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Cinquant’anni fa, la prima passeggiata spaziale non fu una passeggiata

Cinquant’anni fa, la prima passeggiata spaziale non fu una passeggiata

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Alexei Leonov galleggia nel vuoto dello spazio, protetto dalla morte pressoché istantanea soltanto dalla sua sottile, fragile tuta. È il 18 marzo 1965, e Leonov è il primo essere umano a uscire dal proprio veicolo spaziale ed effettuare quella che viene chiamata molto impropriamente passeggiata spaziale.

Impropriamente perché quell’atto di folle coraggio, motivato dalla fame di propaganda di un regime totalitario (l’Unione Sovietica), fu tutt’altro che una passeggiata. A cinquant’anni di distanza, una attività extraveicolare (questo è il termine tecnico corretto) continua a essere una delle operazioni più difficili e rischiose per astronauti e cosmonauti. Ma è anche una delle più inebrianti: galleggi nell’Universo. Non lo guardi più attraverso uno stretto oblò: ci sei immerso dentro.

Nessuno aveva mai osato tanto. L’escursione di Leonov fu un trionfo per la propaganda sovietica e un’umiliazione per gli americani, ma la realtà fu ben diversa dalla fantasia perfetta raccontata enfaticamente dalle fonti ufficiali dell’URSS. Leonov rischiò di morire abbandonato nello spazio; il rientro a terra terminò quasi in un disastro. All’epoca, però, il regime sovietico controllava ossessivamente ogni informazione e costruì una finzione molto sofisticata: guardate come fu rappresentata la missione nei francobolli celebrativi e confrontate la tuta e il veicolo di quel francobollo con la realtà tecnica mostrata qui sotto.

Oggi, con russi e americani che convivono nella Stazione Spaziale Internazionale, con i lanci dalla Russia e le passeggiate spaziali in diretta streaming su Internet, è incredibile pensare che l’intero programma spaziale sovietico era top secret e che le missioni venivano annunciate soltanto a cose fatte, se e quando avevano successo, mentre i fallimenti erano nascosti e dimenticati. La morte orribile di Valentin Bondarenko durante l’addestramento, per esempio, fu insabbiata completamente. Per anni nessuno, al di fuori di poche persone nell’Unione Sovietica, seppe come andò realmente quella prima “passeggiata” di Alexei Leonov.

Intrappolato fuori

Alexei Leonov e Pavel Belyayev

Il veicolo spaziale Voskhod (Alba) usato da Leonov era una versione modificata della Vostok usata da Yuri Gagarin. Con un miracolo d’ingegneria, i russi erano riusciti a far stare due persone al posto di una. Accanto a lui, nello stretto abitacolo, c’era l’amico Pavel Belyayev.

Per uscire nello spazio, Leonov dovette infilarsi in una camera di decompressione esterna: un tubo gonfiabile applicato lateralmente al veicolo, altro capolavoro dell’improvvisazione tecnica russa. Una volta entrato nella camera, dietro di lui fu chiuso il portello stagno dell’abitacolo e poi fu lentamente sfiatata l’aria dentro la camera.

Leonov aprì il portello esterno della camera di decompressione e si trovò a galleggiare nel vuoto. Là fuori, tutto il suo campo visivo era occupato dall’intera Africa, immersa nei colori incredibili dell’alba. Leonov, ripreso da una cinepresa e vincolato soltanto da un cordone lungo cinque metri che lo riforniva di ossigeno, fu travolto dalla bellezza della visione che lo circondava.

Rimase fuori una decina di minuti, provando vari movimenti per dimostrare che la tuta spaziale russa funzionava. Ma si accorse ben presto che non funzionava granché bene: si era gonfiata come un pallone. “Si stava deformando, le mani erano scivolate fuori dai guanti, i piedi non erano più negli scarponi”, racconta. Era talmente gonfia che Leonov non poteva rientrare nella camera di decompressione. Era intrappolato all’esterno della sua capsula e non c’era nulla che il suo compagno Belyayev potesse fare per aiutarlo.

