Vai al contenuto
Un miliardo di telefonini Android infettabili con un messaggino? OK, PANICO. Ma non troppo

Un miliardo di telefonini Android infettabili con un messaggino? OK, PANICO. Ma non troppo

L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale. Ultimo aggiornamento: 2015/08/01.

Angoscia in Rete per la notizia che una grave falla di sicurezza riguarda un miliardo di telefonini Android: per infettarli e/o rubarne i dati è sufficiente che ricevano un MMS appositamente confezionato. La falla, scoperta dalla società di sicurezza informatica Zimperium, è stata battezzata Stagefright (dal nome della libreria software di Android coinvolta) e colpisce tutte le versioni di Android dalla 2.2 in avanti.

Niente panico: nella maggior parte dei casi è sufficiente disabilitare la ricezione automatica degli MMS in Google Hangouts e nelle altre applicazioni e imparare a non cliccare sui link agli MMS. Per Hangouts basta andare nelle Impostazioni e disabilitare Recupera automaticamente MMS, come mostrato qui accanto. Bisogna inoltre andare nell’app Messaggi, scegliere Impostazioni e disattivare Recupero automatico nella sezione dedicata agli MMS.

Google ha già corretto la falla, ma spetta ora ai produttori di telefonini distribuire l’aggiornamento correttivo predisposto da Google, e qui sta il problema: se il vostro telefonino non è recente, probabilmente non verrà mai aggiornato e resterà perennemente vulnerabile. Va detto che finora non ci sono segnalazioni dello sfruttamento della falla da parte di criminali informatici.

La lentissima o inesistente disseminazione degli aggiornamenti, priva della gestione diretta e centrale che hanno per esempio Microsoft o Apple, è da sempre uno degli aspetti più criticabili di Android, e Stagefright ne mette bene in luce i limiti. Gli unici telefonini Android che ricevono gli aggiornamenti direttamente da Google sono i Nexus di Google; tutte le altre marche decidono autonomamente se, come e quando creare e distribuire gli aggiornamenti.

Certo, se siete avventurosi potete provare a installare un Android alternativo, come CyanogenMod, per il quale c’è già la correzione della falla. Per la maggior parte degli utenti la soluzione più fattibile, ma anche quella più consumista, è invece acquistare uno smartphone Android più recente.

Fonti: Zimperium, EFF, Androidcentral, Twilio.

Comandare un fucile di precisione via Wi-Fi? Ma che bell’idea

Comandare un fucile di precisione via Wi-Fi? Ma che bell’idea

La texana Tracking Point fabbrica costosi fucili di precisione a puntamento computerizzato: il tiratore indica il bersaglio nel mirino e poi il fucile decide quando tirare il grilletto perché la canna è correttamente puntata verso il bersaglio. Con un sistema del genere, qualunque dilettante dalla mano malferma può credersi un tiratore scelto.

C’è un piccolo problema: il fucile informatizzato è collegabile via Wi-Fi a un computer esterno. Già l’idea di avere un fucile collegabile tramite Wi-Fi può sembrarvi un tantino imprudente, ma c’è di più: il collegamento è bidirezionale, nel senso che permette al fucile anche di ricevere comandi in ogni momento. Ciliegina sulla torta, la password del Wi-Fi del fucile non è modificabile.

Ci vuole una dose rara d’incoscienza per progettare un’arma in questo modo. Il risultato è facilmente prevedibile: i ricercatori di sicurezza Runa Sandvik e Michael Auger hanno dimostrato che è possibile prendere il controllo completo del fucile della Tracking Point a distanza, via Wi-Fi, alterandone i parametri di sparo e quindi facendogli mancare completamente il bersaglio oppure disabilitandolo del tutto.

In un video eloquentissimo, Sandvik e Auger mostrano come manipolano il software del fucile per fargli colpire il bersaglio accanto a quello mirato.

