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Podcast RSI – Ricerca in Google peggiorata apposta. Come rimediare

Ultimo aggiornamento: 2025/12/30 10:55.

Questo è il testo della puntata del 15 dicembre 2025 del podcast Il Disinformatico della Radiotelevisione Svizzera, scritto, montato e condotto dal sottoscritto. Il testo include anche i link alle fonti di questa puntata.

Le puntate del Disinformatico sono ascoltabili anche tramite iTunes, YouTube Music, Spotify e feed RSS. Il mio archivio delle puntate è presso Attivissimo.me/disi.


Se avete la sensazione che la ricerca in Google non sia più quella di una volta, quella che trovava al primo colpo quello che cercavate, siete in buona compagnia.

Ormai da qualche tempo, se si cerca qualcosa con Google non si ottiene più direttamente il risultato desiderato: oggi si riceve prima di tutto una sintesi generata da un’intelligenza artificiale, che è spesso sbagliata e fuorviante, poi si ottengono dei risultati sponsorizzati, poi arriva l’elenco delle ricerche correlate fatte da altri utenti, poi vengono visualizzati dei prodotti pubblicizzati, e solo a questo punto Google propone finalmente il risultato desiderato. O almeno qualcosa che gli somiglia, perché di solito servono due o tre tentativi.

Questo peggioramento delle prestazioni è reale. Cosa più importante, è intenzionale.

Benvenuti alla puntata del 15 dicembre 2025 del Disinformatico, il podcast della Radiotelevisione Svizzera dedicato alle notizie e alle storie strane dell’informatica. Io sono Paolo Attivissimo, e vi racconto perché Google ha scelto consapevolmente di funzionare peggio, e soprattutto come possiamo rimediare.

[SIGLA di apertura]


Uno studio condotto dal gruppo di ricerca tedesco Webis nel 2024 [Is Google Getting Worse? A Longitudinal Investigation of SEO Spam in Search Engines, Advances in Information Retrieval. 46th European Conference on IR Research (ECIR 2024), Lecture Notes in Computer Science, March 2024, Springer; Opensearchfoundation.org; Webis.de (PDF); ACM.org] conferma un’impressione condivisa da molti utenti: le ricerche fatte con Google non sono più efficaci come una volta e stanno peggiorando da qualche anno.

Secondo questo studio, la colpa di questo declino è l’enorme quantità di contenuti di bassa qualità che vengono ottimizzati dagli esperti di marketing per comparire nei risultati di Google più in alto rispetto ai contenuti effettivamente utili. Il fenomeno riguarda anche anche motori di ricerca rivali, come Bing e DuckDuckGo, stando a questi ricercatori.

Ma c’è anche chi punta il dito verso la dirigenza di Google, accusandola di aver deciso cinicamente di seguire la strada del peggioramento allo scopo di massimizzare i profitti. Esperti del settore come Cory Doctorow [Medium.com; CBC Radio] e Edward Zitron [Wheresyoured.at] indicano anche una persona che sarebbe specificamente colpevole di questo stato di cose: l’informatico Prabhakar Raghavan [Wikipedia; Techspot.com], che è oggi Chief Technologist di Google e ha diretto per alcuni anni il settore pubblicità e commercio dell’azienda e poi anche quello della ricerca.

Zitron basa la propria accusa sulle mail interne di Google rese pubbliche dall’inchiesta antitrust del Dipartimento di Giustizia statunitense sul colosso della ricerca online. Nel 2019, spiega Zitron, la crescita del numero di ricerche fatte dagli utenti tramite Google era sostanzialmente stagnante, e il settore pubblicità lanciò un allarme: bisognava trovare un modo per indurre gli utenti a fare più ricerche e più clic sulle inserzioni.

Ogni volta che un utente cerca qualcosa in Google, infatti, gli viene mostrata della pubblicità, per la quale Google incassa denaro dagli inserzionisti; se l’utente non solo vede l’inserzione ma ci clicca anche su, Google incassa di più. Ma Google era già all’epoca di gran lunga il motore di ricerca più usato al mondo, per cui non era possibile aumentare il numero di ricerche fatte reclutando nuovi utenti.

La prima soluzione scelta da Google nel 2019 fu rendere le inserzioni meno differenti dai risultati veri e propri, eliminando il colore verde del testo che contrassegnava le pubblicità e proseguendo una tendenza, in corso da anni, che annacquava sempre di più la differenza visiva fra contenuti visualizzati a pagamento e risultati effettivamente desiderati dall’utente.

