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Allarme per “virus” Mac, calma!

Allarme per “virus” Mac, calma!

Trappola osé per utenti Mac, ma niente panico

Le segnalazioni di virus o altro malware per il mondo Apple sono talmente rare che quando arrivano fanno subito notizia, anche quando (come in questo caso), si tratta di un “virus” particolarmente sdentato, il cui unico pregio tecnico è di utilizzare dietro le quinte un sistema abbastanza elegante per commettere raggiri informatici.

Il meccanismo di base di questo “virus” (più propriamente un trojan), denominato OSX.RSPlug.A, è classico: l’utente visita un sito pornografico seguendo l’invito di un messaggio di spam e vi trova quelli che sembrano essere fotogrammi di un filmato osé.

Se vi clicca sopra nella speranza di vedere il filmato, ottiene una pagina che dice che Quicktime non è in grado di riprodurre il videoclip e che invita a scaricare un programma apposito, descritto come “una nuova versione del codec” necessaria per visualizzare il filmato, come mostrato nell’immagine qui sopra, tratta da Wired.

Se l’utente scarica il programma e accetta di installarlo (dando la password di amministratore), il trojan s’installa e prende il controllo del Mac.

Come avrete notato, si tratta quindi di una serie davvero notevole di azioni volontarie che l’utente deve compiere prima di potersi infettare: e se l’utente è così sprovveduto da abboccare a questa serie, non c’è sistema operativo che tenga ed è forse il caso di togliergli dalle mani il computer fino a quando avrà imparato a tenere a freno il testosterone e seguito un corso base di sicurezza e buon senso (quello che include la lezione “Passeggiare bendati in autostrada è pericoloso?”). Siamo, fin qui, nel campo del social engineering più classico: beccare gli allocchi usando le donne nude.

La parte tecnicamente interessante è quella dietro le quinte: il trojan cambia il server DNS impostato nel Mac e lo rimpiazza con uno ostile. Il server DNS ostile intercetta le richieste dell’utente di visitare siti dove avvengono transazioni, tipo Ebay o Paypal, e le redirige su siti-fotocopia nei quali l’utente immette i propri dati personali, password comprese, senza potersi accorgere di nulla. In alcune varianti, il server DNS ostile porta semplicemente ad altri siti porno, forse per trarre guadagni indiretti dalla pubblicità aumentando il numero di visitatori.

Sotto Mac OS X Tiger (10.4) non c’è modo di accorgersi della trappola, almeno a livello di interfaccia grafica; sotto Leopard (10.5) lo si può fare nelle preferenze di rete avanzate.

Chiaramente la prevenzione è come al solito la cura migliore; ma se siete così malaccorti da farvi infettare, usate uno dei tanti antivirus per Mac. Il vero problema è che se un utente è così poco sveglio da abboccare a trappole come questa, difficilmente sarà all’altezza di accorgersi dell’infezione. Almeno fino a quando non si accorgerà che il suo conto Paypal o in banca è stato svuotato.

Al di là di queste considerazioni tecniche, come nota anche l’articolo di Wired linkato sopra, questo trojan segna una tappa importante: significa che il Mac ha raggiunto una diffusione tale da diventare appetibile per i creatori di malware. E si potrebbe anzi dire che gli utenti Mac sono vittime più facili di quelli Windows, perché sono poco abituati a prendere precauzioni.

Questo vuol dire che è finito il mito dell’invulnerabilità dei Mac? Assolutamente no. Quello esiste soltanto nella fantasia dei fanboy e degli irresponsabili del marketing. Al sistema operativo si deve chiedere soltanto di essere robusto; al resto deve e dovrà sempre pensarci l’utente.

Mac OS X, account ospite cancellatutto

Mac OS X, account ospite cancellatutto

Occhio all’account ospite in Snow Leopard, cancella i dati degli altri account

Magagne per gli utenti Mac: da un mese a questa parte circola la segnalazione di alcuni utenti che, dopo aver effettuato la migrazione da Leopard a Snow Leopard, si sono trovati tutti i dati personali cancellati.

Il numero di utenti pubblicamente coinvolti è piccolo, circa un centinaio, ma l’imbarazzo è grande, perché questo genere di disastro non dovrebbe avvenire, soprattutto in un sistema operativo che pubblicizza così assiduamente la propria affidabilità.

Il problema si presenta quando un utente che ha cambiato da Leopard a Snow Leopard accede all’account ospite, intenzionalmente o per distrazione, e poi ne esce per rientrare nel proprio account normale. I dati dell’account normale risultano cancellati, come se l’account fosse stato azzerato (e in effetti è vuoto), e i dati non sono recuperabili se non si dispone di una copia di scorta.