Senza dire nulla ai controllori a terra, Leonov decise un gesto disperato ma pragmatico: sfiatare metà dell’aria della tuta per farla sgonfiare. Rischiava di andare in carenza d’ossigeno, ma non aveva scelta. Cominciò a sentire i primi effetti della rapida decompressione: il formicolio alle gambe e alle mani che sapeva essere un sintomo potenzialmente fatale.

Leonov si tirò lungo il cordone per riavvicinarsi alla camera di decompressione e vi s’infilò di testa. Lo sforzo fisico aveva fatto salire la sua temperatura corporea e sudava così tanto che le gocce di sudore gli galleggiavano dentro il casco, bloccandogli la visuale. Quel giorno perse sei chili.

Ma arrivò subito un altro problema: la procedura prevedeva che lui rientrasse a piedi in avanti. Con un altro sforzo, lottando contro la rigidità della tuta, riuscì a girarsi nello strettissimo spazio della camera e dopo la ripressurizzazione rientrò nell’abitacolo, togliendosi di corsa il casco per togliersi il sudore incollato agli occhi.

Ce l’aveva fatta: era diventato il primo uomo a galleggiare libero nello spazio e la sua impresa era stata documentata da una cinepresa e trasmessa in diretta televisiva a un numero selezionatissimo di tecnici e politici dell’Unione Sovietica. Le riprese sono mostrate in questo montaggio:

Altre immagini, incluse le riprese delle prove a terra e del veicolo Voskhod, sono in questo documentario eccezionale insieme alla testimonianza di Leonov e dei tecnici (in russo).

Rientro tra i lupi

I problemi non erano finiti. La camera di decompressione fu sganciata, ma l’espulsione fece ruotare su se stessa la capsula, disorientando i cosmonauti. Non c’era nulla che si potesse fare per fermare la rotazione, per cui la dovettero sopportare. Poi i livelli d’ossigeno nella cabina salirono eccessivamente, rischiando di trasformare l’atmosfera di bordo in un inferno alla minima scintilla elettrostatica. Leonov e Belyayev lavorarono freneticamente per abbassare la temperatura e l’umidità e ridurre il contenuto di ossigeno.

Parecchie ore dopo, quando giunse il momento di tornare a terra, i retrorazzi automatici non si attivarono. I cosmonauti furono costretti ad attivarli manualmente: un compito delicatissimo, perché un errore anche lieve nella durata e nel momento d’innesco poteva farli rientrare troppo verticalmente, disintegrandoli, oppure tenerli per sempre in orbita. Inoltre il modulo di servizio, contenente i motori e il propellente, non si staccò correttamente, esponendo i cosmonauti a una decelerazione violentissima fino a quando il calore del rientro fuse gli agganci del modulo ribelle, liberando la capsula.

Finirono per scendere sotto un grande paracadute principale nel cuore della Siberia, cadendo in una foresta popolata da orsi e lupi. Rimasero nella capsula e attesero varie ore prima di sentire il rumore rassicurante degli elicotteri di soccorso, che però non potevano atterrare in mezzo agli alberi. Leonov e Belyayev uscirono dalla capsula, raggiunsero uno spiazzo e si accorsero che il rumore era quello di un elicottero civile, non di uno di quelli militari di soccorso. Il pilota lanciò giù una scala di corda, non potendo atterrare, ma la scala era troppo fragile per salirvi con le loro pesanti tute, per cui i due rifiutarono l’invito.

Arrivarono presto altri elicotteri, che lanciarono provviste: una bottiglia di cognac, che prevedibilmente si ruppe all’impatto sulla neve, un’ascia e degli indumenti caldi, che s’impigliarono in gran parte negli alberi.

Al tramonto la temperatura scese a -25°C e i cosmonauti furono costretti a restare nella capsula, senza poterne chiudere il portello, con gli indumenti di Leonov fradici di sudore, da strizzare per non trovarseli ghiacciati addosso. Si svegliarono l’indomani al rumore dell’arrivo dei soccorsi, giunti finalmente usando gli sci. I soccorritori costruirono una casetta di legno e un focolare e portarono una tinozza nella quale i due cosmonauti si poterono finalmente lavare e asciugare, passando un’altra notte nella foresta. L’indomani Leonov e Belyayev presero gli sci e si fecero nove chilometri per raggiungere la radura dove li aspettava l’elicottero. Intorno alla cabina del veicolo spaziale videro che c’erano le impronte dei lupi affamati, curiosi di vedere cosa era piovuto dal cielo.

