Sembra una storia da romanzo cybercriminale poco originale: un giovane hacker russo offre un milione di dollari a un dipendente di una grande azienda americana affinché installi nei computer dell’azienda un malware che gli permetta di rubare dati compromettenti con i quali ricattarla.
Ma il dipendente rifiuta il milione di dollari e avvisa di nascosto l’FBI, che interviene prontamente, fa indossare una microspia al dipendente durante gli incontri con il criminale e poi lo arresta mentre sta cercando di fuggire. Tutto è bene quel che finisce bene.
Secondo i documentipubblicati dal Dipartimento di Giustizia statunitense, però, a luglio scorso è andata proprio così, ed è emerso che l’azienda in questione è Tesla, specificamente la sua Gigafactory in Nevada, come confermato da Elon Musk in persona.
I dettagli appunto romanzeschi della vicenda sono stati raccontati bene da siti specializzati come Teslarati e Technology Review, per cui mi concentro sugli aspetti informatici della questione, perché offrono spunti e lezioni utili a qualunque azienda.
Prima di tutto, dai documenti legali risulta che il criminale, in combutta con altri, ha scelto con cura il proprio bersaglio all’interno dell’azienda, prendendo contatto con un dipendente che parlava russo, non era cittadino statunitense ed era in grado di acquisire informazioni tecniche dettagliate sull’infrastruttura informatica dell’azienda. La profilazione dei dipendenti e la ricognizione dell’organigramma aziendale, facilitata da siti di ricerca e offerta di lavoro come Monster e LinkedIn, fanno parte dei metodi classici del crimine informatico organizzato. E le forti difese informatiche aziendali sarebbero state scavalcate usando una talpa interna: è il cosiddetto insider threat. Le barriere informatiche servono a poco se c’è un dipendente infedele.
Il secondo aspetto importante è la tecnica di estorsione. Il criminale avrebbe fornito al dipendente di Tesla un apposito malware da introdurre nei sistemi informatici dell’azienda. Una volta introdotto, il criminale e i suoi soci avrebbero lanciato dall’esterno un attacco DDOS (distributed denial of service) contro l’azienda, per tenere impegnati gli addetti alla sicurezza informatica mentre il malware estraeva dati dai computer di Tesla. I criminali avrebbero poi ricattato l’azienda per vari milioni di dollari.
Avrete notato che manca qualcosa in questa tecnica: la cifratura dei dati da parte dei criminali. Di solito il ransomware classico entra nei computer dell’azienda bersaglio e blocca i dati aziendali con una password complicatissima, e i criminali chiedono soldi per dare password di sblocco. In questo caso, invece, i malviventi ritenevano di poter ricattare Tesla per il semplice fatto di aver acquisito una copia dei dati. Forse speravano di mettere le mani su segreti aziendali per i quali Tesla avrebbe pagato pur di non farli trapelare.
La lezione importante, quindi, è che oggi non basta più avere un backup offline dal quale ripristinare i dati di lavoro cifrati dall’attacco: bisogna anche fare in modo che i dati confidenziali o potenzialmente dannosi se divulgati non vengano mai raggiunti dai criminali. In uno scenario del genere, la prevenzione è tutto, e la pronta reazione dei dipendenti è un tassello fondamentale di questa prevenzione.
Per consentire questa reazione, gli esperti consigliano di predisporre in azienda un referente unico per la sicurezza informatica, raggiungibile immediatamente da tutto il personale per telefono o via mail.
È inoltre importante fare un inventario preciso dei propri dati e distinguere quelli che hanno semplicemente bisogno di essere ripristinabili in caso di attacco informatico (contabilità e archivio clienti/fornitori, per esempio) da quelli la cui fuga sarebbe un danno grave per l’azienda (segreti industriali, progetti, prototipi e contratti, per esempio).
Da parte mia consiglio anche di aggiungere una lauta ricompensa per chi è talmente leale da rinunciare a un milione di dollari e rischiare la propria incolumità incontrando criminali mentre indossa una microspia.
Il mio primo mese completamente senza auto a pistoni è stato assolutamente normale: soltanto 1300 chilometri complessivi, a causa della pandemia che ha ridotto moltissimo gli spostamenti di lavoro. Circa 400 li ho percorsi localmente, con ELSA (la piccola Peugeot iOn usata che ho da due anni), e gli altri 900 li ho fatti con TESS (la Tesla Model S 70 di seconda mano acquistata un mese fa).
Nessuna ansia da autonomia; vado e torno, ricaricando sempre sulla mia presa in garage, perché nessuno dei miei spostamenti supera l’autonomia del veicolo fra andata e ritorno. I benzinai, che già frequentavo poco prima, stanno diventando un ricordo confuso, quasi irreale. Mi sa che dovrò fare un video in stile Alberto Angela per spiegare alle giovanissime generazioni che cos’era un “distributore di carburante” e perché esisteva in passato questa bizzarra abitudine di andare periodicamente a un luogo che erogava sostanze infiammabili e cancerogene, che ci veniva chiesto di maneggiare personalmente senza protezioni e che dovevamo pagare a carissimo prezzo per poi buttar via come calore il 70% del loro contenuto energetico. E per questa roba tossica combattevamo persino delle guerre. Sarà come spiegare che una volta Berlino era divisa in due da un muro e ti sparavano se cercavi di valicarlo: crederanno che li stiamo prendendo in giro.
Ovviamente questa situazione implica che la Dama del Maniero ed io non stiamo facendo avventurette elettriche nel senso abituale. Abbiamo in programma i primi viaggi oltre l’autonomia di TESS per la fine di questo mese, e sarà mia premura raccontarveli, ma nel frattempo ho da presentarvi un’avventuretta, come dire, a chilometri zero: come si fa l’upgrade di una Tesla. Upgrade dell’hardware, intendo. Senza andare in officina.
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Come probabilmente sapete, TESS è un esemplare del 2016. Ha un connettore di ricarica Tipo 2 che le permette di caricare lentamente (a 11 kW) in corrente alternata a qualunque colonnina Tipo 2 e di caricare rapidamente (a 70 kW) in corrente continua presso i Supercharger della rete Tesla. Questo connettore sta nascosto dietro uno sportellino nel fanale posteriore sinistro.
TESS in carica gratuita a 11 kW all’IKEA vicino al Maniero (colonnina Tipo 2, cavo mio). Prometto che la prossima volta parcheggerò meglio.
Le Model 3 europee, invece, vengono fornite di serie con il connettore CCS Combo 2, che è quello che si sta diffondendo maggiormente in Europa per la ricarica rapida (per esempio tramite Enel-X o Ionity).
Un connettore CCS su una Tesla Model 3 (fonte: Driving Electric).
Benvenuti nella giungla dei connettori per le auto elettriche: una delle croci di chiunque si avvicini a questo mondo. Oltre a quello Tesla, al Tipo 2 e al CCS, ce ne sono anche altri, ovviamente incompatibili (per esempio il Tipo 1 o il CHAdeMO, che ho su ELSA, giusto per citarne un paio), perché avere uno standard unico sin da subito pareva troppo intelligente.
Avrete notato che il connettore CCS ha la forma di un connettore Tipo 2 con due grossi contatti in più, e in effetti il CCS funziona sia per la ricarica rapida in corrente continua (usando anche i due contatti aggiuntivi), sia per la ricarica lenta in corrente alternata (usando solo i contatti della parte superiore). Questo significa che un singolo connettore copre due degli standard più diffusi in Europa e che una Tesla Model 3 può ricaricarsi rapidamente usando sia le colonnine CCS, sia quelle Tesla.
Ma come fanno gli altri modelli di Tesla, che non hanno i contatti aggiuntivi?
Le Model S e X prodotte dopo il primo maggio 2019 sono dotate di serie di un adattatore esterno e di un componente interno, che consentono di usare il loro connettore per la ricarica rapida sulle colonnine che usano lo standard CCS Combo 2. Ma TESS è del 2016, e quindi non ha questi componenti: niente carica rapida alle colonnine non Tesla. La rete di colonnine di Tesla è piuttosto capillare, ma mi potrebbe capitare di trovarmi in un posto in cui c’è una colonnina rapida CCS e non c’è quella di Tesla.
Per fortuna Tesla offre un retrofit, ossia un aggiornamento hardware interno che costa 570 CHF, incluso il costo dell’adattatore esterno CCS Combo 2 (che costa 194 CHF se acquistato separatamente), come spiegato qui sul sito Tesla. Il manuale di questo adattatore esterno è qui. Installare questo retrofit mi darebbe molta più flessibilità di pianificazione nei viaggi lunghi: ho quindi deciso di farmelo installare, tenendo conto oltretutto del fatto che ho già l’adattatore esterno, che mi è stato dato insieme all’auto al momento dell’acquisto.
L’adattatore da CCS a Tipo 2.
Le differenze operative di Tesla rispetto alle altre case automobilistiche si sono fatte notare subito: il sito Tesla dice che non si deve chiamare l’officina ma si deve usare l’app per prenotare l’aggiornamento. Cosa che ho fatto: ho lanciato l’app Tesla, sono andato in Assistenza, ho scelto Accessori e poi Upgrade e installazioni e ho specificato che vorrei far installare il retrofit CCS.
In base alla mia localizzazione, l’app mi ha proposto come prima opzione il servizio di assistenza mobile a domicilio, proponendomi l’8 luglio, e come seconda opzione un intervento a Milano Linate il 10 luglio, con vari orari a mia scelta. Ho scelto la prima: per interventi come questi, con Tesla c’è infatti la possibilità di far venire l’officina a casa invece di dover portare l’auto all’officina.
L’app mi ha detto “a breve inizieremo a verificare i dati” e ha indicato che i passi successivi sono il preventivo, la riparazione e (ovviamente) il pagamento.
Mi è poi arrivata una mail (in tedesco) di conferma dell’appuntamento fra le 8:30 e le 10:30 al mio indirizzo, con la precisazione che si sarebbe trattato di (traduco) “servizio mobile senza contatto (senza contatto interpersonale)” e la richiesta di “parcheggiare il veicolo in un luogo accessibile. Sarete avvisati non appena il vostro tecnico mobile arriverà sul posto e inizierà a lavorare. Se desiderate parlare con il nostro team di assistenza, vi preghiamo di notare che ci teniamo a distanza, oltre alle altre misure di protezione consigliate per limitare il rischio di infezione.”
Una telefonata da parte di Tesla (in italiano) mi ha ribadito che l’intervento sarebbe costato 570 CHF, e questo nonostante il fatto che io avessi già l’adattatore (consegnatomi bizzarramente insieme all’auto al momento del ritiro). Ho confermato che accettavo questo importo.
Ma poi è arrivato il preventivo, naturalmente tramite l’app:
Zero. Ovviamente ho approvato il preventivo 🙂
L’8 luglio (ieri) ho parcheggiato l’auto nel parcheggio della residenza dove abito e ho aspettato l’arrivo del Tesla Ranger (sì, si chiama proprio così) intanto che TESS scaricava automaticamente l’aggiornamento software che serviva per renderla compatibile con l’imminente aggiornamento hardware. Trovarsi a “scaricare i driver” per un’auto è davvero insolito.
Il Ranger è arrivato su una Model S convertita in officina mobile. Questa è l’unica foto che ho fatto, perché mi ha chiesto di non riprendere i lavori, come se fossimo in officina. Non ha avuto nessuna obiezione, però, a lasciarmi assistere e scambiare due chiacchiere. Ho cercato di memorizzare la procedura per potervela descrivere: eventuali errori o omissioni sono solo colpa mia.
L’installazione del retrofit ha richiesto la rimozione della seduta del sedile posteriore, che ha esposto la gabbia metallica tubolare che regge la seduta e i suoi sensori di peso. L’immagine qui sotto è tratta da questo video di Steven Peeters.
Gli scatolini bianchi sono i sensori di peso dei passeggeri. I cavi arancioni sono quelli di alimentazione ad alta tensione. I componenti scatolari metallici sono parti del caricatore della batteria e del suo sistema di gestione, ma non so altro.
Il Ranger ha agito anche sotto il cofano di TESS, presumo staccando completamente l’alimentazione, compresa la batteria a 12 V tradizionale.
Sotto i sedili posteriori ha installato una scatoletta di plastica bianca, che probabilmente contiene un circuito stampato e dei componenti elettronici: a differenza di quello che si vede nel video di Peeters, non l’ha agganciata al telaio, ma l’ha serrata tramite i due bulloni che fissano il componente scatolare metallico più grande che sta sotto il sedile centrale.
Da questa scatoletta esce un cavetto molto sottile, che va verso il lato sinistro e si collega mediante due connettori ai grossi componenti che stanno sotto la seduta. Non so di preciso cosa siano questi componenti, anche se dalla loro forma e posizione, e dal fatto che vi fanno capo dei cavi arancioni davvero massicci, è chiaro che fanno parte del sistema di carica e di gestione della batteria. Posso solo aggiungere che su TESS sono disposti molto più simmetricamente e ordinatamente rispetto ai video di teardown che ho trovato online.
