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Arriva la ricerca potenziata in Facebook

Arriva la ricerca potenziata in Facebook

Facebook ha annunciato un’espansione importante della funzione di ricerca del social network, chiamata Search FYI, che consente di cercare all’interno degli oltre duemila miliardi di post che tiene in archivio. Sono cercabili tutti i post pubblici e i post degli amici, con risultati organizzati cronologicamente, per importanza e personalizzati secondo circa 200 fattori, che includono le informazioni personali dell’utente e le sue ricerche passate.

Rispetto alla ricerca finora offerta, questa nuova versione propone anche risultati generali al di fuori della cerchia degli amici, per consentire agli utenti di avere informazioni da vari punti di vista.

Questa funzione di ricerca significa che chiunque può frugare facilmente in tutta la storia dei nostri post, se sono pubblici, e i nostri amici possono fare lo stesso nei nostri post privati, se li abbiamo condivisi con loro. Se volete evitare potenziali imbarazzi, potete proteggere in blocco tutti i vostri post passati dalla ricerca di Facebook andando nelle impostazioni dell’app, scegliendo Impostazioni account – Privacy – Vuoi limitare il pubblico dei post che hai condiviso con gli amici degli amici o con il pubblico? e cliccando su Solo vecchi post. Questa scelta renderà i vostri post passati non solo meno cercabili ma anche meno visibili in generale, per cui è da ponderare con attenzione.

La cercabilità generale dei post futuri, invece, si regola scegliendo di nuovo Impostazioni account – Privacy e poi passando a Chi può vedere i tuoi post futuri? Se scegliete Tutti, i vostri post saranno cercabili da chiunque; se scegliete Amici, saranno cercabili soltanto dagli amici. Per non essere cercabili da nessuno occorrerebbe scegliere Solo io, ma significherebbe che tutti i post sarebbero invisibili a tutti. Il livello di privacy e cercabilità dei singoli post è comunque personalizzabile.

Si può inoltre andare nel Registro attività per esaminare ed eventualmente eliminare la cronologia delle ricerche effettuate in Facebook.

Per attivare la ricerca potenziata in Facebook, disponibile sia su computer sia su dispositivi mobili, occorre attivare l’inglese come lingua dell’interfaccia (in iOS 9, Impostazioni – Generali – Lingua e zona, con effetto su tutte le app e su iOS; in Android si può impostare separatamente la lingua dell’app di Facebook andando nelle impostazioni dell’app stessa).

Maggiori dettagli sono (per ora in inglese) presso search.fb.com.

Twitter senza limiti di lunghezza nei messaggi privati; arriva la ricerca di massa

Twitter senza limiti di lunghezza nei messaggi privati; arriva la ricerca di massa

Twitter ha abolito la restrizione di 140 caratteri sulla lunghezza dei messaggi privati scambiati fra persone che si seguono a vicenda: crolla così una delle regole di base che ha sempre contraddistinto questo social network e che ha imposto una concisione che per alcuni è un vantaggio e per altri è un tormento, creando forti simpatie e antipatie.

L’annuncio è stato fatto a metà agosto, ma c’è voluto un po’ perché la modifica, attiva da subito via Web, si diffondesse nelle varie app per computer, tablet e telefonini.

La limitazione resta attiva per i messaggi pubblici e per chi usa Twitter tramite SMS tradizionali (è da qui che nacque anni fa l’idea del limite di 140 caratteri), ed è probabilmente dovuta alla concorrenza di altri servizi di messaggistica come WhatsApp e Instagram che non hanno mai avuto questa barriera di brevità.

D’ora in poi, inoltre, sarà più facile effettuare ricerche e analisi di massa dei tweet, grazie ai servizi commerciali di ricerca offerti da Gnip, che ora offrono l’esplorazione dell’intero archivio storico di tutti i tweet pubblici, mentre in passato vigeva il limite di trenta giorni. Per chi è interessato alla ricerca semplice resta comunque disponibile il motore di ricerca gratuito per tweet offerto da Twitter presso Twitter.com/search.

Mascherare le foto non basta più: il caso della presunta “escort” ticinese [UPD 18:40]

Mascherare le foto non basta più: il caso della presunta “escort” ticinese [UPD 18:40]

Per tutelare la privacy non basta più oscurare i volti nelle fotografie. Stamattina Tio.ch ha pubblicato la storia (uscita anche in prima pagina sul giornale gratuito 20minuti di oggi) di una donna del Luganese che dice che le sue foto provocanti “sono finite in un sito internazionale di escort. La ragazza ha giurato a 20minuti di non saperne nulla e ha riferito di essere vittima di hacker” che “hanno creato questa falsa identità” e ora è in corso una lotta “per far cancellare questi siti”.