Come rimediare? Apple dice di essere al corrente e al lavoro per risolvere il problema, che sarebbe molto raro: intanto è opportuno disabilitare l’account ospite. Se serve un account temporaneo da usare per gli ospiti, conviene crearne uno apposito e attivare i controlli censura o ridurne i privilegi.

Come sempre, la regola per sopravvivere è la solita: backup, backup e ancora backup. Perché prevenire è molto più facile che curare anche in informatica.

Fonti: The Register, Cnet, Cnet, BBC, Neowin.net.

OS X Snow Leopard disaggiorna Flash, riapre falle

OS X Snow Leopard disaggiorna Flash, riapre falle

Ve l’avevo detto, che era meglio aspettare: Snow Leopard riapre falle in Flash

La nuova versione di Mac OS X, Snow Leopard, ha un problemino: installa una versione di Flash vecchia che ha varie falle di sicurezza.

La versione installata da Snow Leopard è la 10.0.23.1, mentre quella corrente è la 10.0.32.18. Lo segnala la Adobe, proprietaria del software Flash, usatissimo dai siti Internet (è quello che permette per esempio ai video di Youtube di funzionare).

La società di sicurezza Sophos ha creato un video che mostra i dettagli del problema. In particolare, va notato che il downgrade viene effettuato senza alcun avviso all’utente e avviene anche se l’utente ha installato una versione più recente.

Le versioni meno recenti di Flash hanno una serie di falle che sono state prese di mira dai vandali e dagli aggressori online per penetrare nei computer altrui.

Sophos nota che è comprensibile che Apple abbia distribuito Snow Leopard usando l’ultima versione di Flash disponibile al momento di chiudere il prodotto, ma non è comprensibile che Apple non abbia pensato di far fare una verifica al programma d’installazione prima di sovrascrivere una versione di Flash più recente.

Conviene quindi precipitarsi subito da Adobe per verificare quale versione di Flash avete e, se necessario, scaricare l’aggiornamento che tura le falle. Installatelo seguendo le istruzioni: sarà necessario riavviare i browser che usate.

Windows e Mac, aggiornamenti a confronto

Windows e Mac, aggiornamenti a confronto

Debutta Mac OS Snow Leopard, in arrivo Windows 7

L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Oggi esce nei negozi la nuova versione del sistema operativo per computer Apple, denominata Snow Leopard, e il 22 ottobre uscirà la nuova edizione di Windows, chiamata semplicemente Windows 7.

In entrambi i casi non si tratta di rivoluzioni, ma di evoluzioni rispetto alle versioni precedenti; le novità ci sono, prima fra tutte l’inversione della triste tendenza a pretendere computer sempre più potenti per programmi sempre più elefantiaci, ma non si tratta di grandi balzi in avanti, per cui è facile avere incertezze su cosa fare. Aggiornarsi, spendere soldi e rischiare incompatibilità, oppure tenere quello che già si ha e funziona?

Come sempre, vale il consiglio di lasciare che siano gli altri a farsi male provando per primi le novità. Salvo che siate fanatici d’informatica, non c’è nessuna ragione impellente per aggiornarsi subito. Vi propongo una miniguida per orientarsi nelle novità dei due grandi concorrenti dell’informatica personale.

Mac OS X 10.6 Snow Leopard: più velocità senza cambiare computer

Attenti ai Mac vecchi. Questa edizione è adatta soltanto ai Mac con processore Intel: chi ha un computer Apple con processore PowerPC è tagliato fuori. Questo significa che certi computer Apple di soltanto tre anni fa potrebbero essere esclusi dall’aggiornamento.

Più velocità e snellezza a parità di computer. Gran parte delle modifiche rispetto alla versione precedente, Leopard, è dietro le quinte. Supporto migliorato per i processori multicore, modalità a 64 bit per dare alle applicazioni la possibilità di gestire più di 4 GB di RAM, sfruttamento del processore grafico per togliere carico di lavoro al processore principale e uno snellimento drastico delle applicazioni preinstallate producono una reattività sensibilmente più veloce senza dover cambiare computer. Però per ora nessuna applicazione scritta da altre case produttrici di software sfrutta queste potenzialità. Anche lo spazio occupato dal sistema operativo cala drasticamente, liberando diversi gigabyte di spazio su disco.

