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Generatori di immagini, la rivoluzione continua. Ora sono installabili facilmente sui normali computer

Questo articolo è disponibile anche in versione podcast audio.

Ho già raccontato in una
puntata
molto recente di questo podcast, quella del 26 agosto scorso, gli incredibili
e rapidissimi progressi dei programmi di intelligenza artificiale dedicati
alla generazione di immagini, come
Midjourney, DALL-E o Stable Diffusion, ma torno sull’argomento perché in queste ultime
settimane quei progressi sono stati davvero straordinari, con novità su
moltissimi fronti.

Se siete artisti digitali, o se il vostro lavoro è legato in qualche modo alle
immagini, comprese quelle fotografiche e in movimento, è decisamente il
momento di informarsi e riflettere seriamente su dove ci stia portando la
tecnologia.

La prima novità è che è già crollata una delle più importanti barriere di
accesso che citavo nel podcast solo tre settimane fa, ossia la difficoltà di
installazione, che richiedeva computer potenti e spingeva molti utenti a
rivolgersi a
servizi online a pagamento o a
rinunciare del tutto a sperimentare questi software. È uscito infatti Diffusion Bee,
reperibile gratuitamente presso
Diffusionbee.com, che è una versione di
Stable Diffusion che si scarica e si installa con pochi clic su qualunque Mac
dotato di processore M1 o M2.

Questo significa che moltissime persone possono cominciare a provare questi
generatori, che creano immagini estremamente realistiche e artistiche partendo
da un prompt, ossia da una semplice descrizione testuale in inglese del
soggetto che si desidera, e lo possono fare gratuitamente e privatamente. 

[Il disegno di Scarlett Johansson in versione sirena mostrato qui sopra è un’immagine generata con il prompt
“A beautiful portrait of scarlett johansson as a mermaid in a river of
the amazon, ayahuasca, fantasy art, highly detailed, matte painting,
visionary art”
e pubblicata su Lexica.art.]

Diffusion Bee richiede molta memoria libera (16 GB sono consigliati), rallenta
parecchio il computer e richiede tempo per generare una buona immagine sintetica, ma
funziona e offre totale libertà creativa.

Inevitabilmente, questa libertà comporta delle conseguenze controverse. La più
ovvia è che un’installazione sul proprio computer può essere facilmente
modificata per
togliere le restrizioni
che nei generatori accessibili online impediscono di generare contenuti
estremamente violenti o immagini fotorealistiche di celebrità o di minori in
qualunque posa o situazione, soprattutto di natura intima. L’installazione locale inoltre permette di rimuovere i
watermark o indicatori invisibili che rivelano che si tratta di
immagini artificiali. 

Se temevate che i deepfake fossero un problema, non avete ancora visto
cosa può fare un generatore di immagini quando gli vengono tolti i freni
inibitori. Per esempio, c’è chi si indigna perché la Sirenetta nel
prossimo film omonimo della Disney
è di colore e quindi propone di usare questi software per creare una versione
alternativa tutta bianca del film, indistinguibile da quella autentica.

Screenshot pubblicato da
Max Kennerly.

Un’altra conseguenza controversa è che diventa possibile praticamente per
chiunque creare dei falsi fotografici difficilmente distinguibili dalla
realtà. In sostanza, non potremo più fidarci di un’immagine se non abbiamo una
garanzia robusta della sua provenienza e autenticità.

Per esempio, in occasione dell’anniversario degli attentati alle Torri Gemelle
e al Pentagono dell’11 settembre 2001 sono state diffuse su Twitter delle
fotografie false, create da uno di questi generatori basati sull’intelligenza
artificiale, che mostrano pompieri sorridenti che si fanno dei
selfie davanti agli edifici in fiamme.

Per un osservatore non esperto, queste fotografie sintetiche di dubbio gusto
sono indistinguibili da quelle reali. Per un complottista sono la conferma
inoppugnabile delle sue teorie.