Dopo aver ricollegato l’alimentazione a TESS, il Ranger ha collegato il suo computer alla presa tecnica situata sotto e dietro il tablet centrale, ha fatto alcune operazioni tramite il suo computer, ed è partita l’installazione di un aggiornamento software, che è durata almeno venti minuti. Poi TESS è tornata pronta per l’uso. Fine del lavoro. Il Ranger mi ha chiesto se volevo pagare subito per l’installazione, e gli ho fatto notare che l’app mi diceva che il preventivo era zero, così ha delegato la questione all’ufficio centrale di Tesla. Poco dopo è ripartito.
Sono andato a una colonnina CCS vicina al Maniero (quella della rete GOFAST) a provare la carica, e tutto ha funzionato correttamente. TESS carica sul CCS grosso modo alla stessa velocità alla quale carica ai Supercharger (al 30% di carica, un breve picco iniziale a 66 kW e poi una carica continua a circa 55 kW).
I primi secondi di carica sono a 66 kW, ma poi si scende rapidamente.
Spina CCS inserita nell’adattatore, a sua volta inserito nella presa di TESS.
Ora posso caricare rapidamente anche qui (costa molto più di una carica su una colonnina Tesla, ma in emergenza so che ne ho una vicinissima a casa).
Mi è poi arrivata la fattura, sempre tramite l’app di Tesla, e l’importo è zero ed è pure segnato come pagato. Pare che io sia uno dei pochi fortunati, perché nei forum degli utenti Tesla gli altri dicono di aver pagato. Forse mi è successo perché l‘auto è ancora in garanzia, oppure perché le nuove installazioni di colonnine Tesla ultrarapide, le V3, a quanto pare (Autocar; Electrive) montano soltanto il connettore CCS (quelle attuali montano entrambi i connettori, quello Tesla/Tipo 2 e il CCS).
Ma io preferisco pensare che far parte del Nuovo Ordine Mondiale abbia i suoi privilegi.
2020/07/15
È stato bello finché è durato: Tesla mi ha contattato scusandosi per il disguido di fatturazione e mi ha inviato una nuova fattura per 570 CHF tutto compreso, che ho pagato.
Colgo l’occasione per pubblicare la descrizione della fattura:
Retrofit Charging System ECU And Harness
KIT,RETROFIT,PLCRLY,MDLS,PRE-REFRESH(1489302-00-B) 1.0
A-PILLAR UPPER STANDOFF, FOAM NEOPRENE (1020856-00-A) 1.0
SEAT BACK GROMMET, LARGE(1016824-00-A)
RETROFIT, CCS COMBO II, MS(1516761-00-A)
2020/08/12
Il prezzo del retrofit è stato ridotto oggi a 300 CHF incluso l’adattatore CCS Combo 2.
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Oggi (20 luglio) parto con la Dama del Maniero e una delle nostre figlie per La Chaux-de-Fonds, dove ci fermeremo fino all’indomani. Ci andiamo in auto elettrica per la prima volta: è il debutto nei viaggi lunghi di Tess, la nostra Tesla Model S 70 di seconda mano. Se vi interessa seguirne lo svolgimento in diretta, proverò a trasmettere la nostra posizione e velocità in tempo reale tramite Glympse. Non occorre che installiate nulla, basta che clicchiate su questo link in qualunque browser:
Non garantisco nulla e non potrò rispondere a segnalazioni di problemi o a commenti fino alla prima sosta o all’arrivo, visto che sarò impegnato con la guida; lancerò Glympse prima di partire.
Dal Maniero a Barbengo (Lugano) a La Chaux ci sono circa 320 km, quasi tutti autostradali, secondo Google Maps. Tess ha circa 330 km di autonomia a velocità autostradali, e in più ci sono da considerare le arrampicate fino al Gottardo (che sta a 1100 m) e poi fino a La Chaux (990 m), per cui chiaramente sarà necessaria qualche tappa per ricaricare. Serve quindi un pochino di pianificazione. Non tanta, visto che la strada e la destinazione sono ben servite da punti di ricarica e ho cavi e adattatori che mi consentono di caricare praticamente ovunque, ma è meglio non partire senza un piano di massima.
Il pianificatore online di Tesla mi propone (usando una Model X Standard Range, che è quella la cui autonomia più si avvicina a quella di Tess), se chiedo andata e ritorno, di fermarmi a caricare a Egerkingen per 60 minuti all’andata, in modo da poter arrivare a La Chaux, parcheggiare Tess ovunque per la notte e poi ripartire per il Maniero facendo una sola tappa di 30 minuti a Beckenried. Però questo è un piano che usa solo le colonnine rapide di Tesla (Supercharger) dislocate lungo il percorso (o nelle sue vicinanze) e non considera l’ipotesi di caricare lentamente una volta giunti a destinazione.
A Better Routeplanner (ABRP), che ho configurato specificamente per Tess, propone invece più dettagliatamente di:
partire da Barbengo con il 100% di carica, fare 253 km fino a Kriegstetten, arrivando con il 13% di carica e caricando per 28 minuti fino al 57%;
fare 71 km fino a La Chaux, arrivando con il 30%;
per il ritorno, fare tappa a Kriegstetten dopo 71 km, arrivando con il 12% e caricando per 19 minuti fino al 44%;
fare 100 km fino a Beckenried, arrivando con il 10% e caricando fino al 62% per 35 minuti;
fare 155 km per arrivare a Barbengo con il 10%.
ABRP considera le colonnine rapide di tutte le marche ma, come il pianificatore Tesla, non tiene conto della possibilità di ricarica all’arrivo.
Però a La Chaux, a due passi dal luogo dove soggiorneremo, sappiamo grazie a Internet che c’è una colonnina Tipo 2 di Vmotion, alla quale possiamo stare per un massimo di due ore per volta, caricando quindi circa 22 kWh (l’abbiamo trovata sull’app Chargemap). Costa 0,50 CHF/kWh, contro gli 0,30 CHF/kWh dei Supercharger Tesla. Abbiamo anche in programma una visita a un parco locale, accanto al quale c’è un’altra colonnina lenta (11 kW). La città è davvero ben fornita: ci sono anche altri sei punti di ricarica, anche senza limiti di tempo, ma sono tutti un po’ più lontani da dove intendiamo andare.
Potremmo quindi fare giusto una breve ricarica rapida all’andata, quando ci fermiamo comunque per una pausa per pipì, riposo mentale del conducente e spuntino, arrivare a destinazione e poi, grazie alle cariche “lente” locali ripartire con il “serbatoio” già mezzo pieno, facendo un breve rabbocco durante la pausa normale a metà strada. Questo sarà il nostro Piano A, per ridurre le soste durante il viaggio. Se il Piano A non sarà attuabile (per esempio perché le colonnine a destinazione sono già occupate o fuori servizio), arriveremo a destinazione e torneremo a casa lo stesso ma con un po’ di tempo di sosta in più.
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A titolo di confronto, a marzo 2019 abbiamo fatto lo stesso viaggio con una Opel Mokka a benzina. Siamo partiti da casa alle 9:57, abbiamo fatto pausa fisiologica e scelto i panini per pranzo a Härkingen alle 12:30, dopo 232 km, e siamo ripartiti 18 minuti dopo alle 12:48. Siamo arrivati a La Chaux alle 14:23, mettendoci in tutto 4 ore e 26 minuti per un percorso di 326,4 km alla media di 80,9 km/h. L’indomani siamo ripartiti alle 15:25, abbiamo fatto tappa qualche minuto per fare benzina e siamo arrivati al Maniero alle 19:10, dopo 3 ore e 45 minuti, percorrendo 324,7 km a 92,3 km/h di media. Abbiamo consumato in tutto 38 litri di benzina, al costo di 1,510 CHF/litro, per cui abbiamo speso in tutto 57,51 CHF per fare 651,1 km. Tutti i dati di consumo e percorrenza provengono dal computer di bordo della Mokka; non sono stime.
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2020/07/20: andata
13:35. Partenza dal Maniero. Ho caricato Tess un po’ per volta durante le notti precedenti (per approfittare della tariffa elettrica notturna ridotta) fino all’80% e poi l’ho caricata lentamente fino al 100%, finendo poco fa, appena prima di partire, per non stressare inutilmente la batteria (le batterie tendono a deteriorarsi leggermente se tenute cariche al 100% a lungo). Ho gestito tutte le operazioni di carica direttamente dal telefonino, senza andare in garage. Comodissimo.
16:47. Dopo tre ore e un quarto di guida, con molto traffico e tante code che ci hanno fatto perdere oltre tre quarti d’ora, ci fermiamo al Supercharger di Kriegstetten per 15 minuti di ricarica rapida (che raggiunge picchi di 90 kW). Tess ci ha pianificato la ricarica e ci ha condotto al Supercharger, che è in un bel paesino ma è dannatamente ben nascosto: è in una stradina a fondo chiuso ed è invisibile dalla strada, senza cartelli o altre indicazioni. Sembrava che stessimo entrando nel cortile di qualcuno, e invece abbiamo trovato un piazzale molto ampio con un numero abbondante di colonnine, come vedete qui sotto.
Per arrivare fin qui abbiamo percorso 257 km, andando sempre alla massima velocità consentita e tenendol’aria condizionata a 24° per contrastare i 31° all’esterno (e il calore irraggiato dal tetto in vetro, che è bestiale e dovrò far isolare). Siamo arrivati al punto di ricarica con il 22% di batteria e Tess ci ha detto che sarebbe bastata una ricarica di 15 minuti per arrivare con buon margine a destinazione a La Chaux. Alle 17:02, dopo i 15 minuti di carica pianificati, la batteria era al 46% (ho caricato 16 kWh). Raggiungere il Supercharger ha richiesto una deviazione di circa 8 minuti all’andata e al ritorno, per cui la sosta di ricarica ci è costata in tutto mezz’ora.
18:15. Arriviamo a destinazione a La Chaux, dopo 333 km, avendo consumato 64,9 kWh (195 Wh/km). Abbiamo il 18% di batteria.
Come previsto, c’è una colonnina lenta a due passi da dove stiamo: mettiamo Tess sotto carica a 11 kW per due ore (il massimo tempo di sosta consentito; beh, abbiamo sforato di undici minuti per un contrattempo) e carichiamo 23,8 kWh, pagati senza problemi con la tessera Swisscharge che ho da tempo, intanto che ceniamo, smaltiamo un po’ di lavoro e ci facciamo un giro per la città. Certo che con colonnine ovunque così, il tempo di ricarica non pesa: arrivi, parcheggi, appoggi la tessera alla colonnina, attacchi il cavo e te ne vai. Fatto così, ci vuole meno tempo che a far benzina.
Siamo arrivati senza nessun problema tecnico: l’unico disagio è stato il traffico intensissimo, ma quello l’avremmo avuto anche con un’auto tradizionale.
Per il resto, Tess si è comportata benissimo e ho avuto occasione di usare estesamente il suo mantenimento di velocità adattivo (niente Autopilot, per ora): magnifico, ma va abbinato alla modalità “soft” per evitare accelerazioni brusche che consumano energia e fanno venire nausea a chi soffre di mal d’auto, ed è un po’ esitante e confuso quando rileva davanti a noi una moto (la riconosce, ma la “perde di vista” spesso e quindi cerca di accelerare per raggiungere l’auto successiva ma poi si riprende). In coda è un sollievo enorme: quando la coda riparte, l’auto riparte e si ferma da sola, seguendo quella che ci precede. Il mio piede è stato sempre a un passo dal freno, perché non si sa mai, ma è stato decisamente più rilassante. Francamente non sento l’esigenza di un mantenimento di corsia.
Insomma, un viaggio di media lunghezza è fattibile, e senza perdere granché di tempo in ricariche. Avremmo potuto ridurre il tempo di ricarica andando alle colonnine rapide di altri fornitori, che sono situate direttamente nei posti di ristoro sulle autostrade (mentre i Supercharger di Tesla sono vicino alle uscite delle autostrade), ma sono più care e all’andata volevamo sperimentare la capacità di Tess di pianificare le ricariche.
Ora abbiamo il 50% di carica; Tess passa la notte in un posto senza prese di ricarica, ma domani a pranzo faremo un altro rabbocco e ci lanceremo nel viaggio di ritorno. Vi terrò aggiornati: grazie, intanto, di aver seguito fin qui.
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2020/07/21: ritorno
14:00. Mentre ci gustavamo un ottimo pranzo all’aperto a La Chaux e facevamo alcune commissioni abbiamo lasciato Tess sotto carica per un paio d’ore a un’altra colonnina lenta vicinissima e abbiamo aggiunto 22 kWh, portando la carica al 77%, e poi ci siamo avviati verso il Maniero Digitale.
Stavolta non abbiamo pianificato il viaggio: abbiamo lasciato che Tess gestisse tutto. Tanto abbiamo notato all‘andata che tutti i punti di rifornimento e ristoro lungo l’autostrada sono dotati di colonnine di ricarica rapida (non di Tesla, ma di altri gestori che possiamo comunque usare grazie all’adattatore CCS che ho fatto installare su Tess di recente).
La Dama e io abbiamo improvvisato in cinque minuti una schermatura interna del tetto in vetro usando carta stagnola (o carta alu come la chiamano qui in Canton Ticino) e nastro adesivo di carta per pittori. Esteticamente discutibile, ma molto efficace: a differenza del viaggio di andata, non ho dovuto indossare cappellini e non mi si è cotta la testa.
