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Il cinico business delle bufale. Terza parte: Repubblica e il nipote finto passante

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ancora. Ultimo aggiornamento: 2016/12/31 15:30.

È troppo facile e semplicistico dare a Internet e ai social network la colpa del
dilagare delle false notizie. Sicuramente la Rete e Facebook contribuiscono al
fenomeno; ma le testate giornalistiche, che si atteggiano a verginelle sante e
senza macchia, hanno la loro dose di colpa. Ne abbiamo visto
un esempio pochi giorni fa con Affaritaliani.it, testata giornalistica online; oggi ne vediamo un altro con Repubblica,
testata “tradizionale” che dal cartaceo si è estesa al digitale, per documentare
come la fabbricazione di notizie sia ben radicata anche nel giornalismo
classico, tanto da non essere neanche vista come un problema o un tradimento
della fiducia dei lettori.

Di conseguenza, qualunque iniziativa (governativa o commerciale) contro
le false notizie che abbia effetto solo su Internet e non tocchi l’intero
sistema della diffusione di notizie è miope, assurda e inammissibile.

Caso mai non fosse chiaro: se qualcuno pensa che io possa sostenere o lasciar
correre un tentativo di censurare Internet o progetti che assegnano alla stampa
“tradizionale” un ruolo di guardiano e arbitro dell’informazione corretta, non
ha capito nulla di me e dei miei vent’anni di debunking fatti senza
risparmiare nessuno. Chi avesse bisogno di chiarirsi le idee può leggere
questo.

Detto questo, vi propongo una piccola storia di ordinaria bufalocrazia.

––––––

Il 27 dicembre è morta la popolarissima attrice e scrittrice Carrie Fisher.
Repubblica ha pubblicato sulla propria pagina Facebook ufficiale un
servizio giornalistico video di Silvia Bizio
[2016/12/31: successivamente rimosso;
URL CDN originale]
, nel quale la giornalista va davanti alla casa di Carrie Fisher, gira un video
di cinque minuti in stile “selfie con telefonino” e nota con commiserazione che
non ci sono nugoli di fan piangenti o altre manifestazioni di lutto. Cosa
piuttosto difficile, visto che
la casa sta su una trafficatissima strada principale senza marciapiedi,
ma lasciamo stare. Lasciamo stare anche la qualità del servizio e i suoi
sorrisetti, le sue frasi smozzicate, le sue risatine e le sue immagini
traballanti. Pura aria fritta, ma pazienza.

La cosa importante è che nel video Silvia Bizio dice che
“c’è soltanto un fan, un ragazzo, un sedicenne… his name is Marco. Marco,
tell us”
. “Marco” è un nome abbastanza insolito da trovare in California, ma
sorvoliamo anche questo (almeno per ora).

Il ragazzo racconta le proprie impressioni in inglese. La Bizio gli chiede
“Why was Carrie Fisher and Guerre Stellari [sic]
so important to you?”. Marco, stranamente, non si ferma a chiedere cosa
mai vogliano dire le parole italiane “Guerre Stellari”, ma risponde
disinvolto, come se sapesse l’italiano. Che strano.

Lei non lo ringrazia né gli rivolge più la parola, ma prosegue in italiano,
sbagliando anche il titolo del film (è Il risveglio della Forza, non
La Forza si risveglia). E finisce ridendo. Sì: Carrie Fisher è morta e
Silvia Bizio se la ride in pubblico, davanti a casa della morta, sulla pagina
Facebook di Repubblica.

Al momento in cui ho fatto lo screenshot qui sopra (le 23:06 italiane del
27/12), il video di Repubblica aveva già avuto 41.000 visualizzazioni,
accompagnate da
commenti non molto lusinghieri. Mentre
scrivo la stesura iniziale di queste righe (mezzogiorno del 29/12) è arrivato a
oltre 432.000 visualizzazioni.

Un brutto servizio, insomma; non certo una pagina di grande giornalismo. Cose
che càpitano e che ho
rimproverato
a Repubblica. La storia sarebbe chiusa, se non fosse per un dettaglio che
trasforma un brutto servizio da quasi mezzo milione di clic in una
falsificazione.

Infatti mi viene segnalato da un lettore che il ragazzo intervistato da Silvia
Bizio, somiglia sorprendentemente a
Marco Bizio, nipote della
giornalista.

“Marco” nel video di Silvia Bizio per Repubblica
(immagine schiarita per ridurre le ombre).

Marco Bizio nel suo profilo Facebook pubblico.

Intervistare un familiare spacciandolo per un passante qualsiasi sarebbe davvero
squallido, per cui prima di sbilanciarmi chiedo pubblicamente chiarimenti a
Repubblica e alla diretta interessata. Ed è qui che la cosa si fa
interessante.