Per dirla in altre parole, Google fece man mano in modo che fosse più facile per l’utente cliccare per errore su uno spot invece di cliccare su un risultato genuino, e lo fece nonostante nel 2013 si fosse già presa un richiamo da parte della Commissione Federale per il Commercio statunitense (la Federal Trade Commission).

Un grafico pubblicato da Searchengineland.com mostra eloquentissimamente questo progressivo deterioramento.

Grafico che mostra l'evoluzione della segnalazione e dell'evidenziazione degli annunci pubblicitari su Google dal 2007 al 2019, evidenziando i cambiamenti nel design e nel posizionamento degli annunci nel motore di ricerca.
Evoluzione dell’aspetto delle pubblicità in Google dal 2007 al 2019. Credit: SearchEngineLand.

Nel 2007, per esempio, le inserzioni su Google comparivano su sfondo colorato e i risultati veri venivano invece mostrati su sfondo bianco. Nel 2013 lo sfondo era scomparso, sostituito da un bordo e da un’iconcina che indicava che si trattava di una pubblicità. Nel 2020 l’unica differenza visiva rimasta era costituita da un’etichettina che in inglese era composta da due sole lettere: “AD”, abbreviazione di “advert”, ossia “pubblicità”. Oggi tutti questi avvertimenti sono svaniti e distinguere un risultato reale da un’inserzione è quasi impossibile.

La seconda soluzione adottata da Google per aumentare gli introiti fu letteralmente peggiorare le proprie prestazioni, seguendo una logica ineccepibile ma spettacolarmente cinica.


La strategia di peggioramento intenzionale scelta dalla dirigenza di Google sembra in apparenza un autogol, ma in realtà ha perfettamente senso, perlomeno dal punto di vista degli azionisti dell’azienda. Se il motore di ricerca funziona bene e fornisce al primo colpo il risultato desiderato dall’utente, quell’utente è contento, però ha visto una sola bordata di pubblicità.

Ma cosa succederebbe se il motore di ricerca funzionasse meno bene e gli fornisse il risultato soltanto al secondo o terzo tentativo? Vedrebbe il doppio o il triplo di inserzioni. E così gli incassi di Google aumenterebbero massicciamente. Questa è l’idea geniale che, secondo Doctorow e Zitron, fu adottata da Prabhakar Raghavan alcuni anni fa e ha portato alla situazione attuale.

Normalmente peggiorare la qualità di un servizio indurrebbe gli utenti a cercare delle alternative, ma nel caso di Google all’atto pratico non ce ne sono. Grazie anche agli accordi commerciali con i produttori di smartphone, Google è il motore di ricerca predefinito su quasi tutti i dispositivi mobili del mondo, compreso l’iPhone. Google paga una ventina di miliardi di dollari ogni anno ad Apple per questo piazzamento di assoluto favore.

Inoltre la stragrande maggioranza degli utenti non sa come cambiare il motore di ricerca predefinito e spesso non sa neanche che esistono alternative, per cui di fatto Google può permettersi di peggiorare il proprio servizio senza subire alcuna conseguenza negativa. Anche perché le autorità antitrust statunitensi che dovrebbero intervenire si limitano da anni a scrivere letterine di fermo rimprovero.

Google, insomma, è come un albergatore che possiede l’unico hotel in una località e quindi può permettersi di aumentare i prezzi quanto gli pare o di fornire un servizio scadente e al risparmio, perché tanto i clienti non hanno scelta. E lo stesso cinico ragionamento vale anche per i suoi fornitori e per il suo personale: può decidere lui quanto e quando pagarli, perché non hanno nessun altro a cui possono vendere i loro prodotti e servizi.

Questa strategia, che l’esperto Cory Doctorow definisce coloritamente enshittification o immerdificazione, funziona benissimo, tanto è vero che viene adottata anche da altri colossi del settore informatico e tecnologico.

Amazon, per esempio, ha iniziato vendendo prodotti sottocosto e con la spedizione gratuita per gli abbonati ad Amazon Prime. Una volta consolidata la clientela, il numero di fornitori che usavano Amazon per vendere i propri prodotti è aumentato vertiginosamente, e a quel punto l’azienda di Jeff Bezos ha iniziato a chiedere commissioni sempre più alte a questi fornitori, tanto che nel 2023 oltre il 45% del prezzo di vendita dei prodotti finiva in tasca ad Amazon.

