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La Stazione Spaziale sfreccia a 28.000 km/h sopra il Maniero Digitale

La Stazione Spaziale sfreccia a 28.000 km/h sopra il Maniero Digitale

Questo articolo vi arriva grazie alla gentile donazione di “bladiru*” ed è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Sto lentamente imparando a fare foto alla Stazione Spaziale Internazionale e volevo condividere con voi i primi risultati decenti (l’immagine qui sopra) e gli appunti tecnici che possono aiutarvi a fare altrettanto.

La fotografia qui sopra è un ritaglio dell’inquadratura complessiva che vedete qui accanto: l’ho scattata poco fa, durante il passaggio delle 17:25 di oggi.

Il cielo non era ancora del tutto buio, e questo non era uno dei passaggi più luminosi della ISS (-2.4), per cui la scia prodotta dal tempo di posa (90 secondi) non si staglia molto rispetto al cielo: ho dovuto elaborare digitalmente l’immagine per rendere più visibile la luce della ISS (prodotta dal riflesso del Sole sui suoi enormi pannelli solari). La scia inizia di colpo semplicemente perché ho iniziato la posa quando la ISS era già nell’inquadratura.

Ho usato una Canon EOS 550D con obiettivo 18mm (e sensore sporco, dannazione), f/11, ISO 100, messa a fuoco manuale, su treppiede e senza telecomando per lo scatto (infatti le stelle e la scia sono leggermente mosse). Spero di fare di meglio prossimamente.

Lezioni imparate: per un passaggio relativamente fioco quando il cielo non è del tutto buio conviene rinunciare a fotografare l’intera scia, altrimenti il cielo si rischiara troppo, e f/11 ISO 100 è un’impostazione un po’ troppo chiusa.

Luca Parmitano aiuta a smontare i complottismi spaziali

Luca Parmitano aiuta a smontare i complottismi spaziali

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Le belle foto di Luca Parmitano nello spazio, mentre effettua una passeggiata spaziale, hanno anche un piacevole effetto collaterale: smontano almeno un paio di tesi dei complottisti spaziali.

Per esempio, guardate che meraviglia queste immagini di Luca: notate niente di strano?

Credit: NASA

Credit: NASA

Credit: NASA
Credit: NASA

Non perdetevi gli originali, sono uno spettacolo: 1, 2, 3, 4.

La stranezza (apparente) è che nelle foto lo spazio dietro Luca è assolutamente nero: non si vede neanche una stella. Eppure nello spazio, senza atmosfera, le stelle si dovrebbero vedere benissimo, meglio che sulla Terra. La ragione di quest’assenza è molto semplice: le stelle sono troppo fioche per essere fotografate se la fotocamera è impostata per la luce diurna, e Luca, in queste foto, è illuminato a giorno dal Sole. Lo stesso vale per l’occhio umano.

L’idea che si debbano vedere le stelle nello spazio è un mito diffuso dalla fantascienza e dagli illustratori delle missioni spaziali, che per dare profondità e maggiore bellezza alle proprie immagini aggiungono le stelle allo sfondo. Ma quando si è illuminati a giorno dal Sole, nello spazio o sulla Luna, le stelle non si vedono: per vederle occorre mettersi al buio, in modo che l’iride dell’occhio (o il diaframma della fotocamera) possa aprirsi e catturare la loro luce fioca. Tutto qui. Lo spiega benissimo Luca Parmitano stesso in questo tweet a commento di questa foto: “Le stelle non si vedono perche` la Terra e` troppo luminosa” (grazie a @silvianalon per la segnalazione del tweet).

Un’altra tesi ricorrente dei complottisti è che ci sono degli oggetti misteriosi riflessi nelle visiere degli astronauti che camminarono sulla Luna. Ovviamente la NASA nega tutto e censura le fotografie, ma loro (i complottisti) son più furbi e non si fanno fregare. Ne parlo qui su ComplottiLunari.info.

La spiegazione più semplice è che si tratta di graffi sulle visiere stesse, prodotte dalla manipolazione della visiera con i guanti (la visiera è alzabile), dagli impatti occasionali all’interno della Stazione e con gli oggetti manipolati dagli astronauti durante le passeggiate spaziali.

I graffi sono ben visibili in questo autoscatto della visiera di Parmitano.

Credit: NASA
Dettaglio della foto precedente. Credit: NASA