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Radio: i temi di oggi

Disinformatico radio: Red Bull “tossica”, giganti in India, Satana nel codice a barre, burle estive online e ricerca video

Come consueto, anche questo martedì sta per andare in onda l’edizione radio del Disinformatico, in diretta dalle 11 alle 12 sulla Rete Tre della Radio Svizzera di lingua italiana, ricevibile anche in streaming in tempo reale (Real Audio) e in differita come podcast.

Ecco i temi della puntata di oggi, che troverete dettagliati in questo blog nel corso della diretta:

  • La bibita che “ti mette le ali”, Red Bull, contiene davvero una sostanza allucinogena usata dai militari americani in Vietnam, come afferma un appello che circola via e-mail, o è completamente innocua? Analisi della psicologia di un allarme online.
  • Un giornale ha pubblicato foto sconcertanti di uno scheletro umano gigantesco che sarebbe stato trovato in India. Cosa c’è sotto, e da dove vengono in realtà quelle foto? Piccolo viaggio nella fisica per spiegare perché non possono esistere i giganti.
  • Il codice a barre dei prodotti è accusato di contenere il numero di Satana, il 666: c’è chi chiede di bandirlo o riformularlo. Ma è forse il caso di consigliare meno ansia e più studio a chi lancia questi appelli.
  • Burle estive per gli amici: come imbrattare (virtualmente) un muro con una scritta impossibile e altri effetti speciali.
  • Non solo Youtube, non solo Google Video: parliamo di Blinkx, il motore di ricerca per i filmati che “ascolta” e “vede” i contenuti e cataloga da solo i video invece di dipendere dall’intervento degli utenti.

A fra poco!

Burle digitali: il vostro nome in campo o su un muro (virtuale)

Burle digitali: il vostro nome in campo o su un muro (virtuale)

Graffiti virtuali

Letterjames.com e i siti collegati Letterjames.freenet.de, Alphapicture.com e Grusskarten sono siti dedicati al fotomontaggio automatico: digitate la dicitura che volete inserire in una foto, e il sito genera automaticamente un fotomontaggio nel quale la dicitura risulta applicata come tatuaggio sulla pelle di una graziosa fanciulla, su un muro in stile graffiti o sulla casacca di un calciatore, come vedete qui accanto.

Divertitevi: il servizio di base è gratuito, ma potete usarlo anche per creare calendari cartacei a pagamento.

Antibufala: l’uomo che si ridusse i pollici per usare l’iPhone

Antibufala: l’uomo che si ridusse i pollici per usare l’iPhone

Pollici troppo grossi per il cellulare? Ci pensa il chirurgo

Vediamo se riesco a prevenire l’arrivo nei media italiani di una bufala decisamente originale. Un articolo del North Denver News dell’8 agosto scorso ha descritto il caso di Thomas Martel, un ventottenne dai pollici molto grandi che se li è fatti ridurre chirurgicamente per poter usare i moderni cellulari con tutti i loro minuscoli bottoni e con i loro schermi sensibili al tatto, come quello del suo nuovo iPhone.

Martel, riferisce l’articolo, aveva problemi a toccare i tasti giusti e perdeva in continuazione gli stili utilizzati da alcuni cellulari. Ha dichiarato che la procedura è stata costosa, ma conta di recuperare la spesa nell’arco di dieci o quindici anni; e la frustrazione eliminata, chiaramente, non ha prezzo.

Il medico, il dottor Robert Fox Spars, è il creatore della procedura, secondo l’articolo, denominata whittling: una piccola incisione su entrambi i pollici e la limatura delle ossa, seguite da un’attenta correzione dei muscoli delle dita e dalla correzione delle unghie.

E’ tutta una burla: l’articolo era costellato di indizi (non ci sono muscoli nei pollici e l’operazione con relativa convalescenza avrebbe richiesto molto più tempo di quello per il quale è stato disponibile l’iPhone), ma questo non ha impedito a molti di cascarci, come testimonia per esempio questa ricerca in Google.