Dovrebbero chiamarla la Regola del Comandante Adama (protagonista della serie Battlestar Galactica ed epicamente riluttante – pienamente a ragione – a mettere in rete i sistemi d’arma): se ti può uccidere, non interconnetterlo.

Fonti: Wired, CNN, Sophos.

Anche se non v’importa di HackingTeam, i suoi trucchi sono già in mano ai criminali: meglio impostare bene Flash

Anche se non v’importa di HackingTeam, i suoi trucchi sono già in mano ai criminali: meglio impostare bene Flash

Questo articolo vi arriva gratuitamente e senza pubblicità grazie alla gentile donazione di “fafiore*” e “m.sabba*”. Se vi piace, potete incoraggiarmi a scrivere ancora.

È importante aggiornare Flash appena possibile, se lo usate, e magari disattivare la sua esecuzione automatica: oggi è una giornata ad alto rischio.

I file recentemente trafugati a HackingTeam contengono infatti un exploit, ossia un attacco, che sfrutta una vulnerabilità finora sconosciuta di Flash, catalogata come CVE-2015-5119 (informativa Adobe; informativa CERT). I criminali informatici sono stati come al solito velocissimi: hanno già integrato l’exploit nei loro attacchi, che hanno effetto su chi ha Flash fino alla versione 18.0.0.194 inclusa. L’attacco richiede semplicemente una visita a un sito Web.

Diffidate degli inviti automatici ad aggiornarvi, potrebbero essere trappole: usate invece le pagine apposite di Adobe per controllare che versione avete e scaricare la più recente, che in questo momento è la 18.0.0.203.

Per gli utenti Mac: stranamente, sul mio Yosemite il plug-in Flash nelle Preferenze di Sistema non rileva automaticamente la disponibilità dell’aggiornamento 18.0.0.203 e bisogna forzare l’aggiornamento andando sul sito di Adobe a scaricarlo.

Già che ci siete, evitate che un sito ostile vi faccia partire Flash a sorpresa: le istruzioni per Firefox, Chrome, Safari e Internet Explorer sono qui.

Aggiornamenti di sicurezza importanti per Windows, Office, Flash Player, Acrobat, Reader

Aggiornamenti di sicurezza importanti per Windows, Office, Flash Player, Acrobat, Reader

Questo articolo vi arriva gratuitamente e senza pubblicità grazie alla gentile donazione di “giovanni.por*”. Se vi piace, potete incoraggiarmi a scrivere ancora.

Mettete in preventivo un po’ di tempo oggi per aggiornare i vostri computer: Microsoft ha rilasciato degli aggiornamenti importanti che tappano una cinquantina di falle di sicurezza in Windows e in altri suoi prodotti (.NET, Office, Silverlight) e Adobe ha fatto altrettanto per chiudere una ventina di vulnerabilità in Flash Player, Air, Reader e Acrobat per Windows, OS X e Linux.

Questi aggiornamenti non sono da trascurare: tre sono stati classificati da Microsoft come “critici”, perché consentono di attaccare il computer senza che l’utente debba fare nulla di speciale. Una delle falle corrette, la MS15-044, permette l’attacco informatico semplicemente convincendo l’utente a visualizzare una pagina Web o un documento appositamente confezionato.

Per quanto riguarda il software Adobe, controllate se avete installato Flash usando questo link in italiano: se l’avete installato, verificate di avere la versione indicata nella tabella mostrata dal link. Se necessario, aggiornatevi facendo attenzione a non installare software indesiderato come per esempio Security Scan di McAfee.

Google Chrome, che include una propria versione di Flash, si aggiorna automaticamente al riavvio; in alternativa potete forzare l’aggiornamento facendo clic sulle tre barrette a destra della casella dell’indirizzo e scegliendo la voce Informazioni su Google Chrome.

Se usate Adobe Reader o Acrobat, procuratevi i rispettivi aggiornamenti. Buon divertimento.

Fonti aggiuntive: Microsoft Technet, Krebs On Security.