E questa è la vera* storia dei primi passi dell’umanità nel cosmo.

Alexei Leonov (foto di oggi).
Credit: Jan Zelinski.

* 2020/05/03 4:40. È emerso che la storia “vera” ha qualche dettaglio da correggere, come racconto qui.

Fonti: BBC, Sen.com, Federalspace.ru.

Al Worden, astronauta lunare, sarà in Italia il 14 e 15 ottobre. Ecco come incontrarlo

Al Worden, astronauta lunare, sarà in Italia il 14 e 15 ottobre. Ecco come incontrarlo

Questo articolo vi arriva gratuitamente e senza pubblicità grazie alle donazioni dei lettori. Se vi piace, potete incoraggiarmi a scrivere ancora (anche con un microabbonamento). Ultimo aggiornamento: 2016/08/01 00:15.

Il colonnello Alfred Worden, protagonista della missione lunare Apollo 15 di cui ricorre proprio in questi giorni il quarantacinquesimo anniversario, sarà per la prima volta in Italia per un evento speciale venerdì 14 ottobre e sabato 15 ottobre.

Worden pilotò il Modulo di Comando, ossia il veicolo principale della missione, portando i suoi compagni d’equipaggio Dave Scott e Jim Irwin prima in orbita intorno alla Luna e poi fino a pochi chilometri dalla superficie lunare, dove li sganciò dentro il Modulo Lunare con il quale scesero sulla Luna.

Durante l’attività lunare dei suoi compagni, Worden divenne l’essere umano più isolato dell’universo, restando per tre giorni da solo a orbitare intorno alla Luna, trascorrendo metà del tempo fuori dalla portata di ogni comunicazione radio, dietro la Luna, e trovandosi fino a 3596 chilometri di distanza dagli esseri umani più vicini (i suoi compagni di viaggio, sulla Luna). Durante la propria missione solitaria effettuò una ricognizione fotografica dettagliatissima della superficie lunare insieme a molti altri esperimenti.

Nel corso del viaggio di ritorno verso la Terra, Al Worden stabilì un altro primato, diventando il primo essere umano a effettuare una “passeggiata spaziale” nello spazio profondo, a oltre 300.000 chilometri dalla Terra.

Falling to Earth, di Ed Hengeveld.

Al Worden sarà in Italia grazie a Luigi Pizzimenti, grande appassionato e storico delle missioni spaziali (è suo, fra l’altro il tour Ti Porto la Luna che ha portato in Italia le rocce lunari raccolte dagli astronauti) e amico personale dell’astronauta.

L’evento include una cena di gala con Al Worden, con asta di modelli e fotografie autografate, due sessioni autografi e una conferenza, e si terrà nelle vicinanze dell’aeroporto di Malpensa: i dettagli verranno comunicati a chi si iscrive. Da parte mia posso dirvi solo che ci sarò, sia come appassionato, sia come traduttore e interprete di Worden. Per qualsiasi chiarimento su orari, costi e modalità di partecipazione, consultate il sito di Luigi. Ma affrettatevi, perché l’incontro ha un numero di posti limitato ed ha già ricevuto un numero notevole di prenotazioni.

2016/07/31 23:30. Aggiungo un paio di postille per rispondere ad un paio di commenti inviatimi con la curiosa preghiera di non pubblicarli.

La prima è che non prendo soldi per partecipare a quest’evento o per pubblicizzarlo e non ho commissioni sugli ingressi o altro. Offro il mio servizio di traduzione del tutto gratuitamente a Luigi perché siamo amici e perché per me conoscere un astronauta e lavorare al suo fianco è un sogno e un onore.

La seconda è per chi si lamenta che i costi sono alti. Scusate la schiettezza, ma quanto costa un biglietto per andare a vedere una partita di calcio di Serie A? Quanto costa un concerto di una popstar? Una cena al ristorante con la famiglia?

