare disattivata quest’opzione in attesa che il difetto venga corretto.

Apple: sì, alcuni iPhone 6s durano meno di altri, ma solo nei test

Apple: sì, alcuni iPhone 6s durano meno di altri, ma solo nei test

L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale. Ultimo aggiornamento: 2015/10/16 13:20.

Sapevate che non tutti gli iPhone 6s sono uguali? Possono essere esternamente identici ma contenere processori differenti. Secondo alcuni test, questa differenza nei componenti dei nuovi smartphone di Apple può aggiungere o togliere fino a due ore di autonomia alla batteria.

Apple, però, ha minimizzato questi risultati, affermando che i test creano condizioni non realistiche che non corrispondono all’uso reale, tenendo il processore continuamente al massimo di potenza e di consumo (in effetti è vero). Nell’uso normale, dice sempre Apple, la differenza ammonta al 2-3%.

Il fenomeno è insomma reale, ma secondo Apple non è significativo. Il problema è che non esiste un criterio standard per definire formalmente l’“uso normale”, per cui la questione resta aperta in attesa di test realistici.

Nel frattempo come si fa a sapere se si ha un iPhone 6s che consuma maggiormente la batteria? All’interno di questi smartphone può esserci un processore fabbricato da Samsung oppure uno fabbricato da TSMC: quello della TSMC consuma di meno.

Per scoprire il tipo di processore si può usare un’app gratuita come Lirum: se nella pagina principale il numero di modello è N66AP o N71AP, vuol dire che il telefonino ha un processore Samsung e quindi una durata inferiore della batteria; se il numero è invece N66MAP o N71MAP, l’iPhone 6s ha un processore TSMC meno avido di energia.

2015/10/16: I test realistici sono stati effettuati e i risultati sono descritti qui.

Fonti aggiuntive: Gizmodo, The Register.

L’App Store subisce la prima infezione importante di malware

L’App Store subisce la prima infezione importante di malware

L’App Store di Apple è stato infettato, ma niente panico: la disinfezione è già stata completata.

L’infezione risale ad aprile e ha riguardato quasi 500 applicazioni. Per fortuna le app infettate hanno lo scopo di propinare pubblicità e non di rubare dati, ma la notizia è interessante perché si tratta della prima violazione importante di uno dei servizi commerciali di Internet che molti utenti reputano (o reputavano) inviolabile.

La tecnica usata è molto elegante: invece di attaccare frontalmente l’App Store, gli aggressori hanno disseminato in Rete copie infette del software Xcode usato dagli sviluppatori di app. Gli sviluppatori le hanno scaricate incautamente (invece di usare le versioni genuine offerte da Apple) e le hanno usate per generare le app, infettandole inconsapevolmente. Le app infettate sono state poi approvate da Apple e messe in vendita, superando i controlli di sicurezza di Apple. Il nome più celebre, fra le app infettate, è probabilmente WeChat.

Apple ha rimosso dall’App Store le app colpite dall’attacco; per evitare problemi, gli utenti devono semplicemente aggiornare le proprie app installate. Sarà invece difficile risolvere il danno alla reputazione di Apple.

Fonti: Fortune, Ars Technica.

Arriva iOS 9, meglio aggiornarsi presto, ma non troppo

Arriva iOS 9, meglio aggiornarsi presto, ma non troppo

L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale. Ultimo aggiornamento: 2015/09/24 3:05.

Apple ha rilasciato la versione 9 di iOS: è gratuita e risolve parecchie magagne di sicurezza della versione precedente.

Le differenze più vistose sono il cambio di font (un San Francisco, come sull’Apple Watch, invece del solito Helvetica) e l’introduzione del minuscolo sulla tastiera: ora le lettere disegnate sui tasti virtuali diventano minuscole quando si scrive in minuscolo e maiuscole quando si scrive in maiuscolo, mentre prima erano sempre maiuscole, creando una certa confusione (la novità è disabilitabile andando in Impostazioni – Generali – Accessibilità – Tastiera – Mostra tasti in minuscolo).

