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[IxT] Antibufala Update: i risultati dei test

Grazie, grazie, grazie a tutti per la quantità e la solerzia dei vostri test cellulari!

Purtroppo il tempo e la quantità di messaggi di test mi impediscono di analizzare tutte le informazioni di contorno che avete inviato, ma ecco in sintesi i risultati: non tutti gli operatori si comportano allo stesso modo.

Alcuni identificano l’operatore del numero chiamato, altri si limitano a dire che si tratta di altro operatore; alcuni inoltrano la chiamata dopo il messaggio informativo, altri no.

  • Tim non identifica l’operatore del numero chiamato e non inoltra la chiamata
  • Vodafone non identifica l’operatore del numero chiamato e inoltra la chiamata
  • 3 identifica l’operatore del numero chiamato e inoltra la chiamata
  • Wind identifica l’operatore del numero chiamato e non inoltra la chiamata

Ho pertanto aggiornato l’indagine antibufala, che è su Attivissimo.net.

Grazie ancora a tutti.

[IxT] Antibufala: identificati i truffatori del Remboursement

Questa newsletter vi arriva grazie alle gentili donazioni di “vinicio stad***”, “Elisa Cima***” e “Riccardo Ma**”.

È da considerare definitivamente cessato l’allarme che ha ripreso recentemente a circolare in Internet e secondo il quale bisognava stare attenti a plichi etichettati “Assegno Remboursement” e “Incass.Comunale dei Contribuenti”, come già accennato in una recente newsletter.

I perpetratori della truffa, infatti, risultano già da tempo segnalati dalla Polizia Postale, come riferito da un articolo di News2000.it di ottobre 2003.

Secondo l’articolo, gli organizzatori erano due “laureati, esperti di informatica e titolari di un internet point a Pisa” e sul conto corrente associato alla truffa e intestato a un cittadino di origine straniera erano stati “versati oltre 20mila euro”.

A tradire i truffatori, secondo l’articolo, è stato l’errore di citare nelle buste, “per rendere più credibile la truffa il sito Contribuenti.it, del quale è titolare il commercialista napoletano Vittorio Carlomagno coinvolto come parte offesa. Proprio Carlomagno ha presentato in data 15 luglio 2003 una denuncia contro ignoti segnalando la propria completa estraneità ai fatti”.

La notizia segnala un particolare importante: “Si tratta di un reato a querela di parte, ma se non viene presentata una denuncia, cade la possibilità di procedere. C’è anche il rischio che si fermi tutto”. Di conseguenza, “la Polizia postale invita pertanto chi è stato truffato a presentare una querela in cui si esprima la volontà che l’autore del reato venga identificato e perseguito”.

È quindi presumibile che la truffa sia stata interrotta e che pertanto l’appello sia ormai inutile; se ne siete stati vittima, datevi da fare affinché i truffatori non la facciano franca.

Resta valida la raccomandazione di non pagare in contrassegno qualsiasi plico inatteso, a prescindere dalla dicitura che reca.

L’indagine antibufala aggiornata è a vostra disposizione su Attivissimo.net.

Colgo l’occasione per festeggiare insieme il milione e mezzo di indagini consultate. Per un progetto nato più che altro per pigrizia, non c’è male!

[IxT] Netscape rinasce da un incrocio con Firefox e…. Internet Explorer???

Questa newsletter vi arriva grazie alle gentili donazioni di “enrico.assor***”, “rgabba” e “Luca Enea-Spilimbergo”.

Guarda chi si vede: il caro vecchio Netscape, un tempo dominatore incontrastato fra i browser, perlomeno finché arrivò Microsoft col suo Internet Explorer e una strategia commerciale che le valse un processo antitrust.

Il nuovo Netscape (per ora prototipo) è basato su Firefox (una versione non recentissima, la 0.9.3) e si distingue da Firefox per una particolarità: sotto Windows è in grado di usare il rendering engine (il software che s’incarica di visualizzare e interpretare le pagine Web) di Internet Explorer.

Questo potrebbe rivelarsi molto comodo: mentre adesso si consiglia di usare un browser diverso da IE per la navigazione normale e di ripiegare su IE soltanto se un sito fidato non funziona con i browser alternativi, con il nuovo Netscape si può usare un unico browser. Se un sito non funziona, non serve lanciare IE: basta dire a Netscape di usare l’engine di IE, e la pagina viene visualizzata come la visualizzerebbe Internet Explorer.

