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[IxT] Guadagnare soldi con Internet? (7 luglio 1998)

Dev’esserci un lato fondamentalmente disonesto nel mio carattere.
O forse è solo che detesto la pubblicità rompiscatole.
Beh, giudicate voi.

Mi spiego. In un articolo recente di questa mailing list ho
parlato di NetFraternity, un’organizzazione che promette di rimborsarvi le
spese di navigazione in Internet se vi sorbite un tot di spot durante
i vostri viaggi in Rete.

L’indirizzo è http://www.netfraternity.net/ita/index.html.

Fin qui l’idea è sana e genuina (anche se non dovete
considerare questa mia segnalazione come garanzia della serietà
di NetFraternity; io ne segnalo l’esistenza e basta).

Ma seguitemi un attimo. Presso http://www.topbanner.net c’e’ un
altro servizio di questo tipo. Installare il loro software gratuito e
poi durante i collegamenti a Internet ricevete un “banner”
(un’immagine pubblicitaria, insomma) ogni 30/60 secondi. Vi spetta
come “compenso” per esservi sorbiti lo spot l’importo
strepitoso di 6 lire per ogni banner ricevuto e ben 10 per ogni
banner sul quale cliccate. Se raggiungete almeno 50.000 lire,
riceverete un bonifico o un assegno. Il Sole 24 Ore del 3 luglio 1998, dal quale traggo la notizia, mette
in guardia gli aspiranti pubblivori dicendo che ci vogliono circa 83
ore di navigazione per accumulare 50.000 lire. Il gioco, insomma, non
varrebbe la candela.

Già, ma che succede se si usano i due servizi
_contemporaneamente_?

Navighiamo gratis (ci rimborsa NetFraternity) e in più
incassiamo soldi da TopBanner. Per chi ha Internet in ufficio, o ha
una seconda linea telefonica dedicata a Internet, come me, non è
un problema stare collegati otto ore al giorno, quindi le 83 ore si
raggiungono in due settimane lavorative e si possono quindi incassare
almeno 300.000 lire al mese, solo con il rimborso di TopBanner.

Qualcuno vuole fare l’esperimento?

 

Questo articolo è una ripubblicazione della newsletter Internet per tutti che gestivo via mail all’epoca. L’orario di questa ripubblicazione non corrisponde necessariamente a quello di invio della newsletter originale. Molti link saranno probabilmente obsoleti.

[IxT] L’indirizzo piu’ lungo del mondo (7 luglio 1998)

Come promesso, eccovi l’indirizzo del paesino gallese che detiene,
a quanto pare, il record come indirizzo Internet piu’ lungo del
mondo.

Se avete un buon programma per l’e-mail, come Eudora Light (non
c’e’ niente di meglio di una cosa ben fatta che oltretutto e’ anche
gratis), potrete cliccare direttamente sull’indirizzo qui sotto per
essere teletrasportati in Galles. Virtualmente, s’intende!

http://llanfairpwllgwyngyllgogerychwyrndrobwllllantysiliogogogoch.co.uk.

Saluti!

 

Questo articolo è una ripubblicazione della newsletter Internet per tutti che gestivo via mail all’epoca. L’orario di questa ripubblicazione non corrisponde necessariamente a quello di invio della newsletter originale. Molti link saranno probabilmente obsoleti.

[IxT] Windows 98 e la privacy

Ci risiamo: come era successo ai tempi con Windows 95, la
Microsoft vuole ancora una volta ficcare il naso nel contenuto dei
vostri computer.

Non è paranoia. E’ una funzione prevista a chiare lettere
da Windows 98.

Mi spiego subito. Una delle non troppo entusiasmanti nuove
funzioni presentate da Windows 98 è l’aggiornamento automatico
del sistema operativo. Il concetto è carino: quando lo
installate, Windows 98 esamina periodicamente il vostro computer e va
automaticamente su Internet a cercare eventuali aggiornamenti per
farlo funzionare meglio, prelevando e sostituendo driver, librerie e
quant’altro man mano che vengono pubblicate nuove versioni.

Abbiamo tutti avuto esperienze difficili quando installiamo un
nuovo pezzo nel computer. Il classico caso è quando compriamo
una stampante nuova o uno scanner: Windows non riesce a riconoscerli
correttamente anche dopo che abbiamo installato l’apposito programma
di gestione (chiamato “driver”, appunto) fornito insieme
all’apparecchio. Ci tocca andare al sito Internet del fabbricante e
vedere se c’e’ una versione più aggiornata del driver che
sopperisca alle carenze di quella inclusa nella confezione,
prelevarla e installarla manualmente, pregando che funzioni.

Windows 98, invece, dovrebbe fare tutto questo da solo, eliminando
questa fatica. Dovrebbe. Ma a che prezzo?

Primo problema: possiamo fidarci di una procedura automatica per
queste cose? Una funzione analoga era già stata inclusa in
Windows 95, ma i suoi risultati furono talmente disastrosi da imporne
la disattivazione universale (e il governo australiano fece una causa
memorabile alla Microsoft per intrusione non autorizzata nei computer
dell’amministrazione statale).

