Questo è il testo della puntata dell’1 dicembre 2025 del podcast Il Disinformatico della Radiotelevisione Svizzera, scritto, montato e condotto dal sottoscritto. Il testo include anche i link alle fonti di questa puntata.
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[CLIP: audio di notifica WhatsApp]
Una falla fondamentale nel funzionamento di WhatsApp ha reso possibile compilare un elenco di tre miliardi e mezzo di numeri di telefono di utenti e associarli a circa un miliardo di nomi, foto e informazioni di profilo di quegli utenti. È la più grande fuga di dati della storia: l’elenco telefonico di mezza umanità, senza filtri. Una manna per ficcanaso, stalker, truffatori e anche governi repressivi, visto che in alcuni paesi avere WhatsApp sul telefono è illegale e può portare ad arresti e persecuzioni.
Questa è la storia di questa fuga di dati e di come i suoi autori, dopo aver raccolto questo bottino immenso, lo hanno semplicemente cancellato. Ma è anche la storia di cosa possiamo fare noi, come utenti, di fronte all’indifferenza di Meta per questa falla, che in parte è ancora aperta.
[CLIP: audio di notifica WhatsApp]
Benvenuti alla puntata del primo dicembre 2025 del Disinformatico, il podcast della Radiotelevisione Svizzera dedicato alle notizie e alle storie strane dell’informatica. Io sono Paolo Attivissimo.
[SIGLA di apertura]
Il successo planetario di WhatsApp deriva in gran parte dalla sua facilità di utilizzo. Quando la installiamo, normalmente le diamo il permesso di leggersi tutti i numeri della nostra rubrica telefonica. L’app cerca ciascuno di questi numeri nell’archivio centrale degli utenti di WhatsApp e, se li trova, recupera le informazioni di profilo corrispondenti, che spesso includono il nome della persona e una sua foto. E così, in una manciata di secondi, l’app è pronta per l’uso, con tutti i contatti che ci servono, chiaramente etichettati.
È tutto molto bello, ma se guardiamo questa facilità con l’occhio di chi si occupa di sicurezza informatica ci rendiamo conto che permette a un malintenzionato di compilare un elenco di tutti gli utenti di WhatsApp del mondo, insieme alle relative informazioni di profilo, semplicemente mettendo in rubrica uno dopo l’altro tutti i numeri di telefono possibili del pianeta.
Descritta così sembra un’idea totalmente assurda, ma in realtà si tratta di una tecnica classica di estrazione di dati: la cosiddetta enumeration. Per fare la ricognizione di un bersaglio informatico si tentano tutti gli indirizzi possibili, o tutti gli accessi possibili, alla ricerca di punti deboli o di informazioni interessanti. Una enumeration è l’equivalente informatico di un ladro che tenta di aprire sistematicamente tutte le porte e le finestre di una casa per vedere quali non sono chiuse a chiave o bloccate.
Anche a me, molti decenni fa, è capitato di fare enumeration sui numeri di telefono: non per rubare, ma per semplice curiosità di giovane hacker. Erano i tempi in cui per collegarsi a Internet o a un servizio informatico pubblico si usava ancora il modem, sulla rete telefonica fissa, e molti di questi accessi e servizi non erano pubblicamente catalogati. E così programmavo il computer e il modem per tentare uno dopo l’altro tutti i numeri di telefono possibili, concentrandomi su quelli a chiamata gratuita per non svenarmi. Se rispondeva una voce, il mio modem riagganciava; se rispondeva un altro modem, partiva un tentativo di connessione. In questo caso salvavo le informazioni che identificavano il servizio, e poi passavo al numero successivo [in sostanza facevo wardialing].
Fu un piacere scoprire quante università, banche, aziende e istituzioni stavano adottando le comunicazioni digitali. Nella comunità hacker di quell’epoca ci si scambiavano i risultati di queste scansioni per costruire collettivamente una mappa di questo universo informatico così promettente e futuribile. Ma una sera, mentre ascoltavo i tentativi del mio computer, sentii rispondere una voce maschile con chiaro accento americano e tono da centralinista. Disse due parole: “FBI Headquarters…”.