Avete l’occasione di trovarvi sotto casa, in Italia, uno dei soli ventiquattro uomini che sono andati fino alla Luna e di incontrarlo a tu per tu. Il numero dei partecipanti è limitato proprio per dare a tutti quest’esperienza. Avete un’occasione che probabilmente non vi capiterà più, perché non troverete mai il tempo e i soldi per andare negli Stati Uniti a incontrare gli astronauti delle missioni Apollo, e verrà purtroppo il giorno in cui sarà troppo tardi per poterlo fare.

Tutti i sogni costano fatica. Altrimenti che sogni sono?

Ultimi posti per incontrare l’astronauta lunare Charlie Duke il 16 novembre

Ultimi posti per incontrare l’astronauta lunare Charlie Duke il 16 novembre

Ci sono ancora alcuni posti liberi per la cena di gala con il generale Charlie Duke, uno dei dodici astronauti che hanno camminato sulla Luna, il 16 novembre a Lonato (BS).

La prenotazione va fatta telefonando al numero italiano 339-8576303 oppure scrivendo una mail a sindamor@libero.it.

Oltre all’astronauta, sarà presente un campione di Luna raccolto durante le missioni Apollo. Io sarò a disposizione come traduttore per l’ospite.

Un uomo che ha camminato sulla Luna sarà in Italia a metà novembre. Non perdete quest’occasione per incontrarlo

Un uomo che ha camminato sulla Luna sarà in Italia a metà novembre. Non perdete quest’occasione per incontrarlo

Il generale Charlie Duke, uno dei dodici astronauti che hanno camminato sulla Luna, sarà in Italia il 16 e 17 novembre. Solo quattro di loro sono ancora in vita. È un’occasione difficilmente ripetibile per incontrare di persona una leggenda vivente della storia dell’esplorazione.

Ci saranno due possibilità di incontro: la prima è una cena di gala, sabato 16 novembre, al ristorante Il Rustichello a Lonato (BS) alle 19:30. Attenzione: l’evento si terrà solo se verrà raggiunto un numero minimo di partecipanti, per cui affrettatevi a prenotare; se avete amici appassionati di spazio, spargete la voce.

La prenotazione va fatta in ogni caso entro l’8 novembre telefonando al numero italiano 339-8576303 oppure scrivendo una mail a sindamor@libero.it.

Oltre all’astronauta, sarà presente un campione di Luna raccolto durante le missioni Apollo.

La seconda occasione sarà a Torino, alla Cavallerizza Reale, il 17 novembre alle 16:30. L’incontro è gratuito: per i dettagli, visitate la pagina apposita di Eventbrite.

Io sarò sicuramente presente a Torino come traduttore per Charlie Duke; spero di poterci essere anche per la cena di gala.

Un astronauta Apollo sarà in Italia a ottobre: Al Worden

Un astronauta Apollo sarà in Italia a ottobre: Al Worden

Se volete incontrare il primo uomo nella storia a fare una “passeggiata spaziale” nello spazio profondo, a oltre 300.000 chilometri dalla Terra, dopo aver circumnavigato la Luna, è la vostra occasione.

Il colonnello Al Worden, pilota del Modulo di Comando della missione Apollo 15 nel luglio del 1971, sarà in Italia a ottobre.

La prima data annunciata è domenica 6 ottobre: Worden sarà ad Ala di Stura (TO), al Grand Hotel Ala di Stura, per un pranzo di gala.

La prenotazione è obbligatoria e chi prima arriva meglio alloggia (chi si prenota entro il 24/9 paga 80 euro, dopo il prezzo salirà a 130): tutti i dettagli sono nella pagina apposita del sito dell’associazione Asimof che organizza l’evento. Io ci sarò, sia come appassionato delle missioni Apollo sia come traduttore per l’ospite.

Se siete fra i tanti che dicono che vorrebbero tanto incontrare un astronauta lunare, ma non possono permettersi un viaggio in America per farlo, beh, stavolta è l’astronauta a venire a casa vostra. Non avete più scuse. Siateci. Sono occasioni che, una volta passate senza coglierle, si rimpiangono per sempre.

Pubblicherò qui le altre date delle apparizioni di Worden in Italia man mano che verranno confermate.

