I giornali e i telegiornali si sono accaniti contro Internet come
covo di pedofili. Ogni volta che si parla di Internet in TV, è
perché è stato scoperto un ennesimo immenso giro di
pedofili che si scambiano immagini e indirizzi “utili” via
Internet.
La legge 269 del 3/8/98 (Norme contro lo sfruttamento della
prostituzione, della pornografia, del turismo sessuale in danno ai
minori, quali nuove forme di riduzione in schiavitù”) è
nata principalmente con l’obiettivo di reagire al presunto dilagare
della pedofilia telematica.
Come avrete probabilmente già intuito se state leggendo
queste righe in Rete, le cose non stanno proprio così. Io, ad
esempio, non sono un pedofilo anche se frequento Internet.
Presumibilmente non lo siete neanche voi, e quindi siamo almeno in
due.
Ho alcune cifre, tratte da un’indagine del Censis (citata
dall’inserto comunicazione del Sole 24 Ore dell’1/11/98, pagina 38),
che possono esservi utili se vi capita di discutere dell’argomento.
I risultati sono sorprendenti.
Il dato fondamentale: il 90% degi casi di abuso verso minori
avviene all’interno della famiglia. Un altro 8% avviene nell’ambiente
extrafamigliare ad opera di persone _conosciute_ dal minore.
Soltanto il 2% restante degli abusi è causato da persone
che il minore non conosceva prima dell’abuso. Ed è in questo
2% che si collocano le presunte “colpe” di Internet.
Insomma, se ci si scaglia contro Internet perché facilita
il triste “lavoro” dei pedofili, ci si dovrebbe scagliare
ben più violentemente contro la famiglia, che più di
ogni altra è l’istituzione che facilita (omertosamente) la
pedofilia.
Consiglio a tutti, se volete documentarvi, il documento “Pedofilia
e Internet: vecchie ossessioni e nuove crociate”, reperibile
presso http://www.agora.it/pedofilia-internet/. Ne emerge chiaramente
che Internet è soltanto un canale per un fenomeno che
purtroppo esiste da sempre e che si limita a sfruttare ogni canale
che riesce a trovare. Quello che molti non sanno è che
Internet _facilita_ l’identificazione dei pedofili, perché
ogni comunicazione è registrata ed è facile risalire al
suo autore.
E’ un po’ come prendersela con i cavalcavia perché qualcuno
ci butta le pietre, con le poste perché altri spediscono
pacchi bomba, o con i marciapiedi perché li usano le
prostitute e i viados.
La cosa allarmante della legge italiana, per chi in Internet ci
lavora, è che assegna responsabilità penalmente
perseguibili anche ai provider, il cui mestiere è fornire
accesso a Internet e non certo sorvegliare cosa fanno i suoi
abbonati.
E’ come se la Telecom fosse penalmente perseguibile perché
consente ai maniaci ansimanti di telefonare alle loro vittime.
Questo articolo è una ripubblicazione della newsletter Internet per tutti che gestivo via mail all’epoca. L’orario di questa ripubblicazione non corrisponde necessariamente a quello di invio della newsletter originale. Molti link saranno probabilmente obsoleti.