Il mio modem riagganciò con indifferenza e passò al numero successivo come se niente fosse, ma io rimasi colpito da quella risposta. Forse avevo trovato uno dei numeri nazionali usati dagli agenti dell’FBI per chiamare gratuitamente la sede centrale negli Stati Uniti da qualunque telefono, tipicamente da una cabina; a quei tempi non c’erano i cellulari e men che meno c’era il roaming. O forse avevo semplicemente trovato un buontempone che era stufo delle chiamate moleste e dei ragazzini con il modem e aveva escogitato questo deterrente molto convincente. Sia come sia, passai qualche sera con l’ansia di trovarmi i Men in Black alla porta. Ma non accadde nulla.
[CLIP: audio di notifica WhatsApp]
Tornando a WhatsApp, fare la scansione di tutti i numeri di telefono del mondo per vedere quali hanno un account WhatsApp è una tecnica di enumeration fattibilissima e realistica. Ovviamente non si immettono a mano tutti i numeri in un telefonino, ma si usa un software apposito, tipicamente uno dei tanti client open source che emulano l’app di WhatsApp. Con questa tecnica è possibile interrogare ben settemila numeri telefonici al secondo per ogni computer assegnato a questo compito. Basta insomma un po’ di pazienza e di automazione e l’elenco di tutti gli utenti WhatsApp del pianeta si può davvero creare.
Se vi state chiedendo come mai cito questa cifra così precisa, chiarisco subito, a scanso di equivoci, che non è farina del mio sacco: è quella che hanno documentato le persone che hanno creato davvero questo elenco mondiale.
Un gruppo di ricercatori universitari e informatici austriaci ha infatti pubblicato di recente un articolo tecnico che spiega in dettaglio le tecniche e i risultati di una scansione di massa effettuata da loro su tutti i numeri telefonici cellulari potenziali del mondo, che sono circa 63 miliardi, alla ricerca di quelli associati a un account WhatsApp.
Questi ricercatori sono riusciti in breve tempo a compilare un censimento di circa tre miliardi e mezzo di numeri telefonici di utenti WhatsApp, al ritmo di circa cento milioni di tentativi ogni ora. Per il 57% di questi numeri era accessibile la foto del profilo e per un altro 29% era accessibile il testo del profilo.
Il primo risultato interessante di questo censimento è che WhatsApp non ha bloccato questa scansione di massa, nonostante l’elevatissimo e anomalo numero di consultazioni dei suoi archivi provenisse da un unico indirizzo IP e da un solo account aperto dai ricercatori. Questo significa che qualunque malintenzionato avrebbe potuto fare la stessa cosa. Anzi, i ricercatori documentano che WhatsApp era già stata avvisata anni fa del problema comportato da questa situazione ma in sostanza non aveva fatto nulla per risolverlo. Normalmente un attacco basato su enumeration si blocca o si scoraggia mettendo un tetto al numero di richieste al secondo che possono essere fatte da un singolo dispositivo (è il cosiddetto rate limiting), ma Meta, che possiede WhatsApp, ha introdotto questo tetto solo dopo che i ricercatori l’hanno avvisata di quello che avevano fatto.
Per anni, insomma, chiunque può aver silenziosamente compilato un censimento analogo, che i ricercatori definiscono “la più vasta esposizione di numeri di telefono e di dati utente associati mai documentata” e sarebbe, secondo loro, “la più grande fuga di dati della storia, se non fosse stata realizzata nell’ambito di una ricerca svolta responsabilmente”. I ricercatori austriaci, infatti, hanno cancellato i dati raccolti, dopo averli però analizzati estesamente.
