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Le parole di Internet: software

Le parole di Internet: software

Credit: Pexels, licenza CC0.

Sappiamo tutti cosa vuol dire software: ma vi siete mai chiesti da dove viene questa parola inglese, così centrale nella tecnologia e nell’economia di oggi, e a quando risale?

Lo spiega il suo inventore, il pioniere informatico Paul Niquette, che afferma di averla coniata per scherzo a ottobre del 1953, quando in tutti gli Stati Uniti esistevano soltanto sedici elaboratori elettronici digitali e la parola computer indicava ancora una persona addetta ai calcoli, da effettuare a mano, al massimo con l’aiuto di un regolo calcolatore.

All’epoca l’idea di considerare le istruzioni di un programma come un’entità separata rispetto ai componenti fisici del calcolatore e addirittura di poterle trasferire da un calcolatore a un altro era ancora una novità coraggiosa: i programmi, infatti, venivano impostati cambiando fisicamente dei circuiti o dei componenti della macchina.

Negli anni Cinquanta non esisteva ancora una parola tecnica di uso comune per indicare questo concetto astratto (si parlava genericamente di programma), e così Paul Niquette, che a quei tempi era un giovane studente diciannovenne che scriveva programmi per computer alla University of California, Los Angeles (UCLA), coniò il termine software; ma lo fece in un momento d’irriverenza di cui oggi abbiamo perso la cognizione.

Il vocabolo inglese software nacque infatti come gioco di parole: Niquette pensò che siccome i componenti materiali di un calcolatore si chiamano hardware (cioè “ferramenta” o “macchinari”, più letteralmente “cose dure”), allora la parte immateriale di un computer, il suo programma, poteva chiamarsi “soft-ware”, che significa più o meno “cose molli”.

Il ragazzo era noto per la sua tendenza a coniare neologismi frivoli: non era l’unico, e anzi creare parole nuove era una moda abbastanza diffusa fra gli informatici di quei tempi. Per questo abbiamo termini come bit (letteralmente “pezzetto”) o byte (grafia alterata della parola bite, ossia “morso” o “boccone”).

Ma torniamo a software. Niquette ammette che quando gli venne in mente per la prima volta questa parola scosse la testa e si mise a ridere. Anche in seguito gli sembrò una frivolezza. Dice nelle sue memorie: “Le prime volte che dicevo ‘software’ ad alta voce, la gente intorno mi diceva ‘Eh?’[…] Sin dall’inizio pensavo che la parola fosse troppo informale da scrivere e spesso troppo imbarazzante da pronunciare. Ciononostante, con trepidazione e con un sorrisetto, ogni tanto includevo ‘software’ nei miei discorsi, nelle lezioni e nelle interviste.”

Oggi questo termine ci sembra assolutamente normale e le cose molli sono al centro di uno dei più grandi settori dell’industria mondiale, ma allora software era solo una “parola sciocca” sulle labbra di un diciannovenne molto sveglio. Viene da chiedersi quali parole che adesso consideriamo sciocche saranno altrettanto cruciali nel sapere umano fra cinquant’anni.

Fonti aggiuntive: History of Information.

Le parole di Internet: cinemagrafia

Le parole di Internet: cinemagrafia

Questo articolo era stato pubblicato inizialmente il 02/08/2013 sul sito della Rete Tre della Radiotelevisione Svizzera, dove attualmente non è più disponibile. Viene ripubblicato qui per mantenerlo a disposizione per la consultazione.

cinemagrafia o cinemagraph. Immagine digitale ibrida fra fotografia e video, nella quale quasi tutto è immobile (come in una fotografia) tranne un dettaglio che si muove (come in un video). Il contrasto fra l’assoluta immobilità di gran parte dell’immagine e il dettaglio in movimento crea effetti visivi ed emotivi molto particolari ed intensi.

Tecnicamente, una cinemagrafia è un’animazione, solitamente in formato GIF, costituita da una serie di fotogrammi che si ripetono ciclicamente. Si realizza partendo da un video, del quale si prende un breve spezzone che ha un’inquadratura fissa e poi, usando appositi programmi, si sceglie un’area nella quale si vuole mantenere il movimento mentre il resto dell’immagine è statico.

