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WhatsApp, allarme per il “virus” di Capodanno. Niente panico (o quasi)

WhatsApp, allarme per il “virus” di Capodanno. Niente panico (o quasi)

Fonte: Tuttoandroid.

Nei giorni scorsi c’è stata parecchia ansia nei media (Corriere) e fra gli utenti di WhatsApp per un presunto “virus di Capodanno”: un messaggio contenente un nome seguito dalla frase “ti ha inviato un messaggio privato!! Clicca ORA questo link per leggere il messaggio”. Ne esistono varie versioni anche in altre lingue oltre all’italiano.

Si è diffusa la voce che cliccando sul link gli smartphone venivano infettati automaticamente e venivano rubati tutti i dati personali dell’utente, come password di accesso ai social, rubriche e messaggi (Il Giornale), ma non ce n’è alcuna conferma.

Sugli smartphone iOS e Android recenti, infatti, è quasi impossibile installare un virus senza che l’utente faccia qualcosa di ben più banale che toccare un link o visualizzare un messaggio (per esempio installare un profilo sui telefonini iOS). In questo caso specifico, se avete solo visualizzato il messaggio-trappola, senza toccarne il link, non è successo nulla siete a posto.

Se l‘avete toccato, le cose si complicano. Visitando il sito linkato (touch-here punto site oppure My-love punto co e simili), il browser dello smartphone riceve istruzioni di aprire moltissime finestre pubblicitarie, che possono rallentare moltissimo il telefono. Alcune di queste finestre possono proporre di scaricare e installare un’app ostile, presumibilmente di tipo pubblicitario (adware), oppure chiedere dati personali. Si tratta insomma di un browser hijacking, il cui scopo è generare incassi pubblicitari per i truffatori che hanno creato la trappola.

Dovrebbe essere ovvio che non bisogna né installare app di origini sconosciute né dare dati personali a siti sconosciuti, ma se l’avete fatto allora vi conviene cambiare le password dei vostri account.

Il consiglio aggiuntivo molto diffuso di fare il ripristino di fabbrica è probabilmente eccessivo: se avete uno smartphone Android, dovrebbe essere sufficiente installare un antivirus di una marca affidabile e conosciuta e fargli fare una scansione. Ma se volete stare proprio tranquilli, fate pure un ripristino di fabbrica, naturalmente dopo aver salvato tutti i dati presenti sullo smartphone.

Visto che si tratta di un attacco mirato al browser, può darsi che sia necessario azzerarne le impostazioni.

Lo stesso tipo di attacco esiste anche per PC Windows e MacOS: trovate qui istruzioni per risolverlo per questi sistemi operativi.

Aggiornate Android, se potete, contro il messaggio paralizzante

Aggiornate Android, se potete, contro il messaggio paralizzante

Il sito Naked Security di Sophos segnala che è importante aggiornare i dispositivi Android per risolvere varie falle, compresa una (la CVE-2019-2232) che, secondo Google, consente a un aggressore di causare un denial of service permanente inviando semplicemente un messaggio appositamente confezionato.

Non è stato reso noto come vada confezionato questo messaggio paralizzante, ma qualche indizio è consultabile qui.

Per risolvere il problema è necessario installare gli aggiornamenti di Android di dicembre 2019, se non sono già installati e se sono disponibili per il vostro dispositivo.

Queste istruzioni valgono per Android versione 9:

  • Per sapere se sono già installati, potete andare nelle Impostazioni e scegliere Informazioni sul telefono – Informazioni software – Livello patch sicurezza e guardare la data della patch.
  • Per sapere se sono disponibili ulteriori aggiornamenti, potete andare sempre nelle Impostazioni e scegliere Aggiornamenti software e poi Scarica e installa.

Gli aggiornamenti saranno disponibili in momenti differenti a seconda del fabbricante del dispositivo: qui potete trovare i bollettini di aggiornamento di Google, Huawei, LG, Motorola, Nokia e Samsung.