Senza arrivare a questi livelli di sovvertimento della realtà, le comunità
degli artisti digitali sono agitatissime. In Colorado, un’immagine generata da
Midjourney ha vinto il primo premio in un concorso d’arte, nella categoria
degli artisti digitali emergenti. Molti artisti in carne e ossa si sono
infuriati, ma Jason Allen, il creatore delle istruzioni testuali che hanno
prodotto l’immagine vincente, ha risposto semplicemente che
“È finita. L’intelligenza artificiale ha vinto. Gli umani hanno perso.
L’arte è morta”

(BBC).

Fonte:
Swr.de.

Il fiume di immagini sintetiche generate da questi programmi ha
spinto
numerose comunità online di arte digitale a
bandirle
completamente; DeviantArt e
ArtStation per ora resistono, ma sono
invase da immagini generate.

Il problema, obiettano queste comunità, è che le
intelligenze artificiali campionano il lavoro di altri artisti (umani) per
creare le proprie immagini, e ne possono anche imitare lo stile. In alcuni
casi ne imitano persino le firme.

Fonte:
RJ Palmer.

Ma ci sono anche aspetti positivi in questa esplosione di immagini
automatiche: diventa possibile una sorta di democratizzazione dell’arte, dove
non è necessario saper disegnare o dipingere per fare arte o addirittura creare un
intero album a fumetti in tre giorni, ma è sufficiente saper comporre i
prompt, ossia le istruzioni che guidano la generazione delle immagini.
L’intelligenza artificiale sarebbe quindi una sorta di assistente, un po’ come
i normali programmi di grafica rendono facile produrre zone uniformemente
colorate o sfumate.

Va detto che comporre questi prompt non è proprio facile e richiede una
certa competenza e cultura, come hanno
scoperto
i primi aspiranti fumettisti che si sono lanciati nell’impresa. Per dare buoni
risultati, i prompt devono essere frasi complesse e articolate, nelle
quali la scelta di un singolo aggettivo può cambiare completamente il
risultato che si ottiene.

[I prompt sono cose come questa: “Beautiful crying! female mechanical android!, half portrait, intricate
detailed environment, photorealistic!, intricate, elegant, highly detailed,
digital painting, artstation, concept art, smooth, sharp focus,
illustration, art by artgerm and greg rutkowski and alphonse mucha”]

Se volete farvene un’idea, visitate
Lexica.art, che è un grandissimo archivio di
immagini sintetiche accompagnate dai prompt corrispondenti. 

Se si riesce a padroneggiare queste istruzioni si ottengono risultati
notevolissimi.

 

Ma non è finita. Le applicazioni della generazione di immagini continuano ad
aumentare. Per esempio, è stato proposto di usare questi generatori per
assistere gli stilisti nella creazione di capi di abbigliamento. Una demo
realizzata con il software DALL-E mostra un video di una modella che nella
realtà indossa solo pantaloncini e una canotta di colore uniforme mentre si
mette in posa, ma nell’elaborazione digitale indossa vestiti che cambiano in
continuazione, seguendo i suoi movimenti e i cambiamenti
dell’inquadratura. 

Oltre a essere un ausilio per la creatività degli stilisti, generando
centinaia di varianti in pochi minuti, questo software permetterebbe di
ridurre i tempi di lavoro delle modelle per i video promozionali, visto che
non avrebbero più bisogno di svestirsi e rivestirsi e sfilare per ogni capo:
sfilerebbero una volta sola e poi ci penserebbe l’intelligenza artificiale a
fare tutto il resto.

E c’è un passo ancora più sofisticato. È uscito da poco
Runway, un software che promette di creare
intere scene animate o video fotorealistici partendo da semplici descrizioni
testuali. Voi scriverete il copione e l’intelligenza
artificiale genererà tutto il film, con gli attori e le musiche che volete
voi.

In un modo o nell’altro, insomma, nei prossimi anni verranno sovvertiti e
rivoluzionati moltissimi settori della produzione artistica, e bisognerà
inventarsi nuovi modelli commerciali e di copyright e nuovi sistemi di
autenticazione per distinguere le immagini vere da quelle sintetiche. Tutti
potranno diventare, potenzialmente, creatori di quantità infinite di arte.
Oppure di ciarpame pseudoartistico senza originalità.

 

Fonti aggiuntive:
Ars Technica,
Ars Technica.

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