[IxT] Aggiornamenti al libro e PGP (10 maggio 1998)
Un lettore mi segnala che l’indirizzo Internet citato a pagina 244
della nuova (terza) edizione del mio “Internet per tutti” è
inesatto o perlomeno è stato cambiato dopo la chiusura del
libro in tipografia.
Pertanto attenzione: l’indirizzo del sito dell’MIT per la
distribuzione del programma di crittografia PGP _non_ è
http://web.mit.edu/network/pgp.htm, ma è
http://web.mit.edu/network/pgp.html
Praticamente l’estensione “htm” va corretta in “html”.
Ringrazio Andrea (di cui non cito il cognome e l’indirizzo
Internet in ossequio alla Netiquette), il lettore che ha snidato il
refuso; se trovate errori, magagne, segni di arteriosclerosi e altre
sconcezze o variazioni nel libro, mandatemi un e-mail a
topone@pobox.com e avrete la mia imperitura gratitudine. Se volete
soddisfare la vostra vanità, mandatemi due righe di consenso e
vi citerò nelle mie pagine Web con nome, cognome e/o indirizzo
Internet.
Già che sto parlando del PGP, vi racconto brevemente quali
sono gli “escamotage giuridici” usati dalla comunità di
Internet per consentire l’esportazione legale di quello che è
uno dei pochi programmi che ha il discutibile pregio di essere
considerato “arma pericolosa” dal governo statunitense.
La legge americana sull’esportazione del software per crittografia
vieta di trasmettere, trasportare o trasferire programmi su qualsiasi
supporto digitale. Quindi non è ammesso esportare dagli USA il
PGP “forte” (quello che usa codici di protezione talmente
complessi da non essere decrittabile neppure dai supercomputer) su
dischetto o via Internet. Se lo fate, commettete un crimine federale e siete
perseguibili dall’FBI con pene carcerarie non indifferenti.
Caso mai ve lo stiate domandando, PGP è così
strettamente sorvegliato per via dei suoi possibili usi criminali. I
mafiosi, gli spacciatori, i pedofili e i terroristi possono
comunicare fra loro con PGP (e molti lo fanno) ed essere sicuri che
nessuno può decodificare le loro comunicazioni. Neppure la
polizia.
D’altro canto ci sono molti sostenitori della libertà
individuale e del diritto alla riservatezza che considerano
allarmante e ingiusto che un privato, onesto cittadino non possa
avere qualche segreto. anche se con qualche riserva, tendo a essere
d’accordo con loro.
L’idea di avere uno Stato che, come il Grande Fratello di Orwell
in 1984 (lettura consigliata per quest’estate), può sapere
tutto quello che scrivo, dico, faccio, penso e spendo non mi esalta.
Sia come sia, un gruppo di utenti Internet è riuscito a
farla in barba alle restrizioni USA. E l’ha fatto legalmente! Il
“trucco” è stato questo: un utente statunitense (che
come residente USA è automaticamente autorizzato a usare il
PGP “forte”) ha preso il file del programma PGP e ne ha
stampato il contenuto, byte per byte. Poi ha infilato la stampa (un
bel pacco di fogli) in una busta e l’ha spedito per posta ordinaria a
un altro utente in Scandinavia. all’arrivo, l’utente scandinavo ha
immesso i fogli in uno scanner che ha letto i caratteri stampati e ne
ha generato un file eseguibile: in pratica, ha ricreato il programma
originale.
Siccome la legge USA non parla di distribuzione _cartacea_ dei
programmi per crittografia, la spedizione del pacco di fogli non
costituisce reato. Furbi, vero?
Una volta uscito dagli USA, il programma PGP è stato messo
a disposizione di tutti presso un sito Internet e da lì è
stato diffuso ovunque. I governi che cercano di limitare la libertà
d’opinione e la circolazione delle idee via Internet farebbero bene a
studiarsi questo caso.
Un’ultima cosa. A proposito di FBI, se siete in Italia, non
pensate di essere al di fuori della loro portata (giuridica o
“informale”), quindi non tentate sciocchezze come farvi
trasmettere il programma PGP via Internet dagli USA (spedire e-mail o dati protetti con PGP
è legale nella maggior parte dei paesi, tranne forse in
Francia; è illegale trasferire il _programma_). Non ho ancora
dimenticato il brivido che mi è corso lungo la schiena un paio
d’anni fa.
Stavo facendo ricerche sul sistema telefonico italiano (truffe,
phreaking, raggiri Telecom agli utenti eccetera) per uno dei miei
libri. Un anonimo utente Internet mi mandò un messaggio.
Conteneva un numero di telefono (un numero verde italiano che
iniziava per 167) e l’invito a chiamarlo per avere una “sorpresa”.
Dopo aver preso opportune precauzioni ho chiamato il numero. Una
voce americana ha risposto “FBI headquarters.”
Ho riagganciato fulmineamente.
Sicché l’FBI ha un numero verde in Italia dal quale i suoi
agenti possono parlare direttamente con il quartier generale
gratuitamente. brrr…..
Questo articolo è una ripubblicazione della newsletter Internet per tutti che gestivo via mail all’epoca. L’orario di questa ripubblicazione non corrisponde necessariamente a quello di invio della newsletter originale. Molti link saranno probabilmente obsoleti.