Questo articolo fa parte del testo del podcast Il Disinformatico
di venerdì 16 dicembre. Pubblicazione iniziale: 2022/12/16 1:57. Ultimo aggiornamento: 2022/12/16 19:35.
La vicenda di Twitter si fa sempre più complicata e si arricchisce di aspetti
umani oltre che tecnici. Ho riepilogato la fase iniziale della cronaca del
caos e le tecniche di autodifesa corrispondenti nella
puntata del Disinformatico del 18 novembre scorso, ma nelle quattro settimane che ormai ci separano da quella data sono
successe talmente tante cose intorno a Twitter e Elon Musk, il suo nuovo
proprietario e amministratore unico, che è opportuno fare un nuovo riassunto
della situazione.
Prima di tutto, alcune raccomandazioni tecniche. Se avete un account su
Twitter e state pensando di chiuderlo ed eliminarlo, non fatelo. Eliminare un
account Twitter significa infatti che qualcun altro potrà usare il vostro
stesso nome di account in futuro, causando confusione e magari spacciandosi
per voi (Twitter Help;
Chron;
PCWorld). Se state pensando invece di
renderlo privato o protetto, tenete presente che se lo fate diventeranno pubblicamente
inaccessibili
anche tutti i vostri tweet precedenti.
Al momento, la strategia più prudente è semplicemente smettere di usare
l’account, silenziare le notifiche, e mettere nelle informazioni del profilo e
in un ultimo tweet un annuncio che avvisi che l’account è fermo e non verrà
monitorato e che dia le coordinate di come comunicare con voi altrove. È
quello che ho fatto anch’io, e sembra funzionare.
Intanto sono
finalmente
arrivati, dopo il disastro iniziale dei falsi account aziendali e alcuni rinvii, i
bollini colorati, quelli che dovrebbero classificare e verificare gli account
su Twitter, e alcuni di questi bollini sono disponibili anche in Europa.
Il bollino color oro indica un account che è
“verificato poiché si tratta di un’azienda ufficiale” (come per esempio
@Repubblica); ma il bollino blu
continua a indicare sia un
“account verificato secondo i criteri precedenti” che
“[p]otrebbe essere o non essere notorio”
(una definizione a metà fra Schrödinger e Shakespeare) sia un account che
“è verificato in quanto è abbonato a Twitter Blue” e quindi ha
semplicemente pagato otto dollari al mese (o undici se ha pagato tramite
Apple).
Ci dovrebbe essere anche un bollino grigio per le istituzioni, ma non si è
ancora visto, e la “verifica” avviene semplicemente
tramite il numero di telefono, quindi ha un valore molto limitato. La confusione, insomma, persiste.
E c’è anche un altro elemento di confusione: in
teoria chi ha il
bollino blu e cambia il proprio nome nell’account dovrebbe perderlo fino a che
Twitter non lo verifica di nuovo, ma io ho cambiato il mio nome su Twitter,
dove ho un account con il bollino blu “vecchia maniera”, e
non è successo nulla. Questa è una buona notizia per chi vuole inserire nel proprio nome su
Twitter le proprie coordinate su altri social, per esempio.
Un altro cambiamento tecnico su Twitter è la scomparsa di un’informazione
utile per gli utenti, come
nota il
collega David Puente, ossia l’indicazione dell’app o del dispositivo usato per
scrivere uno specifico tweet. Sapere se un tweet era stato scritto usando uno
smartphone oppure un’app pubblicitaria permetteva di capire più facilmente se
si trattasse di un tweet autentico, scritto da un essere umano, o se si
trattasse di un messaggio automatico generato da un bot. Ora questa
indicazione non è più immediatamente disponibile.
C’è anche una nota tecnica che riguarda gli account inattivi: Elon Musk ha
dichiarato che
verranno eliminati dopo un certo periodo di inattività, che non ha
quantificato. Questo è importante per tutti gli account che appartenevano a
familiari deceduti, per esempio, o per le aziende o le testate giornalistiche
che non esistono più: se gli eredi non li tengono attivi, tutti i tweet di
queste organizzazioni e delle persone care scompariranno, lasciando buchi nei
ricordi di famiglia e anche nei siti che li hanno condivisi. A differenza di
Facebook, infatti, su Twitter non esiste l’opzione di nominare un curatore
degli account delle persone scomparse o di rendere permanente un account
facendolo diventare commemorativo.