Antibufala: Samsung Galaxy S10 sbloccabile con qualunque impronta digitale! (spoiler: no)

Antibufala: Samsung Galaxy S10 sbloccabile con qualunque impronta digitale! (spoiler: no)

Ultimo aggiornamento: 2019/10/19 8:00. 

Nei giorni scorsi è diventata virale la notizia che gli smartphone Samsung Galaxy S10 avrebbero un difetto di sicurezza nel sensore d’impronte, che sbloccherebbe il telefono accettando qualunque impronta digitale di chiunque. Non è così.

La notizia è partita dal tabloid britannico The Sun (copia su Archive.org), che ha raccontato la scoperta di una signora del Regno Unito che ha “scoperto che chiunque poteva accedere al suo telefonino Samsung dopo che aveva installato una protezione per lo schermo da £2,70 che aveva comprato su eBay”.

La notizia ha creato un certo panico mediatico, tanto che una banca online sudcoreana, KaKao Bank, ha consigliato ai propri clienti di disattivare l’opzione di riconoscimento delle impronte. Samsung ha dichiarato che il riconoscimento delle impronte digitali è difettoso e che diffonderà presto un aggiornamento correttivo.

Ma il problema non è drammatico come sembra. La signora britannica, infatti, ha commesso l’errore di memorizzare la propria impronta digitale dopo aver installato la protezione antigraffio, che copre il sensore e interferisce con il suo rilevamento delle impronte. In altre parole, quello che ha fatto la signora è un po’ come memorizzare la propria impronta dopo aver indossato dei guanti di gomma e stupirsi che chiunque indossi gli stessi guanti può sbloccare il telefono.

Alcune segnalazioni suggeriscono che il problema si manifesti anche se si registra l’impronta prima di aver applicato la protezione e che se si applica una protezione il sensore accetti come valida qualunque impronta (il che significherebbe che per sbloccare un telefonino di questo tipo basta appoggiarvi sopra una protezione), ma in ogni caso non si può biasimare la signora per il fatto di non conoscere i dettagli tecnici del funzionamento del suo smartphone e di non sapere che comprare e applicare la protezione sbagliata può sbaragliarne la sicurezza.

A differenza di molti smartphone, infatti, il sensore d’impronta del Galaxy S10 è integrato nello schermo e si basa su ultrasuoni invece di essere ottico o capacitivo come quelli consueti, per cui occorre usare specificamente le protezioni approvate e verificate da Samsung invece di quelle generiche comprate su eBay.

In sintesi: se avete un S10, niente panico. Se avete registrato la vostra impronta digitale dopo aver applicato una protezione allo schermo, toglietela e registrate di nuovo l’impronta, poi comprate una protezione approvata da Samsung. Tutto qui.

Lo stesso tipo di sensore ultrasonico è installato anche sul Note 10.

Fonti aggiuntive: Graham Cluley, The Register.

Smartphone Pixel 4 si sblocca anche a occhi chiusi

Smartphone Pixel 4 si sblocca anche a occhi chiusi

Visto che la notizia del Samsung S10 sbloccabile troppo facilmente si è rivelata una bufala, segnalo con un pizzico di cautela quest’altra notizia riguardante sistemi di sblocco biometrici.

Sono state pubblicate segnalazioni secondo le quali il Pixel 4, uno degli smartphone di punta di Google, avrebbe un sensore di riconoscimento facciale con un difetto fondamentale: funzionerebbe anche quando l’utente ha gli occhi chiusi.

Questo sensore usa un sistema di machine learning per riconoscere il volto del proprietario e non ha altri sistemi biometrici di accesso (nessun sensore d’impronta). Il software del sensore non controlla se l’utente ha gli occhi aperti o meno, e questo significa che il telefono può essere sbloccato da malintenzionati, bambini o partner ficcanaso semplicemente puntandolo verso il viso del proprietario mentre dorme o è incosciente.

