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[IxT] Aggiornamenti al libro e PGP (10 maggio 1998)

Un lettore mi segnala che l’indirizzo Internet citato a pagina 244
della nuova (terza) edizione del mio “Internet per tutti” è
inesatto o perlomeno è stato cambiato dopo la chiusura del
libro in tipografia.

Pertanto attenzione: l’indirizzo del sito dell’MIT per la
distribuzione del programma di crittografia PGP _non_ è
http://web.mit.edu/network/pgp.htm, ma è

http://web.mit.edu/network/pgp.html

Praticamente l’estensione “htm” va corretta in “html”.

Ringrazio Andrea (di cui non cito il cognome e l’indirizzo
Internet in ossequio alla Netiquette), il lettore che ha snidato il
refuso; se trovate errori, magagne, segni di arteriosclerosi e altre
sconcezze o variazioni nel libro, mandatemi un e-mail a
topone@pobox.com e avrete la mia imperitura gratitudine. Se volete
soddisfare la vostra vanità, mandatemi due righe di consenso e
vi citerò nelle mie pagine Web con nome, cognome e/o indirizzo
Internet.

Già che sto parlando del PGP, vi racconto brevemente quali
sono gli “escamotage giuridici” usati dalla comunità di
Internet per consentire l’esportazione legale di quello che è
uno dei pochi programmi che ha il discutibile pregio di essere
considerato “arma pericolosa” dal governo statunitense.

La legge americana sull’esportazione del software per crittografia
vieta di trasmettere, trasportare o trasferire programmi su qualsiasi
supporto digitale. Quindi non è ammesso esportare dagli USA il
PGP “forte” (quello che usa codici di protezione talmente
complessi da non essere decrittabile neppure dai supercomputer) su
dischetto o via Internet. Se lo fate, commettete un crimine federale e siete
perseguibili dall’FBI con pene carcerarie non indifferenti.

Caso mai ve lo stiate domandando, PGP è così
strettamente sorvegliato per via dei suoi possibili usi criminali. I
mafiosi, gli spacciatori, i pedofili e i terroristi possono
comunicare fra loro con PGP (e molti lo fanno) ed essere sicuri che
nessuno può decodificare le loro comunicazioni. Neppure la
polizia.

D’altro canto ci sono molti sostenitori della libertà
individuale e del diritto alla riservatezza che considerano
allarmante e ingiusto che un privato, onesto cittadino non possa
avere qualche segreto. anche se con qualche riserva, tendo a essere
d’accordo con loro.

L’idea di avere uno Stato che, come il Grande Fratello di Orwell
in 1984 (lettura consigliata per quest’estate), può sapere
tutto quello che scrivo, dico, faccio, penso e spendo non mi esalta.

Sia come sia, un gruppo di utenti Internet è riuscito a
farla in barba alle restrizioni USA. E l’ha fatto legalmente! Il
“trucco” è stato questo: un utente statunitense (che
come residente USA è automaticamente autorizzato a usare il
PGP “forte”) ha preso il file del programma PGP e ne ha
stampato il contenuto, byte per byte. Poi ha infilato la stampa (un
bel pacco di fogli) in una busta e l’ha spedito per posta ordinaria a
un altro utente in Scandinavia. all’arrivo, l’utente scandinavo ha
immesso i fogli in uno scanner che ha letto i caratteri stampati e ne
ha generato un file eseguibile: in pratica, ha ricreato il programma
originale.

Siccome la legge USA non parla di distribuzione _cartacea_ dei
programmi per crittografia, la spedizione del pacco di fogli non
costituisce reato. Furbi, vero?

Una volta uscito dagli USA, il programma PGP è stato messo
a disposizione di tutti presso un sito Internet e da lì è
stato diffuso ovunque. I governi che cercano di limitare la libertà
d’opinione e la circolazione delle idee via Internet farebbero bene a
studiarsi questo caso.

Un’ultima cosa. A proposito di FBI, se siete in Italia, non
pensate di essere al di fuori della loro portata (giuridica o
“informale”), quindi non tentate sciocchezze come farvi
trasmettere il programma PGP via Internet dagli USA (spedire e-mail o dati protetti con PGP
è legale nella maggior parte dei paesi, tranne forse in
Francia; è illegale trasferire il _programma_). Non ho ancora
dimenticato il brivido che mi è corso lungo la schiena un paio
d’anni fa.

Stavo facendo ricerche sul sistema telefonico italiano (truffe,
phreaking, raggiri Telecom agli utenti eccetera) per uno dei miei
libri. Un anonimo utente Internet mi mandò un messaggio.
Conteneva un numero di telefono (un numero verde italiano che
iniziava per 167) e l’invito a chiamarlo per avere una “sorpresa”.

Dopo aver preso opportune precauzioni ho chiamato il numero. Una
voce americana ha risposto “FBI headquarters.”

Ho riagganciato fulmineamente.

Sicché l’FBI ha un numero verde in Italia dal quale i suoi
agenti possono parlare direttamente con il quartier generale
gratuitamente. brrr…..

 

Questo articolo è una ripubblicazione della newsletter Internet per tutti che gestivo via mail all’epoca. L’orario di questa ripubblicazione non corrisponde necessariamente a quello di invio della newsletter originale. Molti link saranno probabilmente obsoleti.

[IxT] Quanti italiani in rete? (9 maggio 1998)

Quanti sono gli italiani su Internet? Per farla breve, di preciso
non lo sa nessuno. Anzi, neanche “di preciso”.

Nel testo di “Internet per tutti” parlo di circa
1.700.000 utenti. Era una delle fonti apparentemente più
affidabili, ma nel frattempo ne ho trovate delle altre. Sorpresa: le
cifre sono discordanti, e non di poco.

Secondo l’osservatorio statistico Alchera, già a settembre
1997 gli utenti erano 2.348.000. Dati di Telecom indicano invece un
totale di 400.000 utenti privati, più 125.000 utenti aziendali. Dove
sono finiti 1.823.000 utenti? Sembra incredibile che due ricerche,
presumibilmente autorevoli, diano risultati così discordanti,
ma tant’e’.