Ci sarà anche una roccia lunare riportata sulla Terra dalla sua missione.

2019/09/24. Gli appuntamenti finora confermati sono i seguenti:

  • 2 ottobre, ore 21, Tradate, cinema teatro Grassi: incontro con le scuole e i soci Asimof e GAT. Ingresso gratuito senza prenotazione.
  • 3 ottobre, ore 14: inaugurazione alla stampa della mostra “La Luna e poi?” presso la Fabbrica del Vapore (Milano).
  • 4 ottobre, ore 18: evento privato alla Fabbrica del Vapore (Milano).
  • 5 ottobre, ore 10: Fabbrica del Vapore (Milano), inaugurazione della mostra “La Luna e poi?”. Sarà presente anche una rarissima roccia lunare delle missioni Apollo.
  • 5 ottobre, ore 21: Induno Olona (VA), Sala Multimediale del Comune. Conferenza aperta al pubblico (su prenotazione) presso A.S.Far.M. Azienda Speciale Servizi Sociosanitari, via Carlo Maciachini, 9.
  • 6 ottobre, ore 12: Pranzo ASIMOF aperto al pubblico ad Ala di Stura (TO).

Radio SBS (Australia) mi ha intervistato a proposito di Luna

La radio australiana Radio SBS ha un canale in lingua italiana e mi ha intervistato (in italiano) a proposito del cinquantenario del primo allunaggio e delle tesi complottiste. Il podcast (circa 15 minuti) è a vostra disposizione qui.

Starmus a Zurigo: festival di scienza e musica con astronauti e Nobel. Ci vado

Starmus a Zurigo: festival di scienza e musica con astronauti e Nobel. Ci vado

Ultimo aggiornamento: 2019/06/21 23:20.

Premi Nobel, scienziati, astronauti, artisti e musicisti da tutto il mondo saranno tutti insieme a Zurigo, del 24 al 29 giugno, per Starmus: il festival biennale di comunicazione della scienza e di arte e musica, fondato nel 2011 dall’astrofisico Garik Israelian.

Starmus è la fusione di stars e music. È un ciclo di conferenze scientifiche e di spettacoli che uniscono divulgazione della scienza e arte in una serie di esperienze uniche e irripetibili, come ho raccontato nel 2017 per l’edizione tenutasi a Trondheim, in Norvegia.

L’elenco degli ospiti e relatori è spettacolare. Saranno presenti ben sette protagonisti diretti delle missioni lunari Apollo: Michael Collins e Buzz Aldrin (che parteciparono allo storico primo allunaggio cinquant’anni fa), Charlie Duke, Harrison Schmitt, Russell Schweickart, Walter Cunningham e Alfred Worden. Se non avete mai incontrato un astronauta lunare, non perdetevi quest’occasione in cui sono in Europa tutti insieme.

Sul fronte musicale, Starmus proporrà fra gli altri Brian Eno, Brian May, Rick Wakeman, Hans Zimmer, Steve Vai e Giancarlo Erra. Hans Zimmer terrà un concerto speciale insieme a loro.

Per il cinema saranno presenti Damien Chazelle, regista premio Oscar per La-La Land e legato a Starmus per aver diretto First Man (film dedicato al primo uomo sulla Luna, Neil Armstrong); Dmitri Kiselyov, regista di The Spacewalker, che racconta i drammi e i trionfi della prima passeggiata spaziale della storia, effettuata da Alexei Leonov nel 1965; e Stephen Slater, produttore ed esperto analista degli archivi della NASA, nei quali ha riscoperto le immagini magnifiche, in altissima definizione, delle missioni lunari, mostrate nel documentario Apollo 11, che verrà proiettato durante il festival.

La scienza sarà rappresentata da ben undici premi Nobel, dall’astrofisica alle neuroscienze, che saranno contemporaneamente sul palco per una tavola rotonda unica nel suo genere. Ci saranno anche la fisica Fabiola Gianotti, direttrice generale del CERN, Jill Tarter (l’astrofisica che ispirò il libro e film Contact per la sua ricerca di segnali di vita extraterrestre), l’etologo Richard Dawkins, Alan Stern (coordinatore della sonda New Horizons che per prima ha fotografato in dettaglio il pianeta Plutone) e numerosi astronauti di tutte le nazioni: il canadese Chris Hadfield, i britannici Tim Peake e Helen Sharman, le americane Sandra Magnus e Nicole Stott insieme a Garrett Reisman, i russi Yuri Baturin e Gennady Padalka e lo svizzero Claude Nicollier.