E a proposito di inattività, Elon Musk ha
annunciato
che rimetterà a disposizione del pubblico i nomi degli account cancellati o
inattivi da tempo, che sono circa un miliardo e mezzo. Ma questa è una
pessima idea
dal punto di vista tecnico, perché gli addetti ai lavori sanno benissimo che
in questo modo qualunque vecchio link a questi account punterà ai nuovi
proprietari, che ne potranno abusare come avviene già adesso per i nomi dei
siti Internet che non vengono rinnovati, per cui un nome di sito che prima
portava a un’azienda o a un’istituzione governativa ora porta ai contenuti di
uno spammer, di un truffatore, di un rivenditore di pornografia o di
fake news.
Un’altra scelta tecnica molto particolare di Twitter è quella di etichettare
automaticamente come “sensibile”, ossia pericoloso, qualunque tweet che
contenga un link alla piattaforma quasi-rivale Mastodon, almeno
secondo
le osservazioni di alcuni
ricercatori.
@alienogentile.
Se siete ancora su Twitter e citate notizie pubblicate su Mastodon, potreste
trovarvi segnalati, e anche l’account Twitter di Mastodon, cioè
@joinmastodon, risulta sospeso
senza alcuna giustificazione ufficiale [ma forse ce n’è
una non ufficiale], con buona pace delle dichiarazioni di libertà di espressione fatte da Elon
Musk.
[L’esperto di sicurezza informatica Graham Cluley segnala che persino indicare un link a Mastodon nelle proprie informazioni di profilo su Twitter viene respinto, con tanto di avviso ingannevole che dice che il link è considerato malware.]
Poi c’è un’altra bizzarria che ha
colpito
in particolare gli utenti dell’Ucraina: se hanno protetto i propri account
Twitter contro i furti usando l’autenticazione a due fattori tramite codice di
sicurezza ricevuto via SMS, non possono più accedere ai propri account.
Secondo le prime analisi, si tratta del risultato infelice di un tentativo
malamente pianificato di eliminare lo spam: invece di bloccare i singoli
spammer, Twitter avrebbe
bloccato
intere reti telefoniche di specifici paesi dai quali proveniva molto spam. Ne
pagano le conseguenze gli utenti onesti di molte reti cellulari in Russia,
Indonesia, India e Malesia; quindi se conoscete qualcuno da quelle parti che
non riesce più ad accedere al proprio account, la colpa è probabilmente di
Twitter.
Va detto che ci sono anche alcuni progressi molto positivi: gli addetti ai
lavori
segnalano
che gli hashtag più diffusi per la disseminazione di immagini di abusi
sessuali su minori sono stati sostanzialmente eliminati dal social network e
Twitter ha aggiunto l’opzione di segnalare specificamente questo tipo di
contenuto, che rappresentava un problema serissimo rimasto irrisolto per anni [e sono state anche introdotte altre migliorie al sistema di rilevamento automatico e rimozione di questi contenuti].
Inoltre l’11 dicembre il servizio anti-fake news di Twitter gestito da
volontari, denominato Community Notes, è diventato
disponibile
in
tutto il mondo
anziché solo negli Stati Uniti, per cui ora tutti gli utenti di Twitter
possono vedere le annotazioni di questo servizio direttamente sotto i tweet
che fanno informazione scorretta.
Ma dal punto di vista tecnico, insomma, per Twitter e i suoi utenti si
prospettano tempi difficili e confusi, con regole e impostazioni soggette a
cambi continui e arbitrari.
Gli sconvolgimenti di Twitter, però, non solo soltanto tecnici.
—
Anche se non avete un account Twitter, le vicende sempre più bizzarre di
questo social network sono sicuramente interessanti dal punto di vista umano e
ci toccano tutti, direttamente o indirettamente, perché Twitter è una delle
piattaforme più influenti al mondo per la diffusione in tempo reale di notizie
ed è usatissimo da giornalisti, tecnici e politici per informare e informarsi,
e quindi qualunque cambiamento lo riguardi ha ripercussioni sociali anche per
chi non lo usa.
Elon Musk ha usato Twitter per fare una
raccomandazione di voto
nelle elezioni statunitensi; ha
invitato
i suoi oltre cento milioni di follower a seguire il movimento complottista
insurrezionista QAnon; ha
riammesso Donald Trump, che era stato bandito da Twitter dopo i suoi tweet di aizzamento della
folla che poi ha assalito il Campidoglio statunitense il 6 gennaio scorso, e
ha
tolto il ban
anche ad alcune migliaia di
figure della disinformazione e dell’odio, soprattutto apertamente neonaziste e razziste, ma anche complottiste di
QAnon e spammer: personaggi come Andrew Anglin, bandito sin dal 2013,
fondatore del sito neonazista Daily Stormer, aperto sostenitore della
pulizia etnica, negazionista dell’Olocausto e artefice di campagne di
persecuzione fisica di ebrei (RollingStone).