Non sto qui a elencarvi quante volte mi è capitato di
installare un driver nuovo per poi scoprire che un componente che
(almeno in apparenza) non c’entrava niente era improvvisamente andato
in tilt. Installo il driver per la porta a infrarossi e
improvvisamente non funziona più la stampante (dico sul
serio).

Se questi aggiornamenti verranno fatti in automatico, quanto tempo
passeremo a cercare di ripararne gli errori?

Secondo problema: Windows 98, per installare gli aggiornamenti,
esamina il contenuto del vostro computer: che marca e’, che programmi
contiene, e quant’altro. Se non siete utenti legittimi di Windows 98
o se c’e’ anche un solo programma non regolarmente acquistato sul
vostro PC, Microsoft con questo stratagemma può accorgersene.

Fin qui niente di male: se usate software pirata sono cavolacci
vostri. Ma se ad esempio uso Netscape e l’aggiornamento automatico
“decide” che per il mio bene devo usare driver nuovi della
Microsoft, “guarda caso” incompatibili con Netscape, la
cosa comincia a puzzare di concorrenza sleale.

E poi, sinceramente, credo che quello che ho sul mio computer
siano fatti miei e non desidero essere _obbligato_ a raccontarlo a
nessuno. D’altronde si chiama “_personal_ computer”, no?

Non che abbia granché da nascondere (i miei conti cifrati
in Svizzera sono al sicuro altrove ;-)), ma avere un Grande Fratello
che mi sbircia nel computer e mi dice continuamente “Ah! Vedo
che hai una DLL fuori moda, perché non installi quella nuova?
Dai, lo faccio io per te…” a me non va giù.

Credo inoltre che un programma automatico non sia in grado di
gestire tutte le combinazioni possibili di programmi e accessori su
tutti i computer in commercio. Faccio un esempio. Io uso spesso due o
più versioni di programmi Microsoft in lingue diverse (di
mestiere faccio il traduttore). Altrettanto spesso, sopperisco alle
manchevolezze dei programmi “truccandoli” in modo che
possano coesistere lingue diverse sullo stesso PC. Se concedo carta
bianca a questi auto-aggiornamenti, sicuramente il mio lavoro di
“ritocco” verrà distrutto. Sarà anche giusto
che sia così, dal punto di vista della Microsoft, ma non dal
mio.

Ma fin qui, paranoie a parte, è una questione di fiducia
nel software Microsoft (di cui confesso di essere a corto;
l’esperienza insegna). Il problema peggiore è un altro.

Sto parlando dei backup di sistema. Quelli che non fa nessuno,
salvo poi piangere in cinese quando il computer non funziona più.

Se devo indicare il difetto principe di Windows 95/98, è
l’impossibilità di eseguire una copia integrale del sistema
operativo, da usare per le emergenze. In un mondo perfetto, le cose
dovrebbero andare così: dovrebbe essere possibile creare un
dischetto (o un CD o un nastro di streamer) contenente tutto Windows,
con tutti i vostri programmi e le loro configurazioni già
bell’e pronte, così come le avete cesellate con certosina
pazienza. In questo modo, se Windows 95/98 va in crisi completa, vi
rubano il PC o si scassa il disco rigido, basta azzerare tutto,
comperare un PC identico (in caso di furto) o un disco rigido nuovo e
ripristinare dalla copia di sicurezza. Facile, pratico e sensato, vi
pare?

Invece no. Se anche fate un backup di Windows 95/98, per
ripristinarlo dovete prima installare un Windows 95/98 “temporaneo”.
Tempo minimo richiesto, ammesso che tutto vada bene: due ore. Poi
dovete ripristinare dal backup. Usando Microsoft Backup o simili,
sono altre due o tre ore. Una volta ripristinato il tutto, dovete poi
trovare la maniera di cancellare il Windows temporaneo senza segare
le gambe a quello ripristinato. Un caos indecente, insomma.

(Ricordo con nostalgia i vecchi tempi in cui si usava Windows 3.1.
Lì sì che si poteva fare la copia di sicurezza come si
deve. Ho ancora un floppy e un CDROM contenente _tutto_ il mio
ambiente di lavoro dell’epoca. In venti minuti posso reinstallarlo da
DOS. Con Windows 95/98 mi ci vuole una settimana e un manuale di
appunti contenente tutte le istruzioni per installare e configurare
tutti i programmi _a mano_)

L’alternativa è _non_ fare una copia di backup, ma
reinstallare tutto da capo. E’ roba da maniaci (infatti è
quello che faccio io), perché bisogna documentare _tutte_ le
configurazioni di _tutti_ i programmi.

Ma funziona. Tempo medio: due giorni interi. Confesso che non lo
faccio spesso.

Ma torniamo alla questione degli auto-aggiornamenti. Se già
ora il backup è difficile con Windows 95, le cose sono ancora
più complicate con questa storia degli aggiornamenti
automatici. Infatti se non vi accorgete che viene eseguito un
aggiornamento, non sapete che il vostro sistema operativo è
cambiato e non potete quindi sapere che dovete farne una nuova copia
di sicurezza.