Altri miei tweet restano senza risposta, complice il fuso orario. La Bizio
risponde qualche ora dopo:

class="twitter-tweet tw-align-center" data-cards="hidden" data-conversation="none" data-partner="tweetdeck" >

@disinformatico caro Paolo
qui 9 ore indietro quindi notte quando scrivevi. Marco non e’ mio figlio ma
un piccolo fan che conosco. Pb? $? No

— Silvia Bizio (@silviabizio)
December 28, 2016

Notate che la giornalista dice “non è mio figlio”, ma invece di chiarire
rispondendo “è mio nipote”, svicola dicendo che è
“un piccolo fan”. Un piccolo fan che lei conosce. Insomma, il passante
intervistato per caso (come sembra dal video), l’unica persona davanti alla casa
di Carrie Fisher in quel momento, è in realtà una persona che Silvia Bizio
conosce. Che mirabile coincidenza. Chiedo chiarimenti.

class="twitter-tweet tw-align-center" data-cards="hidden" data-conversation="none" data-partner="tweetdeck" >

@silviabizio Grazie. Lo chiedo
perché somiglia sorprendentemente a suo nipote Marco e si chiama come lui.

— Paolo Attivissimo (@disinformatico)
December 28, 2016

class="twitter-tweet tw-align-center" data-cards="hidden" data-conversation="none" data-partner="tweetdeck" >

@silviabizio Forse non ho
capito: lei va davanti a casa di Carrie Fisher e ci trova proprio un fan che
lei conosce? Per caso?

— Paolo Attivissimo (@disinformatico)
December 28, 2016

class="twitter-tweet tw-align-center" data-cards="hidden" data-conversation="none" data-partner="tweetdeck" >

@disinformatico che
problema caro Paolo? Io non sono esperta di fb ne’ social. Marco e’ venuto a
dare saluto a Carrie. siamo tutti tristi.

— Silvia Bizio (@silviabizio)
December 28, 2016

Notate che la Bizio continua a eludere la questione. Così insisto:

class="twitter-tweet tw-align-center" data-cards="hidden" data-conversation="none" data-partner="tweetdeck" >

@silviabizio Per chiarezza:
Marco è suo nipote? Questo:
https://t.co/e16IwBFsTT

— Paolo Attivissimo (@disinformatico)
December 28, 2016

La risposta è illuminante e dà l’impressione che la Bizio si renda perfettamente
conto di aver violato la deontologia professionale e stia cercando di coprire la
falsificazione:

Di nuovo Silvia Bizio cerca di non ammettere i fatti ricorrendo a giri di
parole:

Notate che Silvia Bizio minimizza: “Tutto qui”. Nascondere a oltre
quattrocentomila spettatori che il “passante” è in realtà suo nipote e che tutta
l’intervista è combinata con un parente per lei è liquidabile con un “tutto qui”. Come se imbrogliare gli spettatori fosse una cosa normale. Deontologia,
questa sconosciuta.

Ed è così che Repubblica – non un blog, non un utente Facebook, ma una
testata giornalistica – fabbrica scientemente una bufala. E dico
Repubblica perché la redazione è ben al corrente di questo episodio.
Gliel’ho segnalato io, prima di pubblicare questo articolo, ma il video è ancora
lì e le sue visualizzazioni acchiappaclic continuano ad aumentare. Se rimane al
suo posto, vuol dire che Repubblica ne avalla il contenuto.

Si potrebbe obiettare che questo è un caso tutto sommato minore, ed è vero: ma è
un caso chiaro e semplice di falsificazione giornalistica, che è emerso solo
perché qualcuno ha avuto il colpo di fortuna di riconoscere il nipote della
giornalista e di segnalarmelo. Se Repubblica accetta disinvoltamente che
i suoi giornalisti mentano su queste cose e falsifichino un servizio pur di
portarsi a casa mezzo milione di clic, come facciamo a fidarci che
Repubblica non lo faccia anche su questioni più importanti? Quante
altre frodi giornalistiche come questa possono esserci state senza che ce ne
siamo accorti?

È questo il danno di incidenti come questo: minano il rapporto di fiducia con i
lettori. E una volta persa, quella fiducia, è difficile riconquistarla.

Mi spiace, Repubblica, ma stavolta è Internet a fare le pulci ai
giornali. E la diffusione di Internet non vi permette di farla franca come un
tempo. Ve la siete cercata. Godetene i frutti.

Fonte:
Mediobanca, 2016.

2016/12/31 00:30 – Repubblica rimuove il servizio

Mi arrivano segnalazioni che il video è stato rimosso oggi (ne ho comunque una
copia) e che Repubblica ha postato
questa dichiarazione
su Facebook:

“Nei giorni scorsi, in un FbLive davanti all’abitazione di Carrie Fisher a Los
Angeles, la collega Silvia Bizio ha intervistato un minorenne, senza
specificare che fosse suo nipote.
Pur comprendendo la buona fede del ragazzo, sicuramente fan di “Star Wars” e
competente sull’argomento, riteniamo che questo servizio giornalistico non
risponda ai nostri canoni di informazione.
Repubblica ha quindi deciso di rimuovere il video dalla pagina Facebook.
Il video non è stato mai pubblicato su Repubblica.it.”

Notate la precisazione
“il video non è mai stato pubblicato su Repubblica.it”. Vero: ma il video
è stato pubblicato sulla pagina Facebook ufficiale di Repubblica. Quella
con il logo di Repubblica e il bollino di autenticità. Esattamente come
l’annuncio di rimozione. Boh.

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