HackingTeam e quei link a YouPorn: una possibile spiegazione non comica

HackingTeam e quei link a YouPorn: una possibile spiegazione non comica

Ieri ho scambiato un po’ di idee sulla vicenda HackingTeam con Antonio Forzieri, esperto di sicurezza di Symantec. Tornerò in un prossimo articolo sull’approccio delle società che vendono antivirus e prodotti per la sicurezza informatica a casi come questo, ma intanto volevo anticipare un argomento particolare fra i tanti che abbiamo toccato: entrambi ci siamo trovati perplessi di fronte alla presenza, fra i file trafugati a uno degli amministratori di sistema di HackingTeam, di un file di testo contenente un elenco di link a video pornografici, come vedete parzialmente qui accanto e come descritto in dettaglio in questo mio articolo.

Questo file ha suscitato molta ilarità in Rete, ma le risate hanno forse messo in secondo piano una domanda: che senso ha avere un file del genere? Una ipotesi è che si tratti di un file aggiunto dagli intrusi per ridicolizzare HackingTeam, e in effetti la strategia di far sembrare l’azienda un covo di pornomani dilettanti sembra aver avuto un certo effetto mediatico.

Ma c’è un’altra ipotesi che Forzieri e io abbiamo considerato e che i dati di Wikileaks rilasciati oggi sembrano supportare: l’elenco di link sarebbe legato a uno dei metodi d’infezione usati da Hacking Team.

Una ricerca nell’archivio Wikileaks usando il nome di uno dei siti pornografici citato nell’elenco porta infatti a un fitto scambio di mail del supporto tecnico di HackingTeam. In queste mail si parla di un “Network Injector” di nome INJECT-HTML-FLASH. che avrebbe effetto su un numero notevole di siti di video, quasi tutti pornografici e tutti basati su Flash. Youtube ne sarebbe immune:

INJECT-HTML-FLASH supported sites:
1) http://www.youtube.com (NO HTTPS)
2) http://www.veoh.com
3) http://www.metacafe.com
4) http://www.dailymotion.com
5) http://www.break.com
6) http://www.youporn.com
7) http://www.pornhub.com
8) http://www.xhamster.com
9) http://www.xvideos.com
10) http://www.porn.com
11) http://www.xnxx.com

Unfortunately youtube might not work, because they started the migration to https,
for this reason sometimes it works and sometimes it doesn’t.
These are other sites which are currently supported:
http://www.veoh.com
http://www.metacafe.com
http://www.dailymotion.com
http://www.youporn.com

(fonte: fonte)

I visitatori di questi siti non si facciano prendere dal panico, comunque: da alcuni di questi messaggi sembra proprio che non si tratti di un attacco che infetta tutti quelli che guardano questi siti o quei video specifici e che non ci sia alcuna violazione dei siti stessi. In realtà si tratterebbe di una tecnica che consiste nell’intercettare la connessione a Internet del bersaglio e alterarne il contenuto, in modo che il bersaglio (e solo il bersaglio) riceva una versione alterata del video che contiene un attacco basato su una falla di Adobe Flash:

Ogni volta che va l’attacco inject flash dovrebbe esserci subito dopo anche una replace (significa che con inject flash il video e’ stato sostituito mentre con la replace dopo il target ha scaricato il flash con la backdoor).

(fonte)

1) Inject exe ovvero infezione tramite melting degli exe scaricati dai target windows

2) Inject html flash ovvero infezione tramite melting degli installer di flash player per sistemi windows file exe, os x file dmg, linux file deb. Con questo attacco viene fatto prima un injection sulla pagina di youtube per rimpiazzare il video con il download del fake flash installer, una volta che il target apre il link del download del flash installer meltato viene applicata una regola di replace e in questo modo si avvia il download del target del file

3) Inject html file questo attacco serve per injectare codice html all’interno di qualsiasi pagina html. Viene usato al momento per l’exploit su internet explorer, ovvero viene injectato un iframe nella pagina html che richiama automaticamente dell’exploit da uno dei nostri server. Se hai domande specifiche sull’exploit ti consiglio di chiedere a guido perche’ e’ lui che se ne occupa

4) Replace questo attacco serve per rimpiazzare qualsiasi risorsa sul web con una customizzata, l’importante che risorsa da sostituire e risorsa sostituita siano dello stesso formato, ovvero un apk con un apk, una pagina html con una pagina html e cosi via.