Un po’ più dietro le quinte, migliorano Siri, il multitasking, le Note e arriva una modalità a basso consumo di batteria che consente ancora un paio d’ore di attività (sia pure ridotta) quando l’indicatore della batteria segna rosso.

Sul versante sicurezza, arrivano i PIN a sei cifre (facoltativi), che portano da 10.000 a un milione le combinazioni possibili, e una migliore autenticazione a due fattori, ma soprattutto viene corretto un numero notevole di falle di sicurezza piuttosto pesanti. Interessante ma controversa l’opzione di blocco delle pubblicità (adblocker) in Safari, che ostacola gli attacchi veicolati a volte dagli spot delle principali reti pubblicitarie ma lascia indisturbate le pubblicità sulle quali Apple guadagna. E naturalmente c’è chi ha già craccato iOS 9 per fare jailbreak.

Se avete un dispositivo iOS compatibile, aggiornatelo presto; non per le nuove funzioni, ma per le correzioni di sicurezza. Lasciate passare un paio di giorni per vedere se per caso ci sono problemi diffusi di aggiornamento. E già che ci siete, cogliete l’occasione per controllare che le vostre impostazioni principali non siano state modificate dall’aggiornamento, con attenzione particolare per la geolocalizzazione e il salvataggio automatico dei dati e delle foto in iCloud.

2015/09/24

È uscita oggi la versione 9.0.1 di iOS, che risolve alcun problemi della versione precedente. Nulla di grave, ma vale la pena installarla subito.

Apple presenta la sua nuova gamma di sonniferi

Apple presenta la sua nuova gamma di sonniferi

Questo articolo vi arriva gratuitamente e senza pubblicità grazie alle gentili donazioni di “bcsmat*” e “fabiano*” ed è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale. Se vi piace, potete incoraggiarmi a scrivere ancora (anche con un microabbonamento, come ha fatto “mfrab*”). Ultimo aggiornamento: 2015/09/17 22:50.

Ieri Apple ha presentato i nuovi Watch (o meglio, nuove casse, software e cinturini), i nuovi iPhone, un Apple TV potenziato e un iPad gigante con tastiera e stilo. Saranno disponibili tra poco, costeranno un botto, e saranno come al solito i migliori di sempre. Come tutte le altre volte, ma stavolta con più sonniferi: a mia memoria è stato il Keynote più noioso della storia delle presentazioni Apple. Di novità reali, rivoluzionarie, manco l’ombra.

Ecco, vi ho appena fatto risparmiare due ore della vostra vita e tutto il tempo che avreste passato a leggere le recensioni dei prodotti Apple che appestano in queste ore tutti i siti dell’universo conosciuto. Recensioni che sono la fase finale di un ciclo acchiappaclic che frutta un pacco di soldi pubblicitari ai siti e li trasforma in grancasse promozionali per Apple: qualche settimana prima del Keynote si pubblicano gli articoli di ipotesi su come saranno i nuovi prodotti; poi si pubblicano quelli sulle indiscrezioni su come saranno; poi si mette online la raffica di articoli su come sono realmente. E intanto il contatore dei clic corre.

Posso dirlo una volta per tutte? Sono un utente Apple da anni, uso Mac come laptop e computer fisso, e non me ne frega niente delle ipotesi, delle indiscrezioni e delle congetture su come potrebbero essere i prossimi prodotti Apple. Salterò a pié pari tutta questa fuffa. Chiamatemi quando si sa come sono realmente i nuovi prodotti e piantatela di fare i lacché di Apple a caccia di clic.

Tanto per dirvi a che livelli di ridicolo inconsapevole siamo arrivati, ieri è stato presentato l’iPad Pro, che è un iPad più grande, al quale si abbinano una tastiera e uno stilo. Risoluzione spettacolare, estetica al top, certo, ma lasciatemi scappare uno sbadiglio cosmico. È un gran bel tablet con tastiera, tutto qui, eppure Apple l’ha annunciato come se fosse stata la Terza Tavola della Legge portata da Mosé. E il pubblico ha applaudito entusiasta.

Ma guardate questa vignetta di Joel Watson, che risale al 2012, e se siete fanboy di Apple, datevi una ridimensionata.