Google ha confermato questa caratteristica nelle pagine di supporto dello smartphone (“Your phone can also be unlocked by someone else if it’s held up to your face, even if your eyes are closed”) e raccomanda di attivare il lockdown nelle situazioni non sicure.

La cosa curiosa è che le immagini del Pixel 4 circolate prima del lancio ufficiale del prodotto includevano un’impostazione etichettata “Richiedi che gli occhi siano aperti” nel menu del riconoscimento facciale, ma quest’opzione non risulta presente nei modelli messi in vendita.

Tre parole per dire dove sei: What3words

Tre parole per dire dove sei: What3words

La BBC segnala che la polizia britannica sta consigliando a tutti di installare un’app salvavita sul proprio smartphone: si tratta di What3Words (Android; iOS).

L’app serve per quando ci si perde, per esempio durante un’escursione, e non si sa dove ci si trova, come è successo pochi giorni fa a Jess Tinsley e ai suoi amici, che si sono persi in un bosco di notte nella contea di Durham.

Quando hanno finalmente trovato una zona dove c’era il segnale della rete cellulare, hanno chiamato il numero di soccorso con uno smartphone. I soccorritori hanno consigliato loro di installare What3Words.

La ragione di questo consiglio insolito è che questa app genera una sequenza di tre parole che rappresentano le coordinate geografiche di localizzazione con una precisione di tre metri. Comunicare queste tre parole ai soccorritori, che le immettono nella propria copia dell’app, è infinitamente più semplice che dettare delle coordinate geografiche o condividere un link.

Per esempio, è decisamente più semplice dire eterni nuotato lavaggi che dettare 46°00’31.3″N 8°56’16.3″E (le coordinate della sede della Radiotelevisione Svizzera), magari su una connessione telefonica disturbata e debole. Eppure entrambi i dati puntano allo stesso luogo. Se per esempio non ci si può muovere per un infortunio e non c’è segnale della rete telefonica mobile ma il GPS dello smartphone funziona, è possibile affidare queste tre parole a una persona che vada a cercare soccorsi.

L’app, concepita nel 2013, suddivide il mondo intero in 57.000 miliardi di celle quadrate di tre metri per tre e assegna tre parole a ciascuna di queste celle. È possibile scegliere la lingua di queste parole (l’app permette di scegliere fra 35 lingue).

Senza arrivare a queste situazioni estreme, What3Words può essere un modo pratico per indicare con facilità un luogo esatto dove incontrarsi. La Mongolia ha adottato il sistema di tre parole per il proprio servizio postale e Mercedes Benz l’ha incorporato nelle proprie auto.

Aggiornamento: dai commenti mi segnalano che Swisstopo (l’ufficio federale svizzero di topografia) integra tra i vari sistemi di coordinate anche What3words qui: map.geo.admin.ch. È sufficiente cliccare con il tasto destro in qualsiasi luogo.

Apple, FaceID battuto da un paio di occhiali

Apple, FaceID battuto da un paio di occhiali

Alla conferenza di sicurezza Black Hat di Las Vegas, dei ricercatori della Tencent hanno scoperto e reso pubblica una tecnica che consente di eludere, in certe condizioni, il sistema di riconoscimento facciale FaceID di Apple: mettere alla vittima un paio di occhiali leggermente modificati.

Normalmente FaceID verifica che il proprietario dello smartphone abbia gli occhi aperti, e quindi non stia dormendo, per evitare che qualcuno possa sbloccare il telefonino semplicemente puntandolo sul viso del proprietario appisolato.

Ma questo controllo viene semplificato parecchio se il proprietario indossa occhiali. In questo caso, spiegano i ricercatori, i sensori dello smartphone non estraggono informazioni di tridimensionalità dall’area dell’occhio. Questi sensori, inoltre, si limitano a cercare in quella zona un’area nera (l’occhio) con un punto bianco (l’iride) al centro.