Il termine è stato coniato dai fotografi statunitensi Kevin Burg e Jamie Beck, che hanno usato questa tecnica per una serie di foto di moda e di cronaca nel 2011. Alcuni esempi del loro lavoro sono presso Cinemagraphs.com; altre cinemagrafie sono visibili per esempio presso Hongkiat.com o TripwireMagazine.com o cercando il termine in Google o altri motori di ricerca.

Per creare una cinemagrafia si adopera spesso un programma di fotoritocco, ma può anche bastare uno smartphone: l’importante è tenerlo fisso e scegliere una scena nella quale ci sia un movimento preferibilmente ciclico, come lo scorrere dell’acqua di un ruscello o il movimento di una scala mobile. Si possono usare app come CinemagramFlixelEchograph o Kinotopic (per iOS) oppure FotodanzCinemagram o MotionGraph (per Android).

Le parole di Internet: boss key

Le parole di Internet: boss key

boss key. Nei videogiochi per computer e in altre applicazioni, un tasto che serve per nascondere rapidamente il gioco e far comparire al suo posto sullo schermo un’immagine innocente, per esempio un grafico aziendale.

Nel Tetris per DOS, per esempio, premendo il tasto ESC compariva un foglio di calcolo con numeri di incassi da varie località (come mostrato qui accanto). Uno dei primi casi di boss key risale al 1982, in una collezione di giochi per il PC IBM.

Una variante del boss key è costituita da applicazioni che possono essere configurate per zittire l’audio e nascondere specifiche finestre di altre applicazioni se l’utente preme una particolare combinazione di tasti. Esistono anche i siti dotati di boss key: un pulsante cliccabile sullo schermo che nasconde la finestra o la scheda del browser contenente il sito in questione, come ha fatto anche di recente NCAA.comun sito dedicato al basket negli Stati Uniti (video).

Ci sono anche casi di boss key burloni: per esempio Leather Goddesses of Phobos, un gioco per adulti, nella versione per PC IBM aveva un foglio di calcolo che però elencava giocattoli decisamente particolari, compreso un “lattaio gonfiabile”, e Leisure Suit Larry aveva un finto boss key che terminava il gioco invece di sospenderlo.

Con l’avvento dei sistemi operativi a finestre il boss key è diventato meno popolare, sostituito da combinazioni di tasti già predisposte dal sistema che riducono a icona o nascondono la finestra corrente.

Le parole di Internet: jailbreak

Questo articolo era stato pubblicato inizialmente l’8/2/2013 sul sito della Rete Tre della Radiotelevisione Svizzera, dove attualmente non è più disponibile. Viene ripubblicato qui per mantenerlo a disposizione per la consultazione.

jailbreak. Letteralmente “fuga da una prigione” in inglese: l’atto di togliere a un dispositivo informatico delle limitazioni o restrizioni imposte dal produttore per ragioni commerciali, amministrative o di sicurezza, spesso per creare barriere artificiali alla libertà d’uso dei dispositivi oppure ostacolare i prodotti delle aziende concorrenti.

Attualmente il jailbreak più popolare riguarda gli iPhone e (in misura minore) gli iPad e iPod touch di Apple, ma il concetto di fare il jailbreak (o “craccare”) esiste per esempio anche per i telefoni e tablet Android (con alcune differenze tecniche, per cui viene chiamato “rooting”) e alle console di gioco (per esempio Playstation). In quasi tutti i paesi del mondo il jailbreak è considerato legale se non viene effettuato per violare il diritto d’autore.

Il jailbreak dei dispositivi Apple è piuttosto popolare: secondo i gestori di Cydia, un deposito di app alternative accessibile soltanto dai dispositivi sui quali è stato effettuato il jailbreak, a fine 2012 circa 23 dei 500 milioni di dispositivi Apple mai venduti risultavano “craccati”.

Il termine jailbreak viene spesso usato impropriamente per indicare la rimozione dei vincoli tecnici che legano un telefonino a un singolo operatore di rete cellulare, permettendo di usare il telefonino anche con SIM di altri operatori. Questa rimozione si chiama propriamente “unlock” o “unlocking”. Jailbreak e unlock sono comunque concetti imparentati, dato che per effettuare un unlock è di solito necessario prima ottenere il jailbreak del dispositivo.