Per contro, leggo dal Televideo RAI a maggio del 1998 che il 2,5%
delle famiglie italiane è su Internet e che questa percentuale
salirà all’8,5% entro la fine del 1998. Supponendo 4 persone
per famiglia, in Italia ci sono circa 15 milioni di famiglie, il che
significa che ci sono 362.500 famiglie italiane in Rete. Di solito
c’e’ un solo utente Internet per famiglia e quindi, se anche
abbondiamo un pochino, siamo intorno alle quattrocentomila
ciber-anime.

Chi ci capisce è bravo.

Niente più articoli in Gazzetta?

Se avete notato che i miei articoli sulla Gazzetta dello Sport si
stanno diradando, non vi preoccupate. E’ colpa degli imminenti
mondiali di uno sport (credo il calcio, ma non sono sicuro), che
stranamente hanno la precedenza sui problemi di Internet. Forse è
per questo che il giornale si chiama “dello Sport?”.
Comunque, articoli diradati o meno, riceverete sempre e comunque
questi articoli via Internet. Siete in troppi, e siete troppo gentili
e divertenti nei vostri messaggi, per lasciarvi. Manco a dirlo, gli
articoli continueranno a essere distribuiti gratuitamente.

 

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[IxT] TOURBUS: La Sindone (2 maggio 1998)

[L’articolo originale è parecchio più lungo, ma
parla di molti altri argomenti che AMMP (a mio modesto parere) sono
di interesse scarso per i non statunitensi. — Paolo]

Per la prima volta dopo vent’anni, la Sindone viene presentata al
pubblico a Torino. Per chi non riesce ad andarci di persona, c’e’
sempre il sito Internet:

http://sindone.torino.chiesacattolica.it/

Questo sito “ufficiale” per la Sindone è
disponibile in inglese, italiano, francese e spagnolo. Il sito
esamina e spiega la storia della Sindone usando tre “percorsi”:
quello scientifico, quello iconografico e quello biblico. Ad esempio,
il percorso scientifico descrive alcuni dei test scientifici condotti
di recente sulla Sindone.

[I risultati di questi test sono estremamente controversi, e non
c’e’ da stupirsi, visto l’argomento. Affermazioni straordinarie
richiedono dimostrazioni straordinarie, e sembra che i ricercatori
(pro e contro la natura soprannaturale della Sindone) facciano
apposta a disseminare il proprio lavoro di trascuratezze, liti e
scorrettezze. Bah. Se comunque volete un altro punto di vista
scientifico, provate il sito del CICAP presso
http://www.valnet.it/cicap. Presso il sito CICAP troverete fra l’altro che un ricercatore
dell’Università di Pavia, Luigi Garlaschelli, è
riuscito a ricreare delle “sindoni” in tutto e per tutto
simili all’originale usando materiali dell’epoca. — Paolo.]

Purtroppo il sito “ufficiale” della Sindone non offre
immagini molto buone. Per vedere la Sindone in dettaglio occorre
andare a

http://www.shroud.com/examine.htm

La rivista statunitense Time ha inoltre pubblicato recentemente un
articolo molto approfondito sulla Sindone. Il testo integrale è
disponibile online [in inglese — Paolo] presso

http://www.pathfinder.com/time/magazine/1998/dom/980420/cover1.html

L’articolo è distribuito su cinque pagine e dovete
raggiungere il fondo della prima pagina per trovare i rimandi alle
quattro successive.

 

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[IxT] Aggiornamento su Opera (22 aprile 1998)

Saluti, innanzi tutto, e grazie a tutti quelli che si sono
preoccupati per me perché non hanno ricevuto miei articoli per
qualche tempo. Va tutto bene, e la mailing list prosegue
indipendentemente anche se gli articoli in Gazzetta si potranno
diradare.

Scrivo questo articolo in Inghilterra, a York per essere precisi.
Sto visitando alcune delle bellezze ciberspaziali e non di questa
città, che fra l’altro, per i cultori di queste notiziole, è
il luogo in cui sono nato nel tardo Paleozoico.

A proposito di Inghilterra: accidenti come funziona bene Internet
da queste parti! Se il vostro modem soffre di crisi depressive perché
la rete italiana è intasata, portatelo in vacanza nel Regno
Unito.

Il mio modesto modem 33.600 bps fa i salti di gioia. Anche i siti
americani più difficili e trafficati sono raggiungibili a
velocità fulminee.

Ma veniamo al tema dell’articolo di oggi: Opera, il mini-browser
norvegese.

In un recente articolo in Gazzetta ho parlato di Opera, un
sostituto di Netscape e Internet Explorer che ha una miriade di pregi
rispetto a questi due programmi, primo fra tutti le dimensioni (sta
comodamente su un dischetto da 1,44 MB, mentre Explorer e Netscape
occupano 60 e più megabyte) e la velocità di avvio.

Nell’articolo non c’era spazio per illustrare altri suoi pregi,
come ad esempio la facilità d’uso per i portatori di handicap.
Noi internettari ci dimentichiamo spesso che insieme con noi ci sono
molti utenti che vorrebbero navigare ma non possono a causa di
handicap fisici come la difficoltà a maneggiare un mouse o la
vista debole (due problemi che coinvolgono molti anziani che per
questo rifuggono dalla Rete).

Opera provvede a questo con due funzioni molto pratiche. Innanzi
tutto le varie funzioni del programma sono interamente pilotabili
senza far uso del mouse. Questo è utile non solo in caso di
handicap ma anche quando si usa un computer portatile un po’
vecchiotto (Opera funziona come un fulmine anche su un 386 con 8 MB
di Ram) che non ha un mouse integrato.

In secondo luogo le pagine possono essere ingrandite sullo schermo
per renderle leggibili anche ai deboli di vista, come già
accennavo nell’articolo. Nell’angolo in basso a destra di ogni
finestra c’e’ una tendina che permette di ingrandire e rimpicciolire
dal 20% al 1000% (sapeste come non sopporto le pagine Web che usano quei
caratteri microscopici, tipo clausola nascosta di un contratto, per
ficcarci le informazioni più importanti).