L’elegantissima schermatura improvvisata del tettuccio, vista dal basso guardando indietro. Funziona anche contro le scie chimiche, i nodi di Hartmann e il 5G, e ci puoi pure avvolgere il formaggio. I due cosi bianchi sono i poggiatesta anteriori.
16:10. Con la complicità di qualche centinaio di metri di dislivello (in discesa) e di una temperatura esterna più mite, abbiamo consumato parecchio meno che all’andata: alle 16:10 siamo arrivati al Supercharger di Beckenried, vicinissimo all’autostrada e consigliato da Tess, dopo 165,5 km, con il 35% di carica, consumando 25,9 kWh (156 Wh/km). Avremmo potuto usare una delle colonnine di altre marche che abbiamo visto lungo la strada, ma sarebbero state più care (ai Supercharger pago 0,3 CHF/kWh).
Il tempo di una visita alla toilette, di un paio di mail urgenti e di un succo di frutta al bar/ristorante davanti al Supercharger e ci è arrivata la notifica di Tess: aveva già caricato al 70% e quindi aveva energia sufficiente per arrivare al Maniero con buon margine. La sosta di carica è durata mezz’ora, ma per colpa nostra, perché Tess era pronta prima che avessimo finito di bere.
Da lì abbiamo percorso altri 154 km, sempre alle massime velocità consentite, e siamo arrivati al Maniero alle 18:30, con il 26% di carica residua, dopo aver consumato 27,5 kWh per quest’ultima tratta. Vicino a casa ho apprezzato di nuovo il particolare piacere del cruise control adattivo durante le code in autostrada, che gestisce automaticamente le fermate e le ripartenze. Il consumo complessivo, da La Chaux al Maniero (322 km) è stato di 53,3 kWh (166 Wh/km).
In sintesi: il primo viaggio lungo è andato molto bene. L’auto è grossa e scomoda in città, ma capientissima e comoda per le lunghe tratte autostradali. Guidarla sulle strade di collina, ricche di curve in mezzo al verde, è stato un piacere inaspettato. Cosa più importante, sono arrivato a casa riposato grazie al silenzio e all’assenza di vibrazioni a bordo.
La morale della storia è che sì, i viaggi lunghi in auto elettrica sono fattibili e piacevoli, a patto di fare un investimento importante a lungo termine e di organizzarsi un po’. Non ho pretese di salvare il mondo; può darsi che non fare rumore e non emettere gas di scarico dia una mano anche a questo, ma lasciamo stare: se è così, è un piacevole effetto collaterale. Quello che è certo è che ci divertiamo un mondo.
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Questo è un consuntivo dei consumi, costi e dei tempi di ricarica indicati dal computer di bordo per fare questi 655 chilometri:
Andata (Maniero-La Chaux): 333 km, 64,9 kWh, 195 Wh/km.
Ritorno (La Chaux-Maniero): 322 km, 53,3 kWh, 166 Wh/km.
Costi: 51,57 CHF totali. Il “pieno”di circa 70 kWh fatto a casa, di notte, mi è costato poco meno di 12 CHF tasse comprese; la carica rapida al Supercharger di Kriegstetten (16 kWh) è costata 4,80 CHF; la prima carica lenta a La Chaux è costata 14,44 CHF; la seconda carica lenta a La Chaux è costata 13,53 CHF; la carica rapida al Supercharger di Beckenried (23 kWh) è costata 6,90 CHF (e ci è avanzato un 26% di carica per altri viaggi).
Tempi dedicati alla ricarica in viaggio: mezz’ora all’andata e mezz’ora al ritorno, incorporate nelle pause di ristoro che avremmo fatto comunque.
Tempi dedicati alla ricarica sul posto: 4 ore, durante le quali abbiamo semplicemente parcheggiato l’auto vicino a dove volevamo andare.
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Ieri ho speso 7 euro di energia per fare 256 km in autostrada (Lugano-Pavia-Lugano) con TESS, la mia Tesla Model S 70 usata. Viamichelin mi dice che col diesel ne avrei spesi quasi 24 (più del triplo). Vi quadra? Ho provato a porre la stessa domanda su Twitter e pare di sì. Qui sotto trovate i dati in dettaglio.
Screenshot dal display dell’auto (Trip A è la riga di riferimento):
Ho caricato comodamente TESS di notte in garage, attaccandola alla mia presa domestica, e abbiamo viaggiato in cinque adulti, con l’aria condizionata accesa e fissata su 24°C. Ho sempre mantenuto la velocità appena sotto i limiti di velocità, ossia 120 km/h in autostrada in Svizzera, 130 km/h in Italia e 90 km/h sulla tangenziale di Milano, consumando 46,4 kWh per una media di 181 Wh/km. In teoria, quindi, la batteria da 70 kWh di TESS potrebbe consentirmi circa 386 km in queste condizioni di guida, ma sarebbe un caso estremo e sconsigliabile per non stressare la batteria. Io prudenzialmente stimo 330 km di autonomia pratica, sufficienti per quasi tutti i miei viaggi attuali.
Per chi vuole fare i conticini precisi, il punto di partenza è stato Barbengo (appena fuori Lugano) e il punto di arrivo è stato Travacò Siccomario, dove abitano i miei genitori. Tempo speso in ricariche durante il viaggio: zero. Siamo partiti con TESS carica all’89% e siamo tornati con l’8% di carica residua.
Il costo dell’energia (di provenienza idroelettrica) include IVA, quota di canone e tasse varie del mio fornitore svizzero (AIL).
Il prezzo d’acquisto della Tesla è stato di 35.000 euro (37.300 CHF): è un esemplare usato, con su 80.000 km e con 4 anni di garanzia residua su motore e batteria.
Le emissioni di CO2 sono state, ovviamente, zero.
Per Viamichelin.it ho invece scelto una familiare e ho immesso il prezzo medio del gasolio in Italia indicato oggi da Prezzibenzina.it. Ho scelto quello italiano per facilitare i lettori italiani nel confronto. Se avessi scelto quello svizzero non sarebbe cambiato molto, visto che è leggermente più caro: attualmente è a 1,49 CHF (1,39 euro) al litro.
Notate i 46,3 kg di emissioni di CO2, assenti nell’auto elettrica.
Sembrano insomma grosso modo confermate le mie stime di risparmio sull’energia: con l’auto elettrica spendo un terzo di quello che spendevo prima in carburante.
Domani (lunedì) farò il primo viaggio lungo (nel senso di “oltre l’autonomia di andata e ritorno”) con Tess, per andare a La Chaux-de-Fonds e ritorno: 652 km in tutto, quindi con tappe di ricarica obbligatorie. Ho già un piano A e un piano B, ma è tutto da verificare all’atto pratico. Segnalerò in questo blog come seguire l‘avventuretta in diretta via Glympse, se vi interessa.
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2020/06/19. Prosegue la mia cauta esplorazione di TESS, la Tesla Model S usata che ho acquistato un paio di settimane fa. Nei giorni scorsi ho risolto le magagnine che ho descritto in questo articolo: senza dover andare in officina mi è stata ripristinata la connettività cellulare integrata nell’auto, per cui TESS ora è permanentemente connessa a Internet, e quindi monitorabile e gestibile a distanza, ovunque ci sia una rete cellulare. Il servizio è gratuito e include anche il roaming dati all’estero.
Tre tacche di connettività cellulare, yay.
La lentezza di carica della batteria rilevata durante le prime cariche rapide ai Supercharger sembra essere dovuta al fatto che le ho iniziate quando la batteria era già parecchio carica: quando è quasi completamente scarica la carica è molto più rapida, anche se comunque rimane lontana dai 120 kW pubblicizzati, che sono un classico “fino a” di marketing, perlomeno su un modello di quattro anni fa. Nel caso peggiore, comunque, un “pieno” (poco meno di 70 kWh) mi dovrebbe richiedere un’oretta circa al Supercharger, secondo i calcoli. Vedremo.
Nel frattempo ho imparato concretamente una lezione teorica che con la mia prima auto elettrica (Peugeot iOn da 16 kWh) era praticamente impercettibile: in termini di tempo, conviene moltissimo fare il cosiddetto “biberonaggio”, ossia fare sessioni di carica rapida brevi ma intense, che sono possibili soltanto quando la batteria è poco carica (una batteria è come un bicchiere di vino: è facile da riempire rapidamente quando è quasi vuoto, ma verso la fine va colmato versando piano piano).
È sbagliato fare il “pieno” tradizionale per strada alle colonnine rapide, come viene istintivo per chi viene dal mondo delle auto a carburante: richiede molto più tempo, anche se ci si ferma all’80%, che è il limite consigliato per la carica abituale (il 100% va raggiunto solo se necessario e solo se si scarica la batteria subito dopo). Con ELSA, la piccola iOn, il “pieno” (di una batteria quattro volte più piccola di quella di TESS) richiedeva comunque solo venti minuti, per cui non si notava alcuna differenza.
Conviene insomma partire da casa con la batteria carica all’80% o più e fermarsi se necessario per una breve carica rapida quando la batteria è intorno al 10-20%, ma senza fare il “pieno”, riportandola invece al 40-50%, in modo da fare altri 150-200 chilometri, ripetendo la procedura fino all’arrivo a destinazione. In altre parole, si fa una piccola pausa ogni due ore circa, che è quello che conviene fare comunque a qualunque automobilista per avere attenzione costante e non affaticarsi.
Nel frattempo ho ampliato il mio assortimento di accessori di ricarica, procurandomi un cavo Tipo 2-Tipo 2 da 32A, che mi consente di caricare anche alle colonnine Tipo 2 prive di cavo (come quelle di Ikea o di Enel-X a 11 kW), e ho programmato per domani la destinazione del mio primo viaggio elettrico lungo con TESS: Lugano-Pavia (Travacò Siccomario, dove abitano i miei)-Lugano, possibilmente senza tappe di ricarica. Ce la farò? Secondo Google Maps sono 249 chilometri fra andata e ritorno: una batteria carica al 100% alla partenza dovrebbe darmi margine sufficiente per farli a velocità autostradali. L’indovinometro (calcolatore di bordo) di TESS mi dice di sì, ma mi fido poco. Ho un Piano B e un Piano C: un Supercharger a Dorno e uno a Melegnano, entrambi un po’ fuori strada, e colonnine lente lungo tutto il percorso.
Partiremo alle 9:45 da Lugano.
2020/06/20 8:00. Mi accorgo che la ricarica lentissima (2 kW) che ho avviato ieri sera in garage per portare la batteria quasi al 100% si è interrotta spontaneamente durante la notte. Non è normale, ma comunque risolvo semplicemente riavviando la carica dall’app sul telefonino.
Sono queste le cose che rendono indispensabile un’app efficace per le auto elettriche: senza app avrei scoperto la mancata carica solo al momento di partire. Con TESS, invece, mi basta un tap sul telefonino mentre sono ancora in pigiama.
Se avessimo acquistato la Opel Ampera-e che la Dama e io avevamo scelto inizialmente (e che ci è piaciuta tantissimo e sarebbe stata l’auto perfetta per le nostre esigenze, meno mastodontica e complessa di TESS), l’app di gestione ci avrebbe abbandonato a dicembre, con la chiusura del servizio OnStar, come ho raccontato qui, e questo intoppo sarebbe stato disastroso per l’usabilità dell’auto.
Morale della storia: assicuratevi di avere connettività cellulare in garage, oppure installatevi un ripetitore Wi-Fi in modo che l’auto sia sempre connessa, e non comperate un’auto elettrica che non abbia un’app funzionante che consenta almeno il monitoraggio dello stato di carica. Specifico “funzionante” perché alcuni utenti di altre marche non-Tesla mi dicono che le loro app non sono affidabili.
9:45. TESS è carica al 98%; partiamo con il navigatore che ci dice che secondo lui arriveremo a destinazione con il 59% di carica residua, più che sufficiente per il viaggio di ritorno, e che dovremmo tornare al Maniero Digitale con il 15% di carica.
Andando alle massime velocità consentite o poco meno, con cinque persone a bordo e tenendo accesa l’aria condizionata, arriviamo a destinazione dopo 118 km e un’ora e 40 minuti (a causa del traffico e dei lavori in corso in vari punti), consumando 20,9 kWh e avendo un consumo medio di 177 Wh/km. Tutte queste informazioni vengono fornite e visualizzate dall’enorme tablet verticale al centro del cruscotto.
L’indovinometro di TESS è stato molto prudente e siamo arrivati in realtà con il 64% di carica residua, come indicato sul secondo display dell’auto, che mostra molto comodamente a sinistra un riassunto delle istruzioni di navigazione ogni volta che si imposta una destinazione sul tablet centrale.
Mentre pranziamo in un ristorante in compagnia di mio figlio Simone e della sua compagna, che non vedo da mesi, TESS è al sole, e la temperatura dell’abitacolo raggiunge in fretta livelli poco gradevoli. L’app mi indica 38°C dopo pochi minuti di sosta.
Visto che ho un po’ di carica extra rispetto alle previsioni, decido di mettere alla prova un’altra funzione comodissima delle auto elettriche gestibili da remoto: standomene al tavolo al ristorante, accendo l’aria condizionata di bordo per raffrescare l’abitacolo poco prima di concludere il pranzo. Non avendo gas di scarico, posso farlo senza problemi. Il risultato è notevole, e lo apprezziamo tutti moltissimo quando saliamo in auto, però mi costa il 7% di carica della batteria.