Il secondo risultato interessante è appunto legato a questa analisi. Molte persone si chiedono quale sia il problema e cosa mai possano farsene i malintenzionati di dati che tutto sommato sono pubblici, come il numero di telefono e le informazioni del profilo. Ma è l’aggregazione di questi dati che fa la differenza. Truffatori e spammer ci andrebbero a nozze, usandoli per campagne mirate, per esempio, e i ficcanaso potrebbero trovare facilmente i numeri di telefono di celebrità o persone vulnerabili. E Meta, ovviamente, ha accesso a questi dati molto vendibili a scopo pubblicitario e di marketing, perché la crittografia end-to-end che WhatsApp usa protegge le conversazioni, ma non i dati di contorno.
Tuttavia i ricercatori hanno notato una cosa peggiore. Ci sono milioni di numeri di telefono iscritti a WhatsApp in Paesi nei quali l’app è ufficialmente bandita: per esempio 2,3 milioni in Cina e 1,6 milioni in Myanmar. Per anni i governi di questi paesi avrebbero potuto sfruttare questa falla di WhatsApp per censire e punire quegli utenti, e Meta lo sapeva ma non ha fatto nulla.
C’è infine un altro aspetto sorprendente scoperto dai ricercatori. La loro scansione ha consentito anche di accedere alle chiavi crittografiche di questi tre miliardi e mezzo di account. Queste chiavi sono un elemento fondamentale della protezione della riservatezza dei messaggi. Averle scaricate e censite non consente di intercettare i messaggi, ma i ricercatori hanno scoperto che un numero non trascurabile di account WhatsApp ha le stesse chiavi. Questo vuol dire che quegli account sarebbero in grado di decifrare i messaggi degli altri utenti che hanno la medesima loro chiave. Questo fenomeno, però, non sembra essere dovuto a un errore tecnico da parte di WhatsApp ma, secondo i ricercatori, è causato dall’uso di versioni alterate dell’app da parte di truffatori professionisti.
Riassumendo: nonostante le promesse di avere a cuore la nostra privacy e la protezione apparente data dalla crittografia end-to-end, Meta ha accesso a una massa enorme di dati statistici sugli utenti di WhatsApp e ha fatto molto poco in questi anni per arginare il problema del censimento di massa degli utenti da parte di terzi ostili e di governi poco democratici. Quel poco che ha fatto è stata una reazione alle segnalazioni pubbliche dei vari ricercatori.
Il nucleo del problema è l’uso del numero di telefono come chiave per trovare le persone. WhatsApp sta lavorando all’introduzione dei nomi utente, come avviene in altre app di messaggistica, e questo sarebbe un buon passo nella direzione giusta.
Nel frattempo, noi utenti possiamo fare qualcosina per renderci meno vulnerabili e appetibili a ficcanaso, truffatori, molestatori e spammer. Lasciando da parte gesti drastici come disinstallare WhatsApp e passare ad applicazioni analoghe, come Signal, cosa che per moltissimi è impraticabile, possiamo perlomeno scegliere di impostare WhatsApp in modo che le nostre informazioni di profilo siano accessibili solo ai nostri contatti o addirittura a nessuno.
Basta andare nella sezione Privacy dell’app e impostare a Nessuno o I miei contatti opzioni come Chi può vedere l’ultimo accesso, Chi può vedere quando sono online, Chi può vedere la mia immagine del profilo e Chi può visualizzare la mia sezione info.
È meglio dare anche uno sguardo alle impostazioni di condivisione della posizione in tempo reale nelle chat, che sono sempre nella sezione Privacy dell’app.
Già che ci siamo, conviene cogliere l’occasione anche per limitare chi ci può aggiungere ai gruppi, andando in Privacy – Gruppi e scegliendo I miei contatti invece di Tutti. Questo impedisce agli spammer di aggiungerci ai loro gruppi altamente indesiderati.