Starmus è un’occasione speciale per sentir parlare queste figure fondamentali della scienza, dell’arte e dell’esplorazione spaziale e per incontrarle dal vivo in eventi informali e spettacolari, sempre chiari e comprensibili nella loro opera di divulgazione e comunicazione, per scoprire il cosmo e cambiare il mondo, come recita lo slogan del festival. Se volete farvi un’idea del livello delle conferenze, date un’occhiata al canale Youtube di Starmus.

Starmus V si terrà a Zurigo dal 24 al 29 giugno: il programma golosissimo delle conferenze e dei concerti è qui. Tutti gli eventi saranno in inglese. È possibile prenotare l’intero festival o singole giornate dell’evento.

Io sarò lì come inviato della Radiotelevisione Svizzera per raccontare il festival e intervistarne i protagonisti. Restate sintonizzati, specialmente la mattina del 26 giugno, sulla Rete Uno della RSI.

Si parla di Starmus anche su Tvsvizzera.it, Swissinfo.ch e Rsi.ch (Albachiara del 18/6; Il Quinto Elemento, terzo blocco, da 32:30 con mio servizio e interventi di Brian May e Claude Nicollier).

Stasera a Loiano (Bologna) si parlerà dell’ultimo uomo sulla Luna: video inedito

Stasera a Loiano (Bologna) si parlerà dell’ultimo uomo sulla Luna: video inedito

Oggi (13 aprile) dalle ore 18:30 alle 19:30 ci sarà a Loiano (Bologna) una presentazione del libro “L’ultimo uomo sulla Luna”, autobiografia di Eugene Cernan, comandante della missione Apollo 17 e ultimo essere umano ad avere camminato sul suolo lunare.

Interverranno Karmen Ogulin, Assessore al Comune di Loiano; Giovanna Maria Stirpe, Astronoma INAF OAS Bologna; e Diego Meozzi, Editore Cartabianca Publishing

Piero Di Domenico leggerà alcuni brani del libro e verrà proiettato in anteprima assoluta un video con riprese inedite di Mark Craig, regista del documentario “The Last Man on the Moon”.

Sarà possibile acquistare il libro, alla cui traduzione ho collaborato, ad un prezzo speciale per la presentazione. L’evento ha il patrocinio del Comune di Loiano, dell’UGIS (Unione Giornalisti Italiani Scientifici) e dell’INAF (Istituto Nazionale di Astrofisica), sede di Bologna. Altre informazioni sono disponibili qui su Facebook.

Sono allo Starmus, in Norvegia

Sono allo Starmus, in Norvegia

Pubblicazione iniziale: 2017/06/22 8:28. Ultimo aggiornamento: 2019/01/06 1:30.

Se avete notato che non scrivo niente da qualche giorno, è perché sono allo Starmus, raduno di scienziati, astronauti, cosmonauti e musicisti, che quest’anno si tiene a Trondheim, in Norvegia. Giusto per fare qualche nome: Neil DeGrasse Tyson, Terry Virts, Harrison Schmitt, Charlie Duke, Sandy Magnus, Andrej Borisenko, Claude Nicollier, Christer Fugelsang, Larry King, Brian Cox, Jean-Michel Jarre, Steve Vai, Nuno Bettencourt, Eugene Kaspersky, Brian Greene e una dozzina di premi Nobel.

Il posto è magico, le conferenze scientifiche dei relatori sono entusiasmanti e le demo di realtà virtuale che ho provato sono mozzafiato. Ho tante foto e tantissimi appunti: spero di poterli condividere con voi quando mi riprenderò da questa maratona sensoriale e intellettuale. Eccovi intanto qualche foto e qualche tweet. Più sotto trovate i link ai video delle conferenze.

Notate l’orario dei due tweet qui sotto.

Correzione: intendevo “a destra“. La scienziata è Priya Natarajan.

