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Podcast del Disinformatico RSI 2021/08/27: Vedere con i suoni. Le origini radioattive della “sonificazione”

È disponibile subito il podcast di oggi de Il Disinformatico della Rete
Tre della Radiotelevisione Svizzera, condotto dal sottoscritto: lo trovate
presso
www.rsi.ch/ildisinformatico
(link diretto). Questa è l’edizione estiva,
dedicata all’approfondimento di un singolo argomento.

I podcast del Disinformatico di Rete Tre sono ascoltabili anche tramite
feed RSS,
iTunes,
Google Podcasts
e
Spotify.

Buon ascolto, e se vi interessano il testo e i link alle fonti della storia di
oggi, sono qui sotto!

Nota: la parola CLIP nel testo che segue non è un segnaposto in
attesa che io inserisca dei contenuti. Indica semplicemente che in quel punto
del podcast c’è uno spezzone audio. Se volete sentirlo, ascoltate il podcast
oppure guardate il video che ho incluso nella trascrizione.

[CLIP: (in sottofondo) Materia oscura]

No, non state ascoltando il mio gatto che si è addormentato sulla tastiera
musicale o la produzione di qualche compositore di musica d’avanguardia:
questa è letteralmente la musica delle sfere, come l’avrebbero chiamata i
filosofi. 

Si tratta di suoni generati partendo dai dati astronomici che hanno
fornito la prima prova diretta dell’esistenza della materia oscura, quella
sostanza per ora misteriosa che compone la stragrande maggioranza della
materia presente nell’universo. Questi suoni rivelano armonie e correlazioni
che sfuggirebbero ad altri modi più tradizionali di rappresentare gli aridi
dati scientifici. Sono un esempio di sonificazione.

Può sembrare un concetto informatico molto astratto, ma la sonificazione è
invece estremamente concreta. Vi faccio un esempio per chiarire cosa intendo.

[CLIP: Geiger]

L’avete riconosciuto? È il suono di un contatore Geiger. Il numero e la
rapidità dei clic che sentite indicano molto chiaramente se si è in presenza
di una sorgente radioattiva e quanto è pericolosa, senza doversi distrarre a
guardare uno schermo. Anche questa è sonificazione.

[SIGLA]

La storia della sonificazione nasce appunto in sostanza con il contatore
Geiger, inventato nel 1908 dal fisico tedesco Johannes Wilhelm Geiger. Serviva
un modo semplice e pratico di rappresentare un’informazione complessa, e il
suono si prestava perfettamente allo scopo.

Siamo abituati a vedere dati sotto forma di grafici o numeri su un contatore o
su un quadrante, ma percepire i dati tramite i suoni offre vantaggi di
facilità e precisione nella comprensione: il nostro orecchio percepisce con
estrema finezza, per esempio, le differenze di tempo, di frequenza e di
volume.

Prendete gli ossimetri o saturimetri, quei sensori che in campo medico si
applicano alle dita per misurare la saturazione dell’emoglobina nel sangue e
quindi stimare la quantità di ossigeno presente in circolo. Spesso indicano le
pulsazioni e la saturazione usando dei toni che variano di frequenza a seconda
della percentuale di saturazione.

Oppure considerate un altro oggetto abbastanza curioso: il variometro. Se
avete mai provato l’ebbrezza di un volo in aliante o in parapendio,
probabilmente questo suono vi sarà familiare:

[CLIP: Variometro]

Il variometro indica la velocità di salita o di discesa sotto forma di suoni,
così il pilota può usare l’udito per avere quest’informazione preziosa senza
impegnare la vista guardando un numero su uno schermo o su un quadrante.

Se preferite tenere i piedi per terra e guidate un’automobile recente, avrete
dimestichezza con un altro tipo di sonificazione:

CLIP: auto-parcheggio

I sensori di parcheggio delle auto rappresentano la distanza dagli ostacoli
tramite dei bip sempre più frequenti man mano che ci si avvicina. Con la
diffusione dell’informatica, la sonificazione ha preso sempre più piede ed è
diventata sempre più sofisticata. Oggi permette, per esempio, ai non vedenti o
ipovedenti di capire l’andamento e i dettagli di un fenomeno o di una serie di
dati che solitamente verrebbero presentato come grafico e quindi sarebbero
inaccessibili.

Per esempio, come si può mostrare o descrivere un cielo stellato a chi non lo
può vedere? Questa che state per sentire è la sonificazione, realizzata dalla
NASA, di un’immagine del centro della nostra galassia, “vista” per così dire
simultaneamente nelle sue emissioni in luce visibile, in raggi X e in
radiazione infrarossa:

[CLIP: galaxy]

Questi suoni sono una scansione, da sinistra a destra, di questa immagine: le
tonalità e l’intensità dei suoni rappresentano la posizione e la luminosità
delle singole stelle. Un orecchio sensibile e allenato riesce a ricostruire la
scena partendo da questi suoni e riesce ad acquisire grandi quantità di dati
in pochissimo tempo.

Chi avrebbe mai detto che dei semplici dati scientifici avrebbero potuto
generare un’armonia così eterea?

Ma non sempre i suoni delle sonificazioni sono così armoniosi e rassicuranti.
Questa sonificazione rappresenta un anno di terremoti in Giappone, indicandone
localizzazione, intensità e profondità, limitandosi soltanto alle scosse di
magnitudo 3 o superiore.

[CLIP: Terremoti]

All’inizio questi suoni rivelano con grande chiarezza quanto siano frequenti i
terremoti e di conseguenza quanto siano assurdi i vari tentativi delle
pseudoscienze e dei mistici di correlarli ad allineamenti planetari o astrali.
Poi arriva la grande scossa, e quel ribollire che ci aveva impressionato
all’inizio assume tutt’altra proporzione.

Un grafico non avrebbe reso così chiaramente la potenza del fenomeno. Ed è
proprio a questo che serve la sonificazione: a farci capire meglio il mondo,
fragile e potente, nel quale viviamo. 

 

Fonti aggiuntive: Data Sonification Archive, Science News, Beyond Sonification (Zhdk.ch), Synestizer, SonicVirus (Usi.ch).

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