A proposito di handicap: chissà perché i due grandi
browser non hanno una funzione ben fatta che consenta di salvare in
un solo colpo una pagina e le immagini che contiene. Con Netscape e
Explorer, infatti, occorre ricorrere a programmi aggiuntivi esterni
come NearSite, FreeLoader, UnMozify o altri (funzionano secondo
principi diversi ma offrono tutti questa funzione di cattura di una
pagina Web). Questo secondo me è uno degli handicap più
gravi dei due browser più importanti sul mercato. Possibile
che nessuno abbia pensato di includere questa funzione? o sono io che
non l’ho trovata?

Beh, sia come sia, la prova gratuita di un mese che offrono i
programmatori di Opera ha preso per me una svolta radicale e positiva
quando ho provato la funzione “Save Image and Pictures as…”,
che appunto salva sul vostro disco rigido la pagina Web visualizzata
in quel momento, includendo automaticamente le immagini.

Il funzionamento è molto semplice. Accedete alla pagina che
vi interessa catturare, e poi attivate questa funzione (sta nel menu File). Compare una finestra di dialogo nella quale potete
scegliere una cartella (o crearne una apposita) in cui registrare
l’intera pagina, immagini comprese. Fatta questa scelta, Opera
registra il tutto sul vostro computer. Tutto qui. Niente programmi
aggiuntivi da installare, configurare, imparare e pagare.

[A proposito di pagare: Purtroppo Opera non è gratuito.
Costa però 35 dollari, che non sono un salasso insostenibile, e ci sono
sconti per scuole e studenti. Se decidete di acquistare Opera, fatelo
un po’ prima della scadenza del periodo di prova: i norvegesi mi
dicono che i loro gestori di carte di credito sono un po’ lenti]

I vari file che compongono la pagina Web registrata vengono
rinominati e anche i link (rimandi) alle immagini vengono rinominati
corrispondentemente all’interno del testo HTML della pagina base.

Quando ho provato questa funzione e ho visto che lavora bene e
senza fronzoli (come del resto tutto Opera), mi sono convinto: ho
disinstallato Netscape e registrato (acquistato) il programma via Internet. Così facendo ho liberato circa 40 megabyte di
spazio dal disco del mio computer, che essendo un portatile non
largheggia in quando a dimensioni del disco rigido.

Morale della favola: consiglio vivamente Opera, se non si fosse
capito!

 

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[IxT] Trovato virus in Microsoft Access (24 marzo 1998)

Dai notiziari online della CNN (http://cnn.com) cito, riassumo e
traduco (l’originale è in fondo al msg):

TROVATO VIRUS MICROSOFT

20 marzo 1998, 4:10 pm ET

Un funzionario della Microsoft Corporation ha dichiarato venerdì
scorso che il rischio di essere infettati da un virus trovato in
access, il software per database prodotto dalla Microsoft, è
minimo.

La Trend Micro Inc., una società che produce programmi
antivirus, ha dichiarato giovedì scorso che aveva scoperto il
virus all’inizio della settimana scorsa, a quanto pare poco dopo che
era stato creato.

Si ritiene che questo sia il primo virus associato a Microsoft
Access da quando il prodotto fu introdotto nel 1992.

Microsoft Access è una delle applicazioni contenute nel
pacchetto applicativo Office. Cynthia Sample, “product manager”
di Microsoft Office, ha dichiarato che il rischio di infezione è basso.

“Di norma gli utenti non scambiano in continuazione database
con persone che non conoscono. Un database Access è più
simile ad un’applicazione, ed è improbabile che le persone le
trasmettano via e-mail”.

[Questo non toglie che molti utenti debbano scambiare database
access con i colleghi per lavoro. A me capita. In casi come questi,
il virus si può diffondere agevolmente. La dichiarazione “via e-mail” è fuorviante:
sembra che l’e-mail possa contenere il virus. Il virus è
contenuto nel database access _allegato_ a un e-mail. Se non aprite
l’allegato con access, non correte alcun rischio. — Paolo.]

La Trend Micro ha dichiarato che il virus era stato incluso nel
linguaggio di programmazione Visual Basic che sta alla base di
Microsoft Access.

[In originale parla di “written into”, il che farebbe
pensare che il codice del virus sia integrato direttamente nel
linguaggio o nei file eseguibili di Access. Detto così, sembra
quasi che il virus sia stato messo direttamente nei CD di
distribuzione di Access, ma non è chiaro. — Paolo.]

La Trend Micro ha inoltre dichiarato che benché il virus
non sia concepito per distruggere file, tenterà di alterare i
dati di qualsiasi database Access che riesce a infettare.

Sample ha affermato che la Microsoft sta lavorando con la International Computer Security Association per produrre un
programma aggiornato che rilevi ed elimini il virus.

“Il nostro consiglio agli utenti è di aggiornare
costantemente il loro software di protezione antivirus” ha
dichiarato Sample.

Ed ecco l’originale, compreso il link all’articolo presso la CNN.

> MICROSOFT VIRUS DETECTED

A Microsoft Corp. official on Friday said that the risk of being
infected with a virus found in its Microsoft Access database software
was minimal. Trend Micro Inc., a company that makes virus-protection
software, said Thursday that it had discovered the virus earlier this
week, a few days after it appears to have been created. It is
believed to be the first virus associated with Microsoft Access since
the product was introduced in 1992.

–>Working on removal

….. http://cnnfn.com/digitaljam/9803/20/microsoft/

Microsoft virus detected computer protection company finds virus
in access; Microsoft says risk is low

March 20, 1998: 4:10 p.m. ET

NEW YORK (CNNfn) – A Microsoft Corp. official on Friday said that
the risk of being infected with a virus found in its Microsoft Access
database software was minimal.

Trend Micro Inc., a company that makes virus-protection software,
said Thursday that it had discovered the virus earlier this week, a
few days after it appears to have been created. It is believed to be
the first virus associated with Microsoft Access since the product
was introduced in 1992.

Microsoft Access is one of the applications included in the
Microsoft Office suite of products.

Cynthia Sample, a product manager for Microsoft

Office, said the risk of being infected with the virus is low.

“People don’t normally send databases back and forth with
people they don’t know,” she said. “An access database is
more like an application, and people aren’t as likely to send those
over e-mail.”