Al momento in cui scrivo, l’articolo è corredato da una di queste fotografie della donna, con il volto debitamente oscurato in modo da renderlo in teoria irriconoscibile (qui sopra ne vedete un frammento). Idem dicasi per la foto pubblicata su 20minuti. Gli articoli non fanno nomi o usano pseudonimi. È quindi salvo l’anonimato della sedicente vittima? Secondo le usanze del giornalismo sì.

Ma siamo nell’era di Internet e dei motori di ricerca per immagini. In due minuti ho trovato la foto non mascherata, il sito internazionale di escort in questione e il probabile numero di cellulare della donna. Tutti questi dati, insieme agli altri che ho raccolto con un uso ragionato degli strumenti online e che per ora non pubblico, mi hanno permesso di aggirare il mascheramento della foto. Inoltre sembrano indicare che gli hacker abbiano ben poco a che fare con la pubblicazione delle foto intime della donna in un sito di escort e che il lavoro di fotoritocco estetico sia davvero encomiabile. Caveat emptor.

Ho scritto a Tio.ch alcune ore fa invitando a rimuovere la fotografia per evitare riconoscimenti analoghi al mio e ho contattato la donna via mail per avere chiarimenti. Per ora tutto tace [v. aggiornamenti qui sotto]. In attesa di chiarire la situazione, non pubblicherò commenti che rivelino dettagli sull’identità della persona in questione. Non è importante la storia in sé, che è solo gossip locale: quello che conta è la dimostrazione del concetto che le regole tradizionali di tutela della privacy non bastano più. Utenti e giornalisti farebbero bene a tenerlo presente per evitare danni, disagi e imbarazzi.

Aggiornamenti

18:40. Sono stato contattato dalla redazione di Tio.ch, che ha chiarito riservatamente molti aspetti della vicenda, che risulta molto più intricata di quanto sembrasse inizialmente (ma non è il caso di entrare qui nei dettagli). Fra l’altro, chiarisco che non intendevo criticare Tio.ch per il suo operato, che è pienamente in linea con le prassi consolidate e ritenute sufficienti, ma volevo semplicemente segnalare un problema nuovo.

Blekko, alternativa "umana" a Google

Blekko, alternativa “umana” a Google

Blekko.com si è proposto pubblicamente pochi giorni fa come nuovo motore di ricerca alternativo ai colossi del settore (soprattutto Google e Bing). La sua caratteristica fondamentale è basarsi su una catalogazione dei contenuti di Internet realizzata in gran parte manualmente, etichettando i singoli siti sulla base di una serie di tag (slashtag).

Per esempio, se digitate una parola chiave seguita da “/date” i risultati compaiono ordinati per data; se usate lo slashtag “tech” compaiono i risultati selezionati dai siti che a giudizio di Blekko sono orientati alla tecnologia. Ci sono alcune migliaia di slashtag predefiniti e altri si aggiungeranno con il contributo degli utenti, visto che ogni utente può creare i propri slashtag e condividerli.

Una soluzione un po’ da smanettoni e un po’ social, insomma, che dovrebbe avere il pregio di eliminare i link non pertinenti e soprattutto le “content farm”, i siti-esca che contengono parole chiave disposte a casaccio per attirare traffico ma non forniscono contenuti reali (e anzi spesso offrono infezioni). Il limite di Blekko è che per ora offre solo slashtag in inglese e ha bisogno di fondi per poter gestire il servizio.

Ce la farà, o verrà fagocitato da Google? Vedremo. Nel frattempo Blekko ha già raggiunto il traguardo fondamentale di utilità della Rete, che è fornire con precisione immagini di gatti in pose divertenti senza infiltrazioni di altre immagini non pertinenti o osé: basta digitare “cats /images /humor” per ottenere oltre 5,8 milioni di risultati. Una scorta sufficiente.

Bing permette di filtrare i video osé

Bing permette di filtrare i video osé

Bing, il nuovo motore di ricerca di Microsoft, è partito bene, ma come accennato di recente ha incontrato alcune resistenze (insieme a molto interesse da parte di una certa fetta di utenti) perché consentiva di scavalcare i filtri antiporno aziendali e di vedere video decisamente scollacciati.

Microsoft ha rimediato alla magagna assegnando a questi video un dominio separato, explicit.bing.net, e includendo nella stringa di ricerca l’indirizzo del sito dal quale provengono i video, in modo da consentire agli amministratori dei filtri di bloccare selettivamente questi contenuti ma lasciare intatto il funzionamento del motore di ricerca. Tutti i dettagli sono nel blog di Bing.