Un passo avanti verso il ridimensionamento del predominio a percentuali bulgare del browser Microsoft? Può darsi. Ma potrebbe anche trattarsi di un rischio per la sicurezza che screditerebbe i browser alternativi, rendendoli più vulnerabili. Infatti se il rendering engine di Internet Explorer ha una falla, ne viene affetto anche Netscape, se usato in “modalità IE”.

È comunque decisamente surreale poter finalmente visitare Windows Update usando Netscape, a detta di chi ha collaudato il prototipo, purtroppo ora non più disponibile attraverso i canali ufficiali. Se ne prevede però un prossimo rilascio in versione definitiva.

Nota: il link citato nella prima versione di questo articolo non funziona più, appunto perché il prototipo è stato rimosso dal sito di Netscape.

Aggiornamento (2/12/2004)

Grazie alle segnalazioni di due lettori, “piviere” e “gaiardoni”, ecco il link aggiornato al prototipo del nuovo Netscape descritto nelle newsletter precedenti. L’ho verificato e in questo momento (10:15 italiane del 2/12/2004) funziona. Vista la situazione, non garantisco che funzioni a lungo e non posso farvi assistenza se avete problemi di scaricamento.

Ricordo inoltre che comunque si tratta di un software sperimentale, che usate a vostro rischio e pericolo.

Buon divertimento!

[IxT] Acchiappavirus: aggiornamento di AVG

Questa newsletter vi arriva grazie alle gentili donazioni di “Big Slave Anto”, “gabrieleruf****” e Giacomo A. da Rosate.

Alcuni lettori che usano AVG come antivirus si sono preoccupati per l’annuncio pubblicato sul sito della Grisoft, casa produttrice di AVG, interpretandolo come la fine della versione gratuita del programma.

In realtà quello che finisce è il supporto della versione 6.0 di AVG, che non verrà più aggiornata a partire dal 31/12/2004. Tuttavia è già disponibile, e continuerà ad essere gratuita, la versione 7.0, che ha cambiato interfaccia e funzionamento.

Con AVG 7.0 non è più necessario richiedere il codice di attivazione. si scarica e basta. L’interfaccia non è delle più limpide, perché si è costretti a saltare fra due finestre principali, ma a caval donato non si guarda in bocca.

Per facilitare la transizione e tenere aggiornato il mio libro “L’acchiappavirus”, ho scritto e messo online un capitoletto-bonus che spiega come scaricare, installare e configurare AVG 7.0 nelle sue funzioni di base. Lo trovate su Attivissimo.net.

Maggiori informazioni su “L’acchiappavirus”, su come scaricarlo e leggerlo gratis e, se vi va, comperarlo in libreria, sono qui.

[IxT] Sicurezza: Banche online tradite dai browser insicuri

Questa newsletter vi arriva grazie alle gentili donazioni di “baban”, “alessandro_mac***” e “LucianoLor”.

Quasi tutti i più diffusi browser, da Internet Explorer a Opera a Firefox, sono vulnerabili a una tecnica che consente a un sito ostile di iniettare (apparentemente) una propria pagina all’interno di un sito fidato, consentendo per esempio di rubarvi la password del conto corrente.

I dettagli e la dimostrazione, se volete saperne di più, sono su Zeus News.

[IxT] Piccolo test telefonico; il filmato di Neapolis

Posso chiedervi un piccolo esperimento? Non sono in Italia in questo periodo, per cui non posso farlo io per voi. Si tratta della questione della “number portability” descritta in un’indagine antibufala e nella newsletter di qualche giorno fa.

Alcuni lettori mi hanno scritto dicendomi che l’indagine contiene un paio di inesattezze: io ho scritto che componendo sul cellulare il 456 seguito dal numero della persona da chiamare, si ottiene una voce che dice a quale operatore appartiene quella persona; ho anche scritto che dopo quest’informazione viene automaticamente avviata la chiamata con quella persona.

In realtà pare (e di solito i miei astuti lettori non sbagliano) che la voce non identifichi l’operatore del nostro interlocutore ma si limiti a dire se l’operatore è lo stesso che abbiamo noi, e che il servizio 456 non avvii la chiamata ma si limiti a fornire l’informazione.

Potete fare un po’ di test (tanto sono gratuiti) chiamando il 456 dal telefonino e immettendo qualche numero di cellulare di cui sapete per certo l’operatore di appartenenza, e poi scrivendomi i risultati?