Può sembrare paradossale che un’app che prometteva di rendere più semplici le comunicazioni ci costringa a complicarci la vita per proteggere proprio quelle comunicazioni, ma non bisogna dimenticare che il motivo reale per il quale esistono le app commerciali di messaggistica non è il bene dell’utente, ma quello dell’azionista dell’azienda che produce l’app. E meno male che ci sono i ricercatori, che ficcano il naso nel funzionamento dietro le quinte di queste app per tutelarci dagli altri ficcanaso della Rete.
Molto Iteressante
Sarebbe bello anche un post su “Palantir”
Saluti
Lucio
Eh, sarebbe bello anche avere il tempo di studiarselo e poi scriverci un articolo come si deve 🙂
“Anche a me, molti decenni fa, è capitato di fare enumeration sui numeri di telefono: non per rubare, ma per semplice curiosità di giovane hacker. […] [in sostanza facevo wardialing]”
Dì la verità, avevi appena visto WarGames 😀
Non vorrei sbagliarmi ma credo che la mia fase di wardialing sia arrivata prima di Wargames.
“E così programmavo il computer e il modem per tentare uno dopo l’altro tutti i numeri di telefono possibili, concentrandomi su quelli a chiamata gratuita per non svenarmi. Se rispondeva una voce, il mio modem riagganciava; se rispondeva un altro modem, partiva un tentativo di connessione. In questo caso salvavo le informazioni che identificavano il servizio, e poi passavo al numero successivo”.
Il ritorno di David Lightman, di Seattle.
Ma poi l’hai trovato, il numero della Protovision? 🙂
Eh, il wardialing lo facevamo un po’ tutti… vederlo al cinema in Wargames è stato meraviglioso.
Ma anche solo dire che in Cina ci sono un paio di milioni di utenti non li mette in serio pericolo? Che ci mette il governo cinese ad utilizzare migliaia di IP diversi (localizzandoli anche fuori dalla Cina, se necessario) e a replicare il meccanismo descritto?
Non credo che il governo cinese debba aspettare di avere idee e suggerimenti da noi in fatto di sorveglianza di massa. Presumo che l’abbiano già fatto.
Possibile, molto probabile, ma dar loro suggerimenti mi sembra comunque una pessima idea.
Secondo me bisogna soppesare i rischi comportati dall’annunciare il problema rispetto a quelli comportati dal tacerlo.
È meglio pubblicare, e dare alle vittime potenziali una possibilità di sapere che sono sorvegliabili in questo modo col rischio di informare di questa tecnica anche il governo che le perseguita (ma che probabilmente sa già benissimo che esiste)? Oppure tacere e impedire alle vittime di venire a sapere di una tecnica di sorveglianza che le rende vulnerabili (e che il governo che le perseguita probabilmente conosce benissimo)?
Direi che sarebbe stato meglio dirlo dopo che META ci avesse messo una pezza.
Il problema vero è che abbiamo a che fare con qualcuno che spesso non ha interesse a mettere pezze.
OT: vuoi che la bistrattata Gran Bretagna ci frega tutti? Vuoi “ancor più vedere” che, col senno di poi, non tutti i mali vengono per nuocere, anche se autoinflitti (e a patto che non fosse un programma a lungo termine)?
https://www.gov.uk/government/speeches/prime-ministers-speech-on-britain-built-for-all-1-december-2025?fbclid=IwY2xjawOdVSJleHRuA2FlbQIxMQBzcnRjBmFwcF9pZA80MDk5NjI2MjMwODU2MDkAAR7dy43p_Nri8IzLcGCG60ZAXspeSCWjzD3-Y2MC0x8ybSZpiz_4h3puWf6BkA_aem_gZw32F_JrO8Dp8nPCDyt2Q
Scusami ma non ho capito che cosa ci sia in quel discorso di così interessante. Ti va di riassumere?