Compatibilità. Snow Leopard include ancora Rosetta, il “traduttore” che permette di eseguire le applicazioni scritte per le versioni PowerPC di Mac OS. Arriva il supporto per Microsoft Exchange 2007. I cambiamenti dell’interfaccia sono poco più che utili affinamenti e ritocchi (la possibilità di ordinare i file cronologicamente nella vista a colonne del Finder, per esempio), per cui chi usa già Leopard si troverà subito a proprio agio. E’ presto per un quadro globale, ma stando alle prime recensioni sembra che quasi tutte le applicazioni scritte per Leopard funzionino sotto Snow Leopard senza richiedere aggiornamenti, anche se The Register segnala una lista informale di possibili applicazioni problematiche, fra le quali spicca Photoshop Elements.

Quicktime. Diventa di serie la comodissima possibilità di montare rapidamente un video usando le funzioni ritaglia-copia-incolla di Quicktime, come se il video fosse un testo. Prima si pagava a parte. I video Flash sono riproducibili senza dover installare programmi accessori. A molti piacerà la possibilità di registrare sotto forma di video quello che avviene sullo schermo e di aggiungervi annotazioni: cose che si potevano fare anche prima, ma soltanto aggiungendo programmi appositi.

Antivirus? Ma non era immune? Gli smanettoni che hanno avuto tra le mani Snow Leopard in anteprima hanno scovato una funzione non pubblicizzata da Apple: una sorta di rudimentale antivirus per quei pochi virus o cavalli di Troia che esistono per il mondo Mac.

Prezzo. Se avete già Leopard, passare a Snow Leopard costa 39 franchi (29 euro) per l’edizione con licenza per un utente, 69 franchi (49 euro) per quella con licenze per un massimo di cinque utenti domestici (non aziendali o professionali) e 13 franchi (8,95 euro) per la licenza monoutente per chi ha acquistato un Mac nuovo dopo l’8 giugno 2009.
Chi ha la versione precedente, Tiger, è legalmente tenuto ad acquistare il Mac Box Set per essere in regola con le licenze, al prezzo di 219 franchi (169 euro) per la versione monoutente o 299 franchi (229 euro) per la versione con licenze per cinque utenti domestici. Il Mac Box Set include iWork 09, la potente suite di programmi equivalenti a Microsoft Office.
Tuttavia è emerso che non c’è alcun lucchetto digitale a imporre queste regole, tanto che l’aggiornamento da 39 franchi (29 euro) s’installa senza problemi anche se non c’è preinstallato Leopard. Apple ha scelto di fidarsi dell’onestà media degli utenti invece di complicare loro la vita con sistemi di controllo delle licenze.

Windows 7: Vista ripulito, dimagrito e velocizzato

Il 22 ottobre prossimo sarà disponibile per l’acquisto Windows 7, il successore di Windows Vista. Come Snow Leopard, non si tratta di una versione radicalmente nuova, ma di un affinamento della precedente, che debuttò tre anni fa con notevole malumore fra gli utenti per la sua pesantezza, lentezza e ossessione per la sicurezza.

A differenza di Snow Leopard, Windows 7 è stato offerto in prova gratuita temporanea a tutti gli utenti di Internet; l’offerta è scaduta pochi giorni fa. Occorre attendere l’uscita della versione definitiva per vedere come sarà realmente Windows 7, ma le recensioni basate sulla versione distribuita in prova gratuita e quella usata dagli sviluppatori sono decisamente positive: il messaggio generale è che Windows 7 è Vista fatto come si deve. Ecco qualche primo accenno alle novità che ci possiamo attendere.

Compatibilità. L’obiettivo di Windows 7 è la piena compatibilità con le applicazioni e l’hardware che funzionano sotto Vista. Per i problemi più gravi c’è un Windows XP Mode (Virtual PC ricarrozzato), ma soltanto in alcune versioni di Windows 7. Spariscono invece applicazioni familiari come Calendar, Mail (Outlook Express) e Movie Maker, sostituite da equivalenti via Web o scaricabili a parte, probabilmente per evitare problemi con gli enti antitrust. Può parere assurdo che un sistema operativo moderno non venga fornito con un client di posta, ma è così, e visto l’attuale orientamento dell’informatica verso i servizi online al posto del software sul PC, la scelta potrebbe rivelarsi trainante.

Aspetto. Chi ha familiarità con Vista non avrà grandi sorprese, ma gli utenti affezionati a Windows XP troveranno un’interfaccia drasticamente differente, piena di trasparenze ed effetti. La taskbar è stata ripensata a fondo e potenziata: per esempio, far scorrere il cursore sopra un’icona di un’applicazione attiva fa apparire delle mini-anteprime delle finestre aperte di quell’applicazione, e commutare da un’applicazione a un’altra tramite la taskbar è estremamente pratico. Anche la gestione delle periferiche e delle reti è stata semplificata, e il supporto per gli schermi tattili è stato potenziato in modo da includere anche il multi-touch.