Trend Micro said the virus had been written into the Visual Basic
programming language which underlies Microsoft Access. Trend Micro
said that although the virus is not designed to destroy files, it
will attempt to corrupt information in any Access database it
infects.

Sample said that Microsoft is working with the International Computer Security Association on updated software to
detect and remove the virus.

“Our recommendation to users is to keep updating your virus
protection software,” she said.

 

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[IxT] Risposte ai lettori (23 marzo 1998)

Da questa settimana inizio a pubblicare nella mailing list le
risposte alle domande che mi mandate via e-mail. Ho pensato che le
informazioni che fornisco in queste risposte magari interessano anche
agli altri lettori: in ogni caso, per maggiore scrupolo, se non
volete ricevere i miei messaggi dedicati alle risposte ai lettori
basta che evitiate di prelevare quelli che contengono “Risposte
ai lettori” nel titolo.

Ma veniamo al sodo.

Audio MPEG3

>vorrei sapere se possibile, quali sono i programmi che
permettono

>di trasformare un normale CD audio in formato Mpeg3.

L’articolo pubblicato in Gazzetta il 22/3/98 era dedicato alla
compressione audio in formato MPEG3 e accennava a programmi in grado
di “succhiare” un brano da un CD musicale e convertirlo in
formato Mpeg3.

Ci sono molti programmi di questo tipo: quello che ho provato io
e’ WinDAC, scritto da Christoph Schmelnik, di Essen, Germania,
raggiungibile via e-mail presso christoph@kali.rhein-ruhr.de. Il suo
programma è facilmente reperibile nelle principali biblioteche
online. Non è l’unico, ma funziona e costa poco, e a me questo
basta!

Normalmente WinDAC converte il brano in formato WAV, che viene
compresso poi a parte da un altro programma come MP3 Compressor,
anch’esso reperibile nelle migliori biblioteche online e addirittura
gratuito (basta mandare un email di ringraziamento a mp3hc@chez.com o
mp3hc@hotmail.com). WinDAC può eseguire la compressione MPEG3
direttamente, ma rallenta enormemente la lettura del CD musicale. E’
molto più conveniente, se avete 650 MB liberi sul disco,
“succhiare” l’intero CD in qualche minuto e poi comprimere
con calma.

Ancora audio MPEG3

>volevo sapere esattamente

>come impiegare solo 5 minuti(ca) per registrare una canzone in
mp3 al posto

>delle solite 2 ore che impiego(quando mi va bene!)

Tutto dipende dal processore del vostro computer e dalla qualità
del lettore di CD-ROM. Un Pentium 120 MHz, come quello dell’ormai
vetusto portatile dal quale scrivo questi articoli, con un lettore 6x Matsushita, non riesce a leggere neppure a velocità
normale: deve rallentare a 0,5x e quindi ci mette 10 minuti per
“succhiare” un brano di 5 minuti. Per contro, un Pentium
266 con un recentissimo lettore Hewlett-Packard 24x “succhia”
le canzoni a 5x: una canzone da 5 minuti richiede 1 minuto. Un CD intero viene copiato in dieci,
undici minuti. Comunque, a parte il tempo di lettura, la qualità
della registrazione audio finale è identica a prescindere
dalla potenza di calcolo. La cosa più interessante è
che questi programmi “succhia-CD” non hanno bisogno neppure della presenza di
una scheda audio per funzionare.

Virus nella posta (ancora?)

>1) Recentemente mi sono arrivati i seguenti E-mail:

> list@listme.com —> subject: OK to send e-mail?

> owl@owlseye.com —> subject: is your Web site a secret

> site@siteposter.com —> subject: OK to send e-mail?

> launch@launchmaster.com —> subject: Your Web site
re-launch

>

> Sono solo scocciatori o anche portatori di virus? E’ meglio
rispondere

> (negativamente, si intende) o restare indifferenti?

Allora, allora. A costo di essere noioso, ripeto che la normale
e-mail, quella costituita solo da testo, NON può assolutamente
convogliare virus. L’HTML mail, ossia l’e-mail redatta in formato HTML (quella con corsivi, grassetti e altri effetti grafici), PUO’
contenere alcuni virus. Gli _allegati_ ai messaggi POSSONO contenere
qualsiasi virus.

La questione è descritta in dettaglio in un mio msg
precedente, che trovate archiviato presso http://come.to/topone.

Scocciatori? Certamente. E-mail come quelli ricevuti dal lettore
sono prodotti da società che cercano di vendere i propri
servizi inondando le caselle postali degli utenti di Internet con le
loro pubblicità.

E’ una pratica chiamata “spamming” ed è
considerata contraria alla Netiquette (il galateo di rete). basta non rispondere e cancellare
il messaggio.

Passare a un browser superiore

>2) Possiedo un PC Pentium 100 con 16 MB di RAM ed utilizzo
come navigatore

> Netscape 3.0. Mi conviene passare a Netscape 4.0 ?

Non è assolutamente indispensabile passare alla versione
più recente di un browser soltanto perché è
stata distribuita (fra l’altro a fine marzo viene pubblicata la
versione 5 di Netscape). Se vi trovate bene con la versione che
avete, tenetevela stretta!

Ovviamente la versione nuova contiene (si spera) migliorie di
funzionamento rispetto alla precedente e in genere contiene anche
funzioni in più, gestisce una versione più aggiornata
dell’HTML e fa molte altre cose.

Questo affinamento, però, ha come contropartita un aumento
costante delle dimensioni dei browser. Scaricare Netscape 5 o
Explorer 4 da Internet è proibitivo: sono decine e decine di megabyte.

A parte questo, bisogna tenere conto del “peso” di
queste applicazioni una volta installate. Il file eseguibile di
Netscape 5 (il file .exe) occupa circa 4 MB di RAM e quindi su
macchine come quella descritta dal lettore si riservano una congrua
fetta delle risorse.

Inoltre, più è grande il browser, più tempo
ci mette a partire (con la significativa eccezione di Explorer 4, che
nonostante i suoi 60 MB parte in una decina di secondi sul mio
Pentium 120, contro i 30 di Netscape).