Il risultato è che i ricercatori hanno mostrato che FaceID si può sbloccare mettendo sul viso della vittima un paio di occhiali sulle cui lenti sono stati applicati dei rettangoli di nastro adesivo nero al centro dei quali c’è un pezzetto di nastro adesivo bianco. Lo sblocco consente pieno accesso al contenuto dello smartphone, esattamente come se fosse stato sbloccato dal proprietario.

Può sembrare che questo tipo di vulnerabilità sia sfruttabile solo in circostanze piuttosto estreme: la vittima deve essere in stato di incoscienza tale da non accorgersi che qualcuno le sta mettendo in faccia degli occhiali. Ma ci sono situazioni abbastanza normali nelle quali questo succede, per esempio in seguito a consumo eccessivo di alcolici o all’assunzione di alcuni farmaci o semplicemente perché si ha il sonno pesante.

Il rimedio è piuttosto semplice: se vi aspettate di potervi trovare in una situazione del genere, spegnete completamente lo smartphone o disabilitate lo sblocco tramite riconoscimento facciale.

Apple ostacola i cambi di batteria fatti da terzi

Apple ostacola i cambi di batteria fatti da terzi

Credit: iFixit.

Secondo due test indipendenti (iFixit e Justin Ashford), se si cambia la batteria degli iPhone XS, XS Plus Max e XR di Apple senza rivolgersi ad Apple compare un messaggio che dice che la nuova batteria ha bisogno di assistenza, anche se in realtà funziona correttamente. Questo vale anche se la nuova batteria è un ricambio originale Apple.

La scoperta è un duro colpo per tutto il mondo dei riparatori indipendenti ed è anche una limitazione delle libertà e dei diritti del consumatore, che non può più scegliere serenamente da chi andare per la manutenzione del telefonino che ha acquistato. Il cambio di batteria, oltretutto, è una delle operazioni di manutenzione più frequenti e utili per allungare la vita di uno smartphone.

È come se un’automobile accendesse la spia dell’olio dopo aver cambiato l’olio perché l’installatore non è affiliato alla casa automobilistica; l’auto funziona, ma l’unico modo per far sparire la spia e sapere se c’è davvero o no un problema all’olio è pagare un installatore affiliato.

Stando alle indagini, raccontate da Vice.com, Apple sta usando una soluzione software e hardware per vincolare la batteria originale del telefono allo specifico esemplare di smartphone: sulle batterie c’è un chip di autenticazione della Texas Instruments, che Apple a quanto pare ha deciso di iniziare a utilizzare, creando un monopolio sulle riparazioni.

Al momento in cui scrivo queste righe, Apple non ha ancora risposto formalmente alla critica.

Google ha davvero bannato Huawei? Non proprio

Google non darà più a Huawei accesso ad alcune app: essendo un’azienda americana, deve infatti adeguarsi alle nuove regole decise dall’amministrazione Trump, che ha messo Huawei in una lista di aziende con le quali le società statunitensi non possono commerciare senza un’apposita licenza.

Secondo la BBC, questo significa che gli utenti di smartphone Huawei potranno aggiornare le app e scaricare aggiornamenti di sicurezza e aggiornamenti dei servizi di Google Play, ma potrebbero essere bloccati dall’installare le prossime versioni di Android; inoltre i futuri dispositivi Huawei potrebbero essere privi di Youtube, Google Maps e simili.

Il sistema operativo Android di base è basato su software open source, per cui Huawei lo può usare liberamente; non potrà usare i componenti aggiuntivi di Android sviluppati da Google o altre aziende americane.

L‘account Twitter ufficiale di Android ha pubblicato questo annuncio di conferma di quanto chiarito dalla BBC, ma il danno di immagine per Huawei, agli occhi del consumatore medio, sarà probabilmente molto pesante.

Maggiori dettagli sono su Ars Technica.