Mi interessa sapere (in forma anonima, ovviamente!):

  • l’operatore che avete voi
  • l’operatore che ha il vostro interlocutore
  • che cosa vi ha detto la vocina quando avete digitato 456 + numero dell’interlocutore (se ha specificato l’operatore anche se era diverso dal vostro, o se ha semplicemente detto che il numero non è di quell’operatore)
  • se vi è stato proposto o meno di effettuare la chiamata.

Per esempio, scrivetemi “io sono un utente Tim, ho fatto 456 + il numero di un utente 3, la vocina mi ha detto… e mi ha/non mi ha collegato al numero dell’utente”.

Grazie!

A proposito del filmato di Neapolis sul convegno di Torino dedicato alle leggende metropolitane, grazie a un altro gruppo di sagaci lettori l’ho recuperato dall’archivio di Raitre. Per una curiosa coincidenza (sabotaggio?), la puntata del 17 novembre non compare nell’elenco offerto dal sito di Raitre, ma è comunque visibile in streaming con Real Player a un indirizzo “nascosto” dalla Rai.

L’indirizzo verrà probabilmente spezzato dal vostro programma di posta, per cui dovete ricomporlo a mano oppure usare i comodi link già pronti che trovate su Attivissimo.net.

[IxT] Sequestro Indymedia, aggiornamento: le foto (senza nomi)

Questa newsletter vi arriva grazie alle gentili donazioni di “frugolo1”, “mperri82” e “Nella”.

Numerosi siti Web stanno segnalando la disponibilità di copie delle pagine di Indymedia sequestrate che ritrarrebbero due agenti in borghese. Se le copie sono autentiche, nelle pagine che Indymedia ritiene siano la causa del sequestro non ci sono i nomi degli agenti, ma soltanto alcune loro foto a distanza ravvicinata, sufficiente a identificarne i lineamenti con estrema chiarezza.

Non troverete link alle copie delle pagine in questa newsletter. È uno scrupolo di prudenza, per due ragioni: la prima è che desidero comunque tutelare la sicurezza degli agenti ritratti nelle foto (se sono agenti); la seconda è che mi trovo in territorio inglese. Avere una visita della polizia di Sua Maestà non mi va: non stasera, ho un libro da finire! Chiunque sappia usare la cache di Google o visiti alcuni dei siti più popolari della Rete troverà i link.

Le foto indicate come copie di quelle sequestrate sono scattate in una località svizzera, visto che in una si scorge chiaramente una cabina della Swisscom.

Se la loro autenticità venisse confermata, l’ipotesi di reato andrebbe ridimensionata: Indymedia non avrebbe violato la riservatezza di due agenti così gravemente come sembrava inizialmente. Le mie considerazioni si basavano su questo aspetto, che però sarebbe falso: che cosa vi devo dire, è stata proprio Indymedia a parlare di “nomi e facce” qui.

[Nota: questa newsletter è stata corretta per rimuovere un paragrafo che conteneva un errore di interpretazione dovuto a una virgola mancante in una frase di Indymedia; la frase sembrava dicesse che le foto erano ambientate a Seattle. Scusate.]

Qualcosa non quadra. Forse non è questo il motivo del sequestro, o forse le foto non sono quelle incriminate.

Comunque sia, qualora le copie fossero autentiche, parte dei miei commenti sarebbe fuori luogo. Resta da valutare se pubblicare, o consentire la pubblicazione, delle foto di due persone e dire “questi sono due agenti in borghese”, sia pure senza i loro nomi, sia un comportamento saggio e corretto da parte di qualsiasi organizzazione. E se non fossero agenti?

Fra l’altro, le parole che accompagnano le foto non sono, come dire, un esempio di fair play:

Comme le dit l’un des 2 inspecteurs : « J’ai vu deux de mes collègues se faire lyncher pendant les manifs anti-OMC, en 1998, raconte un inspecteur. Je ne l’oublierai jamais. »

Peut etre qu’il y a d’autres choses que cet inspecteur n’obliera jamais ! Car il n’y a pas que le Carpacio comme plat qui se mange froid !

Il mio francese sarà arrugginito, ma credo di capire a cosa allude la frase “il carpaccio non è l’unico piatto che si serve freddo”.

Vi piacerebbe essere ritratti sotto una didascalia del genere?

Concludo con un altro dettaglio: secondo una segnalazione su Cryptome.org, sito solitamente abbastanza affidabile, il coinvolgimento USA sarebbe molto indiretto. In sostanza, l’FBI avrebbe dichiarato di non aver alcuna indagine in corso sull’argomento, ma di aver semplicemente agito da tramite nel trasmettere la richiesta svizzera di assistenza pervenuta tramite le autorità italiane, come previsto dagli accordi internazionali.