Se avete l’abitudine di salvare su disco le pagine Web che vi
interessano, dover aspettare mezzo minuto ogni volta per
visualizzarle può diventare seccante. a questo proposito devo
consigliarvi un browser alternativo chiamato Opera, che costa (35
dollari, mentre Netscape e Explorer sono gratuiti) ma in solo 1 mega
e mezzo contiene tutto l’indispensabile ed è fulmineo come
prelievo da Internet, partenza ed elaborazione. Ma questo è un
argomento che richiede un articolo a parte, e Bob Rankin ha un
articolo del Tourbus che freme per essere tradotto e pubblicato (lo
faccio appena posso e lo pubblico in questa mailing list, non vi
preoccupate).

ICQ: aggiunte all’articolo già pubblicato

In un articolo recente di questa mailing list si è parlato
del programma ICQ, che serve per tenere traccia di quando gli amici
di un gruppo sono in rete simultaneamente, in modo da poter fare chat
senza doversi mettere d’accordo prima su date e orari.

>Il 13/3/98 nella tua rubrica” internet per tutti “che
gentilmente mi invii >settimanalmente,hai parlato di ICQ

>però ho visto che cè la versione beta ed ha un
periodo limitato per l’uso.Mi >chiedo; vale la pena provarla
ugualmente?Consigliami Tu.

Grazie per il Tu con la maiuscola, innanzi tutto (sono
notoriamente vanesio). Di solito sconsiglio di provare le versioni
beta dei programmi, ma per ICQ si può fare un’eccezione: per
la sua struttura e funzione, difficilmente causerà i danni
tipici di molte versioni beta (come quelle di Windows 98 che
circolano in Rete). Il periodo limitato d’uso serve a chi produce un
programma per evitare che rimangano in giro versioni beta obsolete
(che poi causano problemi ed errori agli altri utenti che usano
versioni più aggiornate). Prima della scadenza del periodo
viene distribuita di norma una nuova versione. Quindi non credo che
l’esistenza di una “data di scadenza” nel programma sia un
problema.

a proposito di ICQ, Marco Angeletti <marco.ange@iol.it>
(citato qui con il suo esplicito permesso) mi ha segnalato che
l’articolo del Tourbus commette un’omissione importante. Perdonatemi, ma io mi
limito a tradurre in italiano gli articoli del Tourbus (col permesso
degli autori) e aggiungo commenti e note, e la mia considerazione
errata sui pericoli di privacy di ICQ si basava sul testo di Bob
Rankin, uno degli autori del Tourbus.

Avevo detto:

>>Peggio ancora, la privacy dove la mettiamo? Qualcuno
potrebbe obiettare

>>che non desidera affatto far sapere al mondo quando è
collegato e quando

>>no. Saranno magari anche fatti suoi!

Ma Marco, che ha provato il programma, conferma che:

>L’ICQ ti permette anche di essere “invisibile” e
quindi restare on line

>senza che gli altri utenti siano avvisati di questo.

>Inoltre non è che “tutto il mondo” sa che una
persona è collegata…

>ICQ, quando si è trovata la persona amica da
contattare, manda a questa una

>richiesta in cui bisogna specificare chi siamo e se possiamo
aggiungerla

>nella nostra lista di persone amiche…

>In questo modo si ha la possibilità di accettare o
rifiutare di essere

>inseriti nell'”agenda” di chi ha chiamato…

Per quelli di voi che mi hanno mandato richieste di contatto via
ICQ, della serie “I wish to contact you on the ICQ Network”,
mi spiace, ma io non uso ICQ, ne’ (sinceramente) intendo farlo. E’
questione di gusti, ma personalmente trovo il chat una perdita di
tempo e non sento grande bisogno di sapere esattamente quando i miei
amici e colleghi sono online. Sono già sommerso da ondate di
informazioni da digerire quotidianamente e devo sfrondare il
superfluo.

Questo non toglie che ICQ sia un programma che va per la maggiore.
Le “buddy list” (liste di amici) di ICQ sono considerate
universalmente uno dei fenomeni più importanti di Internet nel
1998.

E con questo per oggi è tutto. A rileggerci presto!

 

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[IxT] Distribuito il codice sorgente di Netscape (18 marzo 1998)

Dal 31 marzo prossimo, l’intero codice sorgente del browser
Netscape communicator 5 sarà distribuito liberamente e
gratuitamente presso http://www.mozilla.org.

Il codice (diverse decine di megabyte) sarà disponibile
anche su CD per pochi dollari e comprende il browser vero e proprio e
i nuovi componenti come agenda e calendario.

D’ora in poi Netscape (sia come codice sorgente, sia come
programma già pronto per l’uso) sarà totalmente
gratuito: prima lo era solo per l’uso privato, mentre la licenza
d’uso aziendale arrivava a 60 dollari.

Secondo Dataquest, Netscape detiene ora il 57% del mercato
mondiale dei browser, contro il 40% di Internet Explorer della
Microsoft (che però ha fatto notevoli progressi rispeto al 10%
di due anni e mezzo fa).

Fonte: il Sole 24 ore, 13 marzo 1998.

 

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[IxT] TOURBUS: Restare in contatto tramite ICQ (12 marzo 1998)

[Scusatemi se non mi sono fatto vivo per un po’, ma mettetevi nei
miei panni: dovendo scegliere fra passare momenti indimenticabili con
tre adorabili ragazze, tutte insieme nel letto, e scervellarvi sui
misteri di Internet, cos’avreste fatto?

Quello che ho fatto io, naturalmente: dedicarmi insieme a mia
moglie alle nostre due gemelline!

Scherzi a parte, mi sono dovuto fermare con la mailing list per
prendere fiato dopo una lunga corsa. Adesso mi sono ricaricato, le
emergenze sono passate, e posso dedicarmi con serenità agli
arcani della telematica. — Paolo.]

OGGI PARLIAMO DI: ICQ L’INDIRIZZO DI OGGI:
http://www.mirabilis.com/

Si dice che se ripetete qualcosa un numero sufficiente di volte,
dopo un po’ la gente comincerà a crederci. Beh, sono state
così tante le persone che mi hanno detto ultimamente che ICQ è
un’applicazione per Internet veramente tosta che mi sono sentito
obbligato a provarla per voi.