[2020/07/09 14:45. Quel 7% è colpa mia. Non sapevo ancora che il condizionatore di bordo ci mette meno di cinque minuti a raffrescare l’abitacolo e quindi l’ho atttivato con anticipo decisamente eccessivo]
Anche se l’aria all’interno dell’auto è fresca, il tetto interamente vetrato è caldissimo e quindi irraggia calore verso l’interno: lo sento che mi scalda la testa mentre guido. Mi sa che dovremo procurarci un apposito parasole. La vista panoramica del cielo è uno spettacolo per i passeggeri e offre più spazio sopra la testa rispetto a un tetto normale, ma quel vetro scotta.
Facciamo varie tappe per visitare i miei genitori, che non vedevo da metà gennaio scorso, e degli amici, e poi ci dirigiamo verso il Maniero, sempre alle massime velocità autostradali consentite o poco meno, in cinque a bordo e con l’aria condizionata attiva. La silenziosità di marcia è molto rilassante e consente di ascoltare musica e conversare senza dover alzare la voce. L’auto non ruggisce: fruscia, anche quando accelera per immettersi in autostrada o per lasciarsi dietro lo Sfanalatore Ambizioso di turno.
Durante il viaggio uso intensamente il cruise control adattivo, che mantiene la distanza dal veicolo che ci precede: si rivela ottimamente fluido e molto meno aggressivo e strattonante di altri sistemi analoghi che ho provato su altre Tesla (anche quello della Hyundai Kona che ho provato di recente era altrettanto fluido). Quando siamo fermi in coda, invece, è un po’ brusco e produce una certa nausea da movimento. Preferisco usare il creep mode (l’auto avanza lentamente se rilascio il pedale del freno, “all’americana”) e gestire le code manualmente.
Non ho usato l’Autopilot: detto molto sinceramente, non mi fido di un sistema basato sul riconoscimento ottico delle strisce della segnaletica orizzontale e non trovo particolarmente utile un mantenitore di corsia che mi obbliga a tenere le mani sul volante e a farne sentire la presenza con micromovimenti ogni tot secondi.
Non è tutto rose e fiori: i comandi del cruise control sono piuttosto illogici. L’auto legge i cartelli stradali, e quindi quando attivo il cruise control nella maniera teoricamente normale (e indicata nel manuale originale dell’auto), ossia tirando la leva del cruise control verso di me per dire a TESS “mantieni la velocità corrente”, l’auto accelera fino a raggiungere la velocità indicata dall’ultimo cartello che ha letto; se stiamo andando a una velocità superiore a quella indicata dall’ultimo cartello che TESS ha letto (magari per errore), l’auto rallenta piuttosto bruscamente. Rallentare di colpo in autostrada senza un motivo apparente è una Pessima Idea.
Ma TESS è un’auto del 2016 che è stata aggiornata con il software del 2020, per cui bisogna fare riferimento al manuale attuale delle Model S, non a quello del 2016: cosa che ho fatto, scoprendo che il comportamento della leva del cruise control è cambiato. Adesso, se voglio che TESS mantenga la velocità corrente devo abbassare la leva momentaneamente, a meno che io stia viaggiando a una velocità superiore a quella che TESS si ricorda dall’ultima volta che ho attivato il cruise control: in questo caso devo alzare la leva. O almeno così mi risulta dalle prove che ho fatto, in condizioni di sicurezza, nei giorni scorsi e dal comportamento del cruise control durante il viaggio di oggi. Se è davvero così e non ho capito male qualcosa, è demenziale.
Un’altra magagna è il navigatore di bordo, che insiste a non volerci far percorrere le autostrade per motivi incomprensibili (l’opzione “evita le autostrade” è disabilitata, ho ricontrollato). Da un commento ricevuto da una utente Tesla dopo la pubblicazione iniziale di quest’articolo, sembra che questo comportamento sia dovuto al fatto che ho chiesto al navigatore di calcolare il viaggio di andata e ritorno e il suo calcolo ha indicato che viaggiando a velocità autostradali avrei avuto un margine di batteria a suo avviso insufficiente.
Inoltre la sua interfaccia con vista dall’alto, invece che in prospettiva come quella del più scalcinato dei navigatori esterni, non è chiara e non piace per nulla alla Dama, che ha da sempre il compito di occuparsi della navigazione durante i nosti viaggi, grazie anche al suo inquietante senso dell’orientamento (io, invece, mi perdo persino nelle case degli amici). Proverò A Better Route Planner nella finestra del browser web di TESS, anche se probabilmente sarà lento (sulle Tesla più recenti, che hanno un processore più potente per i display, sembra funzionare molto bene).
Ulteriore problema inatteso: il Telepass. Teoricamente va collocato nel punto indicato dal mio dito nella foto qui sotto:
Prevengo la domanda: l’auto era ferma e parcheggiata a lato strada.
Lo abbiamo appoggiato lì per passare il casello autostradale, ma non ha funzionato. Ci siamo trovati bloccati nel varco, con la barra abbassata. Piano B: ho aperto di corsa il tettuccio apribile e la Dama ha alzato il Telepass facendo passare il braccio dall’apertura del tettuccio (anche per far capire a chi pazientemente ci stava dietro che non eravamo svizzeri imbranati senza Telepass). Il Telepass ha emesso un flebile pigolìo e la barra si è alzata. Abbiamo ripetuto il rituale per tutto il viaggio. Mi sa che il Telepass è scarico e va cambiato. Ovviamente questo problema non è colpa di TESS. Avevo avuto lo stesso problema durante il mio primo viaggio lungo con una Tesla (non mia), da Lugano a Roma e ritorno nel 2015, raccontato qui.
Inoltre la guida folle di un paio di imbecilli che hanno invaso la nostra corsia e ci hanno tagliato la strada ci ha permesso di verificare che i sensori ultrasonici laterali e la frenata automatica d’emergenza funzionano e hanno riflessi infinitamente più veloci dei miei.
20:50. Rientriamo al Maniero senza aver dovuto ricaricare o ricorrere ad alcun Piano B o C, dopo 261 km complessivi, con un consumo totale di 48,9 kWh, pari a 187 Wh/km, e con il 13% di batteria residua. L’indovinometro ha indovinato bene, nonostante l’uso inatteso del raffrescamento dell’auto sotto il sole, senza il quale saremmo tornati a casa con un abbondante 20% di carica rimanente.
Questo significa che in teoria TESS dovrebbe poter fare, con un “pieno” al 100% (70 kWh), circa 370 chilometri a velocità autostradali, ossia un po’ più di quello che avevo preventivato, se non uso funzioni energivore come il raffrescamento da fermo. Niente male, per una batteria che ha già fatto quasi 80.000 chilometri.
Tempo speso in ricariche durante il viaggio: zero. Arrivati al Maniero, ho parcheggiato TESS, l’ho collegata alla presa elettrica, e sono andato via. Si ricaricherà durante la notte.
Sul fronte dei costi di “carburante”, quei 48,9 kWh consumati mi sono costati meno di 8 CHF (7,52 €): o meglio, questo è quello che avrei speso per fare 261 km se avessi caricato a casa di notte (ho una fascia a costo ridotto dalle 22 alle 6). In realtà in parte li ho caricati gratis durante il test delle colonnine all’Ikea di Grancia, a pochissima distanza dal Maniero, quindi ho speso un pochino meno di quella cifra. Lascio a voi fare i conti di quanto sarebbe costato un viaggio del genere con qualunque altra grande berlina di classe equivalente o anche con un’auto di fascia media.
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Lo so, non è un granché come avventuretta: conducenti idioti a parte, il viaggio è stato di tutto riposo. È così che dovrebbero essere normalmente i viaggi in auto elettrica. Ma questo era il primo esperimento, per verificare che l’auto funzionasse correttamente e non ci fossero problemi di autonomia ridotta dall’invecchiamento della batteria. Per tornare ad avere avventure dovrò esplorare le funzioni più avanzate (il riconoscimento vocale promette scenette esilaranti) e osare viaggi più lunghi e articolati. Non temete: ci saranno.
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L’11 giugno scorso ho partecipato a una chiacchierata in streaming video con Tesla Owners Italia per parlare della situazione attuale della mobilità elettrica, del noleggio a lungo termine e delle varie soluzioni di acquisto. Inevitabilmente ho parlato anche della mia esperienza di acquisto di auto elettriche di seconda mano, in particolare la Tesla Model S che ho da un mesetto. A 15:00 parlo dell’incidente di una Tesla a Taiwan, che si è scontrata contro un camion coricato e messo di traverso sulla strada senza che la guida assistita rilevasse l’ostacolo (e, a quanto pare, senza che il conducente notasse il camion di traverso); a 16:43 c’è un aggiornamento da parte di Luca Del Bo: l’Autopilot era attivo e il conducente ha voluto vedere se l’auto sarebbe intervenuta o no. Buona visione.
(continua dalla seconda parte; la storia inizia qui) Ultimo aggiornamento: 2020/06/15 23:30.
Mercoledì 3 giugno 2020
Ci siamo: è arrivato il grande giorno. Oggi la Dama del Maniero e io andiamo dal Maniero Digitale, a Lugano, fino a Zurigo per vedere per la prima volta la Tesla Model S di seconda mano che stiamo provando ad acquistare online dalla fine di marzo e che abbiamo battezzato Tess. Ci porta Marco, che è già un utente Tesla di lunga data, con la sua splendida Model 3 Performance full optional.
Ho ricontrollato di avere tutta la documentazione e le targhe, ho ripassato la terminologia automobilistica tedesca, mi sono preparato una checklist di cose da controllare prima di firmare per il ritiro, ho una lampada a batteria per esaminare il sottoscocca (importante, visto che è lì che sta la gigantesca batteria piatta delle Tesla) e ho fatto un po’ di chair flying: seduto in poltrona, ho simulato mentalmente i gesti, le procedure e le operazioni necessarie per guidare una Model S, come fanno i piloti degli aerei per esercitarsi al volo.
Non è megalomania. È necessario, perché vorrei chiarire subito che una Tesla non è un’auto come tutte le altre: è dannatamente complicata in tutto quello che fa (ci sono tutorial persino su come aprirla e chiuderla). Ha una filosofia di funzionamento radicalmente diversa, nel bene e nel male. È come passare dal Mac a Windows o viceversa, o da Android a iOS: le funzioni sono grosso modo le stesse, ma tutto va fatto in una maniera differente.
Personalmente sconsiglio di scegliere una Tesla come primissima auto elettrica dopo una vita di guida di auto a carburante, perché l’impatto con la valanga di differenze e di nuove abitudini da imparare può essere travolgente, irritante ed eccessivo. Io ho avuto un approccio molto graduale: prima un’auto a benzina con cambio automatico, per “dimenticare” l’uso del piede sinistro per la frizione, poi un’auto elettrica ultrasemplificata come la Peugeot iOn per prendere l’abitudine alla ricarica e alla rigenerazione in frenata, e comunque mi trovo lo stesso stracarico di cose da imparare o disimparare.
“Per meno di 35.000 euro si aspettava anche dei sedili e una carrozzeria?”
Un incontro con lo skateboard: il telaio integrato con la batteria (la parte liscia e piatta) di una Tesla a Londra, a novembre 2016.
Su Youtube si trovano tantissimi video che spiegano il funzionamento delle Tesla in ogni dettaglio, ma mi sono scontrato con un problema che è molto caratteristico delle Tesla di seconda mano: il manuale non corrisponde più all’auto.
L’auto, infatti, è aggiornabile via Internet, e quindi la dotazione di software che ha oggi non è quella che aveva nel 2016. Quindi il manuale della versione 2016, scaricabile come PDF, non corrisponde alle funzioni che saranno presenti in Tess. Le schermate sono differenti; l’interfaccia è cambiata radicalmente in questi quattro anni. Il manuale della versione 2020 descrive le schermate e il software attuali, ma è riferito a un hardware odierno, non a quello del 2016. Devo quindi trovare dei tutorial datati 2016 e studiare quelli per la parte dei comandi fisici di Tess, ma dei tutorial datati 2020 per imparare l’interfaccia. Fra l’altro, devo trovare quelli specifici per le Model S, perché la Model X ha un’interfaccia leggermente differente e la Model 3 ne ha una tutta sua (S e X hanno un “tablettone” verticale sul cruscotto e un display digitale dietro il volante; la Model 3 ha solo un tablet orizzontale al centro e nessuno strumento dietro il volante, e le leve dei comandi sono completamente differenti).
Di conseguenza ho optato per una strategia minimalista: imparare come aprire e chiudere l’auto con i suoi adorabili telecomandini a forma di automobile, e come guidarla in modalità totalmente manuale, punto e basta. Il resto verrà dopo. Marco, che conosce anche le Model S, è comunque con me per assistermi. Anche questa è una cosa che consiglio a chiunque si avvicini per la prima volta al mondo dell’auto elettrica e in particolare a quello Tesla: fatevi seguire e accompagnare da una persona che lo conosce già. Vi eviterà imbarazzi e disastri.