(fonte)

In altre parole, potrebbe esserci una giustificazione per nulla ridicola per la presenza di quei link a luci rosse. Meglio quindi non considerarla come prova dell’inettitudine del personale di HackingTeam.

Adobe Flash, aggiornamento d’emergenza

Adobe Flash, aggiornamento d’emergenza

Adobe ha rilasciato un ennesimo aggiornamento di sicurezza per Adobe Flash che risolve un difetto che consente agli aggressori di prendere il controllo dei computer Windows, OS X e Linux. Secondo Flash Tester è il dodicesimo dall’inizio dell’anno.

La falla viene già sfruttata dai criminali informatici e quindi se usate Flash non è il caso di rinviare l’installazione dell’aggiornamento.

Come consueto, per sapere se state usando la versione più aggiornata di Flash, visitate la pagina apposita di Adobe con ciascuno dei browser che usate. La versione attuale è la 18.0.0.194, sia per Windows, sia per Mac OS; lo è anche per Linux, a meno che usiate Firefox, nel qual caso è la 11.2.202.468. Per gli utenti di Google Chrome e Internet Explorer l’aggiornamento è automatico; chi ha bisogno di scaricarlo e installarlo manualmente deve andare a questo indirizzo di Adobe.

Come al solito, diffidate degli avvisi che compaiono sullo schermo: possono essere falsi e possono portarvi a siti che fingono di essere quello ufficiale di Adobe e vi convincono a installare un finto aggiornamento che in realtà infetta il computer.

Come ulteriore misura di prudenza, potreste decidere di disinstallare Flash oppure di limitarne l’attivazione automatica, come descritto in questo articolo.

Auto senza chiave troppo facili da aprire

Auto senza chiave troppo facili da aprire

Molte automobili moderne offrono un sistema keyless di apertura delle portiere e di accensione del motore: al posto dell’ormai consueto telecomando c’è una tessera o una chiavetta elettronica che l’utente può tenere in tasca o in borsa e che apre l’auto e la avvia semplicemente avvicinandosi e toccandone la portiera.

Una gran comodità, ma secondo il giornalista Nick Bilton del New York Times ci sono dei problemi di sicurezza che è meglio conoscere: lui li ha scoperti quando ha visto due ragazzini avvicinarsi alla sua auto, premere un tasto su una misteriosa scatoletta di colore nero e aprire la portiera.

A quanto risulta dalle prime indagini, la scatoletta è un amplificatore di segnale che consente di far credere all’auto che la sua “chiave” elettronica sia vicina quando in realtà è distante (per esempio in casa, mentre l’auto è parcheggiata davanti all’abitazione) e che quindi le portiere debbano sbloccarsi perché il proprietario vuole salire a bordo.

Nelle auto che hanno un normale telecomando, è questo telecomando a trasmettere un segnale radio verso l’automobile; ma in quelle con la tessera o chiavetta elettronica è l’auto a trasmettere costantemente un debole segnale radio che cerca la chiave. Se la trova, le portiere si aprono. L’amplificatore di segnale, un oggetto fra l’altro molto a buon mercato e facilmente reperibile, inganna questo sistema facendogli credere che la chiave sia vicina e che quindi il proprietario dell’auto voglia aprirla e quindi consente l’intrusione silenziosa nella vettura.

La soluzione migliore è non avere questo sistema di chiusura, ma se non lo si può evitare è opportuno tenere la chiave in un contenitore schermante (una scatola metallica o un forno a microonde – ovviamente spento!) quando non la si vuole usare.