Rischiate quindi di ripristinare un Windows che in realtà
non funziona, insomma.

Vi ho avvisato!

 

Questo articolo è una ripubblicazione della newsletter Internet per tutti che gestivo via mail all’epoca. L’orario di questa ripubblicazione non corrisponde necessariamente a quello di invio della newsletter originale. Molti link saranno probabilmente obsoleti. La data di questo articolo è approssimativa (è uscito ai primi di luglio 1998 ma non so la data esatta).

[IxT] Il Fisco USA inaugura i rimborsi pagati via Internet (1 luglio 1998)

(Fonte: Sole 24 Ore, pag. 30)

Mentre in Italia i rimborsi IRPEF si attendono per sette anni
(come nel mio caso personale), negli Stati Uniti si inaugurano i
rimborsi istantanei via Internet.

Il 30 giugno è infatti stato inaugurato il nuovo sistema di
pagamenti elettronici, inviando un rimborso alla compagnia telefonica
GTE di 32.000 dollari. L’assegno virtuale è stato creato al
computer e firmato con un codice generato da una smart-card (tipo
quelle del bancomat, per intenderci). Venti secondi dopo essere
partito da Washington, passando per Africa ed Europa in uno dei
soliti percorsi tortuosi ai quali Internet ci ha abituato, è
arrivato a destinazione in Texas.

Dopo questa prova, il Tesoro USA intende emettere giornalmente
circa 1000 assegni virtuali, per un totale di un milione di dollari.
L’anno prossimo verrà usato anche per pagare le pensioni.

Queste novità non sono dettate da sciocca foga tecnologica.
Non è un’americanata (come lo è invece la “firma
digitale” pomposamente inaugurata a Bologna in questi giorni),
ma una soluzione a un problema economico. Infatti il governo USA ha
fatto quattro conticini. Visto che emette milioni di assegni l’anno,
e che ogni assegno costa (in termini globali di transazione) circa 42
cent, usare l’assegno virtuale produce un bel risparmio, dato che la
stessa transazione via Internet costa circa 2 centesimi.

E noi? In Italia tiriamo avanti con le nostre gloriose marche da
bollo.

 

Questo articolo è una ripubblicazione della newsletter Internet per tutti che gestivo via mail all’epoca. L’orario di questa ripubblicazione non corrisponde necessariamente a quello di invio della newsletter originale. Molti link saranno probabilmente obsoleti.

[IxT] Windows 98 ha problemi con alcuni PC (4 luglio 1998)

In un recente articolo sulla Gazzetta dello Sport (l’archivio è
presso http://www.gazzetta.it/gazzetta/attivissimo/attiv_hp.htm)
sconsigliavo di installare Windows 98 su computer non nuovi o sui
quali non è preinstallato al momento dell’acquisto, a causa
del rischio di incompatibilità.

Non che ci volesse la sfera di cristallo, ma ci ho azzeccato.

Infatti il 2 luglio 1998 il sito della CNN ha pubblicato un
articolo in cui segnala che numerosi fabbricanti di computer, fra cui
Dell, compaq e Toshiba, hanno diramato avvertenze ai loro utenti
affinché non usino Windows 98, almeno finché non sono
pronti gli aggiornamenti specifici per quei computer.

Nel caso della Dell, le nuove funzioni di Windows 98 richiedono
una nuova serie di driver di sistema. Alcune macchine possono aver
bisogno di un nuovo BIOS di sistema (un chip presente sulla scheda
madre del computer). I modelli di PC Dell sospetti sono i seguenti:
cP/CPi, XPiCD, XPi, e LM Latitude. Gli aggiornamenti saranno pronti
sul sito Dell intorno al 5 di luglio.

Analogamente la Toshiba avvisa che gli utenti dei suoi portatili
dotati di ACPI farebbero bene ad aspettare ad usare Windows 98 finché
sarà disponibile un nuovo BIOS con compatibilità ACPI
migliorata. Avvisano inoltre che è difficilissimo, se non
impossibile, aggiornare il BIOS ACPI e le voci del Registry dei loro
computer dopo aver installato Windows 98.

La Compaq ha pubblicato un elenco di conflitti di sistema e di
pezze per Windows 98 sul suo sito Web. Fra i difetti più
spettacolari, l’impossibilità di gestire i CDROM nelle
finestre DOS sui modelli Presario.

Mancano per ora commenti da parte della Microsoft.

Morale della favola: Windows 98 è un prodotto complicato.
Checché ne dica la Microsoft, non funziona su _tutti_ i
computer che soddisfano i requisiti di sistema indicati sulla
confezione del prodotto.

Se avete già un computer che gira bene con Windows 95,
_non_ passate a Windows 98. Non ci sono motivi pressanti per farlo:
Windows 98 non ha alcuna funzione tanto eclatante e innovativa da
cambiare il vostro modo di usare il PC.