Audible, che controlla oltre il 90% del mercato degli audiolibri, inizialmente offriva agli autori dal 20% al 40% degli incassi, ma ora usa un complesso e fumoso sistema di redistribuzione degli introiti e di restituzione degli audiolibri, per cui ai pesci piccoli arriva una miseria e solo i grandi nomi ricevono lauti compensi; anzi, ai grandi arriva anche una quota degli incassi delle vendite dei piccoli. Gli utenti non sanno che esiste questo meccanismo e pensano che quello che pagano per un audiolibro vada in buona parte all’autore, ma non è così [Medium.com, 2025; Authorsguild.org, 2022].

Inoltre Audible, che è di proprietà di Amazon, impone sistemi anticopia su tutti gli audiolibri che distribuisce, per cui un utente che dovesse decidere di smettere di usare Audible perderebbe tutti i libri che ha pagato. L’azienda, quindi, tiene in pugno sia gli autori, sia i consumatori.

Ma almeno nel caso di Google noi utenti possiamo fare subito qualcosa di concreto contro questo modo di operare.


Questo qualcosa si chiama SearXNG [pronuncia: surk-sing o searching], ed è facilissimo da usare (a differenza del suo nome, che è complicatissimo da pronunciare): basta installarlo oppure, ancora più semplicemente, visitare uno dei siti che lo offre via Web e immettere lì quello che si vuole cercare.

Si ottengono risultati puliti e precisi, senza deliranti e inaffidabili aiutini forniti da energivore intelligenze artificiali, senza risultati sponsorizzati da scansare, senza inserzioni mascherate, e senza regalare dati personali a mega-aziende o a nessuno. E SearXNG non costa nulla, perché è un servizio gestito dagli utenti per gli utenti, non è in mano a fantastiliardari discutibili ed è basato su software aperto e libero.

SearXNG è un cosiddetto metamotore di ricerca. In sostanza, passa la vostra richiesta a una rosa di motori di ricerca commerciali, che includono Google, Bing, DuckDuckGo e molti altri, e restituisce a voi i risultati. Fa da filtro salvaprivacy e impedisce a questi motori di acquisire informazioni su di voi e di collezionare la cronologia delle vostre ricerche.

Potete scegliere fra tanti siti che lo forniscono: l’elenco completo e aggiornato si trova presso Searx.space, e trovate una guida completa e dettagliata in italiano presso Devol.it. Se usate un sito europeo, i vostri dati personali beneficiano delle protezioni offerte dalla normativa GDPR.

Provarlo non costa nulla, e se vi piace potete poi impostarlo come motore di ricerca predefinito in qualunque browser seguendo le apposite istruzioni. Potete anche configurarlo in modo da selezionare i motori di ricerca che più vi interessano e le categorie che desiderate, come immagini, video, contenuti presenti sui social network, musica e altro ancora.

Può sembrare paranoico ed eccessivo ricorrere a soluzioni come questa per evitare di essere profilati commercialmente, ma è ormai chiaro che il problema non è più puramente di natura commerciale. Il corso attuale della politica statunitense significa infatti che i dati che affidiamo ad aziende di quel Paese possono essere usati contro di noi molto concretamente.

Lo dimostra per esempio un recente avviso, pubblicato ai primi di dicembre sul Federal Register, che è l’equivalente statunitense della gazzetta ufficiale. Questo avviso annuncia [Rsi.ch; BBC] l’intenzione di chiedere a chiunque voglia visitare gli Stati Uniti di fornire la cronologia* delle sue attività sui social network sull’arco degli ultimi cinque anni se proviene da un Paese che è esentato dal visto, come Australia, Regno Unito, Svizzera, Francia, Germania e altri. Verranno chiesti anche i numeri di telefono usati negli ultimi cinque anni e gli indirizzi e-mail degli ultimi dieci, insieme a informazioni sui familiari, come per esempio i loro nomi, numeri di telefono, data e luogo di nascita e indirizzo di residenza.