Ballmer: Lo chiamiamo Surface [“superficie”].

Pubblico: Buuuuu! Il tuo iPad fa schifo.

Ballmer: Non è un iPad! È un Surface.

Pubblico: Succhiami la superficie! Quella del mio uccello!

Ballmer: Ha un supporto estraibile e anche un portabicchiere.

Pubblico: Il tuo iPad fa schifo lo stesso.

Ballmer: Ehi, amico, vaffanculo! Abbiamo messo una tastiera direttamente nella copertina! Tra tre anni, quando Apple ce lo copierà, voi stronzi penserete che è geniale.

Pubblico: Facci il ballo della scimmia!

WWDC 2015 – Tim Cook: Lo chiamiamo Smart Cover Touch, e crediamo che lo amerete.

Pubblico: Lo avete inventato voi!

Tim Cook: Sì, sì, lo abbiamo inventato noi.

Più seriamente, temo che l’iPad Pro sia un nuovo passo in avanti nella strategia a lungo termine di Apple per eliminare definitivamente il computer, nel senso di personal computer, quello sul quale siamo liberi di far girare le applicazioni che vogliamo, e spingerci sempre di più verso dispositivi chiusi, sui quali possiamo eseguire soltanto le applicazioni che vuole Apple, il cui modello di business è sempre meno vendere dispositivi aperti per la produttività personale e sempre più vendere dispositivi chiusi che inducano i clienti a comperare servizi. Naturalmente servizi venduti da Apple.

Fra l’altro questa strategia va benissimo a molti degli altri attori coinvolti: pirateria del cinema? Non sarà più un problema, se su un iCoso girerà soltanto il media player con DRM (sistemi anticopia) e i video senza DRM verranno bloccati o degradati. C’è Adblock che blocca le pubblicità invadenti? Per contrastare questo crimine basterà non approvarlo nell’App Store.

Circolazione di documenti scottanti? Non sarà più un rischio, se sull’iCoso gireranno soltanto le applicazioni di lettura documenti benedette da Apple (che magari chiameranno Cupertino per informare su chi ha letto cosa e quando e dove l’ha fatto).

Comunicazioni riservate che impensieriscono inquirenti o governi, come quello americano o britannico? Problema risolto, se sull’iCoso gireranno solo le app di messaggistica approvate e con chiave di decifrazione centralizzata. Considerate, tanto per fare un esempio, che già ora WhatsApp scambia i messaggi cifrandoli nella versione Android, mentre in quella iOS sono in chiaro.

Sostituire il computer aperto, dove l’utente installa quello che vuole lui, con un dispositivo digitale chiuso, sul quale si possa esercitare un controllo ferreo, conviene insomma a tanti. Era l’aspirazione alla base del contestatissimo Palladium/Trusted Computing di Microsoft, ai tempi in cui Microsoft era il colosso monopolista e Apple si presentava come la paladina del libero pensiero. Come si cambia.

Oggi nessuno accetterebbe soprusi come questi. Ma considerate alcune delle cose alle quali Apple ci ha abituati nel corso degli anni (e altre case produttrici stanno facendo cose analoghe):
– con iOS ha reso normale l’idea che possiamo installare soltanto le
app benedette da una specifica azienda: se vogliamo installare qualcosa di diverso dobbiamo scardinare le protezioni del nostro dispositivo.
– con iOS, chi vuole offrire una app agli utenti deve registrarsi come sviluppatore pagando;
– batterie non più rimovibili, prima negli iPhone e iPad, poi nei laptop: tu, utente, non devi mettere le mani all’interno del dispositivo, nemmeno per cambiare la batteria.
– OS X convergente con iOS: l’installazione delle app non firmate da Apple viene disincentivata tramite finestre di dialogo di cui bisogna conoscere le opzioni nascoste per poterle scavalcare e installare quello che si desidera.
– proprio in questi giorni, l’introduzione della possibilità di un adblocker che blocchi tutte le pubblicità tranne, guarda caso, quelle di Apple (iAds) e tranne il tracciamento delle app native di Apple.
– DRM sui video di film e telefilm vincolati da copyright.