Dopo pochi giorni di frenetico passaparola su Internet, il North Denver News ha deciso che era il caso di fermare la notizia prima che se ne perdesse il controllo e ha pubblicato la smentita. Si trattava di satira sul fatto che la società americana accetta tranquillamente la chirurgia plastica e la “deformazione decorativa” del corpo umano per motivi di vanità ma non per altre ragioni più pratiche e sull’ossessione per la tecnologia trasformata in oggetto di moda e tifoseria.

Si è trattato anche di un piccolo esperimento sociale: una dimostrazione efficace di quanto siano poco scettici i lettori, cosa che in questo momento (in cui si consultano sempre più le fonti online, comprese quelle prive di garanzie) può comportare errori dalle conseguenze molto serie. Quindi in futuro, mi raccomando, siate più cauti anche nei confronti delle notizie pubblicate dai media tradizionali: chiedetevi sempre se la notizia ha perlomeno una propria coerenza interna.

Giulietto Chiesa mi manda una donazione :-)

Giulietto Chiesa mi manda una donazione :-)

Un donatore davvero insolito

Mi è arrivata ieri tramite Paypal una donazione da parte di un nome decisamente curioso. Se non riuscite a leggere la schermata qui sotto, cliccatevi sopra per ingrandirla.

La ricevuta via mail, in italiano, spiega meglio la cosa (è cliccabile per ingrandirla):

Complimenti e grazie al buontempone!

Antibufala: cercasi leopardo smarrito

Antibufala: cercasi leopardo smarrito

“Ho perso Leo”: smarrito un leopardo. O una bufala?

C’è chi mette gli annunci per ritrovare il chihuahua o il micetto scappato, e c’è chi mette appelli su Internet per annunciare di aver smarrito il proprio leopardo. Questa è, perlomeno, la curiosa storia proposta dal sito Hopersoleo.

Lo sconsolato proprietario dice di averlo perso il 28 marzo scorso. “L’ultima volta è stato visto mentre saltava il cancello del vicino alto quasi 4 metri”, dice il sito.

Ma stranamente il sito non fornisce indicazioni sul luogo dello smarrimento o su come contattare il proprietario, né nel sito principale né in quelli collegati su Myspace, Facebook e altri siti molto popolari.

Stando ai commenti su Hopersoleo e alle segnalazioni che mi arrivano, all’appello è associato anche un volantinaggio cartaceo che sta interessando numerose città italiane, destando ovviamente curiosità e apprensione.

Tuttavia i lettori del Disinformatico hanno iniziato ben presto a fiutare non un leopardo, ma una bufala: Daniele, da Napoli, ha notato per esempio che i volantini sono su costosa carta patinata e che alcune delle foto di “Leo” non ritraggono un leopardo, ma un ghepardo.

L’arcano è stato svelato da Mattia di Wavegroup.it in questo articolo. Mattia ha infatti notato un particolare rivelatore: la mappa sulla quale segnalare gli avvistamenti di Leo, presso hopersoleo.wordpress.com, linka una pagina su hopersoleo.com. E Hopersoleo.com, come rivela un rapido controllo con Whois, è intestato a un’agenzia creativa di Roma, la Xister srl. In altre parole, si tratta di una campagna pubblicitaria fatta per far conoscere l’agenzia attraverso il marketing virale. Non c’è nessun leopardo in libertà: niente panico.

Un marketing virale decisamente efficace, che ha saputo giocare con la curiosità e la paura della gente, e originale, visto che è riuscito ad uscire dai confini del Web, dove di solito si svolgono queste campagne, e arrivare nelle strade (sotto forma di volantini) e sui giornali (come testimonia per esempio questo articolo del Corriere della Sera).

Pesce d’aprile per fotocopiatrici (e fotocopiatori)

Pesce d’aprile per fotocopiatrici (e fotocopiatori)

Niente pesci d’aprile qui, grazie. Tranne uno

Lo so, questa è la giornata in cui non ci si può fidare di quello che si legge in giro. Garantisco che qui oggi non verranno pubblicate notizie-burla. Però una burla da usare in ufficio o a scuola la segnalo: quella della fotocopiatrice a comando vocale.

È un classico, ma c’è sempre qualcuno che abbocca: si stampa (e si plastifica – perché le cose plastificate sono autorevoli) un avviso di questo tipo e lo si colloca vicino alla fotocopiatrice o al distributore automatico. O a un Bancomat. E poi si aspetta.