L’iter sarebbe stato questo: la Svizzera avrebbe chiesto l’assistenza dell’Italia, che a sua volta l’avrebbe chiesta a USA e Regno Unito perché Rackspace è una società USA con filiale in Inghilterra.

[IxT] Due righe veloci sul caso Indymedia

Questa newsletter vi arriva grazie alle gentili donazioni di “silvio.bacch****”, “girello” e “al.bergiu”.

Come probabilmente già sapete, i server inglesi di Indymedia, l’organizzazione indipendente di raccolta di informazioni, sono stati sequestrati il 7 ottobre. I server contengono numerose edizioni internazionali di Indymedia, compresa quella italiana.

Comprensibilmente, molti hanno gridato allo scandalo e al complotto USA contro la libertà. Sarebbe molto bello se il mondo fosse davvero così in bianco e nero, ma le cose sono un po’ più complicate. Vi vorrei dare qualche spunto d’informazione e di riflessione, visto che qui, al di là del caso specifico, è in gioco un equilibrio molto delicato: quello fra diritto all’informazione e diritto alla privacy.

Innanzi tutto, molti hanno avuto l’impressione che l’FBI sia piombata in Inghilterra e abbia fatto quello che le pareva. Calma un attimo: l’FBI non ha giurisdizione nel Regno Unito. Deve chiedere alle autorità di sicurezza locali, come è successo in casi analoghi per l’arresto di vandali informatici. Può assistere alle operazioni, ma non può agire autonomamente. Quindi è scorretto titolare “l’FBI sequestra i dischi di Indymedia”.

Ci sono accordi internazionali fra le forze di polizia appositamente predisposti, che regolano i termini di queste collaborazioni e richiedono comunque che il reato sia considerato tale dalle autorità locali. Non basta la parola dell’FBI: ci vuole un ordine legale emesso secondo le leggi vigenti del paese. Ovviamente, essendo i due paesi legati da una lunga tradizione di collaborazione, un ordine legale di questo genere viene emesso abbastanza facilmente.

Rackspace USA afferma che l’accordo in base al quale è stato eseguito il sequestro (senza notificare Indymedia) è il Mutual Legal Assistance Treaty (MLAT). Ne parla The Register qui (in inglese).

Questo trattato, però, definisce procedure di reciproca assistenza per i casi di terrorismo internazionale, rapimento e riciclaggio di denaro. Ma Indymedia non è accusata di nessuno di questi crimini.

A dire la verità, non si sa neppure di cosa sia accusata. Tuttavia il silenzio di Rackspace UK, e la mancata notifica a Indymedia, non sono atti di prevaricazione autoritaria: sono obblighi della legge britannica, che vieta alle parti in causa di discutere un provvedimento che le colpisce, per evitare di interferire con le indagini e di coinvolgere persone che magari non c’entrano nulla. Questo è un fatto ben noto a chi si occupa d’informazione e informatica in Inghilterra.

L’idea può piacere o non piacere, ma mi sembra indubbio che i responsabili di Indymedia, consci di avere a che fare spesso con informazioni scottanti e fastidiose per i potenti di turno, avrebbero dovuto riflettere più attentamente prima di depositare i propri server in territorio inglese. Ci sono molti altri paesi che offrono garanzie superiori. Inoltre, da un punto di vista strettamente informatico, mi stupisce la mancanza apparente di un backup (Indymedia afferma di aver “perso molto del materiale presente” sui propri server).

Il muro di silenzio, comunque, non è impenetrabile. C’è infatti una teoria abbastanza solida sulle possibili ragioni del sequestro. Secondo l’articolo di The Register e il comunicato di Indymedia, disponibile qui in italiano.

La ragione più probabile sarebbe la presenza, nella sezione Indymedia Nantes dei server, di alcuni “articoli con nomi e facce di poliziotti svizzeri in borghese infiltrati durante una manifestazione di piazza”, quindi in un luogo pubblico. L’FBI ne aveva richiesto la rimozione alcuni giorni fa, ma “il procedimento era ancora in fase di formalizzazione al momento della sottrazione dei computer”. La richiesta sarebbe stata motivata, dice Hep Sano, rappresentante di Indymedia, dal fatto che gli articoli “rivelavano informazioni personali” sui poliziotti in borghese. Nessuna delle fonti direttamente interessate ha confermato l’ipotesi di coinvolgimento delle autorità italiane fatta da alcuni organi di stampa.