Se volete (o dovete) passare a Windows 98, comperate un computer
nuovo sul quale sia preinstallato. Meglio ancora, aspettate qualche
mese e lasciate che i fabbricanti di computer risolvano le
incompatibilità.

 

Questo articolo è una ripubblicazione della newsletter Internet per tutti che gestivo via mail all’epoca. L’orario di questa ripubblicazione non corrisponde necessariamente a quello di invio della newsletter originale. Molti link saranno probabilmente obsoleti.

[IxT] Appelli medici in Rete (30 giugno 1998)

Se seguite questa mailing list da qualche tempo, saprete già
dei tanti appelli di aiuto per bambini malati che circolano su
Internet.

Praticamente tutti sono bufale di cattivo gusto o leggende
metropolitane.

Eccetto quella che vi racconto oggi. Che non ha un lieto fine,
purtroppo.

Ho ricevuto un paio di giorni fa un appello in italiano. Non lo
riporto testualmente qui in ossequio alla privacy (non quella di
Rodotà; quella del buon senso e della Netiquette), ma la
sostanza era questa: i figli di un uomo di 45 anni, della zona di
Torino, chiedevano aiuto a chiunque in Rete sapesse qualcosa della
“sindrome di Moschcowitz” che aveva colpito il loro padre.

Siccome il messaggio riportava nomi e numeri di telefono, mi sono
permesso di telefonare per verificare l’autenticità
dell’appello.

Purtroppo dalla telefonata è emerso che la storia è
del tutto autentica; ma vi prego di _non_ diffondere ulteriormente
questo appello. La persona con la quale ho parlato, infatti, mi ha
detto che ormai non serve più.

Alla famiglia di Torino, caso mai arrivasse questo messaggio,
vorrei fare le mie condoglianze. Non ci conosciamo e non ho certo
scelto il momento migliore per intromettermi nella loro vita (e di
questo mi scuso). Ne’ so quanto contino le condoglianze di uno
sconosciuto. Ma vorrei far sapere loro che, in qualche modo strano,
io e (credo) i miei lettori siamo vicini a loro.

Penso che in tutto questo ci siano diverse lezioni utili per tutti
noi. Innanzi tutto, il caso di Torino risolleva la questione degli
appelli medici via Internet. Siamo talmente abituati a ricevere
appelli fasulli che quelli autentici finiscono per sembrare
l’ennesimo “al lupo, al lupo”.

Per evitare che i drammi _veri_ finiscano per essere sommersi da
quelli fasulli, vi chiedo di _non_ diffondere messaggi di questo tipo
senza averne verificato personalmente la fonte originale (come ho
fatto io). Se non potete verificare, _non_ diffondete. Chi ha davvero
bisogno non manda appelli senza includere un indirizzo di casa o un
numero telefonico: in tal caso, verificateli.

Un altro motivo per cui non bisogna diffondere appelli senza
verificarli è che spesso continuano a circolare anche quando
non sono più necessari. A volte si risolvono positivamente,
come nel caso famosissimo di Craig Shergold: il ragazzo sta bene,
sono stato buttati via _cento miliardi_ in cartoline augurali. A
volte si risolvono male, come nel caso che vi ho descritto oggi.
Penso sia ovvio che alla famiglia di Torino non farà piacere
continuare a ricevere offerte di aiuto per anni e anni dopo la
scomparsa del loro caro. Quindi fate il possibile (come sto facendo
io con questo messaggio) per lasciarli in pace e interrompere la
circolazione del loro appello.

In secondo luogo, episodi come questi ricordano drammaticamente
che Internet è fatta di _persone_, non di bit e byte: la
tecnologia è solo un dettaglio. Dietro ogni messaggio che
ricevete c’e’ una persona, con i suoi problemi, le sue speranze, le
sue illusioni e le sue gioie. E’ fin troppo facile essere aggressivi
e maleducati via Internet. La prossima volta che vi accingete a
rispondere male a qualcuno in Rete, pensateci due volte.

Caso mai interessasse a qualcuno, vi dico cosa mi ha spinto a
verificare l’appello invece di cestinarlo come faccio di solito. Le
mie “tecniche” potrebbero esservi utili, chissà.

C’era un indizio decisamente a sfavore dell’autenticità: il
messaggio era scritto tutto in maiuscolo, che su Internet è
come gridare ed è il tipico segno di riconoscimento del
principiante.

Nonostante questo, i miei dubbi si sono focalizzati sul nome della
malattia: la grafia “Moschcowitz” è molto inusuale
(di solito e’ “Moskowitz” o simili), e una rapida
controllata sull’enciclopedia medica (di mestiere faccio il
traduttore tecnico e medico) mi ha confermato che era la grafia
corretta e che la malattia esisteva davvero (per chi lo vuole sapere,
si chiama anche “porpora trombotica trombocitopenica”).

Ma la cosa che più mi ha fatto pensare che il messaggio
fosse autentico, ovviamente, è stata l’indicazione dei numeri
di telefono e dei nomi delle persone coinvolte. Questo mi ha
consentito di verificare la situazione al volo e di dare a voi
notizie concrete al riguardo.