*  Numerosi lettori mi hanno segnalato un articolo de Il Post del direttore, Francesco Costa, che sembra contraddire quello che ho detto e scritto nel podcast e minimizzare l’effettiva pericolosità di questa misura proposta. Ma a pagina 9 l’annuncio del Federal Register riporta testualmente quanto segue (grassetti aggiunti da me): "In order to comply with the January 2025 Executive Order 14161 (Protecting the United States From Foreign Terrorists and Other National Security and Public Safety Threats), CBP is adding social media as a mandatory data element for an ESTA application. The data element will require ESTA applicants to provide their social media from the last 5 years." Cosa si intenda con “their social media from the last 5 years" è da chiarire, ma io lo interpreterei in maniera molto estensiva, perché non è una richiesta di fornire i nomi degli account social, ma di fornire i “media”, ossia i contenuti di quegli account.

Costa dice anche che “Non risulta che in questi anni l’inclusione degli account social fra le moltissime informazioni personali che è sempre stato necessario fornire [...] abbia determinato comportamenti repressivi simili a quelli che l’amministrazione Trump ha attuato contro alcune persone che erano già nel paese, come gli studenti filopalestinesi espulsi per il loro attivismo”.

Ma va notato che i visti di sei persone non statunitensi sono stati revocati in seguito ai loro commenti fatti sui social network a proposito dell’uccisione del commentatore di estrema destra Charlie Kirk [The Guardian, 2025/10/14]. Inoltre è già accaduto che turisti di vari Paesi si siano visti negare l’ingresso negli Stati Uniti di recente “sulla base di contenuti trovati nei dispositivi mobili” [The Times, 2025/12/11]. Che tutto questo, come dice Costa, non sia successo “in questi anni” non fornisce alcuna garanzia per il futuro.

In aggiunta, il Dipartimento di Stato USA ha dato istruzioni al proprio personale di rifiutare le richieste di visti, soprattutto del tipo H-1B (visti di lavoro temporanei), di persone che lavorano nel fact-checking e nella moderazione di contenuti, dichiarando che si tratta di forme di “censura” dell’asserita libertà di parola degli statunitensi [Npr.org, 2025/12/11].

L‘amministrazione Trump sta inoltre cercando di vietare a cinque ricercatori europei l’ingresso o la residenza negli USA, accusandoli di essere “censori stranieri” che vogliono imporre restrizioni nei social network [Scripps News, 2025/12/29].

In questa lista manca per ora la cronologia delle ricerche online, ma viene il dubbio che non sia una dimenticanza perché la storia completa di tutto quello che abbiamo mai cercato in Google ce l’hanno già. Ricorrere a soluzioni come SearXNG è quindi un piccolo ma positivo passo nella direzione giusta, verso la sovranità digitale che la cronaca ha trasformato da fantasia idealista in necessità assolutamente concreta.

Fonti aggiuntive

Perché è necessario e urgente liberarsi di Google – e come cominciare a farlo, Wumingfoundation.org, 2020.

Quickstart for SearXNG, Elest.io.

SearXNG enjoyers, how do you do it?, Privacyguides.net, 2022.

SearXNG, Wikipedia.org, 2025.

Welcome to SearXNG, Searxng.org, 2025.

Setting Up SearXNG, Snee.la, 2024.

How to Get AI Out of Your Google Search Results, Therevelator.org, 2025.

Just Want Links in Google Search Results Instead of AI Overviews? Here’s How to Do It, Cnet.com, 2025.

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42 Commenti
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MR

Ahimè molti siti funzionano male. Ho avuto fortuna con https://paulgo.io/ (non li ho provati tutti)

MR

Cosa significa “configurarli”? Ho cercato “what is my ip” e perfino paulogo.io, che all’inizio mi aveva dato risultati sensati, dopo alcuni tentativi mi ha _spittato fuori_ roba relativa al campionato di calcio.

Iacopo Benesperi

anche io ne ho provati 4 o 5 ma i risultati di ricerca sono totalmente casuali, non nella lingua cercata, e in un paio di casi (usando come termine di ricerca “the titans serie tv”) uscivano solo risultati di siti porno.

pebs

Ho provato il tuo link con una ricerca qualsiasi come “anniversario fondazione singapore” (sia senza virgolette sia con virgolette) e nella sezione Generale mi ha dato risultati assolutamente non coerenti, tra cui al primo posto annunci pubblicitari in francese per l’affitto di chalet. Nelle altre sezioni (Notizie ecc.) dice che non ci sono risultati.
Non so cosa pensare.