Velocità maggiore senza cambiare computer. Windows 7 ha gli stessi requisiti hardware di Windows Vista, invece di aumentarli come è sempre avvenuto in passato. Anzi, funzionerà anche su computer sui quale Vista si rifiuterebbe di lavorare, come sui netbook. Le funzioni di ricerca nei file sono state potenziate e accelerate, e stando a chi l’ha usato assiduamente ci sono mille piccoli e grandi affinamenti che lo rendono un netto passo avanti rispetto a Vista. L’avvio e la chiusura sono più veloci; il supporto per i processori multicore è migliorato

Prezzi. A differenza di Snow Leopard, e come per Vista, Windows 7 sarà disponibile in un gran numero di versioni, con prezzi e prestazioni differenti, che causeranno non poca confusione negli utenti.
Per esempio, volete la modalità Windows XP? Vi serve Windows 7 Professional o Ultimate. Ma ci saranno anche la versione Starter, la Home Basic, la Home Premium e la Enterprise. Nei negozi ci saranno però quasi sempre soltanto due versioni, la Home Premium e la Professional, e chi vorrà potrà migrare a pagamento alle altre più complete.
Per ciascuna di queste versioni ci saranno inoltre sconti, prezzi e procedure differenti per migrare da Windows XP o da Windows Vista. C’è di che perdersi.
Nell’Unione Europea, i prezzi varieranno da 119.99 euro (Home Premium upgrade) a 319 euro (Ultimate Full) per le versioni non preinstallate; il prezzo di quelle preinstallate sarà incluso nel prezzo d’acquisto del computer nuovo. Chi ha acquistato da poco un computer con Windows Vista o ha comunque una licenza di Vista può già prenotare l’upgrade, ma non da tutte le versioni di Vista; la Home Basic è esclusa.

Anche in termini strettamente tecnici l’aggiornamento è una giungla: date un’occhiata a questo grafico di come si aggiorna Windows in base a quale versione di partenza si usa e quale versione di Windows 7 si desidera.

Che fare?

La scelta di Microsoft e Apple di offrire nuove versioni “risparmiose” dei loro sistemi operativi è certamente figlia di un periodo nel quale l’economia tira poco e non ci sono molti soldi da spendere in computer nuovi se quelli attuali vanno bene, ma è comunque una boccata d’aria fresca nell’evoluzione dell’informatica e merita un plauso.

Dalla corsa al gigantismo si è passati alla ricerca dell’efficienza per spremere maggiore produttività dall’hardware esistente, e questo è un bene non solo per i nostri portafogli individuali, ma per tutto l’ambiente, perché sistemi operativi con minori pretese comportano un minor numero di computer da rottamare, con tutto quello che ne consegue.

Passato il periodo di inevitabile rodaggio, nel quale verranno a galla le incognite delle funzioni DRM (anticopia) dei nuovi sistemi operativi, il mio consiglio è di migrare a Snow Leopard e Windows 7 rispettivamente. Non solo per ottenere benefici di produttività, ma per dare un segnale socialmente rilevante alle aziende: se invece di offrirci nuovi orpelli rutilanti che non abbiamo mai chiesto ci date sostanza e ci offrite roba pratica ma poco vistosa, siamo disposti a spendere anche in tempi di crisi.

E se non volete spendere e non vi fidate del software chiuso, potete sempre provare gratuitamente le varie distribuzioni di Linux, che ogni anno diventa sempre più automatico e intuitivo da installare e configurare, anche se le incompatibilità e le magagne ci sono tuttora. Alla fine, l’importante è lavorare usando il più possibile formati standard, per non ghettizzarsi e poter comunicare e condividere i dati con chiunque.

Fonti: The Register, Gizmodo, Ars Technica, Ars Technica, Gizmodo, ExtremeTech, Microsoft.com, Apple.com.

Google annuncia un sistema operativo

Google: in arrivo l’anti-Windows

Google ha annunciato che offrirà un proprio sistema operativo gratuito per personal computer, alternativo a quelli esistenti: il principale bersaglio in termini di concorrenza è Windows, ma anche Mac OS X di Apple e Linux sono nel mirino. Il paradosso è che questa nuova creatura di Google, battezzata Chrome OS, è figlia proprio di Linux.