I video di alcuni degli interventi, tratti da questo elenco:

Domenica 18 giugno

Charlie Duke – The Legacy of Apollo 16
Michel Mayor – Exoplanets and ExoEarths
Sara Seager – Origins and Aliens: The Search for Biosignatures on Exoplanets
Lynn Rothschild – The Most Extreme Environments Where the Alien Life Could Be Found
Sandra Magnus – Perspectives from Space
Steve Vai – Creative Manifestation
David Zambuka – GET A LIFE (form)!
Stefan Hell – Optical Microscopy: the resolution revolution

Lunedì 19 giugno

Brian Cox e Robin Ince conducono dal vivo The Infinite Monkey Cage – Astronaut Special, podcast per la Radio 4 della BBC, ospitando gli astronauti Charlie Duke, Sandra Magnus, Terry Virts e Claude Nicollier
Dibattito con i premi Nobel Edvard Moser, Adam Riess, Sir Chris Pissarides, Finn Kydland, George Smoot, May-Britt Moser, Tim Hunt, Robert Wilson, Stefan W. Hell, Susumu Tonegawa e Torsten Wiesel, moderati da Adam Smith – Panel Discussion: The Role of Science in the 21st Century
Harrison Schmitt, astronauta lunare, unico geologo a visitare la Luna – Apollo 17 and Beyond
George Smoot – Cosmic Connections
Adam Riess – Supernovae Reveal an Accelerating Universe 
Brian Greene – String Theory and the Fabric of Spacetime

Martedì 20 giugno

Buzz Aldrin, Charlie Duke e Harrison Schmitt – conversazione con Neil deGrasse Tyson
Stephen Hawking, Neil deGrasse Tyson, Jean-Michel Jarre – Stephen Hawking Medal Ceremony
May-Britt Moser e i Trondheim Soloists – Into Whiteness

Mercoledì 21 giugno

Jeffrey Sachs – How We Can Survive Trump, Climate Change and Other Global Crises
Oliver Stone – Decoding Truth in Films
Finn Kydland – Innovation, Capital Formation, and Economic Policy
Larry King – The Era of Post-truth and Fake News
Sir Chris Pissarides – Work in the Age of Robots
Jaan Tallinn – On Steering the Artificial Intelligence
Neil deGrasse Tyson, Eugene Kaspersky, Finn Kydland, Chris Pissarides e Oliver Stone (moderati da Larry King) – Panel Discussion

Giovedì 22 giugno

Martin Rees – Living beyond 2100: On Earth and Beyond
Katharine Hayhoe, professor in the Department of Political Science and director of the Climate Science Center at Texas Tech UniversityClimate Change: Facts and Fictions
Nancy Knowlton – Life on Planet Ocean: From DNA to Crochet and Twitter
Emanuelle Charpentier – CRISPR-Cas9: a gene editing technology that revolutionises life sciences
(link da verificare) Nick Lane – Energy and Matter at the Origin of Life
John Delaney – Understanding the Planetary Life Support Systems: Next generation Science in the Ocean Basins
May-Britt Moser, Torsten Wiesel, Alexandra Witze, Dame Susan Bailey, Markus Reymann, Claude Nicollier e Sandra Magnus – Outreach and Education


Venerdì 23 giugno

Edvard Moser – The Brain’s Positioning System: Why Do We Not Get Lost?
Susumu Tonegawa – Memory: Your Most Mysterious Friend
Jill Tarter – Sufficiently Advanced Technologies: Indistinguishable from Magic, or from Nature?
Paul D. N. Hebert – A Mission for Planetary Diversity
Terry Virts – The View from Above – Perspectives on Earth and Our Place in the Universe

E per finire, il video riassuntivo: notate il losco figuro a 3:15 🙂

Starmus, primi appunti stamattina alla Radio Svizzera

Stamattina sono stato invitato a raccontare alla Radio Svizzera la mia esperienza allo Starmus, il festival di scienza e musica al quale ho partecipato pochi giorni fa in Norvegia. La trasmissione, condotta da Nicola Colotti, ha ospitato anche il divulgatore scientifico Adrian Fartade ed è ascoltabile qui in streaming.