MR

Ritratto: cercando “searxng github” su paulgo.io sono uscite pagine sul Real Madrid 🙁

Marco Pirazzoli

io ho appena fatto la stessa ricerca e ho ricevuto una sfilza di risultati NSFW

Max

Configurato come suggerito da Devol non trova nulla (se non le informazioni sulla dx). Usando altri siti (ne ho provati alcuni, tutti europei) le risposte sono perlopiù insensate. Forse problemi di dentizione?

Il Lupo della Luna

Ma quelli che hanno sti siti searxing fanno tutto gratis?

Il Lupo della Luna

Ho inviato il post per sbaglio… Aggiungo: il firewall aziendale è in combutta con Google, searxng.org non si apre -_-

Max

Misteriosamente, dopo un po’ che l’ho configurato, le risposte iniziano ad avere un senso. Boh?

Alex

Domanda/precisazione: leggevo che per i visti/l’ESTA gli USA non chiederanno la cronologia (cosa sulla quale c’è un forte dubbio su come possa un utente scaricarla e consegnarla) ma “semplicemente” i nomi degli account. Questo comunque porta ad altri problemi, ad esempio per chi ha account privati.

Mi domando poi il mio caso, che non è più tanto isolato, dove non ho nessun account social escluso un vecchio account google (utilizzabile ma non usato per youtube). Una persona che non pubblica nulla mi pare evidente che abbia molto da nascondere, credo che non riuscirò più a tornare negli States mi sa 🙁

Mi conforta in parte è che l’ESTA si può chiedere in anticipo modificando successivamente i riferimenti dell’hotel, quindi forse si può verificare di essere “ammessi” o meno prima di prenotare un costoso viaggio

Thomas

Ciao Paolo, segnalo che il feed RSS è ancora rotto. Mi sono perso un mesetto di articoli 🙁 Ora me li recupero.

Thomas

Grazie per la dritta, ahimè non sembra funzionare granché.

Ho testato un po’ di istanze; tutte le queries di test mi ritornano cose completamente fuori contesto, perfino con termini verbatim… oppure zero risultati (sospeso per troppe richieste, per accesso negato, timeout).

Spero di aver sfiga io…

Daniele

Articolo interessantissimo e utilissimo. Ho impostato https://searxng.devol.it/ come motore di ricerca predefinito in Firefox, ma l’arrivo dei risultati è moooolto lento, trooooppo lento. Peccato perché vorrei abbandonare Google. Grazie.

Barkode

Il problema è reale, ma la soluzione basata su una meta ricerca open source che si appoggia su siti instabili è un po’ farraginosa. A mio avviso rischia di fare la fine di Invidious (un proxy a YouTube che anonimizzava il traffico ed eliminava la pubblicità), che aveva caratteristiche simili per quanto riguarda la sua distribuzione ma che dopo un certo tempo ha smesso di funzionare.

Se posso dire la mia, sempre meglio il buon caro DuckDuckGo, che by design non traccia l’utente e che inoltre può essere configurato per NON mostrare pubblicità o per disabilitare AI mediante la configurazione del sito (https://duckduckgo.com/settings).

La configurazione desiderata può essere poi comodamente salvata come bookmark (es. https://duckduckgo.com/?k1=-1&kbg=-1 per disabilitare advertising e AI), quindi senza ricorrere a cookie e preservando così privacy e anonimato.

Io per le ricerche su internet ho abbandonato big G ormai 10 anni fa e non mi sono mai più guardato indietro.

Andrea Mancini

ne ho provati diversi e mi restituisco risultati non pertinenti con la ricerca richiesta
intendo proprio risultati non correlati con la richiesta

Guastulfo

“Ricorrere a soluzioni come SearXNG è quindi un piccolo ma positivo passo nella direzione giusta, verso la sovranità digitale che la cronaca ha trasformato da fantasia idealista in necessità assolutamente concreta.”

Indubbiamente è un valore da perseguire. Io non ho un firewall in casa ma uso pi-hole configurato in modo da bloccare gli adsense (mi pare che si chiamino così) di Google. Infatti mi capita di non riuscire a visualizzare qualche sito perché scambia questa impostazione di pi-hole per un ad-blocker.