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OMS: niente schermi prima dei due anni

OMS: niente schermi prima dei due anni

L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha pubblicato le proprie linee guida (PDF in inglese) sull’attività fisica, sui comportamenti sedentari e sul sonno dedicata ai bambini fino a cinque anni.

Una delle raccomandazioni di base di queste linee guida è che fino a due anni nessun bambino dovrebbe stare davanti a uno schermo: quindi niente TV, tablet o smartphone. Dai due ai cinque anni è ammissibile al massimo un’ora al giorno.

La ragione di questa restrizione è l’eccessiva sedentarietà rilevata nei bambini di oggi, parcheggiati e imbambolati troppo spesso davanti a uno schermo a discapito dell’attività fisica e sociale e del sonno. Il risultato è un aumento dell’obesità e delle malattie associate e una riduzione delle capacità motorie e cognitive.

La raccomandazione OMS, per i bambini da 1 a 5 anni, è di dedicare almeno tre ore al giorno ad attività fisiche di varia intensità, di non trascorrere più di un’ora al giorno in passeggini, seggioloni o simili oggetti che impediscano i movimenti, e di fare in modo che i periodi sedentari includano letture e racconti insieme a un genitore o altra persona che accudisce. In altre parole, niente Youtube con Peppa Pig sullo smartphone al posto delle fiabe e dei libri.

Secondo i dati dell’OMS, oltre il 23% degli adulti e l’80% degli adolescenti non svolge un’attività fisica sufficiente.

Smartphone pieghevoli si piegano un po’ troppo. E si rompono

Samsung ha ottenuto un bel po’ di pubblicità gratuita quando ha presentato in pompa magna il suo smartphone con schermo pieghevole, il Samsung Galaxy Fold. Veder concretizzare un’idea che per anni è sembrata pura fantascienza è stato spettacolare. Anche il prezzo del dispositivo è stato sensazionale: poco meno di duemila dollari.

Questa pubblicità gratuita è diventata un autogol quando Samsung ha iniziato a dare i primi esemplari del Galaxy Fold ad alcuni giornalisti affinché ne scrivessero delle recensioni. Non è andata come sperato: Dieter Bohn, su The Verge, ha pubblicato le foto del suo Fold con lo schermo rotto dopo un solo giorno di utilizzo.

Lo stesso hanno fatto altri giornalisti recensori, mostrando i loro Samsung Galaxy Fold con lo schermo pieghevole rotto a metà.

In alcuni casi i giornalisti hanno rimosso per errore una pellicola protettiva che hanno intepretato erroneamente come una protezione temporanea fatta per essere tolta, ma in altri la rottura totale dello schermo è avvenuta anche senza togliere la pellicola.

Considerato che mancano due settimane scarse alla messa in commercio di questo smartphone pieghevole (il 26 aprile) e che i preordini sono numerosissimi, sarà interessante vedere come Samsung gestirà il problema a livello tecnico. Gli schermi OLED flessibili che usa stanno dimostrando di deformarsi e guastarsi proprio lungo la linea di piegatura, e questo non sembra un difetto facile da risolvere, nonostante le dichiarazioni di Samsung che lo schermo è in grado di “sopportare oltre 200,000 cicli di piegatura”.

Nel frattempo l’azienda ha risposto con un laconico comunicato stampa nel quale dice che “un numero limitato di esemplari iniziali di Galaxy Fold è stato dato ai media per la recensione. Abbiamo ricevuto alcune segnalazioni riguardanti lo schermo principale sugli esemplari forniti. Ispezioneremo approfonditamente queste unità di persona per determinare la causa della questione.” Ha inoltre accennato alla rimozione della pellicola da parte di alcuni recensori, segnalandola però come questione distinta.

Staremo a vedere. Nel frattempo, per il momento lo smartphone pieghevole sembra un miraggio ancora lontano, e oltretutto di dubbia utilità una volta superato l’effetto wow iniziale.

Fonti aggiuntive: Ars Technica.