Questo articolo è tratto dall’Almanacco dello Spazio
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microabbonamento). Ultimo aggiornamento: 2016/06/30 16:00.
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| Credit: Spacefacts.de. |
30 giugno 1971: la Soyuz 11 rientra sulla Terra, in Kazakistan, dopo un
viaggio spaziale trionfale. Georgi Dobrovolski, Vladislav Volkov e Viktor
Patsayev sono rimasti nello spazio per 23 giorni, battendo il record mondiale di
durata e hanno effettuato la prima visita a una stazione spaziale. I loro volti
sono familiari a tutti i sovietici perché hanno uno spazio televisivo tutto loro
ogni sera. Il volo della Soyuz 11 è la risposta perfetta al recente
successo americano di Apollo 11, che ha effettuato il primo sbarco umano
sulla Luna.
Il rientro procede in maniera automatica, come consueto. Le squadre di recupero
si avvicinano alla capsula, coricata sul terreno, accompagnata dal suo grande
paracadute, che si è aperto regolarmente. I razzi di frenata hanno agito come
previsto. Le condizioni meteorologiche al suolo sono perfette. Ma gli uomini che
arrivano per accogliere i tre cosmonauti sono costretti a trasmettere ai
responsabili del programma spaziale un messaggio in codice scioccante: le tre
cifre 1-1-1.
Nella procedura di comunicazione dell’epoca, le condizioni dei cosmonauti
vengono annunciate usando per ciascuno le cifre da 5 a 1. Un 5 indica condizioni
di salute ottime; 4 indica condizioni buone; 3 segnala ferite; 2 riferisce
ferite gravi; e 1 annuncia il decesso. Dobrovolski, Volkov e Patsayev sono
morti. Sul viso hanno segni bluastri; è colato sangue dal naso e dalle orecchie.
I soccorritori tentano una disperata rianimazione, documentata in un
video difficile da guardare, ma è
tutto inutile. I tre sono morti per asfissia da decompressione da oltre mezz’ora
e sono rimasti esposti al vuoto dello spazio per almeno undici minuti. È la
prima volta nella storia dell’esplorazione spaziale che un equipaggio muore
nello spazio.
Durante il ritorno a Terra, al momento della normale separazione del modulo
orbitale della Soyuz dal modulo di rientro, lo scossone del distacco ha
aperto erroneamente in anticipo uno sfiato e l’aria della piccola cabina è
sfuggita rapidamente nel vuoto dello spazio, a oltre 100 chilometri di quota. I
tre cosmonauti non indossano una tuta pressurizzata, che li salverebbe, perché
nella Soyuz di allora (parente stretta di quella che vola tuttora) non
c’è spazio per tre persone in tuta. L’equipaggio ha avuto meno di un minuto per
tentare di individuare la causa della fuga d’aria prima di essere sopraffatto
dagli inevitabili effetti della decompressione. I registratori di bordo
documentano freddamente che 50 secondi dopo il distacco del modulo orbitale il
battito cardiaco di Patsayev è precipitato da oltre 90 a 42 pulsazioni al
minuto, segno inequivocabile di privazione d’ossigeno, e che 110 secondi dopo
l’apertura accidentale dello sfiato i cuori dei tre cosmonauti hanno cessato di
battere.
L’Unione Sovietica è scossa dalla tragedia e celebra per Dobrovolski, Volkov e
Patsayev dei grandi funerali di stato, ai quali partecipa anche l’astronauta
statunitense Tom Stafford, ma le cause precise del disastro vengono tenute
segrete. I dettagli delle autopsie dell’equipaggio della Soyuz 11 sono
segreti ancora oggi. Il difetto fatale dello sfiato verrà reso pubblico,
perlomeno in Occidente, soltanto due anni più tardi. I russi svilupperanno
rapidamente una tuta pressurizzata compatta e leggera, la Sokol-K, che
verrà usata per tutti i voli spaziali successivi, e lo sfiato verrà
riprogettato.
Il disastro della Soyuz 11 scuote anche il programma spaziale
statunitense. Inizialmente il segreto assoluto sulle cause della morte dei tre
cosmonauti fa sospettare che la lunga permanenza nello spazio abbia influito in
qualche modo sulle loro condizioni fisiche: visto che un anno prima i cosmonauti
Nikolayev e Sevastyanov, dopo 18 giorni di volo spaziale, quasi non riuscivano a
reggersi in piedi, si teme che la permanenza da record dei tre (23 giorni) abbia
raggiunto un limite fisiologico invalicabile, come documentano gli articoli del
giorno successivo dei giornali italiani, tratte per gentile concessione
dall’archivio di Gianluca Atti (@giaroun).
Una volta rivelate le reali cause della morte di Dobrovolski, Volkov e Patsayev,
la missione lunare Apollo 15, che deve partire qualche settimana dopo,
verrà cambiata per tenerne conto: Scott e Irwin dovranno indossare le tute
pressurizzate durante il decollo dalla Luna, la progettazione dei finestrini,
dei portelli, delle valvole e dei cablaggi del modulo lunare e del modulo di
comando verrà riesaminata a fondo e verranno studiati i possibili effetti di una
depressurizzazione del modulo di comando durante il rientro nell’atmosfera
terrestre.
Fonti:
Space Safety Magazine,
Il Post.