Riguardo la questione “ingresso negli USA”, temo che l’assenza di cronologia di ricerche Google e il non avere social possano avere come conseguenza il rischio di essere respinti

spectrum

Sto mettendo alla prova searxng.devol.it e vorrei condividere le mie osservazioni dopo un’ora di test.
La query che ho utilizzato è marca e modello di un obiettivo fotografico con altre parole per rendere la ricerca più specifica.
Ho copiato la stessa query su google, bing, yahoo, duck duck go e devol.
I primi quattro motori di ricerca mi hanno dato subito un risultato preciso e più o meno equivalente.
Devol invece all’inizio non mi dava nessun risultato, mi restituiva un errore dicendo che non riusciva a trovare risultati validi. Ho aggiunto alcuni motori di ricerca che di default non erano attivi.
Google e Duck duck go non restituiscono alcun risultato con un messaggio di errore.
Bing restituisce principalmente risultati in cinese e si ferma alla prima pagina, se voglio più risultati mi restituisce un errore.
Yahoo è il motore migliore e l’unico che restituisce una risposta utilizzabile e che mi permette di vedere più pagine di risultati.
Ho poi provato ad attivare tutti i motori di ricerca ma i tempi di attesa si allungano notevolmente e la qualità dei risultati peggiora. Ci sono risultati di più motori ma a prima vista sembrano poco pertinenti. Sarebbe comunque da verificare ogni motore singolarmente, cosa che ora non ho tempo di fare.
Poi ho messo la ricerca sicura su “severo”. Facendo così Bing ha iniziato a darmi risultati accettabili con però ancora il limite della sola prima pagina. Rifacendo la ricerca mi ha ripresentato di nuovo solo risultati in cinese. Riprovando ancora alterna risultati solo in cinese con risultati utilizzabili.
Ho poi provato anche da telefono e il motore brave all’inizio funzionava con risultati utilizzabili ma dopo qualche ricerca ha smesso di darmi risultati.
Un inizio un po’ zoppicante, devono far funzionare tutti i motori di ricerca, o almeno i principali, dando la possibilità di avere per tutti più pagine di ricerca. Per un utilizzo anche da parte di utenti poco esperti non dovrebbe essere necessaria alcuna configurazione: si inserisce la query di ricerca e si ottiene il risultato voluto. La visualizzazione dei risultati potrebbe essere migliore, la trovo un po’ confusa. C’è l’opzione per selezionare uno stile ma attualmente ce n’è solo uno.

nic ben

non capisco, tutti ne parlano bene ma io ho grosse difficoltà ad utilizzarlo. Continuo a cambiare istanza ma il risultato è sempre lo stesso; poche pagine di risultati e molte volte blocco delle ricerche con messaggi dai motori di ricerca del tipo “troppe richieste” o “captcha”

FP

Temo che serva ancora molto lavoro prima di poter usare questo servizio come valida alternativa agli altri motori di ricerca.

Ho provato ad usare l’istanza ospitata da devol.it, ma funziona maluccio: spesso non restituisce risultati perché non riesce a raggiungere i motori di ricerca a cui si appoggia (Duckduckgo bloccato da captcha; accesso negato da Wikipedia; troppe richieste, timeout o problemi simili su altri siti).
Provando soluzioni alternative attraverso searx.space (su cui devol.it non compare, tra l’altro), ottengo risultati imprevedibili: ricercando lo stesso termine più volte, ottengo risultati diversi; i risultati mostrati sono in una lingua diversa da quella che ho impostato; gli operatori classici che si usano su Google (come le virgolette per ricercare un testo preciso) non funzionano.

Buona l’iniziativa, ma dubito che sostituirò Google a breve…

Daniele

Uhm… non funzionano per nulla bene. Purtroppo, aggiungo. Ho provato il terzo della lista per una banale ricerca, ‘pomata ossido zinco’: nei risultati, nella prima pagina, solo link a Google Translate. Qualcuno ha avuto riscontri positivi?