Questo messaggio è a disposizione di chiunque lo voglia far
circolare. Vi chiedo solo di lasciarlo integro. Grazie.

 

Questo articolo è una ripubblicazione della newsletter Internet per tutti che gestivo via mail all’epoca. L’orario di questa ripubblicazione non corrisponde necessariamente a quello di invio della newsletter originale. Molti link saranno probabilmente obsoleti.

[IxT] Un altro buon motivo per non comperare Windows 98 (29 giugno 1998)

Il prezzo di vendita di Windows 98 in Italia sarà di
240.000 lire, secondo il Sole 24 Ore. Il prezzo del medesimo
programma negli USA (in originale, quindi senza i proverbiali e
strepitosi errori di traduzione che ricorrono nei programmi Microsoft
— a onor del vero, anche in quelli degli altri) è 90 dollari
(fonte: CNN Q news del 25/6/98).

Novanta dollari sono, al cambio attuale di 1773,77 lire, poco meno
di 160.000 lire. Ottantamila lire in meno.

Devo dire altro?

 

Questo articolo è una ripubblicazione della newsletter Internet per tutti che gestivo via mail all’epoca. L’orario di questa ripubblicazione non corrisponde necessariamente a quello di invio della newsletter originale. Molti link saranno probabilmente obsoleti.

[IxT] Netscape è ancora il browser numero uno (29 giugno 1998)

Anche se Explorer sta guadagnando terreno in ogni segmento del
mercato americano dei browser, Netscape rimane in testo al 50,5%,
contro il 42,8% di Explorer (il browser proprietario di America Online
detiene il 3%). I dati sono della International Data Corp. e riferiti al
1997.

Dettagli (in inglese) presso
http://cnn.com/TECH/computing/9806/26/netscape.idg/index.html

 

Questo articolo è una ripubblicazione della newsletter Internet per tutti che gestivo via mail all’epoca. L’orario di questa ripubblicazione non corrisponde necessariamente a quello di invio della newsletter originale. Molti link saranno probabilmente obsoleti.

[IxT] Risposte ai lettori (29 giugno 1998)

Ricordo agli amici che mi seguono che non sempre posso rispondere
privatamente a tutti. Per chiari motivi di organizzazione e di tempo,
rispondo di solito con un messaggio pubblico di questa mailing list,
anche perché molte domande sono di interesse per tutti.

Per cui se volete le vostre risposte, iscrivetevi!

Sommario

— Con Windows 98 cambierà qualcosa in meglio per noi
patiti della rete?

— Sto cambiando provider: Telecom è ancora il più
consigliabile, o me ne rimango con il mio, che per la verità
fa piangere?

— Temi di maturità “anticipati” via Internet?

— Indagini via Internet

— Internet “gratis” con NetFraternity

Con Windows 98 cambierà qualcosa in meglio per noi patiti
della rete?

Risposta breve: niente. Risposta lunga: niente di sostanziale.
Scherzi a parte, se avete già provato Windows 95 combinato con
Internet Explorer 4 e attivato l’Active Desktop per vedere il vostro
computer come se fosse un sito Web, non troverete differenze con
Windows 98.

La Rete sarà lenta e congestionata come prima perché
Win98 non cambia la Rete; cambia qualcosina del vostro PC, punto e
basta. Possono essere semplificate le procedure per collegarsi a
Internet, ma una volta connessi non vi accorgerete della differenza.

Sto cambiando provider: Telecom è ancora il più
consigliabile, o me ne rimango con il mio, che per la verità
fa piangere?

E chi ha mai detto che Telecom è il più
consigliabile? 😉

Ho scritto un articolo in Gazzetta, qualche tempo fa, sulla
questione di cambiare provider. Tutti hanno difetti e tutti hanno
qualche pregio.

I piccoli ti offrono un servizio personale (e’ facile parlare con
i responsabili), ma hanno risorse economiche limitate e quindi
tendono ad avere connessioni a Internet più sovraccariche. I
grandi, invece, come Telecom Italia Net o Italia Online, hanno
ingenti risorse finanziarie e si possono permettere connessioni
veloci. Però diventa difficile parlare col Servizio Clienti
(lo so, ci ho provato) e l’assistenza tecnica non è più
personalizzata e competente quanto lo è quando puoi parlare
direttamente con l’amministratore di sistema di un provider
“piccolo”.

Consiglio per tutti: fate qualche abbonamento di prova, di quelli
a un mese o a due mesi, e valutate le prestazioni. Non solo quelle
tecniche (velocità di connessione, tempi di risposta) ma anche
quelle “umane” (com’e’ l’assistenza tecnica?). Alla fine
scegliete il provider che più vi soddisfa.

Cosa importante: procuratevi subito un “indirizzo virtuale”,
di quelli descritti nel mio libro “Internet per tutti” a
pag. 35, presso ad esempio http://pobox.com, http://yahoo.it o
http://hotmail.com. Così non dovrete cambiare indirizzo di
e-mail ogni volta che cambiate provider.

Temi di maturità “anticipati” via Internet?