Andando verso Zurigo (230 km da casa) facciamo una pausa per un buon pranzo dopo quasi due ore di guida (le autostrade sono costellate di limiti di velocità per via dei cantieri, e i 17 km del tunnel del San Gottardo sono una mazzata che stronca la media), mentre la Tesla di Marco si ricarica al Supercharger che sta davanti al ristorante. Abbiamo scelto il ristorante (il Seerausch di Beckenried) proprio per questo: sono le piccole abitudini che s’imparano con la guida elettrica. L’auto si carica intanto che fai le pause che faresti comunque e quindi il tempo di ricarica non pesa affatto. Anzi, dobbiamo anche spicciarci a mangiare, perché l’auto finisce di caricare prima che noi finiamo di pranzare (è uno dei vantaggi dei Supercharger).
Il paesaggio splendido del Seerausch di Beckenried. In controluce, volutamente, Marco e la Dama del Maniero.
Fa comunque impressione vedere la differenza fra la situazione in Canton Ticino, con i ristoranti semivuoti e il personale e gli avventori in mascherina, e quella oltre Gottardo: qui c’è una sola persona con la mascherina. I tavoli sono leggermente più spaziati del solito, si mangia all’aperto e c’è solo un discreto erogatore di disinfettante per le mani all’ingresso, ma nessun membro del personale ha mascherine o altre precauzioni anti-coronavirus. La giornata è splendida, il posto è incantevole e la cucina è molto buona, e sinceramente una boccata di normalità dopo due mesi di isolamento ci voleva proprio. Se anche dovessimo tornare a casa a mani vuote, sarà stato comunque un bel viaggio.
Dopo un’altra novantina di chilometri arriviamo a Höri, al punto di ritiro Tesla: un anonimo capannone industriale senza alcun addobbo a parte l’insegna della marca. Raccolgo le mie scartoffie ed entriamo. Provo a giocare il jolly con la giovane ragazza alla reception (o alla ricezione, come si dice in italiano svizzero): le dico “Hello, do you speak English?” intanto che ripasso mentalmente in tedesco le cose che dovrò faticosamente dire in caso di risposta negativa.
Dalla ragazza arriva un perfetto “Sure!” che fa passare subito la paura. Bene: un ostacolo in meno. Mi presento e tiro fuori tutti i documenti per il ritiro, ma in realtà a Tesla interessa una sola cosa: il contratto. Assicurazione, carta di circolazione, patente? Ce l’hanno già online sui loro computer e non vogliono vedere altro. Potrei essere un impostore che si spaccia per un altro acquirente Tesla e se ne va con la macchina di qualcun altro, ma siamo in Svizzera e si va molto sulla fiducia (in alcuni casi troppo, ahimè).
L’unico intoppo è che la copia del contratto che ho firmato e spedito online è firmata in inchiostro nero, ma loro la vogliono in blu. Nessun problema: la ragazza ristampa il contratto e me lo fa firmare di nuovo con una biro blu. Non è ancora la firma definitiva: quella avverrà solo dopo l’ispezione dell’auto. La procedura richiede in tutto una manciata di minuti.
Il capannone di ritiro delle Tesla a Höri. Ancora non lo so, ma Tess è sulla destra, acquattata dietro le enormi Model X.
Arriva finalmente il momento dell’ispezione. Vedremo per la prima volta in che condizioni è l’auto che fin qui abbiamo visto solo in fotografia. Tiro fuori la mia checklist, redatta con l’aiuto di Marco e ispirazioni di altri utenti Tesla, e il mio tablet con il PDF della perizia per un riscontro dei danni documentati, e ci prepariamo a vedere e decidere se accettare o no l’auto. Ma qui il coronavirus ci mette lo zampino.
L’assistente di Tesla ci spiega infatti che per rispettare le norme anti-contagio uno solo di noi tre può entrare a vedere l’auto. È un peccato, perché ovviamente anche la Dama del Maniero vorrebbe vederla di persona prima di decidere un investimento importante del genere. Non solo: il giro di prova promesso non sarà possibile prima della firma. Prima si firma per accettazione, poi si fa il giro fuori. Ci sono comunque sette giorni di tempo per cambiare idea. Non c’è scelta, per cui vado da solo, armato della mia checklist, mentre Marco e la Dama mi aspettano fuori. Li avviso che dovendo fare tutto da solo ci metterò un bel po’.
La checklist
La consegna deve includere:
Un UMC, ossia il caricabatterie da viaggio, che consente di caricare l’auto su qualunque presa elettrica (molto lentamente) in emergenza
due “chiavi” (in realtà sono due telecomandi; l’auto non ha una chiave di avviamento da inserire nel cruscotto e per avviarla è sufficiente che una “chiave” sia a bordo)
L’UMC o “carichino” con i suoi accessori. È un UMC 2, non quello originale dell’auto, che era un UMC 1 (più potente).
Uno dei telecomandi di Tess. Premendo sul tetto si comandano lo sblocco delle portiere e l’estrazione delle maniglie; premendo sul cofano si sblocca il bagagliaio anteriore; premendo sul retro si sblocca e si alza il portellone posteriore.
Ispezione esterna
Usare la lampada per controllare condizioni sottoscocca e fondo
Controllare l’ossidazione dei contatti sul connettore di ricarica
Esaminare i bordi di tutti i vetri, tetto compreso
Provare le quattro portiere dall’esterno e testare se le maniglie sono ancora metalliche [ho portato una calamita per verificarlo: le maniglie vecchie, metalliche, hanno un meccanismo che dopo qualche tempo si guasta ed è molto costoso da riparare; su Tess la calamita mi dice che sono quelle nuove. Un problema in meno]
Esaminare tutti i fanali per eventuale condensa interna
Cappucci coprivalvole presenti su tutti e 4 gli pneumatici
Lo sportellino di ricarica si trova a filo e si muove liberamente, si apre e chiude senza problemi
Ispezione interna
Controllare vignetta 2020 [la “vignetta” è il bollino adesivo annuale che permette di circolare su tutte le autostrade svizzere]
Alzare e abbassare tutti i finestrini a portiere chiuse
Chiudere e aprire gli specchietti
Provare le quattro portiere dall’interno
Provare il rilascio meccanico delle portiere posteriori [le portiere hanno uno sblocco elettrico; in caso di incidente catastrofico che interrompe l’alimentazione elettrica, c’è un cavetto di sblocco manuale dentro l’abitacolo]
Aprire e chiudere tetto apribile
Aprire e chiudere portellone bagagliaio
Aprire e chiudere cofano
Controllare se sono presenti accessori sotto il tappetino del frunk[il “frunk” è il bagagliaio anteriore, contrazione di “front” e “trunk”]
Aprire e chiudere portiere e controllare alzata vetri [i finestrini sono senza cornice superiore; quando si chiude la portiera fanno una corsa supplementare per fare tenuta]
Spostare i due sedili in tutte le direzioni fino a fine corsa
Aprire e chiudere cassettino portaoggetti [è comandato elettricamente]
Ripiegare i sedili posteriori
Guardare sotto i tappetini per eventuali tracce di evaporazione d’acqua
Provare aggancio e strattonamento di tutte le cinture di sicurezza (5)
Assicurarsi che l’AC calda/fredda funzioni a piena potenza senza strani rumori
Telecamera di retromarcia funzionante
MCU: Provare Screen cleaning Mode e Sketchpad per avere il bianco integrale e cercare pixel bruciati [l’MCU è il “tablettone” e lo Screen cleaning mode o Sketchpad lo fanno diventare tutto bianco in modo da evidenziare eventuali pixel bruciati o ingiallimenti che possono colpire alcuni esemplari]
MCU: Fare power-down e cercare eventuali bolle nello schermo
MCU: Guardare la versione di software installata [è la più recente]
Connettività cellulare di bordo funzionante a Wi-Fi spento [la SIM interna dell’auto deve connettersi alla rete cellulare e l’auto deve trasmettere telemetria anche quando non è connessa al Wi-Fi del punto di ritiro]
Connettività Bluetooth del telefono come chiave primaria funziona
Tutte le funzioni della app del telefono funzionano (sblocco, precondizionamento, ecc.)
Tutte e 4 le prese USB e la presa da 12V sono alimentate
Streaming di musica e vivavoce telefono funzionano, ricezione radio buona
Il controllo vocale funziona
Il microfono acquisisce un buon audio (fare una telefonata di prova)
Tutti gli altoparlanti emettono suoni, nessun “clipping” audio
Ispezione dall’interno con aiuto esterno
Fare il giro dei sensori di parcheggio [una persona gira intorno all’auto per vedere se si attivano correttamente i sensori]
Passare da D a P a D ripetutamente ascoltando il rumore dei freni esternamente
Accendere i fanali e controllare che tutti i LED si illuminino
Tutte le luci anteriori e posteriori funzionano (emergenza, indicatori di direzione, freni, fari / nebbia, regolazione su / giù dal touch screen)
Tutti i pulsanti funzionano correttamente (luci di cortesia, 4 frecce)
Tutte le luci interne presenti e funzionanti (specialmente piedi, le luci pozzanghere, tetto, ecc.)
Assicurarsi che entrambi gli attacchi CA e CC funzionino (test su un Supercharger)
L’addetto mi accompagna all’auto e mi lascia solo, dicendomi di chiamarlo se ho qualunque domanda o perplessità.
Il colore di Tess è esattamente quello che speravamo: un bel blu elettrico, con gli interni beige. Vado subito a controllare i vari graffi esterni evidenziati dalla perizia: sono assolutamente trascurabili, e se non sapessi che ci sono non me ne sarei mai accorto. Alcuni sono stati sistemati. Anche le scheggiature sul parabrezza sono microscopiche. I bordi dei vetri del tetto sono in ottimo stato e non ci sono segni di infiltrazioni. Il connettore di ricarica è lucido e non ossidato. Fin qui tutto bene.
Ma la sorpresa più piacevole è l’interno: i danni indicati sulla perizia, particolarmente sulla portiera del conducente e sul volante, sono molto meno visibili rispetto alle foto che ci sono state fornite. Certo, l’auto ha quattro anni e mostra i segni dell’uso, ma non si tratta di devastazioni inaccettabili. Nel bagagliaio non c’è nessun cadavere e l’auto profuma di pulito.
Proseguo il mio esame di quasi tutti i punti della checklist che posso controllare da solo; gli altri li farò all’uscita, durante il viaggio di ritorno e all’arrivo a casa.
Mi piacerebbe consultarmi con la Dama, ma non è possibile, e comunque ci sono sette giorni di tempo per cambiare idea, per cui dopo una ventina di minuti chiamo l’addetto, gli chiedo di impostare Tess in inglese (per i comandi vocali, che così sono più affidabili che nelle altre lingue, e per eventuali problemi diagnostici da riferire), firmo su un tablet per l’accettazione, mi faccio montare le targhe e salgo a bordo per partire.
Il chair flying mi risparmia imbarazzi e danni: dopo aver regolato specchietti e poltrona, non vado a cercare la leva del cambio o la fessura per la chiave, ma mi limito a premere il pedale del freno. L’auto si attiva, si mette da sola in Park e attende i miei comandi. Porto la leva del selettore su Drive, tocco l’acceleratore e cautamente esco dal capannone, prendendo le misure di manovra di questa portaerei lunga cinque metri e larga due e dieci. I sensori di parcheggio hanno una visualizzazione grafica a colori meravigliosamente chiara che indica esattamente la distanza dei vari punti dell’auto dagli ostacoli. Altro che il cicalino generico “sei troppo vicino da qualche parte, arrangiati tu a scoprire dove” sul display monocromatico dell’auto precedente. E la telecamera di parcheggio posteriore su un tablet da 17 pollici è uno spettacolo.
Presento Tess alla Dama e a Marco, e iniziamo i controlli ulteriori che non ho potuto fare da solo. La Dama approva e concorda che i danni sono più che accettabili, per un’auto di quattro anni e 80.000 km. Disattivo tutte le funzioni di guida assistita, in particolare l’Autosteer (il mantenimento assistito di corsia), lasciando attiva solo la frenata automatica d’emergenza.
Superati tutti i controlli, facciamo la foto di rito:
Ed è così che siamo diventati orgogliosi proprietari di un’auto elettrica a lunga autonomia. Basta benzina, basta gas di scarico, basta visite al distributore: l’auto “fa il pieno” in garage. Trecento e rotti chilometri di autonomia sono più che sufficienti a coprire quasi tutti i nostri spostamenti. Abbiamo una rete di ricarica garantita. L’auto ha quattro anni, ma il suo software è aggiornato a pochi giorni fa. Molte sue funzioni sono monitorabili e comandabili tramite telefonino. E abbiamo speso meno di quello che costerebbe una comune Golf GTI nuova.
È giunto il momento di infilare una chiavetta USB con un po’ di musica e ripartire verso il Maniero Digitale, con una brevissima tappa di ricarica (15 minuti a Flüelen, giusto per provare il Supercharger), gustandosi una giornata incredibile e un sogno tecnologico che si avvera. Duecentoquaranta chilometri a velocità autostradali, in un silenzio quasi irreale persino per noi che siamo già abituati alla silenziosità delle elettriche, e arriviamo a casa comunque con ampio margine di batteria.