Oddio… scusami… ma non credevo ci fosse bisogno di spiegazioni:
Mettiamo caso che una Nazione europea che non ha centrali nucleari, decidesse di seguire quanto auspicato in ogni recente “panel” su clima e misure utili a ridurre le immissioni inquinanti, per coprire il carico di base nazionale. Questa Nazione europea si scontrerbbe con procedure burocratiche “comunitarie” quasi infinite, che, di fatto, porterebbe i tempi di realizzazione a sforare ogni scadenza o ogni impegno preso a riguardo.
Al giorno d’oggi, essere reattivi in materia energetica , è decisamente un vantaggio, sociale, politico, ed economico, e non di poco conto.
In altre parole, capisco le obiezioni alla brexit sul corto e cortissimo termine. Ma, per im motivo appena illustrato, e per molti altri, non mi sento più di cassare la “brexit” come viene definita da te e da moltissimi altri.
Forse alcuni dati possono farti riflettere sulla cassabilità in questione.
1. La Brexit costa 100 miliardi di sterline. “the working assumption of the Office for Budget Responsibility (OBR), the government’s independent official forecaster, is still that Brexit in the long-term will reduce exports and imports of goods and services by 15% relative to otherwise…the fall in trade relative to otherwise will reduce the long-term size of the UK economy by around 4% relative to otherwise, equivalent to roughly £100bn in today’s money.”
https://www.bbc.com/news/articles/cdrynjz1glpo
Calcola quanti pannelli fotovoltaici, centrali eoliche, efficientamenti energetici potresti fare con CENTO MILIARDI di sterline.
2. Le procedure burocratiche non sono solo “comunitarie”. Ci sono anche a livello nazionale. Leviamoci, per favore, questo mito che se non ci fosse l’UE la burocrazia sparirebbe. Ricordati com’era l’Italia pre-UE, con le sue carte bollate, le autodichiarazioni antimafia e mille altre minchiate cosmiche.
3. Vuoi veramente che si costruiscano centrali nucleari senza collaudi, controlli, test, valutazioni di impatto ambientale e altre “procedure burocratiche”? Andiamo alla sperindio, tanto sono solo radiazioni?
4. L’uso della fissione come misura “reattiva” è un’idiozia totale. I tempi di progettazione e costruzione sono biblici e la resistenza della popolazione è altissima. Anche partendo adesso, arriverebbero in esercizio troppo tardi.
5. Tutto sembra bello a chi non ce l’ha. Io vivo in un paese che ha le centrali. E ora ne sta pagando le conseguenze, con costi di dismissione immensi.
0,1. Cosa intendi con la parola “cassabilità”?
1. I sistemi di cui parli non sono utili in molti scenari energetici attuali. Se fosse come dici rispetto ai “soldi” comunque, piuttosto io li metterei in altro quei soldi, non certo in quelle energie rinnovabili che citi.
2. E chi ha mai detto che le procedure sono “solo quelle ” comunitarie? Chi ha mai detto che la burocrazia sparirebbe? Ho ben specificato che sparirebbero le procedure burcratiche europee attinenti al nucleare, non quelle internazionali stabilite dalla IAEA.
3. E chi ha mai detto che io voglio che si costruiscano centrali nucleari senza collaudi, controlli, test, valutazioni di impatto ambientale e altre “procedure burocratiche”? Smetti di attribuirmi concetti mai espressi. È già la seconda volta. Detto questo, tu staresti sostenendo che tutte le Nazioni non europee costruiscono centrali nucleari senza collaudi, controlli, test, valutazioni di impatto ambientale e altre “procedure burocratiche”? Per buona pace della IAEA? (sono anch’io capace di attribuire cose mai espresse, ma almeno domando per non dare per scontate certe sciocchezze).
4. Stare fuori dall’Europa è un boost di tempo. Detto questo, ci sono tantissimi esperti che non la ritengono per niente un’idiozia, soprattutto se il mondo continua a pretendere di adattarsi alle rinnovabbili con tempi e i risultati che si stanno ottenendo fino ad ora.
