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Si parla ancora una volta di “UFO” al Congresso statunitense

Ultimo aggiornamento: 2022/05/18 21:15.

Il 17 maggio scorso si è tenuta un’audizione pubblica presso il Congresso
degli Stati Uniti sul tema degli oggetti volanti non identificati (o meglio
“fenomeni aerei non identificati”, per usare il termine formale che è
in voga oggi). È la prima in ben cinquant’anni, e la
notizia
ha scatenato le fantasie giornalistiche e l’entusiasmo di chi spera che
arrivino rivelazioni su visite di extraterrestri, ma i fatti sono un po’ più
terra terra, per così dire.

Prima di tutto, si tratta di un’audizione presso un sottocomitato per l’intelligence
della Camera dei Rappresentanti, ossia la camera bassa del Congresso, non di
una presentazione di fronte al Congresso intero. Però l’hanno fatta due alti
funzionari dell’intelligence militare degli Stati Uniti, Ronald
Moultrie e Scott Bray, per cui non è da trascurare. Bray, in particolare, è
vicedirettore per l’intelligence navale, mentre Moultrie è
sottosegretario alla difesa per l’intelligence e la sicurezza
nell’amministrazione Biden.

L’audizione pubblica, che può essere vista integralmente su YouTube (inizia a circa 8 minuti e dura circa un’ora e un quarto), è stata seguita da una sessione a porte chiuse per proteggere i segreti militari statunitensi. Arriva a quasi un anno di distanza dalla pubblicazione di un
rapporto preliminare governativo statunitense che riunisce oltre 140 casi di fenomeni
aerei non identificati, osservati da piloti militari degli Stati Uniti dal
2004 in poi.

Le premesse, insomma, sono abbastanza interessanti, ma Scott Bray ha messo
bene in chiaro che non sono stati raccolti materiali e non sono state rilevate
emanazioni che possano suggerire qualcosa di non terrestre:
“we have no material, we have detected no emanations, within the UAP task
force that would suggest it is anything non-terrestrial in origin”
(a 1h:00m:04s). 

Gli ha fatto eco Eric Crawford, del sottocomitato antiterrorismo della Camera dei Rappresentanti: “non si tratta di trovare veicoli spaziali alieni, ma di fornire intelligence dominante su tutto lo spettro tattico, operativo e strategico” (“It’s not about finding alien spacecraft. It’s about delivering dominant intelligence across the tactical, operational, and strategic spectrum”, a 36:45).

 I funzionari, inoltre, hanno sottolineato che l’obiettivo primario è
valutare eventuali minacce alla sicurezza nazionale, perché questi fenomeni
“costituiscono un rischio potenziale per la sicurezza dei voli e un rischio
generale per la sicurezza”
.

Scott Bray, inoltre, ha fatto un vero e proprio debunking: a 27:25 ha
presentato due video, ottenuti con un sensore per visione notturna, che mostrano una serie
di oggetti triangolari lampeggianti, ripresi da personale della Marina Militare degli Stati Uniti. Molti appassionati di ufologia
considerano questi video come una prova dell’esistenza di veicoli extraterrestri triangolari, ma Bray
ha spiegato che si tratta, molto banalmente, di piccoli velivoli terrestri senza
pilota, che sembrano avere una forma triangolare soltanto perché la loro
immagine sfocata viene distorta dall’uso del dispositivo per visione notturna,
che ha un diaframma dotato di un’apertura triangolare. Questa distorsione è ben nota a chi fa fotografia con il nome di bokeh.

È la stessa spiegazione alla quale erano arrivati molti esperti di analisi video oltre un anno fa (ne avevo scritto qui a maggio 2021), ma è comunque interessante sentirla esplicitata da un addetto ai lavori dell’intelligence militare.

Tuttavia durante l’audizione è stato anche presentato un altro avvistamento ripreso in video (qui, a 1:10 circa, e a 25:50 nel video integrale) che riaccenderà gli entusiasmi di chi spera che queste riprese siano indicazioni di visitatori extraterrestri. È uno spezzone cortissimo, registrato attraverso il tettuccio trasparente di un caccia F/A-18, che mostra (a 48:50 circa) un piccolo oggetto sferico sgranato sullo sfondo azzurro del cielo. 

Va detto, però, che Scott Bray lo ha mostrato per dare un esempio del fatto che spesso gli avvistamenti si riducono a video brevissimi e sgranati, sui quali è praticamente impossibile indagare. E in molti casi, ha aggiunto, il materiale disponibile è ancora minore.

Ed è questo, per ora, il problema fondamentale: nonostante i progressi nei sensori e nelle fotocamere, nonostante il fatto che ormai giriamo tutti con una fotocamera in tasca, le riprese di presunti “UFO” continuano a mostrare soltanto forme sfuocate e confuse. Forse il fenomeno ha un’altra spiegazione molto più terrestre e vicina a noi, e si chiama “scarsa conoscenza dei fenomeni ottici e della fotografia”. Ma non forma un acronimo così accattivante come UFO.

Fonti aggiuntive: Gizmodo, Reuters, Metabunk, The Register.

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