Che cos’e’ ICQ?

ICQ è l’acronimo di “I Seek You” [“io cerco
te” — Paolo.]. Si tratta di uno strumento, facile da usare, che
vi dice quando i vostri amici sono online e vi aiuta a contattarli
facilmente. Ditemi quante volte vi è capitata una situazione
di questo tipo:

1) cercate l’indirizzo di e-mail di un amico o collega

2) mandate un messaggio del tipo “Ehi, sei collegato in
questo momento?”

3) vi chiedete se il vostro messaggio è arrivato a
destinazione

3) aspettate una risposta

Con ICQ, venite informati istantaneamente quando un amico inizia
una sessione Internet e potete inviare un messaggio o un “chat”
[scambiare messaggi in tempo reale scrivendo sulla tastiera, tipo
telex. — Paolo] con un paio di cliccate.

Oltre ai messaggi istantanei e al chat, con ICQ potete inviare
file e URL [indirizzi. — Paolo] di pagine Web, giocare o
bighellonare insieme a un gruppo di cyber-amici quando navigate nella
Rete.

Dopo che avete prelevato ICQ, ricevete un UIN (Universal Internet Number) univoco, tutto per voi. Se volete, potete allegare delle
informazioni personali al vostro UIN: in tal caso consentite agli
altri utenti di ICQ di riconoscervi quando vi collegate alla Rete.

Dopo che avete impostato il vostro UIN e il vostro profilo
d’utente personalizzato, compilate nel programma una lista di amici e
colleghi che usano come voi ICQ. Queste persone compariranno nella
vostra “contact list” [elenco dei contatti. — Paolo], in
modo che possiate tenerle d’occhio e contattarle rapidamente. Se non
siete sicuri se un determinato utente adopera ICQ, potete consultare
il database di ICQ, che contiene oltre otto _milioni_ e mezzo di
utenti, e scegliere quelli che volete includere nella vostra lista.

Che differenza c’e’ rispetto agli altri programmini per il
chat?

Usando programmi come WebChat o Powwow, vi rimane sempre il
problema di scoprire se l’altra persona è online e poi dovete
determinare qual è il loro indirizzo di IP per stabilire il
collegamento.

IRC, poi, è un ambiente a parte e molto complesso, con
comandi enigmatici e una curva di apprendimento piuttosto ripida.

ICQ elimina questi problemi avvisandovi automaticamente quando i
vostri amici sono disponibili per il chat e rende semplicissimo
contattarli grazie all’interfaccia facile da usare.

OK, ma quante risorse usa?

Il programma ICQ è piccolo, gira in background e non occupa
granché le vostre risorse di sistema. In genere lo si esegue
in una piccola finestra che viene aggiornata in tempo reale man mano
che gli amici si collegano e scollegano.

Potete però avere anche degli amici speciali: piccole icone
che si posano sul desktop e vi avvisano quando le persone speciali
della vostra lista di contatti si collegano o scollegano. Questo
riduce al minimo lo spazio usato da ICQ sullo schermo.

Altre funzioni carine

URLDirect è una funzione molto comoda che serve a invitare
altri utenti a visitare con voi un sito Web. Potete anche ricevere
messaggi speciali, che avvieranno il vostro browser e vi porteranno
direttamente a una pagina Web che un vostro amico vuole che vediate.

Naturalmente è una funzione disattivabile, dato che sarebbe
imbarazzante se un collega di lavoro vi facesse comparire una pagina
poco adatta mentre il capo è nel vostro ufficio.

[immagino già quanti scherzi si faranno, facendo comparire
le pagine di Playboy sui computer d’ufficio dei colleghi. — Paolo]

ICQ gestisce inoltre la maggior parte dei programmi di e-mail più
diffusi. Potete lanciare il vostro programma di e-mail e inviare
messaggi direttamente al Client ICQ. Nella maggior parte dei casi,

ICQ è in grado di indicarvi quanti messaggi avete in
giacenza e chi ve li ha mandati, prima ancora di prelevarli.

Se poi vi piacciono i giochi, ICQ vi può collegare con
altri giocatori e semplificare Quake, WordZap, Rikken On The Rockx, o
Canasta.

ICQ è disponibile per Win95, Win3.x, and Mac, ma hanno
anche una versione in Java: questo significa che la può usare
chiunque, a prescindere dal suo sistema operativo. E’ una bella cosa,
se preferite Linux, OS/2 o se siete costretti a usare un sistema
mainframe molto eccentrico per lavoro.

Per conoscere meglio ICQ e procurarvi la vostra copia gratuita,
andate qui:

http://www.mirabilis.com/

alla prossima! –Bob

[Mi sorge un dubbio: siamo davvero sicuri che sia una buona cosa
far sapere quando siamo online? il chat è una delle forme più
efficienti di spreco di tempo, salvo che sappiate battere a macchina
con dieci dita: aspettare intanto che l’altro interlocutore sillaba
penosamente la sua risposta è snervante.

Peggio ancora, la privacy dove la mettiamo? Qualcuno potrebbe
obiettare che non desidera affatto far sapere al mondo quando è
collegato e quando no. Saranno magari anche fatti suoi!

Ma se non avete di questi problemi, divertitevi pure con ICQ. a
presto. — Paolo.]

 

Questo articolo è una ripubblicazione della newsletter Internet per tutti che gestivo via mail all’epoca. L’orario di questa ripubblicazione non corrisponde necessariamente a quello di invio della newsletter originale. Molti link saranno probabilmente obsoleti.

[IxT] Volete contribuire? + Immortalità digitale (18/2/98)

Oggi vi offro due modi per rendere immortale il vostro nome: il
primo è semiserio (per forza, trattandosi di un mio progetto):
il secondo renderà davvero il vostro nome più durevole
delle piramidi.

_ Volete contribuire?

Finalmente il mio libro più recente (Internet per tutti,
terza edizione) è finito: perlomeno, ora è nelle mani
degli impaginatori (orrore!!) e dovrebbe essere in giro nelle librerie verso aprile.