Non preoccupatevi, comunque, per le vostre prossime scelte informatiche: si tratta di un semplice annuncio. Al momento non è possibile acquistare un computer dotato di Chrome OS: i primi esemplari saranno disponibili, secondo il comunicato ufficiale di Google, “nella seconda metà del 2010”. Il sistema operativo in sé sarà scaricabile da Internet “nei prossimi mesi di quest’anno”.

Chrome OS sarà piuttosto differente dai sistemi operativi concorrenti: è concepito per essere leggero, veloce e soprattutto basato su Internet. Invece di installare programmi, gli utenti di Chrome OS useranno le applicazioni presenti in Rete. Niente client di posta: si andrà alla pagina Web di Gmail. Niente programma di scrittura, niente spreadsheet: si userà Google Docs. E così via.

Questo permetterà alcuni grandi vantaggi per l’utente: non saranno necessari computer potenti, perché l’elaborazione verrà effettuata dai computer di Google; non sarà necessario effettuare la configurazione, la manutenzione e l’aggiornamento dei programmi, perché se ne occuperà Google; i dati saranno accessibili da qualunque computer (a patto di conoscere le chiavi d’accesso) e saranno al sicuro sui server di Google. Se vi si guastasse il computer o ve lo rubassero, oggi quanto tempo ci mettereste a ripristinare tutto e tornare al lavoro (ammesso di avere un backup dei dati)? Chrome OS promette di eliminare tutti questi problemi.

Si tratterà, dice l’annuncio ufficiale, di un sistema operativo leggero e minimalista: praticamente lo stretto indispensabile per avviare il computer, gestire le sue periferiche e affacciarsi a Internet con un browser (Google Chrome, già disponibile per Windows), attraverso il quale si accederà alla posta, alle applicazioni e ai dati.

Chrome OS funzionerà sui comuni processori tipo x86 (quelli presenti nei normali computer odierni) e sui processori ARM dei telefonini evoluti. Sarà basato su un kernel di Linux (non si sa quale, per ora) e quindi il suo codice sorgente sarà aperto e ispezionabile. In altre parole, la gran fanfara mediatica riguarda in sostanza una distribuzione di Linux ridotta all’osso e marchiata Google.

La differenza importante è che Chrome OS beneficerà delle risorse economiche e del potere contrattuale di Google per indurre i fabbricanti di computer e periferiche a fornire prodotti hardware e software compatibili con Linux, a preinstallare questo sistema operativo al posto di Windows, cosa che finora è avvenuta in ben pochi casi, e attingerà al talento del personale di Google per offrire un’interfaccia utente pulita e professionale (come del resto già si trova in varie distribuzioni di Linux, come Ubuntu). Secondo le FAQ di Chrome OS, Google è già al lavoro con Acer, Adobe, ASUS, Freescale, Hewlett-Packard, Lenovo, Qualcomm, Texas Instruments e Toshiba per la commercializzazione di computer dotati del suo sistema operativo.

In tutto il clamore possono restare inevase due domande di fondo. La prima è la compatibilità: quello che si fa con Chrome OS sarà leggibile e utilizzabile da chi andrà avanti a usare Windows, Mac OS X o Linux? Sì, a patto di usare un browser conforme agli standard. A differenza delle applicazioni tradizionali, che funzionano soltanto su uno specifico sistema operativo e vanno quindi prodotte in versioni differenti per Mac, Windows e Linux, le applicazioni via Web di Chrome OS saranno infatti indipendenti dal sistema operativo, cosa che costituisce un grande incentivo alla loro realizzazione e che rende molto meno importante di oggi il ruolo del sistema operativo.

Ai più anziani utenti della Rete questo ricorderà qualcosa: Netscape e i suoi piani di rendere irrilevanti i sistemi operativi e di mettere il Web al centro di tutto. In quel caso, il timore di vedersi minare la principale fonte dei propri utili indusse Microsoft a comportamenti estremi, che furono condannati dalle sentenze antitrust statunitensi ma che costarono la vita a Netscape e rallentarono non poco l’evoluzione dell’informatica. Sarà interessante vedere quale sarà la reazione di Microsoft questa volta.

Cosa forse più importante a livello del singolo utente, quest’architettura significa che in realtà non ci sarà alcun bisogno di passare a Chrome OS per averne i benefici (salvo forse la velocità di avvio e la parsimonia di risorse), per cui la compatibilità perfetta potrebbe paradossalmente rivelarsi il maggior freno all’adozione di questo nuovo sistema operativo. Non c’è molto incentivo a migrare a Chrome OS, se tanto tutti i servizi di Google funzionano già con il Mac o Linux o Windows che avete, mentre i programmi e i giochi che conoscete bene non funzionano sotto Chrome OS.