La pista elvetica sembra confermata da una dichiarazione di Rackspace a Indymedia, citata da The Register: la richiesta proverrebbe appunto dalla polizia svizzera. Indymedia ritiene che le foto fossero state rimosse dai server prima del sequestro, ma ovviamente non può verificarlo, perché i dati dei server sono inaccessibili.

Se le cose stanno così, ci sono alcuni punti da ponderare. Indubbiamente il sequestro integrale dei server è una misura esagerata, perché lede gravemente il diritto all’espressione e all’informazione. Ma va considerato anche il diritto di chi lavora nelle forze dell’ordine, e delle loro famiglie, a non essere indicato per nome e cognome e indirizzo: è lo stesso diritto che spetta a ogni cittadino, e che nel caso di chi opera in settori delicati è addirittura rafforzato per ragioni fin troppo ovvie. Quel poliziotto in borghese che oggi assiste a una manifestazione, domani potrebbe aver bisogno di tutelare il proprio anonimato (e la vita dei propri figli) durante un’indagine antimafia.

Molti si lamentano dell’invasività delle telecamere di sorveglianza e non desiderano essere ripresi, neppure nei luoghi pubblici, e lo considerano anzi un diritto assoluto. Mi sta bene. Ma è difficile conciliare questa lamentela con la pubblicazione online di foto di persone con tanto di nome, cognome e indirizzo, ritratte in un luogo pubblico. Un diritto è un diritto, e non si annulla soltanto perché la persona coinvolta non la pensa come noi o perché la parte lesa non siamo noi ma è qualcun altro.

Si fa in fretta ad accusare di prevaricazione e gridare al complotto liberticida. Indubbiamente trovarsi la polizia in ufficio con un ordine di sequestro non è piacevole. Ma se le foto e i nomi e cognomi pubblicati online fossero stati i vostri, non avreste reclamato a gran voce l’intervento di quelle stesse forze dell’ordine per toglierli dalla Rete al più presto?

Forse, ripeto forse, sequestrare i server era la procedura legale più spiccia per tutelare i diritti dei cittadini di cui era stata violata pericolosamente la riservatezza. Forse, ripeto forse, Indymedia poteva riflettere prima di commettere un atto di scorrettezza del genere.

Forse, ripeto forse, il torto sta da entrambe le parti, e dare la colpa a una sola è una scelta troppo semplice. E a molti piacciono le scelte semplici: evitano la fatica di pensare.

Ciao da Paolo.

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(C) 2004 by Paolo Attivissimo (www.attivissimo.net). Questo articolo è distribuibile e ripubblicabile liberamente, purché sia inclusa la presente dicitura.

[IxT] Antibufala: Luca, 8 anni, colpito da panencefalite subacuta sclerosante

Questa newsletter vi arriva grazie alle gentili donazioni di “Kirocop”, “m.scordamaglia” e “stefanochie**”.

Sta circolando molto intensamente dai primi di ottobre un appello per Luca, un bambino affetto da “panencefalite subacuta sclerosante”. L’appello invita a contattare l’indirizzo email angela2272@inwind.it e a inoltrarne copia a tutti gli indirizzi che conoscete.

L’appello cita, in particolare, “un articolo sul quotidiano La Stampa di Torino in data 29/09/04”. L’articolo esiste e quindi è presumibile che il caso descritto nell’appello sia, purtroppo, autentico.

L’articolo su La Stampa di Torino risale appunto al 29/9/2004, nella sezione “Torino cronaca”, pagina 49, è a firma di Marco Accossato e conferma quanto descritto nel messaggio. È attualmente consultabile via Internet negli archivi del giornale (www.lastampa.it), ma verrà rimosso trenta giorni dopo la pubblicazione, restando disponibile soltanto agli abbonati. Ne ho comunque conservata una copia.

Non lo riporto integralmente per ragioni di diritti d’autore, ma l’articolo riporta nomi e cognomi della famiglia coinvolta e spiega che la panencefalite è una malattia rara, “una complicazione del morbillo contro il quale non era stato vaccinato”. La vaccinazione contro il morbillo, infatti, è facoltativa. I primi sintomi di Luca risalgono a dicembre 2003. Secondo l’articolo, “Luca non compirà 15 anni, se non troverà un medico e una medicina che possano aiutarlo”. È in cura presso l’ospedale Regina Margherita.