Al libro si affianca un sito Web (http://come.to/topone). E qui
entrate in gioco voi, se vi interessa avere il vostro nome fra i
collaboratori del libro e quindi essere “immortalati”.

Presso questo sito, infatti, verranno pubblicati (gratuitamente e
in modo accessibile a lettori e non lettori) gli aggiornamenti del
libro man mano che si renderanno necessari, ma già ora c’e’
una pagina Web contenente l’elenco dei siti citati nel testo,
suddivisi in base ai dodici capitoli del libro.

Si tratta di controllare periodicamente che i siti citati nel
testo esistano ancora e non abbiano subito modifiche sostanziali. Se
un sito trasloca, bisogna che la pagina Web contenga un rimando al
nuovo indirizzo.

La mia proposta è questa: sceglietevi un capitolo e una
volta al mese accedete alla pagina Web per verificare se tutto è
in ordine.

Includerò il vostro nome e indirizzo di e-mail nelle pagine
del sito e avrete la mia sempiterna gratitudine.

[Certo che lo so che esistono programmi che fanno lo stesso
controllo in automatico. Ma credo più nelle risorse _umane_
della Rete che in quelle digitali].

Se trovate delle modifiche, mi mandate un e-mail con i dettagli.
Tutto qui. Se vi stufate, potete piantar lì senza problemi in
qualsiasi momento (ma avvisatemi!).

Interessati? Benissimo! Mandatemi un e-mail (sempre a
topone@pobox.com) e vi farò avere i dettagli.

_Immortalità digitale

Ma veniamo a qualcosa di più serio. Vi stupireste se vi
dicessi che il mio nome durerà più delle piramidi e del
mondo stesso? Beh, se mi conoscete, forse non vi sorprendereste e
sospettereste uno dei miei soliti eccessi di megalomania. Ma non sto
scherzando.

Esiste già adesso un un modo per scrivere il proprio nome
tra le stelle e racchiuderlo in uno scrigno che durerà
migliaia e probabilmente milioni di anni.

Poetico, vero? Un bel regalo da fare al proprio partner (“tesoro,
ho fatto scrivere il tuo dolce nome fra le stelle del
firmamento…”).

Peccato che San Valentino sia appena passato, ma c’e’ sempre il
prossimo.

Ma veniamo ai dettagli pratici. Il “trucco” è
questo: far porre il proprio nome in un chip che viaggerà a
bordo di una delle numerose sonde spaziali americane. Non parlo di
satelliti, che prima o poi ricadono sulla terra, ma di sonde che si
allontanano definitivamente dal nostro pianeta e spesso escono
addirittura dal nostro sistema solare.

Questi gioelli tecnologici viaggeranno nello spazio cosmico molto
tempo dopo che l’erosione del vento avrà smussato le piramidi,
la deriva dei continenti avrà trasformato il Mediterraneo in
un laghetto e il debito pubblico italiano sarà stato estinto.

Far incidere il proprio nome e cognome in questi chip è
semplice. basta essere membri della Planetary Society
(http://planetary.org), quella fondata dal compianto Carl Sagan
(autore di “Contact” e di alcuni fra i più bei libri
di divulgazione scientifica dopo i miei).

Tutti i nomi degli iscritti vengono automaticamente caricati nel
chip, che viene spedito nel cosmo in occasiione della successiva
missione spaziale.

Io mi sono iscritto (anche perché la rivista della
Planetary Society contiene delle foto di Marte che lasciano senza
fiato) e ora il mio nome andrà nello spazio, a bordo della
sonda Stardust che parte il 6 febbraio 1999 e va a raccogliere
campioni di cometa.

Ok, lo so che il mio nome è scritto _molto_ in piccolo, sul
chip, ma mi accontento…

Non tutti i servizi della Planetary Society sono legati ad un
abbonamento, per carità. Il loro sito Web offre un archivio
completo e gratuito di tutte le immagini restituite dalla sonda
Pathfinder su Marte e dalla sua nave madre in orbita intorno al pianeta rosso, e
scusate se è poco.

Sempre in tema di Marte e spazio, ecco alcuni siti che vi possono
interessare.

— Le nuove immagini che arrivano dall’orbita di Marte vengono
tuttora pubblicate in tempo quasi reale presso
http://mars.jpl.gov/mgs.

— Se volete sapere se Arthur Clarke ha visto giusto e davvero
c’e’ vita su Europa (il satellite, non il continente), seguite la
missione Galileo presso http://www.jpl.nasa.gov/galileo.

— A gennaio del 1999 la sonda NEAR raggiungerà l’asteroide
Eros.

Potete seguire la missione presso http://sd-www.jhuapl.edu/NEAR, e
se volete rintracciare Eros nel cielo notturno trovate le mappe di
guida presso http://boulder.swri.edu/clark/finderos.html.

Come direbbe il professor Fontecedro, “Cosmico, ragazzi”….

 

Questo articolo è una ripubblicazione della newsletter Internet per tutti che gestivo via mail all’epoca. L’orario di questa ripubblicazione non corrisponde necessariamente a quello di invio della newsletter originale. Molti link saranno probabilmente obsoleti.

[IxT] TOURBUS: Altre bufale via e-mail (17/2/98)

Prima di tutto, i consigli per gli acquisti….

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GLI INDIRIZZI DI OGGI:

http://urbanlegends.miningco.com/library/blgates.htm

http://www.boardwatch.com/mag/98/jan/bwm70.html

http://www.neoworx.com/neotrace/download.asp

Nel dicembre del 1997, la Rete è stata invasa da
un’ennesima bufala via e-mail il cui testo era circa questo:

[la traduzione in italiano è più sotto. — Paolo]

Hello everybody,

My name is Bill Gates. I have just written up an e-mail tracing

program that traces everyone to whom this message is forwarded

to. I am experimenting with this and I need your help. Forward

this to everyone you know and if it reaches 1000 people everyone

on the list will receive $1000 at my expense. Enjoy.

Your friend,

Bill Gates

[Salve a tutti.