Poteva cancellare tutti i video di Youtube e non l’ha fatto: lo ricompensano con 5000 dollari

Poteva cancellare tutti i video di Youtube e non l’ha fatto: lo ricompensano con 5000 dollari

Giusto un paio di settimane fa vi ho raccontato la vicenda di Laxman Muthiyah, un ricercatore di sicurezza informatica che aveva scoperto che era possibile cancellare qualunque album di foto su Facebook con un semplice comando, lo aveva segnalato ai responsabili del social network ed era stato ricompensato con 12.500 dollari. Adesso arriva un nuovo episodio che dimostra quanto sono fragili i servizi informatici che usiamo sempre più spesso come deposito delle nostre foto, dei nostri contatti e dei nostri video.

Stavolta la falla è emersa in Youtube: l’ha scoperta Kamil Hismatullin, un informatico russo, che si è reso conto che bastava inviare a Youtube una sequenza di caratteri appositamente confezionata per cancellare qualunque video esattamente come se l’avesse cancellato il titolare dell’account Youtube. Prima di spiegarla e illustrarla pubblicamente con un video (mostrato qui sotto), ha informato Google, proprietaria di Youtube, che ha risolto la vulnerabilità e ha ricompensato Kamil con il premio massimo previsto da Google per la scoperta di difetti di questo genere: cinquemila dollari.

Complimenti a Hismatullin per la scoperta del baco, ma soprattutto per la sua capacità di trattenersi dall’usare il suo straordinario potere per cancellare i video che gli stanno antipatici o per compiere estorsioni: per esempio, avrebbe potuto cancellare Gangnam Style e i suoi due miliardi di visualizzazioni come se niente fosse. In effetti l’informatico russo ha ammesso che delle 6-7 ore spese a indagare questa falla, almeno un paio le ha trascorse a lottare contro la tentazione di cancellare tutti i video di Justin Bieber, ma alla fine “nessun video di Justin Bieber è stato maltrattato”.

Premi da record alla disfida degli smanettoni Pwn2Own 2015

Premi da record alla disfida degli smanettoni Pwn2Own 2015

Come ormai consueto da qualche anno, a Vancouver si è tenuta la gara annuale a premi Pwn2Own, dedicata a rivelare e correggere i difetti nei sistemi operativi e nei browser. Il bottino di quest’anno è stato molto abbondante: sotto i colpi degli esperti sono crollati Windows, Adobe Flash e Reader, Internet Explorer, Mozilla Firefox, Google Chrome e Safari, e il concorrente JungHoon Lee ha incassato in tutto 225.000 dollari di premi.

Le regole di Pwn2Own sono pensate per spettacolarizzare la ricerca di falle informatiche: i concorrenti si siedono al computer-bersaglio e hanno trenta minuti per prenderne il controllo semplicemente facendogli visitare un sito con il browser scelto. Ma gli attacchi solitamente durano pochi secondi: i concorrenti, infatti, si sono preparati prima con mesi di studio. L’attacco a Chrome, per esempio, è durato solo due minuti; quello a Firefox è durato mezzo secondo. Una lezione di umiltà per tutti i fan dei vari sistemi browser.

Ma la gara non è soltanto spettacolo: le falle sfruttate dai ricercatori che gareggiano vengono spiegate ai produttori dei browser, che le correggono e le diffondono tramite gli aggiornamenti. Il risultato finale è che noi utenti siamo più protetti.

Fonti aggiuntive: Naked Security.

MINI: OS X 10.9 vulnerabile a Shellshock tramite DNS reverse lookup

CVE-2014-3671: DNS Reverse Lookup as a vector for the Bash vulnerability (CVE-2014-6271 et.al.).

La vulnerabilità è risolta dalla patch (HT1222) del 29 settembre scorso.

Se qualcuno ha tempo di studiarsi l’advisory e chiarirne l’effettiva portata al di là degli entusiasmi degli appassionati di sicurezza, i commenti sono a sua disposizione.