5. Non è detto che la soluzione adottata dal Paese in cui vivi sia la soluzione ottimale… sarà quella politicamente migliore, forse…
Perdonami ma non ho tempo per risposte personali così dettagliate. Hai parlato di Brexit, ti ho fornito alcuni dati su cui riflettere. Tutto qui. Non intendo polemizzare sul nucleare.
Oddio, io ho portato “il nucleare” come un esempio sentito di questi tempi. Ma il discorso vale per qualsiasi ambito, perchè il punto é il seguente: una sovrastruttura come l’UE di fatto obbliga a più lavoro, soprattutto burocratico, per ogni Nazione che ne fa parte; ripeto, era solo un esempio, ma il punto è applicabile a tutto ciò che richiede l’osservazione di norme, direttive, ecc comunitarie.
Non sono stato io ad attribuire la sostanza “al nucleare” nello specifico, analizzando la questione su più punti. Per me era solo un esempio, e di conseguenza ho solo risposto in accordo col tuo messaggio.
Detto questo, tranquillo, sul “nucleare” non c’è da polimizzare, a patto di attenersi ai fatti, e cioè che per la copertura del carico di base di una Nazione, l’energia nucleare è la soluzione più efficiente e sensata, addirittura auspicata ormai da tempo in occasione di ogni IPCC.
Anzi, rispetto ad una delle tue specifiche obiezioni, il non far parte dell’Europa fa venire meno (o mitiga) quella del tempo, che a te piace tanto 😉 vedila cone una specie di “non tutti i mali vengono per nuocere”.
Un esempio per cui ciò di cui stiamo parlando può essere decisamente favorevole a qualcosa che ti sta a cuore, pensa a quanto me o deve tribolare una Nazione non europea in materia di aiuti ai Paesi in Guerra, siano essi (gli aiuti) militari o umanitari ecc.
Solo se le leggi nazionali sono in contrasto con le norme UE. Ma lo scopo dell’UE è portare all’armonizzazione, in modo da eliminare la burocrazia. L’alternativa è che ogni volta che vuoi esportare un prodotto in qualsiasi altro paese devi accollarti gli oneri di omologarlo / certificarlo in quel paese. Il che, ovviamente, significa tanta, tanta burocrazia.
Se vuoi chiarimenti, chiedi a qualunque azienda UK quanto si trova bene post-Brexit.
Posso chiederti una fonte precisa per questi “fatti”?
Siccome sto seguendo da vicino i lavori dell’IPCC (e partecipando ad alcuni dei loro lavori) ti posso dire con certezza che non è frai suoi ruoli quello di dare “raccomandazioni” di alcun tipo.
L’IPCC non fa lavoro di ricerca, non pubblica paper con NUOVI risultati, non dice cosa bisogna fare ma COSA succederà SE si fanno certe scelte invece di altre in base all’analisi di migliaia di paper per ogni campo.
E debbo dire che è straordinaria la meticolosità e precisione con cui ognuna di queste migliaia di paper viene analizzata e il numero straordinario e dettagliato di regole a cui i reviewer si devono attenere per evitare bias, un aspetto che difficilmente viene sottolineato e compreso a fondo dal grande pubblico.
Quindi l’IPCC non può “auspicare” il nucleare, ma nemmeno il fotovoltaico. Quelle sono scelte delegate ai politici.
Per le fonti che chiedi, ho letto l’AR6 dell’IPCC, e seguito molto di ciò che ha suscitato a livello mondiale.
Per la burocrazia: l’UE impone procedure comunitarie per accedere “al nuckeare”, indipendentemente dalle leggi nazionali.
Perdonami ma ti ho chiesto una fonte precisa. Una citazione specifica di quello che attribuisci, non un intero documento. Fare come hai fatto tu significa accollare a me l’onere di trovare in tutto il testo qualcosa che corrisponda a quello che affermi. È scorretto.
