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Quando i dinosauri non erano digitali: Stan Winston fa scuola

Quando i dinosauri non erano digitali: Stan Winston fa scuola

Questo articolo vi arriva grazie alla gentile donazione di “rejetto”.

Un tempo l’animazione digitale non c’era e ci si ingegnava con modelli fisici. Presso StanWinstonSchoool.com c’è una magnifica serie di video del maestro degli effetti speciali Stan Winston che spiega quanti degli effetti di Jurassic Park erano in realtà ottenuti con modelli reali e non con il computer.

Certo, significava costruire un tirannosauro a grandezza naturale, del peso di quattro tonnellate e mezza, capace di muoversi rapidamente grazie ad attuatori idraulici e a una squadra di marionettisti, o di infilare una persona dentro una tuta animatronica che gli faceva assumere le sembianze di un Velociraptor. Ma funzionava. Funzionava talmente tanto che molte delle scene di Jurassic Park che comunemente si pensa che siano “fatte al computer” son in realtà ottenute alla vecchia maniera: con il lavoro di artigiani e scultori che saldano alluminio e acciaio e costruiscono oggetti, non immagini virtuali.

Anche se non seguite l’inglese, guardate lo stesso questi video, specialmente se siete giovani figli dell’era digitale: le immagini parlano da sole e vi spalancheranno un mondo. I dettagli della storia del T-Rex sono in questo post sul sito di Stan Winston. Buona visione.

L’evoluzione dell’impronta umana sulla Terra

Magnifica visualizzazione dell’impronta dell’umanità sulla Terra

Questo video riassume l’Antropocene: il periodo di ascesa ed espansione della specie umana fino a diventare una forza capace di cambiare il pianeta. Mai come oggi così tanti hanno avuto così tanto; mai come oggi corriamo il rischio di rovinare l’unica casa che abbiamo.

Se qualcuno vuole fare un’edizione in italiano di questo video, c’è una versione senza voce narrante e senza grafici qui su Vimeo. Maggiori informazioni sul progetto sono presso Anthropocene.info. Grazie a @Giovanni_Pt per la segnalazione.

Le correnti di mari e oceani come non le avete mai viste

Dio copia Van Gogh. Su una tela un po’ più grande

Quelle che state guardando sono le correnti degli oceani del nostro pianeta, visualizzate partendo dai dati del progetto ECCO2 della NASA. Altri video sono presso il Scientific Visualization Studio dell’ente spaziale. Assolutamente ipnotici.

Mister Pixar a Milano, figuraccia degli organizzatori

Mister Pixar a Milano, figuraccia degli organizzatori

John Lasseter a Milano: grande lui, patetici gli organizzatori

Ieri sera sono andato con la famiglia e gli amici a vedere John Lasseter a Milano. Lasseter è stato splendido: ha raccontato sia l’evoluzione straordinariamente rapida dell’animazione digitale, sia il processo creativo che porta alla creazione di un grande film d’animazione. Molti pensano che sia “tutto fatto dal computer”, ma Lasseter, con il supporto di spezzoni, bozzetti e immagini di lavorazione, ha chiarito molto eloquentemente che il computer è solo la tavolozza, ma la creatività è tutta merito degli artisti e della loro passione, e che il fondamento di un buon film non è la tecnologia, ma la scelta di una buona storia, di personaggi accattivanti e di un’ambientazione curata e credibile.

Lasseter ha anche presentato in anteprima italiana Small Fry, un cortometraggio con i personaggi di Toy Story, e ha risposto alle domande del pubblico con parole ricche di entusiasmo, ispirazione e incoraggiamento. Qui sotto vedete un paio delle foto scattate da Rodri Van Click e pubblicate qui per sua gentile concessione.

Per Meet The Media Guru, che ha coordinato l’evento, ho invece solo parole di compatimento. La serata con Lasseter era prenotabile via Internet, e questo dava l’impressione che chi aveva prenotato (come me e i miei amici) avesse diritto a un posto a sedere. Fa parte della logica di base dell’organizzazione di un evento: si accettano solo tante prenotazioni quanti sono i posti disponibili, poi le prenotazioni si chiudono, e chi non ha prenotato non entra. Non è un concetto high-tech, innovativo e introdotto da poco. Giusto?

Sbagliato. Quando siamo arrivati davanti al Dal Verme, dove si teneva l’incontro, c’era una calca incredibile. Centinaia di persone ammassate davanti agli ingressi, senza nessuna distinzione fra prenotati e improvvisati; disorganizzazione totale; spintoni, insulti e litigate; mezz’ora di ritardo e intervento drastico di un paio di vigili del fuoco per contenere la spinta della folla incazzatissima di essere tenuta all’oscuro della situazione e di scoprire che la prenotazione (fatta, si noti, dando a Meet the Media Guru il proprio indirizzo di mail e nome e cognome) non valeva nulla ed era una totale presa in giro.

