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L’evoluzione dell’impronta umana sulla Terra

Magnifica visualizzazione dell’impronta dell’umanità sulla Terra

Questo video riassume l’Antropocene: il periodo di ascesa ed espansione della specie umana fino a diventare una forza capace di cambiare il pianeta. Mai come oggi così tanti hanno avuto così tanto; mai come oggi corriamo il rischio di rovinare l’unica casa che abbiamo.

Se qualcuno vuole fare un’edizione in italiano di questo video, c’è una versione senza voce narrante e senza grafici qui su Vimeo. Maggiori informazioni sul progetto sono presso Anthropocene.info. Grazie a @Giovanni_Pt per la segnalazione.

Mister Pixar a Milano, figuraccia degli organizzatori

Mister Pixar a Milano, figuraccia degli organizzatori

John Lasseter a Milano: grande lui, patetici gli organizzatori

Ieri sera sono andato con la famiglia e gli amici a vedere John Lasseter a Milano. Lasseter è stato splendido: ha raccontato sia l’evoluzione straordinariamente rapida dell’animazione digitale, sia il processo creativo che porta alla creazione di un grande film d’animazione. Molti pensano che sia “tutto fatto dal computer”, ma Lasseter, con il supporto di spezzoni, bozzetti e immagini di lavorazione, ha chiarito molto eloquentemente che il computer è solo la tavolozza, ma la creatività è tutta merito degli artisti e della loro passione, e che il fondamento di un buon film non è la tecnologia, ma la scelta di una buona storia, di personaggi accattivanti e di un’ambientazione curata e credibile.

Lasseter ha anche presentato in anteprima italiana Small Fry, un cortometraggio con i personaggi di Toy Story, e ha risposto alle domande del pubblico con parole ricche di entusiasmo, ispirazione e incoraggiamento. Qui sotto vedete un paio delle foto scattate da Rodri Van Click e pubblicate qui per sua gentile concessione.

Per Meet The Media Guru, che ha coordinato l’evento, ho invece solo parole di compatimento. La serata con Lasseter era prenotabile via Internet, e questo dava l’impressione che chi aveva prenotato (come me e i miei amici) avesse diritto a un posto a sedere. Fa parte della logica di base dell’organizzazione di un evento: si accettano solo tante prenotazioni quanti sono i posti disponibili, poi le prenotazioni si chiudono, e chi non ha prenotato non entra. Non è un concetto high-tech, innovativo e introdotto da poco. Giusto?

Sbagliato. Quando siamo arrivati davanti al Dal Verme, dove si teneva l’incontro, c’era una calca incredibile. Centinaia di persone ammassate davanti agli ingressi, senza nessuna distinzione fra prenotati e improvvisati; disorganizzazione totale; spintoni, insulti e litigate; mezz’ora di ritardo e intervento drastico di un paio di vigili del fuoco per contenere la spinta della folla incazzatissima di essere tenuta all’oscuro della situazione e di scoprire che la prenotazione (fatta, si noti, dando a Meet the Media Guru il proprio indirizzo di mail e nome e cognome) non valeva nulla ed era una totale presa in giro.

Alcuni di noi sono riusciti a entrare lo stesso, per scoprire che gli unici posti liberi erano quelli dietro il banco regia, per cui Lasseter l’abbiamo visto solo in video pur essendo in sala. Altri sono stati convogliati in una sala separata, che proponeva lo streaming dell’incontro, con un audio insopportabilmente distorto e alto e senza gli spezzoni dei video della Pixar per presunti “problemi di copyright”. Non c’era traduzione: o capivi l’inglese, o ti arrangiavi. Molti sono andati a casa furibondi di aver buttato via la serata. Non è andata meglio anche ai giornalisti, ad alcuni dei quali la conferma dell’accredito stampa è arrivata solo due ore prima della conferenza stampa.Vergogna.

Cari sponsor, la prossima volta che organizzate un evento, chiamate un circolo di cucito invece di questi superfighi che si danno arie da Web 2.0, invitano a tweetare e poi incespicano su cose fondamentali come la gestione dei posti a sedere. Le comari del circolo lasciano perdere cellulare e iPad e sanno sicuramente fare di meglio con carta e penna. E soprattutto buon senso.

Foto d’epoca convertite in 3D

Fantastico effetto 3D, senza occhiali, applicato a foto d’epoca

Non sono sicuro di aver capito come diavolo hanno fatto a rendere tridimensionali ed esplorabili queste foto d’epoca usando Blender, ma l’effetto è magico (nel senso clarkiano di “qualunque tecnologia sufficientemente avanzata è indistinguibile dalla magia”). Se qualcuno riesce a scoprire come è stato ottenuto questo video, lo scriva nei commenti.

L’open source spiegato con i draghi: Sintel

L’open source spiegato con i draghi: Sintel

Sintel, cortometraggio di draghi scaricabile legalmente

Se cercate un modo originale per spiegare il concetto di open source a un profano, provate Sintel: un video di animazione digitale indipendente e coraggioso tanto nella trama quanto nella realizzazione. Tanto per cominciare, come il software open source, Sintel è legalmente scaricabile e copiabile, a differenza dei film commerciali, e già questo colpisce parecchio.

In secondo luogo, è una storia di draghi fatta tutta da appassionati: al progetto hanno collaborato migliaia di donatori, aiutati da un finanziamento dell’ente cinema olandese, e una quindicina di artisti del mondo del fumetto, animatori e sceneggiatori professionisti insieme a tanti appassionati e programmatori sparsi per il mondo. Poi c’è il fatto che è stato realizzato usando software libero (in particolare Blender, GIMP, Inkscape) che non costa nulla e non ha vincoli anticopia.

Il progetto Sintel è partito a maggio 2009 ed è stato presentato a fine settembre 2010 al festival del cinema olandese di Utrecht. Ci sono voluti sedici mesi di lavorazione da parte di un team internazionale per ottenere i suoi 15 minuti molto intensi, dove le emozioni certo non mancano. Lo potete vedere qui su Youtube oppure qui sotto.

Sintel è la dimostrazione di quello che oggi si può fare con il software libero e con tanta determinazione e passione, senza dipendere da esigenze commerciali e da budget fantastiliardari: è costato in tutto 400.000 euro. Pochissimo, per gli standard hollywoodiani.

Ma la vera differenza non è il costo: è la filosofia open source. Fare un film open source significa non solo tutto quello che ho descritto sopra. Significa anche che tutto il materiale digitale, dalla musica alla grafica ai modelli, verrà reso disponibile e sarà riusabile liberamente da chiunque secondo le regole della licenza Creative Commons per creare nuove storie. Un concetto inimmaginabile nel cinema tradizionale, dove un riutilizzo del genere è vietatissimo.

Sintel è in inglese, con sottotitoli in varie lingue scaricabili separatamente, ma si segue anche senza conoscere a menadito la lingua. È una storia epica, adatta a tutta la famiglia (tranne forse i più piccoli) e incentrata su un tema che va molto in questo periodo: una ragazzina diventa amica di un drago e senza accorgersene cresce insieme a lui. Mostratelo ai vostri figli, se ne avete, o ai vostri studenti, e poi dite loro che possono scaricare, condividere e modificare liberamente i personaggi, i modelli e tutto quello che hanno visto: avrete spiegato loro che cos’è l’open source.

Se vi piace l’idea, con lo stesso sistema sono stati realizzati dalla Blender Foundation anche altri due cortometraggi d’animazione liberi: Big Buck Bunny e Elephants Dream. Buona (libera) visione.