Un lettore mi segnala l’ipotesi che qualcuno sia riuscito ad avere
i titoli dei temi d’italiano via Internet, forse tramite studenti di
scuole italiane all’estero. In particolare, mi racconta di un
messaggio apparso su it.scuola e contenente le tracce esatte del tema
di quest’anno. Il messaggio in questione è datato “23
giugno ore 3.48″(cioe’ poche ore prima dell’esame). Tuttavia a
molti newsserver (come interbusiness) è arrivato solo 48 ore
dopo.

Hmmm… Per citare il Cicap, “affermazioni straordinarie
richiedono prove straordinarie”.

Primo dubbio: posso sbagliarmi, ma non mi risulta che esistano
scuole all’estero che seguono il programma italiano e in particolare
svolgono l’esame di maturità. Se qualcuno ha dati concreti in
proposito, me lo dica e li pubblicherò nella mailing list.

Secondo dubbio: Ammettiamo che scuole di questo tipo esistano. Per
aprire le buste prima degli italiani in Italia, i candidati
dovrebbero trovarsi a Est dell’Italia (secondo i fusi orari). Dato
che nessuno esce prima delle canoniche quattro ore, andando verso Est
di quattro fusi orari arriveremmo in Etiopia o giù di lì.
Anche così il messaggio dovrebbe essere spedito non appena
scadute le quattro ore della prova in Etiopia e arriverebbe in Italia
all’ora in cui i candidati entrano per iniziare l’esame.

Poco pratico e soprattutto inutile: dovremmo avere qualche ora di
anticipo per prepararci, altrimenti tanto vale, quindi la fonte del
messaggio dovrebbe essere ancora più a Est.

Terzo dubbio: il caso specifico del messaggio citato dal lettore,
spedito alle 3.48. Ma le 3.48 di quale fuso orario? Bombay? Roma? New

York? L’ora del messaggio viene definita in vari modi, e conosco
almeno un paio di tecniche per alterarla, facendo apparire che il
messaggio sia partito ben prima o dopo di quando è stato
realmente inviato.

Certo qualcuno potrebbe aver divulgato i titoli _prima_
dell’esame.

Questo tipo di frode non è una novità, ma saremmo di
fronte a un reato e non ha senso fare ipotesi senza fatti concreti.

Morale della favola: probabilmente è una bufala, e messaggi
come questo devono farci ricordare di non credere _mai_ a tutto
quello che leggiamo su Internet (e nemmeno sui giornali e in TV). Ma
non avendo letto il messaggio originale ne’ seguito la sua storia,
posso solo fare delle ipotesi ragionevoli.

Aggiunta del 27/6/1998:

Il Giornale del 28/6/98 (pagina 12, articolo firmato da Anna Maria
Greco) riferisce che uno studente ha violato più volte il
sistema informatico del Dipartimento di Scienze dell’Informazione
dell’università romana della Sapienza, rubando informazioni
per superare gli esami.

E’ stato colto con le mani nel sacco (anzi, con i file rubati sul
suo computer) e denunciato.

Non era uno studente qualsiasi: era un tecnico di un provider e
quindi aveva a disposizione risorse superiori alla media.

Indagini via Internet

Un altro lettore ha ricevuto uno spam (un messaggio commerciale
non richiesto) che gli offre per una ventina di dollari una guida a
come si effettuano indagini su persone, società e quant’altro
via Internet.

La guida si chiama “Internet Sleuth”.

E’ roba genuina o è un bidone?

beh, per dirlo con certezza bisognerebbe comperarla e leggerla (e’
in inglese, cosa che per me non è un problema essendo nato in Inghilterra; se qualcuno me la compera e manda, la recensisco
volentieri ;-)). A scatola chiusa posso solo rispondere al lettore
con un paio di considerazioni.

E’ perfettamente possibile effettuare fior di indagini via
Internet. A una condizione: la vittima delle vostre ricerche deve
essere qualcuno o qualcosa che ha a che fare con gli Stati Uniti.
Infatti in quel paese sono disponibili online enormi quantità
di informazioni personali e societarie (solidità finanziaria,
esposizione, bilanci, stipendi, tasse pagate e relativi redditi,
adozioni, servizio militare, copertura delle carte di credito
eccetera) che sono accessibili al pubblico.

L’unico vantaggio di una guida è che vi elenca i siti dove
si trovano queste informazioni e vi risparmia la fatica di cercarle.
Ci sono poi vari siti poco ortodossi che consentono di accedere ai
numeri telefonici fuori elenco e via dicendo, ma questo è
hacking e come tale è illegale.

Pertanto la guida citata dal lettore potrebbe essere un prodotto
valido, ma se lo e’, è comunque di interesse limitato per i
non statunitensi. Checché ne dica il governo italiano,
infatti, i database con informazioni anagrafiche in Italia sono fermi
alla preistoria (come il catasto elettronico di Pavia, che è
finito in albania per la digitalizzazione e in gran parte non è
più tornato).

Figuriamoci se le informazioni sono accessibili al pubblico e
(tanto meno) via Internet. Salvo che non siate intrallazzati,
ovviamente!