Alcuni di noi sono riusciti a entrare lo stesso, per scoprire che gli unici posti liberi erano quelli dietro il banco regia, per cui Lasseter l’abbiamo visto solo in video pur essendo in sala. Altri sono stati convogliati in una sala separata, che proponeva lo streaming dell’incontro, con un audio insopportabilmente distorto e alto e senza gli spezzoni dei video della Pixar per presunti “problemi di copyright”. Non c’era traduzione: o capivi l’inglese, o ti arrangiavi. Molti sono andati a casa furibondi di aver buttato via la serata. Non è andata meglio anche ai giornalisti, ad alcuni dei quali la conferma dell’accredito stampa è arrivata solo due ore prima della conferenza stampa.Vergogna.

Cari sponsor, la prossima volta che organizzate un evento, chiamate un circolo di cucito invece di questi superfighi che si danno arie da Web 2.0, invitano a tweetare e poi incespicano su cose fondamentali come la gestione dei posti a sedere. Le comari del circolo lasciano perdere cellulare e iPad e sanno sicuramente fare di meglio con carta e penna. E soprattutto buon senso.

Ricostruzione digitale dell’ammaraggio US Airways nell’Hudson

Ecco a cosa serve l’addestramento dei piloti di linea

La Scene Systems ha realizzato un’animazione che ricostruisce accuratamente il breve volo dell’aereo di linea che il 15 gennaio scorso è ammarato nel fiume Hudson dopo aver subito avarie ad entrambi i motori a causa dell’impatto con uno stormo di uccelli.

L’animazione utilizza l’audio della torre di controllo (con l’incredibile aplomb del pilota, che ha salvato tutti i passeggeri) e termina con una chicca che vi lascio scoprire. Affascinante. I dettagli della realizzazione sono qui.

L’universo in sei minuti

Video: tutto l’universo conosciuto

Questo articolo vi arriva grazie alle gentili donazioni di “boni.p****” e “pesante-80”.

Vi sfido a rimanere impassibili di fronte a quest’animazione in scala, basata sui dati scientifici più precisi finora disponibili, il Digital Universe Atlas, che vi porta dalle montagne del Tibet ai limiti dell’universo conosciuto. Abbassate le luci, portatelo a tutto schermo nella versione quasi HD, e godetevi lo spettacolo.

Sì, siamo niente nell’ordine dell’universo. Ma noi piccoli ammassi di neuroni su un insignificante pianetucolo in una banale periferia di una galassia come tante altre siamo capaci di comprendere tutto quest’universo. Questa è la strada di conoscenza che abbiamo percorso in soli quattrocento anni, da quando Galileo ha alzato il suo cannocchiale verso le stelle. Pensare a quello che faremo e scopriremo nei prossimi quattrocento è un brivido esaltante.

Mostrate questo video ai vostri figli, o ai vostri studenti, se ne avete, e osservate la loro reazione. Vedrete all’opera il fascino della scienza e capirete la forza della sua seduzione appagante. Che col tempo non sfiorisce, ma non fa che aumentare. Buone feste.

Fonte: Kottke.org
Oltre il bizzarro: da Taiwan ricostruzioni animate di notizie

Oltre il bizzarro: da Taiwan ricostruzioni animate di notizie

Nuove frontiere del giornalismo? A Taiwan animano le notizie così

Vista la fame ossessiva di immagini che caratterizza la televisione e sempre più anche gli altri mezzi d’informazione, tanto che se non c’è la foto non è successo e se non c’è la si inventa, la Next Media Animation, una società taiwanese legata al magnate dell’editoria Jimmy Lai, s’è ritagliata una nicchia di mercato tanto originale quanto bizzarra e controversa: prende le notizie e ne inventa il filmato.

La società produce infatti a tempo di record delle animazioni delle notizie di cronaca usando una grafica computerizzata da vecchio videogame (ma basata su un sofisticato motion capture) e sceneggiando e sonorizzando le animazioni con un gusto talmente eccentrico da averle rese famose in Rete a prescindere dall’utilizzo originale per il quale erano state concepite.

Per esempio, ecco come è stata raccontata da Next Media la vicenda dei problemi d’antenna dell’iPhone 4: Steve Jobs che batte Bill Gates e ne ruba il costume da Darth Vader di Star Wars, tortura con i suoi poteri Jedi il giornalista di Gizmodo che aveva “trovato” il prototipo e l’aveva rivelato al mondo, e risolve il problema di ricezione di un utente inferocito mozzandogli con la spada laser le dita che interferiscono con l’antenna. Certo, la si può interpretare come metafora poco sottile del modo in cui Apple ha gestito la vicenda, ma resta il fatto che alcune immagini sono un po’ forti:

E guardate come viene raccontato il caso di Steven Slater, l’assistente di volo della JetBlue che pochi giorni fa si è licenziato in modo spettacolare: dopo essere stato aggredito da un passeggero indisciplinato mentre l’aereo era fermo in aeroporto a fine volo, ha annunciato furibondo le proprie dimissioni ai passeggeri e poi se n’è andato usando lo scivolo d’emergenza dell’aereo, lungo il quale è sceso con una birra in mano. Notate la risata satanica durante la discesa: un capolavoro di finezza.