La Direzione informa gli utenti che, per ridurre gli sprechi e garantire la tracciabilità a norme antiterrorismo Europee ISO 26300, sono state attivate le funzioni di comando vocale di questo apparato.

Gli utenti sono tenuti pertanto a pronunciare il proprio nome e cognome in prossimità dell’apposito microfono di cui è dotato l’apparato e poi pronunciare CHIARAMENTE il comando desiderato.

Si avvisa inoltre che il sistema, essendo di recente introduzione, può richiedere più di un tentativo per familiarizzarsi con la voce dell’utente.

La Direzione ringrazia per la collaborazione

Ci sono due varianti: quella soft, dove viene chiesto di pronunciare il proprio nome e cognome intanto che si pigiano i tasti come al solito, e quella hard, dove la fotocopiatrice o macchina del caffè va comandata esclusivamente a voce. A voi la scelta. Alcuni esempi di istruzioni per fotocopiatrici di varie marche sono disponibili qui (in inglese, ma facilmente adattabili).

Non rispondo di eventuali licenziamenti, pestaggi, insulti, divorzi, separazioni, decapitazioni o altre conseguenze.

Mini-indagine sulla falsa “roccia lunare”

Mini-indagine sulla falsa “roccia lunare”

La “roccia lunare” è legno pietrificato: gatta ci cova

L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Presumo abbiate letto tutti la notizia che una roccia lunare conservata in un museo olandese si è rivelata un falso.

I lunacomplottisti facciano pure a meno di gioire, perché la notizia conferma semmai che le falsificazioni, quando ci sono veramente, prima o poi vengono smascherate e ammesse pubblicamente, senza reticenze o omertà quarantennali come quelle teorizzate dai sostenitori della messinscena lunare del 1969. L’importante è dimostrare la falsificazione con quello che i lunacomplottisti finora non sono riusciti a fornire: fatti e prove concrete.

Detto questo, il mistero di come una falsa roccia lunare sia finita in un museo è intrigante e vale la pena di approfondirlo. Perché dietro a questa storia c’è forse più di quel che sembra. Ho fatto una piccola indagine, raccogliendo i dati fin qui disponibili, e ho scoperto un paio di indizi interessanti. Se vi interessa tutta la storia, è su Complotti Lunari.

Kissinger e Rumsfeld: mai andati sulla Luna

Kissinger e Rumsfeld: mai andati sulla Luna

Video shock: Aldrin, Kissinger, Rumsfeld, la moglie di Stanley Kubrick e altri confessano che gli sbarchi lunari furono una messinscena

Su Internet sono disponibili dei video nei quali personaggi molto noti, come i politici Alexander Haig, Henry Kissinger e Donald Rumsfeld, la moglie del regista Stanley Kubrick e addirittura gli astronauti Buzz Aldrin e Dave Scott dicono che le immagini degli sbarchi sulla Luna furono falsificate in un set cinematografico, sotto la supervisione di Kubrick, reduce dal capolavoro di fantascienza 2001: Odissea nello spazio, che aveva stupito il mondo per il realismo dei suoi effetti speciali.

Cosa c’è dietro? E’ un trucco di doppiaggio? Le loro parole sono state tolte dal contesto originale e manipolate? Assolutamente no. Si tratta di spezzoni tratti da Operazione Luna, un documentario trasmesso nel 2002 dalla rete televisiva Arte e realizzato da William Karel. Un documentario parodia.

Operazione Luna riesce perfettamente nel suo intento: dimostrare allo spettatore l’importanza di guardare la televisione sempre con occhio critico, senza fermarsi alla superficialità accattivante delle immagini ben confezionate e senza fidarsi dell’autorevolezza apparente dei personaggi celebri. Infatti nonostante sia disseminato di assurdità tecniche e di indizi rivelatori (i nomi di molti “testimoni” sono tratti da film celebri), c’è chi crede che sia una vera confessione, grazie anche al fatto che gli spezzoni su Youtube, visti da soli, non rivelano il finale del documentario, che vi lascio il piacere di scoprire intanto che giocate a quante citazioni cinematografiche sapete trovare in Operazione Luna.

Se volete barare, comunque, tutta la questione è raccontata in dettaglio su Complotti Lunari.