La seconda domanda inevasa è ancora più concreta: se si usa un sistema operativo basato su applicazioni e dati che risiedono su Internet, che si fa quando Internet non c’è?

La risposta in parte c’è già: Gmail, la posta di Google, è già usabile anche senza connessione Internet grazie a Gears. Lo stesso vale per Google Docs. L’obiezione più sottile ai piani di Google riguarda invece le attività informatiche che richiedono un elevato flusso di dati, come per esempio l’elaborazione di foto o video: su connessioni Internet lente, sarebbero un vero supplizio.

Ci sarebbe anche la questioncella della sicurezza, ma dietro a tutto questo c’è una domanda ancora più fondamentale. Vogliamo davvero regalare tutta la nostra posta, tutti i nostri contatti, l’agenda di tutti i nostri impegni, tutti i nostri documenti e presto persino il funzionamento stesso dei nostri computer a una singola azienda?

Mail.app lento?

Mail.app lento?

Mac, Mail.app annaspa? Provate a purgare l’indice

Questo articolo vi arriva grazie alle gentili donazioni di “bruncili” e “robertinob****” ed è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Sono crudele. Tiro sempre per il collo i miei computer, e i miei Mac non si sottraggono a questa regola: potrebbero invocare la Convenzione di Ginevra. Per esempio, ho dato in pasto a Mail.app (l’applicazione standard per la posta di Mac OS X) cinque anni di posta: circa 225.000 messaggi, allegati compresi, pari a circa 40 gigabyte. Come se non bastasse, l’ho impostato per gestire la posta via IMAP anziché il normale POP, in modo che la mia posta sia accessibile indifferentemente da qualunque computer e da qualunque client.

Questo ha rallentato non poco Mail e l’ha reso incline a piantarsi, per cui sono alla ricerca di soluzioni che gli ridiano lo smalto iniziale. Ho trovato online il consiglio di purgare la fuffa dal file di indice di Mail, ed effettivamente c’è stato un certo miglioramento dopo che l’ho applicato. Ecco dunque come procedere, naturalmente a vostro rischio e pericolo.

Innanzi tutto, fate un backup dei vostri dati. Siete stati avvisati.

Chiudete Mail, aprite una finestra di terminale (non occorre che l’account abbia poteri di amministratore) e digitate:

ls -lah ~/Library/Mail/Envelope\ Index

Questo vi dirà le dimensioni del file indice (nel mio caso, 250 megabyte):

-rw-r–r– 1 paolo staff 250M 6 May 09:27 /Users/paolo/Library/Mail/Envelope Index

Fin qui non avete fatto nulla: avete soltanto guardato. Ora date il comando di purga:

sqlite3 ~/Library/Mail/Envelope\ Index vacuum;

e aspettate qualche minuto intanto che il computer macina.

Alla fine, ripetete il primo comando per vedere le nuove dimensioni del file indice (nel mio caso 196 megabyte) e riavviate Mail. Dovreste notare un netto miglioramento di velocità.

Maggiori dettagli qui su Hawkwings.net.

Windows 7 pirata infetta utenti, megapatch per Apple

Windows 7 pirata infetta utenti, megapatch per Apple

Non piratate Windows 7: è disponibile legalmente. E se preferite la Mela, aggiornate Mac OS X

L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Due segnalazioni veloci dai due principali sistemi operativi: la prima riguarda Windows 7, il successore di Windows Vista. Le copie pirata circolanti in Rete sono spesso infette. Eweek, Zdnet e il Washington Post segnalano che una di queste copie infette agisce come un cavallo di Troia ed è riuscita ad infettare oltre 27.000 utenti.

L’infezione avanza al ritmo di circa 1500 nuove vittime al giorno, ma la società di sicurezza informatica Damballa è riuscita a prendere il controllo del sito Internet dal quale le copie infette prendevano ordini a insaputa degli utenti, convinti di essere stati particolarmente furbi. In realtà sono stati particolarmente gonzi, perché la Release Candidate di Windows 7 è scaricabile legalmente gratis dal sito ufficiale di Microsoft (dettagli qui; link diretto all’Evaluation Center italiano, grazie a Renato per la dritta).