L’appello diffuso via Internet ha consentito a una parente di scoprire che esiste “un’associazione di famiglie con lo stesso problema a Cagliari e in Francia”, di cui in ospedale si ignorava l’esistenza.

Molte informazioni sulla panencefalite subacuta sclerosante sono reperibili in Rete digitandone il nome in Google. Come indicato nell’appello, l’equivalente inglese è “subacute sclerosing panencephalitis”.

Le prime segnalazioni dell’appello mi sono pervenute il 5 ottobre 2004. Al momento non sono in grado di confermare che la casella di e-mail citata nell’appello sia ancora funzionante.

Questa breve indagine vuole soltanto autenticare un appello del quale molti, inevitabilmente, hanno dubitato, vista l’abbondanza di appelli senza data e senza nomi che circola su Internet, spesso con fini poco chiari. Ai genitori di Luca va tutta la mia solidarietà di padre.

L’indagine antibufala è su Attivissimo.net.

[IxT] Quiz per Gmail: i vincitori e un ultimo quiz

Questa newsletter vi arriva grazie alle gentili donazioni di “Maurino”, “c.ostorero” e Gabriele Giambonini.

Ecco la lista dei pochi che sono riusciti a risolvere l’ultimo quiz “socialmente utile” della newsletter, che aveva in palio una casella Gmail. Il quiz consisteva nel trovare e mandarmi una scansione della pagina incriminata di un libro di testo contenente un passaggio controverso. L’indagine antibufala che ne è nata è qui, con gli aggiornamenti pubblicati dalla DeAgostini e da L’Unità.

Il quiz si è rivelato più arduo dei precedenti, per cui non occorre stilare una classifica dei più veloci. Ecco quindi in ordine sparso i vincitori:

  • rutger
  • mbuon2000
  • dal8796
  • lozzioedo

Questi sono i soli che hanno risolto in pieno il quiz e quindi si aggiudicano a pieno titolo una casella Gmail. Anzi, visto che sono così pochi, ho inviato loro due caselle ciascuno: una per loro, e una da regalare a qualcuno.

Tuttavia ci sono altri lettori che hanno contribuito altre informazioni preziose per l’indagine antibufala, per cui mi sembra giusto dare anche loro una casella:

  • frasca57
  • ucchan
  • heather82
  • warp10
  • gaefvill

Grazie, fra l’altro, a tutti i donatori di caselle: Gianluca Meggio****, Pierpaolo Lucci*****nio, Gabriyel M****, Marco Anto****, L’esorciccio, Roberto Cor****, Chiara P***, Andrea “teknux”, massimiliano, Lorenzo B**da e Roberto.

Mi ritrovo ancora con una bella dose di inviti Gmail: non mandatemene altri, però. Gestire a manina questi quiz, dal successo inaspettato, mi porta via troppo tempo, per cui non posso continuare. Se avete indirizzi da donare, ci sono siti come questo dove depositarli:
http://isnoop.net/gmailomatic.php

Chi vuole una casella Gmail visita il sito e la chiede: se c’è, gli viene mandato l’invito.

Ma dicevo delle caselle residue: ne ho ancora 17, per cui le affido ai primi diciassette lettori che risolvono questo ultimissimo quizzello leggermente pruriginoso, aperto anche ai non smanettoni e/o malati di fantascienza, della serie Educational, sottotitolo “mannaggia son tutte rifatte, e se non son rifatte hanno la controfigura”:

Abitualmente in TV indossa l’uniforme in un telefilm. Molti sarebbero lieti di ammirarla anche in altre tenute (o senza), ma pochi sanno che in un famoso film comico USA dei primi anni Novanta, pieno di effetti digitali, ha già dato tutto per il successo: ha fatto la controfigura nelle scene di nudo per un’attrice che è figlia di un celebre regista italiano. Chi è la donzella disposta a tutto? [Nota: nella versione diffusa nella newsletter, al posto di donzella avevo scritto signorina, ma non vorrei che qualcuno lo considerasse un indizio errato. L’attrice è attualmente sposata]

Lo so, non è un quiz molto informatico, ma l’ora è tarda e ho scoperto questa curiosità leggendo un libro sugli effetti digitali. Oltretutto, ora che c’è Internet, è molto difficile inventarsi delle domande non googlabili, per cui abbiate compassione.

La risposta va inviata al mio solito indirizzo topone@pobox.com, intitolando il messaggio “Quiz Gmail finale”. Buon divertimento!