Le magagnine cominceranno dopo il ritorno, nei giorni successivi. Ma questa, come si suol dire, è un’altra storia.
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(continua dalla prima parte) Ultimo aggiornamento: 2020/06/09 15:45.
Mercoledì 22 aprile 2020
Davvero si può acquistare un’automobile online? Ci sto provando. Faccio login al sito Tesla, presso il quale ho già un account da anni, da quando pensavo di acquistare una Model 3 per la quale avevo versato un anticipo nel 2016 (poi rimborsato integralmente nel 2019).
Riguardo un’ultima volta in dettaglio tutti i particolari dell’offerta.
[Se vi state chiedendo cosa sia il “fondo yacht abbinato”, complimenti per la vostra attenzione al dettaglio: è un allestimento interno nel quale fra il conducente e il passeggero anteriore non c’è nessuna plancia longitudinale portaoggetti divisoria, ma c’è solo una vaschetta portatutto. C’è chi lo odia perché le cose stanno in disordine e vengono sballottate e chi lo apprezza perché dà un grande senso di spazio. Nelle Tesla nuove la vaschetta è stata sostituita da un portaoggetti a scomparti multipli; per quelle con la vaschetta è possibile acquistare accessori che fanno da portaoggetti.]
Come dicevo alla fine della prima puntata, clicco su Acquista.
Compare un modulo da compilare, che linka il Contratto d’ordine in PDF (che specifica “Fino alla consegna del Veicolo, è possibile annullare l’ordine in qualsiasi momento”), la Supercharger Fair Use Policy (ossia le regole di buon senso per evitare abusi della rete di ricarica), l’informativa sulla privacy e i termini di pagamento (che sono tre sezioni dello stesso documento HTML). Fra l’altro, il link “Scarica PDF” in alto a destra non mi funziona.
Mi leggo tutta la documentazione, poi compilo il modulo con i miei dati, pago 100 CHF con la mia carta di credito e clicco su Conferma ordine.
Compare una simpatica schermata Ordine completato. Il codice RN****** che ho oscurato è il numero di prenotazione.
Il dado è tratto. Ho ordinato un’auto usata senza averla mai vista e senza andare da un concessionario. Sono pazzo, lo so.
Clicco su Successivo.
Nei dettagli di configurazione, il sito mi dice (in tedesco, grazie mille) quali dotazioni ha l’auto usata che ho scelto. Se non si è superesperti di Teslologia applicata oltre che di tedesco, questa schermata è utile come le racchette da neve in piscina:
Ah beh, se c’è lo Schiebedach siamo a posto. Sarà un parente del Dachshund?
Seriamente: a parte il bug imbarazzante di presentare le informazioni in un mix di lingue, questa parte del procedimento di acquisto è un caos totale per un acquirente medio. Anch’io, che seguo Tesla da anni, mi ci perdo. E non è giusto che alcune caratteristiche siano rivelate soltanto dopo aver pagato i 100 CHF di “commissione per l’ordine”.
Decifro le singole voci:
70 è il nome del modello ed è anche la capacità originale della batteria in kWh.
Hinterradantrieb è la trazione posteriore.
Deep Blue Metallic-Lackierung è il colore della carrozzeria (blu metallizzato).
Schiebedach è il tetto apribile.
19 Zoll Felgen sono i cerchi da 19 pollici.
Sitze der neuen Generation, hellbraun sono i sedili di nuova generazione, marrone chiaro (beige).
Dekor Abachi matt è…. non lo so. Presumo sia un dettaglio dell’allestimento interno [dai commenti mi dicono che abachi è un tipo di legno che in italiano si chiama obeche; matt è ovviamente “opaco”].
Schwarzer Dachhimmel è il rivestimento interno del tetto in nero.
Power and Lighting Package: questo non era specificato prima, e dovrebbe essere un pacchetto di illuminazione interna e qualcos’altro, ma non sembra saperlo nessuno.
Autopilot-Komfortmerkmale è la funzione di guida assistita Autopilot.
Premium-Upgradepaket: anche questo non era specificato prima e dovrebbe includere interni migliorati, illuminazione interna, filtraggio HEPA, portellone posteriore azionato elettricamente, fendinebbia a LED e fanali dinamici.
No – 19″ Nokian Winterreifen Set sono le gomme invernali, ma non è chiaro se il No vuol dire che non ci sono (ma se la pagina è in tedesco, non dovrebbe essere nein?).
Insomma, questa esperienza di acquisto online non è particolarmente chiara o rassicurante. Già c’è tantissimo da imparare quando si passa da un’auto tradizionale a un’elettrica; questi sono strati di ulteriore complicazione che non aiutano e non incoraggiano. E la confusione non è ancora finita.
La pagina mi dice anche di scaricare l’app Tesla per accedere ai tutorial di guida e sbloccare il “codice di segnalazione”, ossia il referral code personale, un link che permette di dare 1500 km di ricariche gratis presso i Supercharger Tesla a chi acquista una Tesla nuova tramite quel link. Ogni volta che qualcuno usa il referral code, il proprietario di quel code ha una possibilità di vincere una Model Y ogni mese o una Roadster ogni tre mesi. Il mio, se volete saperlo, è https://ts.la/paolo49861.
Scarico l’app, immetto il mio nome utente e la mia password, e invece di darmi accesso ai tutorial di guida mi dice “Accesso non riuscito — Nessun prodotto collegato al tuo account Tesla”. Andiamo bene.
Il sito a questo punto mi chiede di specificare un luogo di consegna: ma non dovevo andare a Zurigo a ritirarla? Va be’, provo a dare il mio indirizzo di casa, e quando clicco su Successivo, mi propone di scegliere fra Zurigo Höri o Ginevra. Ma allora perché mi ha chiesto l’indirizzo di casa per la consegna?
Scelgo poi la modalità di pagamento: opto per Leasing tramite Tesla e automaticamente mi viene proposto il Finanzierungsleasing. Clicco su Continua. Mi chiede di scegliere fra Cembra Moneybank e Bank-Now AG. Scelgo Cembra e vengo portato al sito dell’azienda, che mi chiede i miei dati personali e un bel po’ di informazioni sul reddito e la sostenibilità. Il tasso del leasing è il 3,45%.
Intanto l’auto è scomparsa dal catalogo delle Tesla usate. Ora non mi resta che attendere l’eventuale accettazione del leasing. Finora mi sono impegnato solo per 100 CHF e ho finalmente visto, nel bene e nel male, come funziona l’acquisto online di una Tesla: non bene.
Mercoledì 29 aprile 2020
È passata una settimana ma non è arrivato nessun segnale di vita da Cembra per l’accettazione del leasing. Il sito Tesla mi dice “Credit Application Pending – Your credit application has been received. We will contact you with details on your credit decision and terms”. In inglese, sì, perché tanto vale confondere ancora un po’ il cliente.
Inganno l’attesa fornendo online gli altri documenti richiesti: i dati per l’assicurazione e una scansione della mia carta d’identità.
Nel frattempo, con il lockdown che persiste ed è arrivato al cinquantatreesimo giorno in Italia e al quarantaseiesimo qui in Svizzera, con scuole, negozi e frontiere chiuse e senza nessuna garanzia che si possa tornare a una parvenza di vita normale, il mio lavoro e quello della Dama del Maniero si stanno trasformando freneticamente. Molte occasioni di lavoro si sono volatilizzate, e stiamo pensando seriamente di lasciar perdere un investimento come quello di un’auto elettrica, che era in buona parte coperto dal risparmio sulla benzina. Risparmio che invece adesso non c’è più a causa del lockdown, visto che non andiamo più da nessuna parte. Non c’è nessuna parte dove andare.
La nostra auto a benzina è parcheggiata in garage, inattiva, da oltre un mese. Questo è stato il primo mese di guida interamente elettrico della nostra vita automobilistica: abbiamo percorso, con la nostra piccola Peugeot iOn, 135 chilometri in tutto il mese di aprile.
Forse, dice la Dama, non è il momento di rischiare, anche perché fra le decisioni prese nella trasformazione del lavoro c’è quella di terminare la collaborazione con Le Scienze (mi porta via troppo tempo) e quindi viene a mancare anche quella fonte di reddito.
Così decidiamo di lasciare che siate voi lettori a determinare la sorte di questo esperimento elettrico. La Dama del Maniero mi lancia una sfida amichevole: se scrivendo articoli per il blog o in qualche altro modo riesco a guadagnare quello che non arriva più dagli articoli per Le Scienze, allora il progetto Tesla andrà avanti. Ho una settimana di tempo. Altrimenti ci terremo l’auto a pistoni, che sta prendendo polvere in garage; tanto ormai è già praticamente pagata. I pochi spostamenti che possiamo fare (praticamente soltanto la spesa, visto che anche il lavoro alla radio e in TV è fermo o remotizzato) li stiamo comunque facendo con ELSA, la nostra piccola auto elettrica.
È a questo punto che nasce la proposta delle Storie di Scienza che vi ho raccontato qui e che mi ha permesso di superare l’Ordalia della Dama. Insomma, se al Maniero Digitale c’è ora una bellissima auto elettrica e non si consuma più carburante, è anche merito vostro. Grazie!
Venerdì 1 maggio 2020
Mi chiama Tesla Suisse, in ottimo italiano, per fare il punto della situazione. La pratica di leasing a loro non risulta, nonostante sul sito ci sia molto chiaramente la dicitura “Your credit application has been received”, per cui la devo rifare. Grrr.
Intanto ho coniato un nome per la Model S, qualora andasse in porto l’acquisto: TESS, come il supercomputer senziente di Salvation, una serie di fantascienza nella quale il protagonista Darius Tanz, vistosamente basato su Elon Musk, guidava una Tesla Model X.
In fin dei conti, la Tesla è un computer su ruote, per cui il nome è calzante. La Dama approva. Lo considero retroacronimo di Tesla Electric Second-hand Sedan, o Totally Electric Silent Sedan, o Totally Electric Smart Sedan, oltre che nome proprio e troncamento vezzeggiativo di Tesla.
Sabato 2 maggio 2020
Rientro nel mio account Tesla e nella prenotazione di TESS e rifaccio la pratica di leasing: stranamente mi indica l’auto come veicolo nuovo e a km attuali zero. Boh. Se non fosse un esperimento, avrei già lasciato perdere dall’esasperazione.
Scelgo 20.000 km/anno, 8.000 CHF di primo canone di leasing, 60 mesi, che mi porta a una rata di 331.70 CHF (circa 100 CHF più di quello che normalmente spendiamo in benzina ogni mese) con un valore residuo di 13.428 CHF. Va bene.
Invio una scansione del mio documento (libretto per stranieri) via mail. Finalmente clicco su Inviare la richiesta alla Cembra Money Bank. Stampo copia della richiesta: ora non resta che aspettare. Di nuovo.
Lunedì 4 maggio 2020
Mi telefona un rappresentante di Cembra, sempre in perfetto italiano. Discutiamo della mia richiesta di leasing ed è perplesso dal prezzo dell’auto. Come fa una Tesla Model S a costare 37.000 CHF? Non sarà un mio errore di compilazione al posto di 73.000? No, gli spiego, visto che il modulo online ha questi dati già precompilati e non modificabili [come vedete qui sotto]: l’auto è usata. Aha. Questo cambia tutto. Il rappresentante mi dice che chiarirà con Tesla.
Martedì 5 maggio 2020
Il rappresentante di Cembra ha chiarito la faccenda con Tesla: propone gli stessi tassi, ma non c’è il valore di riscatto, o meglio scende a 1000 CHF, per cui sale la rata mensile (a 524.50 CHF). Mi va bene.
Giovedì 7 maggio 2020
Arriva una mail da Cembra: richiesta accettata. Mi contatterà Tesla direttamente per la firma del contratto e la consegna della vettura.
Mercoledì 13 maggio 2020
Siamo in ballo ormai da tre settimane. Non abbiamo fretta, e per ora tutta la procedura è ancora più che altro un passatempo o un divertissement, ma se avessimo avuto premura saremmo diventati isterici. Alla faccia della facile procedura online.
Nel frattempo, riguardando le foto della perizia fornita da Tesla abbiamo formulato una teoria semiseria alla Sherlock Holmes sui danni al lato sinistro del volante e alla portiera: il conducente indossava enormi anelli da gangster. È l’unico modo per spiegare graffi del genere. Oppure era un licantropo e a volte doveva aprire la portiera dopo essersi trasformato in lupo.
Siamo davvero sicuri di voler investire in un’auto così malconcia? Sento anche gli amici dei club Tesla italiani e ticinesi: mi dicono che mal che vada il pannello interno e il volante si possono sostituire senza svenarsi.
Dalle foto della perizia risulta che il nome dato all’auto dal proprietario precedente è Lanya. Uno dei significati di lanya è “Leader of a gang, usually a woman, aka, Big Momma: My lanya told me to pop a cap in yo ass!” (Urbandictionary). Ci starebbe anche.
[Ora capirete il senso di questo tweet criptico:
Quiz notturno: che cosa vuol dire “Lanya”? Non so in che lingua sia. So solo che è un nome dato a un veicolo (tipo barca o nave). Non posso dirvi perché mi interessa, per ora, ma mi interessa.
— Paolo Attivissimo (@disinformatico) May 11, 2020
Non abbiamo mai scoperto il significato effettivo.]