Ce l’hai?
Dopo essere stato praticamente costretto ad installare WhatsApp contro la mia volontà per motivi vari, ho per lo meno trovato un modo per “sbloccare” l’account di lavoro sul mio telefono Android ed installare lì l’app, oltre ovviamente a negargli ogni permesso che non voglio che abbia.
Non può fare niente per il numero di telefono, ma almeno gli impedisco di accedere a tutto il resto, tra cui i miei contatti personali.
Mi interessa moltissimo, puoi mandarmi i dettagli? Grazie!
Si trova su F-Droid, principalmente, e si chiama Shelter.
https://f-droid.org/packages/net.typeblog.shelter/
https://gitea.angry.im/PeterCxy/Shelter
Semplicemente, abilita il profilo di lavoro ed agisce da “ponte” fra i due per cose come, ad esempio, lo scambio di file (il che, però, mi sembra ancora macchinoso, personalmente: certe volte invio un PDF da i miei file personali e arriva corrotto. Forse sbaglio qualcosa io).
Devo avvisarti, inoltre, che non ha visto un aggiornamento in anni ed io sono ancora su Android 11.
Non posso garantirti che funzioni sulle versioni più recenti, perciò… incrocia le dita. 🤞
Grazie!!
Giusto per completezza, in caso non dovesse funzionare, c’è un’app alternativa chiamata “Insular”, che è più aggiornata (l’ultimo aggiornamento risale al 7 Agosto di quest’anno).
https://f-droid.org/en/packages/com.oasisfeng.island.fdroid/
https://gitlab.com/secure-system/Insular
Grazie!
Ti rispondo qui, perché sotto il tuo messaggio a cui voglio rispondere non posso farlo, perché non c’è il pulsantino “rispondi” relativo al tuo meassggio.
La fonte precisa è il documento AR6, l’ultimo report prodotto dall’IPCC, quindi è, come detto, una fonte precisa, identificata, è un documento firmato verificato e condiviso da una moltitudine, sicuramente la maggior parte, degli esperti.
Io di solito procedo così se devo cercare informazioni dentro ad un documento corposo: guardo l’indice, guardo quante volte compare “il nucleare”, analizzo i contesti in cui è inserito nelle voci dell’indice, e inizio a sfogliare, in questo modo ho tagliato gran parte del documento, così non è più “tutto”, come sostieni. Molto comodo è anche l’indice analitico, rispetto a parole chiave. D’altra parte, mi sentirei sciocco a chidere “una citazione specifica”… con rigo e pagina? e se il tuo sistema restituisce formattazioni diverse ai documenti che ti linkano su questo blog?
Detto questo, saprai meglio di me che una questione del genere non si esaurisce con due parole con certificato di garanzia dell’onnipotente; di solito, le questioni sono articoalte e sviscerate in documenti corposi come questo, e gli argomenti non sono esposti per compartimenti stagni (come è giusto che sia), per cui è normale che serva un pochino sfogliarlo il documento.
Ad ogni modo, nel capitolo 6 dell’AR6, dal paragrafo 6.4 in poi. Più di così sarebbe quanto meno ingeneroso nei confronti di un certo tipo di lavoro… anche perchè, da un altro punto di vista, in un contesto di un documento così corposo ed importante, una fonte precisa come una citazione senza aver letto nulla del contesto in cui è inserita è spesso fuorviante… ecco… mettiamola così… è un po’ machiavellico chiedere una indicazione così precisa, sapendo che comunque poi si andrà per forza a leggere molto di più se si vuole capire cosa si sta argomentando…
Ciao, buon Natale a tutti
Scusami se insisto, ma sarebbe tutto molto più semplice per me e per chi ci legge se tu facessi due cose molto semplici:
1. Fornire il link alla pubblicazione che citi.
2. Copiaincollare il testo del paragrafo che citi.
Non è “machiavellico”. È la prassi normale.