Il nuovo motore di ricerca di Microsoft scavalca i filtri e offre accesso a video osé. Successo garantito

Il nuovo motore di ricerca di Microsoft scavalca i filtri e offre accesso a video osé. Successo garantito

Ha debuttato da poco Bing, la versione drasticamente aggiornata di Live Search di Microsoft che mira a competere con il gigante Google offrendo funzionalità nuove che il rivale non propone: Bing è molto veloce e mirato se vi serve avere una recensione di un prodotto, per esempio, grazie alla sezione Shopping.

Un’altra funzione utile è l’anteprima delle pagine corrispondenti alle parole cercate. La ricerca per immagini ha addirittura una sezione Wallpaper che riconosce la risoluzione del vostro monitor e propone soltanto immagini che hanno quella risoluzione. Ci sono ricerche a livello locale, ricerche mirate ai viaggi, alle celebrità e alle medicine: le cose più ricercate in Internet. Astuto.

Ci sono però alcuni problemini con un’altra funzione molto pratica di Bing: l’anteprima dei video. Se si sceglie una parola chiave nella sezione Video, i risultati mostrano i primi secondi del video sul quale ci si sofferma un istante con il mouse. Il problema è che se disattivate l’opzione SafeSearch, questa funzione scavalca completamente i filtri standard (i video provengono dai server Microsoft) e permette quindi di accedere a contenuti osé e di altro genere che normalmente verrebbero bloccati dai filtri aziendali e parentali. Microsoft ha proposto una soluzione temporanea e troppo complicata per l’utente comune, ma adatta alle esigenze aziendali.

Sicuramente le intenzioni di Microsoft erano caste e pure, ma una pubblicità involontaria del genere è impagabile: tutti vorranno provare questa “funzione”. Bing!

Wolfram Alpha non è Google

Wolfram Alpha non è Google

L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale. Ultimo aggiornamento: 2015/11/25 9:20.

Ha debuttato il 15 maggio scorso Wolfram Alpha, un nuovo motore di ricerca che alcuni hanno scambiato per un possibile concorrente di Google. In realtà si tratta di un servizio drasticamente diverso: mentre Google e gli altri motori di ricerca tradizionali forniscono un elenco di pagine Web e di documenti online che contengono le parole chiave immesse dall’utente, Wolfram Alpha analizza questi documenti e un vasto numero di database pubblici, dai censimenti alla meteorologia, e fornisce direttamente le risposte alle domande scritte in linguaggio naturale.

Bello, ma ci sono alcune limitazioni: innanzi tutto le domande vanno poste in inglese, per cui non è detto che il linguaggio naturale sia poi tanto naturale (se gli chiedete “che giorno è oggi” vi risponde “Wolfram|Alpha non è ancora in grado di comprendere l’Italiano”, che è un po’ autocontraddittorio); e poi le domande devono riguardare dati, fatti, cifre, formule e statistiche ma non dubbi esistenziali (con qualche eccezione) o concetti non esprimibili numericamente.

Per esempio, digitando “2 3 5 7 11” Wolfram Alpha si accorge che avete immesso dei numeri primi e propone la continuazione della serie; con “Where was Stephen Hawking born”, risponde correttamente Oxford, e se gli chiedete quanti anni ha Hawking, vi risponde al volo “67 years 4 months 14 days”; se ho bisogno di sapere i parametri di un’orbita geostazionaria intorno a Marte, Wolfram Alpha sa la risposta; idem per la distanza della sonda Pioneer 10.

Questo nuovo servizio di Internet fornisce talvolta però risposte curiose, come quella per l’Italia, secondo la quale l’italiano è parlato dal 62% della popolazione: le altre lingue sarebbero il lombardo (10%), il napoletano-calabrese (8%), il siciliano (5.5%) e il piemontese (3.5%). Ci sono anche veri e propri easter egg: per esempio, “essere o non essere” restituisce “questo è il problema”; gli potete chiedere anche quanti anni ha, oppure immettere “88 MPH” e ottenere in risposta che è “la velocità alla quale Marty McFly doveva guidare la DeLorean DMC-12 per viaggiare nel tempo”. Ma la più bella chicca è la risposta alla domanda “Qual è la risposta alla vita?”: 42. Un affettuosissimo omaggio a Douglas Adams e alla sua Guida Galattica per Autostoppisti, oggetto di culto fra gli informatici.