Arriva una mail da Tesla con il contratto di leasing da firmare e rispedire elettronicamente.
Giovedì 14 maggio 2020
Mi telefona Tesla e chiariamo alcuni punti del contratto di leasing, sempre in ottimo italiano. C’è la questione della permuta della mia attuale auto a benzina, che però non sarà libera fino a metà giugno (se va bene). Tesla non è contenta di aspettare così tanto e ha fretta di consegnare. Io no.
[Riassumo la complicatissima vicenda della permuta per non tediarvi: Tesla accetta in permuta le auto dei clienti, ma le valuta molto poco (anche perché non le perizia; si limita a basarsi su marca e modello e poco più, senza foto, sulla parola). La mia Mokka, che ha una valutazione Eurotax (fatta online) di circa 13.000 CHF, verrebbe permutata da Tesla a soli 7800 CHF. Per contro, la permuta semplifica moltissimo il procedimento: si porta a Zurigo l’auto attuale, la si lascia lì, si spostano le sue targhe sulla Tesla, e si riparte verso casa. Decidiamo invece di vendere la Mokka separatamente, tramite il Touring Club Svizzero, che ha un ottimo servizio tutto compreso, spiegato qui e qui.]
Venerdì 15 maggio 2020
Spedisco via mail a Tesla il PDF del nuovo contratto di leasing compilato e firmato. Mi richiamano: non accettano firme digitali (avevo usato la mia firma salvata nel Mac per non stampare il documento). Stampo la pagina, la firmo manualmente, la scansiono e la rispedisco. Concordiamo una consegna ipotetica il 27 maggio se vendiamo separatamente Petula [la Mokka si chiama così perché ha cicalini molto petulanti].
Lunedì 18 maggio 2020
Mi metto d’accordo con il TCS per portare a loro Petula il 29 maggio. Verrà stargata e lasciata lì per la vendita. Avviso Tesla via mail. Intanto pubblico un altro indizio. Le teorie che vengono proposte per spiegare questa immagine sono meravigliosamente divertenti e creative.
— Paolo Attivissimo (@disinformatico) May 18, 2020
Martedì 19 maggio 2020
Tesla conferma telefonicamente di aver ricevuto la mia mail. Fissiamo il ritiro per il 3 giugno alle 14 a Zurigo. Dai che ce la facciamo.
Proviamo la Hyundai Kona 2020: molto valida, nettamente migliorata rispetto alla versione provata due anni fa, mantenimento di distanza e di corsia molto più fluidi; ma il bagagliaio è un po’ piccolo per le nostre esigenze e il prezzo è piuttosto alto per la versione a lunga autonomia. La teniamo come Piano B.
L’abitabilità posteriore della Hyundai Kona è un po’ sacrificata, ma lo è anche sulla Tesla Model S.
La presa di ricarica frontale è molto più comoda di quella laterale-posteriore delle Tesla, che obbliga spesso a fare manovra.
Il posto di guida è alto, la visibilità è ottima; la plancia centrale è ingombrantissima e poco pratica. Sotto c’è un vano aperto, ma è troppo basso per metterci una borsa o altro.
Mercoledì 20 maggio 2020
Mi arriva per posta la “carta grigia” (il documento di immatricolazione) della Model S, annullata ma con tutti i dati necessari per la reimmatricolazione. Alla faccia del culto svizzero della privacy, ci trovo tutti i dati del proprietario precedente: nome, cognome, indirizzo, data di nascita. La prima messa in circolazione risale al 31/3/2016.
La lettera accompagnatoria (su carta) è in tedesco:
Einlösung Tesla
Sehr geehrter Herr Attivissimo,
Beiliegend erhalten Sie das Formular 13.20A mit der zugehörigen Abnahmebestätigung Ihres Tesla. Zusätzlich benötigen Sie noch einen elektronisch übermittelten Nachweis von Ihrer Versicherung. Mit diesen Unterlagen können Sie dann bei Ihrem Kantonalen Strassenverkehrsamt die Zulassung vornehmen. Bitte bringen Sie die Kontrollschilder und den neuen Fahrzeugausweis zu Ihrem Übergabetermin mit.
Sollten Sie noch Fragen haben, stehe ich Ihnen gerne zur Verfügung.
Mit freundlichen Grüssen
Specialist, Europe Delivery
Google Translate la capisce così:
Redenzione [sic] di Tesla
Gentile Sig. Attivissimo,
In allegato riceverai il modulo 13.20A con la relativa conferma di accettazione dalla tua Tesla. È inoltre necessaria una prova trasmessa elettronicamente dalla propria compagnia assicurativa. È quindi possibile utilizzare questi documenti per ottenere l’approvazione dell’autorità cantonale del traffico stradale. Porta le targhe di comando e il nuovo ID del veicolo alla data di consegna.
Se hai ulteriori domande, non esitare a contattarmi.
cordiali saluti
Specialista, consegna in Europa
Beh, perlomeno alla fine di questa via crucis c’è la redenzione.
Faccio un bonifico di 7900 CHF a Tesla Switzerland tramite home banking.
Lunedì 25 maggio 2020
È arrivata la fattura di Tesla a Cembra, in copia per conoscenza a me. Gli utenti Tesla (in particolare Daniele Invernizzi di eV-Now! e Leonardo di Power Cruise Control) si stanno dando da fare tantissimo per consentirmi di fare un test diagnostico della batteria al momento del ritiro usando Power Cruise Control e un cavetto adattatore OBD per le Tesla. Scopro che il connettore OBD sulle Tesla è finto: porta soltanto la corrente elettrica, ma non trasmette dati. È presente solo per rispetto delle norme federali USA. Il connettore diagnostico vero è nascosto dietro un pannello sotto il tablet centrale.
Dal mio assicuratore (Zurich) vengo a sapere che il prezzo di listino originale della Model S che abbiamo in opzione era 88.900 CHF.
Faccio benzina per l’ultima volta sulla via del ritorno da La-Chaux-de-Fonds, dove lavora una delle nostre figlie.
Oggi ho fatto benzina per l’ultima volta. Selfie commemorativo, così si capisce perché non faccio mai selfie 🙂 pic.twitter.com/OoPyZXE6cv
— Paolo Attivissimo (@disinformatico) May 26, 2020
Venerdì 29 maggio 2020
Lascio Petula, la Opel Mokka, al TCS, dopo averne azzerato le memorie. Visto che non mi voglio far mancare nulla in quest’avventura, mentre sono al TCS arriva una pazza che lascia l’auto in mezzo alla strada, strilla contro i dipendenti, insiste che lei è figlia di Dio e noi siamo il diavolo ma lei è buona perché ci ama tutti e partorisce e ha “le tette” (sic). Si offre di mostrarmele davanti a tutti. Le dico che le credo sulla fiducia. È talmente esagitata che l’ufficio viene chiuso e lei viene chiusa fuori e pesta contro i vetri. Arriva la polizia.
Non so se interpretarlo come un segno divino favorevole o contrario. Del resto, la mail di Tesla tradotta da Google parlava di redenzione…
Se a qualcuno interessa la Mokka del Disinformatico, sulla quale ha viaggiato Marina Sirtis (Deanna Troi di Star Trek The Next Generation) per un memorabile tragitto Bellaria-Bologna nel 2019 (ero il suo traduttore alla Starcon), l’annuncio è qui su Autoscout24.ch. Per ragioni burocratiche, l’offerta è riservata ai soli ticinesi.
Per chi non conoscesse Marina Sirtis. Penitenziagite!
Sul palco con Marina Sirtis, peperina incontenibile. Credit: Sticcon.
Martedì 2 giugno 2020
Ci siamo: dopo quaranta giorni, domani arriverà il grande momento. Sono ancora molto scettico e incredulo. Se dovessi valutare questa esperienza di acquisto, sarei decisamente insoddisfatto: per carità, gli addetti si sono prodigati per sistemare ogni magagna, ma è proprio l’interazione con il sito che non rassicura e spesso invece confonde contraddicendosi.
L’unica cosa certa è che questa trafila e questo miraggio hanno contribuito non poco a mantenere la mia salute mentale durante il lockdown e la crisi di lavoro che ne è conseguita. Ci sono i primi allentamenti, c’è qualche segno di vago ritorno alla normalità, ma la frontiera è ancora chiusa e non vedo i miei genitori da gennaio. Intanto ho installato in garage una telecamera di sorveglianza e un Wi-Fi powerline, perché il parcheggio sotterraneo è schermatissimo, il cellulare non ha campo e la Tesla deve stare connessa per poter essere comandata e monitorata a distanza.
Vado a Camorino, alla Sezione della Circolazione, per trasferire la targa dalla Mokka alla Tesla. Ci metto tre minuti d’orologio, perché a causa del coronavirus tutto va fatto online o per posta: mi viene dato un modulo che vale come autorizzazione temporanea a circolare esclusivamente in Svizzera.
Ho tutto: contratto, assicurazione, documento di circolazione. Mi sono studiato i tutorial su come si avvia e si guida una Model S del 2016. Mi sono ripassato i termini tecnici tedeschi. Ho imparato anche come fare reboot di una Tesla (sì, capita spesso che sia necessario; è una rete di computer su ruote, in fondo) e mi sono preparato, anche con l’aiuto dei Teslari, una dettagliatissima checklist delle cose da ispezionare prima di accettare. Il vantaggio di scegliere una Tesla è la comunità di utenti e smanettoni che sanno fare qualunque cosa.
Domani andremo a Zurigo a vedere finalmente Tess: è come andare al gattile a ritirare un micio abbandonato che finora hai visto solo in foto e sai già che è un po’ malmesso. Avrò un quarto d’ora di guida di prova, mi ha detto il rappresentante Tesla, prima di decidere se accettare o lasciar perdere. Naturalmente ci andremo in auto elettrica: una splendida Tesla Model 3 Performance dell’amico Marco, che ci sta dando un aiuto enorme in quest’avventura.
Nella prossima puntata vi racconterò le sorprese che abbiamo trovato all’arrivo. Non è andato tutto secondo i piani.
Questo articolo vi arriva gratuitamente e senza pubblicità grazie alle donazioni dei lettori. Se vi è piaciuto, potete incoraggiarmi a scrivere ancora facendo una donazione anche voi, tramite Paypal (paypal.me/disinformatico), Bitcoin (3AN7DscEZN1x6CLR57e1fSA1LC3yQ387Pv) o altri metodi.
Quando vi ho presentato Tess, la mia prima auto elettrica a lunga percorrenza, ho promesso che vi avrei raccontato la storia strana che mi ha portato a rinunciare definitivamente all’auto a carburante e a comprare una Tesla Model S per meno di 35.000 euro. Questa è la prima parte del racconto.
3 giugno 2020. La Dama e io siamo in autostrada, avvolti nell’ovattato silenzio della Tesla che abbiamo appena ritirato a Zurigo, e stiamo iniziando il viaggio di ritorno verso il Maniero Digitale a Lugano. Mentre sto prendendo confidenza con le ragguardevoli dimensioni di Tess (cinque metri per due) guidando in modalità totalmente manuale (niente cruise control, men che meno Autopilot), mantengo una promessa che mi ero fatto quando è iniziato questo sogno folle alcuni mesi fa: la prima canzone suonata da Tess dovrà essere un brano preciso, quello perfetto per celebrare un viaggio e un momento di euforia difficilmente ripetibile.
Premo il tasto dei comandi vocali che si trova sul volante e chiedo a Tess di suonare quella canzone, che ho caricato su una chiavetta USB insieme a tante altre. Tess capisce le mie parole, la trova e la suona, e a quel punto mi si stampa in faccia un sorriso che si ferma solo quando arriva alle orecchie. È Everybody Wants to Rule the World dei Tears for Fears. Questa:
È uno di quei rari momenti di perfezione che vanno assaporati e diventano indimenticabili. Almeno qui, ora, sono arrivato nel futuro che speravo di poter vivere con la persona che amo. Ma come ci sono arrivato? Questo è il diario che ho scritto durante questa pazzia ragionata, con alcune revisioni e note.
Lunedì 23 marzo 2020
Mezzo pianeta è intrappolato in casa per via della pandemia da Covid-19. Tutti i negozi, le aziende e i servizi non essenziali sono chiusi per ordine dei governi, sia in Italia (ferma da tredici interminabili giorni [ed è solo l’inizio], con divieto di circolazione salvo casi improrogabili), sia in Svizzera (dove per ora c’è solo la raccomandazione di non circolare se non strettamente necessario). Chi può, lavora da casa; chi non può, non lavora. Io, che lavoro da casa da trent’anni, sono sommerso di impegni lavorativi; annullate tutte le conferenze e le lezioni, ho comunque da gestire le altre attività remotizzabili e reinventare quelle che non lo sono.
Può sembrare quindi un momento strano per andare a caccia di automobili elettriche, e farlo può sembrare forse offensivo verso le sofferenze altrui. Ma detto molto sinceramente: con amici, parenti e conoscenti che mi svaniscono dall’oggi al domani e con il futuro che incombe in modo angosciante, forse è il caso di fare una piccola follia, perché oggi più che mai di doman non c’è certezza.