Mi chiamo Bill Gates. Ho appena completato un programma di
tracciamento per l’e-mail che tiene traccia di tutti gli indirizzi
degli utenti ai quali viene ritrasmesso questo messaggio. Sto facendo
alcune prove e mi serve il vostro aiuto. Ritrasmettete questo
messaggio a tutti quelli che conoscete: se raggiunge 1000 persone,
tutti i componenti della lista riceveranno 1000 dollari a mie spese.
Buon divertimento.

Il vostro amico bill Gates]

Sempre a dicembre 1997, ho chiamato la Microsoft per verificare la
faccenda.

George Shaw, un portavoce della Microsoft, mi ha detto che la
storia e’ “officially not true” (ufficialmente non vera).

La storiella ha un seguito. Anzi due.

La prima nuova bufala che gira per Internet dice che oltre ai
mille dollari, il signor Bill “torta-in-faccia” Gates
invierà alle prime mille persone che rispondono una copia
omaggio di Windows 98 (noto anche come “Macintosh 87”.

La seconda bufala vi fa le congratulazioni per essere arrivati fra
i primi mille utenti a rispondere all’e-mail di Bill e vi dice che
per riscuotere il premio non dovete fare altro che inviare via e-mail
il numero della vostra carta di credito e la relativa data di
scadenza, in modo che Bill possa fare l’accredito sulla vostra carta.
[una prassi molto diffusa in USA ma quasi sconosciuta in Italia. —
Paolo]

Se siete tonti abbastanza da cascarci, soprattutto nel secondo
caso, siete pregati di non contribuire al patrimonio genetico
dell’umanità.

Giusto per chiarire ulteriormente il concetto, _TUTTE_ le versioni
di questi e-mail spediti da “Bill Gates” sono bufale al
100%. Potete saperne di più presso

http://urbanlegends.miningco.com/library/blgates.htm

Truffe con le cartoline elettroniche di S. Valentino

Certo, San Valentino è una bella festa. Meno bella invece è
l’idea che un paio di spammer, da qualche parte sulla Rete, stanno
sfruttando per attirare visitatori ai loro siti Web mandando migliaia
di messaggi di questo tenore:

Someone has sent you a Valentines Day Card or Message. If you

will go to http://www.blahblah.com/blah/valentine.htm [I just

made this address up, by the way] you can receive your Valentine.

Enter your name and the password below.

Your password = love

[“Qualcuno vi ha mandato un messaggio o una cartolina di San

Valentino. Se andate a
http://www.questosito.com/pippo/svalentino.htm

(e’ un indirizzo fittizio, caso mai non si capisse. — Paolo)
potrete ricevere la vostra cartolina.

Immettete il vostro nome e il codice d’accesso indicato qui sotto

Il vostro codice: love”]

Ma come si fa a distinguere le cartoline di S.Valentino autentiche
da questi rompiscatole? Ecco alcuni consigli.

1. Guardate la riga To: nel messaggio. Se non ci trovate il vostro
nome o il vostro indirizzo di e-mail, o se vedete una lunga serie di
indirizzi di e-mail, è probabile che il messaggio sia uno spam
[lo spam è l’equivalente su Internet della posta pubblicitaria
che trovate nella vostra buca delle lettere. — Paolo]. La maggior
parte dei servizi che forniscono cartoline elettroniche manderanno un
messaggio di notifica a un solo indirizzo di email: il vostro.

2. Date un’occhiata al codice o alla password richiesta per
recuperare la vostra cartolina. La maggior parte dei siti che offrono
cartoline elettroniche vi manda una password univoca, di solito
composta di numeri mescolati a lettere (ad esempio
“pc2678h65s785sa90fl225”). Se il codice d’accesso non
somiglia a qualcosa che la Adobe vi richiederebbe di digitare per
abilitare una copia di Photoshop, è probabile che la “cartolina” sia una truffa.

3. Qualsiasi sito Web che offre cartoline elettroniche e vi chiede
informazioni personali (eccezion fatta, eventualmente, per il vostro
indirizzo di e-mail) è una truffa. Fossi in voi, sarei cauto
anche verso i siti che vi chiedono il vostro indirizzo di e-mail.

Ringraziamenti speciali a Paul Collins presso la One Click Systems
per aver segnalato questa truffa.

[Segue il racconto di una bufala riguardante una truffa telefonica
che colpisce solo gli americani e di alcuni commenti personali di Bob
e Patrick (gli autori dell’articolo originale). Mi sono permesso di
cancellarlo; se a qualcuno interessa, può prelevare
l’originale o chiedermelo. — Paolo]

Se vi capita ogni tanto di usare il traceroute [un comando per
seguire il percorso dei dati da voi al sito che vi interessa
visitare. –Paolo] e usate Windows 95 o Windows NT, vi consiglio vivamente di
provare un programma shareware (costa 15 dollari) chiamato NeoTrace.

Si tratta di un programma di traceroute velocissimo che esegue
anche i “reverse DNS lookup” e i “Whois lookups” [in
linguaggio terra terra, vi fornisce ulteriori informazioni sui siti
dai quali transitano i vostri dati. — Paolo]. Basta una cliccata su
uno qualsiasi dei nodi visualizzati per vedere tramite Whois le
informazioni concernenti il nodo o sito in questione.

Jack Rickard ha scritto una magnifica recensione di NeoTrace (e
una _splendida_ introduzione al traceroute) che potete trovare sul Web
presso

http://www.boardwatch.com/mag/98/jan/bwm70.html

[in inglese, naturalmente. — Paolo]

Trovate una lista completa di siti dai quali prelevare NeoTrace
presso

http://www.neoworx.com/neotrace/download.asp

Fra l’altro, nei due anni e mezzo di vita del Tourbus, non mi sono
mai permesso di consigliare pubblicamente un programma (o almeno non
mi ricordo di averlo fatto). Ma NeoTrace mi ha colpito così
tanto che ho fatto uno strappo alla regola. Se usate traceroute più
di una volta al mese, vi meritate un giro di prova con NeoTrace.

E questo è tutto! Buona settimana di San Valentino!!

 

Questo articolo è una ripubblicazione della newsletter Internet per tutti che gestivo via mail all’epoca. L’orario di questa ripubblicazione non corrisponde necessariamente a quello di invio della newsletter originale. Molti link saranno probabilmente obsoleti.