Vittorio

Attenzione però a non cadere nella trappola “devi mostrare la cronologia”. In realtà per entrare negli USA devi solo segnalare quali Social Media hai usato, non “fornire una cronologia” (come? e a chi?)
Vedi questo articolo de Il Post
https://www.ilpost.it/2025/12/13/da-costa-a-costa-13-dicembre/

Vittorio

So che non c’entra nulla con il filone originale dell’articolo ma volevo fare una piccola considerazione.
Se Trump vuole limitare l’accesso negli USA agli stranieri con questo atto c’è riuscito benissimo. Però a questo punto voglio proprio vedere cosa diranno tutti coloro che lavorano nell’ambito turistico (e sono veramente tanti) che si vedranno licenziare perché non servono più in quanto è diminuito il numero dei turisti stranieri. Già oggi ho letto che uno dei responsabili dello Yosemite National Park si lamenta di un importante calo degli ingressi dei turisti stranieri che costituiscono almeno il 25% degli ingressi nel parco.
Purtroppo ciò che più mi dispiace di queste limitazioni è il fatto che, avendo un fratello residente negli USA sposato con una statunitense e con visto permanente lavorativo, probabilmente non potrò vederlo se non con grosse difficoltà fino a quando queste limitazioni non verranno tolte (se mai verranno tolte).

PGC New Edition.

l’ingresso ai parchi è limitato anche dall’aumento spropositato della fee. Adesso devi pagare 100$. Al giorno.

Quest’uomo è chiaramente un pazzo circondato da una cerchia di orribili sicofanti assassini (vedi Hegseth o Pam Bondi). Ogni giorno da gennaio sembra di vivere una distopia, non se ne può veramente più.

Ieri per esempio leggevo che vuole chiudere l’NCAR perché genera “allarmismo climatico”: https://www.nytimes.com/2025/12/17/climate/national-center-for-atmospheric-research-trump.html. Conta che questa strage di enti scientifici significherà la distruzione della continuità di almeno alcuni dati climatici e meteoroligici, con danni permanenti per il futuro.

In passato ho lavorato e vissuto negli USA o per università USA. Oggi non ci metterei (e non ci metterò) più piede neanche se pagato. Abbiamo scoperto che gli USA erano una democrazia di cartone: nomini 3 sicofanti al posto giusto (Corte Suprema) e fai quello che vuoi.

C’è una schiera di amici ed ex colleghi ricercatori negli USA che mi ha contattato chiedendomi se avevo qualche dritta per tornare a lavorare lavoro.

E secondo me non abbiamo ancora visto nulla: quello che mi preoccupa è cosa succederà alla fine del suo secondo mandato. O ci sarà una guerra civile, oppure aprirà la valigetta nucleare e premerà i bottoni per la serie “muoia Sansone e tutti i Flistei”.

Spero solo che nessuno lo aiuti, perché di sicuro è troppo rincoglionito per riuscirci da solo.

Auguri per tuo fratello.

Guastulfo

“Abbiamo scoperto che gli USA erano una democrazia di cartone”

Qualcuno lo aveva già scoperto qualche decennio prima di noi. Conosci la falla di Gödel? 😀

https://it.wikipedia.org/wiki/Falla_di_G%C3%B6del

PGC New Edition

francamente non lo sapevo. Però mi pare poco chiara la spiegazione in quanto tutte le costituzioni contengono questo tipo di falla.

Quella cui mi riferisco io invece, lungi dal voler competere con un gigante come Gödel, è che se un Presidente ha la “fortuna” di poter creare una maggioranza di nominati dalla sua parte alla Corte Suprema – come accaduto a DJT, essendo questa appunto una Repubblica Presidenziale, può di fatto fare quello che vuole, anche decidere il colore delle mutande dei cittadini.

Cosa che sta puntualmente accadendo.

D’altra parte mi sembra anche di aver capito che TUTTI i sistemi democratici contengono “falle”, limiti e problemi, ma non sono certo un costituzionalista.

Il Lupo della Luna

La cosa assurda è che sembra che a nessuno, negli USA, interessi la deriva che stanno prendendo le cose.

scala

Premetto che mi sembrano vaneggiamenti, ma entrando nel merito: dal punto di vista della lingua inglese/legalese, è implicito che il testo così come scritto significhi TUTTI gli indirizzi email, etc., o se gliene fornisco solo alcuni va bene lo stesso?

PGC New Edition

avevo letto l’articolo ma anche letti i commenti, molti piuttosto critici, che accusano l’autore – un lettore, non un giornalista de Il Post – di essere stato piuttosto impreciso nelle conclusioni.

Il Lupo della Luna

E se io non dico niente? Come verificano?
La faccenda se la guardi da una parte è la montagna che ha partorito il topolino, dall’altra una roba pseudofascista.