La seconda segnalazione tocca gli utenti Apple: è uscita una mega-patch che porta il sistema operativo Mac OS X Leopard alla versione 10.5.7, rattoppando ben 67 falle di sicurezza, tre delle quali riguardano Safari, il browser predefinito del mondo Mac. L’elenco completo delle vulnerabilità corrette è sul sito di Apple in inglese e anche in italiano. E’ interessante notare che stando agli indizi presenti nella pagina di dettaglio di Apple, l’aggiornamento per Mac correggerebbe anche la segretissima falla che a marzo ha permesso a un utente noto solo come “Nils” di vincere con poca fatica un laptop Vaio e un premio in denaro alla gara di sicurezza CanSecWest, come raccontato qui.

Self-control via software?

Self-control via software?

Non hai self-control davanti al computer? Scaricalo

Chi passa tanto tempo al computer sa che la tentazione di bighellonare e distrarsi controllando posta, Facebook, Myspace, Twitter, feed RSS, chat e mille altre cose è sempre forte. Capita il momento in cui si è bloccati durante la scrittura di un articolo o di una relazione e serve “staccare” mentalmente un momento.

Il guaio è che questo genere di pausa mentale rischia facilmente di trasformarsi da un salutare cambio d’atmosfera, che permette di riprendere la concentrazione o di affrontare un problema con occhi nuovi, in un tic incontrollabile. Il fatto che i computer di oggi permettano di avere aperte simultaneamente mille applicazioni non aiuta. Lo so, ne sono afflitto anch’io e faccio molta fatica a resistere.

Se siete disciplinati, il rimedio più semplice è chiudere le applicazioni che possono distrarvi, prima fra tutti quella che usate per gestire la posta. Sembra banale, ma il semplice gesto di dover lanciare il client di posta o di Skype è di norma un dissuasore piuttosto efficace. Se siete bloccati in cerca d’ispirazione, provate ad allontanarvi dal computer e fare due passi: un tempo si usava la pausa caffè, e il consiglio è ancora valido.

Per chi non ha self-control c’è invece l’ultima trovata, presentata in concomitanza con il primo d’aprile e quindi sicuramente caricata di una buona dose d’ironia e parodia: un programma per Mac che si chiama Self-Control, scritto dall’artista Steve Lambert e recensita da Wired e Ars Technica.

Self-Control (disponibile per ora per OS X Leopard, con la versione Tiger in arrivo) è gratuito e molto semplice: vi immettete una lista dei siti che volete bloccare, scegliete un tempo per il quale li volete bloccare, e gli date il via. Tutto qui. Ma attenzione: il comando è irrevocabile, per cui agite con prudenza. Self-Control può bloccare automaticamente anche i server di posta che usate, per cui blocca a tutti gli effetti la mail per il tempo che gli specificate.

Mac infettati, arriva la prima iBotnet

Mac infettati, arriva la prima iBotnet

Anche i Mac finiscono zombificati

Gli esperti della società di sicurezza informatica Symantec hanno annunciato di aver scoperto quella che sembra essere la prima botnet di Mac, ossia una rete di computer Apple infetti e comandati da un unico padrone come se fossero zombi, in questo caso per lanciare attacchi contro siti specifici interrompendone o intasandone i servizi (denial of service).

La scoperta chiarisce ulteriormente il concetto che l’invulnerabilità di Mac OS X è un mito: la realtà è che qualunque sistema operativo è robusto quanto lo è l’anello più debole della sicurezza informatica, che è l’utente. Infatti le due varianti di software ostile per Mac che stanno creando la botnet circolano in Rete veicolate da copie pirata della suite di programmi iWork 09 e Adobe Photoshop CS4. Entrambe catturano la password dell’utente e prendono il controllo del Mac infetto usando tecniche di vario genere: per infettarsi è comunque sufficiente installare i programmi piratati, che funzionano regolarmente senza rivelare che sono cavalli di Troia.

Non si tratta quindi di virus, ma di trojan, e nessun sistema operativo è a prova di utente incosciente. Secondo i ricercatori Mario Ballano Barcena e Alfredo Pesoli del Virus Bulletin di Symantec e le ricerche complementari di Intego, i Mac infettati in questo modo sono alcune decine di migliaia e vengono già usati attivamente per scopi criminali, come segnala questo blog, che mostra uno script PHP che gira come root e attacca un sito (la cui identità non viene mostrata).

Un altro mito che cade è quello che il numero di utenti Mac sia troppo basso per renderli un bersaglio appetibile per i vandali e criminali informatici. A fine 2008, Apple deteneva il 7,2% del mercato dei personal computer negli USA: una quota di mercato evidentemente sufficiente a ingolosire i malfattori, tentati forse anche dalla diffusa tendenza degli utenti Mac a comportarsi in modo imprudente perché si ritengono immuni.