Va considerato, inoltre, che Apple è oggi un’azienda che produce iPhone e iPad e secondariamente computer, come evidenziato dai rendiconti pubblici (screenshot qui accanto); nel secondo trimestre del 2015 ha venduto 61 milioni di iPhone e 12 milioni di iPad, con ricavi per circa 46 miliardi di dollari, mentre i 4,5 milioni di Mac hanno prodotto 5,6 milioni di ricavi: meno di un decimo rispetto ai dispositivi iOS. Il Mac conta ben poco, in questo bilancio: perché tenerlo?

Oltretutto sui dispositivi iOS è più facile implementare DRM che li trasformi in piattaforme fidate per la diffusione di contenuti sotto copyright. E Apple è un colosso in questo campo. Guardate il grafico dei ricavi mostrato qui accanto, pubblicato dalla BBC, e notate le dimensioni di Apple a confronto delle principali aziende che si occupano di media.

Però per arrivare a proporre il controllo totale senza che ci sia opposizione bisogna prima togliere di mezzo il personal computer, troppo libero, troppo aperto, troppo flessibile e riprogrammabile. Per eliminarlo non servono leggi o sequestri: basta disabituare gli utenti a usarlo. Pian piano e con il sorriso.

Guardate i giovani di oggi: sanno usare un iPhone perché l’hanno da sempre. Per loro passare a un iPad è naturale: stesse icone, stessa interfaccia, stessa filosofia. Passare a un PC o a un Mac, per loro che non ne hanno mai usato uno, è uno sforzo di apprendimento massiccio (santo cielo, chi usa iOS non vede neppure il filesystem e trova alieno il concetto di cartella, figuriamoci path e directory, o di salvare i dati): ditemi voi perché dovrebbero farlo, ora che c’è un super-tablet che ha una tastiera e un dispositivo di puntamento di precisione? L’iPad è un complemento al computer; l’iPad Pro è un sostituto. Un Mac o un PC, per chi ha oggi undici o dodici anni e non ha memoria di come fosse il mondo prima degli iCosi, è inutilmente macchinoso e arcaico come lo è per me una macchina per scrivere.

Dal loro punto di vista, per quale motivo questi giovani cresciuti a pane e iOS dovrebbero faticare per imparare a usare un PC o un Mac, con tutte le sue bizzarrie e infettabilità, specialmente adesso che c’è un iPad da 13 pollici con tastiera che fa le stesse cose di un PC/Mac, ma senza tutte le complicazioni di un PC/Mac? Un iPad, se non viene sottoposto a jailbreak, è una piattaforma che non s’infetta, si aggiorna automaticamente, salva i dati automaticamente nel cloud. E alla maggior parte della gente rinunciare alla libertà di installare quello che si vuole in cambio di una maggiore sicurezza e semplicità (e dei dati personali) va benissimo.

Sono profeta di sventura? Può darsi; spero di prevenire, non di prevedere, ma giudicate voi. Io vado frequentemente nelle scuole per fare lezioni di sicurezza informatica e vedo sempre più spesso studenti che non sanno fare login a Facebook da un computer perché non l’hanno mai fatto: hanno sempre cliccato sull’app.

Considerate, per esempio, i dati di vendita dei computer negli ultimi anni secondo il Wall Street Journal: “I consumatori hanno iniziato a mollare i PC in favore dei tablet nel 2012, quando le spedizioni scesero del 2,6%, secondo Gartner. Il mercato è crollato l’anno successivo, calando dell’11,1%, e ha continuato a calare nel 2014 dello 0,8%.” E le previsioni per il 2015 non sono rosee: “un calo dell’11,8% rispetto all’anno precedente” secondo IDC, citata sempre dal WSJ. Anche i dati di Statista.com (immagine qui accanto) indicano un calo continuo dal 2011 in poi; le vendite di computer nel 2014 sono ai livelli del 2009. Tendenza temporanea o inizio del declino? Lo scopriremo tra qualche anno.

Ricordate Cory Doctorow e il suo monito sulla guerra in atto contro il computer universale? Provate a rileggere le sue parole di qualche anno fa e chiedetevi, senza inutili complottismi, se per caso aveva ragione.