Le parole di Internet: morphing

Le parole di Internet: morphing

morphing. Effetto speciale visivo, generato tramite computer, che trasforma progressivamente un’immagine in un’altra senza stacchi visibili. Fu utilizzato in dettaglio per la prima volta al cinema nel film Willow (1988; video), anche se era già comparso, in forma molto grezza e non fotorealistica, ne Il Bambino d’Oro e in Rotta verso la Terra (entrambi del 1986).

Il morphing divenne popolare in particolare grazie al film Terminator 2 (1991), che lo usò massicciamente per animare il cyborg T-1000, interpretato da Robert Patrick: la sua capacità di assumere qualunque forma, con trasformazioni mostrate appunto tramite morphing, divenne uno degli aspetti centrali del film.

Questo effetto digitale, tuttavia, ha radici ben più remote: compie quarant’anni. Infatti risale al 1974 il cortometraggio d’animazione canadese Hunger/La Faim, che divenne il primo film animato al computer a ricevere una candidatura all’Oscar come miglior corto e un premio della Giuria al Festival di Cannes. Oggi questo film è visionabile online su Vimeo.

La tecnica del morphing usata in Hunger/La Faim fu concepita e realizzata da Nestor Burtnyk e Marceli Wein ispirandosi al lavoro degli animatori tradizionali: in un cartone animato disegnato a mano, l’animatore capo disegna le immagini principali (keyframe) che descrivono il movimento di un personaggio e una squadra di assistenti crea i disegni intermedi. Un procedimento manuale molto costoso e lento, che il sistema di Burtnyk e Wein rendeva automatico, consentendo animazioni e transizioni prima impossibili. Nel morphing moderno, un animatore capo segna e abbina i punti salienti nell’immagine iniziale e in quella finale e il computer provvede a generare le immagini fotorealistiche intermedie.

Le parole di Internet: Zalgo text

Zalgo text, testo Zalgo. Tipo di testo distorto, usato talvolta nei forum e nei commenti come vezzo grafico. È costituito da caratteri (lettere, numeri e altri segni) che si estendono orizzontalmente o verticalmente al di sopra e al di sotto delle lettere normali, come in questo esempio:

Q̹̣̩̭̰̰̹̄ͬ̿͋̃ṷ̬̰ͥe̘͚͈̰̺̍͐s͎̜̖t͔̣̯̲̜̠ͣ̑ͨ̉̈̈o̲͙̺͊ͯͣ̐̋̂̔ ̳͉͍̒̂è̗ͥͯͨ̍ͮ͛ ̦̹̣̰̐̅̑͑̅̂t͙̭̻̖͛̾e̺͙ͣ͒̚ṣ̠͉͓͔̲̦̎t̖͖̝͓̣ͭ͑̈́̂ỏ̥͕͈͛̓ ̀ͦ̽ͅZͯ̑̎a͆l̻ͨ̋ͧͣͨͬg͉̙̟̾̅̾ͬo̠ͮ͒

L’effetto viene prodotto sfruttando i cosiddetti segni o caratteri combinatori dello standard Unicode di rappresentazione dei caratteri in informatica. Questi segni permettono di partire da una lettera base dell’alfabeto normale, che può essere posizionata sopra o sotto la linea di riferimento della riga di testo e di aggiungervi altri segni, accatastati sopra o sotto la lettera base. Avete presente i simboli come l’accento circonflesso (^) oppure la dieresi (¨) che si mettono sopra le lettere normali per rappresentare i suoni di alcune lingue? Il testo Zalgo è una versione “ubriaca” di questa funzione tipografica.

Il testo Zalgo può essere generato usando vari siti, come Eeemo.net o Marlborotech.com, nei quali basta immettere il testo normale da “decorare” trasformandolo in testo Zalgo. Attenzione a non abusare di questi ghirigori: rendono difficile la lettura e in alcuni forum vengono banditi per questo motivo.

Il nome Zalgo deriva, secondo KnowYourMeme, da Goon Shmorky, un utente del sito SomethingAwful, che nel 2004 creò delle vignette alterate nelle quali i personaggi esclamavano “Zalgo!” come se fosse l’evocazione di un’entità maligna soprannaturale. Il nome era una invenzione di Goon Shmorky e prese piede in vari forum dedicati alle illustrazioni. Spesso il testo che accompagnava le illustrazioni era scritto usando questa tecnica di distorsione e così il nome Zalgo finì per essere associato al testo distorto.