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Le lenti a contatto con monitor incorporato non sono più fantascienza

Dalla puntata
The Middle Men
di Torchwood (2011).

Questo articolo è disponibile anche in
versione podcast audio.

È una scena classica di tanti film o telefilm d’azione hi-tech o di
fantascienza: la persona
protagonista riesce a penetrare nella base segreta dei cattivi e riceve
istruzioni su cosa fare e cosa dire, senza che i cattivoni se ne rendano
conto, tramite delle sofisticatissime lenti a contatto elettroniche che
indossa. Di solito la scena include anche un malfunzionamento di queste lenti,
per creare ancora più tensione, ma ovviamente il talento e l’improvvisazione
supereranno ogni avversità.

Ma scene come questa non sono più riservate alla fiction: l’azienda
californiana Mojo Vision ha presentato un prototipo funzionante di lente a
contatto “smart”, capace di mostrare all’occhio di chi la indossa una bussola,
delle immagini e dei testi. Stando a quanto
dichiarato
dall’azienda, si tratta della prima dimostrazione di una lente a contatto
smart per realtà aumentata effettuata mettendola davvero su un occhio umano:
in questo caso, quello di Drew Perkins, che è il CEO di Mojo Vision.

Ma dove si possono mettere i componenti elettronici in una lente a contatto?
Serve uno schermo, servono dei sensori, serve un processore, e tutto quanto va
alimentato da una batteria. Sembra impossibile includere tutti questi elementi
in un oggetto che deve essere trasparente.

Mojo Vision risolve in parte questa sfida con un paio di soluzioni ingegnose:
la prima è che in realtà la lente non è tutta trasparente, ma lo è soltanto la
parte che sta direttamente davanti al cristallino. Il bordo, ossia la parte
che sta davanti all’iride e copre anche parte della sclera dell’occhio, è
invece opaco ed è coperto da un’iride finta. 

Al centro della piccola porzione trasparente c’è un minuscolo schermo MicroLED
monocromatico, largo mezzo millimetro, con una risoluzione di circa 250 per
250 pixel: sufficiente per vedere qualche parola e un’immagine, ma non molto
di più.

La lente include anche un magnetometro, un giroscopio e un accelerometro per
rilevare i movimenti dell’occhio, un piccolissimo processore ARM, una batteria
e un trasmettitore. Un miracolo di miniaturizzazione, insomma.

Il trasmettitore in questione serve per la seconda soluzione ingegnosa: si
collega infatti a un processore più potente, che si indossa intorno al collo e
che fa il grosso del lavoro, alleggerendo quello della lente vera e propria.
In altre parole, molti dei componenti sono in realtà nascosti addosso a chi
indossa queste lenti a contatto “smart”.

C’è da dire che la lente è rigida, non morbida come le lenti a contatto
normali, e che finora è stata indossata soltanto per un’ora per valutarne la
compatibilità biologica. Ma ha già adesso delle app che permettono a chi la
indossa di leggere del testo che gli viene trasmesso, come se fosse una sorta
di “gobbo” televisivo invisibile, e di ricevere istruzioni di navigazione in
uno spazio.

Se il prototipo supererà la fase di collaudo e ulteriore miniaturizzazione e i
test clinici necessari per la commercializzazione, le lenti a contatto
elettroniche saranno un ausilio digitale decisamente molto meno vistoso e
appariscente rispetto agli occhiali “smart”, che hanno il difetto di essere
ingombranti ed esteticamente impegnativi anche nelle loro versioni più
recenti, come per esempio i Ray-Ban Stories, che pure sono infinitamente più
presentabili rispetto ai Google Glass o ai visori per realtà virtuale. Le
lenti elettroniche sono un esempio di Invisible Computing, ossia
informatica invisibile. 

Mojo Vision non è l’unica azienda che sta lavorando alle lenti a contatto
“smart”: ci sono anche progetti di
Sony
e
Samsung
con tanto di fotocamera integrata, e ci sono già
lenti
di questo genere che vengono usate in campo medico per il monitoraggio degli
occhi, per esempio in caso di glaucoma. Google ha anche delle
lenti a contatto elettroniche
che includono un sensore di glucosio, ma si tratta appunto di progetti o di
dispositivi molto più semplici.

Resta da vedere, se mi perdonate il gioco di parole, a cosa serviranno queste
lenti a contatto così sofisticate e interattive: per ora l’azienda che le sta
sviluppando pensa alla visualizzazione di informazioni utili, come per esempio
le indicazioni su dove andare in un edificio molto complesso, le notifiche di
eventi o la presentazione di dati fisiologici o tecnici per gli atleti durante
una gara, ma considera anche l’ausilio alle persone che hanno difficoltà
visive nella vita di tutti i giorni.

Un’altra applicazione utilissima per chiunque parli in pubblico per lavoro
sarebbe la possibilità di avere sott’occhio testi, dati e numeri in modo
invisibile, dando l’impressione di sapere a memoria discorsi e informazioni:
immaginate le note di PowerPoint, ma senza dover guardare lo schermo del
computer.

E attenzione agli usi meno tecnici e professionali: c’è la possibilità che fra
qualche anno la persona che vi guarda con aria sognante e vi declama eleganti
parole di seduzione stia in realtà semplicemente leggendo tutto sulle sue
lenti elettroniche.

 

Fonti aggiuntive:
CNET, BBC,
Ars Technica.

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