Lo sviluppatore Travis Brown sta compilando un
elenco giornaliero
dei riammessi, che permette di valutare i tipi di account che erano
inaccettabili per la gestione precedente di Twitter e che ora vengono
considerati
ammissibili [un altro elenco è pubblicato da Media Matters]. Si tratta di una decisione di “amnistia” generale presa direttamente
da Elon Musk e basata su un
“sondaggio”
fatto fra i suoi follower.
Un esempio particolarmente emblematico di queste
riammissioni
controverse
è quello del rapper Kanye West, riammesso su Twitter e ribannato subito dopo
per aver postato ai suoi 32 milioni di follower una
svastica inserita in una stella di Davide
e dopo aver condiviso dei messaggi personali scambiati fra lui e Elon Musk.
Giusto per levare ogni dubbio sulle sue opinioni, West ha dichiarato
pubblicamente e testualmente, durante l’Alex Jones Show, che lui ama i
nazisti e specificamente Hitler, che secondo West
avrebbe addirittura inventato le autostrade e i microfoni. Parole sue,
trascritte da Gizmodo:
“But this guy that invented highways, invented the very microphone that I
use as a musician […] every human being has something of value that they
brought to the table. Especially Hitler!”
“I don’t like the word ‘evil’ next to Nazis. I love Jewish people, but I
also love Nazis.”
“I do love Hitler. I do love the Zionists.”
[CLIP delle parole di West]
Kanye on Alex Jones:
“Well, I see good things about Hitler
also.”pic.twitter.com/I969vqrhYP— Kurrco (@Kurrco)
December 1, 2022
Ye just doubled down and straight up said “I like Hitler” 😭pic.twitter.com/FrnLkDZzIF
— Kurrco (@Kurrco)
December 1, 2022
Ye: “I love Jewish people but I also love N*zis”
pic.twitter.com/fuejQ9POpG— Kurrco (@Kurrco)
December 1, 2022
Sempre Musk ha usato il suo nuovo potere su Twitter per
inviare
a 119 milioni di follower un
tweet
che mostra una falsa schermata della CNN, nella quale sembrava che Don Lemon,
uno dei conduttori del canale televisivo, stesse dando la notizia che
“Musk potrebbe mettere a repentaglio la libertà di espressione su Twitter
dando alla gente la possibilità di esprimersi liberamente”. L’intento era presumibilmente umoristico, ma usare il vero logo della CNN e
l’immagine di un vero conduttore della rete televisiva ha rischiato di creare
equivoci, e infatti persino Community Notes, il servizio di
fact-checking di Twitter, ha segnalato che
il tweet del CEO di Twitter viola le regole di Twitter.
Insomma, non è il tipo di ambiente che entusiasma gli inserzionisti
pubblicitari, dai quali Twitter attualmente dipende. A fine ottobre Kanye West
era stato
mollato
da sponsor come Adidas, Balenciaga, Foot Locker, JP Morgan Chase, Gap e altri.
Ritrovarselo su Twitter, anche solo brevemente, manda un messaggio che per
chiunque investa in pubblicità e comunicazione è semplicemente inaccettabile.
Secondo il
Wall Street Journal, a novembre il traffico pubblicitario su Twitter è calato dell’85% rispetto
allo stesso periodo del 2021.
Elon Musk ha cercato di rassicurare gli inserzionisti pubblicando
grafici
che sembrano indicare un
calo
della visibilità dei discorsi d’odio, ma il 12 dicembre tre membri del Trust
and Safety Council, l’organo interno di Twitter che vigila sulla sicurezza
degli utenti e garantisce la fiducia in questo social network, si sono dimessi
e hanno pubblicato una
lettera
nella quale dicono invece che i contenuti di odio contro le persone di colore
e gli omosessuali sono
aumentati
enormemente da quando Elon Musk ha preso le redini di Twitter e parlano di un
social network “governato tramite diktat”. Per tutta risposta, Musk ha
abolito l’organo interno di vigilanza
il giorno stesso.
Non sono solo gli inserzionisti ad essere inquieti: anche
Elton John (un milione e
centomila follower) ha
annunciato
il
9 dicembre
di aver
“deciso di non usare più Twitter a causa del recente cambio di politica che
consentirà alla disinformazione di prosperare senza controllo”. Come lui, hanno già sospeso l’uso di Twitter la modella
Gigi Hadid, la scrittrice
Shonda Rhimes
(1,9 milioni di follower) e l’ex chitarrista
dei White Stripes
Jack White, segnala
Reuters.