Internet “gratis” con NetFraternity

Un lettore mi segnala il sito

http://www.netfraternity.net/ita/index.html

dove un’organizzazione senza fini di lucro promuove l’idea di
fornire Internet “gratis”.

Attenzione alle virgolette! Infatti il loro sistema funziona così:
voi vi iscrivete (gratuitamente) al loro servizio e continuate a
usare il vostro accesso a Internet come prima. Tuttavia installate un
loro programma che vi manda della pubblicità durante la
connessione e tiene traccia dei vostri tempi di collegamento.

Successivamente NetFraternity vi manda a casa un assegno (o vi
bonifica o manda un vaglia) di rimborso delle vostre spese di
navigazione in Internet, sulla base dei tempi di collegamento
registrati dal loro programma.

Il rimborso in Italia è di circa 1200 lire l’ora, che
corrisponde grosso modo a quello che si spende per un’ora di
collegamento in rete urbana (pardon, in “area locale”).
L’idea è carina, e non ho motivo di dubitare della serietà
di NetFraternity. Se qualcuno vuole provare, non mi pare che ci siano
rischi (l’iscrizione è gratuita) se non quello di sorbirsi
troppa pubblicità (e Internet è già lenta così
com’e’). Fatelo, se vi va, e poi raccontatemi.

Personalmente trovo che la spesa per accedere a Internet sia già
così bassa, oggi come oggi, da rendere superflua questa forma
di incentivo. Se scucire trecentomila lire l’anno di abbonamento e
venti-trentamila lire al mese di bolletta Telecom (sono i miei
consumi, e io navigo _molto_), allora fate un po’ il conto di quanto
spendete in un anno in sigarette o in biglietti per lo stadio o per
il vostro quotidiano preferito. Ma va a gusti!

 

Questo articolo è una ripubblicazione della newsletter Internet per tutti che gestivo via mail all’epoca. L’orario di questa ripubblicazione non corrisponde necessariamente a quello di invio della newsletter originale. Molti link saranno probabilmente obsoleti.

[IxT] Notizie da Internet (27 giugno 1998)

Sommario:

–Presto disponibili lettori di CD per Mpeg3; riproduttori per
Mpeg3 grandi come carte di credito

–Windows 98 italiano in arrivo il 10 di luglio

–Email sui cellulari con Omnitel

Presto disponibili lettori di CD per Mpeg3

Se seguite da qualche tempo questa mailing list e i miei articoli
sulla Gazzetta dello Sport (disponibili presso
http://www.gazzetta.it/gazzetta/attivissimo/attiv_hp.htm), saprete
della mia infatuazione per il formato audio MP3 o Mpeg3.

E’ difficile non invaghirsi di un sistema che consente di
immagazzinare su un CD-ROM duecento e passa canzoni (otto ore di
musica), senza alcuna perdita percepibile di qualità sonora.

Unico problema: per suonare questi CD “compressi” serve
un PC. Non tutti hanno la fortuna come me di avere un PC portatile
con lettore di cD interno, per cui posso suonarmi la musica dei miei
CD (legittimamente duplicati perché ho comprato gli originali)
dove mi pare, anche in macchina.

Per fortuna stanno cominciando a circolare su Internet istruzioni
per lettori di CD-ROM modificati, con una scheda aggiuntiva, che
decomprimono e suonano questi CD in MP3 senza l’ausilio di un
computer. Tuttavia è roba un po’ da smanettoni che occorre
fabbricarsi in casa. Vi terrò aggiornati sugli sviluppi.

Inoltre, secondo il Sole 24 Ore (26/6/98, pagina IX, articolo di
Roberto Faggiano), la Technics ha presentato a Genova, in un suo
seminario tecnico, un riproduttore di IC Card. Le IC card sono delle
memorie senza parti in movimento, grandi come monete, in grado di
contenere 32 megabyte (l’equivalente di un CD audio compresso con
Mpeg3). Il riproduttore, udite udite, è grande grosso modo
come una carta di credito. Per ora è solo un prototipo (ma
perfettamente funzionante) per motivi puramente di costo.

Il difetto del sistema Technics, infatti, è che una IC Card
adesso costa oltre 100 dollari. Tuttavia si prevede che entro il 2005
scenda sotto i dieci e arrivi un dollaro prima del 2010.

Se vi piace il formato audio Mpeg3, aggiungo che potete
frequentare i newsgroup appositi, dove c’e’ un fittissimo (e non
certo legale 😉 scambio di registrazioni audio.

I newsgroup sono suddivisi per periodo storico e sono reperibili
anche su provider nostrani come TIN. I nomi sono
alt.binaries.sounds.mp3.1960s e così via.

Il difetto è che i file sono sempre suddivisi in più
parti e ci vuole quindi un lettore di newsgroup come Forte’ Free
Agent che gestisca i file suddivisi. cosa peggiore, non tutte le
parti dei file arrivano sui news server e quindi è facile
prelevare diversi mega per trovarsi poi un file incompleto (leggete
quindi bene i titoli dei messaggi e controllate che ci siano tutti i
pezzi, che sono numerati).