La reazione dei media tradizionali è piuttosto stizzita, come si può vedere in questo servizio della CNN che presenta anche la notevolissima tecnologia di produzione dei video (venti secondi d’animazione pronti e finiti in quattro ore).

Jimmy Lai si difende sostenendo che i suoi video sono richiesti perché costano poco e soddisfano i clienti, ma usare una grafica da videogioco per le notizie di cronaca rischia di svilirle e di creare confusione fra gioco e realtà. Se la notizia di una sparatoria viene raccontata al telegiornale accompagnandola con quello che sembra uno spezzone di un videogioco, il senso di realtà va a farsi benedire, specialmente nella mente dei più giovani.

C’è inoltre il problema serio della manipolazione delle notizie. Per esempio, se la notizia da animare parla genericamente di un rapinatore senza specificarne la fisionomia, gli animatori lo disegneranno alto o basso? Biondo o castano? O ancora più seriamente: bianco o nero? Ispanico o mediorientale? Le possibilità di influenzare la percezione delle notizie sono enormi e pericolose, perché le immagini restano molto più impresse delle parole. Ridiamoci su, finché si tratta di Steve Jobs e delle peripezie del suo telefonino, ma non so se rideremo ancora se qualcuno mostrerà a cartoni animati la decapitazione di un ostaggio o un attentato.

Dite che non succederà mai? Che nessuno avrebbe così poco buon gusto? Allora non avete visto cos’ha fatto Giulietto Chiesa già tre anni fa con l’11 settembre nel suo film Zero.

Quella la chiami interfaccia? QUESTA è un’interfaccia

Un’interfaccia grafica da fantascienza, ma è reale

Questo articolo vi arriva grazie alle gentili donazioni di “archiloco” e “gb”. L’articolo è stato modificato dopo la pubblicazione iniziale.

C’è molta gente che se la tira parecchio perché ha un’interfaccia grafica più bella di quella del vicino (Vista o Mac OS X o Linux con Beryl che sia). Se siete in quella categoria, auguratevi di non avere mai come vicino Jeff Han. Guardate questo suo video.

No, non è una photoshoppata: è reale. Maggiori info, in inglese, qui.

Nota: purtroppo il link porta a una pagina piena di serpenti di una pubblicità Microsoft prima di mostrare il video. Quindi se come me avete una forte intolleranza acquisita (per i serpenti, intendo), usate prudenza. La versione embedded del video, che ho ospitato per un po’, salta la pubblicità, ma fa crashare il browser di alcuni lettori. Sorry.

Direttamente dalla Valle dell’Inquietante

Perché il digitale ci sembra finto? Colpa di madre natura

I personaggi umani digitali di Hollywood, anche i più costosi, hanno sempre quel certo non so che di sbagliato, qualcosa nel modo in cui si muovono e nelle loro espressioni, per quanto siano sofisticati e precisi. Si chiama Uncanny Valley: è l’avvallamento nel grafico che lega la verosimiglianza di un umano artificiale e il suo grado di repulsione.

In pratica, è dagli anni Settanta che si studia il problema che se un essere robotico non somiglia affatto a un essere umano (per esempio i robot di saldatura della Fiat), viene accettato senza problemi; ma man mano che il robot diventa più somigliante, assumendo forme umanoidi e acquisendo un viso e movenze simili ma non identiche a quelle umane, la nostra accettazione precipita e invece cresce il nostro senso d’inquietudine nei suoi confronti.

Guardate questo video e ditemi se non lo trovate incredibilmente dettagliato ma proprio per questo ancor più inquietante.

Ne potete vedere una versione ad alta risoluzione, insieme ad altre demo davvero notevoli, presso Studiopendulum.com.

Perché, nonostante tutto, ci sembrano falsi questi personaggi? Perché i processi di riconoscimento dei movimenti sono fra i più basilari della mente umana. Siamo programmati dalla nascita, o da decenni di apprendimento, a saper distinguere gli oggetti in base al modo in cui si muovono. Riconoscere le caratteristiche del movimento di un essere umano è una risorsa di sopravvivenza fondamentale: un movimento irregolare o calibrato in un modo particolare può indicare una malattia, un richiamo o un rifiuto sessuale, una minaccia o una menzogna. Riconosciamo lo stato d’animo di una persona che conosciamo bene dal più piccolo cambiamento nella sua gestualità.

Per questo non si ingannano milioni di anni di evoluzione con qualche decennio di grafica digitale, e i progressi del cinema lasciano freddi nonostante i milioni di dollari spesi.