Le ragioni di questa inquietudine diffusa si concentrano principalmente sul
boss assoluto di Twitter, perché oltre ad aver intenzionalmente riammesso
personaggi a dir poco impresentabili, Musk ha pubblicato tweet nei quali ha
incitato
a processare Anthony Fauci, l’immunologo ex consigliere medico della Casa
Bianca che ha avuto un ruolo di primo piano nella lotta alla pandemia da
Covid-19 negli Stati Uniti. Musk non ha specificato le ragioni di questa
richiesta, ma molti suoi fan l’hanno colta come un invito a perseguitare Fauci
ed è partita su Twitter una
campagna di odio
contro l’immunologo, sua moglie e i suoi figli. Va ricordato che Musk, nel
2020, aveva
tweetato
che “il panico da coronavirus è stupido” e che la pandemia negli Stati
Uniti sarebbe stata “vicina allo zero” entro aprile di quell’anno.
Musk si è poi scagliato pubblicamente anche contro l’ex direttore della
sicurezza e della fiducia di Twitter, Yoel Roth, che si era dimesso a
novembre. Il boss di Twitter infatti ha iniziato a pubblicare una serie di
documenti interni del social network, i cosiddetti Twitter files, che a
suo dire scoperchierebbero una vasta cospirazione politica dei dirigenti di
Twitter per favorire i democratici statunitensi. In questa cospirazione ci
sarebbe coinvolto anche Roth, che Musk ha
accusato pubblicamente
(ovviamente su Twitter) di essere favorevole alla pedofilia presentando come
presunta prova un estratto della tesi di Roth tolto dal suo contesto e
travisato. Come risultato, a Yoel Roth sono arrivate
minacce
così gravi da costringerlo ad abbandonare la propria abitazione.
Gli attacchi personali di Elon Musk hanno preso di mira anche gli
account Twitter che pubblicavano gli spostamenti dei jet privati
appartenenti a miliardari russi
e a Musk stesso, attingendo a
dati pubblicamente disponibili per legge. Il CEO di Twitter aveva
dichiarato
il 7 novembre scorso che il suo impegno per la libertà di espressione era
talmente grande che non avrebbe bandito @elonjet, l’account con mezzo
milione di follower che tracciava il suo jet personale,
“anche se costituisce un rischio personale diretto”. Ma quest’impegno
civile di Elon Musk è durato poco più di un mese, perché il 13 dicembre
l’account @elonjet è stato sospeso per violazione delle
Regole di Twitter, che sono state
aggiornate
(copia permanente) per vietare – guarda
caso – la condivisione di informazioni di localizzazione in tempo reale
anche se queste informazioni sono reperibili altrove pubblicamente.
live location information, including information shared on Twitter directly
or links to 3rd-party URL(s) of travel routes, actual physical location, or
other identifying information that would reveal a person’s location,
regardless if this information is publicly available;
[Questa regola è una follia per qualunque giornalista, perché formulata così significa che se un giornalista annuncia in diretta o fa un livetweet di un’apparizione pubblica di qualcuno, rischia di trovarsi l’account sospeso. Qualunque diretta rischia di essere in violazione. Immaginate un cronista alla Casa Bianca che tweeta “il Presidente degli Stati Uniti sta entrando ora in sala stampa” e si trova sospeso.]
Musk, inoltre, ha
dichiarato
di aver avviato un’azione legale contro
Jack Sweeney, lo studente
ventenne residente in Florida che ha creato questi account di monitoraggio con
lo scopo di rendere più visibile l’impatto ambientale dei jet privati, e
mentre preparo questo podcast
arrivano
continue
segnalazioni
di
account
di giornalisti
sospesi
da Twitter [Donie O’Sullivan della CNN, Drew Harwell del
Washington Post, Ryan Mac del New York Times e altri ancora], a
quanto pare per aver citato la vicenda @Elonjet
[poco dopo la chiusura del podcast è arrivato l’annuncio
della Commissione UE della possibilità di sanzioni per queste sospensioni
arbitrarie della libertà di stampa]. Eppure ad aprile scorso Elon Musk aveva
tweetato
che sperava che anche i suoi critici peggiori sarebbero rimasti su Twitter,
“perché libertà di espressione significa questo” (“I hope that even my worst critics remain on Twitter, because that is what
free speech means”).
Molti utenti di Twitter non hanno apprezzato questi voltafaccia e
lo hanno fatto sapere
a Elon Musk senza troppi giri di parole,
ricordandogli
tutte le sue promesse di libertà di espressione
“nei limiti di legge” poi disattese quando riguardano direttamente lui,
come già successo per gli account Twitter che per parodia avevano adottato in
massa il suo nome qualche tempo fa.