Inoltre, volendo essere molto pragmatici, i concessionari sono chiusi e nessuno vende o compra auto. A marzo 2020 le immatricolazioni in Svizzera sono crollate del 34% su base annua. Le case automobilistiche hanno fame di clienti e quindi stanno facendo offerte molto interessanti (per esempio Hyundai). E quindi è paradossalmente un ottimo momento per fare acquisti, nella speranza di tempi migliori.
Il negozio online di Tesla è aperto, e così da qualche giorno ho cominciato a tenere d’occhio i prezzi delle auto di seconda mano, in particolare le Model S. Nuove costano, in Svizzera, da 98.000 CHF in su; usate costano meno della metà e hanno comunque ancora qualche anno di garanzia. Per esempio, una Model S 70 del 2016 costa 37.500 CHF.
Inoltre ho notato che i prezzi dei singoli esemplari dell’usato Tesla oscillano da un giorno all’altro in maniera sorprendente, salendo o scendendo anche più di 100 CHF in un giorno. E alcuni esemplari spariscono dal negozio, quindi qualcuno sta ancora comprando.
Per esempio, limitandomi soltanto alle Model S blu con interni beige (ho aggiornato questi esempi anche nei giorni successivi):
Model S 85 del 2015 (42.476 km, garanzia batteria e motore fino a giugno 2023, km illimitati, sospensione Smart Air, audio UHF): 37.600 CHF (27/3), 37.400 CHF (28/3), 37.300 CHF (30/3), 37.200 CHF (1/4), rimossa (1/4 sera).
Model S 70 del 2016 [questa sarà Tess] (79.052 km, garanzia batteria e motore fino a marzo 2024, km illimitati, cerchi da 19″): 37.500 CHF (24/3), 41.500 CHF (28/3), 41.400 CHF (30/3), 41.300 (5/4), 37.600 CHF (7/4), 37.500 CHF (10/4), 37.400 CHF (14/4), 37.300 CHF (21/4).
Model S 85 del 2015 (62.080 km, garanzia batteria e motore fino a dicembre 2023, km illimitati, sospensione Smart Air, audio UHF, cerchi da 21″): 40.200 CHF (28/3), 40.100 CHF (31/3), rimossa (1/4), tornata a 40.000 CHF (2/4), 39.200 CHF (7/4), 39.100 CHF (8/4), 39.000 CHF (12/4), 38.900 CHF (15/4), 38.800 CHF (18/4), 38.700 CHF (22/4).
Model S 85D del 2015 (139.681 km, garanzia batteria e motore fino a giugno 2023, km illimitati, sospensione Smart Air, audio UHF, cerchi da 21″): 40.400 CHF (2/4), 40.100 CHF/ 139.684 km (4/4), 39.600 CHF (5/4), 38.800 CHF (7/4), 38.700 CHF (8/4), 38.400 CHF (10/4), 38.100 CHF (12/4), 37.900 CHF (13/4), 37.800 CHF (15/4), 37.700 CHF (16/4), 37.600 CHF (20/4).
Model S 90D del 2015 (92.343 km, garanzia batteria e motore fino a dicembre 2023, km illimitati, cerchi da 19″, poltrone grigie): 42.800 CHF (2/4), 42.700 CHF (3/4), 42.300 CHF (5/4), 42.400 CHF (6/4), 42.300 CHF (7/4), 42.200 CHF (8/4), 42.100 CHF (15/4), 42.000 CHF (18/4), 41.900 CHF (21/4).
[“Audio UHF” è l’impianto audio ad alta fedeltà, con subwoofer]
Alcune delle Model S in vendita sul sito svizzero di Tesla ai primi di marzo 2020.
Questo monitoraggio, lo ammetto, è anche una forma di terapia contro le notizie sempre più disastrose che arrivano da fuori e contro il silenzio inquietante del lockdown. Sognare non costa nulla.
È vero che le Model S di oggi hanno una tecnologia nettamente superiore a quelle del 2016 (oggi hanno 8 telecamere, processori più potenti, e molte altre migliorie), ma comunque anche quelle di quattro anni fa tengono tranquillamente testa alle offerte della concorrenza di oggi, soprattutto in termini di velocità di ricarica. E nessuna concorrente ha una propria rete di ricarica dedicata e garantita.
Potrei insomma avere una berlina elettrica ad alte prestazioni, con un bagagliaio capientissimo, proprio con il colore esterno e interno che piace a me e a mia moglie (blu con interni beige) a diecimila franchi in meno di quello che mi costerebbe per esempio una Hyundai Kona elettrica 64 kWh nuova (che è la mia attuale candidata migliore).
Certo, la Model S è un po’ più ingombrante: è 80 cm più lunga (498 cm contro 418 cm) e 12 cm più larga a specchietti aperti (219 cm contro 207). Rispetto alla mia attuale auto a benzina, una Opel Mokka, è 71 cm più lunga (498 contro 427) e 16 cm più larga a specchietti aperti (219 contro 203). In compenso la Model S ha 894 litri di bagagliaio totale (davanti e dietro) contro i 332 della Kona e i 356 della Mokka. Anche una S 70, la più “piccola” della gamma (70 kWh), avrebbe un’autonomia dignitosa (circa 330 km da nuova) e il motore singolo (al posto del doppio motore attuale) mi darebbe ulteriore capienza anteriore nel frunk (il bagagliaio anteriore). Inoltre qualunque Tesla avrebbe il bonus enorme di una rete di ricarica tutta sua e veloce.
Avrei comunque ancora circa quattro anni di garanzia sulla batteria e sul motore, che sono i due componenti di maggior costo del veicolo, e ho visto che la vita delle batterie delle Tesla è quasi sempre più lunga del periodo di garanzia (c’è chi ci ha fatto oltre 300.000 km), per cui potrei anche rischiare.
Così oggi ho provato a scrivere a Tesla via mail. Nessuna risposta.
Mercoledì 8 aprile 2020
Sono passate due settimane. Ancora silenzio da parte di Tesla. Intanto i prezzi stanno continuando a scendere, per cui provo a mandare un SMS direttamente al telefonino di lavoro del rivenditore di zona, che stavolta risponde richiamandomi. Mi fornisce molti dettagli sul procedimento di acquisto: la consegna avviene anche adesso, in tempi di pandemia, ma in maniera minimale, con contatti ridotti all’indispensabile: una firma e si ritira l’auto.
Il punto di consegna è sempre e comunque Zurigo. In caso di permuta della propria auto, la si consegna sempre a Zurigo. Vanno quindi messi in preventivo un viaggio di circa due ore e mezza e una procedura di consegna probabilmente in tedesco, lingua che non mastico con scioltezza.
È possibile acquistare la Tesla usata con un finanziamento fino a 60 mesi. Le auto non possono essere visionate prima dell’acquisto: la si vede solo il giorno del ritiro e a quel punto la si può ancora rifiutare, perdendoci solo 100 CHF di “commissione per l’ordine”. Mi sconsiglia la Model S 85D da 41.931 km, perché è una delle più “antiche” (lo si capisce dal VIN a 5 cifre finali) e quindi potenzialmente soggetta a maggiori difetti a lungo andare.
Il rivenditore mi manda in giornata le expertise, ossia delle perizie fatte da un’agenzia esterna, degli esemplari che mi interessano. Si tratta di lunghi documenti PDF, scritti in un italiano leggermente creativo ma comprensibile, che descrivono in estremo dettaglio e con dovizia di fotografie lo stato dell’auto, non dal punto di vista impiantistico ma dal punto di vista dei segni materiali di usura (graffi, zone logorate o macchiate degli interni, scheggiature e simili).
Queste sono alcune delle tante foto della perizia di una delle auto candidate [a questo punto non lo sapevo ancora, ma questa sarebbe diventata Tess]: sono leggermente malconce, ma per un prezzo del genere c’è da aspettarselo. Posso solo sperare che, come mi dice il rivenditore, le foto siano state fatte apposta per evidenziare ogni difetto e che dal vivo la situazione sia meno grave. Ogni contrassegno giallo indica un danno.
Quando abbiamo visto questa foto dell’interno portiera del conducente, abbiamo subito pensato che fosse l’auto di un pusher con la mano incrostata di gioielloni…
…e poi abbiamo visto i graffi sul volante. Decisamente era un pusher (sappiamo che non era una donna dai documenti di immatricolazione del proprietario precedente). Ci sarà un carico nascosto in qualche doppio fondo? Un cadavere nel bagagliaio?
Le Tesla usate rivendute direttamente dall’azienda hanno comunque superato un esame tecnico dettagliato. E non va dimenticato che ogni Tesla trasmette continuamente telemetria alla casa madre, che quindi ha tutta la storia di ogni veicolo. Il Grande Fratello inquieta, ma in questo caso è anche un garante.
Spetta ora a me scegliere quale auto acquistare. Ricevo anche un link per far valutare la mia auto attuale per una permuta.
Martedì 14 aprile 2020
L’assortimento nell’usato Tesla continua a variare: compaiono nuovi esemplari e altri spariscono. A questo punto la candidata più probabile è questa Model S 70: è l’unica del 2016, ha i cerchi da 19″ (quindi cambiare pneumatici costerà meno, mentre le altre hanno cerchi da 21″), è la più “semplice” (motore singolo, batteria relativamente più piccola), ed è quella che costa meno, eccetto un paio di modelli bianchi che comunque hanno poca differenza di prezzo (ma la Dama del Maniero da sempre è categoricamente contraria alle auto bianche). Oggi è scesa a 37.400 CHF.
Martedì 22 aprile 2020
La Model S 70 è scesa ancora, a 37.300 CHF. Nel frattempo ho chiarito tutti i dubbi procedurali con Tesla. Posso avviare la procedura di acquisto cliccando su Acquista e pagando soltanto 100 franchi di acconto. Con la Dama del Maniero concordo che vale la pena spenderli se non altro per vedere come funziona l’acquisto interamente online di un’automobile e raccontarlo in un articolo.
Il VIN è 5YJSA7E19GF******: secondo TeslaTap, vuol dire:
5YJ: identificativo del fabbricante (Tesla)
S: modello (Model S)
A: versione a 5 porte e con guida a sinistra
7: tipo di sicurezza passeggeri, in questo caso cinture di sicurezza manuali, airbag frontali, airbag laterali e “cofano attivo” (active hood), che ancora non so cosa sia [dai commenti mi dicono che è questo]
E: propulsione elettrica, a batteria a ioni di litio
1: motore singolo a induzione trifase
9: cifra di controllo
G: anno di produzione (2016)
F: luogo di produzione (Fremont, California)
******: numero di serie
Preferirei aspettare ancora qualche giorno, visto che ho ancora un mesetto prima che mi finisca il leasing dell’attuale auto a benzina, ma c’è il rischio che questo prezzo cambi drasticamente (il 28 marzo l’ho visto salire addirittura a 41.500 CHF) e l’auto sparisca: di esemplari come questo, con tutte queste caratteristiche ottimali per il nostro caso, ce ne sono sempre meno.
In ogni caso, un tentativo di acquisto mi permetterebbe di documentare se e come funziona la formula di vendita innovativa di Tesla, che elimina l’intermediazione (e i ricarichi) dei concessionari tradizionali.
E così, per parafrasare Manzoni, lo sventurato rispose.
Quello che è successo dopo, però, è un’altra storia, che tengo per la prossima puntata.
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Si parla spesso con preoccupazione dell’aggiornabilità delle automobili via Internet: c’è chi teme che un aggiornamento possa portare virus, revocare funzioni o addirittura paralizzare l’auto mentre è in movimento, come succede con i computer.
In realtà le auto aggiornabili sono praticamente impossibili da infettare, perché scaricano gli aggiornamenti su una connessione diretta al sito del produttore e gli aggiornamenti scaricati sono firmati digitalmente, e soprattutto vengono installati esclusivamente quando l’auto è ferma e parcheggiata. La possibile revoca delle funzioni è l’unica critica sensata, ma avviene anche nelle auto tradizionali.
Non si parla molto, invece, del problema opposto: che cosa succede alle auto che non si possono aggiornare e nelle quali si scopre un difetto di sicurezza?
Un esempio arriva dai ricercatori delle università di Leuven, in Belgio, e di Birmingham, nel Regno Unito, che hanno pubblicato una ricerca sulle vulnerabilità delle chiavi di avviamento elettroniche di varie marche di auto. I sistemi di crittografia (DST80) usati per proteggere le auto contro gli avviamenti senza chiave sono infatti stati implementati maldestramente da Toyota, Hyundai, Kia e Tesla, per cui un ladro che riesca ad avvicinarsi alle chiavi di queste auto può copiarle usando un lettore e trasmettitore RFID della Proxmark e, con un po’ di destrezza, usare questa copia per avviare l’auto.
La lista delle auto vulnerabili a questo attacco è pubblicata nella ricerca e anche da Wired.com: si tratta di veicoli usciti fra il 2009 e il 2017. Secondo i costruttori, i modelli nuovi non hanno più questa falla, ma nel caso di Toyota, Kia e Hyundai chi ha un modello vecchio è costretto a tenersela.
Fa eccezione Tesla, che alcuni mesi fa ha risolto il problema distribuendo via Internet a tutte le sue Model S un aggiornamento software gratuito. Non tutti gli aggiornamenti, insomma, vengono per nuocere.