Wolfram Alpha è insomma un motore di ricerca con un forte orientamento matematico (non per nulla è figlio di Stephen Wolfram, il fisico britannico autore del celeberrimo programma Mathematica). Non sostituirà Google, ma diventerà molto probabilmente il beniamino dei secchioni e dei nerd. Giusto per darvi un esempio della potenza di Wolfram Alpha, provate a immettere “NACA 0012 airfoil”. Se siete appassionati d’aviazione, preparatevi a raccogliere la mascella da terra.

2009/05/24. Le condizioni d’uso di Wolfram Alpha stanno suscitando un po’ di discussione in Rete. In pratica, secondo queste condizioni i risultati forniti dal servizio sono sotto il copyright di Wolfram Alpha ed è obbligatoria l’attribuzione della fonte. Non è del tutto assurdo, perché in molti casi i risultati forniscono una visione nuova che prima non esisteva, ma Groklaw esamina con attenzione la questione. Anche The Register mette alla prova il servizio e le sue condizioni, chiedendosi se questa non sia una nuova forma di plagio.

2015/11/25. Ho corretto alcuni refusi.

Test: quanto è longa la manus del Disinformatico?

Test: quanto è longa la manus del Disinformatico?

In passato mi avete sorpreso tante volte dimostrando di essere ovunque e di avere un bagaglio inesauribile di competenze. E’ come se il Disinformatico avesse agenti in ogni continente: più che un braccio armato, un braccio informatico; o se preferite un’altra metafora, un motore di ricerca umano. Oggi vi propongo una nuova sfida che mi ha lanciato mio figlio Simone, che sta avviando una carriera musicale online decisamente interessante anche per l’uso del mezzo informatico.

Una delle sue foto è stata utilizzata (con il suo permesso) dalla PRS Guitars nel suo stand al London International Music Show. La sfida è questa: procurare un’immagine di quello stand in cui si veda come è stata usata la foto.

Per questo genere di ricerca all’interno delle immagini Google e soci sono inutilizzabili, per cui questa sfida è risolvibile soltanto con un motore di ricerca umano. Non c’è modo di andare allo stand e scattare una foto apposita, perché la manifestazione è terminata oggi. Vedo due soli modi per risolvere il gioco: essere o conoscere qualcuno che è andato alla manifestazione e ha fatto delle foto, oppure conoscere qualcuno che lavora per la PRS (che finora non ha risposto alle richieste dirette). Qualche idea?

In palio c’è, oltre alla mia gratitudine, una copia del suo album. Grazie!

Blinkx: se il motore di ricerca ti ascolta e ti guarda

Blinkx: se il motore di ricerca ti ascolta e ti guarda

Questo articolo vi arriva grazie alle gentili donazioni di “lbottur” e “giuseppec****”. L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Lo spettacolare successo di Google deriva in gran parte da una formula estremamente semplice: inserire nelle pagine Web pubblicità pertinente al contesto, in modo che la pubblicità non sia vista come un’intrusione, ma quasi come un’estensione del testo della pagina.

La formula funziona egregiamente, a parte qualche incidente divertente come la réclame della mozzarella di bufala che spesso compare in questo blog (Google Adsense evidentemente nota la frequenza con la quale uso la parola bufala e la considera importante, ma ne sbaglia l’accezione); ne vedete un esempio fresco fresco qui sopra, cliccabile per ingrandirlo. Il problema è che la formula contestuale funziona con il testo, ma non con le immagini o con i filmati, per la semplice ragione che è relativamente facile estrarre automaticamente le parole chiave da una pagina di testo, mentre è tutt’altra sfida estrarle da una foto o da un filmato.

Da questo problema nasce il mancato successo commerciale (dal punto di vista dei gestori) dei servizi di pubblicazione e condivisione di filmati, come Youtube o Google Video: gli utenti sono contenti di averli gratuitamente, ma chi gestisce i servizi non sa come farli fruttare. Le pubblicità contestuali, infatti, finora si sono basate soltanto sulle parole-chiave immesse a mano dagli utenti per definire i propri filmati, e sono separate dal filmato: questo le rende poco fruite e poco pertinenti.

Blinkx.com promette di cambiare questo stato di cose: dichiara di aver realizzato un sistema che è in grado di analizzare l’audio e le immagini presenti nei filmati e di estrarne le parole-chiave, da usare per inserire nei filmati delle pubblicità pertinenti.

Funzionerà? Il riconoscimento automatico della voce e delle immagini ha fatto grandi passi negli ultimi anni, ma ho qualche dubbio che sia all’altezza di un compito del genere. Staremo a vedere: l’idea è comunque interessante. Nel frattempo, Blinkx.com è un buon motore di ricerca per i filmati, dato che consente di ricercare contemporaneamente in molti siti differenti dedicati ai videoclip.