La giustificazione per il cambiamento delle regole e l’azione legale,
secondo Musk, è che il 13 dicembre a Los Angeles uno stalker ha bloccato l’auto che
trasportava uno dei suoi figli ed è salito sul cofano. Un episodio grave e
preoccupante, ma Jack Sweeney, quello di @elonjet, non ha mai postato
informazioni sugli spostamenti in auto di Musk e famiglia; ha
pubblicato solo le informazioni sulle partenze e gli arrivi del suo jet
personale, con o senza Musk a bordo, e l’episodio descritto da Musk non è
avvenuto
nei pressi di un aeroporto. Il nesso fra i due eventi, insomma, è decisamente
labile.
Una ulteriore conferma della regola, non scritta ma che si sta man mano
delineando, secondo la quale su Twitter la libertà di espressione è
sacrosanta, ma soltanto fino a quando non crea fastidio a Elon Musk, arriva da
quello che è
successo
quando il CEO di Twitter è apparso a sorpresa al popolare
Dave Chappelle Show a San Francisco, il 12 dicembre, ed è stato
fischiato per vari minuti da buona parte delle diciottomila persone presenti,
tanto che la sua apparizione è stata interrotta dopo qualche battuta di
estremo disagio.
[CLIP del Dave Chappelle Show]
Twitter ha iniziato
subito
a
bloccare
molti degli account degli
utenti
che
condividevano
il video della
figuraccia di Elon Musk. Ma la viralità della ripresa, fatta oltretutto
clandestinamente, ha avuto il sopravvento.
—
Fra riammissioni di impresentabili, cacce alle streghe, continui cambiamenti
arbitrari delle regole e purghe di giornalisti, sembra insomma che Twitter
stia diventando, per Elon Musk, la lezione d’informatica più costosa della
storia. Ha speso 44 miliardi di dollari (non tutti suoi) per scoprire l’ovvio,
ossia che moderare un forum o un social network è un lavoraccio. Non è un
processo automatizzabile e schematizzabile: non è un’automobile elettrica o un
razzo spaziale, che deve rendere conto soltanto alle rigide leggi della
fisica. Moderare richiede la capacità di gestire sfumature, di comprendere
culture e punti di vista differenti, di investire tempo e risorse umane, di
accettare che le regole assolute e semplici non funzionano e che gli esseri
umani non sono molecole di un gas perfetto: possono essere dispettosi,
vendicativi e violenti verso i propri simili, ed è per questo che esistono le
regole sociali, le leggi e i tribunali, pieni di complicazioni e imperfezioni.
E la conclusione di questa lezione fantastiliardaria è che se il moderatore
non sa moderare, se dimostra di essere incostante, impulsivo e arbitrario, gli
utenti se ne andranno altrove. Twitter, come tutti i social network, esiste
solo finché ha utenti. Il valore di Twitter non sta nei suoi algoritmi o nella
sua architettura software e hardware: sta nelle persone che creano i suoi
contenuti. Sta nel piacere di interagire, sia pure brevemente, con persone
altrimenti irraggiungibili. Senza utenti interessanti, che creino contenuti
che attirino altri utenti, un social network inevitabilmente si spegne; se gli
utenti interessanti se ne vanno, o addirittura vengono cacciati via, e
rimangono solo neonazisti, suprematisti, spammer, terrapiattisti e hater di
ogni genere, alla fine resta solo un inutile, costosissimo guscio che si
svuota sempre più in fretta. È sempre stato così, fin dai tempi dei newsgroup,
per chi se li ricorda, e non c’è motivo di pensare che stavolta le cose
andranno diversamente.
Anche perché va ricordato che c’è una parte del piano di Musk che non è ancora
stata realizzata e che rischia di diventare la scintilla che innesca l’esodo:
per ripagare l’enorme cifra investita, il CEO di Twitter intende far pagare
agli utenti quei famosi otto dollari al mese. Per indurli a pagare, ha deciso
che i tweet di chi si rifiuta verranno resi praticamente invisibili, sommersi
da quelli degli utenti paganti. Quanti utenti saranno disposti a restare e
pagare per il privilegio di essere letti su Twitter, quando possono avere
questo privilegio gratuitamente su tutti gli altri social network?
[Una ricerca di Travis Brown indica che su un campione di 18 milioni di account, da lunedì scorso ci sono state 2215 iscrizioni nuove a Twitter Blue. I dati non sono confermati indipendentemente]