Cristiano

La cosa che sto notando e mi pare assurda è che Chrome non ti permette nemmeno di aggiungere un nuovo motore di ricerca. Almeno nella mia versione installata 143.0 non me lo consente

Cesare Rossi

“a. Telephone numbers used in the last five years;
b. Email addresses used in the last ten years;
c. IP addresses and metadata from electronically submitted photos;
d. Family member names (parents, spouse, siblings, children);
e. Family number telephone numbers used in the last five years;
f. Family member dates of birth;
g. Family member places of birth;
h. Family member residencies;
i. Biometrics – face, fingerprint, DNA, and iris;
j. Business telephone numbers used in the last five years;
k. Business email addresses used in the last ten years.”

Siamo seri? E come possono controllare che io abbia indicato tutte le informazioni corrette? Hanno accesso ai DB delle anagrafiche e dello stato di famiglia di tutto il mondo?

Direi che a questo punto si sono giocati l’ingresso turistico del resto del mondo.

Stefano

Magari non controllano. Alcuni dati verrebbero usati come database in caso di crimini (DNA), per i numeri e indirizzi, credo che se poi risultano da altre parti e tu non li hai forniti potresti avere qualche “seccatura”.

zoomx

Ma le cose che chiedono gli USA le chiedono in altri paesi?

A me non piace fornire i dati biometrici Biometrics – face, fingerprint, DNA, and iris;

zoomx

Usato solo 2 volte ma a me https://searxng.devol.it/ funziona bene, risultati in 0.4s
L’immerdificazione l’avevo notata già su Bing e di riflesso su duckduckgo che lo usa. Se prima mi forniva risultati analoghi a Google adesso no, proprio no.
E ora anche Google, come c’era da aspettarsi.

ijk_ijk

i. Biometrics – face, fingerprint, DNA, and iris;

e il dna come glielo fornisco? Dove me lo procuro?
Immagino siano tutti dati da compilare in un form online e non su un foglio di carta ad uno sportello.

Vincenzo Ex Lurker

Dati da fornire per l’ESTA.
1) Per come è scritta la bozza della norma, se verrà confermata i dati da fornire sono tutti quelli richiesti, e l’omissione o l’errore su un dato può comportare conseguenze serie -del tipo avere a che fare con l’ICE (U.S. Immigration and Customs Enforcement), il braccio armato del Department of Homeland Security. ICE ben noto alle cronache per metodi polizieschi alquanto pesanti, di cui hanno già fatto le spese cittadini italiani.
Sui dati biometrici non ho idea come vogliono procedere. Ma già ora per fare l’ESTA è richiesto l’inoltro della pagina del passaporto con la foto e di un selfie; inoltre nel chip del passaporto elettronico sono contenute le impronte digitali.
2) Sulla completezza ed esattezza dei dati le cose si fanno complicate e le conseguenze possono essere serie. Chi si ricorda queli erano il mio numero del cell di servizio e della posta elettronica di quando lavoravo, tanto per fare un esempio. Quello che potrebbe succedere è questo:
a – Faccio la richiesta per l’ESTA e sbaglio o ometto qualche dato richiesto, anche in perfetta buona fede (il termine di prescrizione legale italiano differisce da quello USA, ad esempio). Ottengo l’ESTA
b – Premesso che l’ESTA o un visto non danno comunque il diritto di ingresso, che è concesso dall’agente o dal funzionario supervisore di Customs and Border Protection A LORO ASSOLUTA E INCONDIZIONATA DESCRIZIONE, senza possibilità di revisione (e se l’ingresso viene negato può anche essere disposto il divieto di ingresso per un periodo di tempo anche lungo). Per un Non-US Citizen le garanzie costituzionali USA non valgono.
c – Arrivo in dogana dove trovo l’agente di CBP che comincia a fare domande. Da quando è stato rilasciato il mio ESTA potrebbero avere fatto dei controlli a campione, ed è venuto fuori il dato omesso o errato: una delle domande sarà: hai utilizzato il numero xxx-yyyyyyy? Risponderò “no”, ed allora la replica sarà “you lied me” con la conseguenza nel migliore dei casi di vedersi negato l’ingresso e reimbarcato sul primo volo, nel peggiore dei casi di essere affiidato all’ICE per un soggiorno nei “centri vacanze” gestiti dagli stessi. Se rispondo “si” l’osservazione successiva sarà “you had to declare it when applying for your ESTA”, con la conseguenza di cui sopra.

angelo

Esistono anche i motori di ricerca distribuiti, come presearch o Yacy

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