In compenso troverete gli indirizzi di molti siti che, se non vi
dispiace fare slalom fra annunci porno, vi forniranno file audio in
abbondanza.

Ma occhio alle leggi sul copyright!

Windows 98 italiano: arriva il 10 luglio

La strombazzatissima versione di aggiornamento (tecnicamente, una
“bug fix”) di Windows sarà disponibile in italiano
il 10 di luglio 1998. Il prezzo stimato sarà di 240.000 lire
Iva compresa. Lo conferma il Sole 24 Ore Informatica, (26/6/98,
Pagina 1).

Non starò a farvi l’elenco dei motivi per cui 240.000 lire
sono, a mio modestissimo parere, una cifra indecente per un
aggiornamento che sarà anche stato tecnicamente impegnativo
per la Microsoft ma che per gli utenti comuni presenta vantaggi quasi
trascurabili (a chi frega qualcosa, sinceramente, di poter gestire
otto monitor contemporaneamente?).

Bill Gates ha dichiarato che Windows 98 pone rimedio a ben 3000
errori presenti in Windows 95. Bill Gates è anche famoso per
aver dichiarato “640K [di memoria RAM] dovrebbero essere
sufficienti per chiunque”. Era il 1981.

A me francamente pare che questa dei 3000 errori sia
un’affermazione a doppio taglio. Significa, infatti, che Mister
75.000 miliardi ci ha rifilato nel ’95 un programma con 3000 difetti.
Chi ci dice quanti ce ne sono in Windows 98? Volete essere voi i
primi a sperimentarli sulla vostra pelle (anzi, sui vostri bit)?
Accomodatevi.

A proposito di soldi e Bill Gates: ho calcolato che se anche
devolvesse in beneficienza il 99,99% delle sue ricchezze resterebbe
sempre multimiliardario. Questo, a mio parere, rende ancor meno
giustificabile il prezzo di Windows 98 (capisco che alla Microsoft
lavora tanta altra gente, però…). A titolo di confronto, il
sistema operativo Linux, ad esempio, è prelevabile
gratuitamente; costa qualche decina di dollari se lo volete su CDROM.

E’ vero che, come dicono alcuni miei colleghi, i difetti di
Windows 95/98 sono piuttosto noti e vengono scoperti in breve tempo
(ma dopo l’uscita del prodotto!), mentre quelli dei concorrenti come
Linux non sono altrettanto pubblicizzati (eccetto in newsgroup come
it.comp.sicurezza.virus o nelle mailing list specializzate), ma
francamente fra 240K lire e zero, preferisco spendere zero e tenermi
Win95, che ho già pagato fior di palanche.

NOTA: A scanso di equivoci, ricordo che tutte le opinioni che
esprimo in questa mailing list sono mie personali e non rispecchiano
necessariamente le posizioni editoriali della Gazzetta dello Sport o
di altre società o case editrici. Questa mailing list
“Internet per tutti” è una mia attività, del
tutto separata dai miei articoli per la Gazzetta (che non sponsorizza
in alcun modo la mailing list e si limita a citarne ogni tanto
l’esistenza).

E-mail sui cellulari GSM

Omnitel ha annunciato che dal primo di luglio verrà
attivata la “Internet mailbox”, un servizio per coniugare
cellulari e Internet.

Esistono già vari modi per combinare un telefonino e la
Rete, ma questo è diverso dagli altri perché non
richiede che abbiate già un abbonamento Internet e un PC.

Si pagano 10mila lire una tantum per attivare il servizio. A quel
punto avete a disposizione una casella di e-mail all’indirizzo
xxxx@omnitel.it, dove al posto di “xxxx” c’e’ il vostro
numero di cellulare Omnitel. Quando qualcuno vi scrive a questo
indirizzo, ricevete un SMS (messaggio breve di testo) sullo schermo
del cellulare. Il costo di questo messaggio non è noto, quindi
occhio!

Per leggere gli e-mail in arrivo non occorre un computer: un
convertitore automatico da testo a voce legge per voi il messaggio al
telefonino. Anche qui, non è chiaro quanto costi questo
ascolto e soprattutto cosa succeda con i messaggi in lingue diverse
dall’italiano.

Con questo stesso servizio potete anche mandare e-mail dal
cellulare, componendolo sotto forma di SMS normale, quindi con un
limite di 160 caratteri. Questa è una cosa che già
fanno altri fornitori di servizio; la differenza è che con
questa soluzione Omnitel si può fare completamente a meno del
computer sia in trasmissione, sia in ricezione (anche se i costi
potrebbero essere elevati e comporre un messaggio sulla tastiera di
un telefonino normale — Nokia 9000 e soci a parte — è una
tortura). [Fonte: Sole 24 Ore, 25/6/98, pagina 9]

 

Questo articolo è una ripubblicazione della newsletter Internet per tutti che gestivo via mail all’epoca. L’orario di questa ripubblicazione non corrisponde necessariamente a quello di invio della newsletter originale. Molti link saranno probabilmente obsoleti.