Rimuovere l’infezione è abbastanza facile, secondo Symantec, usando queste istruzioni.

Fonti: ZDNet, CBC.ca, Slashdot, The Register.

Salta il Disinformatico domani; sabato ci si vede in Deepcon?

Salta il Disinformatico domani; sabato ci si vede in Deepcon?

Fantascienza, 11 settembre, spazio e scienza, in attesa di Conficker

L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

L’appuntamento radiofonico del Disinformatico di domattina salta perché sono in partenza per la Deepcon 1o – Italcon 35 – Eurocon 2009, uno dei raduni ai quali cerco di non mancare mai, per ritrovare gli amici e per conoscere in carne e ossa gli attori e i realizzatori delle varie serie e gli scrittori di fantascienza.

Quest’anno gli attori ospiti sono Anthony Simcoe (Farscape), Max Grodenchik (Deep Space Nine) e Marina Sirtis (Star Trek: the Next Generation, Stargate e altre serie e film); sul versante tecnico ci sono Lolita Fatjo, Larry Nemecek e Janet Nemecek. Andrea Salsi, del CICAP, presenterà una conferenza su UFO, rapimenti alieni e “capelli d’angelo”. Ci sarà anche lo scrittore Bruce Sterling insieme a molti altri nomi noti del panorama letterario italiano e internazionale. Il programma completo, ghiottissimo in tutti i sensi (la mitica Eatcon va vissuta per crederci), è qui su DS1.it. Io presenterò una conferenza sui lunacomplotti domenica mattina.

Per gli appassionati di aviazione, segnalo sul blog Undicisettembre un articolo che traccia, lasciando da parte i complottismi, la storia dei caccia e dei piloti che si levarono in volo come prima linea di difesa quel giorno.

La Stazione Spaziale è diventata da poco uno degli oggetti più luminosi in cielo (preparatevi alla raffica di avvistamenti di “UFO” che produrrà) grazie all’aggiunta di quattro enormi nuovi pannelli solari altamente riflettenti; dopo dieci anni di lavoro, ha quasi raggiunto la sua configurazione definitiva. Una bella immagine della serie completa di pannelli è all’inizio di quest’articolo ed è tratta dal sito Nasa.gov. Proviene da un video ripreso dagli astronauti dello Shuttle, che si è sganciato dalla Stazione e si appresta a rientrare: ma gli astrofili da terra hanno già scattato immagini notevoli della più grande struttura mai costruita nello spazio. Qui sotto ne vedete un esempio di Ralf Vandeberg, tratto da qui:

La foto è stata scattata con un semplice telescopio newtoniano da 25 cm, con tracciamento manuale, e include lo Shuttle attraccato.

E se vi sembra che questo sia un bel modo di assistere alle missioni spaziali, che ne dite di gettarvi con il paracadute e la tuta planante nelle vicinanze della zona di lancio dello Shuttle, all’esatto momento del decollo? Il video è qui.

Nel frattempo sono stati recuperati circa 50 frammenti del primo asteroide la cui collisione con la Terra è stata prevista e registrata: 2008 TC3, un oggetto roccioso piuttosto fragile, grande come un’automobile, disintegratosi sopra il deserto del Sudan a ottobre scorso. Lo segnala la BBC con due articoli: uno e due. The Register e la Nasa hanno foto dei meteoriti recuperati. Non perdetevi la “scia chimica” della meteora.

Che fate il primo d’aprile? Attenti agli scherzi, ma questa che sto per dirvi non è una burla: il primo d’aprile è la data prevista di attivazione di Conficker, uno dei worm/virus più efficienti e sofisticati degli ultimi anni. Ha ormai infettato vari milioni di computer e nessuno sa di preciso cosa farà. Se vi interessano la sua storia e i dettagli dei rischi potenziali, date un’occhiata a questo articolo su Gizmodo e a questo su Slashdot. Anche The Register riassume bene la situazione e segnala l’analisi di Symantec e quella, dettagliatissima, di SRI.

E visto che chi ha un Mac non può partecipare alla grande festa di zombificazione del primo d’aprile, Sophos ha un bel video in cui dimostra un trojan (cavallo di Troia) per Mac, camuffato da programma per la TV in alta definizione. Non sfrutta una vulnerabilità di Mac OS X, ma la vulnerabilità psicologica dell’utente. E occhio se visitate con un PC Windows il sito-trappola citato da Sophos: c’è altro malware apposta per voi.